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domenica 30 marzo 2014

Captain America - Il primo vendicatore (2011)

Siccome il divino Leo Ortolani nel suo blog ha magnificato le lodi di Captain America – The Winter Soldier e siccome c’è già la fila di amici che mi chiedono “Andiamo?”, per ogni evenienza ho recuperato Captain America – Il primo vendicatore (Captain America: The First Avenger), diretto nel 2011 dal regista Joe Johnston e all’epoca pesantemente snobbato dalla sottoscritta.


Trama: Steve Rogers è un ragazzo che, a causa del fisico a dir poco sottosviluppato, non riesce ad arruolarsi nell’esercito per andare a combattere al fronte durante la seconda guerra mondiale. Un giorno però uno scienziato lo seleziona per testare un siero in grado di rendere le persone dei supersoldati ed ecco nascere Capitan America, l’ultimo baluardo contro i piani del folle nazista Teschio Rosso…


Poteva andare peggio. Captain America non mi ha entusiasmata come hanno fatto Iron Man o The Avengers ma pensavo mi sarei trovata davanti un’insopportabile e cosmica camurrìa, invece alla fine la pellicola è un action abbastanza dignitoso con gli ovvi limiti che il genere comporta. La cosa buona, innanzitutto, è che l’abbondanza di umorismo (che sarebbe fuori luogo per il personaggio Capitan America tanto quanto lo è stata per Thor) tipica dei film Marvel è stata limitata a qualche battuta di spirito qui e là e poi anche la trama è molto semplice e lineare, priva di spiegoni e con pochi personaggi chiave, così che anche i neofiti possano approcciarsi alla pellicola senza maledirne i realizzatori. D’altronde Captain America – Il primo vendicatore doveva innanzitutto presentare il protagonista in modo chiaro ed immediato e, secondariamente, fare da apripista a The Avengers, quindi non credo si potesse fare diversamente e il risultato è un film raccontato come un lungo flashback che spiega chi sia il fantomatico capitano, cosa l'abbia spinto a fregiarsi di un nome così altisonante e, soprattutto, perché diamine lo ritroveremo negli Avengers quando le sue vicende risalgono all'epoca della seconda guerra mondiale. A proposito del periodo storico, forse è proprio quest'ambientazione vintage che rende Captain America un po' diverso dai soliti cinecomic; è vero che le armi tecnologiche del Teschio Rosso si sprecano e che qualche laser andava messo oppure gli adolescenti sarebbero usciti dal cinema, tuttavia per buona parte della pellicola le atmosfere sono quelle di un film di guerra ed è molto divertente vedere questo patriota sbeffeggiato e utilizzato a mo' di mascotte per la bieca propaganda dell'industria bellica. Anzi, considerata la comprensibile antipatia che si porta dietro Steve Rogers, un ometto patriottico, coraggioso, retto, probo, giusto, noioso, petulante, per dirla con le parole del Doc Manhattan un "precisino della fungia", che diventa un supereroe mantenendo queste caratteristiche fatali, vederlo perculato mentre è avvolto nella bandiera americana è praticamente il punto più alto, intelligente e pregevole del film. Il resto, alla fine, sa tanto di già visto in mille altre pellicole simili.


Per quel che riguarda attori e realizzazione, Chris Evans è un blocco di tufo. Già per quel poco che conosco il Capitan America del fumetto mi era parso che il personaggio avesse effettivamente la varietà emotiva di un gatto di marmo ma perlomeno è un omone che ispira rispetto: Evans ispira il ceffone con annesso lo "Svegliati!!! Santoddio!", ma questo l'avevo già capito guardando The Avengers. I comprimari sono un po' meglio, sempre nei limiti di quello che la trama può offrire, e sono vivacizzati dalla bravura di grandi attori o caratteristi come Tommy Lee Jones e Stanley Tucci, mentre quel povero cristo di Hugo Weaving, come al solito nascosto per buona parte del film da un trucco che lo rende irriconoscibile, è costretto in un malvagio talmente da operetta che gli mancano solo le pantomime alla Raul Cremona. Toby Jones ne esce meglio, perlomeno è più verosimile e "naturale" per azioni ed intenzioni, tuttavia Arnim Zola lo ricordavo assai simile al Kraang delle Tartarughe Ninja, un megafaccione infilato in un robot, non un ometto grassottello e basso che passa il tempo a sospirare e fuggire maledicendo il giorno in cui ha incontrato il Teschio Rosso. A dirigere questi attori di qualità altalenante c'è Joe Johnston che, a differenza degli sbulacconi Branagh, Favreau (che originariamente avrebbe dovuto dirigere Captain America, non Iron Man) e Whedon (che, tra l'altro, ha rimaneggiato un po' lo script del film) parrebbe quasi trattenersi e preferire un approccio classico, centellinando sia le scene d'azione che gli effetti speciali, proprio come se si trovasse tra le mani un film d'altri tempi. Personalmente avrei spinto un po' più l'accelleratore sulla tamarreide, nel senso che nelle mani di un Vuorensola o uno Snyder molto probabilmente l'Hydra, il Teschio Rosso e tutti i loro mezzi si sarebbero incupiti e "infighiti" parecchio, così come l'atmosfera dell'intera pellicola e, molto probabilmente, Captain America sarebbe risultato un film da ricordare e non solo un mero riempitivo pre-Avengers. Comunque, per una serata ignorante tra amici ci sta, l'importante è non essere fan del fumetto perché temo si rischi il diludendo massimo.

 
Del regista Joe Johnston ho già parlato qui. Chris Evans (Steve Rogers/Capitan America), Tommy Lee Jones (Colonnello Chester Phillips), Hugo Weaving (Johann Schmidt/Teschio Rosso), Dominic Cooper (Howard Stark), Richard Armitage (Heinz Kruger), Stanley Tucci (Dr. Abraham Erskine), Samuel L. Jackson (Nick Fury), Toby Jones (Dr. Arnim Zola), Neal McDonough (Timothy "Dum Dum" Dugan) e Natalie Dormer (Soldato Lorraine) li trovate invece ai rispettivi link.

Hayley Atwell interpreta Peggy Carter (ruolo che riprenderà anche in Captain America: The Winter Soldier). Inglese, ha partecipato a film come La duchessa e a serie come I pilastri della Terra e Black Mirror. Ha 32 anni e un film in uscita, Cenerentola di Kenneth Branagh!!


Sebastian Stan interpreta James Buchanan “Bucky” Barnes (ruolo che riprenderà anche in Captain America: The Winter Soldier). Romeno, lo ricordo per essere stato il Cappellaio Matto della serie Once Upon A Time, inoltre ha partecipato a film come Il cigno nero e ad altri telefilm come Gossip Girl. Ha 32 anni.


Immancabile come sempre il cameo di Stan Lee nei panni di un generale mentre sono saltati quello di Scarlett Johansson come Vedova Nera e ovviamente quelli di Hugh Jackman e Ian McKellen nei panni di Logan ed Erik Lehnsherr, sempre per quei problemi di diritti che dividono da anni l'universo cinematografico Marvel in tre realtà ben distinte ed impermeabili. Sono rimasti fuori anche Sam Worthington, Will Smith, Channing Tatum, Mike Vogel, Jensen Ackles, Kellan Lutz, Ryan Phillippe ed Alexander Skarsgård, tutti contattati, a diversi stadi di produzione, per interpretare il protagonista (anche Sebastian Stan era tra i candidati ma è alla fine gli è stato assegnato il ruolo di Bucky), mentre per quel che riguarda Peggy Carter sono rimaste fuori sia Gemma Arterton che Keira Knightley. Captain America - Il primo vendicatore, inoltre, non è stato il primo film girato su Cap: nel 1944 c'è stata la serie Captain America, 15 episodi che potete trovare tranquillamente in rete, nel 1979 sono arrivati il film TV Captain America e il suo seguito, Captain America II: Death Too Soon e infine nel 1990 Capitan America, distribuito anche in Italia. Se volete scavare nel vintage potete recuperare questi titoli altrimenti, se preferite invece cose un po' più moderne, sappiate che nel Blu Ray di Iron Man 3 è contenuto un corto dal titolo Agent Carter, ambientato un anno dopo gli eventi di Captain America - Il primo vendicatore ed interamente incentrato su Peggy Carter, Dum Dum Dugan e Howard Stark, con gli stessi attori coinvolti. Altrimenti, nell'attesa che escano Captain America: The Winter Soldier, Guardians of the Galaxy, Avengers: Age of Ultron e gli ancor lontanissimi Ant-Man, Captain America 3 e Thor 3, se il film vi fosse piaciuto recuperate Iron Man, Iron Man 2, Iron Man 3, Thor, Thor: The Dark World e The Avengers. ENJOY!

domenica 14 ottobre 2012

Jumanji (1995)

In questi giorni ho riguardato un film che non vedevo da parecchio tempo, ovvero Jumanji, diretto nel 1995 dal regista Joe Johnston e tratto dall’omonimo libro di Chris Van Allsburg.


Trama: negli anni ’60 il piccolo Alan scompare davanti agli occhi dell’amichetta Sarah, risucchiato all’interno del gioco da tavolo Jumanji. Una trentina d’anni dopo, i fratellini Judy e Jack trovano in soffitta il gioco e un Alan ormai adulto è costretto a concludere la vecchia partita…


Jumanji, almeno sulla carta, è un vero delirio. L’idea che esista un gioco “maledetto”, in grado di penalizzare davvero i giocatori e scatenare su di loro tutti gli orribili, pericolosissimi ostacoli che una persona potrebbe trovare durante un viaggio nella giungla più selvaggia è semplicemente geniale ed è resa ancora più interessante dal fatto che le persone coinvolte siano costrette a sottostare letteralmente alle regole del gioco. Tuttavia, fermo restando che sarebbe stato molto più bello per me vedere una variante a tema horror, gli anni non hanno giovato granché a Jumanji che, oggi più di allora, patisce di un’inusuale rigidezza sia del protagonista principale (un Robin Williams stranamente sottotono), che di una certa ripetitività ammorbata da melassa in abbondanza, solo vagamente stemperata da alcuni momenti di ironia: l’idea del gioco maledetto e la presenza di due orfani, infatti, veicola una riflessione sul rapporto tra padri e figli, sulla difficoltà di crescere in un mondo che è una sorta di giungla in piccolo, dove comunque l’imprevisto è sempre in agguato, dove vige la legge del più forte e del più furbo e c’è poco spazio per mostrare sentimenti e debolezze. Infatti, il terribile cacciatore Van Pelt è interpretato, non a caso, dallo stesso attore che recita la parte del padre di Alan ed è l’essere che più terrorizza il protagonista perché, al di là dell’ovvia minaccia rappresentata dal fucile, incarna l’estremizzazione della cecità, dell’intransigenza, della freddezza e della supposta infallibilità del genitore. 


Riflessioni a parte, quello che all’epoca aveva attirato miriadi di ragazzini al cinema era l’incredibile dispendio di effetti speciali, fiore all’occhiello di Jumanji e figli dell’alta tecnologia utilizzata per Jurassic Park. Oggi alcuni di essi risultano un po’ datati e le bestiole hanno comunque quell’aria di “finto”, soprattutto il leone e le scimmie, ma non si può negare che la maggior parte delle sequenze risultino tuttora spettacolari, basti solo pensare alla crescita della pianta carnivora, al monsone (con conseguente inondazione) che si scatena all’interno della villa o alla devastante carica di rinoceronti ed elefanti impazziti che travolgono ogni cosa al loro passaggio. Inquietante anche la resa del gioco stesso, con il suono di tamburi in lontananza che attira le malcapitate vittime e la bellissima, evocativa confezione vintage con tanto di sfera verdastra a produrre indovinelli sibillini che preannunciano il peggio agli incauti giocatori. Visto una volta, quindi, Jumanji raggiunge sicuramente lo scopo di intrattenere, divertire ed emozionare, ma rivisto anche a distanza di anni subentra quella ripetitività di cui parlavo sopra, con i personaggi che tirano il dado, subiscono la penitenza e, una volta scampato il pericolo, ricominciano tutto da capo. Non un capolavoro, quindi, ma comunque un film godibile ed ideale per fare un salto nel passato.


Del regista Joe Johnston ho già parlato qui, mentre Robin Williams (Alan Parrish) e Kirsten Dunst (Judy Shepherd) li trovate ai rispettivi link.

Jonathan Hyde interpreta sia Van Pelt che Sam Parrish. Australiano, ha partecipato a film come Richie Rich – Il più ricco del mondo, Anaconda, Titanic e La mummia. Ha 64 anni. 


Bonnie Hunt interpreta Sarah. Americana, la ricordo per film come Rain Man – L’uomo della pioggia, Beethoven, Dave – Presidente per un giorno, Beethoven 2, Jerry Maguire, Il miglio verde; inoltre, ha doppiato pellicole come A Bug’s Life – Megaminimondo, Monsters & Co., Cars – Motori ruggenti, Toy Story 3 – La grande fuga e Cars 2. Anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 51 anni.


Patricia Clarkson interpreta Carol Parrish. Americana, la ricordo per film come The Untouchables – Gli intoccabili, Scherzi del cuore, Il miglio verde, Lontano dal paradiso, Carrie (il film TV) e Shutter Island, inoltre ha partecipato a serie come Six Feet Under. Ha 53 anni e un film in uscita.


Adam Hann – Byrd interpreta Alan da ragazzino. Americano, lo ricordo per film come Il mio piccolo genio, Diabolique, Tempesta di ghiaccio e Halloween H20: Venti anni dopo. Ha 30 anni.


Bradley Pierce invece, che interpreta il piccolo Peter, è stato la voce originale di Chicco in La Bella e la Bestia. Il libro scritto da Chris Van Allsburg si conclude un po’ diversamente, con Judy e Peter che si sbarazzano del gioco solo per poi vederlo, poco dopo, tra le braccia di due ragazzini che diventeranno i protagonisti di un altro racconto dello scrittore, Zathura (da cui è stato tratto il film Zathura -  Un’avventura spaziale, nel 2005), assai simile a Jumanji ma a tema spaziale, appunto. Rimanendo sempre in tema di seguiti e affini, pare che sia in progetto da qualche tempo di girare un remake di Jumanji, ma il tutto è ancora avvolto nel mistero… se però l’avventura nella giungla non vi fosse bastata sappiate che esiste anche un’omonima serie animata tratta dal film, andata in onda in Italia negli anni ’90 su Disney Channel e Rai 2. Per finire, se la pellicola vi fosse piaciuta, consiglio la visione di Inkheart – La leggenda del cuore d’inchiostro e Hook – Capitan uncino. ENJOY! 

martedì 23 febbraio 2010

The Wolfman (2010)

“C’è una lupa nell’armadio”, canta la buona Shakira. Se avessi Benicio del Toro nell’armadio credo che non uscirei più di casa, ma non divaghiamo. Tutto questo sproloquio iniziale per dire che ieri sera ho visto The Wolfman, omaggio ai vecchissimi horror della Universal (e remake dello storico Uomo Lupo con Lon Chaney Jr.), girato quest’anno per mano del regista Joe Johnston.


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La trama è risaputa: Lawrence Talbot torna nel paese dov’è nato e cresciuto, per cercare di capire chi o cosa abbia fatto fuori suo fratello. Quando quella stessa cosa si rivela essere un lupo mannaro e gli morde via un bel pezzo di spalla, lasciandolo comunque in vita, il povero Larry deve sperimentare sulla sua pelle (e su quella degli altri) cosa sia la maledizione della licantropia.


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Questa sarà la recensione più breve che abbia mai fatto in vita mia. C’è effettivamente molto poco da dire su questo Wolfman. La sensazione che lascia, infatti, è quella di trovarsi di fronte una mega confezione di cioccolata piena di trine, lazzi, sete e quant’altro. Una volta aperta si scopre che all’interno c’è del banalissimo cioccolato Kinder, e ovviamente si storce un po’ il naso. Intendiamoci, non è un film brutto Wolfman, però rimane più impresso per la realizzazione che per la storia in sé, che dagli anni ’40 non è cambiata, rimanendo molto statica e priva di qualunque sorpresa, almeno per chi la conosce: Lawrence indaga, viene morso e va incontro al suo ovvio ed ineluttabile destino. Punto. Ci si può ricamare sopra quanto si vuole, ma alla fine quello è e quello rimane.


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Certo, con una confezione come questa mi mangio anche un chilo di cioccolato Kinder. Gli attori sono fenomenali, Anthony Hopkins in prima fila come sempre si mangia il pur bravo Benicio del Toro riproponendo il personaggio del vecchio e bastardo maestro di vita con le palle, mentre Hugo Weaving è forse il migliore tra tutti, con il suo ironico e flemmatico ispettore. Ma oltre gli attori, ci sono delle scenografie stupende e dei paesaggi magnifici che ci catapultano direttamente nell’Inghilterra di fine ‘800 (il maniero dei Talbot è meravigliosamente decadente, la nebbia e la luna piena nei boschi oscuri fanno molto atmosfera, e le scene al manicomio sono le migliori di tutto il film); dei costumi che fanno perdere la bava a chiunque abbia un minimo di interesse nella moda del tempo e che non a caso sono stati realizzati dalla nostrana e bravissima Milena Canonero; delle musiche evocative che richiamano molto il Dracula di Coppola e che sono state firmate nientemeno che dal dio Danny Elfman. Gli effetti speciali ed il trucco, per nulla trash o cacofonici come dovrebbero essere in un film come questo, sono stati fatti dal mago Rick Baker, già responsabile di storiche trasformazioni “mannare” nei capolavori L’ululato e Un lupo mannaro americano a Londra, e richiamano alla mente quelli dell’Uomo lupo originale, risultando molto più artigianali e piacevoli del previsto (come film è parecchio truculento tra l’altro). Però io voglio vedere di questi tempi chi ha voglia di attaccarsi a questi particolari per amare un film. The Wolfman purtroppo, se aveva un target prefissato, di sicuro non lo ha raggiunto: i nostalgici e i puristi preferiranno sempre quello del 1941, i ragazzini deploreranno la mancanza di gente come Blade o Van Helsing a salvare la bella in pericolo, e gli altri, come me, lo prenderanno solo come un film da vedersi in compagnia per una serata senza troppe pretese. Peccato, perché nelle mani del già citato Coppola o in quelle di Tim Burton, sarebbe potuto diventare un capolavoro.


Joe Johnston è il regista della pellicola. Non ha mai messo le mani su film memorabili per la trama, ma su opere che sono entrate momentaneamente nella storia per gli effetti speciali; infatti tra i suoi film figurano il pur mitico Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi (che nostalgia!!), Pagemaster , Jumanji e Jurassic Park III. Inoltre ha realizzato alcune puntate del telefilm Le avventure del giovane Indiana Jones. Ha 60 anni e un film in uscita, The first Avenger: Captain America. Ma anche no…


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Benicio del Toro interpreta Lawrence Talbot. Non nascondo di avere sempre avuto un debole per l’attore portoricano, che è uno dei miei preferiti. Tra i suoi film figurano molte bellissime pellicole come I soliti sospetti, The Fan – Il mito, Fratelli, Paura e delirio a Las Vegas, Snatch, Traffic, Sin City e altre meno belle come The Hunted- La preda; inoltre ha recitato in telefilm come Miami Vice e Racconti di mezzanotte. Ha 43 anni e cinque film in uscita tra cui la riduzione cinematografica di Lunar Park di Bret Easton Ellis!!


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Anthony Hopkins interpreta il padre di Lawrence, John Talbot. Parlare dell’attore gallese è parlare di una moderna icona cinematografica, basti solo pensare alla sua splendida interpretazione di Hannibal Lecter ne Il silenzio degli Innocenti (e anche l’orribile Hannibal si salvava giusto perché c’era lui…) e di molti altri bei film come The Elephant Man, il già citato Dracula di Coppola, Charlot, Vento di passioni, Vi presento Joe Black, Cuori in Atlantide, Red Dragon e paccottiglia come Instinct – Istinto primordiale, Titus, Mission: Impossibile 2 e l’orrido Beowulf senza dimenticare il suo ruolo nel pregevole Il Grinch come narratore. Ha 73 anni e cinque film in uscita, tra cui l’ennesima pellicola dedicata ad un eroe Marvel, Thor, dove lui interpreterà Odino (!!).


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Hugo Weaving interpreta l’ispettore Abberline. Meglio conosciuto per la sua interpretazione dell’agente Smith nella trilogia di Matrix, l’attore originario della Nigeria ha anche recitato nel geniale Priscilla, la regina del deserto, nella trilogia de Il Signore degli Anelli, in V come Vendetta  e ha inoltre prestato la voce al cane Rex in Babe maialino coraggioso e nel suo seguito. Ha 50 anni e quattro film in uscita, tra cui The Hobbit, dove riprenderà probabilmente il ruolo di Elrond.


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E ora un paio di curiosità. Emily Blunt, che interpreta la fidanzata del fratello di Lawrence, era la povera e vessata “schiava” di Meryl Streep in Il Diavolo veste Prada, mentre la zingara che aiuta il protagonista è interpretata nientemeno che dalla figlia del grande Charlie Chaplin, Geraldine Chaplin. Tra l’altro, a proposito di cammei, anche Rick Baker compare nei panni dello zingaro fischiante che viene accoppato per primo dal mannaro. E aspettando l'ennesimo remake di qualche altro storico MMMostro, vi lascio con il trailer dell'originale Uomo Lupo. ENJOY!




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