Passato il Natale, dopo un minisondaggio su feisbuc è arrivato il momento di recensire un altro classico Disney, ovvero Gli aristogatti (The AristoCats), diretto nel 1970 dal regista Wolfgang Reitherman.
Trama: la gatta Duchessa e i suoi tre figli, Minou, Matisse e Bizet, vivono felici e coccolati nell’enorme casa della loro aristocratica padrona. Un giorno l’avido maggiordomo Edgar decide di portarli letteralmente a perdere per ottenere l’eredità di Madame e la famigliola felina deve cercare di tornare a casa… con l’inaspettato aiuto di Romeo, uno scafatissimo gattone di strada.
Gli Aristogatti è il sogno di ogni futura vecchia zitella gattara che si rispetti, come in effetti sarò io. Pur non rientrando nella mia personale top 5 disneyana, è realizzato con una cura incredibile ed è avventuroso e divertentissimo, non tanto grazie ai protagonisti principali, comunque deliziosi, quanto per l’abbondanza di comprimari esilaranti e completamente folli: è impossibile, infatti, dimenticare le performance del vecchio avvocato George Hautcourt, gli sproloqui delle oche inglesi Adelina e Guendalina Bla Bla (in inglese Abigail e Amelia Gobble) o del loro rincoglionitissimo e ubriaco zio Reginaldo (Waldo), per non parlare poi della premiata ditta Napoleone e Lafayette, i due cani che riescono a riconoscere i modelli di scarpe da un semplice scricchiolio. E’ in questo frizzantissimo microcosmo animale ricreato all’interno di una Parigi d’inizio ‘900 che si muovono così gli Aristogatti protagonisti del titolo, bestiole nate letteralmente nella bambagia e per questo impreparate a vivere la vita “breve e violenta”, per citare Stephen King, tipica della loro razza. L’introduzione della famigliola felice e della loro padrona, la splendida ed elegante Madame, è un piccolo compendio di vezzi felini (la mamma Duchessa si prende le coccole con finta alterigia mentre i gattini scorazzano per tutte le stanze, curiosi e con le codine dritte, finendo spesso e volentieri tra i piedi degli umani oppure azzuffandosi tra loro) e riesce a ricreare un’atmosfera familiare così calda e affettuosa che la sparizione dei mici colpisce lo spettatore come un colpo al cuore.
Per fortuna però il rapimento degli aristogatti coincide con l’arrivo del simpatico gattone Romeo (Thomas O’Malley in originale, niente antenati nel Colosseo, anche se uno dei mille nomi del felino è Giuseppe, quindi forse…), che ci consente di ammirare altri esempi di eccellente animazione in grado di catturare il tipico comportamento dei mici quando sono in modalità “seduttiva”, inferociti oppure spaventati.. e che ci introduce all’anima jazz della pellicola. Sì perché la contrapposizione tra gatti di strada e aristogatti la ritroviamo soprattutto nella musica, che può essere quella classica ed “ingabbiata” da rigide regole che Duchessa insegna ai suoi cuccioli oppure quella calda, folle e sregolata di Scat Cat e della sua multietnica banda, che deliziano lo spettatore con la scatenatissima Tutti quanti voglion fare jazz (Everybody want to be a cat) e insegnano che la vita va vissuta anche e soprattutto fuori da quattro mura, esplorando il mondo e sperimentando quello che non conosciamo, liberi e senza paura, proprio come i gatti… per poi magari tornare “al sicuro” arricchiti da queste nuove esperienze. Voi, intanto, se non lo avete mai fatto, “sperimentate” questo ennesimo capolavoro Disney, non ve ne pentirete… e chiaritemi, se potete, perché i micetti sono stati ribattezzati Minou, Matisse e Bizet quando in inglese si chiamano Marie, Tolouse e Berlioz perché non sono proprio riuscita a trovare notizie in merito!
Del regista Wolfgang Reitherman ho già parlato qui.
Scatman Crothers (vero nome Benjamin Sherman Crothers) è il doppiatore originale di Scat Cat. Musicista americano, indimenticabile interprete di Mr. Halloran nello Shining di Kubrick, ha partecipato anche a film come Qualcuno volò sul nido del cuculo e Ai confini della realtà, oltre a serie come Alfred Hitchcock presenta, Radici, Starsky & Hutch, Charlie’s Angels, L’incredibile Hulk, Magnum P.I. e Love Boat. E’ morto di cancro ai polmoni nel 1986, all’età di 76 anni.
Phil Harris, che doppia Romeo, prestava la voce in originale anche a Baloo de Il libro della giungla e Little John di Robin Hood mentre la doppiatrice di Duchessa, Eva Gabor, oltre ad essere sorella della più famosa Zsa Zsa Gabor ha prestato la voce anche alla topolina Bianca di Bianca e Bernie. Se Gli AristoGatti vi fosse piaciuto, consiglio la visione de La carica dei 101 e Lilli e il Vagabondo. ENJOY!!
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mercoledì 26 dicembre 2012
mercoledì 29 agosto 2012
Robin Hood (1973)
E' finalmente giunto il momento di parlare di uno dei film Disney che risiedono nella mia personale top 5 di capolavori d'animazione, ovvero Robin Hood, diretto nel 1973 dal regista Wolfgang Reitherman.
Trama: il film racconta la leggenda di Robin Hood, una volpe che combatte contro il Principe Giovanni e i suoi subdoli alleati, Sir Biss e lo sceriffo di Nottingham, per portare la pace e la prosperità nell'omonima cittadina subissata dalle tasse...
Basterebbe solo dire "Urca urca tirulero oggi splende il sol" e la recensione potrebbe essere finita lì. Alzi la mano chi non ha mai visto uno dei cartoni Disney più trasmesso dalle reti Rai, forse IL più trasmesso, uno di quelli che ci ha accompagnati ogni anno, ogni Natale/Capodanno, ininterrottamente fin dall'infanzia. Uno dei meglio disegnati, meglio sceneggiati, con dei personaggi indimenticabili, delle sequenze magistrali, poche ma azzeccatissime canzoni e un doppiaggio italiano che regala perle di pura gioia utilizzando parole come "eziandio", "lepido", "stolido", "trepido", roba che non sentiremo mai più in quest'epoca di Crassa ignoranza. Potete dir quello che volete, ma ogni volta che mi capita di vedere Robin Hood è come se fosse la prima: sto lì, come una bambina, a bocca aperta, ridendo come una pazza del sciocco infantilismo del principe Giovanni, fischiettando assieme a Cantagallo la ballata dell'inizio (che è diventata anche la suoneria del mio cellulare, by the way...), deprimendomi e spezzandomi il cuore davanti alla consapevolezza che "qua e là c'è serenità ma non a Nottingham", trattenendo il respiro durante la rocambolesca fuga finale di Robin.
A riguardarlo oggi, la storia risulta veramente semplice perché il film è sorprendentemente breve. Alla fine, infatti, la trama inanella tre beffe ai danni del Principe Giovanni, con un paio di interludi atti a mostrarci come e perché Robin Hood meriti davvero l'appellativo di eroe del popolo, seguendo il tipico percorso "situazione tranquilla - errore del protagonista - camurrìa che ricade su tutte le persone legate al protagonista - ritorno alla situazione iniziale con punizione per i cattivi". Una pellicola semplice, come ho detto, forse per questo ancor più godibile, ed incredibilmente ironica. I villain, infatti, rubano spesso e volentieri la scena ai buoni (con la sola eccezione di Little John e, soprattutto, Lady Cocca, due mattatori eccezionali) grazie ad una dose di umorismo in grado di sdrammatizzare anche le sequenze più cupe. Come si può, infatti, tenere il broncio davanti al malvagio e mammonissimo Principe Giovanni, al sssssubdolo ma ssssssssfigato Biss, al vanesio e boccalone "bragalone", alias lo Sceriffo di Nottingham? Sarebbe impossibile, tanto quanto sarebbe impensabile rimanere indifferenti alla dolcezza dei coniglietti che vanno a giocare nel giardino di Lady Marian, o davanti alla vista del povero Fra Tuck, trascinato in catene e sotto la pioggia verso il suo triste destino. Suvvia, non tituBBate, cosa fate ancora qui? Recuperate questo capolavoro Disney!
Wolfgang Reitherman è il regista della pellicola. Tedesco, ha diretto capolavori come La carica dei 101, La spada nella roccia, Il libro della giungla, Gli Aristogatti e Bianca e Bernie. Anche animatore, produttore e attore, è morto nel 1985 per un incidente stradale, all'età di 75 anni.
Peter Ustinov (vero nome Peter Alexander Freiherr von Ustinov) da la voce, in originale, sia al Principe Giovanni che a Re Riccardo. Famosissimo attore inglese, lo ricordo per film come Spartacus (per il quale ha vinto l'Oscar come miglior attore non protagonista), Topkapi (per il quale ha vinto l'Oscar come miglior attore non protagonista), La fuga di Logan, Assassinio sul Nilo, Appuntamento con la morte, C'era un castello con 40 cani e L'olio di Lorenzo. Anche sceneggiatore, regista e produttore, è morto per un attacco cardiaco nel 2004, all'età di 82 anni.
Tra gli altri doppiatori originali segnalo quello di Sir Biss, Terry - Thomas, che ne L'abominevole Dr. Phibes interpreta il lubrìco Dr. Longstreet mentre Phil Harris, doppiatore di Little John, aveva già prestato la voce a personaggi Disney storici come l'orso Baloo e il gatto Romeo. Nel DVD si può vedere una scena tagliata, durante la quale il principe Giovanni minaccia di uccidere Robin, gravemente ferito, con un pugnale, per poi venire fermato appena in tempo dal ritorno di Re Riccardo. La scena era stata tagliata perché avrebbe reso troppo sinistro il personaggio del Principe. Impossibile non notare invece come i personaggi di Little John e del Baloo de Il libro della giungla siano identici, così come il balletto che entrambi gli orsi fanno rispettivamente con Lady Cocca e Re Luigi. Il fatto è che, all'epoca, gli studi Disney erano in ristrettezze economiche, e per girare Robin Hood si è deciso di risparmiare dove possibile, in questo caso riutilizzando il character design di un vecchio personaggio e ricalcando sequenze già disegnate. Concludo, infine, consigliandovi di recuperare Il libro della giungla, La carica dei 101, Gli Aristogatti e La spada nella roccia. ENJOY!
Trama: il film racconta la leggenda di Robin Hood, una volpe che combatte contro il Principe Giovanni e i suoi subdoli alleati, Sir Biss e lo sceriffo di Nottingham, per portare la pace e la prosperità nell'omonima cittadina subissata dalle tasse...
Basterebbe solo dire "Urca urca tirulero oggi splende il sol" e la recensione potrebbe essere finita lì. Alzi la mano chi non ha mai visto uno dei cartoni Disney più trasmesso dalle reti Rai, forse IL più trasmesso, uno di quelli che ci ha accompagnati ogni anno, ogni Natale/Capodanno, ininterrottamente fin dall'infanzia. Uno dei meglio disegnati, meglio sceneggiati, con dei personaggi indimenticabili, delle sequenze magistrali, poche ma azzeccatissime canzoni e un doppiaggio italiano che regala perle di pura gioia utilizzando parole come "eziandio", "lepido", "stolido", "trepido", roba che non sentiremo mai più in quest'epoca di Crassa ignoranza. Potete dir quello che volete, ma ogni volta che mi capita di vedere Robin Hood è come se fosse la prima: sto lì, come una bambina, a bocca aperta, ridendo come una pazza del sciocco infantilismo del principe Giovanni, fischiettando assieme a Cantagallo la ballata dell'inizio (che è diventata anche la suoneria del mio cellulare, by the way...), deprimendomi e spezzandomi il cuore davanti alla consapevolezza che "qua e là c'è serenità ma non a Nottingham", trattenendo il respiro durante la rocambolesca fuga finale di Robin.
A riguardarlo oggi, la storia risulta veramente semplice perché il film è sorprendentemente breve. Alla fine, infatti, la trama inanella tre beffe ai danni del Principe Giovanni, con un paio di interludi atti a mostrarci come e perché Robin Hood meriti davvero l'appellativo di eroe del popolo, seguendo il tipico percorso "situazione tranquilla - errore del protagonista - camurrìa che ricade su tutte le persone legate al protagonista - ritorno alla situazione iniziale con punizione per i cattivi". Una pellicola semplice, come ho detto, forse per questo ancor più godibile, ed incredibilmente ironica. I villain, infatti, rubano spesso e volentieri la scena ai buoni (con la sola eccezione di Little John e, soprattutto, Lady Cocca, due mattatori eccezionali) grazie ad una dose di umorismo in grado di sdrammatizzare anche le sequenze più cupe. Come si può, infatti, tenere il broncio davanti al malvagio e mammonissimo Principe Giovanni, al sssssubdolo ma ssssssssfigato Biss, al vanesio e boccalone "bragalone", alias lo Sceriffo di Nottingham? Sarebbe impossibile, tanto quanto sarebbe impensabile rimanere indifferenti alla dolcezza dei coniglietti che vanno a giocare nel giardino di Lady Marian, o davanti alla vista del povero Fra Tuck, trascinato in catene e sotto la pioggia verso il suo triste destino. Suvvia, non tituBBate, cosa fate ancora qui? Recuperate questo capolavoro Disney!
Wolfgang Reitherman è il regista della pellicola. Tedesco, ha diretto capolavori come La carica dei 101, La spada nella roccia, Il libro della giungla, Gli Aristogatti e Bianca e Bernie. Anche animatore, produttore e attore, è morto nel 1985 per un incidente stradale, all'età di 75 anni.
Peter Ustinov (vero nome Peter Alexander Freiherr von Ustinov) da la voce, in originale, sia al Principe Giovanni che a Re Riccardo. Famosissimo attore inglese, lo ricordo per film come Spartacus (per il quale ha vinto l'Oscar come miglior attore non protagonista), Topkapi (per il quale ha vinto l'Oscar come miglior attore non protagonista), La fuga di Logan, Assassinio sul Nilo, Appuntamento con la morte, C'era un castello con 40 cani e L'olio di Lorenzo. Anche sceneggiatore, regista e produttore, è morto per un attacco cardiaco nel 2004, all'età di 82 anni.
Tra gli altri doppiatori originali segnalo quello di Sir Biss, Terry - Thomas, che ne L'abominevole Dr. Phibes interpreta il lubrìco Dr. Longstreet mentre Phil Harris, doppiatore di Little John, aveva già prestato la voce a personaggi Disney storici come l'orso Baloo e il gatto Romeo. Nel DVD si può vedere una scena tagliata, durante la quale il principe Giovanni minaccia di uccidere Robin, gravemente ferito, con un pugnale, per poi venire fermato appena in tempo dal ritorno di Re Riccardo. La scena era stata tagliata perché avrebbe reso troppo sinistro il personaggio del Principe. Impossibile non notare invece come i personaggi di Little John e del Baloo de Il libro della giungla siano identici, così come il balletto che entrambi gli orsi fanno rispettivamente con Lady Cocca e Re Luigi. Il fatto è che, all'epoca, gli studi Disney erano in ristrettezze economiche, e per girare Robin Hood si è deciso di risparmiare dove possibile, in questo caso riutilizzando il character design di un vecchio personaggio e ricalcando sequenze già disegnate. Concludo, infine, consigliandovi di recuperare Il libro della giungla, La carica dei 101, Gli Aristogatti e La spada nella roccia. ENJOY!
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