Spinta da un trailer ingannevole e supportata dalle opinioni più che positive di fior di blogger, domenica ho portato il Bolluomo a vedere I segreti di Wind River (Wind River), diretto e sceneggiato nel 2017 dal regista Taylor Sheridan.
Trama: una ragazza viene trovata assassinata in mezzo alla neve, all'interno di una riserva indiana. Una giovane agente dell'FBI viene incaricata delle indagini e cercherà l'aiuto di un cacciatore esperto, emotivamente coinvolto nel delitto...
Mi sembra doveroso cominciare il post con un avvertimento, in quanto il trailer italiano di Wind River è incredibilmente fuorviante e rischia di scontentare molti spettatori: la pellicola di Sheridan NON è "il nuovo Silenzio degli innocenti", nemmeno per sbaglio. C'è una scena all'interno di Wind River dove l'agente dell'FBI Jane Banner percorre uno squallido dedalo di corridoi con la pistola spianata e la visuale offuscata ed effettivamente questa sequenza ricorda molto quella in cui Clarice si ritrova sola, alla mercé di Buffalo Bill, sul finale de Il silenzio degli innocenti, per il resto i due film non potrebbero essere più diversi. I segreti di Wind River è ANCHE un thriller, se così vogliamo definirlo, poiché gli eventi vengono scatenati da un omicidio che porta a delle indagini, una caccia, un confronto finale al cardiopalma, ma è SOPRATTUTTO un film sul senso di colpa, sul dolore, su come gli esseri umani cercano di sopravvivere a tragedie che rischierebbero di privarli della sanità mentale o perlomeno della voglia di vivere. E' per questo che Wind River è una delle pellicole più belle che vi capiterà di vedere in sala quest'anno, emblema di un Cinema lontano dalle opere mordi e fuggi moderne, che offre allo spettatore tutto il tempo di riflettere ed empatizzare coi protagonisti, scoprendo senza fretta (e senza bisogno di dialoghi che sviscerino ogni loro sentimento con dovizia di particolari) ciò che li muove, ciò che li ha resi quello che sono e cos'è che li lega, così che l'inevitabile pugno allo stomaco sospeso nell'aria fin dall'inizio colpisca con forza ancora maggiore. Fondamentale, per arrivare al cuore della storia, il personaggio di Jane Barren, che si fa carico del punto di vista e dell'ignoranza dello spettatore: agente giovane, inesperta, la Barren viene mandata dai suoi superiori in una terra di confine dove vigono equilibri delicatissimi, popolata da nativi americani confinati in essa a mo' di contentino proprio dagli stessi visi pallidi che si sono ripuliti la coscienza dopo averli espropriati di ogni cosa. Attraverso Jane noi non arriviamo a capire tutto, anzi. Come lei, possiamo solo prendere atto di quanto schifo e rassegnazione si celi in quella terra di frontiera dove la gente vive male, muore e scompare senza un perché e continuare a porci come osservatori esterni, piangendo tutta la nostra frustrazione davanti a una situazione che probabilmente non cambierà mai visto che neppure chi vive e lavora nella riserva di Wind River come Cory riesce a fare qualcosa per migliorarla.
Cory è la guida di Jane, il nostro Virgilio all'interno di questo girone dantesco della frontiera USA. Uomo integerrimo, cacciatore freddo come il
ghiaccio ed instancabile, è stato accolto dagli abitanti della riserva
in quanto marito di una delle loro "donne" e da quest'ultima è stato cacciato dopo un solo, terribile attimo di distrazione che ha causato una tragedia irreparabile. Attraverso Cory sia noi che Jane arriviamo a sfiorare la superficie di tutto il marcio nascosto dal bianco immacolato della neve ma, poiché il dolore di una persona è qualcosa di intimo e inviolabile, ciò che ci viene trasmesso è solo quello che la persona in questione desidera condividere: quando Martin piange disperato tra le braccia di Cory noi, come Jane, possiamo solo ascoltare il suo lamento di dolore ma non ci è concesso vedere, per rispetto di un uomo fiero e colpito da un'immane tragedia. Questo è solo uno dei molti esempi della delicatezza con cui Sheridan racconta per immagini una storia allo stesso tempo umana e DISumana, dove il disagio la fa da padrone e i sogni rischiano di trasformarsi in incubi per chi non vive costantemente sul chi va là e non ha la tempra per sopravvivere. La cinepresa del regista si trattiene nei momenti più "sensibili" ma non ha paura di affrontare le tempeste di neve, di seguire le motoslitte lungo le strade più impervie (con degli stacchi di montaggio da paura, per inciso, al punto che sembra quasi di essere in sella con Cory), di mostrarci l'orrore casuale di una violenza che nasce per gioco, di mozzarci il respiro con un paio di stalli che da soli darebbero dei punti al 90% dei film action moderni (anche lì, il montaggio la fa da padrone), di catturare la bellezza di un paesaggio da cartolina dove non andrei a vivere nemmeno se mi puntassero una pistola alla tempia. E pensare che c'è gente letteralmente costretta a viverci, neanche fosse la più alta delle concessioni. I segreti di Wind River, nonostante lo sciocco titolo italiano, è al momento uno dei film più belli dell'anno e sicuramente una pellicola che mi rimarrà dentro per molto tempo, concretizzata nella sensazione di magone pesantissimo che mi ha attanagliata a fine visione. E' grande cinema, fatto di tecnica, bravura e tanto cuore, messo in campo non solo dagli attori favolosi (altro che supereroi, Renner, la Olsen e Bernthal dimostrano di poter fare qualunque cosa!) ma anche e soprattutto da un Autore raffinato come Taylor Sheridan, uno dei più grandi talenti recenti. Fatevi il favore di non perderlo!
Di Jeremy Renner (Cory Lambert), Elizabeth Olsen (Jane Banner), Gil Birmingham (Martin) e Jon Bernthal (Matt) ho parlato ai rispettivi link.
Taylor Sheridan è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto un altro film, l'horror Vile. Anche attore e produttore, ha 48 anni.
Graham Greene interpreta Ben. Canadese, ha partecipato a film come Balla coi lupi, Die Hard - Duri a morire, Il miglio verde, The Twilight Saga: New Moon, Molly's Game e a serie quali La signora in giallo, Oltre i limiti e Numb3rs. Ha 66 anni e ben nove film in uscita.
Jeremy Renner è stato la prima scelta del regista per il ruolo di Cory ma siccome nel 2016 l'attore era impegnato con le riprese di Arrival la parte era stata proposta anche a Chris Pine. Una volta che quest'ultimo ha cominciato a lavorare in Wonder Woman e Renner si è liberato, il buon Occhio di falco è tornato ad essere Cory. Detto questo, se I segreti di Wind River vi fosse piaciuto recuperate Sicario e Hell or High Water, i primi due "capitoli" dell'ideale Trilogia della Frontiera Americana del regista. ENJOY!
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martedì 10 aprile 2018
mercoledì 25 gennaio 2017
Hell or High Water (2016)
Siccome era tra i candidati agli ultimi Golden Globe, è candidato anche a quattro premi Oscar (non ne vincerà nemmeno uno ma le categorie sono Miglior Film, Jeff Bridges Miglior Attore non Protagonista, Miglior Sceneggiatura e Miglior Montaggio) e tutti ne hanno parlato molto bene, ho recuperato anch'io Hell or High Water, diretto nel 2016 dal regista David MacKenzie.
Trama: Toby e il fratello Tanner rapinano banche di piccoli paesi e presto attirano l'attenzione dell'anziano ranger Marcus Hamilton, prossimo alla pensione. Le rapine dei due nascondono però un motivo più profondo di quanto non appaia ad una prima occhiata...
Se devo essere brutalmente sincera, durante i primi dieci minuti di Hell or High Water ho avuto molta paura. Siccome non amo molto i western e ultimamente tendo ad addormentarmi persino al cinema davanti a Il GGG, dopo qualche minuto di uomini duri, sconfinate praterie, polverosi panorami e Nick Cave ho alzato gli occhi al cielo e mi sono preparata a chiuderli, con un senso di sconforto devastante perché, diamine, del film mi avevano parlato benissimo tutti. Fortunatamente, questo senso di imminente letargia è durato poco, forse perché Hell or High Water è popolato da personaggi interessanti nonostante la loro "anima" sia di fondo assai legata ai cliché tipici del genere e, soprattutto, perché i colpi portati a termine da Tanner e Toby non possono definirsi interamente "criminali", non senza tapparsi occhi e orecchie e fare finta di non vedere la triste società americana che li circonda. Quella di Hell of High Water è una storia di "frontiera" ma non ha il fascino dell'ignoto tipico dei combattimenti tra indiani e cowboy che ci esaltavano da bambini: è una frontiera triste, popolata da una squallida middle class di donne sfiorite e piene di problemi economici, bovari ignoranti come delle capre di Biella e armati fino ai denti, di banche che fanno i loro porci comodi aspettando solo che i pochi proprietari terrieri rimasti vengano strangolati dai debiti per poter mettere le mani sulle ricchezze celate nel sottosuolo, di vecchi malinconici arrivati ormai quasi alla fine del sentiero. Davanti ad un panorama così desolante viene spontaneo fare il tifo per Toby e Tanner, fratelli che apparentemente non potrebbero essere più diversi e distanti tra loro ma che in realtà sono più legati di quanto i loro litigi non diano a credere, soprattutto dal momento in cui il piano di Toby viene definito chiaramente anche a beneficio dello spettatore; l'idea di derubare chi, di fatto, deruba, per poi ripagarlo letteralmente con la stessa moneta ha sempre il suo fascino, sin dai tempi di Robin Hood. Allo stesso modo, però, è vero anche che Tanner è una grandissima testa di cazzo e ciò ci impedisce di parteggiare interamente per i fratellini, lasciando così spazio anche ad un sentimento di crescente stima per il Marcus Hamilton di Jeff Bridges, che non a caso era uno dei candidati al Golden Globe.
Quello di Marcus non è un carattere facilmente apprezzabile, beninteso. Il personaggio interpretato da Jeff Bridges è ignorante quanto i bovari di cui parlavo sopra e razzista nel modo antipatico di chi non si lascia scappare neppure un'occasione di dileggiare i suoi sottoposti (come il povero Alberto, mezzo pellerossa e mezzo messicano, figurarsi!), eppure sotto la scorza dura creata da quel tipo di società americana retrograda si scorgono un animo onesto, un cervello fino, una lealtà e una malinconia tali che rimane difficile, ad un certo punto, non sperare che sia Marcus a trionfare, mettendo le manette ai polsi di Toby e Tanner. Ecco, forse è proprio questo che ho apprezzato di Hell or High Water, la possibilità di parteggiare per entrambi i lati della barricata e di empatizzare con tutti gli aspetti che formano il gioco di guardie e ladri messo in piedi da David MacKenzie, senza essere costretti a vedere tutto bianco o nero. Poi, ovviamente, a sostegno di una bella sceneggiatura ci sono degli ottimi attori. Come dicevo, Jeff Bridges mi è piaciuto tantissimo e il personaggio dell'anziano ranger sembra essergli stato dipinto addosso, ma anche Ben Foster e Chris Pine sono molto bravi (anche se lì per lì il secondo mi è sembrato uno degli Hemsworth, sono un po' miope, sorry), nonostante il primo sia limitato dal solito cliché del criminale "pazzo" tutto parolacce e scatti d'ira. Ho apprezzato però soprattutto i personaggi secondari e i caratteristi utilizzati per interpretarli, indispensabili per rendere l'idea di una parte di America ancora piena di contraddizioni e in qualche modo "vecchia", dove pare che il tempo si sia fermato (quante banche non hanno neppure il sistema di video sorveglianza) nonostante cowboy e indiani abbiano imparato in qualche modo a convivere e si siano ritrovati persino, talvolta, a ruoli invertiti. Il mio consiglio spassionato è dunque quello di dare una chance a Hell or High Water anche se non vi appassiona il genere perché la pellicola di David MacKenzie è un bellissimo esempio di cinema "classico" come ultimamente non se ne vedono più, uno di quei film capaci di mettere d'accordo un po' tutti e di arricchire la serata, altro che fungere da sedativo!
Del regista David MacKenzie ho già parlato QUI. Ben Foster (Tanner Howard), Chris Pine (Toby Howard) e Jeff Bridges (Marcus Hamilton) li trovate invece ai rispettivi link.
Gil Birmingham interpreta Alberto Parker. Americano, ha partecipato a film come La casa di Helen, Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking Dawn (prima e seconda parte), The Lone Ranger e a serie quali Buffy l'ammazzavampiri, Streghe, Veronica Mars e Nip/Tuck; come doppiatore, ha partecipato al film Rango. Ha 64 anni e tre film in uscita.
Se Hell or High Water vi fosse piaciuto recuperate Non è un paese per vecchi. ENJOY!
Trama: Toby e il fratello Tanner rapinano banche di piccoli paesi e presto attirano l'attenzione dell'anziano ranger Marcus Hamilton, prossimo alla pensione. Le rapine dei due nascondono però un motivo più profondo di quanto non appaia ad una prima occhiata...
Se devo essere brutalmente sincera, durante i primi dieci minuti di Hell or High Water ho avuto molta paura. Siccome non amo molto i western e ultimamente tendo ad addormentarmi persino al cinema davanti a Il GGG, dopo qualche minuto di uomini duri, sconfinate praterie, polverosi panorami e Nick Cave ho alzato gli occhi al cielo e mi sono preparata a chiuderli, con un senso di sconforto devastante perché, diamine, del film mi avevano parlato benissimo tutti. Fortunatamente, questo senso di imminente letargia è durato poco, forse perché Hell or High Water è popolato da personaggi interessanti nonostante la loro "anima" sia di fondo assai legata ai cliché tipici del genere e, soprattutto, perché i colpi portati a termine da Tanner e Toby non possono definirsi interamente "criminali", non senza tapparsi occhi e orecchie e fare finta di non vedere la triste società americana che li circonda. Quella di Hell of High Water è una storia di "frontiera" ma non ha il fascino dell'ignoto tipico dei combattimenti tra indiani e cowboy che ci esaltavano da bambini: è una frontiera triste, popolata da una squallida middle class di donne sfiorite e piene di problemi economici, bovari ignoranti come delle capre di Biella e armati fino ai denti, di banche che fanno i loro porci comodi aspettando solo che i pochi proprietari terrieri rimasti vengano strangolati dai debiti per poter mettere le mani sulle ricchezze celate nel sottosuolo, di vecchi malinconici arrivati ormai quasi alla fine del sentiero. Davanti ad un panorama così desolante viene spontaneo fare il tifo per Toby e Tanner, fratelli che apparentemente non potrebbero essere più diversi e distanti tra loro ma che in realtà sono più legati di quanto i loro litigi non diano a credere, soprattutto dal momento in cui il piano di Toby viene definito chiaramente anche a beneficio dello spettatore; l'idea di derubare chi, di fatto, deruba, per poi ripagarlo letteralmente con la stessa moneta ha sempre il suo fascino, sin dai tempi di Robin Hood. Allo stesso modo, però, è vero anche che Tanner è una grandissima testa di cazzo e ciò ci impedisce di parteggiare interamente per i fratellini, lasciando così spazio anche ad un sentimento di crescente stima per il Marcus Hamilton di Jeff Bridges, che non a caso era uno dei candidati al Golden Globe.
Quello di Marcus non è un carattere facilmente apprezzabile, beninteso. Il personaggio interpretato da Jeff Bridges è ignorante quanto i bovari di cui parlavo sopra e razzista nel modo antipatico di chi non si lascia scappare neppure un'occasione di dileggiare i suoi sottoposti (come il povero Alberto, mezzo pellerossa e mezzo messicano, figurarsi!), eppure sotto la scorza dura creata da quel tipo di società americana retrograda si scorgono un animo onesto, un cervello fino, una lealtà e una malinconia tali che rimane difficile, ad un certo punto, non sperare che sia Marcus a trionfare, mettendo le manette ai polsi di Toby e Tanner. Ecco, forse è proprio questo che ho apprezzato di Hell or High Water, la possibilità di parteggiare per entrambi i lati della barricata e di empatizzare con tutti gli aspetti che formano il gioco di guardie e ladri messo in piedi da David MacKenzie, senza essere costretti a vedere tutto bianco o nero. Poi, ovviamente, a sostegno di una bella sceneggiatura ci sono degli ottimi attori. Come dicevo, Jeff Bridges mi è piaciuto tantissimo e il personaggio dell'anziano ranger sembra essergli stato dipinto addosso, ma anche Ben Foster e Chris Pine sono molto bravi (anche se lì per lì il secondo mi è sembrato uno degli Hemsworth, sono un po' miope, sorry), nonostante il primo sia limitato dal solito cliché del criminale "pazzo" tutto parolacce e scatti d'ira. Ho apprezzato però soprattutto i personaggi secondari e i caratteristi utilizzati per interpretarli, indispensabili per rendere l'idea di una parte di America ancora piena di contraddizioni e in qualche modo "vecchia", dove pare che il tempo si sia fermato (quante banche non hanno neppure il sistema di video sorveglianza) nonostante cowboy e indiani abbiano imparato in qualche modo a convivere e si siano ritrovati persino, talvolta, a ruoli invertiti. Il mio consiglio spassionato è dunque quello di dare una chance a Hell or High Water anche se non vi appassiona il genere perché la pellicola di David MacKenzie è un bellissimo esempio di cinema "classico" come ultimamente non se ne vedono più, uno di quei film capaci di mettere d'accordo un po' tutti e di arricchire la serata, altro che fungere da sedativo!
Del regista David MacKenzie ho già parlato QUI. Ben Foster (Tanner Howard), Chris Pine (Toby Howard) e Jeff Bridges (Marcus Hamilton) li trovate invece ai rispettivi link.
Gil Birmingham interpreta Alberto Parker. Americano, ha partecipato a film come La casa di Helen, Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking Dawn (prima e seconda parte), The Lone Ranger e a serie quali Buffy l'ammazzavampiri, Streghe, Veronica Mars e Nip/Tuck; come doppiatore, ha partecipato al film Rango. Ha 64 anni e tre film in uscita.
Se Hell or High Water vi fosse piaciuto recuperate Non è un paese per vecchi. ENJOY!
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