TRAMA
Dopo gli omicidi del Bosco dei 100 acri, Christopher Robin ha tentato di rifarsi una vita come infermiere, ma tutti pensano sia un assassino. Almeno finché Pooh e i suoi mostruosi compagni non decidono di uscire dal bosco...
RECENSIONE
Torna, con un titolo italiano che farebbe la felicità di Antonio Albanese, l'orsetto non ricchione preferito dal webbe. Una volta avevamo gli Sharknado, oggi il Twisted Childhood Universe, e non so dirvi se si stava meglio prima oppure no. Quel che è certo è che i realizzatori di Sharknado sapevano di avere per le mani una puttanata col botto e hanno sempre giocato la carta, più o meno efficace, dell'ironia, mentre Rhys Frake-Waterfield crede di essere Wes Craven e si approccia alle opere da lui prodotte con la stessa baldanza e ancor più serietà, nonostante sia privo di qualsiasi capacità artistica. Qui, addirittura, si scomoda il metacinema: per giustificare le orrende maschere di gomma utilizzate in Winnie the Pooh: Sangue e Miele nonché il cambio dell'interprete di Christopher Robin, l'azione viene spostata avanti nel tempo, abbastanza perché la strage perpetrata da Pooh e soci sia già diventata leggenda e materia di riduzioni cinematografiche. Pertanto, gli schermi televisivi dei protagonisti proiettano Winnie the Pooh: Sangue e Miele in svariate occasioni, e più volte viene nominato il film in questione, con sommo scorno di Christopher Robin, ormai considerato il matto del paese, o il serial killer quando gli dice proprio male. Ovviamente, come noi sappiamo, Winnie the Pooh e soci esistono davvero anche se, plot twist shyamalano da me indovinato al minuto 41, la loro storia non è proprio quella che avevamo conosciuto nel primo film. Ad affiancare Pooh e Pimpi nelle loro sanguinose scorribande, questa volta troviamo il beniamino Tigro e un altro bestio al quale, per dare un volto disneyano, sono dovuta andare su Wikipedia, ovvero il gufo Uffa. E l'onomatopea in questione è proprio quella che è uscita più volte dalle mie labbra nel corso della visione. Winnie the Pooh: Sangue e Miele era una vaccata splatter al sapor di silicone, ma correva come un treno da un'efferatezza all'altra, qui invece Rhys Frake-Waterfield cerca di "nobilitare" la faccenda con noiosissimi intermezzi psicoanalitici e onirici, tentando persino di dare un background a Christopher Robin e famiglia, e i mostriciattoli del boschetto della sua fantasia si scatenano ben poco. Oppure, forse, lo fanno ma io non sono riuscita a vederli.
I realizzatori avranno, infatti, anche avuto il budget pompato, ma dev'essere andato tutto a discapito del direttore della fotografia, che invece di smarmellare ha pensato bene di giocare di sottrazione in ogni scena notturna (e ce ne sono parecchie). Il risultato, innanzitutto, è che Tigro e Pooh sono indistinguibili l'uno dall'altro a meno che non ci siano campi medi che li mostrino vestiti oppure che non si senta la voce di Tigro (che a me è sembrata intercambiabile a quella di Uffa, per inciso, una parodia del Freddy Krueger ciarliero), e poi non si capisce un belino nel corso della maggior parte delle mattanze, salvo qualche dettaglio particolarmente cruento in alcune scene. Se non altro, il make-up migliorato delle creature fa sì che Pooh non sembri più un rattuso idiota con una maschera di gomma in faccia, mentre Uffa fa molto Anjelica Huston in Chi ha paura delle streghe?, ma sono gli unici due aspetti positivi in un film sciatto a livello di sceneggiatura e, soprattutto, di attori. Con tutto l'amore che provo per l'accento inglese più stretto, non puoi pretendere di ingaggiare solo persone che biascicano con delle patate in bocca, stelline siliconate o cristiani inespressivi, conficcando peraltro l'ultimo chiodo nella bara della carriera di Simon Callow, uno che ha partecipato ad Amadeus, per Dio! Di più, il finale del film è apertissimo e persino minaccioso: illustrazioni ben più belle di tutto ciò che è stato mostrato fino a quel momento introducono Peter Pan's Neverland Nightmare (già uscito da anni anche in Italia. Probabilmente non ci avete fatto caso ma la psichiatra di Christopher si chiama Mary Darling), Bambi: The Reckoning e Pinocchio: Unstrung. Quest'ultimo l'ho apprezzato, come sapete, di Bambi mi se ne dice bene, ma ho il serio timore che Peter Pan mi farà male, male, male da morire. Ma chissà quando riuscirò a finire la saga!
CAST
Del regista e co-sceneggiatore Rhys Frake-Waterfield ho già parlato QUI mentre Simon Callow, che interpreta Cavendish, lo trovate QUA.
CURIOSITÀ
Winnie the Pooh - Tutto sangue e niente miele è il seguito di Winnie the Pooh: Sangue e Miele, se vi piace il genere recuperatelo, altrimenti evitate, ma recuperate senza indugio Pinocchio: Unstrung! ENJOY!

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