mercoledì 8 luglio 2020

Non si sevizia un paperino (1972)

Continua l'omaggio a Fulci su Cine34! Qualche settimana fa è toccato a Non si sevizia un paperino, andato in onda ahimé pesantemente tagliato (fortunatamente le scene incriminate si trovano agilmente su Youtube), scritto e diretto dal buon Lucio nel 1972.


Trama: i bambini di Accendura cominciano a venire uccisi da mano ignota e un giornalista decide di indagare.



Erano decenni che avevo il desiderio di guardare Non si sevizia un paperino, col suo titolo stranissimo (in realtà avrebbe dovuto essere Non si sevizia Paperino ma la Disney ha messo il veto), poi come al solito non sono mai riuscita, questo fino alla settimana scorsa. E' un peccato conoscere Fulci solamente per gli horror che ha girato, quando c'è enorme "gioia" anche nei gialli, soprattutto quando gialli i suoi film non sono, o meglio, non possono venire accostati a quelli tradizionali. Nella fattispecie, Non si sevizia un paperino è un giallo bruciato dal sole che punta il dito non solo contro l'assassino ma contro un intero sistema sociale, dotato di caratteristiche solo apparentemente retrograde, visto che alcuni atteggiamenti della "brava" gente di Accendura si possono tranquillamente trovare ancora oggi. Protagonisti di Non si sevizia un paperino sono i bambini, sospesi in quell'età kinghiana in cui ai giochi da "piccoli" si uniscono pulsioni più adulte, accompagnate da una progressiva perdita dell'innocenza; l'inizio del film mostra una tipica giornata di bravate, la scoperta del sesso incarnato da due prostitute, la crudeltà innocente con cui il desiderio di vedere finalmente gli adulti impegnati a far zozzerie scompare davanti alla possibilità di prendere in giro lo scemo del paese, con un realismo quasi spietato. Questa introduzione sfacciata e giocosa è il cuore di Non si sevizia un paperino, perché da quel momento una mano ignota cerca di cristallizzare il tempo innocente di Accendura, paese in cui il tempo, per inciso, si è già fermato e dove le poche ingerenze "moderne" (giornalisti, polizia, una ricca ereditiera disnibita) faticano a farsi strada in un sostrato di religione e superstizione, ignoranza e violenza.


Ai margini del villaggio, infatti, vive la Maciara, figura oscura dal tragico passato, che più volte Fulci ci mostra impegnata in inquietanti pratiche assai somiglianti al voodoo, intenta a maledire i pargoli viziosi con un malocchio innominabile. Quando i bambini cominciano a scomparire, è assai facile per gli abitanti di Accendura puntare lo sguardo sulla Maciara e sugli altri diversi che vagano per le strade, quegli stessi diversi che magari, come lo stregone zio Francesco, vengono consultati di tanto in tanto quando fa comodo, quando la religione e la razionalità non riescono più ad essere d'aiuto, e che vanno eliminati quando smettono di essere buoni ed utili. La critica sociale di Fulci è forte quanto la tristezza che trasuda da ogni fotogramma, forte quanto il pessimismo che accompagna una delle sequenze più atroci e belle del film, ambientata in un cimitero abbandonato e accompagnata dalle dolci note di Quei giorni insieme a te di Ornella Vanoni, una sequenza assolutamente innovativa e dissonante, che prima colpisce nel profondo per la sua violenza fisica, quindi sconfigge definitivamente lo spettatore per il rimpianto che si può leggere negli occhi della Bolkan mentre le macchine sull'autostrada, così vicine da poterle toccare con la mano e lo stesso così distanti, portano via tutto quello che la donna non ha mai avuto dalla vita. Ovviamente, quella della Maciara è la scena che colpisce di più, anche quando viene pesantemente censurata, ma Non si sevizia un paperino è un film bellissimo nella sua interezza, per il modo in cui mescola i topoi del giallo alla bellezza (e aridità) di una terra baciata dal sole, per il contrasto tra la peccaminosa bellezza moderna di Barbara Bouchet e quella selvaggia e pericolosa della Bolkan, per i primi piani di facce dolorose e scavate dalla fatica che si affiancano a quelle di bambini che non potranno mai più tornare tali, privati forzatamente della possibilità di crescere in un mondo che fa paura solo agli adulti, non certo a loro. Ancora una volta, quindi, bisogna dire "grazie" al grande ed incompreso Fulci, per aver creato un'opera che non è spazzatura violenta e deprecabile come strillato dai cVitici dell'epoca, bensì un esempio di grande cinema con un cuore e un'anima.


Del regista e co-sceneggiatore Lucio Fulci ho già parlato QUI mentre Florinda Bolkan la trovate QUA.

Barbara Bouchet (vero nome Barbel Goutscherola) interpreta Patrizia. Nata in Repubblica Ceca, la ricordo per film come Casino Royale, La tarantola dal ventre nero, Milano Calibro 9, La moglie in vacanza... l'amante in città e Gangs of New York. Ha 77 anni e un film in uscita.


Tomas Milian interpreta Andrea Martelli. Cubano, lo ricordo per film come Il tormento e l'estasi, Squadra volante, Milano odia: la polizia non può sparare, Roma a mano armata, Squadra antiscippo, Il trucido e lo sbirro, Squadra antifurto, La banda del trucido, Squadra antitruffa, La banda del gobbo, Squadra antimafia, Squadra antigangsters, Delitto al ristorante cinese, Delitto al Blue Gay, JFK - Un caso ancora aperto e Traffic, inoltre ha partecipato a serie quali Miami Vice e La signora in giallo. Anche sceneggiatore, è morto nel 2017 all'età di 84 anni.


Se Non si sevizia un paperino vi fosse piaciuto recuperate Una lucertola con la pelle di donna e Sette note in nero. ENJOY!

14 commenti:

  1. condivido in pieno la tua recensione, non si sevizia un paperino è un capolavoro

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    1. Assolutamente. Come moltissimi film di Fulci, troppo spesso sottovalutat!

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  2. Lo devo vedere da tempo. Grazie di averlo ricordato.

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    1. Grazie a te di avere letto! Cercane però una versione non censurata, quella che passano in TV purtroppo lo è :(

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  3. Questo è il Maestro Fulci.
    Quali scene ha orrendamente censurato canale 34?

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    1. Quella in cui la Bouchet si mostra nuda al ragazzino e quella della morte della Maciara sicuramente. Quest'ultima si interrompe nel momento in cui uno dei padri prende la catena in mano e poi ricomincia alla fine del pestaggio, quando gli uomini se ne vanno. Il resto non saprei...

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  4. Io preferisco i gialli di Fulci agli horror, non c'è un motivo, ma preferisco "7 note in nero" e "Non si sevizia un paperino" a magari "Zombi 2" e "Paura nella città dei morti viventi". Io Fulci non lo conosco così bene, ma ogni tanto dei film improbabili delle mia infanzia scopro essere stai diretti da lui (penso magari alle migliori commedie con Franco e Ciccio ad esempio) e questa cosa mi lascia sempre basito. Abbiamo registi italiani che faticano a trovare una strada fuori da un certo tipo di cinema, ma se guardiamo al passato ci ritroviamo con registi, quali Fulci o Bava che praticamente sapevano girare qualsiasi cosa gli venisse data in pasto, portando comunque a casa il risultato. "Non Si sevizia un paperino" assieme a "L'aldilà" sono le sue pellicole che preferisco. Il resto è tutto scritto nella tua recensione, sopratutto il fatto che questa Italia che sembra remota più di tanto non lo è.

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    1. Io adoro gli horror, ovviamente, partendo da L'aldilà, però i gialli sono una scoperta deliziosa e non sono inferiori al mio genere preferito, per nulla.
      Fulci era un artigiano meraviglioso, ti consiglio di guardare il documentario Fulci for Fake che, a mio avviso, è molto ben fatto :)

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  5. Bellissimo recupero e bellissimo omaggio a Fulci, questo è senza ombra di dubbio uno dei suoi film che preferisco. Fulci qui tira fuori il meglio sia dall'ambientazione che dal suo cast, Florinda Bolkan era molto sensuale in "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" (1970) ma qui dici bene, selvaggia è l'aggettivo giusto. In tutta onestà ho sempre preferito l'approccio al giallo di Fulci rispetto a quello di Dario Argento, infatti riguardo sempre più volentieri questo film che qualunque dei gialli Argentiani. Cheers

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    1. Sono due approcci molto diversi, in effetti. Probabilmente anche io preferisco Fulci, lo trovo più "viscerale", mentre forse Argento è più "estetico", tuttavia i suoi gialli, rispetto a quelli di Fulci, risultano un po' privi di contenuti.

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  6. Un grande classico che mi hai fatto venire voglia di rivedere, spero di beccarlo qui in giro.

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    1. Come ho scritto su, cercalo ma non tagliato! :)

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  7. Uno dei più grandi capolavori di Fulci. Alcune delle sequenze che citi le ho ancora negli occhi. Mi è venuta voglia di riguardarlo. Tempo fa ne scrissi un approfondimento anche io per la rivista Rapporto Confidenziale. Davvero un bel ricordo.

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    1. E io che ero (erroneamente) convinta che Fulci fosse poco amato!

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