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venerdì 7 maggio 2021

I Mitchell contro le macchine (2021)

Lo aspettavo da quando ancora lo avevano intitolato Connected e finalmente è arrivato su Netflix I Mitchell contro le macchine (The Mitchells vs the Machines), diretto e sceneggiato da Mike Rianda e Jeff Rowe.


Trama: un viaggio in macchina per portare la figlia maggiore al college si trasforma per i Mitchell in un'odissea quando la tecnologia di tutto il mondo improvvisamente impazzisce...


Ma quanto diamine è carino I Mitchell contro le macchine? Definirlo un piccolo miracolo di animazione è riduttivo, ma è così, perché sia nella sceneggiatura che nella realizzazione riesce a mantenere in equilibrio perfetto tutte le anime di cui è composto: coming of age, road movie, parodia, action, commedia demenziale, fantascienza distopica, lungo episodio di Lizzie McGuire, horror, tutto ciò convive all'interno di un film di quasi due ore che non perde di ritmo nemmeno per un secondo e che, in tutto questo, porta persino lo spettatore a commuoversi e riflettere. La famiglia Mitchell, infatti, sarà anche strana ma dentro ognuno di loro ci sono  pezzi di noi. Abbiamo la protagonista, Katie, che vorrebbe scappare da una famiglia che, pur volendole bene, non capisce le sue aspirazioni; un papà, Rick, che con tutte le buone intenzioni e l'amore smisurato per la figlia, non accetta minimamente la deriva tecnologica della società (quanto mi ha ricordato il mio, di padre. Se gli avessero messo in bocca un paio di bestemmie e un bonario "strunsate" davanti ai video girati da Katie, avremmo avuto un perfetto signor Bolla) e si è ormai dimenticato di quando anche lui aveva mille strani desideri di indipendenza e libertà; abbiamo una mamma e un fratellino che cercano di mediare con due caratteri affatto facili, affermando nel frattempo anche le loro personalità peculiari (ed adorabili. Linda è già la migliore madre di sempre, Aaron il fratellino scemo che tutti vorremmo avere nonché uno dei pochissimi bambini animati privo di quelle caratteristiche che pungolano la sindrome di Erode) e ovviamente tutti i problemi di questa famiglia disfunzionale esploderanno e verranno risolti all'interno di un viaggio che li vedrà unici superstiti della razza umana contro la tecnologia che si è finalmente ribellata.


Voi direte, giustamente, che la trama è trita e ritrita, la morale per cui dobbiamo tutti venirci incontro e parlare un po' di più, accettandoci per quello che siamo, già sentita mille volte (e lo sottolinea il film stesso, attraverso la cinica PAL), ma I Mitchell contro le macchine è talmente realistico nella spietatezza con cui sviscera tutti i nostri difetti e scoppiettante nella realizzazione da risultare nuovo e fresco come poche altre opere recenti, perché spesso ciò che serve è solo l'intelligenza di rimescolare elementi noti e ricombinarli in maniera diversa e genuina. E' quello che accade ne I Mitchell contro le macchine, a partire dalla colonna sonora elettronica che fa tanto videogame o episodio di Stranger Things, per arrivare ai già citati momenti di ancor più cartoonesca introspezione alla Lizzie McGuire, durante i quali la realtà viene completamente filtrata dallo sguardo creativo e un po' pazzo di Katie, per non parlare poi dei veri meme o video di Youtube che, a differenza di quella schifezza vile di Jem e le Holograms, qui vengono utilizzati con criterio per rendere il tutto ancora più "empatico" e divertente, come se già non bastassero le bellissime animazioni, efficaci soprattutto nei tic quasi impercettibili che caratterizzano i singoli personaggi. Non starò ad elencare tutti i momenti di pura esaltazione e incredulo divertimento che mi hanno fatto venire voglia di alzarmi dalla poltrona per una standing ovation (dico solo una cosa: Furby. Ma ce ne sarebbero mille altre, in primis tutte le gag legate al cagnolino Monchi) e andare ad abbracciare Rianda e Rowe, vi dico solo di guardare senza indugio I Mitchell contro le macchine perché rischia di essere il motivo principale per farsi un abbonamento a Netflix. Ah, si astengano leghisti, puristi, broflakes, complottisti del "ci stanno facendo diventare gay" e fautori del "Pensiamo ai bambini" visto che Katie è lesbica. E i genitori, guarda un po', la amano lo stesso, anzi, la adorano. Dove andremo a finire, signora mia.  


Di Danny McBride (Rick Mitchell), Maya Rudolph (Linda Mitchell) e Olivia Colman (PAL) ho già parlato ai rispettivi link.

Mike Rianda è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio, inoltre doppia Aaron Mitchell.  Americano, ha 37 anni.

Jeff Rowe è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lavoro come regista (ma è uno degli sceneggiatori di Disincanto). Americano, doppia il tizio che ama divertirsi. 


Tra gli altri doppiatori originali segnalo il cantautore John Legend (Jim Posey), sua moglie Chrissy Teigen (Hailey Posey), Conan O'Brien (Glaxxon 5000) e persino il famosissimo cane Doug the Pug, che ovviamente doppia il cagnolino Monchi. Se I Mitchell contro le macchine vi fosse piaciuto recuperate Gli Incredibili e Ralph Spaccatutto, entrambi disponibili su Disney + . ENJOY!

martedì 23 maggio 2017

Alien: Covenant (2017)

Confortata da un paio di pareri entusiasti tirati fuori dalle persone che più stimo in campo di cVitica cinematogVafica, mercoledì ho deciso di dare una chance ad Alien: Covenant, diretto da Ridley Scott.


Trama: l'equipaggio della nave spaziale Covenant intercetta un messaggio proveniente da un pianeta molto simile alla Terra. Convinti di potervi stabilire una colonia, gli astronauti atterrano solo per scoprire che il pianeta non è ospitale come pensavano...


Probabilmente l'ho già scritto nel post su Prometheus ma in tempi di haters e troll non fa mai male ripeterlo: i film della saga di Alien li ho visti tutti, almeno una volta, ma non hanno mai segnato il mio percorso cinematografico e mi sono limitata ad apprezzarli (qualcuno più, qualcuno meno) senza diventare uno di quei fan capaci di citarli a memoria o addirittura di scovare gli errori di continuity. Per me, insomma, Ridley Scott può fare un po' quello che vuole con la "sua" creatura e non mi offendo se sceglie di cancellare ciò che è venuto dopo il primo Alien con un colpo di spugna preferendo attingere più a Prometheus che al film del 1979. A proposito di Prometheus, della trama rammentavo poco e nulla e ho quindi passato la pausa tra primo e secondo tempo di Alien: Covenant a spulciare Wikipedia scatenando lampi di memoria nel mio cervellino provato dalle continue visioni, cosa che mi ha spinto a considerare una cosa: di sicuro Prometheus era ridondante da morire, con una trama al limite del fastidioso, a tratti incomprensibile, ma diamine le immagini che aveva! Non a caso, alla prima riga di ogni paragrafo del riassunto di Wikipedia smettevo di leggere in quanto i miei neuroni riuscivano a produrre il ricordo delle sequenze perfette di Prometheus, capaci di rimanere impresse più di mille spiegoni ed intrecci, e non a caso sono tornata alla magione pensando "A Ridley Scott non dovete ca*are il ca**o" (cit.). Perché è vero che Alien: Covenant ha una trama facilona, personaggi al limite della stupidità abbozzati alla bell'e meglio (tutti tranne uno) e twist che lo spettatore medio potrebbe riuscire ad anticipare almeno due ore prima che accadano, ma è soprattutto uno spettacolo per gli occhi, la dimostrazione che un regista di ottant'anni è in grado di dare tanta di quella mer*a ai suoi colleghi più giovani da seppellirli per l'eternità, come se non fosse bastato l'esempio di George Miller con Mad Max: Fury Road. Alien: Covenant, forse il film della saga più horror di sempre (ma potrei sbagliarmi), desta ammirazione grazie ai campi lunghi che mostrano spazio profondo e pianeti, sconvolge per la grandiosità con cui viene resa una civiltà ormai morta, emoziona durante una concitata fuga e lascia a bocca aperta per una sequenza bellissima che sfrutta alla perfezione l'assenza di gravità e rende poetico persino l'utilizzo improprio di un modulo spaziale... e questo solo per fare pochi esempi che persino il mio occhio becero è riuscito ad apprezzare ma poi c'è tutta la costruzione della tensione di cui parlare, una roba che il 90% degli horror recenti può solo sognarsi.


E il 90% degli horror recenti può sognarsi Fassbender, ça va sans dire. 
Hic sunt SPOILER, mi spiace
Se in Prometheus ho accolto ogni azione del personaggio David con un enorme punto interrogativo sulla capoccia qui ho provato molto più terrore ad ogni sua comparsa piuttosto che davanti alle zanne dello xenomorfo/neomorfo. E sì, la storia del doppio e di come sarebbe andata a finire la questione era telefonata fin dal taglio di capelli dell'androide (ma come hanno fatto a crescergli??), così come l'utilizzo improprio del chiodo, ma non importa: proprio la convinzione che la faccenda si sarebbe conclusa nel peggiore dei modi ha reso Fassbender una figura demoniaca e glaciale, un folle dal sembiante accattivante e raffinato, una creatura desiderosa di imporre la sua superiorità ai creatori e persino ai creatori dei creatori, e pazienza se la sua progenie e l'incarnazione stessa di un incubo.
FINE SPOILER
Alien: Covenant meriterebbe quindi la visione già "solo" per la bravura di Fassbender ma la verità è che come horror, prima ancora che come parte di una saga, funziona e fa il suo dovere anche al netto di quei necessari "momenti Prometheus" giustamente messi alla berlina da Leo Ortolani. La tensione si taglia col coltello, ci sono sequenze incredibilmente splatter, quel disperato senso di claustrofobica ineluttabilità che è proprio dei migliori horror ambientati nello spazio "dove nessuno può sentirti urlare" e con un paio di personaggi, nella fattispecie Daniels e Tennessee, si può anche empatizzare... basta far finta di non vedere l'inutile Oram di Billy Crudup, forse l'elemento più inutile e dannoso del film. Insomma, non sono una fan di Alien quindi non posso sapere perché questo Alien: Covenant è diventato in poco tempo uno dei film più odiati di sempre (nell'attesa che esca l'ultimo di Nolan, ovvio, o qualche altro remake di intoccabili cult anni '80) ma dall'alto della mia ignoranza crassa posso dire che a me è piaciuto davvero molto. Bravo Ridley Scott, continua così e, come si dice in Liguria, battitene u belin.


Del regista Ridley Scott ho già parlato QUI. Michael Fassbender (David/Walter), Katherine Waterston (Daniels), Billy Crudup (Oram), Danny McBride (Tennessee), Demián Bichir (Lope), Carmen Ejogo (Karine), Callie Hernandez (Upworth), James Franco (Branson), Guy Pearce (Peter Weyland) e Noomi Rapace (Elizabeth Shaw) li trovate invece ai rispettivi link.

Amy Seimetz interpreta Faris. Americana, ha partecipato a film come You're Next, The Sacrament e a serie come Stranger Things. Anche sceneggiatrice, regista, produttrice e costumista, ha 36 anni e tre film in uscita.


Alien: Covenant è preceduto da due corti che dovreste poter trovare su Youtube; uno è Alien: Covenant - Prologue: Last Supper (che mostra l'equipaggio della Covenant prima del sonno criogenico), l'altro è Alien: Covenant - Prologue: The Crossing e mostra cos'è successo a David e alla dottoressa Shaw dopo Prometheus, di cui Alien: Covenant è ovviamente il sequel e sarebbe meglio che lo guardaste prima di recarvi in sala. Nell'attesa che esca l'ultimo capitolo della trilogia promessa da Ridley Scott, se Alien: Covenant vi fosse piaciuto recuperate Alien, Aliens - Scontro finale, Alien³ e Alien - La clonazione e magari aggiungete Life: Non oltrepassare il limite. ENJOY!

domenica 13 novembre 2016

Sausage Party - Vita segreta di una salsiccia (2016)

Uscito sotto Halloween credo in cinque sale, con un bel divieto ai minori di 14 anni ma senza alcun clamore, è arrivato in Italia Sausage Party - Vita segreta di una salsiccia (Sausage Party), diretto dai registi Greg Tiernan e Conrad Vernon e sceneggiato da gente del calibro di Seth Rogen, Evan Goldberg e Jonah Hill.


Trama: alla vigilia del 4 luglio, la salsiccia Frank e il panino Brenda aspettano solo di essere scelti dagli "Dei" umani per essere portati fuori dal supermercato, in un mondo migliore dove finalmente potranno consumare il loro amore. Purtroppo, ciò che attende il cibo fuori dal supermercato non è un destino gioioso...



E’ possibile che il senso dell’umorismo, così come i gusti, cambino ogni dieci anni? Me lo chiedo perché ai tempi di South Park – Più lungo, più grosso e tutto intero ricordo di essermi spanciata dalle risate e, magari in maniera più contenuta, è successo lo stesso anche guardando I Simpson – Il film, giusto per fare un esempio di lungometraggi dichiaratamente “per adulti”. Mettiamo un attimo da parte I Simpson, il cui umorismo col tempo si è fatto decisamente più “signorile” ed innocuo, ma il film di South Park, al netto di bestemmie e parolacce, era un trionfo di cattivo gusto, violenza e risate scatologiche, eppure quanto mi fa ridere ancora oggi (nonostante non segua la serie più o meno dai tempi del primo cambio di doppiatori)! Forse perché la creatura di Trey Parker e Matt Stone era uscita nel momento giusto, oppure perché per quanto presentasse un umorismo di grana grossa conteneva sempre qualche riferimento alla politica, allo spettacolo o al reale capace di scatenare il mio senso dell’assurdo ma sta di fatto che, come del resto succede anche con I Griffin, ancora non riesco a volere male a South Park, neppure quando tocca i più bassi livelli di becerume. Lo stesso, non riesco a voler male a “orsotto” Rogen, eppure Sausage Party, da lui co-sceneggiato assieme ad altri loschi figuri quali Evan Goldberg, Jonah Hill, Kyle Hunter ed Ariel Shaffir, è una belinata della peggior specie che mi lasciata spesso obnubilata all’interno di una coltre di perplessità oppure mi ha disgustata senza possibilità di recupero. Ho riso forse un paio di volte davanti all’epopea di Frank e Brenda, rispettivamente un wurstel e un panino da hot dog costretti ad affrontare la scomoda verità su ciò che si cela oltre le porte del supermercato che fa loro da casa. Il “great beyond” abitato dagli dei che scelgono la merce sugli scaffali è la promessa di una vita migliore e, soprattutto, della scopata tanto bramata da alimenti costretti a passare la loro breve esistenza stipati all’interno di involucri di plastica ma cosa succede quando gli dei (ovvero noi voraci esseri umani e sì, vegani, ce n’è anche per voi, mi dispiace!) si rivelano essere dei mostri “cannibali” capaci  solo di dare la morte per i propri scopi egoisti? L’idea di base, effettivamente, ha un che di geniale, e il ribaltamento di punti di vista che trasforma un semplice scontro tra carrelli in un disaster movie zeppo di vittime o una cena in un horror-splatter sono i punti più alti della pellicola, assieme ovviamente ad una certa fantasia nel trasformare il supermercato in una sorta di megalopoli dove ogni genere alimentare ha il suo quartiere ben definito tutto da esplorare; non disprezzabile è anche una critica di tipo “religioso”, dove ci si fa beffe del desiderio di credere a tutti i costi in un piano divino o nelle punizioni per i propri peccati, anche quando gli dei si rivelano essere nient’altro che pie illusioni. Eppure, con tutto questo, mi sono ritrovata al massimo a sorridere con indulgenza.


Il problema di Sausage Party è che ogni tipo di satira o critica, siano esse religiose, sociali o politiche, è subordinato all’umorismo adolescenziale tipico dei film di Rogen o Seth MacFarlane, quello humour demenziale tipicamente americano che si concretizza, più o meno dagli anni ’80, in due cose soltanto: la patata e la fattanza. Certo, seguendo il trend attuale Sausage Party raggiunge picchi di “depravazione” che forse nemmeno Fritz il gatto, ma la mega orgia nella sequenza finale è talmente gratuita ed esageratamente gretta da chiedersi se davvero tutto quello che c’è stato prima non fosse altro che un mero contorno per arrivare al punto focale della pellicola, ovvero sconvolgere lo spettatore attraverso il coito infervorato tra salsicce e panini. Che per carità, Rogen, se ti ricorderai di aver pensato questa sequenza anche quando verrà il momento di mostrare Jesus De Sade in Preacher potrei anche applaudire, però solo se riuscirai a crescere mentalmente e contestualizzare la cosa, evitando di renderla il fulcro della storia. Il problema però è che io, non essendo un’americana puritana né un membro del MOIGE, dopo un’ora e mezza di wurstel dritti, panine vulviformi, lavande vaginali dopate (giuro), doppi sensi a sfondo sessuale, procaci lesbicone e personaggi cripto gay, se permetti invece di sconvolgermi mi rompo anche un po’ i marroni. Poi posso dire che le animazioni sono molto belle, alcune trovate divertenti, le parodie di film come Salvate il soldato Ryan o Terminator sono pregevolissime, il punto di vista “umano” che ritrasforma gli oggetti da animati ad inanimati ha una resa molto realistica, i flashback hanno lo stile gradevole dell’animazione bidimensionale anni ’80, c'è un bell'omaggio a Meat Loaf, la colonna sonora è simpatica quanto basta (ecco, l’unico momento in cui ho riso è stato quando i “fruits” che, come sapete, in inglese può indicare non solo la frutta ma anche un modo scortese di chiamare gli omosessuali, sono partiti all’attacco al ritmo di Wake Me Up Before You Go) e in particolare l’”inno del supermercato” è esilarante ma, per il resto, parliamo di poca roba davvero. Insomma, come sempre la Rogen Factory potrebbe fare molto di più ma non si impegna abbastanza: passi un cartone, scemino e divertente quanto volete, ma se nella seconda stagione mi rovineranno Preacher (e non miglioreranno Tulip, pensare che ci vorrebbe così poco!), orsotto o non orsotto scasserò il buon Seth di mazzate nei denti.


Del co-regista Conrad Vernon (che presta la voce anche a vari personaggi) ho già parlato QUI. Michael Cera (Barry), James Franco (il drogato), Bill Hader (Firewater/Tequila/El Guaco), Salma Hayek (Teresa), Jonah Hill (Carl), David Krumholtz (Lavash), Danny McBride (Honey Mustard), Edward Norton (Sammy), Craig Robinson (Grits), Seth Rogen (Frank), Paul Rudd (Darren) e Kristen Wiig (Brenda) li trovate invece ai rispettivi link.

Greg Tiernan è il co-regista della pellicola, inoltre presta la voce alla Patata e ai Noodles. Irlandese, ha diretto parecchi episodi della serie Il trenino Thomas. Anche animatore e doppiatore, ha 51 anni.


Al festival South By Southwest è stata proiettata una versione non ancora definitiva del film, contenente una scena che avrei molto apprezzato, magari dopo i titoli di coda; in essa, Seth Rogen, Michael Cera ed Edward Norton vengono attaccati dalle loro controparti animate mentre, seduti in un diner, discutono proprio del film. Detto questo, se Sausage Party - Vita segreta di una salsiccia vi fosse piaciuto recuperate il già citato South Park - Il film: più grosso, più lungo & tutto intero. ENJOY!

martedì 14 ottobre 2014

Facciamola finita (2013)

Ho lasciato passare un anno ma anch'io sono riuscita a guardare Facciamola finita (This is the End), diretto e sceneggiato nel 2013 da Seth Rogen ed Evan Goldberg!


Trama: mentre a casa di James Franco è in corso un megafestone zeppo di vip, Los Angeles viene praticamente rasa al suolo da terremoti, incendi e altri misteriosi e mortali avvenimenti. I pochi sopravvissuti, barricati a casa di Franco, dovranno cercare di capire come uscire vivi da quella che sembrerebbe proprio la fine del mondo...


Ultimamente trovo sempre più difficile trovare delle commedie che mi facciano ridere. Facciamola finita, per fortuna, mi ha lasciata a terra dalle risate in più di un'occasione perché è talmente assurdo e gli attori coinvolti sono così genuinamente e palesemente divertiti che è davvero difficile non farsi contagiare dall'amichevole atmosfera che si respira in ogni fotogramma e in ogni dialogo della pellicola. Seth Rogen, Jay Baruchel e compagnia mettono in scena esattamente quello che lo spettatore si aspetta quando immagina le feste vip: dei "personaggi" (non persone reali, assolutamente!) che si sbronzano, si devastano, copulano a destra e a manca e, in generale, si danno ad ogni stupido stravizio ed eccentricità solo "perché sì" e, a seconda dell'attore, assecondano i cliché dei vari film e gossip, come nel caso di James Franco, oppure costruiscono un personaggio diametralmente opposto, come nel caso di Jonah Hill, falso come Giuda e fintamente tenero e carino. Eliminata la marea di guest star iniziali, la sceneggiatura si concentra su un manipolo individui e, da quel momento, le poche apparizioni speciali sono mirate e funzionali alla trama, oltre che esilaranti, mentre la storia, nonostante non manchino diversivi per allungare un po' come per esempio il finto trailer di Pineapple Express 2, si mantiene interessante e coerente fino alla fine. Rogen e soci inanellano una gag dopo l'altra, danzando allegramente a braccetto col cattivo gusto senza mai farla fuori dal vaso, accontentano gli spettatori più esigenti piazzando qua e là un paio di citazioni esilaranti (una su tutte, quella de L'esorcista, che mi porta a consigliarvi ovviamente di guardare Facciamola finita in lingua originale perché lo scambio di battute tra Baruchel e Hill, per non parlare di quello volgarissimo tra Franco e McBride, mi ha annientata: "The power of Christ compels you!" "Oh does it? Does it compel me? Does it Jay? The power of Christ compelling me, is that what's happening?.. GUESS WHAT?....It's not that compelling!) e concludendo l'intera operazione con un finale talmente supercazzola che sono stata praticamente costretta a rivederlo almeno tre volte di fila, con annesso balletto finale ovviamente!


Tolto l'aspetto esilarante che, visti i coinvolti, già immaginavo sopraffino, quello che stupisce di Facciamola finita è tuttavia l'estrema professionalità della realizzazione. Gli effetti speciali impiegati non sono affatto dozzinali, anzi, le scene di morte e distruzione sono davvero catastrofiche, quella iniziale su tutte, e i demoni realizzati in CG non sembrano fasulli né risultano fastidiosi (al limite, l'unica cosa un po' bruttarella è il trucco del povero Jonah Hill sul finale). Altra cosa molto gradevole sono la regia ed il montaggio, soprattutto quello alternato che vede il gruppetto diviso ed impegnato ad affrontare due minacce differenti, inoltre ho trovato incredibilmente azzeccati anche gli inserti in stile confessionale del Grande Fratello, le sequenze "strafumate" accompagnate da una colonna sonora grandiosa e, ovviamente, i pochi ma efficaci momenti gore, mirabili esempi di nerissimo umorismo. Anche gli attori sono tutti grandiosi, tanto che non saprei dire chi ho preferito. Tra i protagonisti, James Franco potrebbe tranquillamente vincere la palma del migliore per il già citato scambio di battute con Danny McBride e, soprattutto, per il suo momento di "gloria" nel pre-finale, ma anche Jonah Hill con quel suo fare da criptogay e Danny McBride per la sua natura bastarda danno davvero il bianco e riescono persino ad eclissare il mio adoratissimo Seth Rogen; tra le guest star, spiccano invece un Michael Cera particolarmente laido, un indimenticabile e scioccante Channing Tatum, una Emma Watson armata di accetta spaccaculi come non mai e, soprattutto... LORO. Sì, loro. I responsabili di quel finale meravigliosamente trash e anni '90, così esilarante che non saprei dire se è meglio questo di Facciamola finita o The Age of Aquarius in 40 anni vergine. Intanto che io ci penso, voi recuperate assolutamente Facciamola finita e guardatelo sgranocchiando un ottimo, scioglievolissimo Milky Way, se ancora lo distribuiscono in Italia!


Del co-regista e co-sceneggiatore Seth Rogen (che interpreta sé stesso come tutti gli altri coinvolti nel film) ho già parlato qui. James Franco, Jonah Hill, Michael Cera, Emma Watson, David Krumholtz, Christopher Mintz-Plasse, Paul Rudd e Jason Segel li trovate invece ai rispettivi link.

Evan Goldberg è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Canadese, è al suo primo film come regista. Anche produttore e attore, ha 32 anni e un film in uscita, The Interview, sempre con Seth Rogen e James Franco.


Jay Baruchel (vero nome Jonathan Adam Saunders Baruchel) interpreta sé stesso. Canadese, ha partecipato a film come Quasi famosi, Le regole dell'attrazione, Million Dollar Baby, Tropic Thunder, Una notte al museo 2 - La fuga, RoboCop e a serie come Hai paura del buio? e Numb3rs, inoltre ha lavorato come doppiatore in Dragon Trainer e Dragon Trainer 2. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 32 anni e quattro film in uscita tra cui 10 O'Clock People, tratto dall'omonimo racconto di Stephen King, e Dragon Trainer 3, previsto per il 2017.


Danny McBride (vero nome Daniel Richard McBride) interpreta sé stesso. Americano, ha partecipato a film come Suxbad: Tre menti sopra il pelo, Tropic Thunder, Parto col folle, Sua maestà e ha lavorato come doppiatore in Cattivissimo me e Kung Fu Panda 2. Anche sceneggiatore e produttore, ha anni e sette film in uscita.


Craig Robinson interpreta sé stesso. Americano, ha partecipato a film come Zack & Miri - Amore a primo... sesso, Una notte al museo 2 - La fuga e a serie come The Bernie Mac Show e Friends, inoltre ha lavorato come doppiatore in Shrek - E vissero felici e contenti e nella serie The Cleveland Show. Anche sceneggiatore e produttore, ha 43 anni e tre film in uscita.


Channing Tatum interpreta sé stesso. Americano, ha partecipato a film come La guerra dei mondi, G.I. Joe - La nascita dei cobra, 21 Jump Street, Magic Mike, Don Jon, G.I.Joe- La vendetta, 22 Jump Street e a serie come CSI: Miami, inoltre ha lavorato come doppiatore nel film The Lego Movie e nella serie I Simpson. Anche sceneggiatore e produttore, ha 34 anni e sei film in uscita tra cui X-Men: Apocalypse e Gambit, dove interpreterà appunto il bel Remy LeBeau.


Tra le varie guest star segnalo anche Rihanna e lo stesso co-regista Evan Goldberg. Il ruolo di Emma Watson era in origine stato scritto per Mila Kunis ma l'attrice ha dovuto rinunciare per impegni pregressi come anche Cameron Diaz, Edward Norton ed Elizabeth Banks, mentre quel pusillanime di Daniel Radcliffe ha direttamente rifiutato di partecipare. Ovviamente, Rogen e Goldberg hanno avuto alcuni problemi anche con un paio di scene definite "di cattivo gusto" e che, di conseguenza, sono state tagliate in fase di montaggio, come quella in cui Franco e McBride fumano marijuana insieme a Hitler o quella in cui Tatum si da palesemente al cannibalismo; inoltre, sul finale è stata usata I Will Always Love You di Whitney Huston come omaggio alla cantante, morta da poco, al posto di Purple Rain di Prince, scelta iniziale dei due registi. Detto questo, aggiungo solo che Facciamola finita è l'estensione del corto Jay and Seth Versus the Apocalypse (che potete trovare QUI); se il film vi è piaciuto dateci un'occhiata e recuperate anche Shaun of the Dead e The World's End. ENJOY!





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