venerdì 31 luglio 2020

The Room - La stanza del desiderio (2019)

Spinta da alcune recensioni positive lette in rete, ho dato una chance anche a The Room - La stanza del desiderio (The Room), diretto e co-sceneggiato nel 2019 dal regista Christian Volckman. Per la cronaca, potete trovarlo a noleggio su Chili, Google Play e altre piattaforme di streaming legale.


Trama: due giovani fidanzati vanno a vivere in una casa dove c'è una stanza in grado di procurare agli abitanti qualsiasi cosa desiderino. Passato il momento di iniziale euforia, i due cominciano ad accorgersi delle terribili implicazioni...


Questa recensione conterrà un po' di SPOILER nel prossimo paragrafo, perché in questo periodo sono un po' polemica e di questo film alcune cose mi hanno dato fastidio. Se volete guardare The Room - La stanza del desiderio (da non confondersi col ben più particolare The Room e basta, che vi consiglio spassionatamente, poi venitemi a picchiare mi raccomando) fatelo perché in effetti è un fanta-horror molto interessante, con un'ottima premessa e una tensione che si mantiene alta fino alla fine, quando purtroppo i realizzatori hanno cercato il finale shock dalla logica facilmente confutabile, ché non tutti nascono sceneggiatori di Dark, ahimé. La bellezza di The Room risiede soprattutto nel pregevolissimo lavoro di scenografia, sia all'interno della stanza che dà il titolo al film sia in tutta la casa, che a un certo punto diventa una sorta di "creatura" dotata di cuore e tantissimi vasi sanguigni che si collegano ad esso, resi ancora più inquietanti da un uso sapiente di luci ed ombre, le prime giallastre e malate, capaci di rendere squallida e noiosa anche l'opulenza in cui a un certo punto si ritrovano immersi i protagonisti. Questi ultimi, per inciso, passato il momento 50 sfumature di lusso capiscono di essere finiti in un horror e ci mettono l'anima per dare credibilità ai loro personaggi per nulla simpatici, ma la presenza di un sosia di Michael Rooker e di un bambino in perfetto equilibrio tra la capacità di provocare odio subitaneo e quella di indurre pena infinita rischiano di surclassarli nella memoria dello spettatore. Considerato che The Room è facilmente reperibile on line, nonostante moltissimi horror migliori ancora inspiegabilmente inediti sulle varie piattaforme streaming italiane, il mio consiglio è quello di recuperarlo e guardarlo sapendo poco o nulla, come ho fatto io, e goderselo dall'inizio alla fine. Per ora potete anche finire qui di leggere; se poi volete tornare a discuterne con me una volta finita la visione, oppure se avete già guardato The Room, proseguite tranquillamente la lettura!


SPOILER

Io comprendo che un film all'interno del quale una stanza concede ai protagonisti tutto ciò che desiderano (soldi, gioielli, vestiti, cibo) a un certo punto debba dotarsi di un punto di svolta, altrimenti non esisterebbe trama. Ma vorrei capire perché questo punto di svolta, ovvero il desiderio di maternità di Kate, debba venire introdotto e sviluppato con una mancanza di coerenza imbarazzante e svilente. Dopo giorni passati nel lusso, ovviamente subentra per i nostri (dotati, per inciso, di zero inventiva, come dimostra l'uso decisamente migliore che verrà fatto in seguito della stanza...) un senso di insoddisfazione, e naturalmente Richard ritiene che l'unica cosa capace di tirar su il morale alla mogliettina... sia mettere al mondo un pargolo dopo che lei ha già subito due aborti. Concepire che la vita di una coppia possa essere felice anche senza un bambino è impossibile, giusto? Così come è sempre giustissimo pensare che la donna, nonostante sia bella, colta, intelligente, con un lavoro di traduttrice (che invidia!), una bella casa e un bel marito si senta comunque "mancante" perché priva di figli o incapace di generarne. E certo. Conseguenza di tutto ciò è che la bella e razionale Kate diventa una matta che si procura un bambino per mezzo stanza. A nulla valgono le proteste del marito, trasformatosi nel giro di cinque minuti in orco malvagio pronto a sacrificare la povera creatura, e a nulla vale il terribile destino a cui andrebbe incontro il bambino se venisse portato fuori di casa, ovvero un rapido invecchiamento seguito dalla morte: Kate, in quanto donna e quindi madre per forza, si affeziona irrimediabilmente al bambino dopo 30 secondi anche quando il pargolo, incautamente portato fuori, passa dall'essere un adorabile neonato a un mocciosetto stronzo mentre la coppia, ça va sans dire, si sfascia. Dopo due giorni di maternità, anzi, lei arriva persino a pensare di morire per far sì che il bambino viva (conditio sine qua non perché gli oggetti generati dalla stanza diventino reali è che muoia chi li ha messi al mondo), gettando via un'esistenza tutto sommato soddisfacente e lasciando il marito nella merda con una creatura potenzialmente immonda. Per carità, negli horror ho visto persone fare cose ancor più sceme, tuttavia come donna mi sono sentita presa in giro da una scelta così facilona, che peraltro offre il fianco a fastidiosissime scene di violenza psicologica e verbale su un bambino reo semplicemente di esistere; anche in questo caso ho visto di peggio, ma era contestualizzato in altro modo, mentre così è semplicemente qualcosa di sgradevole buttato lì tanto per far andare avanti la trama e nonostante tutte le cose gravi che accadono loro, i due protagonisti rimangono, fino alla fine, soltanto due europei snob di una superficialità imbarazzante. Bah, sarà il periodo in cui ho le palle particolarmente girate ma sono rimasta davvero infastidita da tutto.

Christian Volckman è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Francese, ha diretto il film Reneissance. Anche attore, animatore e produttore, ha 49 anni.


Olga Kurylenko interpreta Kate. Ucraina, ha partecipato a film come Morto Stalin, se ne fa un altro e L'uomo che uccise Don Chisciotte. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 41 anni e due film in uscita.


Kevin Janssen era il Richard di Revenge. Se il film vi fosse piaciuto recuperate Vivarium. ENJOY!

3 commenti:

  1. Io le ho visto e ne ho scritto qualche tempo fa. Tutto sommato non l'ho trovato imperdibile, però ci sono certi spunti molto interessanti. La questione del figlio in realtà, è messa proprio perché uno dei temi principali, secondo me, voleva essere quello di una genitorialità malata e possessiva, delle proiezioni spesso terrificanti che i genitori ripongono in questi figli ritenuti appunto degli "oggetti", non penso volesse essere un modo per sminuire la donna come essere che mira solo ed esclusivamente alla maternità (tant'è che di desideri, prima di arrivare al figlio, me esaudiscono parecchi).

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    1. Sì, il tuo punto di vista è molto interessante e sicuramente è così. Purtroppo, avendo in questo periodo le palle un po' girate, l'ho percepito in un modo ancora diverso. E' anche questo il bello del cinema!

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  2. Eh beh, le palle girate ogni tanto ci stanno eccome!

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