Visualizzazione post con etichetta angus sampson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta angus sampson. Mostra tutti i post

martedì 28 maggio 2024

Furiosa: A Mad Max Saga (2024)

Di ritorno dalla vacanza in Borgogna sono corsa a vedere il film sulla bocca di tutti, Furiosa: A Mad Max Saga, scritto e diretto dal regista George Miller.


Trama: in un mondo post-apocalittico, la piccola Furiosa viene rapita dal luogo paradisiaco dove vive con la sua famiglia ed è costretta ad imparare a sopravvivere...


Poveri voi, che magari vi aspettavate un post in cui si confrontassero Mad Max: Fury Road e Furiosa. Dovreste ormai sapere che non ho tempo nemmeno per farmi da mangiare, figuriamoci per dei comodi recuperi. Sono quindi andata a vedere Furiosa senza nulla più che il vago ricordo (sono passati quasi 10 anni!) di un film epico e scatenato, zeppo di personaggi comunque talmente ben caratterizzati da essere indimenticabili, tanto che alla prima apparizione della titolare, di Immortan Joe e dei suoi seguaci, il mio cervello si è elettrizzato. Ma cos'è, in definitiva, questo Furiosa? E' la origin story di una delle eroine cinematografiche più cazzute dell'attuale millennio. In essa, si racconta come mai Furiosa sia finita nel regno di Immortan Joe come fidato, benché riluttante, membro del suo entourage, e cosa si celasse in quel luogo paradisiaco che la donna cercava di raggiungere in Fury Road. E' una saga di formazione che spazia nel tempo e che, di conseguenza, non si siede sugli allori. Aggiunge infatti ulteriori tasselli al puzzle post-apocalittico creato da George Miller nel lontano 1979, puntando i riflettori sui territori governati da Immortan Joe attraverso complessi meccanismi di potere, con microcittà/fortezze specializzate nella produzione di un solo, indispensabile approvvigionamento (benzina, armi o cibo), popolate da pochissimi esseri umani ritenuti indispensabili e tanta, troppa feccia. Proprio qui sta il nocciolo dello scontro culturale tra Furiosa, nata in un luogo "sano" ed incontaminato anche a livello di emozioni umane, e un mondo esterno dove i sentimenti positivi sembrano essere stati cancellati con un colpo di spugna, una realtà malata in cui conviene rimanere in silenzio e nascosti nell'ombra, celando desideri e pensieri. E' interessantissima, in tal senso, la scelta di dedicare a Furiosa ben poche righe di dialogo e di affiancarle, come nemesi definitiva, il ciarliero ed insopportabile Dementus, artefice del destino nefasto della protagonista. In una società (prevalentemente maschile) in cui persino un raro eloquio forbito diventa l'ennesimo modo per distinguersi attraverso un tocco di folle originalità e anche la conoscenza è un mezzo per giocare a chi ce l'ha più grosso, come se il timbro di voce e il rombo dei motori fossero interscambiabili, Furiosa si trincera in un testardo e doveroso mutismo per osservare, imparare e migliorare, mettendo a tacere anche il dolore pur di raggiungere i suoi obiettivi. E se non è una lezione di vita questa, signori miei, non so proprio cos'altro lo sia.


Chi ha definito Furiosa un'interminabile sequenza di inseguimenti con mezzi allucinanti, non ha dunque capito un belino, con rispetto parlando. Aggiungo anche che, se non vi toccano il cuore la tamarreide allucinata di George Miller, nonché l'impianto epico delle vicende di Furiosa, siete un po' delle brutte persone. Quest'uomo l'anno prossimo compie ottant'anni, ma nel cuore è rimasto un giovanotto pieno di passione, incanalata in anni di esperienza che rendono il film perfetto per la sala e il grande schermo. Non c'è una sola inquadratura inutile, le sequenze funzionano ed emozionano sia quando sono coinvolti mezzi corazzati usciti dalla mente di un pazzo (sui quali brulicano esseri umani destinati spesso a morti spettacolari e soprattutto esplosive) sia quando si incentrano sulla figura di Furiosa e le sue interazioni con gli altri protagonisti del film (in una, in particolare, mi è salito il magone); in più, ogni gruppo sociale o fazione in guerra è perfettamente caratterizzato, sia a livello di mezzi, costumi e make-up, che a livello di scenografie, e tutti questi elementi presentano almeno un particolare bizzarro o comunque capace di imprimersi a fuoco nella memoria. Poi, ci sono gli attori. Anya Taylor-Joy, assieme alla giovanissima Alyla Browne, ha raccolto lo scomodo testimone di Charlize Theron e non la fa rimpiangere nemmeno per un secondo. Saranno i suoi occhi particolarissimi, messi ancora più in risalto dal make up color fuliggine che le copre mezzo viso, ma l'espressività di Anya Taylor-Joy mi è sembrata ancora più intensa che in altri film ed è davvero impossibile non farsi coinvolgere dalla disperazione e dalla rabbia del personaggio. Anche perché, se Immortan Joe e i suoi figli sono rimasti degli stronzi patentati da appendere a testa in giù, il Dementus di Chris Hemsworth li batte di almeno dieci misure. Dotato di un naso posticcio che, a un certo punto, mi ha fatto venire in mente il Fagin di Oliver Twist (non riesco altrimenti a capire il perché di questa scelta perplimente), Hemsworth è l'irritazione fatta a persona, un soffiablabla in carne e ossa, l'incarnazione stessa di un inutile fiume di parole, con l'aggiunta di una cattiveria spocchiosa che farebbe venire voglia di picchiarlo senza sosta. Siccome spesso i personaggi interpretati da Hemsworth mi fanno questo effetto, anche quando non sono cattivi, mi chiedo se l'attore sia effettivamente bravo oppure se sia così il suo carattere e i registi lo sfruttino nel modo migliore. Al di là di queste mie futili considerazioni, Furiosa è un film che merita di essere visto, ovviamente in sala, per goderselo come merita, augurandosi che Miller non smetta mai di realizzare opere di tale caratura e che porti a termine questa nuova trilogia!


Del regista e sceneggiatore George Miller ho già parlato QUI. Anya Taylor-Joy (Furiosa), Chris Hemsworth (Dr. Dementus), Tom Burke (Pretoriano Jack) e Angus Sampson (Organic Mechanic) li trovate invece ai rispettivi link.


Elsa Pataky
, che interpreta la generalessa Vuvalini, è la moglie di Chris Hemsworth. Se Furiosa: A Mad Max Saga vi fosse piaciuto recuperate l'intera saga di Mad Max Mad Max: Fury Road. ENJOY!


mercoledì 19 luglio 2023

Insidious - La porta rossa (2023)

Con calma inaudita, sono andata al cinema a vedere Insidious - La porta rossa (Insidious: The Red Door), diretto dal regista Patrick Wilson. Niente SPOILER, cioè sì, ma vi avviso prima.


Trama: nove anni dopo gli eventi di Insidious 2, la vita dei Lambert è andata avanti e Dalton ha cominciato il primo anno di college, ma l'Altrove è sempre in agguato...


Che fatica, signori. La saga Insidious, come saprete se avete letto i miei ultimi post a tema, non è mai stata una delle mie preferite, ma siccome le uscite horror al cinema latitavano, coi miei amici abbiamo deciso di tentare il quinto capitolo. Ripassone alla mano, mi sono nuovamente immersa nel mondo creato da James Wan e Leigh Whannell nel 2010 e, purtroppo, anche stavolta la mia pur alta soglia di noia è stata superata. Cambiano i registi (Patrick Wilson si è messo per la prima volta dietro la macchina da presa), cambia lo sceneggiatore, invecchiano/crescono/muoiono i protagonisti, ma la solfa è sempre la stessa: gli abitanti dell'Altrove hanno per il belino di rimanere confinati in una dimensione dove tutto è grigio e nebbioso, e bramano di tornare nel regno umano, possedendo i corpi di chi è tanto incauto (o sfigato) da finire nel loro regno e lasciare aperte le porte manco fosse un novello Gianni Morandi. Dopo due capitoli dedicati alla medium Elise Brenner, non è un mistero che i riflettori sarebbero tornati sulla famiglia Lambert e che, quindi, la storia avrebbe ripreso a scorrere in ordine cronologico. Sono passati nove anni da quando papà Josh e il piccolo Dalton si sono liberati dai demoni che li perseguitavano e hanno scelto di dimenticare quanto accaduto loro. Proprio in questa scelta comincia e finisce l'aspetto più interessante della pellicola, ma qui qualche spoiler devo farlo, quindi occhio.

SPOILER 
L'unico aspetto originale di Insidious - La porta rossa è il dramma familiare che nasce nel momento in cui, finalmente, qualcuno ha capito che non ha senso legare la felicità di genitori e figli all'essere sopravvissuti a piaghe paranormali della peggior specie. Perché la povera Renai avrebbe dovuto voler rimanere legata a un tizio che rischia di portarle i demoni in casa e, tra l'altro, è stato pure posseduto e conseguentemente colto da follia omicida? Perché l'inutile figlio Foster dovrebbe bersi le bugie della madre, che da anni gli dice che le immagini di papà in modalità Jack Torrance erano tutto un incubo, frutto della sua immaginazione? Perché Josh e Dalton dovrebbero andare d'accordo dal momento che entrambi hanno perso un anno della loro vita e sono rimasti privi di ricordi fondamentali? Certo, purtroppo sul finale tutti questi ragionamenti sensati vanno in vacca e l'happy ending vuole che, una volta recuperati i ricordi, Renai accetterà probabilmente di riavere in casa le due calamite per la sfiga, ma quella di insegnare ai personaggi (e conseguentemente agli spettatori) la necessità di affrontare i traumi senza rimuoverli, pena il rimanere incompleti e "difettati" è un'idea lodevole e abbastanza ben sviluppata. 
FINE SPOILER


Il resto, ahimé, è la solita minestra riscaldata in salsa horror, che ripropone gli stessi ambienti, oggetti di scena e mostri presenti negli altri capitoli della saga, al punto che neppure i jump scares (presenti, peraltro, quasi esclusivamente dal secondo tempo in poi) riescono più ad essere efficaci. Patrick Wilson ci si impegna come regista e come attore, e si vede che ama sia il genere horror che la saga che, assieme a quella di The Conjuring, l'ha riportato al successo, ma cavare sangue da una rapa è dura anche per lui. Ciò detto, riesce comunque a ritagliarsi le sequenze più efficaci, tra cui una che sarebbe tanto piaciuta al mio claustrofobico padre; inoltre, da artista della domenica, la commistione tra arte e orrore mi piace sempre tantissimo, quindi ho apprezzato molto che Dalton sia diventato un pittore provetto e, soprattutto, che la sua graduale presa di coscienza sia legata alla progressione dei lavori su fogli e tela. Il problema di Dalton, ahimé, risiede nell'assoluta mancanza di personalità e carisma di Ty Simpkins (e pensare che in The Whale l'avevo trovato bravino!), che riesce a farsi "mangiare" non solo da papà Patrick, ma persino dalla spalla femminile che gli hanno messo accanto, mentre un paio di personaggi fondamentali per i capitoli precedenti sono qui ridotti all'apparire in brevi cameo che vanno dall'imbarazzante al melenso. La visione di Insidious - La porta rossa al cinema mi ha ricordato perché ho recuperato i capitoli dal due al quattro solo in streaming e dopo tredici anni dall'uscita del primo, ma se non altro il franchise è rimasto coerente dall'inizio alla fine: noiosino e banalotto era all'inizio, noiosina e banalotta è stata anche la fine. E speriamo sia davvero finita lì!


Del regista Patrick Wilson, che interpreta anche Josh Lambert, ho già parlato QUITy Simpkins (Dalton Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Steve Coulter (Carl), Leigh Whannell (Specs), Angus Sampson (Tucker) e Lin Shaye (Elise Rainer) li trovate invece ai rispettivi link.


Mentre la saga principale di Insidious dovrebbe concludersi col quinto film, si parla già di uno spin-off dal titolo Thread: An Insidious Tale, che al momento vede nel cast Mandy MooreKumail Nanjiani (il fatto che una sia la voce storia di Rapunzel, l'altro un membro degli Eternals e il regista/sceneggiatore Jeremy Slater uno dei creatori della serie Moonknight fa di questo spin-off un prodotto Disney?). Non tratterrò il fiato nell'attesa ma, vi pungesse vaghezza di fare un ripasso, potete trovare tutti i miei "illuminati" commenti sulla saga QUI. ENJOY!

venerdì 7 luglio 2023

Insidious: L'ultima chiave (2018)

Ce l'ho fatta! Grazie a una serie di miracolosi squarci di tempo libero ho concluso il recupero degli Insidious con Insidious: L'ultima chiave (Insidious: The Last Key), diretto nel 2018 dal regista Adam Robitel.


Trama: Elise riceve una telefonata che la costringe a tornare nella casa dov'è cresciuta e a rivangare terribili ricordi d'infanzia...


Con Insidious: L'ultima chiave si conclude, almeno fino all'uscita al cinema di Insidious: La porta rossa, la mia avventura con la saga creata da Wan e Whannell nel 2010. Giusto in tempo per evitare la noia, anche se questo quarto capitolo è stato il più fiacco, almeno per me. La prima parte, in realtà, è una delle più interessanti: la sceneggiatura fa un ulteriore passo indietro e ci mostra come viveva Elise da bambina, già fiaccata dal suo "dono" di sensitiva al punto da trovarsi in un costante stato di terrore, alimentato non solo dalla vicinanza con una prigione dotata di braccio della morte ma anche dalla presenza di un padre padrone deciso a liberare Elise dalle sue doti a son di vergate e violenze. La protagonista, assieme agli ormai inseparabili Specs e Tucker, viene richiamata dall'attuale proprietario nella casa da cui era fuggita da bambina, tuttora teatro di terrificanti fenomeni paranormali, e da lì la vicenda si dipana intrecciando presente e passato, famiglie naturali e nuclei costruiti nel tempo, vecchi e nuovi nemici. Dopo un inizio scoppiettante (e nonostante un paio di plot twist abbastanza sconvolgenti ma gettati in pasto al pubblico come se fossero delle note a margine) il film si ammoscia su sentieri già ampiamente battuti, tentando di ampliare ulteriormente la mitologia di Insidious attraverso uno stillicidio di rimandi che prova disperatamente a mantenere desta l'attenzione dello spettatore, il quale però ha già ottenuto tutte le informazioni necessarie nei primi due capitoli. Lo stesso tentativo di approfondire maggiormente il passato di Elise si rivela un'arma difficile da gestire, in quanto i suoi familiari, soprattutto nel presente, sono abbozzati in maniera talmente superficiale che anche la sua eventuale erede rimane davvero poco impressa.


Poca gioia anche dal reparto mostri. Il cosiddetto "Facciadichiave", incarnato dal solito Javier Botet, è affascinante sulla carta ma ben poco interessante non solo a livello visivo ma anche concettuale: questo mostro possiede dieci chiavi (una per ogni dito) e ne usa solo un paio, mentre invece sarebbe stata una mossa furba renderlo il fulcro di tutta la saga, soprattutto vista la volontà di sfruttare il potere di Elise per "aprire tutte le porte", ma, di fatto, si limita a collezionare vittime e farsi sconfiggere nel modo più moscio possibile. Soprattutto, quello che ho pensato guardando Insidious: L'ultima chiave è che i vari aspetti che solitamente compongono un film qui non si siano amalgamati bene. La recitazione di Lin Shaye, per esempio, è validissima e lei è carismatica come sempre, ma Specs e Tucker sono un comic relief al limite del cringe (la love story inserita a un certo punto, poi, sembra tirata via di peso da un altro film); la regia di Robitel non è male ma la fotografia è abbastanza squallida e il montaggio è poco dinamico, il che concorre a rendere il film soporifero; c'è un solo jump scare davvero inaspettato e furbo, nel momento in cui Elise entra nel tunnel, il resto dei momenti spaventosi funziona male e mi ha portata a rimpiangere la paraculaggine di Whannell, che invece infilava una scorrettezza ogni cinque secondi. In definitiva, il cerchio si è chiuso, imitando alla perfezione l'andamento della saga: ho cominciato annoiandomi col primo capitolo, ho finito annoiandomi con quello che, fino al 2018, doveva essere l'ultimo, così come tutto inizia e finisce in casa Lambert. Adesso esce il quinto, chissà cosa avrà tirato fuori dal cilindro Whannell e, soprattutto, come se la caverà Patrick Wilson dietro la macchina da presa!


Del regista Adam Robitel ho già parlato QUILin Shaye (Elise Rainier), Leigh Whannell (anche sceneggiatore, interpreta Specs), Angus Sampson (Tucker), Spencer Locke (Melissa Rainier), Josh Stewart (Gerald Rainier), Bruce Davison ( Christian Rainier), Javier Botet (Keyface), Ty Simpkins (Dalton Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Patrick Wilson (Josh Lambert), Stefanie Scott (Quinn Brenner) e Barbara Hershey (Lorraine Lambert) li trovate ai rispettivi link.


Credo che Insidious: L'ultima chiave possa essere visto come film a se stante ma ovviamente, per completezza, il mio consiglio è quello di recuperare InsidiousOltre i confini del male - Insidious 2 Insidious 3 - L'inizio (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma). ENJOY!

giovedì 6 luglio 2023

Insidious 3 - L'inizio (2015)

Incredibilmente sto tenendo botta nel recupero degli Insidious e sono arrivata a Insidious 3 - L'inizio (Insidious: Chapter 3), diretto e sceneggiato nel 2015 dal regista Leigh Whannell.


Trama: nel tentativo di contattare la madre morta, una ragazza attira le attenzioni di un demone ed è costretta a chiedere aiuto alla sensitiva Elise Rainier...


Squadra che vince non si cambia? Dipende, se il regista al timone della baracca decide di dedicarsi ai Fast and Furious e ritagliarsi solo un piccolo cameo nel terzo capitolo di una saga milionaria. A raccogliere lo scettro del "potere" di James Wan ci ha pensato quindi il suo sodale Leigh Whannell, diventato, per l'occasione, regista, sceneggiatore e attore di questo prequel della saga che, lasciate da parte le sventure dei Lambert, ha la furbizia di concentrarsi sul personaggio assurto al ruolo di beniamino di grandi e piccini, ovvero Elise Rainier. Visto il destino della sensitiva nel primo capitolo, Whannell e soci hanno capito che, per avere tra le mani un bacino di storie praticamente infinito, la soluzione più ovvia era rifugiarsi nel ricco passato della donna, potenzialmente zeppo di demoni e battaglie di ogni tipo, data l'esperienza, l'età anagrafica e le capacità di Elise. Insidious 3 ci presenta dunque la simpatica signora ben decisa a non utilizzare più le sue capacità medianiche, dopo le minacce di morte ricevute dalla spettrale donna velata del primo e secondo capitolo, e questo proprio nel momento in cui la giovane Quinn va a chiederle di aiutarla a contattare la madre defunta. La base della mitologia di Insidious vuole che ogni tentativo di contatto con l'aldilà sia legato al rischio di tornare nella realtà con qualche entità maligna pronta a possedere/uccidere i malcapitati, e la fanciulla non fa eccezione, tanto che comincia a venire perseguitata da un demone sempre più pericoloso ed invasivo. Ciò, ovviamente, porta Elise a venire meno alle sue nuove scelte di vita, con tutto quello che ne consegue, in primis la presenza nel film di demoni meno legati a singoli luoghi, il che si traduce in molti più jump scares e possibilità che i mostri ciccino fuori sempre, anche durante situazioni apparentemente tranquille.
 

Da queste parole avrete intuito che Whannell, molto meno raffinato di Wan, ha scelto di sopperire all'originalità della trama spingendo sull'acceleratore dello spavento più o meno continuato, tanto che al momento Insidious 3 vince la palma dell'unico riuscito a farmi dormire male (forse anche perché l'ho visto di sera, in casa e da sola). Questo è praticamente l'unico cambiamento rispetto ai film precedenti, dove si giocava più sull'atmosfera e su un minimo di approfondimento dei personaggi, sfruttando in parte piani temporali diversi che si intersecavano, rimanendo miracolosamente in piedi; il terzo capitolo è molto più lineare, al limite ogni tanto cerca di "confondere" lo spettatore annullando il limite tra sogno e veglia, si affida a una famigliola non particolarmente carismatica e punta tutto su Lin Shaye e la sua interpretazione di Elise, consacrando l'attrice allora 72enne a inaspettata scream queen del nuovo millennio, talmente "iconica" da permettersi di poter prendere a capocciate gli spettri apostrofandoli in malo modo, cosa che penso di non avere mai visto in un horror. La cosa buffa, poiché lo spettatore già conosce il destino di Elise, è ritrovarsi "in pena" per ciò che può succedere a lei e ai giovani assistenti Specs e Tucker, questo nonostante sia la povera Quinn a rischiare più di tutti, fisicamente inerme davanti a una creatura orripilante che mette ancora più ansia proprio perché la protagonista è impossibilitata a muoversi e si ritrova perennemente sola e al buio. Tutto ciò rende ugualmente Insidious 3 un film dimenticabile dopo una settimana, strettamente legato a maratone come questa che sto portando avanti o comunque al quadro complessivo di una saga a cui aggiunge ben pochi tasselli, almeno a livello narrativo, quindi non una pellicola imprescindibile per gli amanti del genere. Avanti col quarto!
 

Del regista e sceneggiatore Leigh Whannell, che interpreta anche Specs, ho già parlato QUIDermot Mulroney (Sean Brenner), Stefanie Scott (Quinn Brenner), Angus Sampson (Tucker), Lin Shaye (Elise Rainier), Steve Coulter (Carl) e James Wan (regista teatrale) li trovate ai rispettivi link.



Hayley Kiyoko, che interpreta Maggie, recita assieme a Stefanie Scott anche nell'orripilante Jem e le Holograms. Ciò detto, secondo me Insidious 3 - L'inizio è tranquillamente fruibile da solo ma, se siete pignoli, potete recuperare InsidiousOltre i confini del male - Insidious 2 Insidious: L'ultima chiave (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma, e il quarto, disponibile su Amazon Prime Video) e magari aggiungere la saga di The Conjuring con tutti i suoi spin-off. ENJOY!

lunedì 3 luglio 2023

Oltre i confini del male - Insidious 2 (2013)

Siccome tra qualche giorno uscirà l'ultimo capitolo della saga, ho deciso di recuperare tutti i film della serie Insidious partendo da Oltre i confini del male - Insidious 2 (Insidious: Chapter 2), diretto e co-sceneggiato nel 2013 dal regista James Wan.


Trama: nonostante la decisione di trasferirsi a casa della nonna paterna, i guai dei Lambert con gli spettri che perseguitano Josh e Dalton non sono ancora finiti...


Avevo visto il primo Insidious ormai 10 anni fa, proprio in occasione dell'uscita del secondo capitolo, e mi aveva impressionata talmente poco che non ero neppure andata al cinema per proseguire con la saga. Parlando con i miei compagni di visioni horror si è accennato all'uscita dell'ultimo episodio, Insidious - La porta rossa, e ho scoperto che praticamente nessuno di noi ha mai guardato la serie completa, quindi mi sono detta "Perché non provare?". Per motivi di tempo, ho lasciato perdere il primo Insidious, rinfrescandomi la memoria su Wikipedia, e ho ricominciato con Oltre i confini del male - Insidious 2, trovandolo una visione inaspettatamente gradevole. La solfa, di base, non cambia: ci sono sempre i Lambert, ci sono sempre i fantasmi dell'Altrove che cercano di ucciderli/possederli, c'è sempre qualcuno che cerca di aiutare questi poveri cristi a sopravvivere, c'è sempre il momento in cui qualcuno si farà una bella passeggiata nelle nebbie dell'Altrove. L'unica variazione, tra l'altro quella che ha fatto storcere il naso a fior di appassionati, è la volontà Wanina di fare di Insidious 2 un sequel ma anche un prequel, atto a spiegare ogni aspetto del suo predecessore, il che si traduce in una sceneggiatura fatta di continui salti temporali con incroci arzigogolati e parecchie sequenze riprese sì da Insidious MA da altre angolazioni. Chiamatemi ingenua e boccalona (in realtà sono solo appassionata di storie à la Rashomon, passatemi il paragone improprio, dove lo stesso argomento viene riproposto da più punti di vista), a me questi mezzucci piacciono sempre e contribuiscono ad un maggiore coinvolgimento rispetto a ciò che vedo sullo schermo, non a caso Insidious mi aveva fatta addormentare, questo invece no. Inoltre ho apprezzato la maggiore presenza della "vecchia" che perseguitava Josh nel primo film e l'esplorazione del background di questo inquietante personaggio.


Per il resto, la mano di Wan si sente, e tutto sta ad amare o odiare il regista e il suo approccio gotico a storie di fantasmi che più classiche non si può. La casa di nonna Lambert, così accogliente alla prima inquadratura, diventa in tempo zero un susseguirsi di stanze e corridoi inospitali dove i personaggi possono esplorare liberamente e dove si cela la qualsiasi, tanto che anche i giochi più innocenti diventano veicoli di orrore ed inquietudine, mentre le sequenze si alternano tra carrellate cinematografiche e immagini in presa diretta, affidate come sempre alle mani di Specs e Tucker. A proposito dei due personaggi, la mancanza del carisma di Lin Shaye si sarebbe avvertita troppo, quindi gli sceneggiatori hanno cercato un modo per inserire nuovamente Elise nel film dopo gli eventi del precedente e la decisione di affiancarle un altro, particolare sensitivo armato di dadi, è stata a mio avviso molto azzeccata. Interessante anche l'idea di complicare un po' le cose per il personaggio di Josh: nulla che non si sia visto in altri trecento horror, ma almeno Patrick Wilson regala momenti di genuina inquietudine e la sua interpretazione è una delle cose migliori di Insidious 2. Ero convinta che mi sarei di nuovo fermata nel recupero, invece credo proprio che continuerò con Insidious 3 - L'inizio, chissà che non mi appassioni e arrivi a rivalutare tutto il cucuzzaro. Per ora, continuo a preferire un'altra creatura di Wan, la serie dei The Conjuring!


Del regista e co-sceneggiatore James Wan ho già parlato QUI. Patrick Wilson (Josh Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Barbara Hershey (Lorraine Lambert), Lin Shaye (Elise Rainer), Ty Simpkins (Dalton Lambert), Leigh Whannell (anche co-sceneggiatore, interpreta Specs), Angus Sampson (Tucker), Jocelin Donahue (Lorraine da giovane) e Jenna Ortega (Annie) li trovate ai rispettivi link.

Steve Coulter interpreta Carl. Americano ha partecipato a film come Hunger Games, L'evocazione - The Conjuring, Anchorman 2 - Fotti la notizia, Insidious 3 - L'inizio, The Conjuring - Il caso Enfield, Barry Seal - Una storia americana, First Man - Il primo uomo, Annabelle 3, The Hunt, The Conjuring - Per ordine del diavolo, Un fantasma in casa e a serie quali L'ispettore Tibbs, Dawson's Creek, Prison Break, The Walking Dead, The Purge e She-Hulk: Attorney at Law. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 63 anni e due film in uscita.  


Oltre i confini del male - Insidious 2
è ovviamente il secondo capitolo della saga iniziata con Insidious e continuata con  Insidious 3 - L'inizio e Insidious: L'ultima chiave; nell'attesa che esca Insidious: la porta rossa potete recuperarli (sono tutti su Netflix tranne il primo, che si trova a noleggio su qualsiasi piattaforma, e il quarto, su Amazon Prime Video) e magari aggiungere la saga di The Conjuring con tutti i suoi spin-off. ENJOY!

venerdì 18 ottobre 2013

Insidious (2010)

In questi giorni è uscito Oltre i confini del male – Insidious 2 e io mi sono accorta di non avere mai visto Insidious, diretto nel 2010 dal regista James Wan. Ovviamente ho rimediato, tanto per…


Trama: la famiglia Lambert si trasferisce in una casa nuova ma qualcosa va storto. Dalton, il figlio maggiore, cade in un coma profondo e, contemporaneamente, i Lambert cominciano a venire perseguitati da strane presenze…


Finalmente ho capito perché buona parte delle persone che hanno guardato prima Insidious e poi L’evocazione non sono rimasti tanto estasiati dall’ultima pellicola di Wan: gira che ti rigira, è sempre la stessa broda. L’evocazione aveva dalla sua una regia più innovativa (per quanto classica), un’aria pregevolmente vintage e una sceneggiatura più lineare e coerente mentre Insidious mi è sembrato un po’ più noioso, raffazzonato, a tratti ridicolo e terribilmente debitore di Poltergeist – Demoniache presenze, con l’aggravante di avere solo un paio di personaggi interessanti (nella fattispecie la medium interpretata da Lin Shaye e la madre del protagonista) e degli spiriti che sì, sfruttando l’effetto sorpresa fanno paura ma, nel complesso, sembrano quasi finti, tanto che il demone più pericoloso mi è parso praticamente identico a Darth Maul. Probabilmente, se avessi però visto prima Insidious e poi L’evocazione avrei detto le stesse cose dell’ultima fatica di Wan, chissà. E meno male che Leigh Wannell ha scritto la sceneggiatura con davanti un elenco di cliché horror da evitare, sennò chissà cosa usciva.


A dire il vero, ciò che proprio non mi ha convinta di Insidious è, paradossalmente, proprio quello che dovrebbe differenziarlo da altri horror simili, ovvero la presenza non già di una casa infestata, bensì di un ragazzino infestato (e mi fermo qui per non rovinare la sorpresa a chi non ha ancora visto la pellicola); non perché l’idea sia balzana, anzi, di per sé è piuttosto interessante, ma per il mezzuccio utilizzato all’inizio per sviare lo spettatore che, col senno di poi, risulta inutile e gratuito. Il resto del film, poi, tolto il particolare pre-finale girato in un ambiente oscuro e nebbioso, è un Paranormal Activity senza soggettive né telecamere semoventi, con porte che si aprono da sole, allarmi che scattano, ombre che si muovono e personaggi fondamentalmente deficienti, il marito in primis. Ecco, forse è anche questo che mi ha privata di entusiasmo: i personaggi sono freddi, stereotipati ed inutili (all’inizio i Lambert sono tormentati da figli a dir poco camurriosi, ma gli sceneggiatori fanno presto a farli sparire dalla circolazione), ben lontani da quell’ensemble di protagonisti gradevoli e cazzuti che la facevano da padrone in L’evocazione. Insomma, niente di nuovo sotto il sole e adesso, nonostante il finale aperto, mi è anche passata la voglia di guardare Oltre i confini del male – Insidious 2… 


Del regista James Wan ho già parlato qui. Patrick Wilson (Josh Lambert), Rose Byrne (Renai Lambert), Leigh Whannell (sceneggiatore del film e interprete di Specs), Barbara Hershey (Lorraine Lambert) e Lin Shaye (Elise Rainier) li trovate invece ai rispettivi link.

Angus Sampson interpreta Tucker. Guardatelo. No, dico, guardatelo bene. Nel 2007 è stato inserito dalla rivista Who Weekly Magazine nell'elenco delle 27 persone più sexy del mondo. C'è speranza per tutti. Detto questo, l'attore australiano ha partecipato a film come Al calare delle tenebre, Nel paese delle creature selvagge e ovviamente Oltre i confini del male - Insidious 2. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 35 anni e tre film in uscita tra cui Mad Max: Fury Road.


Il piccolo Ty Simpkins, che interpreta Dalton, oltre a tornare ovviamente in Oltre i confini del male - Insidious 2, ha fatto anche da spalla a Robert Downey Jr. in Iron Man 3. Pare che il pluricitato seguito di Insidious abbia esordito col botto negli USA, frantumando parecchi record d'incasso; i produttori che ci vedono lungo, dunque, hanno già commissionato un Insidious 3, che sarà sempre scritto da Leigh Whannell ma diretto da un altro regista perché Wan ha dichiarato di voler abbandonare l'horror per un po'. Per me, potevano anche evitare di creare l'ennesima, inconcludente saga horror, ma se a voi Insidious è piaciuto godetevi pure tutti i suoi seguiti e recuperate Poltergeist - Demoniache presenze, The Innkeepers e L'evocazione. ENJOY!

Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...