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venerdì 11 gennaio 2019

Suspiria (2018)

Nonostante il boicottaggio del multisala savonese, finalmente sono riuscita a vedere anche Suspiria, uno degli horror che più aspettavo quest'anno, diretto nel 2018 dal regista Luca Guadagnino.


Trama: la giovane Susie si reca a Berlino per frequentare la rinomata accademia di danza di Madame Blanc. Lì, tra misteriose sparizioni e inquietanti incubi, la ragazza si ritroverà invischiata in qualcosa di sovrannaturale...



In mezzo a remake stantii, omaggi terrificanti, rovinatori d'infanzie assortite, ecco spuntare, come la Venere dalle acque, il buon Luca Guadagnino. Il quale, messe da parte le atmosfere bucoliche e delicate di Chiamami col tuo nome, decide di abbracciare quelle fredde e deprimenti di una Berlino Est anni '70, dove il punk va a braccetto con le bombe, non smette di piovere o nevicare nemmeno per sbaglio e la gente muore o sparisce senza un perché, lo spettro della seconda guerra mondiale ancora troppo vicino agli abitanti sconfitti. Nel giro di sei capitoli e un epilogo, Guadagnino si appropria dell'ispirazione Argentiana, partendo dalle suggestioni di quello che per me è il film più bello del vecchio Darione, e va in tutt'altra direzione, scegliendo di raccontare una storia di donne che lottano con le unghie e con i denti per affermarsi in una società che ancora le vuole come sesso debole, schiacciate dalle scelte degli uomini e dalle convenzioni sociali e religiose; nel mondo chiuso dell'accademia di Madame Blanc, dove il maschio viene ridotto ad inutile oggetto da irridere, riti inquietanti mirano a far tornare in forze la "Madre", entità apparentemente primordiale, sicuramente malvagia ma forse, solo forse, anche fautrice di un positivo rinnovamento se "usata" per il bene comune. La congrega capitanata da Madame Blanc è popolata da donne inquietanti, vere e proprie streghe dall'animo insondabile, che allevano giovani fanciulle non solo per amor dell'arte ma anche e soprattutto per i propri scopi. A queste ultime, poverelle, non resta altro da fare che danzare in lieta ignoranza abbracciando i quotidiani incubi notturni senza porsi troppe domande, oppure ribellarsi ad un destino che nessuno riesce bene a comprendere, staccandosi da un luogo che offre sicurezze ma richiede troppo in cambio, andando incontro a conseguenze nefaste; Patricia, Olga, chissà quante altre ragazze "interrotte" sono scomparse nelle tumultuose strade di Berlino, trascinate da fantomatiche brutte compagnie o distratte dai mali terreni del mondo ma Susie no. Susie, lei, è nata per danzare, per sfruttare le sue incredibili capacità onde fuggire dal giogo della famiglia hamish e della madre morente, per essere la donna migliore possibile, non importa a quale prezzo. Non è la Susy di Dario Argento, quella ragazzetta che si limitava a svenire e che giusto per botta di fortuna, sul finale, riusciva ad uccidere la Madre: ben lontana dall'essere agnellino sacrificale, la Susie di Guadagnino è forte e determinata, probabilmente già a metà film intuisce cosa si nasconde dietro il fuoco sacro dell'arte che la muove ma non gliene frega assolutamente nulla.


Il Suspiria di Guadagnino non è dunque un film da vedere senza collegare il cervello e sicuramente necessita almeno di una seconda o terza visione per essere compreso al meglio, senza venire distratti dalla trama principale e dal fascino dell'horror, ché le sottotrame dell'attentato terroristico, reiterata in ogni modo per tutto il film, e del Dr. Klemperer sono ugualmente importanti e fondamentali al fine di capire appieno ciò che scorre sullo schermo. E siccome è già un miracolo che io sia riuscita a vederlo solo una volta, sarà meglio che mi concentri su quello che colpisce di più di Suspiria, anche ad una prima visione superficiale, ovvero la bellezza della messa in scena e delle musiche, la cupa e deprimente fotografia, la versatilità degli attori. La prima morte che avviene sullo schermo è un capolavoro di regia e montaggio, una danza crudele dalle conseguenze impensabili e terribili; personalmente, sono un'ENORME detrattrice di Dakota Johnson ma è chiaro che qui la ragazza si è fatta il mazzo e i suoi movimenti, i suoi respiri, la determinazione che muove il suo personaggio entrano nella pelle dello spettatore che non può che rimanere ammutolito, affascinato davanti alle prove prima e all'esecuzione poi dell'inquietante spettacolo denominato Volk. Ogni numero di danza, a dire il vero, supera di parecchio il barocchissimo finale (al limite del trash, soprattutto per il trucco della Markos, che pare quello di un suppliziante) che ha spinto molti a paragonare Suspiria a Le streghe di Salem. Ora, per quanto sia una delle poche a cui è piaciuto il film di Rob Zombie, capisco persino io che le due pellicole giocano due campionati diversi e che l'opera di Guadagnino è intrisa di una raffinatezza e di una grazia impensabili per Zombie, caratteristiche che si palesano anche davanti alle peggiori macellate e ad uno schermo interamente ricoperto di rosso, l'unico colore "saturo" dell'intero film, capelli della Johnson compresi. Al limite, se vogliamo fare paragoni, possiamo scomodare The Neon Demon, al quale ho pensato durante i deliranti incubi di Susie, ma anche qui parliamo di due cose completamente diverse, ché Guadagnino non perde mai il filo del discorso, non indulge nei colori sgargianti dell'originale argentiano e non offre il fianco alla voglia di privilegiare una regia visionaria a scapito della linearità della trama. E poi, nessuno dei due film aveva la meravigliosa Tilda Swinton a riempire quasi ogni scena, in tre diverse incarnazioni: donna, uomo, mostro. Ecco, questa moltiplicazione di ruoli è qualcosa su cui vorrei riflettere quando avrò modo di riguardare Suspiria senza essere catturata dalle splendide melodie di Thom Yorke e dall'ansia di quei sospiri concitati. Se qualcuno ha qualche bella interpretazione da offrire, ci sono sempre i commenti, nel frattempo consiglio a tutti di non perdere questo purtroppo mal distribuito Suspiria perché è davvero uno spettacolo!


Del regista Luca Guadagnino ho già parlato QUI. Dakota Johnson (Susie Bannon), Tilda Swinton (Madame Blanc/Dr. Joseph Klemperer/Helena Markos), Chloë Grace Moretz (Patricia), Mia Goth (Sara) e Jessica Harper (Anke) le trovate invece ai rispettivi link.


Se Suspiria vi fosse piaciuto recuperare l'originale di Dario Argento e aggiungete Inferno e La terza madre per avere un quadro più completo. ENJOY!


giovedì 10 gennaio 2019

(Gio)WE, Bolla! del 10/1/2019

Buon giovedì a tutti! Vi farà piacere sapere che lo splendido Vice - L'uomo nell'ombra ha fatto capolino e lo stesso vale per Van Gogh, già uscito la settimana scorsa, almeno al multisala. Al cinema d'élite hanno fatto invece direttamente il colpaccio. Andiamo quindi a vedere quali novità sono state riservate a noi poveri plebei di provincia... ENJOY!

Benvenuti a Marwen
Reazione a caldo: Che indecisione!
Bolla, rifletti!: Il trailer mi è parso molto carino ed effettivamente voglio bene sia a Zemeckis che a Steve Carell. Il problema è che ancora devo vedere Ralph spacca internet (probabile futuro candidato agli Oscar) e le critiche d'oltreoceano stanno letteralmente facendo a pezzi il film di Zemeckis, quindi non saprei davvero che fare!!

Attenti al gorilla
Reazione a caldo: NO.
Bolla, rifletti!: C'è Frank Matano, quindi no a prescindere. La voce del gorilla, come viene sottolineato nel trailer di quest'ennesima commediola familiare, è di Claudio Bisio e la vastità del ca**o che me ne frega è inquantificabile.


Non ci resta che il crimine
Reazione a caldo: Mah.
Bolla, rifletti!: Visti gli interpreti e la trama stranamente "particolare" per la commedia italiana, questo film potrebbe anche andarmi a genio. Il problema è che La befana vien di notte mi ha traumatizzata, inoltre subodoro una porcata simile a Brutti e cattivi, quindi eviterò.

E finalmente, al cinema d'élite arriva...


Suspiria
Reazione a caldo: Affascinante.
Bolla, rifletti!: Non essendo certa che da qualche parte lo avrebbero programmato, sono corsa a Genova a vederlo proprio ieri e ne parlerò nei prossimi giorni. Savonesi e non, non perdetelo perché è splendido, davvero.


giovedì 25 febbraio 2010

Suspiria (1977)

Dopo essermi occupata per un paio di post di film recentissimi, torno ora a parlare di qualche sano horror “vintage” e per certi versi storico. Premesso che non amo molto Dario Argento, tra i suoi film comunque il mio preferito in assoluto rimane non già il più famoso Profondo Rosso ma l’horror Suspiria, da lui diretto nel lontano 1977.


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La trama: Suzie Tanner è una promettente ballerina americana, che decide di iscriversi ad una prestigiosa accademia di danza in Germania. Lì, a mano a mano che i cadaveri e le sparizioni aumentano, scopre che un mistero molto pericoloso si cela tra le mura della scuola.


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Suspiria è il primo film della cosiddetta “trilogia delle tre Madri”, continuata poi nel 1980 con Inferno e conclusasi nel 2007 con La terza madre, appunto. Le tre pellicole rappresentano la principale incursione nell’horror di un regista che, nonostante i luoghi comuni, è sempre stato specializzato in sanguinolenti thriller, a volte contaminati da qualche sprazzo “sovrannaturale”. E senza dubbio Suspiria è il più bello dei tre: Inferno lo vidi ormai un sacco di anni fa, almeno dieci, e ammetto che non mi è rimasto molto impresso, mentre Suspiria ho sempre avuto voglia di rivederlo. Il motivo credo sia da ricercare (oltre che nella mia innata perversione) nel fatto che il film riunisce delle splendide immagini, una trama inquietante e una musica che ti entra nella testa e non ti lascia più.


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Partiamo dalla prima cosa che colpisce, ovvero le immagini. A differenza degli ultimi, orrendi film del nostro, Suspiria è curato da morire, e la mano dell’Autore si vede benissimo, fin dall’inizio. Le luci e i colori sono importantissimi e predominano quelli forti come il rosso sangue, il verde acceso, il blu elettrico, che possono essere scorti nell’illuminazione di ogni corridoio o finestra delle stanze dell’Accademia, ma anche all’Aereoporto, quando Suzy arriva per la prima volta in Germania. Ogni omicidio, per quanto assurdo potrebbe sembrare, è preceduto o seguito da immagini che sembrano fatte ad arte, delle piccole, macabre tele; un esempio eclatante è la morte dell’amica di Suzy, che richiama molto la passione di Cristo e la Sua corona di spine, quando la povera ragazza rimane impigliata in enormi matasse di filo di ferro. Altre immagini inquietanti ed indimenticabili sono le ombre che si stagliano contro una piazza vuota, i terribili occhi che compaiono dal nulla, attraverso un vetro oscurato, la doppia morte iniziale, che si conclude in una macabra pioggia di vetri infranti. Senza contare ovviamente il confronto finale con la strega, dove gli scenografi si sono dati particolarmente da fare per creare un ambiente claustrofobico e al contempo misterioso, prima delle spettacolari deflagrazioni finali.


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Come ho detto, quello che concorre a rendere il film inquietante e che completa degnamente le immagini è la colonna sonora dei Goblin. Ora, io di musica non me ne intendo, quindi perdonatemi se non mi saprò spiegare al meglio, ma non sono nemmeno così arrogante da pensare che, nonostante il pezzo più famoso di Suspiria stia venendo da tempo utilizzato nel gioco di Rai Uno Affari Tuoi, lo conoscano tutti. Immaginatevi quindi tutto il film percorso da un inquietante suono di carillon unito a dei sospiri, al respiro roco di una strega… aggiungeteci un’altra musica incalzante, composta da urla spettrali accompagnate da rulli di tamburi e colpi (si dice così??) di piatti. No, non potete immaginarla perché io mi spiego da cani, ma almeno vi costringerò a guardare il film o a cercarne la colonna sonora! Vi assicuro che è molto efficace e tiene davvero col fiato sospeso.


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Ultima cosa, per una volta la trama non è insensata e piena di buchi logici, e gli attori sono molto bravi, soprattutto la protagonista, delicata e forte allo stesso tempo (i bei tempi in cui Argento non infilava ancora la figlia Asia dappertutto…). Il film scorre senza intoppi dall’inizio alla fine, lasciando intatta la suspence e fornendo allo spettatore delle spiegazioni plausibili, nonostante alcuni ovvi picchi di trash forniti dalla presenza delle due “tate” o badanti, o quel che sono, senza dimenticare la comparsata di Miguel Bosé nei panni di un ballerino che concupisce timidamente la protagonista. Anche i dialoghi sono a volte altrettanto trash, come per esempio il litigio tra due ballerine basato sul fatto che i nomi che iniziano per “S” sono nomi di serpenti (…no comment), mentre invece alcuni personaggi avrebbero potuto essere sfruttati meglio, come per esempio il demoniaco bimbetto che deambula per tutto il film senza che venga mai chiarita la sua origine o la sua funzione. Comunque, Suspiria è un film che in generale consiglio, in primis agli appassionati di horror ovviamente, ma anche a chi ne è digiuno e vuole vedere un bell’esempio di horror italiano.


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Di Udo Kier, che compare come psicologo esperto di esoterismo, e che tornerà come prete ne La Terza Madre, ho già parlato nel post dedicato all’omonimo film, dove ovviamente troverete anche notizie sul regista Dario Argento.


Jessica Harper interpreta la protagonista, Suzie. L’attrice americana, che è anche cantante e compositrice, ha ripreso il ruolo storico di Janet Weiss nel “seguito” del Rocky Horror Picture Show, Shock Treatment, e ha inoltre recitato in Minority Report, mentre per la TV la troviamo in episodi di Moonlighting, Racconti di mezzanotte, Ally McBeal e Settimo cielo. Ha 61 anni.


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Alida Valli interpreta l’ambigua miss Tanner, la direttrice. Attrice italiana diventata assai famosa per la sua interpretazione in Senso, di Luchino Visconti, e attiva fin dagli anni ’30, possiamo ritrovarla in tutta la sua grazia ne Il caso Paradine di Hitchcock, Lisa e il Diavolo di Mario Bava, Novecento, l’altro film della Trilogia delle Madri ovvero Inferno e in Sogni mostruosamente proibiti. L’attrice è morta nel 2006 all’età di 85 anni.


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Di questo film pare che sia in produzione un remake previsto entro la fine dell’anno e diretto da un certo David Gordon Green. Ho già paura, ma non in senso buono. Una piccola curiosità: Daria Nicolodi, storica compagna del regista nonché cosceneggiatrice del film da la voce alla malvagia strega Elena Markos. Inoltre, non so se è una citazione o meno, ma la scena del cane che si rivolta contro il suo padrone cieco è praticamente identica a quella girata da Fulci nel suo E tu vivrai nel terrore... l'Aldilà. E ora vi lascio con l'inquietante colonna sonora dei Goblin e i terribili versi di Claudio Simonetti.. ENJOY!!




giovedì 8 novembre 2007

La Terza Madre (2007)

Dopo mesi di assenza da questo blog, torno per parlare de La Terza Madre di Dario Argento, film temuto fin dai primi trailer e molto atteso. L’attesa è stata ripagata ampiamente, così come il buon Dario si è bellamente vendicato di chi, me compresa, lo dava per spacciato dopo gli ultimi due orrendi film, Non ho sonno e Il Cartaio.

 


 

Per i miscredenti che ancora non conoscessero la trama di una trilogia che iniziò nel lontano 1977 con Suspiria (30 anni giusti!) e continuò nel 1980 con Inferno, eccola qui: esistono tre potenti streghe, chiamate Madri, giunte fino ai giorni nostri e residenti in Germania (Mater Suspiriarum), New York (Mater Tenebrarum) e Roma (Mater Lachrimarum), il cui unico scopo è portare morte, caos e distruzione. Nel 2007, le prime due madri sono state distrutte (rispettivamente in Suspiria e Inferno), ma il ritrovamento di un'urna nel cimitero di Viterbo risveglia la Madre delle Lacrime, e Roma piomba in una seconda era di oscurità e morte. Trovatasi in mezzo agli strani eventi, Sarah Mandy (Asia Argento, brava ma inascoltabile) sarà costretta ad affrontare l’eredità della mamma, potente strega bianca, e cercare di eliminare la Madre, prima che la strega elimini lei..

 




Nonostante Argento venga acclamato come regista horror, in realtà gli excursus del regista nel fantastico e nel film d’orrore propriamente detto sono davvero pochi, e la trilogia delle Madri è forse il più fulgido esempio di questo breve ma intenso filone. La Terza Madre non delude le aspettative dei fans, a partire dai titoli di testa, molto evocativi, e scanditi dalle musiche del veterano Claudio Simonetti.



E’ un film “italiano”, e si vede, nonostante le ovvie influenze USA. C’è una sottile inquietudine “sporca”, “malata”, che da sempre pervade le pellicole dell’horror italiano, memorabili e meno, una certa rozzezza, rispetto a un horror USA più patinato, che entra sottopelle, e disturba anche durante le scene meno cruente. Questa Terza Madre è un mirabile esempio di questa mia teoria. Un film di atmosfera, di ambiente, più che di interpreti, risibili come in tutti i film di Dario Argento, maledizione del cinema italiano.

 

L’inizio, con le inquietanti musiche di Simonetti che sottolineano il ritrovamento dell’urna, l’immagine che si vede nell’obbiettivo della macchina fotografica, la solitudine del sacerdote che sigilla l’urna, insinuano già un senso di disturbo, prima ancora che il film colpisca con la scena cruentissima al museo, con l’efferato omicidio di una ricercatrice e che da poi il via a tutto il film.

 

Mano a mano che il potere della Madre si accresce, le immagini mostrano una Roma sull’orlo della catastrofe. Prima pochi episodi isolati, di una crudeltà spaventosa, poi la follia viene mostrata in tutta la sua forza, violenza in ogni angolo di strada mentre i pochi ancora sani camminano spaesati, inquieti. Fantasia, certo, ma non molto distante dalla realtà, dove crimini assurdi possono capitare persino sotto casa, soprattutto negli ultimi tempi, senza bisogno di streghe che camminano in branchi per la strada. Solo questo pensiero basta a rendere il film ancor più disturbante.

 

Gli interni, altro tasto dolente. Al di là della casa e delle catacombe dove si svolge l’ultima parte del film, gli altri ambienti sono oscuri, claustrofobici, squallidi, vecchi. Ogni casa è piena di porte, che danno su ambienti oscuri, come fossero delle bocche pronte ad inghiottire i protagonisti. Sembrano tanti labirinti, ambienti insicuri, così come la stazione, il treno: in una città impazzita non ci si può mimetizzare, neppure nella folla. Anzi, della folla bisogna avere paura, perché anche gli assassini si possono nascondere, come noi.






Passando alla parte più “tecnica”, tralasciando gli attori orrendi (tranne le vecchie glorie Udo Kier e Philippe LeRoy, che interpretano quei ridicoli “saggi”, tanto cari ai registi italiani, quelli che puntualmente aiutano la protagonista o almeno ci provano, prima di fare solitamente una morte orrenda), gli effetti speciali sono efferatissimi ed eccellenti (tranne quel palese bambolotto di plastica che cade dal ponte), opera del maestro Sergio Stivaletti. Argento ha finalmente mandato a quel paese il timore della censura televisiva e decisamente non si risparmia, creando un film che è degno del divieto che porta: donne sventrate e strangolate con le loro stesse interiora, una picca che si infila dove ASSOLUTAMENTE non dovrebbe, crudeltà verso i bambini e via dicendo, fino ad un finale disgustoso a base di liquami e cadaveri. Le già citate musiche sono molto evocative, richiamano quelle splendide di Suspiria e la canzone finale, cantata dai Daemonia, non fa rimpiangere i vecchi Goblin. Interessante la sequenza disegnata che racconta la genesi dell’urna, che ricorda tanto le strisce della Bonelli, ma di cui purtroppo non riesco a trovare informazioni.



 

Passiamo ora alle “pecche”: innanzitutto Asia Argento, ma anche il personaggio che interpreta. La cara Mandy è di una demenza rara, ai limiti del ridicolo, e pure parecchio infame. Lei corre, basta che corra. Scappa di qua, scappa di là, non sa nemmeno lei dove, invocando la madre, lasciando non una ma tre volte i suoi alleati a morir nelle mani dei mostri che la seguono, sempre con quell’aria da drogata in cerca di spicci. Mai una volta che capisse quello che le dicono. E la figura in sé della strega “buona” guidata da una Daria Nicolodi che svolazza per il film neppure fosse Yoda ( a un certo punto le dice addirittura “Usa la forza” o una cosa molto simile…) è ridicola, sia per i poteri, che le consentono di chiudere gli occhi e sparire, sia per il fatto che alla fine non sarà la magia a sconfiggere una Madre che poteva essere ammazzata anche da un bimbo di cinque anni. Il finale è un altro punto dolente.. l’aspettativa che si crea durante il film viene distrutta da una fine ridicola, velocissima e che non rende alcuna giustizia alle Tre Madri. Un’altra cosa assurda, a parer mio, è la scimmia che vaga per il film, tuttavia molto più carismatica della cara Asia e di cui non si capirà mai il ruolo.

 

In definitiva, nonostante tutto, Argento è riuscito a tirare le fila della sua trilogia, creando un film decisamente inquietante, per una volta comprensibile, con degni rimandi anche alle pellicole che lo hanno preceduto. Forse inadatto a chi cerca un Argento prima maniera, ma abbastanza vicino alle sue pellicole più gradevoli.

Dario Argento, il regista nonché sceneggiatore del film. Basta il nome per dire tutto, cineasta tra i più amati dell'horror/thriller nostrano. Degno padre delle due attrici Asia e Fiore Argento, meno famosa della sorella. Tra le opere del nostro, ricordo L'uccello dalle piume di cristallo, Il Gatto a nove code, 4 mosche di velluto grigio, Profondo Rosso, Suspiria, Inferno, Tenebre, Phenomena, Opera, Due occhi diabolici seguite dall'inevitabile declino con pellicole inguardabili come La sindrome di Stendhal, Il fantasma dell'Opera, Non ho sonno e Il cartaio. Ha collaborato alla serie Masters of Horror con l'episodio Jenifer e Pelts. Ha 67 anni.










Asia Argento interpreta Sarah Mandy, figlia di colei che indebolì Mater Suspiriarum. Ora, io DETESTO Asia, per me non sa recitare e soprattutto non si può sentire, ma passa per un'attriciona cool, soprattutto in America, dove tutti parlan con le patate in bocca quindi forse il suo difetto di pronuncia non viene notato, nel mucchio. Tra i suoi film, per la maggior parte diretti o prodotti dal papà, ricordo Demoni 2 - L'incubo ritorna, La Chiesa,  Trauma, La sindrome di Stendhal, New Rose Hotel di Abel Ferrara, Il Fantasma dell'Opera, I Miserabili (versione TV), XXX  (Asia Argento maledetta tatuaggio passera, come scrisse Stefano Disegni), La terra dei morti viventi, Maria Antonietta. E' anche regista e scenggiatrice. Ha 32 anni e due film in uscita.



Coralina Cataldi – Tassoni interpreta Giselle, la prima vittima della Madre. La signora Tassoni è già stata ospite del mio blog in quanto protagonista dell’orrido ed indimenticabile Il Bosco 1 inoltre è vecchia conoscenza anche dei fans di Dario. Infatti ha recitato in Demoni 2 - L'incubo ritorna, Opera e La sindrome di Stendhal. La signora ha 46 anni.


















Udo Kier interpreta uno degli ultimi esorcisti riconosciuti dal vaticano, Padre Johannes. L’attore tedesco è un volto noto per chi ama l’horror, il trash d’annata e non solo. Tra i suoi film ricordo i due capolavori trash italiani di Wharol, Il mostro è in tavola, Barone Frankenstein e Dracula cerca sangue di vergine.. e morì di sete, Histoire d’O, Spermula, Suspiria (dove non interpretava l’esorcista ma un dottore), Ace Ventura: l’acchiappa animali, Il Regno e Il Regno II di Lars von Trier, Johnny Mnemonic, Armageddon, Blade, L’ombra del vampiro, Dancer in the Dark, l’episodio diretto da Carpenter dei Masters of horror, e il trailer diretto da Rob Zombie per GrindHouse. Un mito, insomma. Ha 63 anni e cinque film in uscita.











Daria Nicolodi interpreta Elisa Mandy, la madre di Sarah, lo spirito di Yoda. La signora Nicolodi è la storica compagna del sor Dario, seppur non siano mai stati sposati. E’ la madre di Asia anche nella realtà e musa di parecchi film del nostro, tra cui ricordo: Profondo Rosso, Inferno (anche lei come Udo Kier interpreta non lo stesso personaggio di questo film, morta cronologicamente prima degli eventi di Suspiria, ma Anne), Phenomena, Opera, Paganini Horror (mostruosità trash di cui parlerò, persino sceneggiato dalla Nicolodi!) e La setta. Ha 57 anni.

 






E ora divertitevi con questa scena di Suspiria.... enjoy! ^___^











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