Visualizzazione post con etichetta darren lynn bousman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta darren lynn bousman. Mostra tutti i post

mercoledì 27 maggio 2026

Twisted (2026)


Attirata da un paio di nomi eccellenti, qualche tempo fa ho deciso di guardare Twisted, diretto dal regista Darren Lynn Bousman. Non l'avessi mai fatto.

Trama

Una truffatrice finisce prigioniera di un geniale ma folle neurochirurgo che vorrebbe far rivivere la moglie...

RECENSIONE

Era da tantissimo tempo che non guardavo un horror recente che mi facesse pensare "Cristo, che schifezza" e mi dispiace davvero che sia toccato a un film verso cui non dico avessi enormi aspettative, ma almeno delle speranze, visti i nomi di Lauren LaVera e Darren Lynn Bousman. Ma andiamo con ordine. Twisted, già dotato di un titolo generico non particolarmente attinente alla trama, racconta la vita "spericolata" di Paloma Joia (la quale, non si sa perché, parla in italiano, lascia intendere di avere origini nostrane, poi sciorina i nomi di due genitori palesemente ispano-americani, e che gli vuoi dire a quel "Joia"? Toda joia toda belessa?) e della sua compagna Smith (lei ha solo un cognome ad identificarla), le quali prima affittano appartamenti di lusso, poi truffano dei malcapitati fingendosi agenti immobiliari e intascando soldi per vendite farlocche. Non si sa come agisca Smith, ma Paloma usa nomi falsi tratti dai classici della letteratura inglese e, solitamente, come vittime sceglie uomini particolarmente sensibili al suo fascino, intortandoli come in un thriller soft-core anni '80-'90, che è un po' la vibe di tutto il film, come scoprirete più avanti. Le truffe vanno a gonfie vele finché Paloma non punta l'appartamento del Dr. Kezian, un brillantissimo neurochirurgo dalle idee, diciamo, rivoluzionarie; invece di incaprettare, Paloma finisce incaprettata, prigioniera in un dungeon sotterraneo dove il buon dottore porta avanti esperimenti atti a far rivivere la moglie Rebecca, in stato vegetativo a causa di una malattia degenerativa. E se le parole "malattia incurabile", "genio disperato che punisce persone deprecabili pensando di essere meglio di loro", "dungeon" e "crani scoperchiati" vi dicono qualcosa, soprattutto in relazione a Darren Lynn Bousman, siete voi che avete detto Saw, non io. In effetti, Twisted ricorda molto gli episodi peggiori della saga, con motivazioni già risibili in partenza che vengono mandate in vacca dopo brevissimo tempo, perché l'unico scopo del film è quello di scioccare lo spettatore con una violenza spietata e un sacco di gore. Lasciamo perdere Paloma, che gli sceneggiatori hanno pensato bene di caratterizzare come lesbica furibonda e innamoratissima in un mondo di uomini stronzi (è la sua unica peculiarità. Giuro.), ma il Dr. Kezian passa nel giro di un paio di sequenze dall'essere un luminare posato a un Mr. Hyde che vive solo per poter torturare la protagonista, talmente incauto nelle sue azioni da rischiare di farsi beccare dai due investigatori più pistola della storia dell'horror recente e, soprattutto, incapace di imparare dai suoi stessi esprimenti. SPOILER: Cristo, ma se hai visto che inserendo un pezzo di cervello nel cranio di un altro la personalità dominante diventa quella del donatore, perché diavolo tua moglie non dovrebbe trasformarsi in Paloma e tagliarti giustamente la gola? Tra gli sceneggiatori girava della gran bamba, per forza. FINE SPOILER

Fosse solo la trama, il problema. Lo stesso Bousman pare non sapere bene quale tono dare all'intera operazione. Da una parte, si vede che vorrebbe rinverdire i fasti della locura videoclippara di Saw, usando gli stessi tagli di inquadratura, lo stesso montaggio schizzato e i medesimi colori malati, uno stile che viene riservato, in particolare, alle sequenze che vedono coinvolti gli esperimenti di Kezian e il dungeon sotterraneo. Dall'altra, non so, forse è stato preso da una fortissima botta di nostalgia per i film TV o straight-to-video anni '90, o non si spiega come mai la relazione tra Paloma e Smith abbia la stessa valenza visiva di un pruriginoso inserto lesbo in un thriller soft-core, perché tutto ciò che vede protagonisti i due detective sembri uscito da una svogliata puntata di Hunter e perché Cristo i passaggi temporali vengano scanditi da terrificanti timelapse di elementi urbani come palazzi, ponti, strade ecc. Nonostante gli effetti speciali siano eccellenti, al punto che spesso dovevo girarmi dall'altra parte davanti a cervelli allegramente tagliati oppure portati a spasso dentro calotte craniche scoperchiate sul collo di gente ancora viva, la puzza di vecchio che emana Twisted dà l'idea di poterlo trovare, magicamente, all'interno di qualche svendita di DVD all'Autogrill, e ciò ammorba anche le performance degli attori. L'unica degna è Lauren LaVera, la quale se non altro infonde in Paloma un po' di cazzimma e una rabbia palpabile che fa sempre piacere vedere in una final girl. Tutti gli altri attori mi sono parsi inadeguati, per non dire cani (il detective uomo in particolare è imbarazzante), in primis un Djimon Hounsou palesemente fuori parte, incerto su quale direzione fare prendere a un personaggio scritto, purtroppo per lui, col culo. Era un po' che non mi usciva fuori una stroncatura così pesante, quindi approfittatene per evitare di perdere tempo, ché lo faccio già io per voi, e dedicate quello che avreste speso guardando Twisted per fare qualcosa di meglio. 

CAST

Del regista Darren Lynn Bousman ho già parlato QUI. Djimon Hounsou (Dr. Robert Kezian), Lauren LaVera (Paloma Joia), Neal McDonough (Bradshaw) e Alicia Witt (Rebecca Kezian) li trovate invece ai rispettivi link.

CURIOSITà

Gina Philips, che interpreta la detective Diane Warricker, era la Trish della saga Jeepers Creepers e questo è il suo ritorno "importante" sullo schermo dopo 13 anni. ENJOY!

martedì 17 ottobre 2023

Saw IV - Il gioco continua (2007)

Nonostante un mal di testa incipiente, il recupero della saga dedicata a Jigsaw continua, per l'appunto, con Saw IV - Il gioco continua (Saw IV), diretto nel 2007 dal regista Darren Lynn Bousman.


Trama: John Kramer è morto, tuttavia il suo gioco mortale non finisce e, a farne le spese, è un poliziotto...


Mi ritengo una persona mediamente intelligente e in grado di seguire trame un po' più articolate della media, ma mentirei se dicessi di non aver faticato con questo Saw IV. Il film comincia dov'è finito il precedente: John Kramer è morto e due medici gli stanno facendo l'autopsia, quand'ecco che dallo stomaco del cadavere ciccia fuori una cassettina che il killer aveva ricoperto di cera ed inghiottito in Saw III. Questa, in realtà, è l'unica cosa che abbia senso all'interno di una trama assurda, perché il resto del film (nel quale non figura Whannell come sceneggiatore) è una lunghissima, contorta buffonata che non tiene conto di quanto, nella vita reale, non avrebbe senso sistemare trappole e cassettine "per supposizione". Ma chi diavolo ti dice, caro John, che le tue vittime non sbaglino strada, non decidano di fermarsi a grattarsi il naso sbagasciandoti la tempistica calcolata al millimetro, non decidano all'ultimo di fare un viaggio oppure, meglio ancora, che non si rompano 'ste cazzo di cassette? Addirittura, Saw IV arriva al punto di mostrare un John in grado di prevedere, in un luogo pubblico, CHI dei presenti ascolterà i messaggi, dichiarando nome e cognome del predestinato. In tutto questo, se nei film precedenti la trama seguiva la distorta filosofia punitiva di Jigsaw, qui a me è parso tutto pretestuosissimo, con l'agente Rigg "reo" di volere salvare la gente (ma da quando è peccato capitale?), quelli dell'FBI "rei" di volere arrestare John Kramer (ok, è una bella menata di belino e te lo concedo, ma ammazzali con le tue mani e sii sportivo, cosa devono imparare loro?) e una ragazzina resa orfana per nessun motivo plausibile, salvo quello di punire il padre, senza riflettere sulle conseguenze di un gioco affidato alle mani di una matta solo per testarla (sta cosa mi manda ai pazzi, giuro).


Lasciando da parte la trama completamente stupida, confronto alla quale i film precedenti erano capolavori di sceneggiatura (tra l'altro, mi stavo dimenticando, allungata a dismisura da flashback sulla triste vita di John e dell'ex moglie Jill), mi è sembrato che anche le trappole fossero svogliate. Le uniche degne di nota sono quella iniziale, molto ironica, e la sedia coi pugnali, più efficace in virtù della natura repellente della vittima, così come del resto quella riservata allo stupratore seriale. Anche la regia di Darren Lynn Bousman è un compitino svogliato che riprende lo stile dei capitoli precedenti ma senza la stessa cattiveria o verve, come se il regista lo avesse fatto così perché era quello che il pubblico si aspettava. Voto pessimo anche agli attori. A parte che Costas Mandylor e Scott Patterson sono talmente simili che a un certo punto faticavo a distinguerli, i "siparietti" con Tobin Bell Betsy Russell sono degni di una telenovela noiosa e l'unico che si salva, per poco, è Lyriq Bent, promosso da caratterista di supporto a protagonista. Se Saw III mi aveva portata, a causa dello schifo provato, a riflettere sulla possibilità di continuare o meno la saga, Saw IV - Il gioco continua ha avuto su di me lo stesso effetto, ma per noia. Ora, si capisce che Saw V sarà una diretta continuazione della saga, ma giuro che mi chiedo come abbiano fatto gli spettatori a non dimenticarsi tutto da un anno all'altro di distanza e, soprattutto, a volere ancora altri capitoli di 'sta roba.


Del regista Darren Lynn Bousman ho già parlato QUI. Tobin Bell (Jigsaw / John), Donnie Wahlberg (Eric Matthews), Shawnee Smith (Amanda) e Dina Meyer (Kerry) li trovate invece ai rispettivi link.

Scott Patterson interpreta l'agente Strahm. Americano, famoso per avere interpretato Luke nella serie Una mamma per amica, lo ricordo per film come Saw V - Non crederai ai tuoi occhi, Saw VI, e per altre serie quali Will & Grace e CSI: Miami. Anche produttore, ha 65 anni. 


Betsy Russell interpreta Jill. Americana, ha partecipato a film come Saw III - L'enigma senza fine, Saw V - Non crederai ai tuoi occhi, Saw VI, Saw 3D - Il capitolo finale, e per serie quali Casa Keaton, A- Team, La signora in giallo. Come doppiatrice, ha lavorato in Robot Chicken. Anche produttrice, ha 60 anni. 


Se il film vi fosse piaciuto, ecco l'elenco delle altre pellicole della saga: Saw - L'enigmistaSaw II - La soluzione dell'enigmaSaw III - L'enigma senza fine, Saw V - Non crederai ai tuoi occhi, Saw VI - Credi in lui, Saw 3D - Il capitolo finale, Saw: Legacy e lo spin-off Spiral - L'eredità di Saw. ENJOY!

venerdì 13 ottobre 2023

Saw III - L'enigma senza fine (2006)

Continua, inaspettatamente, il recupero dei vari Saw. Oggi tocca a Saw III - L'enigma senza fine (Saw III), diretto nel 2006 dal regista Darren Lynn Bousman.


Trama: ormai divorato dal cancro e desideroso di portare a termine il suo ultimo "gioco", Jigsaw rapisce una dottoressa con l'aiuto dell'assistente Amanda.  


Correva l'anno 2006 ed ero quasi alla fine dei miei 9 mesi di permanenza lavorativa in Australia. Ricordo ancora, come fosse oggi, la richiesta all'amico Toto: "Dai, mi accompagni a vedere Saw III?" e, soprattutto la sua risposta: "Te sei scema, non ci penso neppure". Così, sola come un gambo di sedano italiano, mi ero accinta a sedermi in sala, consapevole che non avrei capito una mazzafionda dei dialoghi ma pronta a inorridire di sommo disgusto davanti alle nuove torture concertate da Whannell, Bousman e compagnia. Probabilmente ero tornata a casa correndo per timore di venire rapita da qualche aborigeno con la maschera da maiale, non rammento, e neppure ricordo se avessi giurato di non guardare mai più un Saw, perché il terzo capitolo ha segnato la fine della mia esperienza con la saga, almeno fino ad oggi. Potrebbe essere, in quanto durante il rewatch ho messo spesso il film in pausa per andare a farmi un giro e smaltire un po' la tachicardia e lo schifo. Saw III - L'enigma senza fine segna, infatti, l'inizio della definitiva deriva horror/torture porn della saga, con lunghe sequenze da voltastomaco realizzate con dovizia di dettagli e veicolate, per buona parte, dal personaggio di Amanda, "scheggia" impazzita priva del "fair play" di Jigsaw. Sul quale, al terzo film, è arrivato il momento di spendere due parole. John Kramer è uno dei personaggi moralmente più ambigui della storia del genere horror, in quanto gestito, fin dall'inizio, da autori che speravano di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Nel primo Saw le motivazioni "filantropiche" del nostro (punire chi non è in grado di apprezzare la vita sottoponendolo a ordalie inenarrabili con lo scopo di cambiarlo ed evitare che sprechi ancora il dono dell'esistenza) erano comunque subordinate a una sua connotazione molto negativa, mentre già nel secondo capitolo le vittime risultavano talmente sgradevoli da generare uno switch nella percezione dello spettatore e insinuare il germe del dubbio, della serie "e se avesse ragione lui?". Il terzo film la fa ancora più sporca, perché affianca a Jigsaw la psicopatica Amanda, rea di non giocare secondo le regole e di privare di una possibilità (per quanto minima) di salvezza gli involontari partecipanti ai test; della serie, se incontri Jigsaw e non sopravvivi cavoli tuoi, lui si impegna in ogni modo a farti capire la soluzione per salvarti, mentre se incontri Amanda fai prima a suicidarti da solo risparmiandoti la pena. In realtà, le azioni di John Kramer nel terzo film sono di un'ipocrisia e una cattiveria fuori scala (il finale fa venire il nervoso a più livelli) e l'unico sprazzo di lucidità viene proprio dalla stessa Amanda, nel momento in cui ribadisce l'impossibilità di cambiare vita dopo esperienze così traumatiche e livelli di stress così alti. Purtroppo, essendo Amanda connotata come la villain pazza del capitolo, il rischio è quello di far passare un messaggio completamente sbagliato, il che, in tempi di giustizieri vendicativi, mi fa forse più paura del film.


Tornando al quale, come ho detto su, è la sagra della gente che muore non male, peggio. Sono quasi convinta che Saw III - L'enigma senza fine abbia iniziato il trend che consisteva nel guardare i film della saga solo per scoprire a quali estremi sarebbero arrivate le torture di Jigsaw; in realtà, per quanto mi riguarda, la sequenza peggiore è quella dell'operazione a cranio aperto, davanti alla quale ho distolto spesso lo sguardo, ma l'apice dello schifo l'ho toccato in una scena priva di sangue ma zeppa di fluidi innominabili. Per appiccicare l'una all'altra le varie torture, Whannell imbastisce una trama che sfida più volte la suspension of disbelief e l'attenzione dello spettatore, con una serie di twist concatenati che lasciano basiti, flashback come se piovessero e parecchi dettagli ininfluenti per la situazione contingente ma indispensabili per apprezzare al meglio Saw IV. Detti dettagli, a onor del vero, rischiano di perdersi nella consueta regia isterica di Bousman (tra ralenti, accelerazioni improvvise, badilate di verde acido, diverse angolazioni di gente che urla trasformata in Giani quadrifronti e stacchi di montaggio sincopati c'è da diventare scemi), ma state tranquilli: il recap finale dove ogni scena importante del film viene condensata in un minuto di spezzoni rapidissimi intervallati da flash bianchi verrà in vostro soccorso come sempre, a salvarvi dall'eventuale incomprensione o a darvi il colpo finale dopo quasi due ore di urla e disperazione. Per quanto mi riguarda, l'idea è di aspettare qualche giorno prima di buttarmi sul quarto capitolo, a rischio di dimenticare elementi fondamentali della trama, perché ho bisogno di ripulirmi un po' il cervello da tanta ferocia travestita da thriller a incastro. Nei prossimi giorni scoprirete se sono arrivata al game over o se, per me, il gioco continua.  


Del regista Darren Lynn Bousman ho già parlato QUI. Tobin Bell (Jigsaw /John), Shawnee Smith (Amanda), Donnie Wahlberg (Eric Matthews), Dina Meyer (Kerry) e Leigh Whannell (anche sceneggiatore, interpreta Adam) li trovate invece ai rispettivi link. 


Se il film vi fosse piaciuto, ecco l'elenco delle altre pellicole della saga: Saw - L'enigmista, Saw II - La soluzione dell'enigma, Saw IV - Il gioco continua, Saw V - Non crederai ai tuoi occhi, Saw VI - Credi in lui, Saw 3D - Il capitolo finale, Saw: Legacy e lo spin-off Spiral - L'eredità di Saw. ENJOY!

mercoledì 11 ottobre 2023

Saw II - La soluzione dell'enigma (2005)

In occasione dell'uscita dell'ultimo Saw, ho pensato bene di TENTARE una maratona. Non so se riuscirò nell'impresa ma, intanto, cominciamo con Saw II - La soluzione dell'enigma (Saw II), diretto e co-sceneggiato dal regista Darren Lynn Bousman.


Trama: un poliziotto deve cercare di salvare il figlio e altre persone dalle trappole dell'Enigmista, in una folle corsa contro il tempo...


Saw II è un capitolo della saga che avevo già visto ai tempi, ma probabilmente sono passati molti anni perché ho cominciato a ricordare, vagamente, twist e finale ben oltre la metà del film. Non farò spoiler, ovviamente, perché di sicuro c'è qualcuno che ancora non conosce la serie, però, giusto per rinfrescarvi la memoria, Saw II è quello con il buco pieno di siringhe, una "meravigliosa" sequenza che, ancora oggi, mi porta a tenere ostinatamente la testa voltata dall'altra parte. Ciò è indice di come Saw, con il secondo capitolo, avesse già cominciato a sconfinare nell'horror contaminato dal torture porn, nonostante la struttura del thriller cupo continuasse ad essere una parte assai importante della trama. In questo caso, la storia è incentrata sul "duello" (a onor del vero, non particolarmente raffinato) tra il disilluso agente Matthews e il killer Jigsaw, una corsa contro il tempo per la salvezza del figlio del primo; l'azione si alterna tra il rifugio di Jigsaw, in cui appunto si svolge il confronto di cui sopra, e la casa abbandonata dove le vittime del killer devono trovare il modo per sopravvivere a un agente nervino che minaccia di ucciderli. Dal punto di vista thriller, è interessante scovare tutti gli indizi lasciati non solo da Jigsaw, ma anche dai realizzatori del film, porre attenzione alle parole rivelatrici incise su cassetta e setacciare le immagini in cerca di dettagli che non tornano, con la consapevolezza di avere sulla testa la spada di Damocle di una scadenza imminente e mortale che rende il ritmo del film ancora più travolgente. Dal punto di vista horror, le terribili ordalie inflitte da Jigsaw sono ancora "sopportabili" e si mettono al servizio di una trama principale assai intrigante, senza diventare una sorta di checklist del cattivo gusto.


Darren Lynn Bousman, al suo primo film importante, si appropria delle suggestioni visive introdotte da James Wan nel precedente Saw - L'enigmista e le esaspera fino a definire la cifra stilistica dei seguiti: ogni tortura inflitta dall'Enigmista viene ribadita attraverso flash schizoidi ed ipervelocizzati dai colori malati, ripresa da più angolazioni con le quali il regista bombarda lo spettatore, e, sul finale, c'è persino un recap rapidissimo di tutto ciò che è avvenuto fino a quel momento, come se fosse possibile dimenticarlo. Salvo questi momenti e l'abbacinante, bianchissimo omaggio al primo capitolo della saga, Saw II è fotografato con tinte sporche quanto i pavimenti e i muri delle scenografie utilizzate, e ogni cosa è avvolta da ombre cupe che rendono l'atmosfera del film ancora più straniante e opprimente. Per contro, alla sua prima apparizione consistente, Tobin Bell è bianchissimo, probabilmente per dargli una connotazione quasi sovrannaturale, e "rallenta", letteralmente, il tempo attorno a sé, contrastando la giusta freneticità degli attori che lo circondano. Tra questi ultimi, spicca Donnie Wahlberg, il quale incarna la summa di tutti i poliziotti indisponenti e dal passato torbido mai visti al cinema, mentre il casting delle vittime risulta valido non tanto per la bravura degli interpreti, quanto per le facce interessanti che i realizzatori sono riusciti a scovare. Dopo quasi 20 anni, Saw II - La soluzione dell'enigma è ancora un thriller horror piacevole (passatemi il termine improprio) da guardare se vi piace il genere, basta approcciarsi con "leggerezza" e non farsi venire in mente di impelagarsi in questioni morali, che lo farebbero uscire con le ossa rotte da qualsiasi punto di vista.


Del regista e co-sceneggiatore Darren Lynn Bousman ho già parlato QUI. Tobin Bell (Jigsaw / John), Shawnee Smith (Amanda) e Donnie Wahlberg (Eric Matthews) li trovate invece ai rispettivi link. 

Erik Knudsen interpreta Daniel Matthews. Canadese, ha partecipato a film come Scott Pilgrim vs. the World e Scream 4. Ha 35 anni. 


Dina Meyer interpreta Kerry. Americana, ha partecipato a film come Johnny Mnemonic, Dragonheart, Starship Troopers - Fanteria dello spazio, Bats, Saw - L'enigmista, Saw III - L'enigma senza fine, Saw IV - Il gioco continua, Piranha 3D e serie quali Beverly Hills 90210, Friends, Ally McBeal, Oltre i limiti, Six Feet Under, CSI - Miami, Detective Monk, Nip/Tuck, CSI - Scena del crimine, Criminal Minds e American Horror Story. Anche produttrice, ha 55 anni e un film in uscita. 

Se il film vi fosse piaciuto, ecco l'elenco delle altre pellicole della saga: Saw - L'enigmista, Saw III - L'enigma senza fine, Saw IV - Il gioco continua, Saw V - Non crederai ai tuoi occhi, Saw VI - Credi in lui, Saw 3D - Il capitolo finale, Saw: Legacy e l'orribile spin-off Spiral - L'eredità di Saw, di cui potete anche fare a meno. ENJOY!

venerdì 25 giugno 2021

Spiral - L'eredità di Saw (2021)

Uno degli horror più attesi dell'anno era Spiral - L'eredità di Saw (Spiral: From the Book of Saw), diretto dal regista Darren Lynn Bousman.


Trama: un emulo dell'Enigmista comincia a fare fuori dei poliziotti corrotti e il Detective Banks è costretto ad indagare...


Prima di cominciare lasciatemi sfogare, come diceva Pappalardo. Ma cosa caspita avete pensato, o produttori di Spiral, quando avete acconsentito alla presenza di Chris Rock nel film? Cosa, nella "veneranda" carriera del nostro, vi ha portati a credere che sarebbe stato adatto all'interno di un thriller horror, soprattutto in un ruolo che comunque richiedeva una certa dose di drammaticità? E' vero, Spiral è, nella sua interezza, delicato come un pugno nei denti, quindi magari l'Actor's Studio era sprecato, però avere un protagonista in costante overacting, che invece di parlare urla e per mostrare ira funesta alternativamente socchiude gli occhi come Seppia il gatto di Boccadasse oppure ne strizza solo uno some Braccio di Ferro, mi ha messo un nervoso tale da pregare questo nuovo Jigsaw di farlo fuori al minuto due. Tanto è il fastidio provocato da Chris Rock che, ovviamente, ha inficiato l'intero giudizio sul film, l'ennesimo, innocuo sequel (stavolta travestito da spin-off) di una saga cominciata nel 2004 come, appunto, thriller horror e continuata nel tempo come torture porn quasi fine a se stesso, in un continuo gioco al rialzo per creare la trappola più sanguinosa ed inguardabile. Stavolta l'inizio prometteva anche bene, perché il nuovo serial killer comincia mosso dal desiderio di ripulire il commissariato dai poliziotti corrotti e l'idea di un Saw vs polizia poteva aprire a tutta una serie di scomode considerazioni legate all'attuale società americana e alle condizioni di un servizio pubblico colmo di marciume e contraddizioni, ma il tutto dura ovviamente un battito di ciglia e la trama a un certo punto vira su una banale storia di vendetta dove alla fin fine il killer perde qualsiasi diritto ad ottenere un minimo di simpatia da parte del pubblico (in generale. Io, onestamente, tifavo per chiunque avesse deciso di fare fuori il detective Banks. E comunque ormai è per me inutile guardare questi film, ho indovinato l'identità del nuovo Jigsaw dopo una quarantina di minuti, con sommo scorno del Bolluomo.).

Espressione intensissima

Per quanto riguarda la realizzazione, Darren Lynn Bousman è tornato e si vede. Il suo stile tarantolato (ma St. Agatha, l'ultimo suo film che ho visto, era così zarro?), fatto di flash di orrori dalla fotografia vividissima e momenti di velocissimo sclero, non è cambiato dai vecchi Saw e neppure il corollario di gore mortale e a tratti insostenibile che, di fatto, trasforma il film in una mostra di mostri dove l'aspetto thriller diventa quasi trascurabile. Invecchiando, probabilmente, il mio fastidio verso queste torture fini a loro stesse è aumentato e mi sono ritrovata spesso a mugugnare dei "mavaffanculo" o dei "e certo, mettici ancora qualcosa che già non fa abbastanza vomitare il panettone del 1985", mentre il Bolluomo andava direttamente a farsi un giro altrove, quindi o sono diventata moscia io oppure Spiral ha alzato un po' l'asticella del disgusto rispetto ai suoi predecessori (che, a onor del vero, non riguardo dal 2005) quindi potrebbe venire parecchio apprezzato da chi ama il genere. Io, onestamente, mi pongo esattamente nel mezzo e dichiaro questo Spiral senza infamia e senza lode. Non sono mai stata fan della saga, abbandonata al quarto film, quindi non ero particolarmente eccitata all'idea di uno spin-off, ma per quanto riguarda l'aspetto thriller mi sono abbastanza divertita e ho fatto "eew" e "bleah" quando dovevo, quindi anche sul lato disgustorama la pellicola non delude; d'altra parte, guardando all'operazione col cervello inserito e non blandito dalle costanti citazioni a Pulp Fiction, mi è parsa uno spreco di potenzialità con abbondanza di spunti interessanti gettati in caciara, affossata ulteriormente da un attore cane maledetto che non dovrebbe più avvicinarsi agli horror nemmeno per sbaglio, perché non tutti i comici di colore si chiamano Jordan Peele, per nostra sfortuna. 


Del regista Darren Lynn Bousman ho già parlato QUI. Chris Rock (Detective Zeke Banks), Max Minghella (Detective William Schenk) e Samuel L. Jackson (Marcus Banks) li trovate invece ai rispettivi link.

Spiral - L'eredità di Saw
è uno spin-off della saga cominciata con Saw - L'enigmista; se il genere vi piace recuperatelo e aggiungete Saw II - La soluzione dell'enigma, Saw III - L'enigma senza fine (che potete trovare gratis su RaiPlay assieme a Saw IV - Il gioco continua e Saw V - Non crederai ai tuoi occhi), Saw VI - Credi in lui, Saw 3D - Il capitolo finale Saw: Legacy (lo trovate su Prime Video). ENJOY!

 

venerdì 6 novembre 2015

Tales of Halloween (2015)

Il 31 ottobre scorso a Lucca Comics è stato proiettato Tales of Halloween, antologia horror firmata da vari registi e utilizzata dalla Midnight Factory come evento speciale vietato ai minori di 18 anni. Purtroppo non ho potuto essere presente alla serata ma ho recuperato in qualche modo la pellicola...


Il film si apre con Sweet Tooth, la più classica delle “leggende metropolitane”, nella quale le persone vengono punite per la loro cattiveria ed ingordigia dando vita ad un terribile “uomo nero” affamato di dolci. Come inizio non c’è male, il piglio dell’episodio è volutamente ironico e, nonostante lo sviluppo sia ampiamente prevedibile, lo splatter e l’umorismo nero rendono l’episodio di Dave Parker uno dei più piacevoli da guardare. Segue The Night Billy Raised Hell, altra storia all’insegna dello humor nerissimo con un Barry Bostwick irriconoscibile (Frank'n'Furter sarebbe orgoglioso!!) ed incredibilmente carismatico e gigione; ciò che accomuna entrambe le storie è la presenza di un bambino che, poveraccio, si ritroverà nel guano fino al collo senza saperlo e tutto questo solo per aver dato retta ad un paio di babysitter o accompagnatori di rara inettitudine e demenza. Fino a questo momento Tales of Halloween percorre i binari della commedia horror con qualche twist splatter, il colpo basso giunge però inaspettato quando alla macchina da presa subentra Adam Gierash, che sforna uno dei segmenti più riusciti. Trick, scritto assieme alla compagna Jace Anderson, comincia come una macellata apparentemente senza senso ai danni di un gruppo di fattoni e si conclude con una rivelazione di rara pesantezza, capace di far rileggere l’intero episodio sotto una nuova, terribile luce. Dopo questa tripletta uno pensa che la qualità degli episodi vada salendo, invece Tales of Halloween subisce una brutale battuta d’arresto con l’insulso e prevedibile The Weak and the Wicked, una lotta all’ultimo sangue tra tre assassini e uno sfigato che si fa ricordare non tanto per la terrificante creatura finale, quanto per il piglio western delle prime sequenze, decisamente l’aspetto più riuscito dell’episodio. Non va meglio a Grim Grinning Ghost che, per quanto zeppo di guest star e attori adorabili, non è nulla più che un gradevole raccontino neppure troppo spaventevole, dove la brava Alex Essoe si limita a ripetere quasi ininterrottamente "Oh God. Oh Shit." ad ogni piè sospinto, seguita da un fantasma che, a mo' di Orfeo ed Euridice, non gradisce che la gente si giri a guardarlo dopo che lui ha emesso la sua risata malvagia: ora, lungi da me questionare le scelte di sceneggiatura di Axelle Carolyn, ma se il fantasma ride e io non mi giro, consapevole di averlo alle spalle, perché lui deve seguirmi fino a casa invece di plaudere alla mia saggia scelta e andare a spaccare i marroni a qualcun altro? Mistero.


Giunti a metà film cominciano ad arrivare gli episodi più particolari. Il primo è Ding Dong che, già dal titolo, richiama non solo il suono del campanello che prelude al “dolcetto o scherzetto” ma anche il famoso “Ding Dong la strega è morta” de Il mago di Oz; in effetti di streghe si parla, nella fattispecie di una fattucchiera folle interpretata dalla meravigliosa Pollyanna McIntosh, impossibilitata ad avere figli. L’episodio di Lucky McKee è un delirio particolarissimo, zeppo di immagini disturbanti, tra l’ironico e l’angosciante. Il pensiero di cosa intenda davvero la protagonista per “avere un bambino” vi perseguiterà per giorni, garantito. Segue un intermezzo simpatico, la versione Halloween di Conciati per le feste con Danny De Vito e Matthew Broderick, scritto e diretto da John Skipp, un trionfo di musica metallozza, violenza, stupidera assortita e ispirazioni per l'allestimento casalingo della prossima festa di Halloween, prima che arrivi Mike Mendez a dare il bianco con l'assurdo Friday the 31st. L'episodio è un palese omaggio alla saga Venerdì 13 e a tutti gli slasher che hanno per protagonista un bruto in pettorina armato di arnesi taglienti e dedito al massacro di giovani virgulti ma la particolarità del segmento è il suo cominciare dove gli slasher finiscono e mettere il villain contro un piccolo alieno bizzoso; il risultato è una macellata dallo stile molto nipponico, con profluvio di sangue finto e cadaveri smembrati che ricordano tanto gli antichi fasti di Sam Raimi (a proposito, Ash vs. The Evil Dead è una figata, non perdetelo), una gioia per ogni appassionato del genere. Segue la supercazzolona The Ransom of Rusty Rex, un episodio che prevede la guest appearance di un John Landis particolarmente paraculo e che vi farà venire le lacrime agli occhi dal ridere mentre a concludere le danze ci pensa Neil Marshall con Bad Seed, episodio che merita una considerazione a parte.



Pur nell'incredibile idiozia o, se vogliamo, nell'infinita genialità (dipende dai punti di vista) dell'assunto iniziale, Bad Seed è l'unico segmento meritevole di venire trasformato in un film e non solo per il cliffhanger finale. In dieci minuti Neil Marshall riesce ad imbastire un poliziesco horror che vede coinvolta una tostissima poliziotta costretta a fare i conti con prove deliranti, identikit impossibili e una sanguinosa serie di morti masticati e lo conclude con un finale che spinge a volerne di più e ad incrociare le dita perché qualcuno colga al balzo l'occasione per fargli realizzare un lungometraggio. Girato con piglio ironico, Bad Seed conta degli ottimi effetti speciali, attori assolutamente in parte e funge da "riassunto" degli episodi precedenti o, meglio, contiene molti divertentissimi riferimenti agli stessi ed è un peccato che gli sia toccato chiudere il film perché ciò rischia di affossarlo con il senso di inevitabile diludendo che accompagna i titoli di testa di Tales of Halloween. L'operazione messa in piedi dalla cosiddetta October Society, infatti, stringi stringi non è altro che un'accozzaglia di episodi più o meno riusciti capace di lasciare molto amaro in bocca e un devastante senso di inconcludenza: personalmente, ho avuto la sensazione di avere testimoniato ad un grosso spreco di talenti e guest star e mi sono ritrovata spesso a rimpiangere il più riuscito Trick'r'Treat o le vecchie, corpose antologie horror anni '70-'80, che riuscivano a coniugare strizzate d'occhi per appassionati, quantità e qualità. Detto questo, come divertissement di Halloween poteva andare peggio e una visione disimpegnata tra amici (magari non amici che odiano l'horror e si annoierebbero, true story) ci sta ma non aspettatevi chissà quale capolavoro. Ah, come al solito il divieto ai minori di 18 anni in suolo italico è una bufala ai limiti del ridicolo, ho visto scene peggiori in film V.M. 14.



Dei registi Darren Lynn Bousman (The Night Billy Raised Hell), Adam Gierash (Trick), Lucky McKee (Ding Dong), Mike Mendez (Friday the 31st), Ryan Schifrin (The Ransom of Rusty Rex) ho parlato ai rispettivi link. Anche Lisa Marie (una delle ospiti travestite dell'episodio Grimm Grinning Ghost), Lin Shaye (la madre della protagonista in Grimm Grinning Ghost), Mick Garris (un altro degli ospiti di Grimm Grinning Ghost), John Landis (Jebediah Rex in The Ransom of Rusty Rex), Clare Kramer (Lt. Karly Brant), Joe Dante (lo scienziato in Bad Seed), Pat Healy (il poliziotto di Bad Seed) e Adam Green (l'agente Carlo, che compare in più di un episodio) sono già stati nominati sul Bollalmanacco!

Dave Parker è il regista e sceneggiatore dell'episodio Sweet Tooth. Probabilmente americano, ha diretto film come Masters of Horror e Le colline sanguinano. E' anche attore e produttore.


Paul Solet è il regista dell'episodio The Weak and the Wicked. Americano, ha diretto film come Grace e l'imminente Dark Summer. Anche attore, sceneggiatore, produttore e stuntman, ha 36 anni.


Axelle Carolyn è la regista dell'episodio Grimm Grinning Ghost. Belga, moglie del regista Neil Marshall, ha diretto film come Soulmate. Soprattutto attrice, anche produttrice, ha 36 anni.


Neil Marshall è il regista dell'episodio Bad Seed. Inglese, ha diretto film come Dog Soldiers, The Descent, Doomsday ed episodi di serie come Il trono di spade, Constantine e Hannibal. Anche attore e produttore, ha 45 anni e un film in uscita.


John Skipp, regista e sceneggiatore dell'episodio This Means War, è al suo esordio cinematografico dietro la macchina da presa ma è molto conosciuto come scrittore splatterpunk. Incalcolabile la marea di guest star presenti nel film, mi limito a segnalare qui solo quelle che ho riconosciuto e amato altrimenti i trafiletti diventerebbero almeno 300: Adrienne Barbeau (ex moglie di John Carpenter, è la speaker radiofonica che introduce le storie), Booboo Stewart (Isaac nell'episodio The Weak and the Wicked, ha partecipato a Descendants), Pollyanna McIntosh (La strega in Ding Dong, ha partecipato a The Woman), Ben Woolf (Rusty Rex in The Ransom of Rusty Rex, interpretava Meep in American Horror Story Freakshow), l'amatissimo Barry Bostwick (irriconoscibile diavolo in The Night Billy Raised Hell è l'indimenticabile Brad Majors del Rocky Horror Picture Show), l'adorato Greg Grunberg (star di Alias ed Heroes, interpreta Alex Mathis nell'episodio Sweet Tooth, personaggio già apparso in Big Ass Spiders! assieme a quello di Clare Kramer), Stuart Gordon (l'uomo travestito da Sherlock Holmes nell'episodio Grimm Grinning Tooth nonché regista di Re-Animator) e Alex Essoe (protagonista di Starry Eyes, qui nei panni della ragazza inseguita dallo spettro in Grim Grinning Tooth). Detto questo, avete millamila horror da guardare anche solo per conoscere le guest star presenti, basta scorrerne la filmografia, comunque aggiungerei quella che nel tempo è diventata LA pietra miliare per Halloween, ovvero il bellissimo Trick'r Treat, volgarmente denominato La vendetta di Halloween! ENJOY


lunedì 16 febbraio 2009

Repo! The Genetic Opera (2008)

Le parole Paris Hilton e musical horror, possono fare pensare o ad un giusto orrore musicale partorito dall’immonda creatura oppure a qualcosa di talmente trash da non poter nemmeno essere immaginato. Ebbene, non solo questo film è stato immaginato ed esiste, ma non è neppure troppo trash… meglio definirlo kitch, e si tratta di Repo! The Genetic Opera, film del 2008 diretto Darren Lynn Bousman.


repo-genetic-opera-final-poster




La trama, condita da almeno una cinquantina di canzoni il cui genere spazia dal rock, al punk, all’opera, al j-pop, fino a giungere allo stile tipico di Broadway, è questa: in un futuro non troppo distante un’epidemia porta alla disfunzione degli organi più importanti, e quindi alla morte. La Gene.co, guidata dall’ambiguo Rotti Largo, offre la soluzione: trapianti di organi con comodi pagamenti da effettuare una volta guariti. Se una volta recuperata la salute non si riesce a recuperare anche il denaro, è pronta un’altra soluzione: la requisizione legalizzata degli organi impiantati, per mano del misterioso e crudele Repo Man, agente e chirurgo della Gene.co. E mentre questo spauracchio continua a mietere vittime, assistiamo alla storia di Shilo, una ragazzina malata assillata dalle cure del padre che ricerca strenuamente la libertà , storia che si intreccia a quella dello stesso Rotti Largo, morente e deciso a non lasciare in eredità la Gene.co ai tre figli degeneri e degenerati…


4917554648098444572

Che dire, ammetto che dal momento stesso in cui ho letto gli interpreti ed il genere non ho avuto altro pensiero in testa che di vedere questo Repo! The Genetic Opera. E l’aspettativa è stata ripagata da un film innanzitutto elaboratissimo e quasi barocco dal punto di vista visivo. Più delle canzoni sono i colori, le scenografie, il trucco e i costumi che colpiscono lo spettatore e catturano completamente la sua attenzione. A cominciare dall’ambientazione steampunk, che ricorda molto film come Blade Runner e Matrix, oppure opere come Akira ed Alita, e che si mescola con luoghi gotici, come il cimitero e la casa di Shilo, e dichiaratamente rinascimentali, come l’Opera e i suoi quartieri. I costumi sono uno splendore, soprattutto gli abiti della protagonista che sembra una sorta di Alice nel Paese degli Orrori, ma anche la cantante Blind Meg, interpretata dalla splendida Sarah Brightman, sembra uscita dalla fantasia malata e gotica di Kaori Yuki: una bambola cantante dagli occhi bionici color azzurro elettrico e dalle lunghissime ciglia. Gli effetti speciali sono ovviamente all’altezza, impressionanti ogni volta che Repo Man colpisce le sue vittime recuperando organi con tanto di codice a barre applicato, ma anche quando vengono mostrati tutti gli effetti della dipendenza dalla chirurgia estetica e dalla droga anestetica direttamente estratta dai cadaveri.



20080223_repopubli1

Le canzoni come le coreografie sono molto belle, seppur non eccelse. Qui non siamo ai livelli del Rocky Horror Picture Show o de La piccola bottega degli orrori, ovviamente, però alcuni pezzi come Seventeen, cantata da una punkissima Alexa Vega ad un Anthony Head palesemente sconvolto, o l’italianissima aria finale cantata da Blind Meg sono bellissimi anche per merito delle due cantanti: su Sarah Brightman non avevo dubbi visto che il ruolo di Christine Dae nel Phantom of The Opera è stato scritto per la sua voce, ma anche Alexa Vega è bravissima e la sua voce percorre piacevolmente tutto il film. Il mitico Anthony Head interpreta un personaggio che è degno erede dei mostri tormentati dei vecchi e storici horror, ugualmente deliziato e disgustato dalla sua vena sadica, costretto ad uccidere per amore; peccato che la sua splendida voce sia penalizzata da canzoni che sono tra le più banali della pellicola, anche se vederlo interpretare una doppia personalità anche in musica è uno spettacolo affascinante. L’altro ottimo cantante è Paul Sorvino anche se gli si richiedono virtuosismi da tenore italiano che lo ingolfano tanto quanto Pierce Brosnan in Mamma mia! Da dimenticare le performances di Paris Hilton, sebbene il personaggio di Amber Sweet le calzi a pennello, e anche quella di Bill Moseley: i tre figli di Rotti Largo sono tre pagliacci, delle caricature, e vanno recitati come tali, ma sono davvero strazianti da ascoltare quando cantano.



repoadbig

Ho molto apprezzato l’introduzione e gli intermezzi esplicativi a fumetti, molto vintage e accompagnati da una melodia assai carina. Intermezzi di nero umorismo (girati in 16 mm a differenza del film che è interamente girato in digitale) che spiegano con delle didascalie, come in un film muto, tutti i tragici retroscena che hanno portato i personaggi alla vita che conducono; a differenza della maggior parte dei musical, infatti, in Repo! The Genetic Opera le canzoni rivelano solo in parte i veri pensieri dei protagonisti. Alcuni pensieri non vengono mai esposti al pubblico, segreti troppo dolorosi per essere espressi con delle canzoni.


2008_repo_the_genetic_opera_006


In definitiva Repo! The Genetic Opera è un film da vedere, anche se non potrà piacere a tutti: lo consiglio agli amanti del musical, di Buffy The Vampire Slayer e del kitch, assolutamente.




Darren Lynn Bousman è il regista sia di questo film che del cortometraggio del 2001 e dell’opera teatrale dallo stesso titolo, da cui la pellicola è tratta. Ha realizzato tre dei quattro seguiti di Saw: Saw II, III e IV. Ha 30 anni.



Darren_Lynn_Bousman

Anthony Stewart Head interpreta Repo Man in persona. Mentre sbudella povere persone indifese troverete difficile riconoscerlo come il buon Mr. Giles della serie Buffy The Vampire Slayers, la figura paterna che ogni ragazza vorrebbe avere. L’attore inglese, anche ottimo cantante e artista teatrale (ha interpretato anche Frank’n Furter nel Rocky Horror Show a teatro), ha partecipato, per la TV, a telefilm come Highlander, NYPD Blue, Doctor Who, l’ormai cult Little Britain e Merlin. Ha fatto una comparsata nello Sweeney Todd di Tim Burton. Ha 55 anni e un film in uscita.



14256__head_l




Alexa Vega interpreta Shilo Wallace, la piccola protagonista. Ha partecipato a pellicole come Nine Months – Imprevisti d’amore, Twister, Spy Kids, Spy Kids II e Missione 3D: Game Over. Per la TV ha recitato in ER. Ha 21 anni e tre film in uscita.



AlexaVega_01

Paul Sorvino interpreta Rotti Largo, il padrone morente della Gene.co. Il buon Paul, padre della ex fiamma tarantiniana Mira Sorvino, è un attore di un certo spessore, ha lavorato innanzitutto con registi come Martin Scorsese in Quei bravi ragazzi, e Baz Luhrmann in Romeo + Giulietta. Opere minori, ma non meno importanti, sono The Stuff – Il gelato che uccide (devo recensirlo…!), Dick Tracy e Il socio. Per la TV ha partecipato a Moonlighting, La signora in giallo e Law and Order. Ha 70 anni e tre film in uscita.



paul_sorvino

Bill Moseley interpreta Luigi Largo, uno dei tre figli degeneri. Il buon Bill ce lo ricordiamo tutti nei panni del cattivissimo Otis B. Driftwood nei due film che compongono la deviata saga familiare di Rob Zombie, La Casa dei 1000 corpi e La casa del Diavolo, ma ha partecipato a moltissimi altri film. Cito solo alcuni titoli, tra i più conosciuti: Non aprite quella porta 2, Il fluido che uccide, Pink Cadillac, Pentragram - Pentacolo, La notte dei morti viventi, Tesoro mi si è allargato il ragazzino, L'armata delle tenebre, Grindhouse, Halloween: The Beginning. Ha recitato anche in telefilm come Freddy's Nightmares ed ER. Ha 57 anni e otto film in uscita tra cui il seguito di 2001 Maniacs.


 


Moseley1


Vi risparmio la biografia di Paris Hilton, francamente... di lei, meno si sa e meglio è!  E ora vi lascio con il trailer del film... un paio di canzoni si sentono, e la realizzazione si intuisce! ENJOY!





















Se vuoi condividere l'articolo