domenica 2 ottobre 2016

Jellyfish Eyes (2013)

Dopo averne rimandato la visione un bel po' di volte, qualche tempo fa io e Toto siamo riusciti a guardare Jellyfish Eyes (めめめのくらげ - Mememe no Kurage), diretto e co-sceneggiato dall'artista Takashi Murakami.


Trama: dopo la morte del papà, Masashi e la madre si trasferiscono in una nuova città dove tutti i bimbi, grazie ad un quartetto di loschi scienziati, sono dotati di aggeggi elettronici capaci di controllare i cosiddetti F.R.I.E.N.D., mostriciattoli che si rafforzano attraverso le loro emozioni. Pur non conoscendo nulla di tutto ciò e pur essendo privo di un mezzo di controllo, anche Masashi un giorno si ritrova in casa il suo F.R.I.E.N.D., un esserino ribattezzato Kurage-Bo...



Come buon proposito per il 2017 sarebbe meglio che promettessi solennemente di non guardare più film a scatola chiusa, senza documentarmi almeno un minimo prima. Tutto mi sarei aspettato infatti da un film di Takashi Murakami, eclettico artista giapponese non certo famoso per la linearità delle sue opere, tranne un live action dei Pokemon perfetto per un pubblico di bambini ed intriso di messaggi ecologisti/etici neanche mi fossi trovata davanti una produzione Disney. D'altra parte, non è un segreto che Murakami sia stato ispirato dalla cultura otaku del Giappone moderno, quindi è normale ritrovare all'interno di Jellyfish Eyes tutti i topoi di manga, anime e stile ben conosciuti anche in Occidente, a partire non solo dal character design dei personaggi ma anche e soprattutto dalla trama. Profondamente legato al tragico tsunami che ha colpito la regione giapponese del Touhoku nel 2011, Jellyfish Eyes è infatti un compendio di stereotipi: bambini possibilmente orfani e/o vittime di famiglie disfunzionali, studenti "nuovi" trattati malissimo dai compagni ed accettati soltanto da un compagno di scuola illuminato, battaglie tra mostriciattoli, misteriosi aggeggi elettronici in qualche modo legati ad emozioni o natura, laboratori ambigui gestiti da ancor più ambigui scienziati conciati come dei vampiri pezzenti il giorno di Halloween, terrificanti "boss di fine livello", esserini puccettosi, procaci donnine scostumate, mosse da picchiaduro e terrificanti canzoncine eseguite da un sintetizzatore vocale sono solo la punta dell'iceberg di ciò che potete trovare guardando la pellicola di Murakami e, ovviamente, sta a voi accettare di stare al gioco e divertirvi o dismettere tutto come la più grande belinata che abbiate mai visto in vita vostra.


Da otaku mancata quale sono vi posso dire che, una volta superata la terrificante recitazione dei coinvolti, le mise imbarazzanti di buona parte del cast e la bruttezza rara del piccolo Masashi, qualcosa di buono in Jellyfish Eyes c'è. Il character design dei mostrini, soprattutto per quel che riguarda il kawaiissimo Kurage - Bo, è simpatico e soprattutto c'è da dire che le bestiole digitali interagiscono alla perfezione con gli attori in carne ed ossa; è molto interessante vedere come, al momento di creare un F.R.I.E.N.D. dall'aspetto di cagnolone gigante, i realizzatori hanno però preferito prendere un povero cristo e costringerlo ad indossare uno di quei pelosissimi costumi tanto cari ai giapponesi, che notoriamente AMANO girare per fiere e strade sotto un caldo cocente nascosti sotto quintali di peluche. Poveracci. Interessanti anche un paio di sequenze oniriche, che mi hanno portata a domandarmi il perché della fissazione di Murakami con le meduse (forse perché sono esseri che proliferano in acque particolarmente pulite quindi sono segno di un mondo migliore? Mah.) e l'inquietantissimo sembiante del mostro finale, dotato di coloratissimi occhi psichedelici che mi hanno ricordato parecchio le scene più belle della serie Madoka Magica, probabilmente una delle tante fonti d'ispirazione di Murakami. Il resto, duole dirlo, rientra nel novero delle produzioni medie nipponiche, con abbondanza di momenti trash, pezzenteria assortita e personaggi talmente caricaturali che è quasi impossibile prenderli sul serio; probabilmente, un bambino potrebbe anche divertircisi (a patto di sorvolare sui deliri ecologisti) mentre un adulto non nipponofilo rischierebbe di venire a prendermi a schiaffi per aver anche solo trovato degli aspetti positivi in Jellyish Eyes!

Takashi Murakami è il regista e co-sceneggiatore del film, al suo primo lungometraggio. Giapponese, principalmente conosciuto come pittore, scultore e persino mangaka, ha lavorato anche come produttore e attore e ha 54 anni.


Nell'attesa che esca l'annunciato sequel, se Jellyfish Eyes vi fosse piaciuto recuperate The Boy and the Beast e La città incantata. ENJOY!

13 commenti:

  1. Secondo me vivono in un universo parallelo..altrimenti non si spiega :D
    Comunque non sono proprio di mio gradimento i film asiatici, a parte i wuxia...

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    1. I wuxia sono tanta roba. Anzi, prossimamente parlerò di Hero! :D

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Non potrai esimerti dal guardare anche il sequel. Sallo.

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    1. Ovviamente. E tu sarai in prima linea con me!

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  4. Potrei trovarlo divertentissimo ma anche una cagata pazzesca a seconda dell'umore.

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    1. E' questo il bello di questo genere di film!! :D

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  5. Io in questo caso lascio,quando si tratta di Oriente preferisco roba come Tokyo Godfathers.

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  6. Una visione inquietante! Ci faccio un pensiero!

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    1. Perché no? Dai che dopo vengo a leggerti!

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  7. Uh, me lo segno che sembra alquanto fico!

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    1. Secondo me a te potrebbe piacere :)

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