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venerdì 30 novembre 2018

Patrick (1978)

Nei mesi scorsi ho fatto un po' di acquisti su varie bancarelle dell'usato e tra questi c'era anche il DVD di Patrick, diretto nel 1978 dal regista Richard Franklin.


Trama: Patrick, ragazzo in coma da tre anni, comincia a mostrare inquietanti poteri psicocinetici...



Patrick è uno di quei film di cui ricordavo bene la copertina dai tempi del vecchio videonoleggio albisolese ma al quale non mi ero mai avvicinata. Sulla custodia del DVD che ho acquistato, come anche sulla vecchia videocassetta che ricordo, spicca lo sguardo vitreo ed inquietante dell'attore Robert Thompson, i cui occhi tondi e spalancati perseguitano lo spettatore per l'intera durata della pellicola e sono, probabilmente, la scelta più azzeccata effettuata dal regista Richard Franklin. La presenza di Patrick, corpo morto attaccato a dei fili, è costante e non può essere ignorata, sia quando la cinepresa va ad indugiare sul suo volto bloccato nel letto di degenza, sia quando i protagonisti sono altrove, perché quello sguardo maligno pare seguirli anche in luoghi apparentemente sicuri come appartamenti e ville, quasi Patrick fosse onnisciente. Mal incoglie, ovviamente, alla povera infermiera Kathy, arrivata nella clinica dov'è ricoverato Patrick per fuggire da un matrimonio insoddisfacente e subito messa a guardia della famigerata "camera 15", dove le finestre si spalancano da sole e dove la capo infermiera non ha il coraggio di entrare. Patrick, come da copione, si incapriccia della bella infermiera e lì cominciano i guai per lei e per i suoi due spasimanti (marito in odore di divorzio vs ricco medico buono giusto per una scappatella), frutto di una condizione sentimentale ed esistenziale a dir poco caotica; più che triangolo, quello raffigurato nel film è un quadrangolo che rende il tutto ancora più morbosetto, poiché Kathy si compiace del suo essere indispensabile al benessere di Patrick e anche del segreto che si ritrovano a condividere allorché il ragazzo in coma comincia a comunicare (via sputi "tarantiniani" e macchine da scrivere possedute) solo con lei.


Incurante fino all'ultimo del pericolo insito non solo nei poteri di Patrick ma anche nella sua psiche malata, Kathy declassa i suoi atti criminali a semplici dispetti e fa di tutto per rendere la libertà e la dignità a una persona che, in fin dei conti, ha assassinato la propria madre per edipica gelosia e ciò rende difficile per lo spettatore definire buona parte dei protagonisti del film come "buoni" o "cattivi", il titolare in primis: Patrick è palesemente una creatura disturbata e pericolosa, eppure l'infermiera capo e il dottore che l'ha in cura sono deprecabili quanto lui in quanto privi di pietà e scrupoli. L'ambiguità morale di Patrick e dei suoi protagonisti è una costante del film, che inquieta quasi più in virtù di essa che del suo aspetto sovrannaturale. Sinceramente, devo dire infatti che il film di Richard Franklin colpisce più per i dialoghi e per le situazioni che vengono mostrate piuttosto che per "cosa" viene mostrato; tra gli argomenti trattati nel film fanno capolino infatti perversioni più o meno sviscerate e problemi etici quali la necessità di mantenere in vita un assassino, cosa che porta a mettere persino in discussione l'esistenza di un Dio che permette agli uomini di ridursi come vegetali, tenuti in vita dalle macchine. Detto questo, nonostante il basso budget col quale è stato realizzato, percepibile non solo dallo scarso utilizzo di effetti speciali ma anche dalla presenza delle stesse tre/quattro location, Patrick gode di una buona regia e di interpreti magari non eccelsi ma comunque validi se rapportati alla qualità effettiva del film, il che rende la pellicola di Franklin un prodotto interessante, da recuperare almeno una volta nella vita anche se nella versione italiana ci sono le musiche di riciclo dei Goblin.


Del regista Richard Franklin ho già parlato QUI.

Richard Franklin ed Everett De Roche avevano già scritto un sequel del film, intitolato Patrick II: The Man Who Wasn't There, che tuttavia non è mai stato girato. In compenso, esistono un seguito non ufficiale italiano, dal titolo Patrick vive ancora, e un remake omonimo del 2013. Se Patrick vi fosse piaciuto, recuperateli entrambi e aggiungete Carrie - Lo sguardo di Satana, Fenomeni paranormali incontrollabili, Scanners e La zona morta. ENJOY!


mercoledì 23 agosto 2017

Link (1986)

Avrei tanto voluto continuare la settimana scimmiesca cominciata in occasione dell'uscita di The War - Il pianeta delle scimmie ma purtroppo la programmazione del blog e la mia atavica lentezza nel guardare i film hanno fatto sì che il post su Link, diretto nel 1986 dal regista Richard Franklin, venisse pubblicato solo oggi. Con un po' di fortuna, già che ormai mi sono data al monkey horror, la prossima recensione potrebbe essere quella di Shakma - La scimmia che uccide ma chi lo sa?


Trama: una studentessa decide di andare a lavorare come governante a casa del Dr. Phillip, eminente professore di antropologia. Lì, la ragazza scopre che il professore vive assieme a tre primati, uno dei quali è uno scimpanzé super intelligente di nome Link, utilizzato a mo' di maggiordomo. Quando il Dr. Phillip minaccia di sopprimerlo per vecchiaia il tranquillo Link diventa però un mostro malvagio...



Perché mi sto fissando con 'sti horror a base di scimmie? La risposta la trovate a queste coordinate (a proposito, addio George, mi mancherai tantissimo!) ma purtroppo mi sono resa conto che nemmeno Link è il film che guardavo da piccola in quanto rivederlo non mi ha fatto squillare nessun campanello nel cervellino: la storia del primate maggiordomo amante del fuoco mi è sembrata totalmente nuova (o quasi, magari mi sarà capitato di vederlo passare in TV una volta, chissà...) ma siccome rammento bene invece corridoi oscuri e gente braccata da una scimmia cattivissima, non vorrei che il film che sto cercando da mesi fosse Shakma. Detto questo, com'è questo Link? Mah, oserei dire una trashata coi fiocchi, nobilitata giusto dall'interpretazione magistrale delle tre scimmie impiegate sul set, ovvero due scimpanzé e un orango fatto passare per tale. Non è che qui manchino i primati cattivi e i momenti claustrofobici però, a differenza del già recensito Monkey Shines - Esperimento nel terrore, la tensione viene stemperata da abbondante dose di humour, inglesitudine e dalle espressioni buffe dell'orango del titolo. Insomma, qui non ci sono i risvolti psicologici di Romero bensì un assunto pseudo-ecologista o persino antropologico che da il la ad una vicenda che fa della natura misteriosa e violenta dell'"animale" il suo punto di forza; il Dottor Phillip è una persona abbastanza deprecabile e vanesia, sostanzialmente convinto della superiorità umana nei confronti dell'animale, e viene punito per i modi poco urbani coi quali si rivolge alle scimmiette che tiene in casa, soprattutto quando minaccia di sopprimere Link per vecchiaia. Ed effettivamente, il maggiordomo è la versione scimmiesca di un vecchio ormai rincoglionito e persino un po' laido, al punto che quest'ultimo si invaghisce della bionda e giovane Jane (nomen omen), arrivando ad impedirle di uscire di casa e persino a spiarla nuda mentre fa il bagno, in una sequenza che avrebbe fatto inorridire persino Edvige Fenech.


Purtroppo, vale per Link la stessa cosa che valeva per Monkey Shines: nonostante i momenti concitati e la presenza di una magione dalla quale non si può uscire (alla quale si aggiunge, in questo caso, l'ulteriore disagio di vivere lontani dalle città, circondati da mare, ripide scogliere e persino famelici cani selvatici), le scimmie utilizzate nel film sono troppo carine per fare davvero paura. Link in primis è un animaletto simpatico da morire, dotato di un'enorme presenza scenica capace di eclissare gli attori umani, e fa persino un po' pena vederlo vestito da maggiordomo oppure profondersi in numeri da circo con l'accendino. Le sue due  "colleghe", d'altro canto, non mettono ansia nemmeno per un secondo, neppure quando comincia a scorrere il sangue e i gatti morti si sprecano. Il tono ironico della pellicola viene inoltre sottolineato fin dall'inizio, che mostra le sequenze di Venere bionda nelle quali Marlene Dietrich balla travestita da gorilla, e si mantiene alto con l'interpretazione molto caricaturale di Terence Stamp (peraltro bravissimo e molto divertente, uno dei mad doctor, se così si può definire, più ambigui che abbia mai visto sullo schermo) e con una Elisabeth Shue costretta ad esclamare "Scimmia cattiva!" ogni due battute, beccandosi occhiate eloquenti da parte dei poveri primati costretti a sottostare ai voleri di questa stalker bionda, studentessa talmente affascinata dal professore da scegliere di andare a lavorare come schiava nella sua magione inglese senza porre troppe domande. Riassumendo, Link non è un film imperdibile però profuma di un'ingenuità anni '80 che potrebbe anche piacere e probabilmente come film estivo vintage per passare una serata a farsi delle grasse risate è perfetto. Basta solo non prenderlo troppo sul serio, via.


Di Elisabeth Shue (Jane Chase) e Terence Stamp (Dr. Steven Phillip) ho già parlato ai rispettivi link.

Richard Franklin è il regista della pellicola. Australiano, ha diretto film come Patrick, Psycho II e F/X 2 - Replay di un omicidio. Anche produttore, sceneggiatore e attore, è morto nel 2007, all'età di 58 anni.


L'unica curiosità del film è che il ruolo del Dr. Phillip era stato offerto ad Anthony Perkins quindi mi limito ad aggiungere che se Link vi fosse piaciuto potete recuperare Monkey Shines - Esperimento nel terrore. ENJOY!

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