martedì 22 gennaio 2013

Django Unchained (2012)

Caro Quentin,
domenica sera sono finalmente riuscita ad andare al cinema a vedere il tuo ultimo film, Django Unchained. Lo so, ormai c'erano già andati tutti e ne hanno parlato a straf**tere in qualsiasi blog, me ne rendo conto. Ma questa non è una recensione per i lettori, è una mia lettera per te, quindi che ti frega se quello che scriverò l'avranno già letto in tutte le salse?  Salto la trama, tanto già la conosci? Sì, d'altronde il film l'hai scritto e girato tu, è giusto.


Innanzitutto, grazie. Grazie per avermi ridato l'orgoglio di essere italiana. Sì perché effettivamente tu non hai inventato nulla, ti sei "limitato" ad omaggiare gli spaghetti western che tanto davano lustro al cinema nostrano quando io non ero ancora nata. E chi se ne frega se devi arrivare tu a ricordarci le nostre origini, l'importante è che qualcuno ce le ricordi e che il tuo nome spinga i giovani debosciati che non hanno nemmeno idea di chi siano Corbucci, Sergio Leone o E.B. Clucher, solo per fare un paio di nomi, a recuperare i vecchi film che tanto facevano divertire papà e nonni. Di conseguenza, ti ringrazio anche per aver riportato su schermo la strana coppia Trinità e Bambino incarnandoli nel logorroico e paraculissimo (ma quanto meraviglioso! poi ci torniamo) Dr. Schultz e nell'ingenuo ed ignorantello "braccio" Django; mi hai fatto ritornare bambina e mi hai fatto divertire come una matta, anche se è vero che i tempi cambiano. Il tuo omaggio, per esempio, prevede violenza e sangue a fiumi, non pistolettate a salve e sganassoni... ma ti pare che io mi sia lamentata? Ben vengano i palettoni che squassano cavalli, povere bestiole, e crivellano corpi, gli showdown finali talmente concitati che a ridipingere le pareti di rosso sono il sangue e le cervella, le frustate talmente ben date che pare di sentirle addosso, i cani che si sbranano poveri mandinghi e questi ultimi che si cavano gli occhi gli uni con gli altri. D'altronde, siamo nel selvaggio west. O meglio, scusami, nel selvaggio sud, dove anche la legge viene amministrata con la pistola.


E comunque, caro il mio Quentin, sei un bel paraculo (e te lo dico con tanto aMMore, perché è questo che mi piace di te). Potrai anche cominciare il film con un commovente omaggio al Django di Corbucci e concluderlo sulle fighissime note di Lo chiamavano Trinità..., ma tutto quel che sta nel mezzo è tuo, lo spirito del film è tuo! Cosa credi, che non mi sia accorta di come la vendetta di Django sia un degno complemento a quello della Sposa in Kill Bill, tanto che il Dr. Schultz gli ricorda di non perdere di vista il cammino e non fare strane ed inaspettate deviazioni? E quest'ultimo? E' talmente cialtrone e meravigliosamente teatrale da esser un degno precursore di Aldo l'Apache e Mr. Wolf, con in più quel guizzo di intellettualismo europeo che lo rende uno dei migliori personaggi che tu abbia mai creato. Sì, Quentin, sei un maledetto. Perché io del Dr. Schultz e del suo cavallo Fritz mi sono innamorata fin dalla prima battuta, perché sei talmente sfacciato da urlare al mondo quanto tu sia l'unico regista in grado di portare il grandissimo Christoph Waltz oltre i livelli dell'eccellenza (se non si porta di nuovo a casa la doppietta Golden Globe + Oscar mi mangio il cappello, giuro!), perché sei riuscito a farmi apprezzare persino Jamie Foxx e Di Caprio (con la manina veramente insanguinata, bravissimo!!), gli unici dubbi che avevo sulla tua operazione. Ma il bello è che tu tutti questi riferimenti per fan, queste chicche (e Savini?? Guarda che l'ho visto, eh!! Ma l'elenco della gente che ho sgamato te lo becchi alla fine della lettera, mariuolo che non sei altro!!) non li metti a babbo, tanto per. Li infili in una trama con le contropalle. Sarà anche semplice, ma la storia di Django mi ha presa un casino. Brutto romanticone, ti metti persino a citare Sigfrido e Brunilde, indulgi nel romanzo di formazione trasformando il naif Django in uno scafatissimo uomo degno di essere libero, gli dai una spalla che lo supera in più di un'occasione, ad ostacolarli piazzi dei villain indimenticabili, mi fai persino tremare dall'ansia per Broomhilda e versare una lacrima prima della sparatoria finale. E per rispettare lo spirito dei western che guardavo da bambina non risparmi nemmeno i pezzi comici (ma sarai scemo! il siparietto del proto-KKK mi ha fatta morir dalle risate e ti prenderei a coppini nella testa per esserti infilato in quel terzetto di deficienti alla fine!!! Che cavolo facevate tu e John Jarrat assieme, eh? Lo scherzetto della testa sullo stecco ai danni di qualche schiavo?! Orrore!!). Insomma, la sceneggiatura di Django Unchained ha tutto, ma non sono io che devo ricordartelo.


E allora cosa vuoi ancora? Che ribadisca quanto la colonna sonora da te scelta sia perfetta e in grado di accompagnare ogni scena in modo esemplare? Che magnifichi la tua regia? Va bene, lo farò, anche se ho notato, e non volermene, che si sente un po' la mancanza della mano di Sally Menke al montaggio, la bonanima di quella santa donna conferiva un tocco di personalità in più ai tuoi capolavori. Però quegli schizzi di rosso sul bianco dei cavalli e del cotone, quei flashback sgranati e violentissimi, quei paesaggi su cui si stagliano le silhouette dei due cowboy, l'immagine finale di Broomhilde che si infila le dita nelle orecchie, il balletto da piacione di Jamie Foxx in sella al cavallo, il primo piano degli occhi addolorati di Christoph Waltz e il passaggio del testimone tra il nuovo e il vecchio Django ("La D non si pronuncia" "Lo so.") sono immagini che ho rinchiuso nel mio cuoricino per non farle uscire mai più. Degli attori principali ti ho già detto tutto, semplicemente perfetti, ma sappi che ho anche apprezzato molto la comparsata trash di Don Johnson e quella, più sostanziosa e seria, di un Samuel Jackson in stato di grazia. Ah, a proposito del personaggio di Stephen: geniale interrompere il suo "Django, sei un gran figlio di p....." come fece già a suo tempo il grande Sergio Leone col Biondo. E non lo faccio per vantarmi della mia cinefilia, ma il parallelo tra l'Alex di Arancia Meccanica e il Dr. Schultz mentre ascolta la musica del Ludovico Van nel bel mezzo del turbamento violento è l'ultima chicca che mi ha ricordato, se ancora ce ne fosse bisogno, perché ti adoro tanto.


Gesù, Quentin, sono stata prolissa e la mia dichiarazione d'amore verrà letta pubblicamente, quindi mi toccherà trovare anche qualche difetto al tuo film, altrimenti mi accuseranno di non essere obiettiva. E va bene, un difetto l'ho trovato. Mi fa male dirlo, ma.... c'è. Non posso esimermi dal fartelo notare, anche se non trovo le parole. E va bene, ecco qua: probabilmente ti hanno detto che mi piacciono gli uomini spessi. Al limite del ciccio. Che tu ti sia adeguato ai miei gusti mi riempie di gioia, ma per citare Elio, "ti mancano due buchi nel sedere per esser Ciccio Bombo Cannoniere e andare ad abitare in Francia". Vederti lì in piedi, con quella panza da alcoolizzato, accanto a quel bel figurino di Jamie Foxx, che hai mostrato ignudo a più riprese... ehhh. Dai, amore, buttiamo giù sti due chiletti in vista della tua prossima comparsata, eh? Per il resto, continua così. Aspetto con ansia il tuo prossimo film e anche di poter sentire il tuo accento aussie guardando Django Unchained in lingua originale. Grazie ancora, Quentin!!!!
Tua,
Bollina


Di Quentin (che qui, oltre ad essere regista e sceneggiatore, interpreta anche lo sfigatissimo impiegato della LeQuint Dickey Mining Co. assieme al John Jarrat di Wolf Creek) ho già parlato qua. Jamie Foxx (Django), Christoph Waltz (Dr. King Schultz), Leonardo Di Caprio (Calvin Candie), Samuel L. Jackson (Stephen), Don Johnson (Big Daddy) e Franco Nero (Amerigo Vessepi) li trovate invece nei rispettivi link. Beccàti, ovviamente, all'interno del nutrito gruppetto di cacciatori armati di cani, anche Tom Savini, Michael Bowen e Robert Carradine.

Kerry Washington interpreta Broomhilda. Americana, ha partecipato a film come I Fantastici 4, Mr. & Mrs. Smith, I Fantastici 4 e Silver Surfer e a episodi della serie NYPD. Ha 35 anni e un film in uscita.


Walton Goggins (vero nome Walton Sanders Goggins Jr.) interpreta Billy Crash. Americano, ha partecipato a film come Karate Kid 4, Il corvo 3 – Salvation, Pallottole cinesi, La casa dei 1000 corpi, Predators, Cowboys & Aliens, Lincoln e alle serie Beverly Hills 90210, L’ispettore Tibbs, Renegade, Sentinel, NYPD, CSI: Scena del crimine, The Shield, CSI: Miami e Sons of Anarchy. Anche produttore, ha 41 anni e un film in uscita.


Dennis Christopher (vero nome Dennis Carelli) interpreta Leonide Moguy. Americano, ha partecipato a film come Momenti di gloria, It (nei panni di Eddie Kaspbrak) e alle serie Moonlighting, La signora in giallo, Sentinel, Roswell, Six Feet Under, Angel, NYPD, CSI: Scena del crimine e Criminal Minds. Ha 57 anni.


Michael Parks (vero nome Harry Samuel Parks) interpreta uno degli impiegati della LeQuint Dickey Mining Co.  Americano, lo ricordo per  aver interpretato lo sceriffo Earl McGraw nei film Dal Tramonto all’alba, Kill Bill – Vol. 1 e Vol. 2, Grindhouse – A prova di morte e Planet Terror, inoltre ha partecipato anche a Dal tramonto all’alba 3, Argo e a serie come La signora in giallo e I segreti di Twin Peaks (dove interpretava il laido Jean Renault). Anche produttore e regista, ha 72 anni e due film in uscita.


Tra gli altri attori, segnalo Laura Cayouette (che in Django Unchained interpreta l'odiosa sorella di Calvin e in Kill Bill recitava accanto a Michael Madsen nei panni della spogliarellista Rocket), l'ex Luke Duke di Hazzard Tom Wopat nei panni del cosiddetto Marshall, lo Swamp Thing di Con Air M.C. Ganey nei panni di Big John Brittle e, tra i cacciatori, la stunt di Uma Thurman Zoe Bell nascosta dal fazzoletto rosso, il Gesù Cristo di Jesus Christ Superstar Ted Neeley e il cosiddetto “figlio numero uno” dello sceriffo di Kill Bill, James Parks. Dopo tutte queste guest star passiamo ora a chi non ce l’ha fatta, per stupidità o scherzi del destino. Nella prima categoria, con buona pace della sottoscritta che non lo sopporta, rientra Will Smith: Quentin ha buttato giù la sceneggiatura pensando di dargli la parte del protagonista e il cretino dalle orecchie a sventola ha osato rifiutare. Ma sparati, bestia! Più sfortunati e per questo rispettabilissimi sono stati Kevin Costner, Joseph Gordon - Levitt, Sacha Baron Coen e Kurt Russell, che hanno dovuto tutti rinunciare per impegni pregressi. Un caso a parte, invece, è Sid Haig, che aveva una parte quasi assicurata finché Tarantino non ha deciso di darla a un altro, probabilmente per vendicarsi del fatto che l'attore, anni prima, aveva rifiutato il ruolo di Marcellus Wallace in Pulp Fiction. Quentin, Quentin, ma sei tremendo!! Per concludere questo lunghissimo delirio, se Django Unchained vi fosse piaciuto, consiglio almeno la visione dei film già citati nella "recensione": Django, Lo chiamavano Trinità... e Il buono, il brutto e il cattivo. ENJOY!



lunedì 21 gennaio 2013

Get Babol! #50

La rubrica dedicata alle uscite USA e ai consigli del sito GetGlue raggiunge oggi il cinquantesimo post. Ogni tanto mi chiedo se continuarla o meno e mi interrogo sulla sua effettiva utilità, ma poi vedo che qualcuno la legge e commenta, quindi spero di poterla continuare per altri 50 post almeno. E ora, pronti con l'elenco di film, qualcosa di bello effettivamente è uscito! ENJOY!

Mama
Di Andrés Muschietti
Con Jessica Chastain, Nikolaj Coster-Waldau e Megan Charpentier
Trama (da Imdb): Annabel e Lucas si ritrovano tra le mani il difficile compito di crescere le loro nipotine, che hanno vissuto da sole nella foresta per 5 anni... ma erano davvero sole?

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti The Others, Il sesto senso, Sospesi nel tempo, The Orphanage, Blood Story e Quella casa nel bosco. Avevo guardato il trailer per sfizio alcuni mesi fa e, ovviamente, questo Mama era subito entrato nella classifica di horror da vedere a tutti i costi. Il fatto che tra i produttori ci sia Guillermo del Toro, che alla base della trama ci siano due bambine inquietanti e che una dei protagonisti sia la bravissima Jessica Chastain ne aumenta ulteriormente il valore. Il film uscirà in Italia il 30 maggio, col titolo La madre. Speriamo in un'ottima distribuzione.. e tanto per gradire qui trovate l'inquietante e bastardissimo corto del 2008 Mamá (diretto dallo stesso regista) su cui si basa la pellicola.


The Last Stand
Di Jee-woon Kim
Con Arnold Schwarzenegger, Forest Whitaker e Johnny Knoxville
Trama (da Imdb): Il leader di un cartello scappa da un'aula di tribunale e si dirige verso il confine Messicano; gli unici ostacoli sul suo cammino saranno uno sceriffo e la sua squadra di aiutanti privi di esperienza.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Face/Off e Con Air. I fan mi correggeranno, ma questo The Last Stand, se non sbaglio, segna il ritorno al cinema di Schwarzy dopo la lunga parentesi governativa (e dopo, ovviamente, le comparsate nei due episodi dedicati agli Expendables di Stallone). Immagino la gioia degli estimatori di Arnold ma, in tutta sincerità, chi come me non sbava all'idea di rivederlo sullo schermo sa già cosa aspettarsi: azione ed ironia a fiumi, qualche sboroneria in agguato e special guest star come se piovessero, tra cui il mio adorato Peter Stormare ed Harry Dean Stanton. La cosa che mi perplime è che il regista sia lo stesso del raffinatissimo ed evocativo Two Sisters, che per atmosfere e genere non potrebbe essere più diverso. Il film uscirà in Italia a fine mese col titolo The Last Stand - L'ultima sfida. Questa volta passo, mi bastano già i Mercenari!



Broken City
Di Allen Hughes
Con Mark Wahlberg, Russell Crowe e Catherine Zeta-Jones
Trama (da Imdb):  In una città zeppa di ingiustizie, l'ex poliziotto Billy Taggart cerca redenzione e vendetta dopo essere stato ingannato e poi incastrato dal cittadino più importante: il sindaco Nicholas Hostetler.

Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto L.A. Confidential. Broken City è una sorta di noir ambientato però ai giorni nostri, dove Russel Crowe fa la parte del cattivo, Whalberg quella del poliziotto sfigato che viene incastrato malamente e Caterina Zeta Gionna quella della femme fatale che scatena tutto l'ambaradan. Date le premesse, quell'aura di già visto, attori che solitamente non mi fanno impazzire e un trailer moscerello credo proprio che ne eviterò la visione. Anche questo, come tutti gli altri film trattati oggi, ha già una data di uscita italiana, il 7 febbraio.

domenica 20 gennaio 2013

[Rec] La Genesi (2012)

Dopo essermi assicurata l'infarto con [Rec] e [Rec]2, venerdì sera ho deciso di guardare [Rec] La Genesi ([REC]³ Génesis), diretto nel 2012 dal regista Paco Plaza.


Trama: durante un ricevimento nuziale uno degli ospiti infetta gli altri finché l'intera festa non si trasforma in un delirio di sangue ed indemoniati. I pochi superstiti devono cercare così di fuggire e, soprattutto, i due sposini tentano disperatamente di riunirsi...


E' inutile. Passa il tempo e passano i film, ma se c'è una serie ancora capace di farmi paura e di mettermi ansia è quella di [Rec]. Anche il terzo capitolo non fa eccezione, quindi sono arrivata ad intuire che un'altra delle cose che mi terrorizzano, oltre ai burattini, ai pagliacci e ai fantasmi giapponesi che si muovono a scatti, sono gli zombie indemoniati, quelli per cui la possessione si diffonde attraverso i morsi, come un virus. Che poi, come hanno fatto a mettere lo diavolo in provetta è qualcosa che mi devono ancora spiegare, ma per ora lasciamo perdere. Sta di fatto che in questo [Rec] La Genesi ritroviamo tutti gli elementi horror e gore che hanno fatto la fortuna dei primi due episodi, tuttavia gli autori hanno deciso di optare per una sorta di "regressione" e gettare alle ortiche la formula del mockumentary dopo una ventina di minuti scarsi, confezionando un film dall'impianto più classico e conseguentemente meno verosimile. Personalmente, ho apprezzato molto questa decisione, anche perché dopo la perfezione della prima pellicola non avrei retto gli escamotage che hanno affossato la qualità del secondo episodio; inoltre, se vogliamo proprio essere pignoli, il cambio di registro è assai sensato visto che l'infezione, circoscritta all'interno del palazzo nei primi due film (vissuta quindi da pochi "eletti" e attraverso i loro punto di vista soggettivo), in La Genesi si diffonde, diventando universale come il linguaggio cinematografico ed uscendo quindi dal ristretto ambito del ricevimento nuziale e dei convenuti.


Le riprese soggettive iniziali consentono comunque al fan più scafato di scoprire il collegamento con i primi film e capire come collocare cronologicamente gli eventi di La Genesi, inoltre permettono allo spettatore di affezionarsi maggiormente ai personaggi principali ed essere così più coinvolto emotivamente. Clara e Koldo, i due sposini, non sono infatti bellissimi (anche se lei ha un fascino che mozza il fiato, maledetta!), vuoti e stupidi come ci si aspetterebbe dai protagonisti di un horror ma, complice la presenza di un codazzo di familiari e amici assai realistici, superano le barriere dello schermo e diventano quasi vivi, tridimensionali, tanto che non possiamo esimerci dal fare il tifo per loro fino alla fine e, ovviamente, provare un'ansia palpabile ogni volta che le loro vite sono in pericolo. Detto questo, bisogna anche aggiungere che Paco Plaza lascia spesso da parte il realismo per calcare molto la mano sull'ironia e sul trash, altra cosa che ho apprezzato: emblematica la sequenza in cui la bellissima sposa diventa un incrocio tra la Milla Jovovich di Resident Evil e l'Ash de La casa, per non parlare poi della presenza di un finto Spongebob (John Esponja), del nonno convenientemente sordo, della quasi trasfigurazione di Koldo e di uno dei camerieri in novelli Don Chisciotte e Sancho Panza, del beffardo bacio finale o dell'esilarante dialogo tra Clara e Natalie: "- Io al tuo matrimonio non ci volevo nemmeno venire, d'altronde non ci vedevamo da un casino di tempo, ma ho trovato un volo economico ed eccomi qua! - -Porca menta, io ti avevo invitato solo per gentilezza perché tanto ero convinta che non saresti venuta, scusa!!!- ".


Sul fronte dell'horror tout-court ovviamente La Genesi non delude. Gli effetti speciali sono molto ben fatti, così come il make-up degli zombindemoniati, le sequenze tesissime sono parecchie e tutte ottimamente girate e fotografate, il sangue viene sparso a secchiate, come se non ci fosse un domani e il finale è qualcosa di epico e devastante. Se posso osare un paragone, direi che Plaza è riuscito a trovare un miracoloso equilibrio tra la crudele e angosciante iperviolenza dell'horror francese e la divertente cazzoneria di quello americano, tirando fuori un ibrido che, personalmente, trovo più nelle mie corde rispetto ai suoi cuginetti. Poi, ovviamente io l'ho guardato in lingua originale e per quanto lo spagnolo sia una lingua con dei vocaboli stranamente divertenti, la saga di [Rec] a mio avviso andrebbe sempre vista così com'è stata girata perché il doppiaggio fa perdere in qualche modo la spontaneità e il sentimento degli attori, inoltre mi è piaciuta molto anche la colonna sonora, che comprende dei pezzi spagnoli davvero ballabili e adatti all'atmosfera casinara dell'inizio... quindi, nonostante le recensioni che ho letto affossassero un po' La genesi, da parte mia il voto è più che positivo!


Del regista e co-sceneggiatore Paco Plaza ho già parlato qui.

Il film, come ho già accennato, è il seguito di [Rec] e [Rec]2; a quanto dice lo scarnissimo sito ufficiale, l'ultimo capitolo della quadrilogia, [Rec]4 Apocalipsis, verrà ufficialmente diretto dal solo Jaume Balaguerò, ma il furbissimo teaser (che riassume i primi due film) non mostra ancora nulla di nuovo e si conclude con un inquietante "Adesso è arrivato il momento di uscire". Chi vivrà vedrà. Nel frattempo, per sedare la vostra sete di horror, vi consiglio la visione de La casa e della classica trilogia romeriana comprendente La notte dei morti viventi, Zombi e Il giorno degli zombi. ENJOY!

venerdì 18 gennaio 2013

Damsels in Distress (2011)

In questo periodo i filmoni da vedere in sala si sprecano, ma ovviamente c'è tempo anche per recuperare quello che era sfuggito nei mesi scorsi, vuoi per la pessima distribuzione, vuoi per altri motivi. Oggi parlerò del delizioso Damsels in Distress, diretto nel 2011 dal regista Whit Stillman.


Trama: Violet, Heather e Rose sono tre studentesse che hanno un solo obiettivo nella vita: salvare i loro compagni dalle tendenze suicide e, in generale, migliorare la vita all'interno del campus... con metodi non proprio ortodossi, però!


Ammetto in tutta sincerità che quando ho cominciato a vedere Damsels in Distress mi aspettavo un film assai simile, sia per spirito che per personaggi, al mio adorato Ragazze a Beverly Hills. Invece mi sono trovata davanti una pellicola particolarissima, che affronta il tema stra-abusato dell'ambiente all'interno delle scuole americane da un punto di vista decisamente inconsueto. Le Damsels in Distress del titolo sono infatti tre fanciulle (alla quale si aggiunge la studentessa nuova, Lily) che, al pari della Cher di Ragazze a Beverly Hills, decidono in un impeto di generosità di consacrare la giovinezza ad aiutare i coetanei che ritengono più sfortunati di loro. A differenza di Cher, però, il terzetto capitanato dalla peculiare Violet non è composto da ragazze alla moda e adorate dalla maggior parte degli studenti, bensì da tre povere sfigate di animo buono che se la credono, convinte di essere illuminate, accondiscendenti, colte, graziose e superiori alla massa quando in realtà sono tre casi umani che non sfigurerebbero in un programma della De Filippi. La capa Violet segue la massima per cui sarebbe giusto e consigliabile stare con ragazzi più stupidi e più brutti della media, giusto per portare un po' di felicità e amore a questi derelitti, inoltre cerca di curare la depressione sua e degli altri attraverso il tip-tap e l'uso terapeutico del profumo di saponetta, Heather è una povera cretinetti di spaventosa ignoranza e Rose, la cinica del gruppo, è talmente intollerante ai cattivi odori che il semplice passaggio dei suoi coetanei in crisi ormonale la porta a svenire. Questo trio all'erta e pieno di brio viene a poco a poco smontato dal punto di vista di Lily che, proseguendo nel film, diventa sempre più consapevole dei limiti delle sue nuove amiche e della loro fondamentale natura di doofi (o doofuses, il dibattito è aperto, comunque in italiano starebbe per goffe, stupide), arrivando alla conclusione che, forse, è meglio essere normali e pensare a sé stessi piuttosto che pretendere di cambiare gli altri rimanendo nella beata inconsapevolezza dei propri spaventosi difetti.


Attorno a questo carismatico quanto sconcertante quartetto di primedonne, ruota un esilarante universo di personaggi che toccano diversi gradi di insanità mentale: c'è il fighètto pervertito che trova giustificazione nella religione, il ballerino depresso che si fa chiamare Freak Astaire e il ragazzo che ignora i nomi dei colori e cade in crisi mistica davanti all'arcobaleno, insomma un bestiario praticamente impossibile da dimenticare e che vi lascio il piacere di scoprire per intero. Detto questo, non aspettatevi tuttavia la tipica commedia demenziale americana. Fin dal primo fotogramma di Damsels in Distress si respira infatti un'aria di film indipendente e assai verboso, di opera divertente ma di quel divertimento intellettuale, un po' alla Wes Anderson per intenderci: basterebbe anche solo citare i particolari titoli di testa, dove i nomi delle quattro attrici sono elencati sotto la dicitura "The Damsels" e quelle degli altri attori sotto "Their Distress", l'elegante suddivisione in capitoli, oppure il finale incredibilmente retrò coronato da due numeri musicali, uno dei quali è un dance-along che insegna come scatenarsi al ritmo della Sambola, ballo inventato dalla stessa Violet. Inoltre, anche i costumi sono assai curati e qui e là si percepisce una sottile critica a quel provincialismo tipicamente americano che porta i giovani a non avere assolutamente idea di chi fosse Truffaut, a temere come la peste le pellicole in bianco e nero e a stupirsi davanti ad un ortaggio apparentemente comune come i carciofi.


Per finire, se ancora non siete convinti, spenderei anche due parole per gli attori. La produzione ha pescato la maggior parte dei coinvolti nell'ampio bacino delle serie televisive o delle recenti pellicole per cccioFFani, tuttavia il regista è riuscito ad ottenere da tutti delle interpretazioni molto valide, sempre in perfetto equilibrio tra commedia e farsa, anche quando i personaggi esulano da ogni possibile legame con la realtà. All'interno del cast spicca la protagonista Greta Gerwig che, senza essere eccessivamente bella o espressiva, sfrutta al meglio un fisico quasi sgraziato e un viso ordinario, riuscendo ad infondere al suo personaggio quel non so che per cui lo spettatore è naturalmente spinto a riconoscersi in alcuni dei suoi atteggiamenti e delle sue manie. C'è quindi un po' di Violet in ognuno di noi? Nel mio caso, direi di sì. Quindi, dopo avervi straconsigliato nuovamente questo carinissimo Damsels in Distress, andrò a rimettere su il film per imparare al meglio i passi della Sambola... d'altronde, stiamo parlando della nuova tendenza internazionale, che presto spopolerà in ogni discoteca!

Whit Stillman (vero nome John Whitney Stillman) è regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha girato film come Barcelona, Metropolitan e The Last Days of Disco. Anche produttore e attore, ha 60 anni.


Greta Gerwig interpreta Violet. Americana, ha partecipato a film come The House of the Devil e To Rome With Love. Anche sceneggiatrice, regista e produttrice, ha 29 anni e un film in uscita.


Megalyn Echikunwoke interpreta Rose. Americana, ha partecipato alle serie E.R. – Medici in prima linea, 24, Buffy the Vampire Slayer, That’s 70’s Show, Supernatural, The 4400, CSI: Miami e 90210. Ha 29 anni e un film in uscita, l’ultimo episodio di Die Hard.


Adam Brody interpreta Charlie. Americano, ha partecipato a film come American Pie 2, The Ring, Jennifer’s Body e Scream 4, oltre a serie come Smallville, Una mamma per amica e The O.C. Anche produttore e sceneggiatore, ha 33 anni e quattro film in uscita.


Se il film vi fosse piaciuto, consiglierei la visione di Moonrise Kingdom, del già citato Ragazze a Beverly Hills, di Mean Girls e di Schegge di follia. ENJOY!!



giovedì 17 gennaio 2013

(Gio)WE, Bolla! del 17/01/2013 - Speciale: Quentin amore mio


Questo post è il mio pensiero d'aMMMMoreeeee!!! Peer teeeee!! Peeer teeee!!
Caro Quentin, è arrivato il grande giorno, oggi esce Django Unchained in Italia e io sono emozionata come una scolaretta al primo appuntamento. Purtroppo dovrò attendere fino a domenica per testimoniare quello che, sono certa, sarà il tuo ennesimo capolavoro, ma stai tranquillo: alla fine, accada quel che accada, mi alzerò in piedi ed applaudirò. Soltanto dopo aver omaggiato il tuo film come si conviene mi dedicherò al mio deludente (sarà la vecchiaia!) amante, quello stramboide di Tim Burton. Mi dicono sia tornato ai vecchi fasti, ma finché non vedo non credo. Nell'attesa di domenica, preparerò gli abiti in stile far west e la bara da trascinarmi dietro, per entrare meglio nello spirito della pellicola. 
Tu, nel frattempo, preparati invece a leggere l'appassionata lettera d'amore che sarà la recensione di Django Unchained.
Eternamente tua,
Bollina


Django Unchained
Reazione a caldo: lacrime di felicità!
Bolla, rifletti!: se ancora non l'avete capito, quando c’è di mezzo Quentin non rifletto. Decide di fare un film di tre ore basato su Psy che balla la maledetta Gangnam Style con, tipo, 400 sfondi diversi? Lo andrei a vedere comunque. Da questo omaggio agli spaghetti western mi aspetto cose che voi umani non potete immaginare, da Christoph Waltz mi aspetto meraviglie e voglio uscire dalla sala con l’insano desiderio di riguardare Django Unchained fino ad imparare le battute e le scene a memoria. Ok, sono alla frutta, passiamo al prossimo film.


Frankenweenie
Reazione a caldo: oddio, questa settimana mi seppellirò al cinema!
Bolla, rifletti!: ne hanno rimandato l’uscita italiana fino a rendere quasi inutile andarlo a vedere al cinema, ma il fatto che finalmente l’ultimo lavoro di Burton sia arrivato anche da noi mi riempie di ovvia gioia. Solo il tempo di riguardare Frankenweenie, il corto da cui è stato tratto questo lungometraggio, e di preparare una scorta formato famiglia di fazzoletti per arginare la probabile commozione che mi ucciderà nel corso della visione (a mo’ di Edward mani di forbice) e sarò pronta per ridare il bentornato -forse- al vecchio Tim.

Dopo questa doppietta, sinceramente, mi frega pochissimo di quello che potrebbe esserci al cinema d’élite, ma diamo comunque un’occhiata…


Qualcosa nell’aria
Reazione a caldo: che mi dice che io perirò! (chi indovina la citazione vince. Cosa, non si sa)
Bolla, rifletti!: questo film affonda le radici in un periodo (le rivolte del maggio francese verso la fine degli anni ‘60) che ormai è diventato talmente sfruttato, romanzato e preso a modello da gente che ne ha completamente stravolto il significato da farmi venire un senso di nausea anche solo a pensarci. Mi si assicura che Qualcosa nell’aria è però più romanzo di formazione che presa di posizione politico-filosofica, quindi forse non sarà la solita mattonata modaiola fuori tempo massimo. Al momento, comunque, nonostante i fior di premi vinti mi ispira poco.

mercoledì 16 gennaio 2013

Cloud Atlas (2012)

Mi ha fatto penare un po' (fino all'ultimo non avevo trovato vittime sacrificali da portare meco al cinema!) ma alla fine lunedì sono riuscita ad andare a vedere il bramato Cloud Atlas, diretto nel 2012 dai registi Andy Wachowski, Lana (ex Larry) Wachowski e Tom Tykwer e tratto dall'omonimo romanzo di David Mitchell. Riuscirà la vostra eroina a scrivere qualcosa di sensato dopo questo trionfo di quasi tre ore?


Trama: il film mostra il concatenarsi di sei storie in sei epoche diverse. Nella prima, il giovane Adam Ewing affronta un difficile viaggio di ritorno su una nave piena di insidie; nella seconda, un musicista cerca di comporre la sinfonia che lo renderà famoso; nella terza, una giornalista rischia la vita per portare alla luce un complotto legato ad una centrale nucleare; nella quarta, un editore cerca di fuggire dai creditori ma finisce invece in una inespugnabile casa di riposo; nella quinta, l'"artificio" Sonmi-451 viene liberata da un orrendo destino e infine, nella sesta, il membro di una tribù cerca di fuggire alle insidie di un demone e comprendere quale verità si nasconda nel passato dell'umanità intera...


Amicizia, amore, coraggio, libertà, fiducia, cultura. Ma anche il loro esatto contrario, come l'odio, la codardia, il desiderio di sottomettere e conquistare, il pregiudizio, l'ignoranza. Sono queste "forze" universali le vere protagoniste dell'epico, torrenziale e ambizioso Cloud Atlas, il fil rouge che lega ogni storia all'altra e l'unico modo per comprendere l'opera nella sua totalità. Sono cose che possiamo testimoniare ogni giorno e che ogni giorno governano le azioni di ogni individuo, da quelli "speciali" (per esempio nati con una voglia a forma di stella cometa e per questo destinati a incidere sul destino dell'umanità...) a quelli comuni, influendo sul cammino dell'esistenza nostra e di quanti hanno a che fare con noi. Basta riflettere un istante su questa verità lapalissiana e, come d'incanto, anche un film intricato come Cloud Atlas diventa semplice e scorrevole, ogni storia che lo compone si dota di una propria identità e tutte si collegano logicamente le une alle altre, incastrandosi alla perfezione come i tasselli di un puzzle. Un puzzle che, nella sua totalità, regala parecchie emozioni e sicuramente è una gioia per gli occhi e un divertimento per lo spettatore.


Molto semplicemente quindi, senza indulgere in lunghissimi spiegoni, vi butto giù un paio di motivi per cui Cloud Atlas mi è piaciuto davvero tantissimo, un po' come ho fatto per La migliore offerta.
Innanzitutto per il gioco, infantile ma assolutamente irresistibile, di scoprire dove si nascondano i vari attori, famosissimi ma a tratti talmente ben truccati che è talvolta diventa difficile individuarli, soprattutto quando li si vede letteralmente mescolati tra la folla di comparse.
Poi, per le storie narrate. Tralasciando la prima, una banalotta riflessione sulla schiavitù e l'amicizia, le altre mi hanno completamente catturata: il film passa dal raffinato melò gay alla spy-story anni '70, dalla commedia inglese tutta wit e situazioni paradossali (la migliore e la più divertente, con un geniale Jim Broadbent e un esilarante Tom Hanks che all'inizio si profonde in un numero d'altissima scuola!) all'horror fantascientifico ispirato a Matrix, per finire con il dramma post-apocalittico che, come in un cerchio perfetto, racchiude l'intera vicenda umana.
Per gli attori, ovviamente. Cloud Atlas è il primo film ad essere riuscito, dopo anni, a farmi tornare ad apprezzare Tom Hanks (Halle Berry invece no, mi spiace, anche qui non mi ha convinta), ma i migliori sono il già citato Jim Broadbent, Ben Whishaw con la sua sensibile e toccante interpretazione del musicista Frobisher e, last but not least, l'irresistibile Hugo Weaving che sparge cattiveria e minacciosità a piene mani, soprattutto nel finale oppure quando lo ritroviamo en travesti nei panni di un'infermiera virago.
Per la realizzazione in generale e soprattutto per la qualità del montaggio in particolare: ogni sequenza è legata a quella precedente da un particolare, un concetto, una parola, una sensazione che ne è la logica conseguenza oppure l'esatto contrario, così che tutte e sei le storie diventano perfettamente concatenate e comprensibili, parti indispensabili del quadro globale.


Ovviamente, per quanto mi sia piaciuto, Cloud Atlas non è esente da difetti.
Personalmente, ho un po' patito il trucco dei protagonisti del segmento ambientato nella Corea del futuro. Aver deciso di trasformare tutti gli attori (anche quelli dai tratti somatici più marcatamente occidentali) in asiatici con gli occhi a mandorla è stato un azzardo non da poco che scade drammaticamente nel trash, nonostante le scene d'azione e le ambientazioni a dir poco mozzafiato di questa parte del film facciano quasi dimenticare questo dettaglio.
Secondo punto a sfavore, che ad essere sincera mi ha lasciato molto perplessa, è la mancanza di una colonna sonora degna di questo nome. La cosa è inspiegabile, soprattutto perché la sinfonia scritta da Frobisher che dà il titolo al film è l'unico elemento di Cloud Atlas che si dimentica appena usciti dalla sala.
Altro non mi sento di segnalare, sono quisquilie che non cambiano il fatto che Cloud Atlas, pur con tutti i suoi difetti e le sue imperfezioni, sia uno di quei rarissimi film in grado di coniugare la sua natura di blockbuster radicato nell'immaginario dell'inizio del nuovo millennio a quella di una pellicola più autoriale e cinefila, maggiormente interessata a raccontare una storia per immagini e concetti piuttosto che scodellare al pubblico pagante la solita pappetta pronta e di immediata comprensione. Sicuramente non si tratta di un film per tutti (e sicuramente la mia recensione è più incomprensibile dello stesso Cloud Atlas) ma lo consiglio comunque spassionatamente.


Del co-regista e co-sceneggiatore Tom Tykwer ho già parlato qui. Di Tom Hanks (Dr. Henry Goose / Il direttore dell’hotel / Isaac Sachs / Dermot Hoggins / l’attore che interpreta Cavendish / Zachry), Jim Broadbent ( Capitano Molyneux / Vyvyan Ayrs / Timothy Cavendish / Musicista coreano / Uno dei prescienti), Hugo Weaving (Haskell Moore / Tadeusz Kesselring / Bill Smoke / l’infermiera Noakes / Mephi / Vecchio Georgie), Ben Whishaw (Un ragazzo all'interno della nave/ Robert Frobisher / Il commesso del negozio di dischi / Georgette / Uno degli indigeni "post-atomici"), Keith David (Kupaka / Joe Napier / An-kor Apis / uno dei Prescienti), Susan Sarandon (Madame Horrox / Ursula / Yusouf Suleiman / Abbessa) e Hugh Grant (Reverendo Giles Horrox / uno degli ospiti dell'hotel in cui si incontrano Rufus e Robert / Lloyd Hooks / Denholme Cavendish / Seer Rhee / Capo Kona) ho parlato invece nei rispettivi link.

Andy Wachowski (vero nome Andrew Paul Wachowski) e Lana Wachowski (vero nome Laurence Wachowski) sono  co-registi e co-sceneggiatori della pellicola. Americani, hanno diretto film come Bound – Torbido inganno e la trilogia di Matrix. Anche produttori, Andy ha 45 anni e Lana ne ha 47. Hanno un film in uscita.


Halle Berry interpreta una degli indigeni nel segmento ambientato nell’800, Jocasta Ayrs,  Luisa Rey, l’ospite travestita da indiana al party per la presentazione del libro, Ovid e Meronym. Americana, la ricordo per film come L'ultimo boyscout - Missione sopravvivere, I Flinstones, Bulworth - Il senatore, X-Men, Codice: Swordfish, Monster's Ball - L'ombra della vita (che le è valso l'Oscar come migliore attrice protagonista), X-Men 2, Gothika, l'orrendo Catwoman e X-Men - Conflitto finale. Anche produttrice, ha 46 anni e tre film in uscita, tra cui X-Men: giorni di un futuro passato.


Jim Sturgess (vero nome James Anthony Sturgess) interpreta Adam Ewing, uno degli ospiti dell’hotel, il padre di Megan, uno dei tifosi ubriachi nel pub,  Hae-Joo Chang e il cognato di Zachry. Inglese, ha partecipato recentemente a La migliore offerta. Ha 34 anni e due film in uscita.


James D'Arcy (vero nome Simon D'Arcy) interpreta Rufus Sixsmith da giovane e da vecchio, l'infermiera James e l'Archivista. Inglese, ha partecipato a film come Wilde, L'esorcista - La genesi e W.E. - Edward e Wallis. Ha 37 anni e tre film in uscita, tra cui Hitchcock, dove interpreterà Anthony Perkins.


Il ruolo di Sonmi-451 (interpretata dall'attrice coreana Doona Bae) in verità era stato promesso a Natalie Portman, che poi è colei che ha fatto conoscere il libro Cloud Atlas a Lana Wachowski sul set di V per Vendetta .La gravidanza dell'attrice le ha impedito di partecipare al film, tuttavia il suo nome viene citato nei ringraziamenti finali... e Doona Bae è riuscita a conferire al suo "artificio" un incredibile dignità e una grande delicatezza. Infine, se il film vi fosse piaciuto, vi consiglio la visione di The Tree of Life e della trilogia di Matrix (che per me, con rispetto parlando, poteva fermarsi tranquillamente al primo capitolo!!). ENJOY!

martedì 15 gennaio 2013

Get Babol! #49

Come promesso nel pomeriggio, oggi vi beccate un doppio post (non fateci l'abitudine)! Settimana ricchissima di uscite quella USA, un preludio all'altrettanto ricca annata cinematografica che ci aspetta, sebbene la pu**anata sia dietro l'angolo, come ben sapete. Ma non tentennerei oltre, vado subito a presentarvi i film consigliati oggi dal sito Get Glue. ENJOY!!

Gangster Squad
Di Ruben Fleischer
Con Sean Penn, Ryan Gosling e Emma Stone
Trama (da Imdb):  Los Angeles, 1949: Una squadra segreta di poliziotti, comandati da due sergenti determinati, cercano di sconfiggere lo spietato re della mala Mickey Dolan, che governa l'intera città.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Casinò, Ronin, C'era una volta in America, Gli intoccabili e Donnie Brasco. Aspetto questo film da quando ho visto il trailer qualche mese fa. Come intuisce il sito, il genere gangster story è uno di quelli che mi piace di più, secondo solo all'horror, quindi spero davvero che Gangster Squad non mi deluderà. Le premesse parrebbero esserci tutte, non ultima la presenza di gente del calibro di Josh Brolin, Nick Nolte e Giovanni Ribisi ad affiancare i già citati Sean Penn e Ryan Gosling e una bella dose di "morte e distruzione" che personalmente non disprezzo mai. Il film uscirà in Italia il 21 febbraio, ovviamente non mancherò di fiondarmi in sala il mese prossimo!



A Haunted House
Di Michael Tiddes
Con Marlon Wayans, Essence Atkins e Marlene Forte
Trama (da Imdb): Malcolm e Kisha si trasferiscono nella casa dei loro sogni, ma scoprono presto che lì dimora anche un demone. Quando Kisha viene posseduta, Malcom - deciso a riportare alla normalità la sua vita sessuale - chiede aiuto a un prete, a un sensitivo e ad un gruppo di acchiappafantasmi.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Scary Movie, Scary Movie 2 e Scream. Dopo quattro episodi di Paranormal Activity, i Fratelli Wayans o, meglio, il solo Marlon, si è svegliato e ha deciso di ritornare ai tempi di Scary Movie (il cui quinto capitolo, con Charlie Sheen e Lindsay Lohan, dovrebbe uscire ad aprile) scegliendo come bersaglio di una parodia horror proprio la franchise di Oren Peli. Il pensiero che sarebbe stato come sparare sulla croce rossa non dev'essergli passato nemmeno per l'anticamera del cervello, così come il fatto che il trailer non fa ridere. Neppure per un secondo. In Italia questa robetta dovrebbe uscire giovedì col titolo Ghost Movie. Credo che Django Unchained e Frankenweenie saranno il miglior esorcismo.


Storage 24
Di Johannes Roberts
Con Noel Clarke, Colin O'Donoghue e Antonia Campbell-Hughes
Trama (da Imdb):  A Londra, un aereo militare si schianta e sparge il suo carico segreto su tutta la città. Ignari del fatto che quest'ultima sia isolata, un gruppo di persone rimangono intrappolate in un magazzino con un ospite decisamente indesiderato.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti 28 giorni dopo, Alien e Attack the Block. Tendenzialmente, gli horror inglesi mi ispirano molta più fiducia dei loro cugini americani e quelli mescolati alla fantascienza mi mettono un'ansia quasi claustrofobica. Dal trailer questo Storage 24 non sembrerebbe male, in quanto incrocio dei tre film citati sopra. Certo, dubito che arrivi ai livelli di 28 giorni dopo e Alien, o che sia divertente quanto Attack the Block, ma una possibilità gliela darei volentieri. Purtroppo il film è uscito la scorsa estate in Inghilterra e in America è approdato solo in questi giorni, quindi difficilmente vedrà le sale italiane.

Quartet
Di Dustin Hoffman
Con Maggie Smith, Michael Gambon e Billy Connolly
Trama (da Imdb):  In una casa di riposo per cantanti d'opera in pensione, il concerto annuale per commemorare il compleanno di Verdi viene interrotto dall'arrivo di Jean, una diva senza tempo, ex moglie di uno dei residenti.

Il sito me lo consiglia perché mi sono piaciuti Billy Elliot e The Full Monty. Il debutto alla regia di Dustin Hoffman sembra una di quelle deliziose, particolari commedie dedicate a personaggi a dir poco strani ed inverosimili. Con un cast decisamente d'eccezione e l'ironia tutta inglese che permea il trailer, mescolata all'inevitabile malinconia che suscita una storia ambientata comunque in un ospizio, Quartet si candida come un altro dei film da vedere in questo ricchissimo gennaio. In Italia uscirà a fine mese, ma temo sarà distribuito malissimo.


Struck by Lightning
Di Brian Dannelly
Con Chris Colfer, Rebel Wilson and Christina Hendricks
Trama (da Imdb): Dopo essere stato colpito e ucciso da un fulmine, un ragazzo racconta del modo in cui ha ricattato i suoi compagni di scuola per farli collaborare al suo giornalino letterario.

Il sito me lo consiglia perché mi è piaciuto Rushmore. Scritto e recitato da uno dei ragazzetti di Glee (serie che, chissà perché, non ho mai avuto voglia di guardare), questo film non sembrerebbe così male sulla carta, almeno per chi, come me, ha un debole per i teen movie cattivelli, ironici e non interamente imperniati sul trinomio canne-sesso-sfigati. Purtroppo il protagonista è monoespressivo e anche lo svolgersi della trama mi ricorda parecchio qualcosa di già visto, quindi non smanio eccessivamente per un'eventuale futura data di uscita italiana.

Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...