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martedì 19 giugno 2018

American Gangster (2007)

Dal mucchio della collezione di film, DVD, BluRay e quant'altro è cicciato fuori qualche tempo fa American Gangster, diretto nel 2007 dal regista Ridley Scott.



Trama: Frank Lucas, criminale di Harlem, riesce a diventare un pezzo grosso importando droga dal Vietnam. Il poliziotto Richie Roberts mette quindi in piedi una task force per cercare di smontare il novello impero di Lucas...



Nonostante American Gangster fosse, fin dal titolo, uno di quei film corali sul mondo della malavita che tanto adoro, all'inizio non mi aveva catturata. So che non si guardano i film "a pezzi" ma purtroppo ho pochissimo tempo libero e American Gangster dura quasi tre ore, quindi sono stata costretta a guardarlo in tre tornate e devo dire di aver sofferto parecchio l'ora "introduttiva". Forse per gli attori coinvolti, ché Washington e Crowe non sono mai stati tra i miei preferiti, forse per lo stile di Scott, sicuramente non accattivante quanto quello di Scorsese, sta di fatto che appassionarmi alla storia vera di Frank Lucas, criminale di colore impegnato a diventare il re della droga ai tempi della guerra in Vietnam, è stato difficile quanto entusiasmarmi davanti all'indagine di Richie Roberts, poliziotto "reietto" in quanto unico sbirro onesto all'interno di un dipartimento composto al 90% da agenti corrotti. Sia Frank che Richie, a differenza dei miei criminali e poliziotti preferiti, mi hanno conquistata in maniera lenta e graduale, imponendosi come personaggi a tutto tondo solo dopo essersi aperti un po' di più e, soprattutto, dopo che le loro storie hanno cominciato ad intrecciarsi tra indagini e depistaggi, fallimenti da entrambe le parti e sconfitte a livello umano, arrivando a palesare più punti in comune che differenze; entrambi i personaggi, inconsciamente o meno, desiderano essere "speciali" (un po' come l'agente speciale Trupo, tale solo di nome) ed eccellere nel loro lavoro, facendosi portavoce di valori quasi un po' antichi, che ognuno riconosce come fondamentali nell'ambiente in cui si ritrovano a gravitare. Fin dall'inizio, Frank viene descritto come un criminale vecchio stampo, intimamente legato al suo quartiere d'origine e agli insegnamenti del suo ex boss, al punto che chiunque sgarri sotto la sua giurisdizione viene punito con spietata violenza. La sua è la tipica storia di ascesa e caduta, una rovina causata da un unico momento di "frivolezza" che consente a Roberts di accorgersi di Frank per la prima volta, superando pregiudizi razziali presenti anche nel mondo del crimine: Frank Lucas, in quanto nero, viene considerato un pesce piccolo sia dagli altri boss, costretti poi a piegarsi al suo potere, sia dai poliziotti, convinti che gli unici criminali in grado di detenere il monopolio sulla droga "del momento" siano i mafiosi italiani. Se Frank è l'uomo d'affari della situazione, Richie Roberts viene invece ritratto come un "proletario" in carriera, dotato di pelo sullo stomaco e un sacco di umanissimi difetti in grado di rendere la sua vita familiare un inferno ma anche di rara intelligenza e perseveranza, due qualità che gli hanno consentito nel tempo di arrivare lontano... e stringere amicizia con la persona più impensabile.


Nonostante le mie diffidenze iniziali, bisogna dire che Washington e Crowe offrono delle interpretazioni intense e perfette, ognuno a modo suo. Il buon Denzel punta a tirare fuori la "normalità" di Frank Lucas, a mostrare una facciata di rispettabilità con un'interpretazione misurata che solo talvolta lascia il posto alla follia di una violenza che comunque non è mai caricata; questa scelta probabilmente impedisce al personaggio di fissarsi nella memoria dello spettatore come altri suoi "colleghi" famosi ma rende Frank una figura affascinante e borderline, una sorta di "legale malvagio" (anche troppo legale, a detta del vero Richie Roberts, presente come consulente durante la realizzazione del film assieme a Frank Lucas) che non sorprenderebbe trovare davvero per le strade di Harlem. Dall'altra parte, Russell Crowe conferisce al suo sbirro l'espressione pesta dello sconfitto e il fisico dell'uomo d'azione cresciuto a birra e junk food, dotato del carisma di chi non nasce "capo" ma lo diventa mostrando sempre di essere un passo avanti agli altri pur senza essere odioso nonostante la missione infame che si è preposto. Il confronto finale tra i due, che avrebbero meritato un po' più di screen time insieme, è quello tra l'uomo d'affari arrogante e l'uomo della strada che non si fa incantare né dalla ricchezza né dalle belle parole ed è una gioia vedere duettare questi grandi attori, anche quando il vecchio Scott si adagia nelle atmosfere da legal drama. Ben diversa la regia di tutto ciò che precede il finale, rigorosa ma implacabile, fredda e precisa nel mostrare la violenza di un mondo dove ogni cosa può rappresentare una minaccia, sia di giorno che di notte, sia all'aperto che nelle lussuose case dei criminali o nei tristi ufficetti dei poliziotti (a tal proposito, splendide le scenografie, giustamente nominate all'Oscar ma surclassate da quelle di Sweeney Todd, opera dei nostrani Dante Ferretti e Francesca LoSchiavo). Altro aspetto gradevole del film è la colonna sonora, un mix di blues e soul perfetto per ricreare l'atmosfera anni '70 del film e piacevolmente in contrasto con ciò che aspetta Frank negli anni '90, un deprimente esempio della musica gangsta/nigga che andava di moda all'epoca... nonché l'ulteriore rappresentazione del tempo che passa, recando seco cambiamenti non necessariamente migliori, giusto per chiudere il circolo di ciò che viene detto all'inizio a Frank dal suo boss ormai anziano. Detto ciò, probabilmente American Gangster non entrerà in un'ideale top 5 dei miei gangster movie preferiti ma è comunque un grandissimo film che sono contenta di avere visto e che vi consiglio spassionatamente se, come me, siete rimasti indietro coi recuperi!


Del regista Ridley Scott ho già parlato QUI. Denzel Washington (Frank Lucas), Russell Crowe (Richie Roberts), Chiwetel Ejiofor (Huey Lucas), Josh Brolin (Detective Trupo), Ted Levine (Lou Toback), John Hawkes (Freddie Spearman), RZA (Moses Jones), Ruben Santiago - Hudson (Doc), Carla Cugino (Laurie Roberts), Cuba Gooding Jr. (Nicky Barnes), Idris Elba (Tango), Jon Polito (Rossi) e Roger Bart (Avvocato dell'esercito) li trovate invece ai rispettivi link.

Roger Guenveur Smith interpreta Nate. Americano, lo ricordo per film come Fa' la cosa giusta, Malcom X, La baia di Eva e Final Destination. Anche sceneggiatore, ha 63 anni e sei film in uscita.


Armand Assante interpreta Dominic Cattano. Americano, lo ricordo per film come Bella, bionda... e dice sempre sì, 1942 - La conquista del paradiso, Dredd - La legge sono io e Striptease, inoltre ha partecipato a serie come Il tenente Kojak e E.R. - Medici in prima linea. Anche produttore e stuntman, ha 69 anni e quattro film in uscita.


Norman Reedus, star di The Walking Dead, compare qui nei panni del detective all'obitorio mentre il rapper Common interpreta Turner Lucas, uno dei fratelli di Frank. Il film avrebbe già dovuto venire realizzato nel 2004 con Antoine Fuqua alla regia e Denzel Washington come protagonista, assieme a Benicio Del Toro; alla fine la Universal, preoccupata per il budget (Fuqua avrebbe voluto anche Ray Liotta e John C. Reilly nel cast, il primo nel ruolo di Ritchie Roberts), ha fermato il progetto, per poi riprenderlo qualche anno dopo con Ridley Scott, nel frattempo diventato molto amico di Russell Crowe. Al grande James Gandolfini era stato offerto invece il ruolo del detective Trupo ma l'attore ha rinunciato alla parte mentre il rapper 50 Cent ha partecipato all'audizione per il ruolo di Huey Lucas. Detto questo, se American Gangster vi fosse piaciuto recuperate Quei bravi ragazzi, C'era una volta in America e The Departed - Il bene e il male. ENJOY!


martedì 15 luglio 2014

NOTTE HORROR 2014: The Mangler - La macchina infernale (1995)


Finalmente è arrivato il mio turno di partecipare alla Notte Horror - Blog Edition indetta dal solito gruppetto di folli blogger al quale mi pregio di appartenere! Non vedevo l'ora infatti di parlare di uno dei film che più mi aveva colpita in quelle folle notti de paura, ovvero The Mangler - La macchina infernale (The Mangler), diretto nel 1995 da Tobe Hooper e tratto dal racconto Il compressore di Stephen King, contenuto nella raccolta A volte ritornano.


Trama: alla lavanderia Blue Ribbon succedono orribili e sanguinosi incidenti ogni volta che i dipendenti si avvicinano troppo al mangano. Un detective si mette ad indagare e scopre un terribile segreto...


The Mangler all'epoca mi aveva sconvolta, non ci avevo dormito la notte. Era stato eletto subito (complici la presenza di Englund e il nome Stephen King) come uno dei miei horror preferiti e devo avere consumato la cassetta a furia di riguardarlo, tanto che posso tranquillamente citare dialogo per dialogo la prima ventina di minuti. Dopo i quali il film diventa fuffa, sia chiaro, ma da ragazzina non lo capivo mica. The Mangler parte infatti col botto, annichilisce lo spettatore con fiumi di sangue, vecchie ridotte a stracci (giuro!!), urla come se gli attori non avessero un domani e, su tutto, il terribile Robert Englund che incombe sui poveri dipendenti come un ave caroñero sbraitando improperi contro quella "stupida vacca" della Signora Frawley prima di concupire con occhio (uno) voglioso una delle giovani impiegate. E il film potrebbe finire lì. O, meglio, potrebbe andare avanti a pezzi, saltando direttamente agli altri due o tre momenti tremendamente gore ed evitando tutto il contorno fatto di pippe mentali del protagonista, il solito poliziotto abbattuto dal diludendo di un passato di morte e sfiga, incazzoso come un'ape, ignorante come una capra di Biella e stranamente non alcoolizzato (però è zoppo, gobbo e quando si stupisce un'occhio diventa più grande dell'altro, tipo Popeye). Eh sì, avrete capito che, tolto il povero Englund che gigioneggia come al solito, coperto da un trucco che lo rende più che orrendo e che sembra stato ripreso, in alcuni dettagli, dritto dal BELLISSSSSSSSIMO Le notti proibite del Marchese De Sade, il resto del cast va dal livello guitto a quello imbarazzante e questo vale sia per i protagonisti che per le comparse: evidentemente, anche prendere il Jame Gumb de Il silenzio degli innocenti e schiaffarlo a fare il protagonista non si è rivelata un'idea geniale, col senno di poi.


Ed è buffo che sia proprio Englund, assieme al gore, a salvare The Mangler dalla caterva di insulti che meriterebbe visto che, di fatto, tutto il plot del patto col Diavolo e la saggia massima "non fidarti della gente a cui manca un pezzo di corpo" sono stati aggiunti per rimpolpare un racconto che era interamente basato su sfigatissime coincidenze, dannosa incompetenza... e finiva in modo tale da provocare altro che UNA notte insonne. Almeno un mese. La sceneggiatura, scritta a tre mani dallo stesso Hooper, Stephen Brooks e Harry Alan Towers (sceneggiatore, tra l'altro, di Dieci piccoli indiani trinceratosi, chissà perché, dietro lo pseudonimo di Peter Welbek), è un tentativo noiosissimo e raffazzonato di allungare la broda, con dialoghi imbarazzanti, concetti ripetuti allo sfinimento e personaggi che non sanno, per dirla alla Guzzanti, né quando stanno andando né quando stanno facendo su questa Tèra. E la finisco qui altrimenti Zio Tibia mi da tante di quelle cartelle che mi leva dal mondo, facciamoci una bella iniezione di nostalgia e ricordiamoci perché The Mangler merita comunque un posticino nel mio cuore. Perché pare che Tobe Hooper abbia abbandonato il film quasi completato lasciandolo in mano a tale Avant Singh, non accreditato. Perché il doppiatore di Englund è un porcone ringhiante. Perché fa più paura il vecchio fotografo impiccione del mangano. Perché i due protagonisti si sfondano di cibo come se non avessero un domani (ed effettivamente...). Perché una signora si ritrova una ghiacciaia in un giardino, non sua, e la lascia lì, senza chiedersi perché né trovarle un posto più consono. Perché una ghiacciaia, sempre lei, la esorcizzi a martellate ma un mangano col razzo. Perché, per liberarsi dalla stretta di una stiratrice, è molto più semplice prendere a revolverate l'orlo dell'impermeabile invece di toglierselo di dosso. Perché Robert Englund riesce a diventare uno dei migliori Robot Transformer di sempre. Perché l'attrice che interpreta Shelly, sul finale, passa dall'essere scialba al semplicemente imbarazzante. Vedere per credere. Ciao, zombetti!!!


Del regista e co-sceneggiatore Tobe Hooper ho già parlato qui. Robert Englund, che interpreta William "Bill" Gartley, lo trovate invece qua.

Ted Levine (vero nome Frank Theodore Levine) interpreta John Hunton. Americano, indimenticabile Jame Gumb de Il silenzio degli innocenti, ha partecipato a film come Heat - La sfida, Flubber - Un professore tra le nuvole, Wild Wild West, Evolution, Fast and Furious, Memorie di una geisha, Le colline hanno gli occhi, Shutter Island e a serie come Monk. Ha 57 anni e cinque film in uscita.


Riguardandolo per l'occasione ho capito che su Notte Horror andava in onda la normale versione R-Rated ma ne esiste anche un'altra, la Director's Cut con qualche dettaglietto gore in più, soprattutto quando il mangano ci da dentro a stirare gente. Esistono anche, ahimé, due seguiti della pellicola, The Mangler 2 del 2002 (Lance Henrikssen compare come guest star ma come il film possa essere definito seguito non si sa visto che il demone diventa un virus del computer...) e The Mangler Reborn del 2005 (la guest star stavolta è Reggie Bannister e il film ha di nuovo il mangano come protagonista), entrambi usciti direttamente sul mercato dell'home video: mi si dice che il Reborn sia meglio del 2 ma, per amore dell'originale, non ho alcuna voglia di recuperarli! Meglio invece guardare Christine - La macchina infernale... o tutti gli altri film di cui abbiamo parlato e parleremo nella nostra Notte Horror, dei quali segue l'elenco. ENJOY!

GIA' PUBBLICATI:
Dovevi essere morta su Il giorno degli zombi
Mimic su Non c'è paragone
Brivido su Solaris
Vamp su Montecristo

IL PROGRAMMA COMPLETO!



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