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domenica 30 marzo 2014

Captain America - Il primo vendicatore (2011)

Siccome il divino Leo Ortolani nel suo blog ha magnificato le lodi di Captain America – The Winter Soldier e siccome c’è già la fila di amici che mi chiedono “Andiamo?”, per ogni evenienza ho recuperato Captain America – Il primo vendicatore (Captain America: The First Avenger), diretto nel 2011 dal regista Joe Johnston e all’epoca pesantemente snobbato dalla sottoscritta.


Trama: Steve Rogers è un ragazzo che, a causa del fisico a dir poco sottosviluppato, non riesce ad arruolarsi nell’esercito per andare a combattere al fronte durante la seconda guerra mondiale. Un giorno però uno scienziato lo seleziona per testare un siero in grado di rendere le persone dei supersoldati ed ecco nascere Capitan America, l’ultimo baluardo contro i piani del folle nazista Teschio Rosso…


Poteva andare peggio. Captain America non mi ha entusiasmata come hanno fatto Iron Man o The Avengers ma pensavo mi sarei trovata davanti un’insopportabile e cosmica camurrìa, invece alla fine la pellicola è un action abbastanza dignitoso con gli ovvi limiti che il genere comporta. La cosa buona, innanzitutto, è che l’abbondanza di umorismo (che sarebbe fuori luogo per il personaggio Capitan America tanto quanto lo è stata per Thor) tipica dei film Marvel è stata limitata a qualche battuta di spirito qui e là e poi anche la trama è molto semplice e lineare, priva di spiegoni e con pochi personaggi chiave, così che anche i neofiti possano approcciarsi alla pellicola senza maledirne i realizzatori. D’altronde Captain America – Il primo vendicatore doveva innanzitutto presentare il protagonista in modo chiaro ed immediato e, secondariamente, fare da apripista a The Avengers, quindi non credo si potesse fare diversamente e il risultato è un film raccontato come un lungo flashback che spiega chi sia il fantomatico capitano, cosa l'abbia spinto a fregiarsi di un nome così altisonante e, soprattutto, perché diamine lo ritroveremo negli Avengers quando le sue vicende risalgono all'epoca della seconda guerra mondiale. A proposito del periodo storico, forse è proprio quest'ambientazione vintage che rende Captain America un po' diverso dai soliti cinecomic; è vero che le armi tecnologiche del Teschio Rosso si sprecano e che qualche laser andava messo oppure gli adolescenti sarebbero usciti dal cinema, tuttavia per buona parte della pellicola le atmosfere sono quelle di un film di guerra ed è molto divertente vedere questo patriota sbeffeggiato e utilizzato a mo' di mascotte per la bieca propaganda dell'industria bellica. Anzi, considerata la comprensibile antipatia che si porta dietro Steve Rogers, un ometto patriottico, coraggioso, retto, probo, giusto, noioso, petulante, per dirla con le parole del Doc Manhattan un "precisino della fungia", che diventa un supereroe mantenendo queste caratteristiche fatali, vederlo perculato mentre è avvolto nella bandiera americana è praticamente il punto più alto, intelligente e pregevole del film. Il resto, alla fine, sa tanto di già visto in mille altre pellicole simili.


Per quel che riguarda attori e realizzazione, Chris Evans è un blocco di tufo. Già per quel poco che conosco il Capitan America del fumetto mi era parso che il personaggio avesse effettivamente la varietà emotiva di un gatto di marmo ma perlomeno è un omone che ispira rispetto: Evans ispira il ceffone con annesso lo "Svegliati!!! Santoddio!", ma questo l'avevo già capito guardando The Avengers. I comprimari sono un po' meglio, sempre nei limiti di quello che la trama può offrire, e sono vivacizzati dalla bravura di grandi attori o caratteristi come Tommy Lee Jones e Stanley Tucci, mentre quel povero cristo di Hugo Weaving, come al solito nascosto per buona parte del film da un trucco che lo rende irriconoscibile, è costretto in un malvagio talmente da operetta che gli mancano solo le pantomime alla Raul Cremona. Toby Jones ne esce meglio, perlomeno è più verosimile e "naturale" per azioni ed intenzioni, tuttavia Arnim Zola lo ricordavo assai simile al Kraang delle Tartarughe Ninja, un megafaccione infilato in un robot, non un ometto grassottello e basso che passa il tempo a sospirare e fuggire maledicendo il giorno in cui ha incontrato il Teschio Rosso. A dirigere questi attori di qualità altalenante c'è Joe Johnston che, a differenza degli sbulacconi Branagh, Favreau (che originariamente avrebbe dovuto dirigere Captain America, non Iron Man) e Whedon (che, tra l'altro, ha rimaneggiato un po' lo script del film) parrebbe quasi trattenersi e preferire un approccio classico, centellinando sia le scene d'azione che gli effetti speciali, proprio come se si trovasse tra le mani un film d'altri tempi. Personalmente avrei spinto un po' più l'accelleratore sulla tamarreide, nel senso che nelle mani di un Vuorensola o uno Snyder molto probabilmente l'Hydra, il Teschio Rosso e tutti i loro mezzi si sarebbero incupiti e "infighiti" parecchio, così come l'atmosfera dell'intera pellicola e, molto probabilmente, Captain America sarebbe risultato un film da ricordare e non solo un mero riempitivo pre-Avengers. Comunque, per una serata ignorante tra amici ci sta, l'importante è non essere fan del fumetto perché temo si rischi il diludendo massimo.

 
Del regista Joe Johnston ho già parlato qui. Chris Evans (Steve Rogers/Capitan America), Tommy Lee Jones (Colonnello Chester Phillips), Hugo Weaving (Johann Schmidt/Teschio Rosso), Dominic Cooper (Howard Stark), Richard Armitage (Heinz Kruger), Stanley Tucci (Dr. Abraham Erskine), Samuel L. Jackson (Nick Fury), Toby Jones (Dr. Arnim Zola), Neal McDonough (Timothy "Dum Dum" Dugan) e Natalie Dormer (Soldato Lorraine) li trovate invece ai rispettivi link.

Hayley Atwell interpreta Peggy Carter (ruolo che riprenderà anche in Captain America: The Winter Soldier). Inglese, ha partecipato a film come La duchessa e a serie come I pilastri della Terra e Black Mirror. Ha 32 anni e un film in uscita, Cenerentola di Kenneth Branagh!!


Sebastian Stan interpreta James Buchanan “Bucky” Barnes (ruolo che riprenderà anche in Captain America: The Winter Soldier). Romeno, lo ricordo per essere stato il Cappellaio Matto della serie Once Upon A Time, inoltre ha partecipato a film come Il cigno nero e ad altri telefilm come Gossip Girl. Ha 32 anni.


Immancabile come sempre il cameo di Stan Lee nei panni di un generale mentre sono saltati quello di Scarlett Johansson come Vedova Nera e ovviamente quelli di Hugh Jackman e Ian McKellen nei panni di Logan ed Erik Lehnsherr, sempre per quei problemi di diritti che dividono da anni l'universo cinematografico Marvel in tre realtà ben distinte ed impermeabili. Sono rimasti fuori anche Sam Worthington, Will Smith, Channing Tatum, Mike Vogel, Jensen Ackles, Kellan Lutz, Ryan Phillippe ed Alexander Skarsgård, tutti contattati, a diversi stadi di produzione, per interpretare il protagonista (anche Sebastian Stan era tra i candidati ma è alla fine gli è stato assegnato il ruolo di Bucky), mentre per quel che riguarda Peggy Carter sono rimaste fuori sia Gemma Arterton che Keira Knightley. Captain America - Il primo vendicatore, inoltre, non è stato il primo film girato su Cap: nel 1944 c'è stata la serie Captain America, 15 episodi che potete trovare tranquillamente in rete, nel 1979 sono arrivati il film TV Captain America e il suo seguito, Captain America II: Death Too Soon e infine nel 1990 Capitan America, distribuito anche in Italia. Se volete scavare nel vintage potete recuperare questi titoli altrimenti, se preferite invece cose un po' più moderne, sappiate che nel Blu Ray di Iron Man 3 è contenuto un corto dal titolo Agent Carter, ambientato un anno dopo gli eventi di Captain America - Il primo vendicatore ed interamente incentrato su Peggy Carter, Dum Dum Dugan e Howard Stark, con gli stessi attori coinvolti. Altrimenti, nell'attesa che escano Captain America: The Winter Soldier, Guardians of the Galaxy, Avengers: Age of Ultron e gli ancor lontanissimi Ant-Man, Captain America 3 Thor 3, se il film vi fosse piaciuto recuperate Iron Man, Iron Man 2, Iron Man 3, Thor, Thor: The Dark World e The Avengers. ENJOY!

venerdì 25 gennaio 2013

Lincoln (2012)

Nemmeno fossi fan sfegatata del regista o di Daniel Day Lewis, ieri appena uscito mi sono fiondata a vedere Lincoln, diretto nel 2012 da Steven Spielberg. E come avrebbe detto il Numero Uno di Alanfordiana memoria: "Abbuccio, gli dissi, io ormai sono troppo vecchio per questo lavoro ma..."...


Trama: il film racconta l'ultimo, sanguinoso anno della guerra di secessione americana e di come Abraham Lincoln sia riuscito a far approvare (e non abrogare come scritto prima, grazie Pio, il sonno fa questi scherzi!!) il tredicesimo emendamento, quello che avrebbe abolito legalmente la schiavitù.


Tratto non già dalle sterminate biografie dedicate al presidente USA ma dal libro di Doris Dearn intitolato Terms of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln, l'ultimo film di Spielberg non ripercorre l'intera storia del buon Abramo ma decide di concentrarsi su due aspetti fondamentali del suo secondo mandato, la guerra di secessione e l'approvazione del tredicesimo emendamento. Questi due "poli" servono al regista per tratteggiare un ritratto estremamente umano di questo grande uomo politico e di consacrarlo ai posteri come un incredibile, cialtronissimo paraculo. In senso buono, ovviamente. Nonostante, infatti, l'estrema serietà degli argomenti trattati e il difficile, terribile dilemma morale che grava col suo enorme peso sulle spalle del Presidente, buona parte della pellicola viene affrontata con piglio ironico e quasi "avventuroso", con un Lincoln amante dello scherzo e degli aneddoti, impegnato nell'ideazione di mille barbatrucchi per far passare il tredicesimo emendamento cercando contemporaneamente di distogliere l'attenzione dell'intera America dalla guerra, affiancato da un trio di esilaranti "motivatori" che cercano di comprare voti presso gli irremovibili deputati. Ovvio, adesso non pensate che Lincoln sia tutto un grande scherzo. La tensione trasuda palpabile da ogni fotogramma e si riflette negli occhi infossati di Daniel Day Lewis e del suo personaggio, un uomo costretto a decidere cosa sia meglio per la Nazione, se la libertà e l'uguaglianza di tutti, bianchi e neri, pagata col prezzo sanguinoso di una guerra infinita, oppure un trattato di pace, pagato però con la schiavitù dei neri. Come ogni buon film basato sulla Storia, Lincoln mostra insomma le luci e le ombre degli eventi e degli uomini, creando contemporaneamente un'opera in grado di intrattenere ed interessare un'ampia fetta del pubblico.


Certamente, ci troviamo davanti ad un film MOLTO verboso, quasi completamente girato in interni, fortunatamente e necessariamente graziato da attori di una bravura incredibile. Daniel Day Lewis è praticamente lo spirito di Lincoln reincarnatosi in un attore, incredibilmente magnetico, carismatico e al contempo fragile ed umanissimo; nella versione italiana lo doppia un grande Pierfrancesco Favino, ma ovviamente recupererò al più presto il film in lingua originale perché un'interpretazione come quella di Daniel Day Lewis merita la completezza ed il purismo ai massimi livelli. Sally Field e Tommy Lee Jones, i principali comprimari, sono altrettanto grandiosi e non vengono minimamente eclissati dall'ingombrante presenza del protagonista; dico la verità, ho apprezzato soprattutto l'interpretazione di Tommy Lee, che è riuscito a dare vita ad un personaggio sorprendente, incredibilmente complesso e sfaccettato, un vecchio politico disilluso e costretto ad indossare più di una maschera in società. Menzione d'onore la merita infine James Spader, cialtrone capo del trio di procacciatori di voti, una spanna sopra tutte le altre "comparsate" d'eccezione e divertentissimo fulcro comico della pellicola, che tra le guest star conta anche altri attori di altissimo livello, tutti impegnati in ruoli abbastanza importanti.


Per quel che riguarda la regia, Spielberg da il suo meglio nelle poche scene girate in esterno ovviamente. Sconvolgente la sequenza iniziale, dove viene sbattuta in faccia al pubblico tutta la triste brutalità di una guerra civile, con dovizia di baionettate, corpi squassati e sangue, ma la maestria del regista si avverte anche in altri momenti magari meno "epici", ma sicuramente molto importanti. Personalmente, ho amato tantissimo il drammatico confronto tra Lincoln e la moglie Molly, dove tutta la tensione accumulata tra i due personaggi nel corso del film esplode in una reciproca e dolorosissima confessione; sono riuscita crogiolarmi nell'ansia durante l'estenuante attesa del voto alla Camera per poi ritrovarmi, stupidamente e come se non sapessi come sarebbe andata a finire, ad esultare per la vittoria dei sì, insultando a mezza voce tutti quelli che venivano inquadrati solo per sibilare il loro dissenso; infine, mi sono commossa al momento della morte del Presidente, preceduta da un emblematico e divinatorio "Devo andare, adesso. Ma mi piacerebbe restare" e mostrata non già attraverso gli occhi dell'assassino, ma attraverso il lancinante urlo di dolore del piccolo Tad, costretto a sapere dell'assassinio del padre mentre a sua volta assisteva ad uno spettacolo teatrale. A proposito di queste ultime, bellissime scene, arriviamo al grande difetto del film: la lunghezza. La prolissità. La scoglionante decisione di inserire delle sequenze praticamente morte tra la vittoria del sì e l'assassinio del presidente, per poi uccidere definitivamente lo spettatore, già provato da due ore e mezza di pellicola, con un pippone finale sottoforma di discorso di Lincoln alla nazione. Ora, arrivare ai livelli dello pseudo-Mereghètti che, alle mie spalle, si è alzato dicendo "Oh, a me i film di m*** mi fanno in***are di brutto. E poi a me i film di Spielberg hanno sempre fatto schifo"... beh, anche no (a proposito, ma allora cosa sei venuto a fare al cinema??), però effettivamente qualche sforbiciata l'avrei data anche io, senza offesa. Per il resto, chapeau! grandissimo film, grandissimi attori e... davvero, Abramo, grandissimo uomo. Ti voterei se non fossi già nella tomba da parecchi anni.


Del  regista Steven Spielberg ho già parlato qui. David Strathairn (William Seward), Joseph Gordon – Levitt (Robert Lincoln),Tommy Lee Jones (Thaddeus Stevens), John Hawkes (Robert Latham), Jackie Earle Haley (Alexander Stephens), Bruce McGill (Edwin Stanton), Jared Harris (Ulysses S. Grant), Lukas Haas (uno dei due soldati che parlano con Lincoln all'inizio) e Walton Goggins (Clay Hawkins) li trovate invece ai rispettivi link.

Daniel Day Lewis (vero nome Daniel Michael Blake Day – Lewis) interpreta Abraham Lincoln. Inglese, uno dei più grandi e meno prolifici attori viventi, lo ricordo per film come Gandhi, Il Bounty, Camera con vista, Il mio piede sinistro (che gli è valso il primo Oscar per migliore attore protagonista, il secondo è arrivato con Il petroliere che però non ho mai visto), L’ultimo dei mohicani, il meraviglioso L’età dell’innocenza, Nel nome del padre e Gangs of New York. Ha 55 anni.


Sally Field interpreta Mary Todd Lincoln. Americana, la ricordo per film come Le stagioni del cuore (che le è valso il secondo Oscar come miglior attrice protagonista, il primo lo aveva ricevuto per Norma Rae), Mrs. Doubtfire - Mammo per sempre e Forrest Gump, inoltre ha partecipato alla serie E.R. - Medici in prima linea. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 66 anni e un film in uscita.


James Spader interpreta W.N. Bilbo. Americano, lo ricordo per film come Wall Street, Sesso bugie e videotape, Wolf – La belva è fuori, Stargate, Crash e Secretary.  Ha 52 anni e un film in uscita.


Hal Holbrook (vero nome Harold Rowe Holbrook Jr.) interpreta Preston Blair. Americano, ha partecipato a film come Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan, Tutti gli uomini del presidente, Fog, Creepshow, Wall Street, Il socio e alle serie Oltre i limiti, I Soprano, E.R. – Medici in prima linea e Sons of Anarchy. Come doppiatore, inoltre, ha lavorato per l’Hercules della Disney. Anche regista e sceneggiatore, ha 87 anni e due film in uscita.


Tim Blake Nelson interpreta Richard Schell. Americano, ha partecipato a film come Donnie Brasco, La sottile linea rossa, Fratello dove sei?, Minority Report, Scooby-Doo 2: Mostri scatenati, Syriana, L'incredibile Hulk e alla serie CSI: Scena del crimine. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 48 anni e quattro film in uscita.


E ora qualche curiosità sugli autori: il summenzionato Hal Holbrook ha interpretato Lincoln in un’omonima miniserie andata in onda in America negli anni ’70 e in Nord e Sud, che ricordo vagamente per essere arrivata anche da noi negli anni ‘80; il piccolo Gulliver McGrath, che nel film interpreta Tad Lincoln, aveva già partecipato a Hugo Cabret e Dark Shadows; Gloria Reuben, che interpreta Elizabeth Keckley, è stata invece per tanti anni parte del cast di E.R. - Medici in prima linea nei panni dell'infermiera sieropositiva Jeanie Boulet. Passiamo ora a "chi non ce l'ha fatta": Liam Neeson, che avrebbe dovuto interpretare Lincoln fin da quando era stato messo in piedi il progetto, alla fine ha deciso di rinunciare perché convinto di essere troppo vecchio per il ruolo, mentre per parecchio tempo si è parlato anche di una partecipazione speciale di Harrison Ford, che alla fine è sfumata nel nulla. Il film ha ricevuto ben 12 nomination all’Oscar: fotografia, costumi, regia, montaggio, colonna sonora originale, sonoro, scenografia, miglior film (e qui voleranno insulti all’Academy perché so già che preferiranno il patriottico Lincoln a Django Unchained…), miglior attore protagonista (Daniel Day-Lewis), miglior attore non protagonista (Tommy Lee Jones ma spero sinceramente che il premio vada a Christoph Waltz), miglior attrice non protagonista (Sally Field) e miglior sceneggiatura non originale. Chi vivrà vedrà, come sempre. Nel frattempo, se Lincoln vi fosse piaciuto, consiglierei la visione di Schindler's List, per esempio. ENJOY!

martedì 9 febbraio 2010

Non è un paese per vecchi (2007)

Il Bollalmanacco ha di nuovo subito un lieve arresto, ma non è che la sua padrona non veda film, è che il tempo di recensirli si unisce ad una fondamentale pigrizia della stessa. Ma non stiamo tanto a ciurlar nel manico (o a pettinar le bambole…) e parliamo oggi di un film particolare come tutti quelli dei Fratelli Coen, ovvero Non è un paese per vecchi (No Country For Old Men), del 2007, tratto dall’omonimo e noiosissimo romanzo di Corman McCarthy. Nel 2008 la pellicola in questione si è portata a casa un sacco di Oscar:miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista. E tutti meritatissimi.


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La trama: Llewelyn Moss è un perdigiorno di saldi principi che, durante un appostamento di caccia, si trova in mezzo ad uno scenario da regolamento di conti. Messicani morti, residui di droga.. e poco più in là un altro uomo, anch’esso morto, ma con una valigia piena di soldi. Ovviamente il nostro non ci pensa due volte, prende i soldi e scappa, tradito solo dal suo altruismo che gli mette alle calcagna, oltre ai messicani, il folle e taciturno killer Chigurh e il vecchio sceriffo Ed Tom Bell.


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I Coen riescono a prendere un libro talmente noioso che non sono neppure riuscita a finirlo, a rimanere fedelissimi all’opera e contemporaneamente a creare un film che di noioso non ha proprio nulla. Certo, non aspettatevi, nonostante la trama, un film adrenalinico o pieno di sparatorie. In puro stile Coen, la fanno da padroni i lunghi silenzi, le immagini grottesche, i dialoghi sarcastici e in questo caso anche nostalgici. Non è un paese per vecchi è una lunga ed interessante riflessione sui tempi che non torneranno più, irrimediabilmente corrotti dalla perdita di valori praticamente ancestrali. Questi valori sono incarnati dallo sceriffo Ed Tom, che alla fine della sua carriera è del tutto disilluso, perso in un mondo che non capisce, e che lo fa sentire inadeguato. La razionalità, il senso dell’onore, le vendette “pulite”: niente di tutto questo esiste più, e come ultimo tentativo di essere utile e dare nuovamente un senso a quei valori, lo Sceriffo cerca di salvare la vita a Llewelyn, un bravo ragazzo i cui principi sono stati stravolti dal denaro sporco, frutto di quella droga che è una delle cause per cui il mondo “nuovo” si sta mangiando quello vecchio. Dall’altra parte, come estremizzazione del caos, c’è Chigurh. Un killer che non segue principio alcuno, se non quello del caso (lanciando una monetina quando va bene…), che uccide seguendo i suoi contorti e perversi valori e un senso di fatalismo che ha dell’invidiabile: non una volta in tutto il film lo vediamo arrabbiarsi o agitarsi, né provare una qualsivoglia emozione che non sia una lieve irritazione per non essere capito, e solo una volta lo vediamo agire per vendetta. Chigurh è l’incarnazione della follia dei tempi moderni, una follia incomprensibile e terrificante, che può colpire chiunque in qualsiasi momento, ed è degno erede di quel Gaear Grimsrud, interpretato da Peter Stormare, che compie una carneficina nel più famoso film dei Coen, Fargo.


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Tutto il film ovviamente poggia sulle spalle di attori praticamente perfetti. Javier Bardem, che non a caso ha vinto l’Oscar, è perfetto nel ruolo di Chigurh: voce bassa, sguardo perso nel vuoto, camminata lenta ma inesorabile. L’altra genialata è l’arma che usa per uccidere, una pistola ad aria compressa, silenziosa e mortale proprio come lui. Ogni confronto del killer con la vittima, ignara o meno, regala allo spettatore attimi di ansia palpabile, perché effettivamente il personaggio in questione è assolutamente imprevedibile. Tommy Lee Jones, dal canto suo, mette tutta la sensibilità di un ottimo attore nell’interpretare il vecchio sceriffo, nostalgico, triste e sempre con lo sguardo rivolto ad un tempo lontano che non tornerà più. La chiacchierata finale con la moglie, un sogno raccontato davanti alla colazione, preludio di una lunghissima e noiosa giornata da pensionato, è una scena molto commovente, e racchiude in sé tutto il senso del film.


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La particolarità che, in questo film, ci mostra appieno la maestria e l’attenzione che mettono i Coen nella sua realizzazione, non è da ricercare tanto nelle immagini, che sono comunque degli esempi di altissimo cinema. Quello che salta all’occhio è la scelta di non mostrare, soprattutto nelle scene “clou”. Non scendo nei dettagli per non togliere la sorpresa, ma ad un certo punto lo spettatore si ritrova a capire l’accaduto solo da alcuni dettagli che preludono alla scena (una macchina che sgomma, il suono delle sirene, un cadavere che galleggia sull’acqua, davanti agli occhi impotenti dello sceriffo), e in un altro momento, verso la fine, si intuisce il destino di uno dei personaggi semplicemente dal maniacale comportamento di Chigurh. E’ interessante poi come ogni scena “scioccante”, venga anticipata da un silenzio profondo, irreale, lo stesso silenzio, in effetti, che accompagna l’arma del killer ogni volta che viene usata. In due parole, un film molto bello, tipicamente Coen, che piacerà sicuramente a chi, davanti ad uno schermo, preferisce pensare piuttosto che staccare il cervello.


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Di Joel ed Ethan Coen ho già parlato qui.


Javier Bardem interpreta il killer Anton Chigurh. L’attore spagnolo, dal fascino molto particolare, è salito alla ribalta internazionale, come molti nel suo paese, grazie a Pedro Almodovar, che l’ha voluto nel film Mare dentro. Tra i suoi altri film ricordo Le età di Lulu, Tacchi a spillo, Prosciutto prosciutto, La tetta e la luna, Vicky, Cristina, Barcellona. Ha 41 anni e tre film in uscita.


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Tommy Lee Jones interpreta lo sceriffo Ed Tom Bell. Attore veterano, originario del Texas, lo ricordo per pellicole più o meno interessanti come Love Story, Uccidete la colomba bianca, JFK – Un caso ancora aperto, Il fuggitivo, Il cliente, Assassini nati (splendido film di cui era protagonista un altro attore presente in Non è un paese per vecchi, Woody Harrelson), l’orrendo Batman Forever, Men in Black ( e il suo seguito), Small Soldiers, Space Cowboys, The Hunted – La preda. Ha recitato anche in un episodio di Charlie’s Angels. Ha 64 anni e nel 1994 ha vinto un Oscar come miglior attore non protagonista per Il fuggitivo.


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Woody Harrelson interpreta il loquace killer (?) Carson Welles. Il suo ruolo migliore resta senza ombra di dubbio quello del folle Mickey in Assassini nati di Oliver Stone, ma di tanto in tanto l’attore spunta con la sua faccetta ad arricchire anche film meno interessanti. Tra gli altri, ricordo Pazzi a Beverly Hills, Proposta indecente, Larry Flint – Oltre lo scandalo, La sottile linea rossa, Terapia d’urto, A scanner darkly. Ha partecipato ad alcuni telefilm come Ellen, Frasier, Will & Grace  e doppiato un episodio dei Simpson. Ha 49 anni e due film in uscita.


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Josh Brolin interpreta Llewelyn Moss. Mi mette tanta nostalgia l’idea che l’attore abbia esordito come “fratellone” tutto muscoli e belloccio del protagonista de I Goonies, nell’ormai lontano 1985. La sua carriera poi è proseguita a fasi molto alterne, e si sta riprendendo solo in questi anni, con film come Nightwatch – Il guardiano di notte, Mimic, L’uomo senza ombra, Planet Terror. Ha 42 anni e cinque film in uscita. 


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A proposito di Brolin, doveva essere il compianto Heath Ledger ad interpretare Llewelyn. I Coen non hanno voluto nemmeno fare il provino a Brolin, che sul set di Grindhouse s’è dovuto “arrangiare” e chiedere in prestito una telecamera a Rodriguez, per girarne uno. Siccome il regista di detto provino è stato il buon Quentin, posso solo immaginare cosa deve avere mandato ai Coen! Mi piacerebbe dunque potervi lasciare con il video del provino, ma più banalmente concluderò con il trailer del film… ENJOY!! 




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