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martedì 28 maggio 2024

Furiosa: A Mad Max Saga (2024)

Di ritorno dalla vacanza in Borgogna sono corsa a vedere il film sulla bocca di tutti, Furiosa: A Mad Max Saga, scritto e diretto dal regista George Miller.


Trama: in un mondo post-apocalittico, la piccola Furiosa viene rapita dal luogo paradisiaco dove vive con la sua famiglia ed è costretta ad imparare a sopravvivere...


Poveri voi, che magari vi aspettavate un post in cui si confrontassero Mad Max: Fury Road e Furiosa. Dovreste ormai sapere che non ho tempo nemmeno per farmi da mangiare, figuriamoci per dei comodi recuperi. Sono quindi andata a vedere Furiosa senza nulla più che il vago ricordo (sono passati quasi 10 anni!) di un film epico e scatenato, zeppo di personaggi comunque talmente ben caratterizzati da essere indimenticabili, tanto che alla prima apparizione della titolare, di Immortan Joe e dei suoi seguaci, il mio cervello si è elettrizzato. Ma cos'è, in definitiva, questo Furiosa? E' la origin story di una delle eroine cinematografiche più cazzute dell'attuale millennio. In essa, si racconta come mai Furiosa sia finita nel regno di Immortan Joe come fidato, benché riluttante, membro del suo entourage, e cosa si celasse in quel luogo paradisiaco che la donna cercava di raggiungere in Fury Road. E' una saga di formazione che spazia nel tempo e che, di conseguenza, non si siede sugli allori. Aggiunge infatti ulteriori tasselli al puzzle post-apocalittico creato da George Miller nel lontano 1979, puntando i riflettori sui territori governati da Immortan Joe attraverso complessi meccanismi di potere, con microcittà/fortezze specializzate nella produzione di un solo, indispensabile approvvigionamento (benzina, armi o cibo), popolate da pochissimi esseri umani ritenuti indispensabili e tanta, troppa feccia. Proprio qui sta il nocciolo dello scontro culturale tra Furiosa, nata in un luogo "sano" ed incontaminato anche a livello di emozioni umane, e un mondo esterno dove i sentimenti positivi sembrano essere stati cancellati con un colpo di spugna, una realtà malata in cui conviene rimanere in silenzio e nascosti nell'ombra, celando desideri e pensieri. E' interessantissima, in tal senso, la scelta di dedicare a Furiosa ben poche righe di dialogo e di affiancarle, come nemesi definitiva, il ciarliero ed insopportabile Dementus, artefice del destino nefasto della protagonista. In una società (prevalentemente maschile) in cui persino un raro eloquio forbito diventa l'ennesimo modo per distinguersi attraverso un tocco di folle originalità e anche la conoscenza è un mezzo per giocare a chi ce l'ha più grosso, come se il timbro di voce e il rombo dei motori fossero interscambiabili, Furiosa si trincera in un testardo e doveroso mutismo per osservare, imparare e migliorare, mettendo a tacere anche il dolore pur di raggiungere i suoi obiettivi. E se non è una lezione di vita questa, signori miei, non so proprio cos'altro lo sia.


Chi ha definito Furiosa un'interminabile sequenza di inseguimenti con mezzi allucinanti, non ha dunque capito un belino, con rispetto parlando. Aggiungo anche che, se non vi toccano il cuore la tamarreide allucinata di George Miller, nonché l'impianto epico delle vicende di Furiosa, siete un po' delle brutte persone. Quest'uomo l'anno prossimo compie ottant'anni, ma nel cuore è rimasto un giovanotto pieno di passione, incanalata in anni di esperienza che rendono il film perfetto per la sala e il grande schermo. Non c'è una sola inquadratura inutile, le sequenze funzionano ed emozionano sia quando sono coinvolti mezzi corazzati usciti dalla mente di un pazzo (sui quali brulicano esseri umani destinati spesso a morti spettacolari e soprattutto esplosive) sia quando si incentrano sulla figura di Furiosa e le sue interazioni con gli altri protagonisti del film (in una, in particolare, mi è salito il magone); in più, ogni gruppo sociale o fazione in guerra è perfettamente caratterizzato, sia a livello di mezzi, costumi e make-up, che a livello di scenografie, e tutti questi elementi presentano almeno un particolare bizzarro o comunque capace di imprimersi a fuoco nella memoria. Poi, ci sono gli attori. Anya Taylor-Joy, assieme alla giovanissima Alyla Browne, ha raccolto lo scomodo testimone di Charlize Theron e non la fa rimpiangere nemmeno per un secondo. Saranno i suoi occhi particolarissimi, messi ancora più in risalto dal make up color fuliggine che le copre mezzo viso, ma l'espressività di Anya Taylor-Joy mi è sembrata ancora più intensa che in altri film ed è davvero impossibile non farsi coinvolgere dalla disperazione e dalla rabbia del personaggio. Anche perché, se Immortan Joe e i suoi figli sono rimasti degli stronzi patentati da appendere a testa in giù, il Dementus di Chris Hemsworth li batte di almeno dieci misure. Dotato di un naso posticcio che, a un certo punto, mi ha fatto venire in mente il Fagin di Oliver Twist (non riesco altrimenti a capire il perché di questa scelta perplimente), Hemsworth è l'irritazione fatta a persona, un soffiablabla in carne e ossa, l'incarnazione stessa di un inutile fiume di parole, con l'aggiunta di una cattiveria spocchiosa che farebbe venire voglia di picchiarlo senza sosta. Siccome spesso i personaggi interpretati da Hemsworth mi fanno questo effetto, anche quando non sono cattivi, mi chiedo se l'attore sia effettivamente bravo oppure se sia così il suo carattere e i registi lo sfruttino nel modo migliore. Al di là di queste mie futili considerazioni, Furiosa è un film che merita di essere visto, ovviamente in sala, per goderselo come merita, augurandosi che Miller non smetta mai di realizzare opere di tale caratura e che porti a termine questa nuova trilogia!


Del regista e sceneggiatore George Miller ho già parlato QUI. Anya Taylor-Joy (Furiosa), Chris Hemsworth (Dr. Dementus), Tom Burke (Pretoriano Jack) e Angus Sampson (Organic Mechanic) li trovate invece ai rispettivi link.


Elsa Pataky
, che interpreta la generalessa Vuvalini, è la moglie di Chris Hemsworth. Se Furiosa: A Mad Max Saga vi fosse piaciuto recuperate l'intera saga di Mad Max Mad Max: Fury Road. ENJOY!


martedì 19 maggio 2015

Mad Max: Fury Road (2015)

"MAD MAX FURY ROAD è una meraviglia, 
una sinfonia di carne e metallo che suona meglio di qualunque cosa possa capitarvi.
 Se non dovesse piacervi saprete che è perché la vostra anima è sorda."
(Cit. Andrea Lupia)

Sabato sera sono andata a vedere Mad Max: Fury Road, diretto e co-sceneggiato da George Miller. Mi aspettavo una figata, invece sono solo uscita dal cinema convinta di avere visto il film più bello dell'anno. Segue post colmo d'aMMore e soprattutto PRIVO DI SPOILER.


Trama: in un futuro post-apocalittico, il taciturno e rude Max deve sopravvivere allo spietato dominio del crudele e mostruoso Immortan Joe, all'inseguimento dell'Imperatrice Furiosa..



George Miller potrà anche non essere considerato dalla cVitica cinefila "che conta" come un Autore degno di questo nome ma per me con la saga Mad Max è riuscito a conquistarsi di diritto un posto nella storia del Cinema. Nel giro di tre decadi il buon George ha girato un cult, SI E' SUPERATO col secondo capitolo, ha sbagliato metà del terzo ma solo per problemi di produzione e a causa della dipartita dell'amico Byron Kennedy e ha girato, trent'anni dopo, un reboot in grado di superare e lasciarsi alle spalle tutti i suoi pregevoli fratelloni. Mad Max: Fury Road dovrebbe essere preso ad esempio da qualunque regista che decida di dare in pasto al pubblico moderno la sua creatura più famosa e riuscita: se l'entusiasmo rimane intatto, se la professionalità non è mai calata, se il film in questione può essere rivisitato ma non snaturato, se il budget è più alto e la tecnologia ci permette di realizzare tutto quello che negli anni '80 poteva essere solo immaginato, ecco che basta mettercisi di buona lena e arriva il capolavoro. E' lapalissiano. Altro che Raimi, Craven e compagnia cantante, che hanno lasciato i loro cult in mano a dei fighetti, a dei ragazzini smanettoni e a degli sceneggiatori faciloni; a settant'anni suonati George Miller ha ripreso la SUA creatura e ha dimostrato di sapere ancora spaccare culi. Per citare Immortan Joe e soci, noi lo ammiriamo e non lo troviamo mediocre. Anzi. Mad Max: Fury Road è un trionfo, non saprei come altro descriverlo. E' una sfrenata corsa in mezzo al deserto dove quella tamarreide che gli Expendables possono solo sognarsi viene elevata ad Arte. E' un'epica battaglia non tra bene e male ma tra vita e morte: come già accadeva ai tempi in cui lo interpretava Mel Gibson, Max non vive, sopravvive. E' nulla più di un animale braccato, una bestia feroce perseguitata dai fantasmi del passato e dai sensi di colpa che, per evitare di "deludere" ancora chi dovesse riporre la propria fiducia in lui, sceglie l'ignavia e l'autoconservazione. Max si ritrova così a fare da spartiacque tra l'Imperatrice Furiosa, donna decisa a proteggere la Vita per il bene dell'umanità intera, e il tiranno Immortan Joe, deciso invece a compiere un massacro per proteggere la SUA vita, la certezza di poter avere il potere assoluto contando su una discendenza sana tradotta in guerrieri pronti a morire per un suo sguardo: acqua, latte, sangue, verde, bellezza, fertilità, tutti i sinonimi di Vita sono concentrati nelle mani di un mostro che di vitale e umano ha davvero molto poco e che si bea della sofferenza e della stupidità di tutti quelli che lo circondano.


Alla fredda, rozza follia di Immortan Joe si contrappone la feroce grazia dell'Imperatrice Furiosa, il personaggio più bello (in senso letterale e figurato) di tutta la saga e quello che è riuscito a fare compiere a questo reboot il salto di qualità. Uno sguardo della bravissima Charlize Theron esprime la sofferenza, la disperazione e la determinazione più di quanto non possano fare mille inseguimenti al cardiopalma (che pur ci sono e sono meravigliosi!) e questa preponderante presenza femminile consente a Miller di sviscerare interamente il dramma umano dei pittoreschi personaggi post-apocalittici che popolano la pellicola, spezzando il cuore allo spettatore senza essere né retorico né banale. La Theron si offre completamente al regista, sporcandosi di sangue, sudore e olio per motori, diventando così la personificazione di tutto il meraviglioso bailamme che sta al cuore di Mad Max: Fury Road, ovvero due ore piene di inseguimenti mozzafiato, mezzi motorizzati usciti dalla mente di un pazzo, stunt talmente violenti e arditi da lasciare a bocca aperta e, ovviamente, personaggi totalmente fuori dalle righe. Miller non ha perso smalto e si vede: se già nel 1985 con Mad Max oltre la sfera del tuono aveva mostrato quello che era in grado di fare con un budget gonfiato, qui si consacra paladino dell'artigianalità (la CGI è stata usata solo per modificare alcuni scorci del deserto in Namibia, eliminare dei cavi e consentire alla Theron di mostrarsi senza un braccio) ed esagera sereno con delle scenografie e delle sequenze in grado di fare piangere di gioia lo spettatore, in primis la meravigliosa cittadella di Immortan e poi il devastante inseguimento all'interno di una tempesta di sabbia. La cinepresa di Miller è instancabile e non sta ferma un minuto, agevolata da un montaggio dinamico ma fluido, passa dai primi piani dei personaggi a quelli dei motori dei mezzi che guidano, dagli sterminati deserti alle cabine di pilotaggio, dalle esplosioni roboanti agli sguardi e gesti appena accennati; le soluzioni visive e coreografiche inoltre non si contano (gli assassini sulle aste flessibili sono favolosi ma personalmente mi alzavo per applaudire ad ogni inquadratura del chitarrista fiammeggiante, vero ed indiscusso mito del film), la colonna sonora è semplicemente galvanizzante, la fotografia coloratissima e nitida, i costumi e il make-up delineano alla perfezione tutti i personaggi, da quelli importantissimi a quelli "secondari" e c'è persino spazio per qualche citazione dedicata ai fan della saga. A tal proposito, se non avete mai visto un Mad Max non preoccupatevi: potete gustarvi quello che ad oggi è il miglior film del 2015 senza nessun problema, godendo di una bellezza e una tecnica talmente grandi che non potrei mai descriverle con le mie limitate capacità. Mi limito solo a ringraziare Miller, che mi ha ridato fiducia nel Cinema e nell'umanità.


Del regista e co-sceneggiatore George Miller ho già parlato QUI. Tom Hardy (Max Rockatansky), Charlize Theron (Imperatrice Furiosa) e Nicholas Hoult (Nux) li trovate invece ai rispettivi link.

Hugh Keays-Byrne, che interpreta Immortan Joe, era stato il primo avversario di Max, Toecutter, nell'ormai storico Interceptor; tra le attrici spiccano invece Megan Gale nei panni della Valchiria e Zoë Kravitz, figlia di Lenny Kravitz e Lisa Bonet, che interpreta Toast. Mel Gibson avrebbe dovuto tornare come Max già nel 2003 ma per problemi di location e la sua decisione di girare La passione di Cristo, alla fine non se n'è fatto nulla, così come non c'è stato nulla da fare per Heath Ledger (per ovvie ragioni) e Jeremy Renner, entrambi possibili candidati per il ruolo di Max. Detto questo, nell'attesa di un'altra probabile trilogia il cui secondo film dovrebbe chiamarsi Mad Max: Furiosa, se Mad Max: Fury Road vi fosse piaciuto recuperate l'intera saga di Mad Max! ENJOY!


Altre pregevolissime recensioni del film dell'anno:

Book and Negative
Bara Volante 
I 400 calci
Antro Atomico


mercoledì 13 maggio 2015

Mad Max oltre la sfera del tuono (1985)

Siamo arrivati all'ultimo appuntamento pre-Fury Road! Oggi parliamo di quello che, fino a trent'anni fa, era l'ultimo capitolo della saga Milleriana, ovvero Mad Max oltre la sfera del tuono (Mad Max Beyond Thunderdome), diretto nel 1985 da George Miller e George Ogilvie.


Trama: derubato dei cammelli e delle provviste, Max arriva a Bartertown, una città nel deserto governata dalla regina Aunty ma resa funzionante dai macchinari sotterranei di Master. Quando Max viene bandito dalla città proprio per mano di Aunty, viene salvato da un gruppo di ragazzini che vivono in un'oasi al di là del deserto...



Dopo il sequenziale delirio violento e post-apocalittico di Interceptor e Interceptor - Il guerriero della strada, guardare Mad Max oltre la sfera del tuono è stata un'esperienza spiazzante e non completamente positiva. La prima metà della pellicola è una naturale evoluzione dei primi due capitoli della saga; in Interceptor veniva descritto un Paese sull'orlo dell'apocalisse, in Interceptor - Il guerriero della strada l'attenzione di Miller si spostava su uno sparuto nugolo di sopravvissuti nomadi mentre in Mad Max oltre la sfera del tuono vediamo un mondo post-apocalittico che, per citare le parole dell'immortale bardo del Maine, "è andato avanti" ed è riuscito a ricreare una sorta di civiltà, fatta di leggi (per quanto barbare e siglate con sputi e strette di mano), con un'economia basata sul baratto e in grado di sostenersi per quel che riguarda servizi ed energia. Certo, la violenza e le pistole sono sempre il modo migliore di condurre gli affari ma c'è anche spazio per empatia e pietà mentre la sovrana della città di Bartertown, la sanguigna Aunty (non a caso donna!), non ragiona solo con la forza bruta ed è soprattutto una fine stratega dagli obiettivi insondabili. Mad Max oltre la sfera del tuono ci racconta tutto questo, filtrato attraverso gli occhi dell'onnipresente e sfortunato Max, ma a un certo punto decide di mostrarci anche un'altra realtà, che è il suo aspetto peculiare ma anche la sua debolezza. A un certo punto, infatti, il film diventa una sorta di avventurosa favola avente per protagonisti dei bambini miracolosamente sopravvissuti a un incidente aereo e Max si trasforma in un riluttante babysitter nonché salvatore di un'intera generazione di futuri abitanti del pianeta Terra, riguadagnando così la sua umanità perduta; se il finale rimane comunque affascinante e riesce a mantenere quell'aura di happy end incerto e pessimista tipico dei primi due capitoli, la parte centrale di Mad Max oltre la sfera del tuono ricorda anche troppo un maldestro tentativo di cavalcare l'onda di film come Indiana Jones e il tempio maledetto o I Goonies, guarda caso usciti quasi nello stesso periodo (so che l'idea di Miller era di girare un film a sé ma qualcuno lo ha convinto che unire il tema "bambini selvaggi" a Mad Max sarebbe stato perfetto ed ecco il risultato...).


Al leggero diludendo derivante dalla trama, si aggiunge anche quello provato davanti al percettibile "piattume" tecnico. Nei credits viene citato George Olgivie come co-regista ed effettivamente Miller aveva perso interesse a girare Mad Max oltre la sfera del tuono perché l'amico e produttore Byrion Kennedy era morto proprio poco prima dell'inizio delle riprese, durante un sopralluogo per le location; il risultato di questa tragedia è stata la scelta di Miller di dedicarsi esclusivamente alle scene d'azione (che effettivamente sono poche ma al livello di quelle dei primi capitoli della saga) e lasciare il resto ad Olgivie, un mestierante che ha portato a casa la pagnotta e nulla più. Palese anche la disponibilità di un budget maggiore rispetto a quello dei film precedenti; l'apporto di denaro sonante americano ha consentito a Miller e soci di creare le scenografie più belle ed imponenti della saga, basti solo pensare alla complessità della "reggia" di Aunty o alla fabbrica sotterranea di Master, senza dimenticare ovviamente la pericolosa bellezza della Sfera del tuono del titolo italiano, ma purtroppo ha imposto anche la presenza di Tina Turner, che se la cava bene come attrice ma si porta appresso anche un paio di canzoni che a mio avviso c'entrano davvero poco con le atmosfere della pellicola (We Don't Need Another Hero è bella quanto volete ma troppo poco rozza per il film). Rimanendo in ambito attori, ho gradito molto il ritorno di Bruce Spence, sebbene nei panni di un pilota diverso da quello di Interceptor - Il guerriero della strada, mentre Mel Gibson (che all'inizio si mostra con un taglio di capelli assai simile a quello del futuro Braveheart e per tutta la pellicola ha l'occhio sinistro dilatato a causa dell'incidente accorso a Max alla fine di Interceptor - Il guerriero della strada) nella vituperata seconda metà del film viene costretto nel poco felice ruolo di "papà chiacchierone" che purtroppo toglie un po' di smalto alla necessaria aura cool che il personaggio di Max richiederebbe. Insomma, la saga dell'eroico Max avrebbe potuto davvero concludersi col secondo capitolo, come avrebbe voluto Miller, e purtroppo ciò mi fa temere per Mad Max: Fury Road... ma, chissà, magari togliendo bambini e favolette il futuro post-apocalittico tornerà a rombare feroce ed inquietante!


Del co-regista e co-sceneggiatore George Miller ho già parlato QUI. Mel Gibson (Mad Max) e Bruce Spence (Jedediah il pilota) li trovate invece ai rispettivi link.

George Ogilvie è il co-regista della pellicola. Australiano, ha diretto film come The Crossing ed episodi di serie come The Blue Heelers. Anche sceneggiatore e attore, ha 84 anni.


Mi sembra superfluo ribadire che Mad Max oltre la sfera del tuono segue Interceptor e Interceptor - Il guerriero della strada.. nell'attesa di Mad Max: Fury Road, recuperateli! ENJOY!


Ah, mi sembrava bello concludere la rassegna su Mad Max con un po' di foto fatte nel lontano 2006 nelle location di Silverton e Broken Hill, dov'è stato girato Interceptor - Il guerriero della strada. Ecco qua!
Ecco il Silverton Hotel, sede del museo fotografico dedicato a Mad Max
Ed ecco, da varie angolazioni, la replica della macchina di Mad Max in persona!



Ed ora, alcuni paesaggi dei dintorni di Broken Hill e Silverton, due delle location australiane scelte per Interceptor - Il guerriero della strada!
Non vi sembra un posto adatto per un inseguimento? :D

Mad Max style!










martedì 12 maggio 2015

Interceptor - Il guerriero della strada (1981)

Meno due giorni all'uscita di Mad Max: Fuy Road! Con un po' di pazienza dovrei riuscire ad andare a vederlo, intanto però continuiamo il ripasso dei capitoli precedenti con Interceptor - Il guerriero della strada (Mad Max 2), diretto e co-sceneggiato nel 1981 dal regista George Miller.


Trama: dopo gli eventi del primo film, Max si ritrova in un paese devastato dalla guerra, dove il carburante è l'unica risorsa che conta. In cerca della preziosa benzina, Max si imbatte in un gruppo di sopravvissuti presi di mira da una banda di sanguinari teppisti...


Eccolo qui, il Mad Max che ricordavo! Ed ecco qui anche uno dei pochi esempi (almeno a parer mio) di sequel migliore del capostipite, in grado di raccogliere tutti gli aspetti positivi e le suggestioni del primo capitolo e far loro raggiungere il massimo potenziale passando dal revenge movie "motorizzato" ad un genere post-apocalittico zeppo di violenza e con uno stile assai caratteristico che ha ispirato persino un cult senza tempo come Ken il guerriero (la maschera di Humungus, le chiappe all'aria di Wez e l'aspetto ambiguo del suo compagno richiamano subito alla mente in mente i cattivissimi e selvaggi nemici di Kenshiro, che scorazzavano liberamente all'interno di sconfinati deserti e paesaggi desolati). Anche la trama di Interceptor - Il guerriero della strada è un po' più complicata e "globale" rispetto a quella di Interceptor. Dopo gli eventi del primo film, Max è rimasto senza famiglia e senza speranza, si limita a sopravvivere rubacchiando benzina e sfuggendo agli attacchi degli uomini di Humungus, logorroico kapò di una pericolosa banda di scoppiati selvaggi; Miller sembra volerci giustamente dire che un uomo senza scopo e senza nessuno da proteggere è poco più di un animale e per questo rischia costantemente di diventare come uno dei mostruosi seguaci di Humungus, che stuprano e uccidono senza pietà alcuna. A far da contraltare a questi delinquenti c'è una pacifica comunità di persone civilizzate che è ancora in grado di produrre benzina, cosa che la rende in qualche modo "ricca" ma anche invidiata e vulnerabile, una comunità che fermamente resiste al degrado del mondo esterno cercando di preservare le vestigia di tempi più felici: nella comunità non ci sono solo forti guerrieri ma anche donne, anziani, un bambino selvatico, una sorta di democrazia per quel che riguarda le decisioni da prendere e, soprattutto, la volontà di tramandare la storia, come dimostra la voce fuoricampo del narratore che apre e chiude il film.


Miller racconta una vicenda più articolata rispetto a quella di Interceptor ma, come dicevo all'inizio, spinge anche il piede sull'accelleratore della violenza e del gore, realizzando sequenze che sono giustamente entrate nella storia del Cinema. Al di là dell'abbondanza di inseguimenti e scontri automobilistici terribilmente realistici e oltre alla sanguinosa mossa da maestro del piccolo selvaggio armato di boomerang metallico, ciò che diventato una vera e propria icona sono le crudeli crocefissioni delle vittime di Humungus, durante le quali le persone vengono bruciate vive oppure, ancor peggio, lasciate morire legate ai fuoristrada della banda fino a diventare dei macabri ornamenti da sfoggiare. Prima parlavo anche del look di questa masnada di stupratori ed assassini, un trionfo di pelle nera, borchie, pellicce, stivalacci, creste colorate e deretani al vento, ma anche la mise di Mel Gibson non scherza in quanto a stile e, soprattutto, è perfettamente coerente con tutto quello che è accaduto a Max nel primo film: una manica mancante, dei tutori metallici ad una gamba e due dita dei guanti tagliate per meglio maneggiare le armi fanno il paio con quell'unica striscia di capelli bianchi che lo invecchia aumentandogli di mille volte il fascino e il carisma che nel primo capitolo venivano annullati sotto quell'apparenza da ragazzino. Rimanendo sempre in tema Gibson, è bello notare che se nel primo film Max parlava poco, qui il nostro non apre praticamente bocca, lasciando la parte di anti-eroe ciarliero allo stravagante pilota Gyro e limitandosi, com'è giusto che sia, a quei fatti concreti che gli hanno conquistato un posto d'onore nell'immaginario cinematografico di tutti gli appassionati del genere e anche di chi, come me, lo bazzica per caso e soprattutto per amore di nostalgia. Quindi, a fronte di tutto questo, se anche non aveste voglia di recuperare tutta la saga come sto facendo io vi consiglio di non perdere assolutamente Interceptor - Il guerriero della strada perché è un film che merita almeno una visione!


Del regista e co-sceneggiatore George Miller (che proprio grazie a questo film, enormemente apprezzato da Steven Spielberg, ha ottenuto la possibilità di girare il quarto episodio del film Ai confini della realtà) ho già parlato QUI mentre Mel Gibson, che interpreta Max, lo trovate QUA.

Bruce Spence interpreta il capitano Gyro. Neozelandese, ha partecipato a film come Mad Max oltre la sfera del tuono, Ace Ventura - Missione Africa, Dark City, La regina dei dannati, Matrix Revolution, Il signore degli anelli - Il ritorno del re, Peter Pan e a serie come Incubi e deliri; come doppiatore, ha lavorato per il film Alla ricerca di Nemo. Ha 70 anni e tre film in uscita.


E ora, un paio di curiosità! Nella versione Australiana del film manca completamente la sequenza introduttiva che spiega come si sia arrivati (nel giro di due anni!) al futuro descritto in Interceptor - Il guerriero della strada e che riassume brevemente il primo capitolo della saga. Il malvagio Humungus, invece, avrebbe dovuto essere Jim Goose, l'ex partner di Max, idea alla fine decaduta ma in qualche modo "ricordata" dalla maschera del villain, che nasconderebbe le sue orribili ustioni. Infine, Interceptor - Il guerriero della strada avrebbe dovuto essere l'ultimo capitolo della saga ma siccome a Miller era venuto in mente di girare un Signore delle mosche post-apocalittico, con una comunità di bambini selvaggi scoperta da un adulto, ecco che qualcuno gli ha suggerito che quell'adulto avrebbe potuto essere proprio Max ed è nato Mad Max - Oltre la sfera del tuono... che, ovviamente, vi consiglio di recuperare assieme a Interceptor se questo Interceptor - Il guerriero della strada vi fosse piaciuto! ENJOY!

domenica 10 maggio 2015

Interceptor (1979)

Siccome questa settimana uscirà Mad Max: Fury Road ho deciso di fare un po' di ripasso e recuperare l'opera omnia di George Miller cominciando da Interceptor (Mad Max), da lui diretto e co-sceneggiato nel 1979.


Trama: Max è un poliziotto incaricato di pattugliare le enormi, selvagge strade australiane e impedire che branchi di teppisti drogati spadroneggino senza ritegno. Le cose si fanno però molto più pesanti quando a fare le spese della follia di questi teppisti sono il suo collega, la moglie e il figlio...


La prima cosa che mi è venuta in mente guardando Interceptor è stata... ehi, ma questo non è Mad Max!!111!1 Eh già, amici lettori che ora mi toglierete di sicuro il saluto, evidentemente io da piccola mi sono imbevuta come una spugna di spezzoni de Il guerriero della strada e Mad Max - Oltre la sfera del tuono ma ora posso tranquillamente e solennemente giurare di non avere mai visto il primo Interceptor fino ad oggi. Dio benedica i recuperi, dunque! Io infatti ricordavo omoni conciati come emuli di Ken il guerriero, terribili e sanguinosi futuri post-apocalittici, invece il primo Interceptor è incredibilmente "normale", un revenge movie dove l'aspetto selvaggio e futuristico è appena dietro l'angolo, in procinto di ghermire e sconvolgere per sempre la vita dei protagonisti ma non ancora ben riconoscibile. Toecutter e i suoi sgherri che infestano le strade australiane sono "strani", disturbanti, eppure non sono tanto loro a stonare all'interno della società rappresentata in Interceptor quanto, piuttosto, l'esistenza di una zona residenziale protetta, dei segnali stradali inquietanti, la necessità di un reparto speciale di polizia composto da velocissimi e spregiudicati piloti ognuno con il proprio compito specifico (i pursuiter e gli interceptor, per l'appunto); apparentemente, insomma, il mondo di Max è il nostro, situato in un futuro "non troppo lontano", una realtà dove esistono ancora gli avvocati, gli ospedali, il verde, la televisione e i giornali, eppure la gente non si sente sicura come dovrebbe e la follia comincia piano piano a prendere piede, cosa di cui purtroppo si renderà conto anche il protagonista che, povero lui, vorrebbe solo una normale vita vacanziera con moglie e figlio. La bellezza dell'opera prima di Miller, per quel che riguarda la sceneggiatura, sta tutta qui, in questa disperata battaglia per arginare un'inevitabile marea di imminente caos e mantenere la propria umanità in una realtà presa di mira da stupratori, assassini, pazzi che inneggiano al "knight rider" e bestie.


E poi, ovviamente, ci sono le macchine. Quella XB GT Ford Falcon Coupe, venduta esclusivamente in Australia e modificata apposta per il film, che è diventata un'icona mondiale, è la prima che salta all'occhio ma la vediamo molto avanti nel film; prima ancora, ci sono le macchine della polizia e le moto dei seguaci di Toecutter, ci sono camion e camper distrutti, c'è la costante e mortale minaccia di incidenti spettacolari e anche troppo realistici, di corpi che volano e strisciano sul caldo asfalto di Broken Hill quando va bene o che esplodono quando va male. Miller gode di questi inseguimenti ad alta velocità, spara nelle orecchie dello spettatore il rombo dei motori fino a farle sanguinare, indaga con la cinepresa le screpolature dell'asfalto e i dettagli di questi ammassi meccanici portatori di morte e distruzione, tanto che quando la telecamera si sposta negli interni oppure nei pochi paesaggi che non contemplino ettari di deserto sconfinato si riesce quasi a tirare un sospiro di sollievo. In ogni fotogramma, poi, si respira una passione incredibile e l'entusiasmo di affrontare un film sicuramente nuovo per il panorama cinematografico australiano con piglio artigianale e con un'inventiva che oggi non è più possibile ritrovare in nessuna produzione (l'arte di arrangiarsi di fine anni '70 era impareggiabile!). Per quel che riguarda gli attori, è buffo sapere che il ruolo del folle Toecutter sia stato affidato ad un attore di stampo shakespeariano ma è ancor più buffo pensare che Mel Gibson sia andato ai provini solo per accompagnare un suo amico, sia stato scelto per interpretare uno dei motociclisti perché quel giorno aveva i connotati scombinati da un incidente, e quando è tornato da Miller perfettamente guarito ha ottenuto la parte che lo ha consacrato ad icona. Diciamocelo però, a poco più di 20 anni Mel Gibson faceva quasi tenerezza con quell'aria da sbarbatello, altro che Mad Max, e anche questo ha contribuito a causarmi un senso di straniamento durante la visione di Interceptor... ciò non toglie, ovviamente, che stiamo comunque parlando di un cult con un sacco di pregi e un mucchio di potenziale che esploderà in quel Interceptor - Il guerriero della strada di cui parlerò nei prossimi giorni.


Del regista e co-sceneggiatore George Miller ho già parlato QUI mentre Mel Gibson, che interpreta Max, lo trovate QUA.

Hugh Keays-Byrne, che interpreta Toecutter, sarà presente anche in Mad Max: Fury Road e, per la cronaca, l'intero film è stato ridoppiato prima di essere immesso sul mercato USA, perché gli americani avevano difficoltà a capire l'accento australiano. A Interceptor hanno fatto seguito Interceptor - Il guerriero della strada, Mad Max oltre la sfera del tuono e Mad Max: Fury Road che esce proprio in questi giorni: se Interceptor vi fosse piaciuto recuperateli tutti. ENJOY!

lunedì 6 settembre 2010

Le Streghe di Eastwick (1987)

Torna l’operazione nostalgia, con un film che ho sempre adorato e che non mi stancherei mai di rivedere. Sto parlando de Le streghe di Eastwick (The Witches of Eastwick), commedia un po’ rosa un po’ esoterica diretta nel 1987 da George Miller, tratta dal libro omonimo di John Updike (che peraltro ha una trama ancora più “scandalosa”!).

MPW-12945

Trama: Alex, Sukie e Jane sono tre donne single, alcune con figli altre senza, lasciate tutte e tre dai mariti per diversi motivi. Durante uno dei loro incontri serali, senza volerlo e senza esserne consapevoli, in qualche modo invocano l’uomo ideale, Darryl Van Horne, che le seduce tutte e tre portandosele in casa, creando grande scalpore nella bigotta cittadina. Quando poi qualcuno dei benpensanti ci lascia la pelle, le tre donne cominciano a domandarsi da dove vengano Darryl e i loro nuovi, strani poteri…

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Siccome (anche se non sembra) per scrivere le mie belinate un po’ mi documento, per parlare di questo film vorrei partire dalla vera trama del romanzo, che in effetti mi ha lasciata leggermente sconcertata. La pellicola ci mostra, in maniera abbastanza “innocua”, quello che alla fin fine non è altro che un ménage à quatre e un bell’esempio di poligamia in mezzo alla solida morale di una cittadina americana. Nonostante il film mostri la progressiva pazzia di una donna e un omicidio appena suggerito, per il resto si concentra tutto su innocenti schermaglie sessuali ed amorose, sulla storia di tre donne che ritrovano sé stesse attraverso l’amore ed arrivano a capire che, alla fine, l’uomo ideale non esiste e la dipendenza assoluta dai compagni è, nel bene e nel male, deleteria. Leggermente edulcorato, sia per la trama che per la morale, visto che nel libro il buon Darryl dispensa sì amore e altro, ma dopo un po’ si stufa delle tre fanciulle, preferendo sposarsi con una loro compaesana molto più giovane che subisce l’ira delle Streghe beccandosi un simpatico cancro. Ah però. E mica finisce lì. Dopo che la donzella schiatta le tre si pentono, solo per vedere Darryl scappare con… il fratello minore della morta, che a quanto pare era il suo amante. Personaggi completamente eliminati dal film, nel quale il cattivo è chiaramente il diabolico Darryl (che ovviamente viene punito…), e dove viene essenzialmente mantenuta l’innocenza delle tre streghe, mentre nel libro le donne sono tutt’altro che innocenti, ed usano i loro poteri per fare del male consapevolmente. Strano che in questi tempi pregni di remake nessuno abbia pensato a girare una versione del film più cupa e vicina al libro.

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Comunque, al di là dell’inaspettata scoperta, il film è carinissimo come lo ricordavo. Merito di tutti gli attori coinvolti, Jack Nicholson in primis, l’unico uomo in grado di interpretare il diavolo come se esistesse davvero, ma anche Veronica Cartwright con la sua Felicia pazza, sboccata e malata offre un’interpretazione veramente da brividi. E merito anche di scene decisamente memorabili, come la seduzione della timida Susan Sarandon (che, a pensarci bene, riprende un po’ il modello della Janet Weiss del Rocky Horror Picture Show, inibita all’inizio e mega wacca alla fine) sulle note di un furioso pezzo suonato al violoncello, e il voodoo a base di noccioli di ciliegia che colpisce prima Felicia e poi, per contrappasso, Darryl. Indimenticabile anche l’introduzione di quest’ultimo: un passaparola tra le pettegole del paese che neppure ricordano il suo nome, mille grandiose notizie, le tre protagoniste sempre più incuriosite e poi… delusion!! Un ometto scarmigliato che russa come un mantice durante un concerto, maleducato, chiassoso e neppure tanto bello (come giustamente gli fa notare Alex in un dialogo memorabile), che chissà perché è il risultato dei desideri reconditi delle tre donne… mah! Gli effetti speciali sono molto buoni per l’epoca e per nulla invasivi, il Jack Nicholson gigante sul finale è sempre inquietante. In definitiva, se non lo avete ancora visto, guardatelo, secondo me merita!

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Di Jack Nicholson, che interpreta Daryl Van Horne, ho già parlato qui, mentre qualche notiziola su Susan Sarandon la trovate qua.

George Miller è il regista della pellicola. Australiano, lo ricordo per film come Interceptor, Interceptor il guerriero della strada, Ai confini della realtà – il film, Mad Max oltre la sfera del tuono, il terrificante (in senso negativo) L’olio di Lorenzo, Babe va in città e Happy Feet. Ha 65 anni e due film in preparazione, tra cui il quarto seguito della serie Mad Max. Gesù, son davvero tornati gli anni ’80!!

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Michelle Pfeiffer interpreta Sukie. Se dovessi dire quale è la mia attrice preferita metterei lei, in assoluto, anche solo per quatrro interpretazioni che me l’hanno fatta amare alla follia: Isabelle D’Anjou nello splendido LadyHawke, Madame de Tourvel nel magistrale Le relazioni pericolose, Catwoman nel Batman Returns di Tim Burton, il migliore tra quelli mai realizzati, e infine la Contessa Ellen Olenska ne L’Età dell’Innocenza di Scorsese, talmente bello che ci ho fatto anche la tesi. Se, come me, vorrete di nuovo vederla altrove guardate anche Scarface (e questo non solo perché c’è lei ma perché è un film splendido!), Una vedova allegra… ma non troppo, I favolosi Baker, Wolf – La belva è fuori, Pensieri pericolosi, il dolce Un giorno per caso, Sogno di una notte di mezza estate, Storia di noi due, Le verità nascoste, Mi chiamo Sam e Stardust, mentre se volete guardarvi qualche telefilm con lei presente segnalo Delta House, Chips e Fantasilandia. Piccolo sproloquio personale: la donna ideale di Homer Simpson, la procace Mindy che ogni fan ricorda, da noi l’ha doppiata quel vajassone della Marini, negli USA si sono beccati proprio Michelle Pfeiffer. Il mondo è ingiusto. Americana, ha 52 anni.

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Cher, al secolo Cheryl Sarkisian LaPiere, interpreta Alex. Questa cantante e attrice, dopo Barbara Streisand of course, è l’icona gay per eccellenza, ed è talmente trash e rifatta da non sembrare nemmeno vera. All’epoca si poteva ancora concepire come essere umano, e ha fatto anche film pregevoli, tra i quali ricordo Sirene, Stregata dalla luna e Un the con Mussolini. Americana, ha 64 anni e tre film in uscita, tra cui quello che si preannuncia uno dei musical più kitch della storia: Burlesque, con Christina Aguilera. Non c’è limite al peggio…

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Richard Jenkins interpreta Clyde. Meraviglioso attore che io ricordo volentieri per il suo ruolo nella bellissima serie Six Feet Under, lo potete trovare in parti più o meno importanti in film come Nikita,spie senza volto, Seduzione pericolosa, Wolf – la belva è fuori, Può succedere anche a te, Tutti pazzi per Mary, Io me & Irene, L’uomo che non c’era, North Country, Dick e Jane – operazione furto e Burn After Reading; ha inoltre recitato nelle serie Miami Vice e Ally McBeal. Americano, ha 63 anni e cinque film in uscita, tra cui il remake di Lasciami entrare, Let Me In, nel quale interpreta il fantomatico “padre” di Eli, che in realtà sarebbe l’amante/servo, a dimostrazione di come gli americani debbano sempre modificare inopportunamente tutto ciò che finisce tra le loro mani.

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Veronica Cartwright interpreta la bigotta Felicia Alden. Inglese, ha partecipato a film come lo storico capolavoro Uccelli di Hitchcock, Terrore dallo spazio profondo, Alien, Navigator, Candyman II – Inferno nello specchio e Scary Movie 2, oltre che a serie TV come Alfred Hitchcock presenta, Ai confini della realtà, Tre nipoti e un maggiordomo, Miami Vice, Baywatch, American Gothic, I viaggiatori, ER, X – Files, Will & Grace, Giudice Amy, Senza traccia, Six Feet Under, Law & Order, Nip/Tuck, Cold Case, CSI, Settimo cielo ed Eastwick. Ha 61 anni e tre film in uscita.

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Il film, come ho detto, è tratto dal libro omonimo; da entrambi ha preso spunto una sfortunata serie TV del 2009, chiusa dopo soli 13 episodi, ovvero Eastwick. La serie contava nel cast un’attrice già presente nella pellicola (Veronica Cartwright, che interpreta un personaggio completamente diverso: nel film è un’odiosa bigotta, nel telefilm una strega del luogo) e Rebecca Romijin (la Mystica degli X – Men cinematografici) nei panni di una delle tre protagoniste. E dopo la curiosità, la cazzata del millennio. Sì perché dovete sapere che il film passa sulle reti televisive italiane parecchio censurato, soprattutto sul finale (che effettivamente non ricordavo come l’ho visto ora in DVD), a causa di una vecchia legge. Dateci un’occhiata e poi spiegatemi il motivo di una censura così idiota…

SPOILER


Il finale originale ( e a questi punti spero anche della versione cinematografica e home video italiana…) mostra le tre donne abitare tutte assieme nella casa di Darryl, con i tre figli avuti da lui, ognuno con i capelli del colore della madre. L’ultima scena è quella dei tre bimbi attirati dagli schermi televisivi che mostrano il faccione sorridente del papà mentre intorta i pargoletti, prima che le protagoniste, con un bel telecomando, lo tolgano definitivamente dalle scatole. Nella versione italiana le immagini dei figlioli vengono assurdamente eliminate, quello che rimane mostra solo le tre streghe e bimbi avuti dalle precedenti relazioni. Posso solo immaginare che la censura sia stata effettuata per non mostrare “il frutto del peccato” di una relazione così particolare, ma, siamo seri: dubito che gli spettatori italiani fossero convinti che Darryl con le tre grazie si limitasse a giocare a carte. Quindi, finché si fa sesso senza figli la morale italiana non viene intaccata, ma se ci sono delle conseguenze è meglio non farle neppure vedere? Che ipocrisia, complimenti, soprattutto quando in TV si mostrano cose ben peggiori e, purtroppo, vere…

FINE SPOILER

E ora vi lascio con il trailer del film... ENJOY!!!








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