Pur non avendo mai letto nulla di Jo Nesbø, il potere di Fassbender mi ha portata in sala per vedere L'uomo di neve (The Snowman), diretto dal regista Tomas Alfredson e tratto appunto dal romanzo omonimo dello scrittore norvegese. NO SPOILER, tranquilli.
Trama: Harry Hole, investigatore alcoolizzato, viene sfidato da un serial killer che firma i suoi delitti lasciando sulla scena del crimine un pupazzo di neve.
Come ho specificato all'inizio, di Jo Nesbø e del suo personaggio Harry Hole non so assolutamente nulla, quindi ho affrontato L'uomo di neve con lieta ignoranza, spinta da un trailer accattivante e sottilmente horror oltre che dalla presenza del bel Fassbender (che, per inciso, a un certo punto viene mostrato gratuitamente a torso nudo. Punto per lui!). Il nome Tomas Alfredson mi ha un po' spaventata, sono sincera. Dopo lo splendido Lasciami entrare il regista mi aveva annichilita con La talpa, formalmente ineccepibile e sontuoso ma anche una discreta mattonata sulle palle, siamo sinceri, e non so perché temevo che L'uomo di neve potesse seguire sentieri talpiani e tramortirmi sulla poltrona del cinema. Come sempre, la verità sta nel mezzo, almeno per quel che mi riguarda. L'uomo di neve non è un thriller dinamico zeppo di scene d'azione, non è neppure una pellicola dalla narrazione lineare o benedetta/maledetta da un bello spiegone prima della risoluzione finale, né un giallo dalla logica a prova di bomba; è, piuttosto, un film che si prende i suoi tempi e chiede allo spettatore molta attenzione, una certa sensibilità e, soprattutto, la disponibilità a seguire un percorso investigativo quasi "sottotono", privo di rivelazioni eclatanti o superdetective, zeppo di dettagli talvolta fuorvianti ma spesso importantissimi e, soprattutto, una vicenda che interseca un passato e un presente non separati da una linea netta e facilmente comprensibile. Il protagonista, Harry Hole, è sì dotato di un curriculum prestigioso ma è anche disilluso e piagato da un passato al quale si accenna appena, giusto in modo da fornirgli un minimo di profondità, e i suoi metodi investigativi non sono quelli geniali di uno Sherlock Holmes, quanto piuttosto quelli di un uomo taciturno ed introverso, che predilige l'osservazione e il silenzio allo sfoggio di intelligenza in grado di scioccare l'audience. La sua Watson, d'altra parte, è ancora più ambigua di lui benché molto più irruenta e la sua presenza punta a "sdoppiare" la trama, ramificando la rete di sospetti ed accuse così da impegnare lo spettatore nel più classico dei "whodunnit" mentre ci si domanda quanto marcio ci possa essere in Danim... Norvegia. Il pubblico paziente viene ripagato non solo da una storia cupa ed angosciante ma anche da un killer particolarmente efferato ed insidioso, silenzioso come i fiocchi di neve che cadono ogni volta in cui decide di agire e uccidere una donna "colpevole", e sapete bene quanto me che il rosso del sangue sul bianco della neve ci sta sempre molto bene.
La vena horror percepita nel trailer viene sviluppata anche nel film. Di nuovo, non si tratta di un'atmosfera horror scioccante, bensì qualcosa di sottile e capace di mettere brividi di inquietudine. Spesso, guardando L'uomo di neve, ho pensato che Dario Argento ci sarebbe andato a nozze (anche perché il povero Val Kilmer sembra Adrien Brody in Giallo. Il problema è che Brody era truccato, Kilmer è così al naturale, giusto Cielo...) ma l'approccio del regista italiano e quello di Alfredson non avrebbero potuto essere più diversi; le bufere di neve, l'oscurità e soprattutto l'abbondanza di vetrate e finestre prive di imposte, così che chiunque possa vedere cosa accade all'interno delle case svedesi, sono elementi che uniti provocano un tremendo senso di vulnerabilità, fanno sentire nudi davanti all'occhio nascosto del killer e dei suoi macabri pupazzetti di neve, eppure Alfredson gioca di sottrazione piuttosto che far saltare le coronarie agli astanti con qualche morte grandguignolesca preceduta da vetri spaccati o labirintiche fughe nell'oscurità. Prendiamo il killer, per esempio: figura oscura e mai mostrata non dico in viso ma quasi nemmeno a figura intera, "l'uomo di neve" uccide fuori campo ma allo spettatore vengono mostrati comunque i risultati delle sue azioni e se le fucilate in pieno volto appaiono finte come i soldi del Monopoli, così non è per gli arti che vengono recisi e dati in pasto ai pennuti, che qui abbondano più che in altri film. E poi, quei meravigliosi paesaggi innevati, santo Cielo, cosa non sono. Quelle grandiose panoramiche ad abbracciare ponti sospesi nel vuoto, montagne, sterminate distese di neve, laghi ghiacciati, paesini arroccati, il tutto splendidamente fotografato, instillano nel cuore dello spettatore mediterraneo un senso di straniamento, un'istintiva ritrosia (al cinema eravamo dieci persone: una si è infilata il maglione, altri due la giacca, due dietro di me hanno cominciato a starnutire come ascari e io, arrivata a casa, mi sono infilata sotto il plaid) e una desolazione infinita, al punto che questi personaggi costretti a vivere in zone simili appaiono, erroneamente, freddi come il paesaggio che li circonda. Il killer, con tutte le sue discutibili motivazioni, sembra quasi voler scuotere le coscienze addormentate dal gelo, i sentimenti trattenuti, lo sguardo triste di un Fassbender perfetto, persino il glamour raffinato e quasi regale di persone che sotto l'eleganza della neve fanno cose turpi, nascondendo segreti e perversioni. Il problema de L'uomo di neve, che leggo stroncato da più parti, forse è proprio quello di essere troppo "trattenuto" per il pubblico medio mentre invece Alfredson si riconferma maestro nel trasformare l'ovattato terrore nascosto nella neve in qualcosa che colpisce e fa sanguinare. E ora scusate ma dopo tutto questo parlare di gelo ho proprio bisogno di una cioccolata calda!
Del regista Tomas Alfredson ho già parlato QUI. Michael Fassbender (Harry Hole), Rebecca Ferguson (Katrine Bratt), Chloë Sevigny (Sylvia Ottersen e Anne Pedersen), Charlotte Gainsbourg(Rakel), J. K. Simmons (Arve Støp), James D'Arcy (Filip Becker), Toby Jones (Investigatore Svensson) e David Dencik (Idar Vetlesen) li trovate invece ai rispettivi link.
Val Kilmer interpreta Gert Rafto. Americano, lo ricordo per film come Top gun, Willow, The Doors, Una vita al massimo, Batman Forever, Heat - La sfida, L'isola perduta, Spiriti nelle tenebre e Déjà vu - Corsa contro il tempo, inoltre ha partecipato a serie quali Numb3rs e lavorato come doppiatore per Il principe d'Egitto e serie come Robot Chicken. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 58 anni e un film in uscita.
L'uomo di neve avrebbe dovuto originariamente venir diretto da Martin Scorsese ma il regista alla fine è rimasto solo come produttore. Detto questo, se L'uomo di neve vi fosse piaciuto recuperate magari Seven. ENJOY!
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venerdì 20 ottobre 2017
mercoledì 6 settembre 2017
Dunkirk (2017)
Domenica sono riuscita ad andare a vedere Dunkirk, salutato da tutti, prima ancora dell'uscita, come IL Capolavoro di Christopher Nolan in veste di regista e sceneggiatore. Vi avviso, il post sarà molto breve ma zeppo di Caps Lock. Se non volete leggere i miei sproloqui ma vi interessa la recensione in sé saltate pure al secondo paragrafo. Niente spoiler ovviamente, tranquilli!
Trama: all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, soldati inglesi e francesi rimangono bloccati a Dunkerque, con l'esercito tedesco a circondarli ed attaccarli via terra, cielo e mare.
Sinceramente, un post su Dunkirk non volevo nemmeno scriverlo. Ne troverete a bizzeffe in rete, al 100% molto più competenti e completi del mio e al 90% scritti da gente folgorata dall'ultimo lavoro di Christopher Nolan. Potrei consigliarvi di non leggerne nemmeno uno ma se siete capitati qui probabilmente vi piace informarvi prima di andare a vedere un film, quindi vi do un consiglio spassionato per le prossime pellicole che verranno universalmente salutate come Capolavori Innovativi Film Dell'Anno prima ancora che escano: astenetevi da internet, Twitter e blog, soprattutto astenetevi da Facebook. Sono una vecchia brontolona già a 36 anni ma fidatevi se vi dico (l'ho già scritto QUI) che si stava meglio quando prima di andare al cinema si potevano consultare solo poche riviste di settore e assaporare il gusto della pellicola esclusivamente dai trailer, magari da qualche sporadico servizio al TG, senza cinefili della domenica (ME PER PRIMA, eh) pronti a sprecare paroloni oppure fanboy/girl che guai a toccare l'attore/regista/sceneggiatore preferito pena un lapidario "te di cinema non capisci un ca**o" o ancor peggio l'inizio di interminabili flame dove si sente il rumore di arrampicata sugli specchi lontano un chilometro. Perché questa mia amara considerazione? Per il semplice fatto che a me Christopher Nolan è sempre piaciuto moltissimo, prima ancora che i suoi film venissero salutati con un "è uscito un film di CHRISTOPHERNOLAN (rigorosamente tutto attaccato e a caratteri cubitali come quando esce una pellicola di WESANDERSON!!) sarà sicuramente IL capolavoro del millennio, senza se e senza ma". Porco schifo, ho guardato Memento in televisione e mi è piaciuto tantissimo. E' uscito Insomnia, sono andata a vederlo senza neppure sapere che l'avesse diretto lo stesso regista e mi è piaciuto. Batman Begins l'avevo visto solo per Christian Bale e MEH, ma all'epoca non mi ero curata della mia opinione perché nel 2005 non avevo né un Blog ne Facebook a dirmi che stavo sbagliando tutto. Dimenticato Batman Begins mi sono innamorata di The Prestige e pur avendo saltato a piè pari Il cavaliere oscuro (recuperato in seguito, un enorme "e quindi?" anche se qui più che di Capolavoro di Nolan laGGente parlano di MIGLIORINTERPRETAZIONEDIHEATHLEDGER) in virtù del poco entusiasmo provato davanti al film precedente mi sono re-innamorata di Inception e ho persino adorato Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno. Lì la situazione ha cominciato a farsi pesante perché era già il periodo in cui non si andava più a vedere un film su Batman ma una pellicola DICHRISTOPHERNOLAN, quindi un capolavoro annunciato: Interstellar è il più grande ROTFL della storia del Cinema fantascientifico eppure guai a dire che t'ha fatto due marroni così, logorroico, pesante e presuntuoso com'è. Immaginate quindi con che stato d'animo sono andata a vedere Dunkirk. Ansia da Lalaland combinata a rottura di coglio*ni pregressa, alle quali dovete aggiungere il nervoso per essere arrivata a trovare estremamente antipatico un regista che a me, poverino, non ha mai fatto nulla, anzi, a cui volevo molto ma molto bene. Insomma, una pessima combinazione che però mi ha portata ad essere incredibilmente obiettiva sul suo ultimo lavoro. Segue breve "recensione".
Iniziamo col dire che, per una volta, hanno ragione quelli che consigliano di vedere Dunkirk in una sala adeguata, in una di quelle attrezzate per il 70 mm e l'IMAX, perché l'ultimo film di Nolan avvolge interamente lo spettatore inglobandolo nell'azione e stordendolo con un "rumore di fondo" praticamente ininterrotto (secondo il principio della Scala Shepard, che a quanto pare offre l'illusione di un suono che sale costantemente di altezza e correggetemi se ho capito male), tra la colonna sonora di Zimmer, il sonoro potentissimo e un irritante ticchettio di orologio che è poi il METAFORONE che amano tutti quelli pronti a considerare Dunkirk non un film di guerra ma un film sul tempo. Personalmente, ho accolto il silenzio finale con una gioia palpabile e se l'intero film fosse stato muto, interamente sorretto dalla splendida interpretazione degli attori (a Kenneth Branagh e Mark Rylance non serve la parola e il primo offre la migliore performance da anni), senza che questi ultimi fossero costretti di tanto in tanto a vomitare sullo spettatore incredibili banalità retorico-patriottiche tra un ticchettio, un'esplosione e una nota di colonna sonora, probabilmente Dunkirk sarebbe stato davvero un capolavoro. Allo stesso modo, non mi capacito del perché Nolan si sia infognato in questo trito esercizio di stile che è l'utilizzo della non consequenzialità. Cristoforo, santo Cielo, sei un regista coi controca**i: le riprese aeree sono splendide e realistiche, quelle sulla spiaggia di Dunkerque, con quei colori deprimenti e freddi, lo sono forse anche di più, riesci a creare delle sequenze d'azione durante le quali pare di annegare assieme ai poveri soldati intrappolati nelle imbarcazioni, coi primi piani ci vai a nozze e riesci a creare tensione con un semplice gioco di sguardi, quindi perché devi raffreddare l'atmosfera bullandoti del fatto che gli incastri temporali ti vengono bene? E cheppalle! Gli ultimi quindici minuti di film sono pesantini, figlio mio, abbiamo capito che alla fine SPOILER le varie linee temporali convergeranno FINE SPOILER, non mi serve vederlo ribadito due o tre volte. Ti faccio lo stesso appunto mosso alla fine del post di Interstellar: perché non torni a coinvolgere lo spettatore non solo visivamente ma anche emotivamente? Qui qualcosa si è effettivamente smosso a livello emotivo, soprattutto, come ho detto, durante le lunghe riprese senza nemmeno un dialogo e grazie ad un paio di personaggi, per il resto... boh, mi sono emozionata di più davanti a La battaglia di Hacksaw Ridge. Anche perché cominciare a guardare un film a tema bellico coi soldati che vengono colpiti dalle bombe senza spillare nemmeno una goccia di sangue è un po' una ca**ata (soprattutto in quanto Dunkirk è uno dei pochi film in cui persino il carburante delle navi diventa "vivo", parte di un'attentissima cura per il dettaglio. E manca il sangue? Mah). Va bene il film sul tempo, l'attesa, la fratellanza, la disperazione, il barlume di speranza, l'eroismo, ecc. ma ho trovato che mancasse qualcosa. Parere mio, ovviamente. Quindi, confermo la bellezza di Dunkirk ma non l'entusiasmo eccessivo che lo ha accompagnato: è un film bellissimo, non il migliore dell'anno, non il migliore di Nolan, non il migliore film di guerra di tutti i tempi ma comunque meritevole di una visione, assolutamente. Al cinema, ribadisco. In un ottimo cinema.
Del regista e sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Mark Rylance (Mr. Dawson), Tom Hardy (Farrier), Kenneth Branagh (Comandante Bolton), James D'Arcy (Colonnello Winnant), Cillian Murphy (Soldato tremante) e Michael Caine (non accreditato, è la voce "del comando" che si sente nella cabina dei piloti) li trovate invece ai rispettivi link.
Barry Keoghan, che interpreta George, aveva già partecipato al film Codice criminale mentre Harry Styles degli One Direction è il soldatino che punta il fucile contro l'"infiltrato" francese all'interno del peschereccio olandese; tra gli attori ci sono anche un paio di parenti del regista, come la cugina Miranda Nolan, che compare nei panni di un'infermiera, e lo zio John Nolan, ovvero l'uomo cieco sul finale. La battaglia di Dunkerque è stata già portata al cinema nel 1958 col film Dunkerque, pellicola che vede tra i protagonisti Richard Attenborough, il cui nipote Will Attenborough è nel cast del film di Nolan. Detto questo, se Dunkirk vi fosse piaciuto recuperate La sottile linea rossa. ENJOY!
Trama: all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, soldati inglesi e francesi rimangono bloccati a Dunkerque, con l'esercito tedesco a circondarli ed attaccarli via terra, cielo e mare.
Sinceramente, un post su Dunkirk non volevo nemmeno scriverlo. Ne troverete a bizzeffe in rete, al 100% molto più competenti e completi del mio e al 90% scritti da gente folgorata dall'ultimo lavoro di Christopher Nolan. Potrei consigliarvi di non leggerne nemmeno uno ma se siete capitati qui probabilmente vi piace informarvi prima di andare a vedere un film, quindi vi do un consiglio spassionato per le prossime pellicole che verranno universalmente salutate come Capolavori Innovativi Film Dell'Anno prima ancora che escano: astenetevi da internet, Twitter e blog, soprattutto astenetevi da Facebook. Sono una vecchia brontolona già a 36 anni ma fidatevi se vi dico (l'ho già scritto QUI) che si stava meglio quando prima di andare al cinema si potevano consultare solo poche riviste di settore e assaporare il gusto della pellicola esclusivamente dai trailer, magari da qualche sporadico servizio al TG, senza cinefili della domenica (ME PER PRIMA, eh) pronti a sprecare paroloni oppure fanboy/girl che guai a toccare l'attore/regista/sceneggiatore preferito pena un lapidario "te di cinema non capisci un ca**o" o ancor peggio l'inizio di interminabili flame dove si sente il rumore di arrampicata sugli specchi lontano un chilometro. Perché questa mia amara considerazione? Per il semplice fatto che a me Christopher Nolan è sempre piaciuto moltissimo, prima ancora che i suoi film venissero salutati con un "è uscito un film di CHRISTOPHERNOLAN (rigorosamente tutto attaccato e a caratteri cubitali come quando esce una pellicola di WESANDERSON!!) sarà sicuramente IL capolavoro del millennio, senza se e senza ma". Porco schifo, ho guardato Memento in televisione e mi è piaciuto tantissimo. E' uscito Insomnia, sono andata a vederlo senza neppure sapere che l'avesse diretto lo stesso regista e mi è piaciuto. Batman Begins l'avevo visto solo per Christian Bale e MEH, ma all'epoca non mi ero curata della mia opinione perché nel 2005 non avevo né un Blog ne Facebook a dirmi che stavo sbagliando tutto. Dimenticato Batman Begins mi sono innamorata di The Prestige e pur avendo saltato a piè pari Il cavaliere oscuro (recuperato in seguito, un enorme "e quindi?" anche se qui più che di Capolavoro di Nolan laGGente parlano di MIGLIORINTERPRETAZIONEDIHEATHLEDGER) in virtù del poco entusiasmo provato davanti al film precedente mi sono re-innamorata di Inception e ho persino adorato Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno. Lì la situazione ha cominciato a farsi pesante perché era già il periodo in cui non si andava più a vedere un film su Batman ma una pellicola DICHRISTOPHERNOLAN, quindi un capolavoro annunciato: Interstellar è il più grande ROTFL della storia del Cinema fantascientifico eppure guai a dire che t'ha fatto due marroni così, logorroico, pesante e presuntuoso com'è. Immaginate quindi con che stato d'animo sono andata a vedere Dunkirk. Ansia da Lalaland combinata a rottura di coglio*ni pregressa, alle quali dovete aggiungere il nervoso per essere arrivata a trovare estremamente antipatico un regista che a me, poverino, non ha mai fatto nulla, anzi, a cui volevo molto ma molto bene. Insomma, una pessima combinazione che però mi ha portata ad essere incredibilmente obiettiva sul suo ultimo lavoro. Segue breve "recensione".
Iniziamo col dire che, per una volta, hanno ragione quelli che consigliano di vedere Dunkirk in una sala adeguata, in una di quelle attrezzate per il 70 mm e l'IMAX, perché l'ultimo film di Nolan avvolge interamente lo spettatore inglobandolo nell'azione e stordendolo con un "rumore di fondo" praticamente ininterrotto (secondo il principio della Scala Shepard, che a quanto pare offre l'illusione di un suono che sale costantemente di altezza e correggetemi se ho capito male), tra la colonna sonora di Zimmer, il sonoro potentissimo e un irritante ticchettio di orologio che è poi il METAFORONE che amano tutti quelli pronti a considerare Dunkirk non un film di guerra ma un film sul tempo. Personalmente, ho accolto il silenzio finale con una gioia palpabile e se l'intero film fosse stato muto, interamente sorretto dalla splendida interpretazione degli attori (a Kenneth Branagh e Mark Rylance non serve la parola e il primo offre la migliore performance da anni), senza che questi ultimi fossero costretti di tanto in tanto a vomitare sullo spettatore incredibili banalità retorico-patriottiche tra un ticchettio, un'esplosione e una nota di colonna sonora, probabilmente Dunkirk sarebbe stato davvero un capolavoro. Allo stesso modo, non mi capacito del perché Nolan si sia infognato in questo trito esercizio di stile che è l'utilizzo della non consequenzialità. Cristoforo, santo Cielo, sei un regista coi controca**i: le riprese aeree sono splendide e realistiche, quelle sulla spiaggia di Dunkerque, con quei colori deprimenti e freddi, lo sono forse anche di più, riesci a creare delle sequenze d'azione durante le quali pare di annegare assieme ai poveri soldati intrappolati nelle imbarcazioni, coi primi piani ci vai a nozze e riesci a creare tensione con un semplice gioco di sguardi, quindi perché devi raffreddare l'atmosfera bullandoti del fatto che gli incastri temporali ti vengono bene? E cheppalle! Gli ultimi quindici minuti di film sono pesantini, figlio mio, abbiamo capito che alla fine SPOILER le varie linee temporali convergeranno FINE SPOILER, non mi serve vederlo ribadito due o tre volte. Ti faccio lo stesso appunto mosso alla fine del post di Interstellar: perché non torni a coinvolgere lo spettatore non solo visivamente ma anche emotivamente? Qui qualcosa si è effettivamente smosso a livello emotivo, soprattutto, come ho detto, durante le lunghe riprese senza nemmeno un dialogo e grazie ad un paio di personaggi, per il resto... boh, mi sono emozionata di più davanti a La battaglia di Hacksaw Ridge. Anche perché cominciare a guardare un film a tema bellico coi soldati che vengono colpiti dalle bombe senza spillare nemmeno una goccia di sangue è un po' una ca**ata (soprattutto in quanto Dunkirk è uno dei pochi film in cui persino il carburante delle navi diventa "vivo", parte di un'attentissima cura per il dettaglio. E manca il sangue? Mah). Va bene il film sul tempo, l'attesa, la fratellanza, la disperazione, il barlume di speranza, l'eroismo, ecc. ma ho trovato che mancasse qualcosa. Parere mio, ovviamente. Quindi, confermo la bellezza di Dunkirk ma non l'entusiasmo eccessivo che lo ha accompagnato: è un film bellissimo, non il migliore dell'anno, non il migliore di Nolan, non il migliore film di guerra di tutti i tempi ma comunque meritevole di una visione, assolutamente. Al cinema, ribadisco. In un ottimo cinema.
Del regista e sceneggiatore Christopher Nolan ho già parlato QUI. Mark Rylance (Mr. Dawson), Tom Hardy (Farrier), Kenneth Branagh (Comandante Bolton), James D'Arcy (Colonnello Winnant), Cillian Murphy (Soldato tremante) e Michael Caine (non accreditato, è la voce "del comando" che si sente nella cabina dei piloti) li trovate invece ai rispettivi link.
Barry Keoghan, che interpreta George, aveva già partecipato al film Codice criminale mentre Harry Styles degli One Direction è il soldatino che punta il fucile contro l'"infiltrato" francese all'interno del peschereccio olandese; tra gli attori ci sono anche un paio di parenti del regista, come la cugina Miranda Nolan, che compare nei panni di un'infermiera, e lo zio John Nolan, ovvero l'uomo cieco sul finale. La battaglia di Dunkerque è stata già portata al cinema nel 1958 col film Dunkerque, pellicola che vede tra i protagonisti Richard Attenborough, il cui nipote Will Attenborough è nel cast del film di Nolan. Detto questo, se Dunkirk vi fosse piaciuto recuperate La sottile linea rossa. ENJOY!
domenica 15 dicembre 2013
Hitchcock (2012)
Piano piano sto recuperando tutti quei film meritevoli che, nonostante questo, non hanno mai trovato distribuzione dalle mie parti e questa volta è toccato al bellissimo Hitchcock, diretto nel 2012 dal regista Sacha Gervasi e tratto dal libro Alfred Hitchcock and the Making of Psycho di Stephen Rebello.
Trama: dopo Intrigo internazionale, Alfred Hitchcock trova una nuova fonte d'ispirazione nel libro Psycho di Robert Bloch. Osteggiato da produttori e giornalisti, indebitato e totalmente immerso nel lavoro, non si accorge di quanto la moglie Alma si stia allontanando da lui...
Hitchcock è un film interessantissimo e frizzante, sia per gli appassionati di Hitch che per chi vuole gustarsi un'ora e mezza di sano intrattenimento cinematografico, magari imparando qualcosa su uno dei massimi esponenti della settima arte. Mescolando episodi legati alla vita privata del regista, una ricostruzione del making of di Psyco e le inquietanti suggestioni di un Ed Gein negli inediti panni di Grillo Parlante, Hitchcock pone sotto i riflettori una parte assai importante e difficile della carriera del Maestro della Suspance, un momento in cui al successo si accompagnano le inevitabili incertezze, il timore di sbagliare, la paura di diventare mero fenomeno commerciale svilito da un'avventura televisiva di successo, un attimo di crisi derivata dalla vecchiaia e dal desiderio di risvegliare sensazioni sopite alimentandole con la fantasia. Nella pellicola, infatti, Hitchcock comincia a perdere progressivamente il contatto con la realtà com'era accaduto ad Ed Gein e Norman Bates (meravigliosa la scena in cui, davanti a una Vivien Leigh urlante e terrorizzata, sfoga tutta la sua rabbia mostrando alla troupe come girare la famosa sequenza della doccia), terrorizzato dall'idea di venire tradito e abbandonato da tutti, attrici, moglie, pubblico, critici. Un indebolimento mentale che si accompagna ad una debolezza fisica manifestata nella febbre e nella fame compulsiva e che mostra un Hitchcock terribilmente imperfetto e molto più umano dell'ironica e sarcastica "sagoma" che, come spettatori, siamo arrivati a conoscere.
Ed è bello, finalmente, fare anche la conoscenza di Alma, la grande donna dietro un grande uomo e, forse, la vera protagonista del film, interpretata da una grandissima Helen Mirren che più di una volta eclissa il pur bravissimo Anthony Hopkins (truccato così bene che il film è stato candidato all'Oscar per il miglior make-up). Alma è una capacissima donna con tutti gli attributi necessari per sostenere l'ingombrante (in tutti i sensi) marito e, a quanto pare, è anche la mente che ha trasformato una pellicola schifata persino da Hitchcock nello Psyco che tutti noi conosciamo e amiamo; all'interno del film possiamo vedere come la crisi creativa e umana che ha colpito il marito ricada pesantemente anche su Alma, costantemente messa in ombra dalla fama del consorte o dall'insana passione di quest'ultimo per le bionde star dei suoi film. Nel corso della pellicola, Alma cerca di ritrovare una sua indipendenza allontanandosi da Hitchcock e trovando conforto in un Danny Huston sempre più a suo agio nei panni del viscido piacione, ed è buffo e molto commovente vedere come due persone che si conoscono e si aiutano a vicenda da anni arrivino a non capirsi più, ad evitarsi o parlarsi solo tramite feroci punzecchiature reciproche. Alla crisi coniugale corrisponde un terribile momento di empasse nel corso della realizzazione di Psyco e ad un conseguente calo della qualità del lavoro di Hitchcock e il regista Sacha Gervasi è molto bravo a giostrare queste due anime del film senza scadere nel melodramma sentimentale o nel freddo documentario, facendoci così affezionare ai due testardi protagonisti e intrigandoci con i retroscena di un Capolavoro del cinema che, per quanto sia conosciuto, nasconde comunque molti segreti. La presenza di un cast affiatato e valido e l'ironica cornice alla Alfred Hitchcock Presenta, infine, contribuiscono a rendere Hitchcock un gioiellino ancora più prezioso, che vi consiglio di recuperare il prima possibile.
Di Anthony Hopkins (Alfred Hitchcock), Helen Mirren (Alma Reville), Scarlett Johansson (Janet Leigh), Danny Huston (Whitfield Cook), Toni Collette (Peggy Robertson), Jessica Biel (Vera Miles), James D’Arcy (Anthony Perkins) e Kurtwood Smith (Geoffrey Shurlock) ho già parlato ai rispettivi link.
Sacha Gervasi è il regista della pellicola. Inglese, prima di Hitchcock ha diretto solo il documentario Anvil: The Story of Anvil. Anche sceneggiatore e produttore, ha 47 anni.
Michael Wincott (vero nome Michael Anthony Claudio Wincott) interpreta Ed Gein. Canadese, lo ricordo per film come Talk Radio, Nato il quattro luglio, The Doors, Robin Hood – Principe dei ladri, I tre moschettieri, Il corvo, Dead Man e Alien – La clonazione; inoltre, ha partecipato a serie come Miami Vice. Ha 55 anni e due film in uscita.
Tra gli altri attori compare anche, nei panni dello sceneggiatore Joseph Stefano, l’ex Karate Kid Ralph Macchio. Andrew Garfield invece era stato convocato per il ruolo di Anthony Perkins ma ha dovuto rinunciare per i suoi impegni teatrali. Detto questo, se Hitchcock vi fosse piaciuto recuperate ovviamente i film del corpulento maestro della suspance e magari anche Ed Wood e Il discorso del re! ENJOY!
Trama: dopo Intrigo internazionale, Alfred Hitchcock trova una nuova fonte d'ispirazione nel libro Psycho di Robert Bloch. Osteggiato da produttori e giornalisti, indebitato e totalmente immerso nel lavoro, non si accorge di quanto la moglie Alma si stia allontanando da lui...
Hitchcock è un film interessantissimo e frizzante, sia per gli appassionati di Hitch che per chi vuole gustarsi un'ora e mezza di sano intrattenimento cinematografico, magari imparando qualcosa su uno dei massimi esponenti della settima arte. Mescolando episodi legati alla vita privata del regista, una ricostruzione del making of di Psyco e le inquietanti suggestioni di un Ed Gein negli inediti panni di Grillo Parlante, Hitchcock pone sotto i riflettori una parte assai importante e difficile della carriera del Maestro della Suspance, un momento in cui al successo si accompagnano le inevitabili incertezze, il timore di sbagliare, la paura di diventare mero fenomeno commerciale svilito da un'avventura televisiva di successo, un attimo di crisi derivata dalla vecchiaia e dal desiderio di risvegliare sensazioni sopite alimentandole con la fantasia. Nella pellicola, infatti, Hitchcock comincia a perdere progressivamente il contatto con la realtà com'era accaduto ad Ed Gein e Norman Bates (meravigliosa la scena in cui, davanti a una Vivien Leigh urlante e terrorizzata, sfoga tutta la sua rabbia mostrando alla troupe come girare la famosa sequenza della doccia), terrorizzato dall'idea di venire tradito e abbandonato da tutti, attrici, moglie, pubblico, critici. Un indebolimento mentale che si accompagna ad una debolezza fisica manifestata nella febbre e nella fame compulsiva e che mostra un Hitchcock terribilmente imperfetto e molto più umano dell'ironica e sarcastica "sagoma" che, come spettatori, siamo arrivati a conoscere.
Ed è bello, finalmente, fare anche la conoscenza di Alma, la grande donna dietro un grande uomo e, forse, la vera protagonista del film, interpretata da una grandissima Helen Mirren che più di una volta eclissa il pur bravissimo Anthony Hopkins (truccato così bene che il film è stato candidato all'Oscar per il miglior make-up). Alma è una capacissima donna con tutti gli attributi necessari per sostenere l'ingombrante (in tutti i sensi) marito e, a quanto pare, è anche la mente che ha trasformato una pellicola schifata persino da Hitchcock nello Psyco che tutti noi conosciamo e amiamo; all'interno del film possiamo vedere come la crisi creativa e umana che ha colpito il marito ricada pesantemente anche su Alma, costantemente messa in ombra dalla fama del consorte o dall'insana passione di quest'ultimo per le bionde star dei suoi film. Nel corso della pellicola, Alma cerca di ritrovare una sua indipendenza allontanandosi da Hitchcock e trovando conforto in un Danny Huston sempre più a suo agio nei panni del viscido piacione, ed è buffo e molto commovente vedere come due persone che si conoscono e si aiutano a vicenda da anni arrivino a non capirsi più, ad evitarsi o parlarsi solo tramite feroci punzecchiature reciproche. Alla crisi coniugale corrisponde un terribile momento di empasse nel corso della realizzazione di Psyco e ad un conseguente calo della qualità del lavoro di Hitchcock e il regista Sacha Gervasi è molto bravo a giostrare queste due anime del film senza scadere nel melodramma sentimentale o nel freddo documentario, facendoci così affezionare ai due testardi protagonisti e intrigandoci con i retroscena di un Capolavoro del cinema che, per quanto sia conosciuto, nasconde comunque molti segreti. La presenza di un cast affiatato e valido e l'ironica cornice alla Alfred Hitchcock Presenta, infine, contribuiscono a rendere Hitchcock un gioiellino ancora più prezioso, che vi consiglio di recuperare il prima possibile.
Di Anthony Hopkins (Alfred Hitchcock), Helen Mirren (Alma Reville), Scarlett Johansson (Janet Leigh), Danny Huston (Whitfield Cook), Toni Collette (Peggy Robertson), Jessica Biel (Vera Miles), James D’Arcy (Anthony Perkins) e Kurtwood Smith (Geoffrey Shurlock) ho già parlato ai rispettivi link.
Sacha Gervasi è il regista della pellicola. Inglese, prima di Hitchcock ha diretto solo il documentario Anvil: The Story of Anvil. Anche sceneggiatore e produttore, ha 47 anni.
Michael Wincott (vero nome Michael Anthony Claudio Wincott) interpreta Ed Gein. Canadese, lo ricordo per film come Talk Radio, Nato il quattro luglio, The Doors, Robin Hood – Principe dei ladri, I tre moschettieri, Il corvo, Dead Man e Alien – La clonazione; inoltre, ha partecipato a serie come Miami Vice. Ha 55 anni e due film in uscita.
Tra gli altri attori compare anche, nei panni dello sceneggiatore Joseph Stefano, l’ex Karate Kid Ralph Macchio. Andrew Garfield invece era stato convocato per il ruolo di Anthony Perkins ma ha dovuto rinunciare per i suoi impegni teatrali. Detto questo, se Hitchcock vi fosse piaciuto recuperate ovviamente i film del corpulento maestro della suspance e magari anche Ed Wood e Il discorso del re! ENJOY!
mercoledì 16 gennaio 2013
Cloud Atlas (2012)
Mi ha fatto penare un po' (fino all'ultimo non avevo trovato vittime sacrificali da portare meco al cinema!) ma alla fine lunedì sono riuscita ad andare a vedere il bramato Cloud Atlas, diretto nel 2012 dai registi Andy Wachowski, Lana (ex Larry) Wachowski e Tom Tykwer e tratto dall'omonimo romanzo di David Mitchell. Riuscirà la vostra eroina a scrivere qualcosa di sensato dopo questo trionfo di quasi tre ore?
Trama: il film mostra il concatenarsi di sei storie in sei epoche diverse. Nella prima, il giovane Adam Ewing affronta un difficile viaggio di ritorno su una nave piena di insidie; nella seconda, un musicista cerca di comporre la sinfonia che lo renderà famoso; nella terza, una giornalista rischia la vita per portare alla luce un complotto legato ad una centrale nucleare; nella quarta, un editore cerca di fuggire dai creditori ma finisce invece in una inespugnabile casa di riposo; nella quinta, l'"artificio" Sonmi-451 viene liberata da un orrendo destino e infine, nella sesta, il membro di una tribù cerca di fuggire alle insidie di un demone e comprendere quale verità si nasconda nel passato dell'umanità intera...
Amicizia, amore, coraggio, libertà, fiducia, cultura. Ma anche il loro esatto contrario, come l'odio, la codardia, il desiderio di sottomettere e conquistare, il pregiudizio, l'ignoranza. Sono queste "forze" universali le vere protagoniste dell'epico, torrenziale e ambizioso Cloud Atlas, il fil rouge che lega ogni storia all'altra e l'unico modo per comprendere l'opera nella sua totalità. Sono cose che possiamo testimoniare ogni giorno e che ogni giorno governano le azioni di ogni individuo, da quelli "speciali" (per esempio nati con una voglia a forma di stella cometa e per questo destinati a incidere sul destino dell'umanità...) a quelli comuni, influendo sul cammino dell'esistenza nostra e di quanti hanno a che fare con noi. Basta riflettere un istante su questa verità lapalissiana e, come d'incanto, anche un film intricato come Cloud Atlas diventa semplice e scorrevole, ogni storia che lo compone si dota di una propria identità e tutte si collegano logicamente le une alle altre, incastrandosi alla perfezione come i tasselli di un puzzle. Un puzzle che, nella sua totalità, regala parecchie emozioni e sicuramente è una gioia per gli occhi e un divertimento per lo spettatore.
Molto semplicemente quindi, senza indulgere in lunghissimi spiegoni, vi butto giù un paio di motivi per cui Cloud Atlas mi è piaciuto davvero tantissimo, un po' come ho fatto per La migliore offerta.
Innanzitutto per il gioco, infantile ma assolutamente irresistibile, di scoprire dove si nascondano i vari attori, famosissimi ma a tratti talmente ben truccati che è talvolta diventa difficile individuarli, soprattutto quando li si vede letteralmente mescolati tra la folla di comparse.
Poi, per le storie narrate. Tralasciando la prima, una banalotta riflessione sulla schiavitù e l'amicizia, le altre mi hanno completamente catturata: il film passa dal raffinato melò gay alla spy-story anni '70, dalla commedia inglese tutta wit e situazioni paradossali (la migliore e la più divertente, con un geniale Jim Broadbent e un esilarante Tom Hanks che all'inizio si profonde in un numero d'altissima scuola!) all'horror fantascientifico ispirato a Matrix, per finire con il dramma post-apocalittico che, come in un cerchio perfetto, racchiude l'intera vicenda umana.
Per gli attori, ovviamente. Cloud Atlas è il primo film ad essere riuscito, dopo anni, a farmi tornare ad apprezzare Tom Hanks (Halle Berry invece no, mi spiace, anche qui non mi ha convinta), ma i migliori sono il già citato Jim Broadbent, Ben Whishaw con la sua sensibile e toccante interpretazione del musicista Frobisher e, last but not least, l'irresistibile Hugo Weaving che sparge cattiveria e minacciosità a piene mani, soprattutto nel finale oppure quando lo ritroviamo en travesti nei panni di un'infermiera virago.
Per la realizzazione in generale e soprattutto per la qualità del montaggio in particolare: ogni sequenza è legata a quella precedente da un particolare, un concetto, una parola, una sensazione che ne è la logica conseguenza oppure l'esatto contrario, così che tutte e sei le storie diventano perfettamente concatenate e comprensibili, parti indispensabili del quadro globale.
Ovviamente, per quanto mi sia piaciuto, Cloud Atlas non è esente da difetti.
Personalmente, ho un po' patito il trucco dei protagonisti del segmento ambientato nella Corea del futuro. Aver deciso di trasformare tutti gli attori (anche quelli dai tratti somatici più marcatamente occidentali) in asiatici con gli occhi a mandorla è stato un azzardo non da poco che scade drammaticamente nel trash, nonostante le scene d'azione e le ambientazioni a dir poco mozzafiato di questa parte del film facciano quasi dimenticare questo dettaglio.
Secondo punto a sfavore, che ad essere sincera mi ha lasciato molto perplessa, è la mancanza di una colonna sonora degna di questo nome. La cosa è inspiegabile, soprattutto perché la sinfonia scritta da Frobisher che dà il titolo al film è l'unico elemento di Cloud Atlas che si dimentica appena usciti dalla sala.
Altro non mi sento di segnalare, sono quisquilie che non cambiano il fatto che Cloud Atlas, pur con tutti i suoi difetti e le sue imperfezioni, sia uno di quei rarissimi film in grado di coniugare la sua natura di blockbuster radicato nell'immaginario dell'inizio del nuovo millennio a quella di una pellicola più autoriale e cinefila, maggiormente interessata a raccontare una storia per immagini e concetti piuttosto che scodellare al pubblico pagante la solita pappetta pronta e di immediata comprensione. Sicuramente non si tratta di un film per tutti (e sicuramente la mia recensione è più incomprensibile dello stesso Cloud Atlas) ma lo consiglio comunque spassionatamente.
Del co-regista e co-sceneggiatore Tom Tykwer ho già parlato qui. Di Tom Hanks (Dr. Henry Goose / Il direttore dell’hotel / Isaac Sachs / Dermot Hoggins / l’attore che interpreta Cavendish / Zachry), Jim Broadbent ( Capitano Molyneux / Vyvyan Ayrs / Timothy Cavendish / Musicista coreano / Uno dei prescienti), Hugo Weaving (Haskell Moore / Tadeusz Kesselring / Bill Smoke / l’infermiera Noakes / Mephi / Vecchio Georgie), Ben Whishaw (Un ragazzo all'interno della nave/ Robert Frobisher / Il commesso del negozio di dischi / Georgette / Uno degli indigeni "post-atomici"), Keith David (Kupaka / Joe Napier / An-kor Apis / uno dei Prescienti), Susan Sarandon (Madame Horrox / Ursula / Yusouf Suleiman / Abbessa) e Hugh Grant (Reverendo Giles Horrox / uno degli ospiti dell'hotel in cui si incontrano Rufus e Robert / Lloyd Hooks / Denholme Cavendish / Seer Rhee / Capo Kona) ho parlato invece nei rispettivi link.
Andy Wachowski (vero nome Andrew Paul Wachowski) e Lana Wachowski (vero nome Laurence Wachowski) sono co-registi e co-sceneggiatori della pellicola. Americani, hanno diretto film come Bound – Torbido inganno e la trilogia di Matrix. Anche produttori, Andy ha 45 anni e Lana ne ha 47. Hanno un film in uscita.
Halle Berry interpreta una degli indigeni nel segmento ambientato nell’800, Jocasta Ayrs, Luisa Rey, l’ospite travestita da indiana al party per la presentazione del libro, Ovid e Meronym. Americana, la ricordo per film come L'ultimo boyscout - Missione sopravvivere, I Flinstones, Bulworth - Il senatore, X-Men, Codice: Swordfish, Monster's Ball - L'ombra della vita (che le è valso l'Oscar come migliore attrice protagonista), X-Men 2, Gothika, l'orrendo Catwoman e X-Men - Conflitto finale. Anche produttrice, ha 46 anni e tre film in uscita, tra cui X-Men: giorni di un futuro passato.
Jim Sturgess (vero nome James Anthony Sturgess) interpreta Adam Ewing, uno degli ospiti dell’hotel, il padre di Megan, uno dei tifosi ubriachi nel pub, Hae-Joo Chang e il cognato di Zachry. Inglese, ha partecipato recentemente a La migliore offerta. Ha 34 anni e due film in uscita.
James D'Arcy (vero nome Simon D'Arcy) interpreta Rufus Sixsmith da giovane e da vecchio, l'infermiera James e l'Archivista. Inglese, ha partecipato a film come Wilde, L'esorcista - La genesi e W.E. - Edward e Wallis. Ha 37 anni e tre film in uscita, tra cui Hitchcock, dove interpreterà Anthony Perkins.
Il ruolo di Sonmi-451 (interpretata dall'attrice coreana Doona Bae) in verità era stato promesso a Natalie Portman, che poi è colei che ha fatto conoscere il libro Cloud Atlas a Lana Wachowski sul set di V per Vendetta .La gravidanza dell'attrice le ha impedito di partecipare al film, tuttavia il suo nome viene citato nei ringraziamenti finali... e Doona Bae è riuscita a conferire al suo "artificio" un incredibile dignità e una grande delicatezza. Infine, se il film vi fosse piaciuto, vi consiglio la visione di The Tree of Life e della trilogia di Matrix (che per me, con rispetto parlando, poteva fermarsi tranquillamente al primo capitolo!!). ENJOY!
Trama: il film mostra il concatenarsi di sei storie in sei epoche diverse. Nella prima, il giovane Adam Ewing affronta un difficile viaggio di ritorno su una nave piena di insidie; nella seconda, un musicista cerca di comporre la sinfonia che lo renderà famoso; nella terza, una giornalista rischia la vita per portare alla luce un complotto legato ad una centrale nucleare; nella quarta, un editore cerca di fuggire dai creditori ma finisce invece in una inespugnabile casa di riposo; nella quinta, l'"artificio" Sonmi-451 viene liberata da un orrendo destino e infine, nella sesta, il membro di una tribù cerca di fuggire alle insidie di un demone e comprendere quale verità si nasconda nel passato dell'umanità intera...
Amicizia, amore, coraggio, libertà, fiducia, cultura. Ma anche il loro esatto contrario, come l'odio, la codardia, il desiderio di sottomettere e conquistare, il pregiudizio, l'ignoranza. Sono queste "forze" universali le vere protagoniste dell'epico, torrenziale e ambizioso Cloud Atlas, il fil rouge che lega ogni storia all'altra e l'unico modo per comprendere l'opera nella sua totalità. Sono cose che possiamo testimoniare ogni giorno e che ogni giorno governano le azioni di ogni individuo, da quelli "speciali" (per esempio nati con una voglia a forma di stella cometa e per questo destinati a incidere sul destino dell'umanità...) a quelli comuni, influendo sul cammino dell'esistenza nostra e di quanti hanno a che fare con noi. Basta riflettere un istante su questa verità lapalissiana e, come d'incanto, anche un film intricato come Cloud Atlas diventa semplice e scorrevole, ogni storia che lo compone si dota di una propria identità e tutte si collegano logicamente le une alle altre, incastrandosi alla perfezione come i tasselli di un puzzle. Un puzzle che, nella sua totalità, regala parecchie emozioni e sicuramente è una gioia per gli occhi e un divertimento per lo spettatore.
Molto semplicemente quindi, senza indulgere in lunghissimi spiegoni, vi butto giù un paio di motivi per cui Cloud Atlas mi è piaciuto davvero tantissimo, un po' come ho fatto per La migliore offerta.
Innanzitutto per il gioco, infantile ma assolutamente irresistibile, di scoprire dove si nascondano i vari attori, famosissimi ma a tratti talmente ben truccati che è talvolta diventa difficile individuarli, soprattutto quando li si vede letteralmente mescolati tra la folla di comparse.
Poi, per le storie narrate. Tralasciando la prima, una banalotta riflessione sulla schiavitù e l'amicizia, le altre mi hanno completamente catturata: il film passa dal raffinato melò gay alla spy-story anni '70, dalla commedia inglese tutta wit e situazioni paradossali (la migliore e la più divertente, con un geniale Jim Broadbent e un esilarante Tom Hanks che all'inizio si profonde in un numero d'altissima scuola!) all'horror fantascientifico ispirato a Matrix, per finire con il dramma post-apocalittico che, come in un cerchio perfetto, racchiude l'intera vicenda umana.
Per gli attori, ovviamente. Cloud Atlas è il primo film ad essere riuscito, dopo anni, a farmi tornare ad apprezzare Tom Hanks (Halle Berry invece no, mi spiace, anche qui non mi ha convinta), ma i migliori sono il già citato Jim Broadbent, Ben Whishaw con la sua sensibile e toccante interpretazione del musicista Frobisher e, last but not least, l'irresistibile Hugo Weaving che sparge cattiveria e minacciosità a piene mani, soprattutto nel finale oppure quando lo ritroviamo en travesti nei panni di un'infermiera virago.
Per la realizzazione in generale e soprattutto per la qualità del montaggio in particolare: ogni sequenza è legata a quella precedente da un particolare, un concetto, una parola, una sensazione che ne è la logica conseguenza oppure l'esatto contrario, così che tutte e sei le storie diventano perfettamente concatenate e comprensibili, parti indispensabili del quadro globale.
Ovviamente, per quanto mi sia piaciuto, Cloud Atlas non è esente da difetti.
Personalmente, ho un po' patito il trucco dei protagonisti del segmento ambientato nella Corea del futuro. Aver deciso di trasformare tutti gli attori (anche quelli dai tratti somatici più marcatamente occidentali) in asiatici con gli occhi a mandorla è stato un azzardo non da poco che scade drammaticamente nel trash, nonostante le scene d'azione e le ambientazioni a dir poco mozzafiato di questa parte del film facciano quasi dimenticare questo dettaglio.
Secondo punto a sfavore, che ad essere sincera mi ha lasciato molto perplessa, è la mancanza di una colonna sonora degna di questo nome. La cosa è inspiegabile, soprattutto perché la sinfonia scritta da Frobisher che dà il titolo al film è l'unico elemento di Cloud Atlas che si dimentica appena usciti dalla sala.
Altro non mi sento di segnalare, sono quisquilie che non cambiano il fatto che Cloud Atlas, pur con tutti i suoi difetti e le sue imperfezioni, sia uno di quei rarissimi film in grado di coniugare la sua natura di blockbuster radicato nell'immaginario dell'inizio del nuovo millennio a quella di una pellicola più autoriale e cinefila, maggiormente interessata a raccontare una storia per immagini e concetti piuttosto che scodellare al pubblico pagante la solita pappetta pronta e di immediata comprensione. Sicuramente non si tratta di un film per tutti (e sicuramente la mia recensione è più incomprensibile dello stesso Cloud Atlas) ma lo consiglio comunque spassionatamente.
Del co-regista e co-sceneggiatore Tom Tykwer ho già parlato qui. Di Tom Hanks (Dr. Henry Goose / Il direttore dell’hotel / Isaac Sachs / Dermot Hoggins / l’attore che interpreta Cavendish / Zachry), Jim Broadbent ( Capitano Molyneux / Vyvyan Ayrs / Timothy Cavendish / Musicista coreano / Uno dei prescienti), Hugo Weaving (Haskell Moore / Tadeusz Kesselring / Bill Smoke / l’infermiera Noakes / Mephi / Vecchio Georgie), Ben Whishaw (Un ragazzo all'interno della nave/ Robert Frobisher / Il commesso del negozio di dischi / Georgette / Uno degli indigeni "post-atomici"), Keith David (Kupaka / Joe Napier / An-kor Apis / uno dei Prescienti), Susan Sarandon (Madame Horrox / Ursula / Yusouf Suleiman / Abbessa) e Hugh Grant (Reverendo Giles Horrox / uno degli ospiti dell'hotel in cui si incontrano Rufus e Robert / Lloyd Hooks / Denholme Cavendish / Seer Rhee / Capo Kona) ho parlato invece nei rispettivi link.
Andy Wachowski (vero nome Andrew Paul Wachowski) e Lana Wachowski (vero nome Laurence Wachowski) sono co-registi e co-sceneggiatori della pellicola. Americani, hanno diretto film come Bound – Torbido inganno e la trilogia di Matrix. Anche produttori, Andy ha 45 anni e Lana ne ha 47. Hanno un film in uscita.
Halle Berry interpreta una degli indigeni nel segmento ambientato nell’800, Jocasta Ayrs, Luisa Rey, l’ospite travestita da indiana al party per la presentazione del libro, Ovid e Meronym. Americana, la ricordo per film come L'ultimo boyscout - Missione sopravvivere, I Flinstones, Bulworth - Il senatore, X-Men, Codice: Swordfish, Monster's Ball - L'ombra della vita (che le è valso l'Oscar come migliore attrice protagonista), X-Men 2, Gothika, l'orrendo Catwoman e X-Men - Conflitto finale. Anche produttrice, ha 46 anni e tre film in uscita, tra cui X-Men: giorni di un futuro passato.
Jim Sturgess (vero nome James Anthony Sturgess) interpreta Adam Ewing, uno degli ospiti dell’hotel, il padre di Megan, uno dei tifosi ubriachi nel pub, Hae-Joo Chang e il cognato di Zachry. Inglese, ha partecipato recentemente a La migliore offerta. Ha 34 anni e due film in uscita.
James D'Arcy (vero nome Simon D'Arcy) interpreta Rufus Sixsmith da giovane e da vecchio, l'infermiera James e l'Archivista. Inglese, ha partecipato a film come Wilde, L'esorcista - La genesi e W.E. - Edward e Wallis. Ha 37 anni e tre film in uscita, tra cui Hitchcock, dove interpreterà Anthony Perkins.
Il ruolo di Sonmi-451 (interpretata dall'attrice coreana Doona Bae) in verità era stato promesso a Natalie Portman, che poi è colei che ha fatto conoscere il libro Cloud Atlas a Lana Wachowski sul set di V per Vendetta .La gravidanza dell'attrice le ha impedito di partecipare al film, tuttavia il suo nome viene citato nei ringraziamenti finali... e Doona Bae è riuscita a conferire al suo "artificio" un incredibile dignità e una grande delicatezza. Infine, se il film vi fosse piaciuto, vi consiglio la visione di The Tree of Life e della trilogia di Matrix (che per me, con rispetto parlando, poteva fermarsi tranquillamente al primo capitolo!!). ENJOY!
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