Trama: mentre una piccola cittadina americana festeggia la notte di Halloween, per le strade e nelle case si intrecciano diverse storie, sotto lo sguardo attento di un misterioso bimbo incappucciato. Una ragazza vorrebbe togliere le spettrali decorazioni anzitempo; un preside cerca di insegnare ad un suo alunno il rispetto delle tradizioni; dei bambini vanno ad esplorare un luogo che, anni prima, era stato teatro di una terribile tragedia; una ragazza deve trovare un accompagnatore per la festa, senza sapere che in città circola un vampiro assetato di sangue; un vecchio misantropo solitario riceve visite inaspettate.
Era da parecchio che un horror non mi entusiasmava tanto come è riuscito a fare Trick’r Treat. Il fatto è che adoro i film composti da più storie in qualche modo collegate le une alle altre, soprattutto di questo genere, ovviamente, e a parte i vecchi Creepshow o I delitti del gatto nero (che tuttavia sono ancora diversi in quanto a struttura…) spesso e volentieri i risultati sono deludenti. Trick’r Treat invece è praticamente perfetto, e riesce a mantenere alto l’interesse, la tensione e la sorpresa dall’inizio alla fine, seguendo un unico, sanguinoso e saggio fil rouge: in una notte “magica” come quella di Halloween non è consigliabile farsi beffe delle tradizioni o non conoscerle, perché nulla è quello che sembra. Scavando un po’ più a fondo, troviamo anche una sana critica alla commercializzazione di feste che hanno radici antichissime e che col tempo si sono banalizzate a tal punto che nessuno o quasi ricorda da cosa deriva la tradizione di intagliare zucche e farne lanterne, oppure di richiedere un dolcetto per evitare lo scherzetto… male!, perché i protagonisti del film ne pagheranno le conseguenze.
Parlando della struttura e delle storie di Trick’r Treat, diciamo che le più inquietanti sono l’introduzione e quella finale, mentre le altre puntano un po’ di più sul grottesco e l’ironico, tranne quella dedicata ai bambini che invece è più crudele e malinconica. A me sono piaciute molto tutte, a dir la verità, non riesco a dire onestamente quale sia la mia preferita (forse servirebbe una seconda visione), ma la cosa bella è che in ognuna c’è un rimando alle altre e che seguirle, nonostante svariati salti temporali e didascalie che ci portano indietro nel tempo, non è affatto difficile. La realizzazione dell’intero film, poi, è decisamente di qualità superiore. L’introduzione ci mostra dapprima un piccolissimo schermo anni ’50 dove scorrono immagini che ci raccontano la storia del vero Halloween, subito sommerse dai titoli animati di Trick’r Treat, che ci presentano elementi di tutti gli episodi contenuti nel film come se fossero parte di quelle vecchie raccolte di fumetti horror. Da lì in poi è un trionfo di nero ed arancione, i colori della festa di Ognissanti, che avvolgono una fotografia pulitissima e nitida, regalandoci immagini da fiaba dark popolate da zucche, lumini e nebbia, con l’unica eccezione di un flashback diurno, dai toni ammorbiditi e quasi sgranati tipici di una vecchia pellicola casalinga.
Gli effetti speciali ci sono, sono molto belli ma vengono anche usati con parsimonia. Spettacolare il finale della storia di “Cappuccetto Rosso” (anche grazie all’utilizzo della Sweet Dreams di Marilyn Manson, una colonna sonora azzeccatissima!), dove gli artisti del makeup hanno davvero dato il bianco, come si suol dire, e delizioso anche il Jack O’Lantern dell’ultimo episodio, assolutamente inquietante. Quanto agli attori, per una volta non sono affatto irritanti, né stupidi, né banali, neppure quelli “adolescenti”, per così dire. Voto dieci al vecchio leone Brian Cox e anche all’attore Dylan Baker, che interpreta il personaggio più ambiguo ed esilarante di tutta la pellicola. Aggiungo il personale apprezzamento per la scelta di abbondare con l’ironia nera, tanto da rendere Trick’r Treat una sorta di ibrido in perfetto equilibrio tra la black comedy e l’horror tout court. Consigliato spassionatamente, e non solo ad Halloween!
Di Brian Cox, qui nei panni di Mr. Kreeg, ho già parlato qua.
Michael Dougherty è il regista e sceneggiatore della pellicola che è anche il suo primo (e per ora unico) film. Americano, anche sceneggiatore, attore e produttore, ha 37 anni.
Anna Paquin interpreta Laurie. Canadese, ha conquistato l’Oscar come miglior attrice non protagonista giovanissima, con lo splendido Lezioni di piano, e poi è finita nel cast dei primi tre X – Men a vestire i panni di uno dei personaggi più amati dai fan, la sfortunata Rogue. Tra gli altri suoi film ricordo Jane Eyre, Bugie, baci, bambole & bastardi, La 25esima ora e Scream 4 (che devo ancora vedere!!). Anche produttrice, ha 29 anni e tre film in uscita.
Dylan Baker interpreta Steven. Americano, ha partecipato a film come The Cell – La cellula, Era mio padre, Spider Man 2 e Spider Man 3, oltre a serie come Miami Vice, Oz, CSI, Ugly Betty e Dr House. Ha 52 anni e tre film in uscita.
Leslie Bibb interpreta Emma. Americana, ha partecipato a film come Talladega Nights: The Ballad of Ricky Bobby, Iron Man e Iron Man 2, oltre a serie come Quell’uragano di papà, E.R. Medici in prima linea, Nip/Tuck e CSI: Miami. Anche produttrice, ha 37 anni e due film in uscita.
Tra gli attori, segnalo la presenza di Tahmoh Penikett, che interpreta uno dei due fidanzati nell’introduzione (era lo sbirro che si alleava con Echo nella serie Dollhouse). Se Trick’r Treat vi fosse piaciuto, consiglierei la visione di un'altra divertente pellicola “a tema”, Giovani diavoli. Intanto, io vi lascio con un inquietante corto animato diretto dallo stesso regista, Season’s Greetings, del 1996, da cui è stato tratto il film recensito (che mi pare passassero tempo addietro o su MTV o su quel contenitore di corti che, di tanto in tanto, trasmettevano su Italia Uno...). ENJOY!!!