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martedì 3 dicembre 2024

Piove (2022)

Qualche sera fa hanno dato in TV il film Piove, diretto e co-sceneggiato dal regista Paolo Strippoli, e ho deciso di guardarlo.


Trama: gli abitanti di Roma si ritrovano in balia dei loro istinti più violenti a causa di misteriosi vapori sprigionati dalle fogne. Anche Thomas e la sua famiglia, già vittime di una terribile tragedia, vengono toccati da questo fenomeno...


Piove
è uno dei mille film mai arrivati nei cinema di Savona, nonostante avessi molte speranze per l'opera seconda del co-regista di A Classic Horror Story. Questo è il motivo per cui, appena saputo che lo avrebbero trasmesso in TV, non me lo sono fatto scappare. Purtroppo, tanta aspettativa ha raddoppiato la mia delusione davanti a un film che, per quanto mi riguarda, non rende giustizia a uno spunto interessante. Piove racconta una Roma vittima di una "maledizione", di una melma sotterranea che, a un certo punto, si mette a rilasciare vapori in grado di far piombare le persone in un vortice allucinato di violenza. La trama non specifica chiaramente l'origine di questa melma (Vigo il Carpatico, è lei?), non è importante. Interessa, però, sapere che i miasmi da essa derivati scavano nella psiche delle persone tirando fuori tutto il marcio in suppurazione a causa di traumi, disagio, antipatie, rabbia, tristezza, qualsiasi emozione negativa vi venga in mente. In particolare, Piove si concentra sulla disagiata famiglia di Thomas, padre single con a carico un figlio merda e una figlia in sedia a rotelle, e sulla tragedia che ha reso i membri incapaci di comunicare tra loro; la piccola Barbara, in particolare, funge da "cuscinetto" tra un padre che già era un belino mollo prima che la sua vita cambiasse in peggio, e un figlio che lo accusa di aver causato la tragedia di cui sopra, il quale passa il tempo a riprendersi mentre danneggia la proprietà pubblica, paga anziane prostitute per ritrovare la figura materna e si rende angoscioso come una cacca nel letto. Qui sono cominciati i miei problemi con Piove, dall'incapacità di provare qualsivoglia empatia per personaggi detestabili (tanto che la speranza era che si uccidessero tra loro lasciando in vita giusto la sfortunata bambinella) e dalla noia derivante da un'introduzione infinita, che si concentra proprio sul disagio esistenziale di questi esseri odiosi mentre, sullo sfondo, accadono cose inquietanti e violente. Se Piove fosse stato meno dramma "mucciniano" e più horror tout court, sviluppando le ottime suggestioni di genere che Strippoli dimostra di saper padroneggiare, lo avrei preferito, purtroppo la "ciccia" la si gusta solo da metà in poi, e personalmente mi sono sentita ben poco ripagata dell'ordalia che la precede.


Anche perché, parliamoci chiaro, Piove soffre dello stesso, fatale difetto di A Classic Horror Story, ovvero un sonoro a dir poco pessimo, che rende ancor più arduo capire i dialoghi pronunciati da attori biascicanti. A differenza di A Classic Horror Story, purtroppo, gli attori non si limitano a biascicare ma, forse a causa dei personaggi che devono interpretare o di una scelta stilistica che vuole tutto triste, plumbeo e squallido, risultano inespressivi e legnosi (Thomas) oppure un mix fastidioso tra un emo e un guappo con una palla da tennis in bocca (il figlio Enrico), e i comprimari non sono migliori. Salvo solamente Orso Maria Guerrini, poveraccio, costretto a interpretare il vecchio infermo, quando probabilmente era meglio dargli il ruolo del vecchio che si mette a bastonare i giovinastri irrispettosi sfogando frustrazioni sopite da anni. Ahimè, così non è, e uno si deve accontentare di quelle gustose sequenze horror che, chissà perché, sono valse al film il divieto ai minori di 18 anni, probabilmente imposto da chi non ha mai visto in vita sua qualcosa di più violento di un film di Bud Spencer e Terence Hill. E' un peccato, come ho scritto più sopra, che Piove si appoggi più alla sua natura drammatica, perché gli effetti speciali sono ben fatti (quelli artigianali, ché il mostrillo fangoso sul finale ha fatto piovere gli occhi persino a me), Strippoli è bravo a confezionare scene inquietanti e non si tira indietro davanti a dettagli un po' più disgustosetti, e anche l'idea di dotare gli "infetti" di distintive lacrime nere, per quanto derivativa, ha il suo fascino. Però, lasciatemi dire, è un po' poco per incensare Piove, che ritengo un grosso passo indietro rispetto a un'opera interessante e ironica come il precedente A Classic Horror Story. Leggo ora che Strippoli si sta dedicando a un altro horror, La valle dei sorrisi, e già tremo per la descrizione riportata da Ciak: "Un film dove gli abbracci sono molto più pericolosi delle motoseghe, un film di genere, che gioca con i codici dell’horror, con un cuore caldo, un film che credo possa parlare a un pubblico più vasto dei soli amante del genere". Mi toccherà mica maledire la A24 e il proliferare dell'elevated horror?


Del regista e co-sceneggiatore Paolo Strippoli ho già parlato QUI mentre Fabrizio Rongione, che interpreta Thomas, lo trovate QUA.


A interpretare il signor Ferrini c'è Orso Maria Guerrini, che, oltre ad essere blasonato attore teatrale e cinematografico, ha avuto per qualche anno il ruolo di "Baffo Moretti" titolare. ENJOY!

mercoledì 25 febbraio 2015

Due giorni, una notte (2014)

Il progetto Road to the Oscars continua e oggi tocca a Due giorni, una notte (Deux Jours, Une Nuit), diretto e sceneggiato nel 2014 da Jean-Pierre e Luc Dardenne e candidato a un premio Oscar per l’interpretazione di Marion Cotillard come miglior attrice protagonista.


Trama: dopo un periodo di malattia, l’operaia Sandra torna al lavoro solo per scoprire che i suoi colleghi, fomentati e minacciati dal capo reparto, hanno votato per farla licenziare e prendere in cambio un bonus di 1.000 euro. La donna, grazie all’interesse di un’amica, riesce ad ottenere una seconda votazione anonima ma ha solo due giorni e una notte per convincere gli altri operai a rinunciare al bonus, consentendole così mantenere il posto di lavoro…


Nonostante abbia guardato, finora, solo Rosetta e Due giorni, una notte, il cinema dei Dardenne  mi mette più ansia di quanto farebbe un horror. I due autori belgi sono maestri nel portare sullo schermo le brutture della vita quotidiana e la terribile, fin troppo reale condizione di chi vorrebbe a tutti i costi lavorare ma non riesce perché nella società (in senso stretto e lato) “non c’è posto”. Rosetta e Due giorni, una notte mi hanno terrorizzata perché raccontano storie di donne “normali”, volenterose, capaci ed oneste che si ritrovano a venire letteralmente scartate, costrette a  buttare via l’orgoglio per ottenere quello che dovrebbe essere un sacrosanto diritto di tutti e piegate da un mondo spietato che si regge unicamente sulle leggi del profitto e dell’egoismo, dove le guerre tra poveri sono all’ordine del giorno. Quello che succede a Sandra è scandaloso ma anche troppo familiare; in un sistema che porta le persone all’esasperazione e non accetta chi soccombe per fragilità, soprattutto se si parla di donne, non esiste che qualcuno si ammali “di depressione” ed è quindi giusto che chi ha osato tanto venga punito. La depressione, come vi dirà il 90% dei capoccia che posseggono il mondo, non esiste, è una scusa per non lavorare, per farsi compatire o, ancora peggio, per ottenere dei privilegi sulle spalle dei colleghi: in Due giorni, una notte i capi di Sandra fanno leva proprio su quest’ultimo punto per convincere gli operai a diventare gli esecutori materiali del licenziamento, illudendoli di avere potere decisionale quando in realtà questi poveracci sono solo marionette influenzate dalla promessa di un bonus. Un bonus che serve, per carità, perché viviamo in tempi difficili dove persino 1.000 euro in più al mese significano tutto, soprattutto per chi ha famiglia ed è precario o immigrato, ma che viene comunque ottenuto in maniera infame.


E' questa la cosa terribile di Due giorni, una notte. Come spettatori, ovviamente, ci ritroviamo a parteggiare per la bravissima Marion Cotillard, qui talmente dimessa da risultare quasi irriconoscibile, incrociamo le dita affinché il secondo voto vada interamente a suo vantaggio e malediciamo chiunque rifiuti di aiutarla... tuttavia bisogna mettersi anche nei panni dei suoi colleghi e porsi una domanda terribile: io avrei il coraggio di rifiutare mille euro per aiutarla? Avrei il coraggio di condannarmi a dover cercare un altro lavoro appena finito il contratto perché non me lo rinnoverebbero? Un paio di "interpellati" sarebbero da mandare al diavolo subito perché palesemente benestanti ma pensiamo anche a quei due o tre poveracci che contano sul bonus per dare da mangiare al figlio appena nato oppure hanno un contratto a tempo determinato e sanno che un loro eventuale voto a favore di Sandra farebbe diventare un miraggio la possibilità di avere un lavoro fisso e rispondiamo sinceramente alla domanda di cui sopra. Io, in tutta onestà, se Sandra non fosse mia amica (e lei in ditta amici ne ha davvero pochi) ci penserei su e la mia risposta non sarebbe affatto scontata. D'altra parte è anche ingusto che Sandra sia costretta ad umiliarsi e pregare in ginocchio i suoi colleghi di "risparmiarla" e non solo perché costringerli a scegliere è un'esperienza terribile, sfiancante e degradante ma anche perché la donna non avrebbe più vita nel caso il voto decretasse la sua vittoria, le persone la odierebbero per quei maledetti mille euro perduti e lei lo sa bene. Testimoniare al dibattito interiore della protagonista, sempre più depressa e scoraggiata, costretta a vergognarsi anche davanti ad una risposta positiva o una parola gentile, è a dir poco straziante ma è anche peggio sapere che certe situazioni esistono e possono capitare a chiunque. Per questo film come Due giorni, sette notti sono necessari e meriterebbero di essere visti dal maggior numero di persone possibile, senza relegarli ai cinema d'essai.


Dei registi e sceneggiatori Jean-Pierre e Luc Dardenne ho già parlato QUI mentre Marion Cotillard, che interpreta Sandra, la trovate QUA.

Fabrizio Rongione interpreta Manu. Belga, ha partecipato a film come Rosetta e Diaz - Don't Clean Up This Blood. Anche sceneggiatore e produttore, ha 41 anni.


Se Due giorni, una notte vi fosse piaciuto recuperate il plurinominato Rosetta. ENJOY!

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