Nell'attesa di vedere Wonder Woman e parlarne, giovedì è uscito anche Nerve, diretto nel 2016 da Henry Joost e Ariel Schulman (e tratto dal romanzo omonimo di Jeanne Ryan), così ho deciso di guardarlo.
Trama: Vee è una ragazza molto timida che, un giorno, decide di iscriversi al gioco on line Nerve per dimostrare alla sua migliore amica di avere coraggio. Nerve prevede che i partecipanti accettino e portino a termine delle sfide decise dagli utenti paganti, a fronte di ricompense sempre più alte e pericoli sempre maggiori...
Nerve è un simpatico thriller per ragazzi capace di dare qualche "scossa" anche agli spettatori più adulti. La storia, di base, è molto simile a quella raccontata nel ben più riuscito e raccapricciante 13 Beloved: c'è un gioco all'interno del quale i partecipanti devono affrontare prove sempre più difficili per portare a casa dei soldi e, siccome ormai sono passati dieci anni dal film di Chookiat Sakveerakul, anche la popolarità su internet, che di questi tempi è bramata come non mai. Protagonista di Nerve è Vee, liceale dal passato triste che vive nell'ombra dell'amica Sydney, popolare coi ragazzi e disnibita. Come spesso accade in questo genere di storie, Vee è intelligente, creativa e molto carina ma "non si applica" quindi è costretta a vivere di foto rubate e ad accompagnarsi col nerd del gruppo, che la ama non ricambiato. L'iscrizione a Nerve, fatta fondamentalmente per frustrazione e per vendicarsi di Sydney, paleserà agli occhi di tutti come la ragazza in realtà sia incredibilmente bella, tosta e capace e le consentirà anche di conquistare un misterioso fidanzato, a sua volta utente di Nerve. Insomma, parrebbe tutto rose e fiori se non fosse che Nerve pretende dai suoi giocatori un impegno e uno sprezzo del pericolo crescente, con prove che diventano sempre più pericolose ed illegali, al punto che qualcuno, in passato, pare ci abbia rimesso la vita; euforica per le novità rappresentate da Nerve, lì per lì Vee non capisce di essere l'ingranaggio di un gioco pericoloso che rischia di rovinarle amicizie di lunga data e famiglia, privarla della libertà e persino della vita ma ovviamente ci vorrà poco per farle aprire gli occhi e trasformarla nella Katniss Everdeen del gioco. Ho citato la protagonista di Hunger Games perché, effettivamente, tra le due opere c'è una certa affinità dei temi di base e gli utenti di Nerve hanno la stessa sete di spettacolo e violenza che caratterizza gli abitanti di Capitol City, con l'aggravante di essere forse ancora più vigliacchi: da bravi internettari, i cosiddetti watchers, protetti dall'anonimato, diventano degli stalker e si consultano via chat per sottoporre i players a prove sempre più umilianti e pericolose, privandoli dello status di persone per trasformarli in avatar da muovere a piacimento e solo per il gusto del divertimento proibito. Il pistolotto finale della protagonista, la storia d'amore mantenuta nonostante tutto il delirio e la critica al web sotterraneo fanno molto young adult e a chi non è più tanto young rischiano di far storcere il naso ma la verità è che, al netto di un paio di scelte mosce, Nerve è un thriller abbastanza adrenalinico.
Joost e Schulman hanno fortunatamente abbandonato lo stile found footage dei tempi di Paranormal Activity e qui le riprese dal vivo, fatte dagli utenti di Nerve coi cellulari, servono solo per aumentare il senso di vertigine che rischia di agghiacciare lo spettatore timoroso delle altezze come la sottoscritta, in quanto nel film ci sono parecchie prove legate al "penzolare da luoghi alti". Di fatto, dopo un inizio soft ma dalla grafica gradevole, con riprese effettuate dal punto di vista di pc e cellulari e colme di schermate tipiche di Facebook e di altri social (un po' come accadeva in Unfriended e Friend Request ma anche in The Shallows, per intenderci), le prove diventano più dinamiche e adrenaliniche e mostrano come i due registi si trovino a loro agio anche davanti a sequenze che prevedono l'utilizzo di una moto lanciata in corsa in mezzo al traffico di New York, giusto per fare un esempio. La tensione dunque non manca, così come non mancano rimandi a film come la trilogia de La notte del giudizio, soprattutto per quel che riguarda l'aspetto degli stalker del finale, ma non mancano neppure scelte stilistiche e di cast atti a catturare l'attenzione di un pubblico di teenager. La colonna sonora, giusto per fare un esempio, è ruffiana da morire nonché un aspetto importante del film, poi ovviamente ci sono gli attori: tutti belli, giovani e cool, vestiti secondo la moda del momento (sapete che in Italia siamo un paio d'anni in ritardo, no? Guardate un po' le mise della Roberts - costosissimo abito a parte - o dell'amica Sydney e ditemi se non sono identiche a quelle di TUTTE le adolescenti italiane medie) e con accessori all'ultimo grido, bicicletta vintaggia compresa. Poco importa che Dave Franco, fratellino del più famoso James, sia un cane inespressivo buono solo per far da manzetto della situazione, Emma Roberts è così carina e in parte (quando, per esigenze di copione, qualcuno le dice di "non essere il suo tipo", sono scoppiata a ridere) da reggere da sola l'intera trama, anche nelle situazioni più trite ed abusate, anche se ogni tanto mi ritrovavo a rimpiangere la caustica cattiveria dell'adorata Chanel Oberlin. Riassumendo, se cercate un thriller serio capace di non farvi dormire la notte evitate Nerve come la peste, se invece vi va bene la visione di un divertissement estivo e poco impegnativo concedetegli pure una chance.
Dei registi Henry Joost e Ariel Schulman ho già parlato QUI mentre Juliette Lewis, che interpreta Nancy, la trovate QUA.
Emma Roberts interpreta Vee. Adorabile e adorata Chanel della serie Scream Queens nonché tra i giovani volti più promettenti di American Horror Story e figlia di Eric Roberts, la ricordo per film come Blow, Aquamarine, Scream 4 e February - L'innocenza del male; come doppiatrice, ha partecipato a episodi de I Griffin. Anche produttrice, ha 26 anni e cinque film in uscita.
Dave Franco (vero nome David John Franco) interpreta Ian. Fratello di James Franco, ha partecipato a film come Suxbad: Tre menti sopra il pelo, Fright Night - Il vampiro della porta accanto, Now You See Me - I maghi del crimine e a serie quali Scrubs, inoltre ha lavorato come doppiatore nel film The Lego Movie. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 32 anni e tre film in uscita.
Emily Meade, che interpreta Sydney, era già comparsa nel diludente My Soul to Take - Il cacciatore di anime mentre il rapper Machine Gun Kelly, che interpreta Ty, era anche nel cast di Viral, diretto da Joost e Schulman lo stesso anno. Se Nerve vi fosse piaciuto recuperate il già citato 13 Beloved (occhio però perché non è altrettanto "leggero") e aggiungete The Game - Nessuna regola, Nemico pubblico e magari anche Unfriended. ENJOY!
Visualizzazione post con etichetta henry joost. Mostra tutti i post
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martedì 20 giugno 2017
mercoledì 24 agosto 2016
Viral (2016)
Il post su Viral, horror diretto da Henry Joost e Ariel Schulman, non avrà la solita lunghezza standard e mi scuso. Non che il film non mi sia piaciuto ma l'ho visto ormai più di una settimana fa e le ferie mi hanno giustamente portata a rimandare la stesura del post (lo stesso vale per il povero Al di là delle montagne, la cui "recensione" sempre cortissima uscirà probabilmente tra un mese); se a ciò aggiungete che Viral non è IL capolavoro horror del 2016, capirete che ad oggi nel mio cervellino di vecchia trentacinquenne non sono rimasti moltissimi ricordi. Vediamo cosa riesco a fare e scusate ancora!!
Trama: in America scoppia una pandemia trasmessa da parassiti nascosti nel sangue degli esseri umani. I protocolli sanitari entrano in funzione quasi subito ma i membri della famiglia Drakeford rimangono separati e le sorelle Emma e Stacey devono affrontare da sole gli effetti devastanti della malattia...
Dopo le case infestate e le riprese "dal vivo" di Paranormal Activity i registi Henry Joost e Ariel Schulman scelgono un approccio registico più classico per raccontare un'inquietante pandemia capace di annichilire l'America in pochissimo tempo. La forza di Viral è il modo in cui il diffondersi del virus, portato da orridi parassiti neri e vermiformi che si impadroniscono dei corpi e dei cervelli delle loro vittime trasformandole in burattini, venga raccontato attraverso il punto di vista di Emma, liceale normalissima e da poco trasferitasi in una città nuova; alla difficoltà di farsi nuovi amici, al disagio di dover affrontare una sorella maggiore in piena fase "angst" a causa di alcuni spiacevoli segreti familiari, alla nascita di un sentimento impossibile da sfogare fisicamente a causa del terrore del contagio, si sostituisce lentamente ma inesorabilmente la lotta per la sopravvivenza in un Paese invaso da violenti e mordaci infetti, uniti da una coscienza collettiva. La parte migliore di Viral è la prima, con le sorelle che inizialmente si ritrovano da sole in un ambiente sempre più ostile e minaccioso (popolato da medici e militari senza volto che lasciano all'ingresso delle abitazioni il necessario per tentare di sopravvivere all'epidemia senza proferire verbo) poi vengono colpite in prima persona dalla malattia, cosa che rende l'atmosfera del film anche più claustrofobica e disperata. Nel secondo atto la pellicola si adagia maggiormente in soluzioni più facili e banali ma un paio di efficaci scare jump e di disgustose immagini si fanno perdonare le inevitabili ingenuità qualche momento WTF a livello di trama. Le due attrici protagoniste, Sophia Black-D'Elia e Analeigh Tipton, sono assai brave e interpretano egregiamente il ruolo di sorella ingenua ma assennata e soprattutto quello non facile di bitch all'ennesima potenza, personaggio solitamente ad alto rischio di banalizzazione, mentre a livello di make-up ed effetti speciali i parassiti fanno abbastanza ribrezzo e guadagnano una menzione speciale per quel che riguarda il ticchettio da brividi che accompagna ogni loro apparizione. Se vi piace il genere pandemico contaminato con qualche tocco gore e non temete un minimo di approfondimento psicologico dei personaggi date quindi un'occhiata a Viral, merita almeno una visione.
Dei registi Henry Joost e Ariel Schulman ho già parlato QUI. Analeigh Tipton (Stacey) e Michael Kelly (Michael Drakeford) li trovate invece ai rispettivi link.
Sophia Black-D'Elia, che interpreta Emma, figura nel cast dell'imminente remake di Ben Hur mentre Travis Tope, che interpreta Evan, ha partecipato a The Sun that Dreaded Sundown. Se Viral vi fosse piaciuto recuperate Il demone sotto la pelle, Contagious - Epidemia mortale e Contracted, che però non ho ancora visto e del quale uscirà il sequel a settembre. ENJOY!
Trama: in America scoppia una pandemia trasmessa da parassiti nascosti nel sangue degli esseri umani. I protocolli sanitari entrano in funzione quasi subito ma i membri della famiglia Drakeford rimangono separati e le sorelle Emma e Stacey devono affrontare da sole gli effetti devastanti della malattia...
Dopo le case infestate e le riprese "dal vivo" di Paranormal Activity i registi Henry Joost e Ariel Schulman scelgono un approccio registico più classico per raccontare un'inquietante pandemia capace di annichilire l'America in pochissimo tempo. La forza di Viral è il modo in cui il diffondersi del virus, portato da orridi parassiti neri e vermiformi che si impadroniscono dei corpi e dei cervelli delle loro vittime trasformandole in burattini, venga raccontato attraverso il punto di vista di Emma, liceale normalissima e da poco trasferitasi in una città nuova; alla difficoltà di farsi nuovi amici, al disagio di dover affrontare una sorella maggiore in piena fase "angst" a causa di alcuni spiacevoli segreti familiari, alla nascita di un sentimento impossibile da sfogare fisicamente a causa del terrore del contagio, si sostituisce lentamente ma inesorabilmente la lotta per la sopravvivenza in un Paese invaso da violenti e mordaci infetti, uniti da una coscienza collettiva. La parte migliore di Viral è la prima, con le sorelle che inizialmente si ritrovano da sole in un ambiente sempre più ostile e minaccioso (popolato da medici e militari senza volto che lasciano all'ingresso delle abitazioni il necessario per tentare di sopravvivere all'epidemia senza proferire verbo) poi vengono colpite in prima persona dalla malattia, cosa che rende l'atmosfera del film anche più claustrofobica e disperata. Nel secondo atto la pellicola si adagia maggiormente in soluzioni più facili e banali ma un paio di efficaci scare jump e di disgustose immagini si fanno perdonare le inevitabili ingenuità qualche momento WTF a livello di trama. Le due attrici protagoniste, Sophia Black-D'Elia e Analeigh Tipton, sono assai brave e interpretano egregiamente il ruolo di sorella ingenua ma assennata e soprattutto quello non facile di bitch all'ennesima potenza, personaggio solitamente ad alto rischio di banalizzazione, mentre a livello di make-up ed effetti speciali i parassiti fanno abbastanza ribrezzo e guadagnano una menzione speciale per quel che riguarda il ticchettio da brividi che accompagna ogni loro apparizione. Se vi piace il genere pandemico contaminato con qualche tocco gore e non temete un minimo di approfondimento psicologico dei personaggi date quindi un'occhiata a Viral, merita almeno una visione.
Dei registi Henry Joost e Ariel Schulman ho già parlato QUI. Analeigh Tipton (Stacey) e Michael Kelly (Michael Drakeford) li trovate invece ai rispettivi link.
Sophia Black-D'Elia, che interpreta Emma, figura nel cast dell'imminente remake di Ben Hur mentre Travis Tope, che interpreta Evan, ha partecipato a The Sun that Dreaded Sundown. Se Viral vi fosse piaciuto recuperate Il demone sotto la pelle, Contagious - Epidemia mortale e Contracted, che però non ho ancora visto e del quale uscirà il sequel a settembre. ENJOY!
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domenica 25 novembre 2012
Paranormal Activity 4 (2012)
Nonostante il film trash della settimana avrebbe dovuto essere Dracula 3D (che qui dalle mie parti non si è visto nemmeno dipinto...), io e il mio amico horroromane abbiamo ripiegato su Paranormal Activity 4, diretto da Henry Joost e Ariel Schulman. Perché premiare le brutture nostrane quando possiamo importarle, con velocità impressionante, dall'estero?
Trama: indovinate un po' quale potrebbe essere la sinossi del film! Tutto comincia cinque anni dopo la fine del secondo capitolo, quando un moccioso viene ospitato da una famigliola che, subito dopo il generoso gesto, comincia a venire perseguitata da strani fenomeni opportunamente ripresi dalle telecamere dei pc portatili...
Paranormal Activity 4 raschia il fondo della saga, del genere horror e persino del pubblico pagante. Fate conto che in sala c'erano un gruppetto di cutrettole in ultima fila, probabilmente pagate dall'ormai solo produttore Oren Peli in persona, che urlavano come se le stessero scannando ad ogni colpetto o improvviso movimento di telecamera, mentre, in prima fila, una masnada di bambini delle elementari/medie giocavano a tirarsi i pop corn, a scambiarsi di posto e a rispondere ai personaggi del film. Un po' di sindrome da Erode ce l'ho sempre avuta, ma mi chiedo perché, di generazione in generazione, i ragazzini diventino sempre più imbecilli. Chiudo la parentesi "sociale", torniamo all'argomento del post. Paranormal Activity 4, dicevo, rasenta la mostruosità. Tolto il fatto che, ormai, è assodato che non ci si può aspettare dai film della saga nessuna invenzione relativa alla regia o al montaggio, c'è da dire che nei tre episodi precedenti si cercava sempre di creare qualche twist nella trama che facesse perlomeno inarcare educatamente un sopracciglio allo spettatore accondiscendente. Stavolta, ciccia. Gli sceneggiatori si sono riguardati ennemila volte lo Shining di Kubrick e ne hanno ricavato solo un paio di sequenze "omaggio" che il pubblico medio della pellicola non recepirà, poi ci hanno attaccato i due "colpi di scena" che caratterizzavano il secondo e terzo capitolo di Paranormal Activity, facendo piombare dritto dritto quest'ultimo episodio della serie nel baratro della baracconata colossale.
Appurato dunque che questo PA4 è la fotocopia di una fotocopia di una fotocopia e che ormai non fa nemmeno più paura, diamo a Cesare quel che è di Cesare: i realizzatori almeno due novità ce le hanno infilate. La prima, meno importante, è l'introduzione non già dell'ormai vetusta e banale telecamera, bensì del tablet o del portatile che tutti i personaggi hanno sempre con loro, no matter what. Senti un rumore nella stanza accanto? 'spetta che mi camallo il portatile appresso. Giù di sotto cade un lampadario? No problemo, la mamma in cucina ha un pc che usa per seguire le ricette di Benedetta passo passo, vuoi che non abbia anche una telecamera incorporata in grado di riprendere quel che succede? Che poi i protagonisti utilizzino questa prodigiosa tecnologia ad mentula canis non importa a nessuno. Un esempio su tutti: la mocciosa rimane chiusa nel garage con la macchina accesa, a rischio di soffocare per le esalazioni dei tubi di scarico, e si limita ad urlare dimentica del tablet che, fino a un secondo prima, le aveva consentito di comunicare col fidanzato. Usa Skype scema, chiama il 911 o il cellulare dei tuoi al piano di sopra!!! Macché, niente. La seconda, IMPORTANTISSIMA novità a livello "stilistico", invece, è questa:
No, non ho sbagliato immagine. Come i realizzatori insegnano, se prendete una X-Box, accendete il sensore Kinect (quello che, se non ho capito male, lo rende praticamente una Wii), spegnete le luci e cominciate a riprendere la stanza buia, il video risultante vi mostrerà una miriade di puntini verdi fluorescenti sulle vostre figure in movimento, come se vi trovaste in una discoteca di Ibiza al sabato sera. Certo, con questo metodo riuscirete a sgamare anche eventuali esseri invisibili che vi stanno infestando la casa e ciò li farà arrabbiare molto ma hey, non stiamo a spaccare il capello. Tanto prima o poi queste entità vi faranno comunque il mazzo a tarallo, come diceva Giobbe Covatta, quindi perché preoccuparsene? Preoccupatevi piuttosto del fatto che il finale della pellicola è apertissimo e che, dopo i silenziosi e brevissimi titoli di coda, c'è una sequenza girata in un luogo che somiglia parecchio al Messico. Preparatevi dunque ad Atividade Paranormal 5, che stanno già girando e che sarà pronto per il 2013 con, pare, un cast tutto nuovo e di sangre latino. Addio anche all'ex ciccia Katie Featherston, purtroppo, che ormai risulta troppo familiare per mettere davvero paura. Mi mancherai, granitica torcicolli. Procuratevi sombreros, Estathé e rosari, ci risentiamo l'anno prossimo. Ayayayayayyyy!!!
Dei registi Henry Joost e Ariel Schulman ho già parlato qui, mentre la veterana Katie Featherston, che interpreta Katie, la trovate qua.
Stephen Dunham ed Alexondra Lee, che nel film interpretano i due genitori dei giovani protagonisti, sono stati davvero sposati nella vita reale, almeno fino alla morte di lui, avvenuta nel settembre di quest'anno. Se Paranormal Activity 4 vi fosse piaciuto, datevi alla pazza gioia con i primi tre capitoli della franchise ed ESP - Fenomeni paranormali. ENJOY!
Trama: indovinate un po' quale potrebbe essere la sinossi del film! Tutto comincia cinque anni dopo la fine del secondo capitolo, quando un moccioso viene ospitato da una famigliola che, subito dopo il generoso gesto, comincia a venire perseguitata da strani fenomeni opportunamente ripresi dalle telecamere dei pc portatili...
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| Filmati che poi dimenticano di riguardare, o li guarderebbero ma i pc non fungono più.. |
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| Ammazzali tutti. Soprattutto Oren Peli. |
No, non ho sbagliato immagine. Come i realizzatori insegnano, se prendete una X-Box, accendete il sensore Kinect (quello che, se non ho capito male, lo rende praticamente una Wii), spegnete le luci e cominciate a riprendere la stanza buia, il video risultante vi mostrerà una miriade di puntini verdi fluorescenti sulle vostre figure in movimento, come se vi trovaste in una discoteca di Ibiza al sabato sera. Certo, con questo metodo riuscirete a sgamare anche eventuali esseri invisibili che vi stanno infestando la casa e ciò li farà arrabbiare molto ma hey, non stiamo a spaccare il capello. Tanto prima o poi queste entità vi faranno comunque il mazzo a tarallo, come diceva Giobbe Covatta, quindi perché preoccuparsene? Preoccupatevi piuttosto del fatto che il finale della pellicola è apertissimo e che, dopo i silenziosi e brevissimi titoli di coda, c'è una sequenza girata in un luogo che somiglia parecchio al Messico. Preparatevi dunque ad Atividade Paranormal 5, che stanno già girando e che sarà pronto per il 2013 con, pare, un cast tutto nuovo e di sangre latino. Addio anche all'ex ciccia Katie Featherston, purtroppo, che ormai risulta troppo familiare per mettere davvero paura. Mi mancherai, granitica torcicolli. Procuratevi sombreros, Estathé e rosari, ci risentiamo l'anno prossimo. Ayayayayayyyy!!!
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| E tu, orribile bambino inespressivo, vai subito a prendere lezioni da Miko Hughes. Fila. |
Stephen Dunham ed Alexondra Lee, che nel film interpretano i due genitori dei giovani protagonisti, sono stati davvero sposati nella vita reale, almeno fino alla morte di lui, avvenuta nel settembre di quest'anno. Se Paranormal Activity 4 vi fosse piaciuto, datevi alla pazza gioia con i primi tre capitoli della franchise ed ESP - Fenomeni paranormali. ENJOY!
giovedì 27 ottobre 2011
Paranormal Activity 3 (2011)
Non c’è due senza tre. La rapidissima franchise di Paranormal Activity è arrivata infatti quest’anno al terzo episodio, diretto stavolta dai registi Henry Joost ed Ariel Schulman. Potevo mancare all’appuntamento? No! Sei euro e passare alla cassa a ritirare il premio fedeltà, grrazie!

Trama: stavolta facciamo un bel salto indietro nel tempo e torniamo agli anni ’80, quando Kristie e Katie erano ancora piccole ma già assillate dall’entità del primo e secondo capitolo (entità che a ‘sto giro, per comodità, chiameremo Toby. Non Tony. Ehi, vi ricorda qualcuno? A me un po’ sì).

Cosa c’è da dire su Paranormal Activity 3? Per pigrizia vi direi di andarvi a vedere le prime due recensioni che ho scritto perché la formula è sempre la stessa: telecamere opportunamente piazzate da qualche peerla che cerca di capire come mai una casa nuova (sempre a due piani, e nulla mi toglie dalla mente che sia sempre quella utilizzata nei primi due episodi, giuro…) debba essere già colma di rumoracci e scricchiolii con aggiunta di fenomeni inspiegabili che diventano sempre più invadenti, pericolosi ed evidenti all’occhio di chi guarda i filmati che però, ovviamente, non se ne va di casa fin quando qualcosa di invisibile non lo morde/ferisce/sevizia. Per dire, che a me basterebbe vedere la porta di casa che si chiude da sola per prendere baracca e burattini e trasferirmi nell’emisfero opposto. Vabbé.

A questa ormai consolidata tradizione di effetti più o meno speciali e riprese di gente che dorme mentre alle loro spalle si manifesta qualsiasi cosa, nel terzo episodio si aggiunge la sempre inquietante idea dei bambini che vedono quello che gli adulti ignorano, parlano con gli spiriti e, poveracci, a loro modo mettono in guardia o cercano di difendere la famiglia, invano. A voler ben vedere aumenta anche il tasso di stupidità dei coinvolti: ora, passi la mocciosa che vive nel suo mondo, ma il nerd che accetta di giocare con lei a Bloody Mary chiudendosi in uno stanzino buio davanti ad uno specchio, quando sa benissimo che in quella casa c’è uno spirito incazzato, è qualcosa che travalica la mia comprensione. La cosa divertente è che poi se la prende con il migliore amico (già condannato dall’essere patrigno delle due pargole, ché sappiamo la fine che fanno i maschi di casa…) che immagino sia l’unica persona, negli anni ’80, ad essersi fatto direttamente impiantare la telecamera sulla spalla, visto che non la molla un secondo. Anche la verosimiglianza quindi, a sto giro, va a farsi friggere. Insomma, non è plausibile che questo si alzi la notte per cercare la moglie e si carichi sulla schiena la pesantissima telecamera, vagando come un picio in una casa sconosciuta.

Anche come prequel, Paranormal Activity 3 aggiunge poco a quanto già detto. O meglio, sviscera quello che lo spettatore attento aveva già capito guardando i primi due film, che qualcuno in quella famiglia del menga aveva fatto un patto col diavolo per motivi sconosciuti, e regala un non disprezzabile finale alla Rosemary’s Baby che, tuttavia, lascia un po’ con l’amaro in bocca: invece di menarsela per tutto il film con le solite riprese, avrebbero dovuto lasciar perdere i giochini con le telecamere (che comunque qualche salto sulla poltrona lo fanno fare, eh… aggiungo anche che stanotte ho dormito maluccio, pensando di trovarmi Toby in camera al minimo rumore) e concentrarsi un po’ sulla storia, creando l’inquietudine attraverso il sospetto e l’atmosfera, non attraverso lo spavento facile. Per esempio, a mio avviso la scena più bella di Paranormal Activity 3 è quella, poco prima della fine, dove compare il gruppo di vecchiacce sbucando all’improvviso da una stanza completamente buia… e il pezzo che più mi ha messo ansia è proprio quello finale, piano di inquietanti rivelazioni. Insomma, se dovranno fare un quarto episodio spero proprio che useranno i miliardi che hanno fatto in tre anni per avvalersi di sceneggiatori con le palle e che troveranno il coraggio di staccarsi dal modello dei primi capitoli. Altrimenti, meglio evitare… anche perché non so negli anni ‘60/’70 quanta gente poteva permettersi di avere quattro telecamere in casa!

All’inizio del film rispuntano le vecchie conoscenze Katie Featherston, nei panni di Katie, e Sprague Grayden in quelli di Kristi. Delle due attrici trovate il solito trafiletto cliccando sui loro nomi.
Henry Joost ed Ariel Schulman, di cui non si trovano praticamente notizie in rete, avevano già collaborato assieme l’anno scorso, girando un documentario dal titolo Catfish. Sono entrambi alla loro seconda esperienza cinematografica.

E ora, siccome è spuntata l’ennesima pagliacciata legislativa italiana, per la quale non si possono più mettere trailer sui siti a meno che non si paghino alla SIAE 400 e fischia euro trimestrali per un massimo di 30 trailer al mese, non posso lasciarvi al solito filmatino finale ma posso mettere il link dove potete guardare, se lo volete, il trailer di Paranormal Activity 3. ENJOY!
Trama: stavolta facciamo un bel salto indietro nel tempo e torniamo agli anni ’80, quando Kristie e Katie erano ancora piccole ma già assillate dall’entità del primo e secondo capitolo (entità che a ‘sto giro, per comodità, chiameremo Toby. Non Tony. Ehi, vi ricorda qualcuno? A me un po’ sì).
Cosa c’è da dire su Paranormal Activity 3? Per pigrizia vi direi di andarvi a vedere le prime due recensioni che ho scritto perché la formula è sempre la stessa: telecamere opportunamente piazzate da qualche peerla che cerca di capire come mai una casa nuova (sempre a due piani, e nulla mi toglie dalla mente che sia sempre quella utilizzata nei primi due episodi, giuro…) debba essere già colma di rumoracci e scricchiolii con aggiunta di fenomeni inspiegabili che diventano sempre più invadenti, pericolosi ed evidenti all’occhio di chi guarda i filmati che però, ovviamente, non se ne va di casa fin quando qualcosa di invisibile non lo morde/ferisce/sevizia. Per dire, che a me basterebbe vedere la porta di casa che si chiude da sola per prendere baracca e burattini e trasferirmi nell’emisfero opposto. Vabbé.
A questa ormai consolidata tradizione di effetti più o meno speciali e riprese di gente che dorme mentre alle loro spalle si manifesta qualsiasi cosa, nel terzo episodio si aggiunge la sempre inquietante idea dei bambini che vedono quello che gli adulti ignorano, parlano con gli spiriti e, poveracci, a loro modo mettono in guardia o cercano di difendere la famiglia, invano. A voler ben vedere aumenta anche il tasso di stupidità dei coinvolti: ora, passi la mocciosa che vive nel suo mondo, ma il nerd che accetta di giocare con lei a Bloody Mary chiudendosi in uno stanzino buio davanti ad uno specchio, quando sa benissimo che in quella casa c’è uno spirito incazzato, è qualcosa che travalica la mia comprensione. La cosa divertente è che poi se la prende con il migliore amico (già condannato dall’essere patrigno delle due pargole, ché sappiamo la fine che fanno i maschi di casa…) che immagino sia l’unica persona, negli anni ’80, ad essersi fatto direttamente impiantare la telecamera sulla spalla, visto che non la molla un secondo. Anche la verosimiglianza quindi, a sto giro, va a farsi friggere. Insomma, non è plausibile che questo si alzi la notte per cercare la moglie e si carichi sulla schiena la pesantissima telecamera, vagando come un picio in una casa sconosciuta.
Anche come prequel, Paranormal Activity 3 aggiunge poco a quanto già detto. O meglio, sviscera quello che lo spettatore attento aveva già capito guardando i primi due film, che qualcuno in quella famiglia del menga aveva fatto un patto col diavolo per motivi sconosciuti, e regala un non disprezzabile finale alla Rosemary’s Baby che, tuttavia, lascia un po’ con l’amaro in bocca: invece di menarsela per tutto il film con le solite riprese, avrebbero dovuto lasciar perdere i giochini con le telecamere (che comunque qualche salto sulla poltrona lo fanno fare, eh… aggiungo anche che stanotte ho dormito maluccio, pensando di trovarmi Toby in camera al minimo rumore) e concentrarsi un po’ sulla storia, creando l’inquietudine attraverso il sospetto e l’atmosfera, non attraverso lo spavento facile. Per esempio, a mio avviso la scena più bella di Paranormal Activity 3 è quella, poco prima della fine, dove compare il gruppo di vecchiacce sbucando all’improvviso da una stanza completamente buia… e il pezzo che più mi ha messo ansia è proprio quello finale, piano di inquietanti rivelazioni. Insomma, se dovranno fare un quarto episodio spero proprio che useranno i miliardi che hanno fatto in tre anni per avvalersi di sceneggiatori con le palle e che troveranno il coraggio di staccarsi dal modello dei primi capitoli. Altrimenti, meglio evitare… anche perché non so negli anni ‘60/’70 quanta gente poteva permettersi di avere quattro telecamere in casa!
All’inizio del film rispuntano le vecchie conoscenze Katie Featherston, nei panni di Katie, e Sprague Grayden in quelli di Kristi. Delle due attrici trovate il solito trafiletto cliccando sui loro nomi.
Henry Joost ed Ariel Schulman, di cui non si trovano praticamente notizie in rete, avevano già collaborato assieme l’anno scorso, girando un documentario dal titolo Catfish. Sono entrambi alla loro seconda esperienza cinematografica.
Eccoli qui: Ariel sulla sinistra e Henry sulla destra.
E ora, siccome è spuntata l’ennesima pagliacciata legislativa italiana, per la quale non si possono più mettere trailer sui siti a meno che non si paghino alla SIAE 400 e fischia euro trimestrali per un massimo di 30 trailer al mese, non posso lasciarvi al solito filmatino finale ma posso mettere il link dove potete guardare, se lo volete, il trailer di Paranormal Activity 3. ENJOY!
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