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venerdì 22 maggio 2026

2026 Horror Challenge: The Ghoul (1933)


Il tema della Challenge settimanale era "Gotico". Nella watchlist avevo questo The Ghoul, diretto nel 1933 dal regista T. Hayes Hunter, che faceva proprio alla bisogna!

Trama

Un eminente egittologo in punto di morte chiede di venire sepolto in un sarcofago assieme ad un gioiello che gli consentirebbe di ottenere la vita eterna. Quando l'uomo muore, però, il gioiello diventa fonte di un'aspra contesa che lo costringe a tornare per uccidere...

RECENSIONE

Pur avendo come protagonista un pilastro dell'horror americano, The Ghoul è un film prodotto e realizzato in Inghilterra, e ha rischiato di diventare una delle tante pellicole perdute della storia del cinema. Una versione rovinata, tagliata e priva di sonoro era stata ritrovata verso la fine degli anni '60 in Cecoslovacchia, dopodiché, fortunatamente, all'inizio degli anni '80 ne è stato riesumato un negativo in perfette condizioni, nascosto all'interno di un magazzino murato ed inutilizzato all'interno degli Shepperton Studios in Inghilterra. Grazie al British Film Institute, che solo nel 2003 ha offerto il materiale restaurato per la diffusione in DVD, The Ghoul è oggi un'opera di cui possiamo fruire tutti, e che si trova gratuitamente, sottotitolata, su tantissimi canali di YouTube. The Ghoul, più che un horror tout court, è un mistery con elementi gotici e parecchi momenti in cui un volontario, garbato humour british viene utilizzato per stemperare la tensione. Protagonista è un egittologo, interpretato da Boris Karloff, convinto che venendo sepolto assieme a un gioiello chiamato "Luce Eterna" otterrà, per l'appunto, la vita eterna. Essendo un gioiello assai prezioso, la Luce Eterna viene bramato da parecchie persone alle quali interessa più il denaro che una leggenda potenzialmente farlocca e che, astutamente, decidono di aspettare che il vecchio tiri le cuoia per potersene impossessare. Costoro, però, hanno sottovalutato la minaccia del professor Norlant. In punto di morte, l'egittologo profetizza un ritorno qualora le sue volontà non vengano rispettate e, puntualmente, l'uomo risorge come il "ghoul" del titolo, mosso da intenti omicidi e dalla volontà di recuperare il gioiello rubato. Dopo un inizio ambientato in un'Inghilterra nebbiosa, atto a presentare tutti i personaggi del film e a delineare i vari passaggi di mano del gioiello, The Ghoul trasferisce la parte più importante della vicenda all'interno della lugubre magione di Norlant, un luogo zeppo di elementi weird e perturbanti, che fa il paio col mausoleo egizio fatto costruire dal professore come ultima dimora e teatro della propria resurrezione. Il Norlant di Karloff si vede poco, ma la sua presenza alleggia come un'ombra costante sugli altri personaggi, e le sue pratiche blasfeme ed incomprensibili (per gli altri) incarnano quell'oscurità in grado di travolgere esistenze quotidiane normali e di insinuarsi nel cuore dei vivi, rivelando brame inconfessabili e spingendo ad atti inauditi che richiamano punizioni ultraterrene.  

A differenza di un film come The Drums of Jeopardy,  recuperato recentemente (nonostante anch'esso appartenga a un'epoca in cui il codice Hays non era ancora in vigore), The Ghoul spicca per la presenza più marcata di scene violente esplicite. In The Drums of Jeopardy gli omicidi di Karlov erano soltanto suggeriti, oppure la sequenza veniva tagliata un istante prima di raggiungere la sua definitiva conclusione. Qui, invece, Karloff (quello vero!) strangola le sue vittime senza farsi troppi problemi e, a un certo punto, arriva persino ad incidersi un simbolo pagano sul petto, spillando sangue, cosa che credo abbia sconvolto più di uno spettatore dell'epoca. L'atmosfera lugubre del film viene confermata anche da una scenografia e una fotografia legate agli stilemi dell'espressionismo tedesco: sia gli ambienti esterni che gli interni sono caratterizzati da uno spiccato contrasto tra luce e ombra e, spesso, gli esseri umani sono solo misteriose figure nascoste in una nebbia insinuante, mentre la magione di Norlant, come sottolineato anche nei dialoghi, sembra più l'antro di una creatura notturna che una dimora dove qualcuno potrebbe effettivamente vivere. A proposito di dialoghi, The Ghoul è infarcito di parecchi scambi di parole ricchi di wit britannico (le interazioni tra l'avvocato e il nipote del morto o tra quest'ultimo e il "parson" sono fantastiche) e ha una forte componente comica, affidata quasi in toto alle due attrici del cast, in particolare alla svenevole, ingenua Miss Kaney di Kathleen Harrison, la quale nonostante tutto non vede l'ora di concupire l'affascinante sceicco che arriva a movimentarle la vita. Il malessere del 1933, e quasi quasi è meglio essere strangolati dal ghoul! Considerazioni sceme a parte, The Ghoul è un film molto interessante e particolare, che merita una visione.

CAST

Di Boris Karloff, che interpreta il professor Norlant, ho già parlato QUI mentre Ralph Richardson, che interpreta Nigel Hartley, lo trovate QUA.

  • T. Hayes Hunter è il regista del film. Americano, ha diretto film come Il trionfo della primula rossa. Anche sceneggiatore e produttore, è morto nel 1944.

CURIOSITà

The Ghoul ha un remake del 1961, Sette allegri cadaveri, una commedia horror tratta anch'essa, molto liberamente, dal racconto The Ghoul di Frank King. Ovviamente, questo remake non è disponibile su nessuna piattaforma italiana, ma ne esiste una versione in DVD, se siete curiosi di guardarlo. ENJOY! 

domenica 22 settembre 2013

Alan, il conte nero (1951)

Mettiamo ora un po’ da parte le novità cinematografiche e concentriamoci su qualche recupero del passato. Ogni tanto mi punge vaghezza di guardare qualche vecchissimo horror e stavolta la scelta è caduta su Alan, il conte nero (The Strange Door), diretto nel 1951 dal regista Joseph Pevney e tratto dal racconto The Sire of Maletroit’s Door di Robert Louis Stevenson.


Trama: il malvagio conte Alan costringe un poco di buono a rimanere prigioniero nel suo maniero e a sposare la candida nipote. I motivi del gesto, apparentemente imperscrutabili, sono da ricercare nel passato del conte…


Alan, il conte nero è uno degli horror minori in bianco e nero prodotti dalla Universal ma è più un melodramma in costume con sfumature gotiche che un horror tout court. Durante la visione, infatti, si possono ritrovare facilmente i temi e i cliché del romanzo gotico settecentesco, come la presenza di un eroe negativo e tormentato, di una vergine oppressa dalle violenze psicologiche del malvagio, di passaggi segreti che conducono a misteri sepolti, di persone che non sono quello che sembrano, ecc. ecc. Ho parlato di “sfumature” gotiche perché la vicenda ruota principalmente su matrimoni, storie d’amore e sulla solita damsel in distress che è finita nelle grinfie del villain di turno perché è rimasta orfana (un po’ come accadeva anche in Candy Candy o Lovely Sara, tra l’altro…), quindi l’atmosfera horror risulta molto più all’acqua di rose rispetto ad altri film simili e si riduce ad un paio di delitti all’arma bianca, a qualche urlo misterioso, alla blanda follia del Conte del titolo… e ovviamente alla presenza di Boris Karloff, che poi è il motivo che mi ha spinta a vedere Alan, il conte nero.


Il vecchio Boris interpreta Voltan (che tutte le volte mi veniva da chiamare Zoltan. Oh, chi era Zoltan??), l’ambiguo servo del castello che si rivelerà la chiave fondamentale per svelarne i segreti, un ruolo che non gli rende giustizia perché lo relega ad essere una spalla troppo spesso messa da parte per seguire le vicende dei due sciapi protagonisti. Lui comunque porta a casa un’interpretazione dignitosa, cosa che non accade invece per Charles Laughton, il Conte Alan in persona. Ora, nella mia Crassa ignoranza non avevo mai visto un film interpretato dal famosissimo attore inglese, forse giusto Spartacus o Gli ammutinati del Bounty da piccola ma chi se li ricorda, e devo dire che ci sono rimasta malissimo. Probabilmente è il personaggio che lo richiede ma Laughton si profonde in un’interpretazione terribile, caricaturale, dove la follia scompare davanti ad un ciccione vanesio, logorroico e abbulicciato. Yeew. Mi rendo conto che forse la sua carriera era alle ultime battute ma Sir Laughton non ci fa proprio una bella figura. E in generale anche Alan, il conte nero  non è un film abbastanza curioso o seminale da meritare di essere consigliato, nemmeno a chi adora Boris Karloff. 

Joseph Pevney è il regista della pellicola. Americano, ha diretto L’uomo dai mille volti ed episodi delle serie Vita da strega, Missione impossibile, Star Trek, Bonanza, Fantasilandia e L’incredibile Hulk. Anche attore e produttore, è morto nel 2008 all’età di 96 anni.


Charles Laughton interpreta Alain De Maletroit. Inglese, lo ricordo per film come L’isola delle anime perdute, Le sei mogli di Enrico VIII (per il quale ha vinto l’Oscar come miglior attore protagonista), Gli ammutinati del Bounty, Notre Dame, Lo spettro di Canterville, Capitan Kidd, Testimone d’accusa e Spartacus. Anche sceneggiatore, produttore e regista, è morto nel 1962 all’età di 63 anni.


Boris Karloff (vero nome William Henry Pratt) interpreta Voltan. Inglese, una delle icone horror per eccellenza, lo ricordo per film come Frankenstein, La mummia, La moglie di Frankenstein, Il figlio di Frankenstein, La iena, Manicomio, I maghi del terrore, La vergine di cera, I tre volti della paura e Il clan del terrore. E’ morto nel 1969 all’età di 81 anni.


Tra gli altri attori segnalo la presenza di Alan Napier, ovvero l’Alfred della storica e campissima serie Batman, nei panni del Conte Grassin. Non essendo molto esperta di questo genere di film gotici non saprei davvero cosa consigliarvi di guardare nel caso vi fosse piaciuto Alan, il conte nero, quindi dico solo.. ENJOY!

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