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martedì 3 febbraio 2015

Italiano medio (2015)

E' successo infine! Domenica sono andata a vedere Italiano medio, il primo film scritto, diretto ed interpretato da Marcello Macchia, al secolo Maccio Capatonda! Segue post senza troppi spoiler sulle gag contenute nel film!


Trama: Giulio Verme, figlio di genitori teledipendenti, è cresciuto odiando il tubo catodico ed è diventato un attivista, animalista, vegano e laureato. Il suo stile di vita rigoroso ed intransigente gli provoca tuttavia più di un problema relazionale e un giorno, dopo l'ennesimo litigio con la fidanzata Franca e l'incontro con l'amico d'infanzia Alfonzo, Giulio decide di assumere una pillola che lo costringerà ad usare solo il 2% del suo cervello...


Prima di continuare a leggere il post si consiglia di dare uno sguardo a queste avvertenze. Italiano medio NON è un film d'autore né un'opera imprescindibile che cambierà il cinema italiano, è una gigantesca supercazzola e come tale va vissuta.  Se Maccio Capatonda vi fa schifo o non vi dice nulla di che, EVITATE di andare al cinema a vedere Italiano medio: d'altronde io DETESTO i Soliti Idioti, ergo non vado a vedere i loro film, allo stesso modo ABORRO Checco Zalone, quindi non mi vedrete mai in sala a dargli soldi, ugualmente Aldo Giovanni e Giacomo hanno perso buona parte del loro fascino e quindi è anche sparito il gusto di vederli sul grande schermo. Per contro, ho sempre amato Maccio Capatonda, fin dai primi sketch a Mai dire gol, ecco perché ho avuto molto piacere di guardare Italiano medio. Se ancora non conoscete questo poliedrico ed assurdo figuro, cercate le serie Mario e La villa di lato, oppure trailer come L'uomo che usciva la gente, La febbra, Il sesto scemo e tanti altri; se questo tipo di comicità surreale, al limite del grottesco, non vi fa ridere e vi fa soltanto dire "a l'è inna strunsata", come succede a mio papà, smettete di leggere il post e NON andate a vedere Italiano medio o maledirete me e tutti quelli che stanno magnificando il primo film di Maccio Capatonda sui giornali, alla TV e in rete. Per tutti gli altri, Italiano medio riprende fondamentalmente l'idea lanciata nella terza stagione di Mario, dove il protagonista diventava un grezzone malvagio perché privato di buona parte delle facoltà cerebrali: Giulio Verme è un "buono" portato all'esasperazione, tanto da risultare odioso a tutti quelli che lo circondano, un fallito che si ammanta di bei paroloni e ancor più belle intenzioni che dopo aver assunto una pillola perde ogni freno inibitore e diventa un volgarissimo zamarro le cui uniche aspirazioni sono scopare, partecipare ai reality, scopare, sballarsi in discoteca e ancora scopare. L'italiano medio del titolo è dunque questa sorta di Mr. Hyde? Non proprio. L'italiano medio sono io, che bestemmio contro Zalone e vado tutta contenta a vedere Italiano medio (come il vegano che "può mangiare anche il porco fritto"), è chiunque predichi bene, razzoli male e viva di questa sua capacità di avere la botte piena e la moglie ubriaca.

"Pezzente! Poveraccio!"
Maccio Capatonda dirige un non-film che è un non-racconto di formazione, con una critica alla società italiana ormai assuefatta alle tecnologie, ai reality e al mito della "fama a tutti i costi" palese e anche troppo didascalica; probabilmente Maccio immaginava che tipo di spettatori sarebbero andati a vedere il suo film e ha cercato di rivolgersi a loro in modo chiaro, venendo incontro alle "loro capacità mentali", per dirla alla Luttazzi. Certo, non parliamo della surreale raffinatezza del primo Fantozzi o di pilastri della comicità come L'aereo più pazzo del mondo, tuttavia Maccio imbrocca un paio di idee geniali e le risate sono incredibilmente grasse, soprattutto nei momenti in cui strizza l'occhio ai fan sfoderando i suoi colleghi di sempre, la grazia di Anna Pannocchia, la micidiale malvagità di Rupert Sciamenna, l'espressività del solito "usciere" Herbert Ballerina, sempre più decerebrato ed esilarante, personaggi come Passante di Professione, un Fratello Peluria o slogan come "moBBasta" e "amechemenefregamme" (mancava solamente Catherine J. Junior, qualcuno sa dirmi che fine ha fatto??). La fisicità e la mancanza di vergogna del buon Maccio inoltre non hanno eguali, così come il suo incredibile senso della gaggheria (!), che tocca sicuramente l'apice nella finale di MasterVip e nell'attacco alla sede di Cartelloni, le due sequenze probabilmente più esilaranti dell'intera pellicola, alle quali aggiungerei tutta la serie di giochi di parole, proverbi presi alla lettera, personaggi borderline, titoli fasulli,  e non-attori che da sempre popolano gli sketch creati ed interpretati dal Gran Maestro Marcello Macchia. Se poi, com'è giusto, vogliamo trovare un difetto a Italiano Medio, bisogna dire che le gag sono molto più efficaci nei tempi ristretti di un corto o di una puntata di telefilm piuttosto che diluiti in un lungometraggio che, effettivamente, dopo un po' diventa pesantino da sopportare (questo stesso problema l'avevo riscontrato in Qualunquemente e, più di recente, in Ted o Un milione di modi per morire nel west). A parte questo, e considerato che Italiano medio è il primo film di Maccio Capatonda, posso tranquillamente dire di essere uscita dal cinema soddisfatta. Dritto pe' dritto!!!

Marcello Macchia, alias Maccio Capatonda, è regista, co-sceneggiatore e interpreta Giulio Verme, Antonino Verme e ovviamente Mariottide. Nato a Vasto, in Abruzzo, lo ricordo per le serie Drammi medicali. La villa di lato, Mario e per mille altri geniali sketch che potete trovare ovunque in rete. Ha 37 anni.


Luigi Luciano, alias Herbert Ballerina, è co-sceneggiatore e interpreta Alfonzo, Filomena Leccamuli e Passante Di Professione. Nato a Campobasso, lo ricordo per le serie Drammi medicali. La villa di lato, Mario e gli altri sketch di Maccio Capatonda. Ha 34 anni.


Oltre agli immancabili Ivo Avido (Pippo, il tamarro e il buttafuori), Rupert Sciamenna (il perfido Cartelloni) e Anna Pannocchia (la leggiadra Marinella Sgarri), storici protagonisti degli sketch macciani, nel film compare anche Lavinia Longhi, ovvero Franca, che interpretava Melany Micidial nella serie Mario, mentre tra le "guest star" segnalo Nino Frassica nei panni del Pri-mario, Raul Cremona in quelli del mago e buona parte dello Zoo di 105 in vari ruoli, soprattutto Paolo Noise in quello di Kevin, illustre espulso di MasterVip. Detto questo, se Italiano medio vi fosse piaciuto recuperate Mario e in generale tutto ciò che è targato Maccio Capatonda. ENJOY!

martedì 4 ottobre 2011

Il sesto senso (1999) - Recensione

Sono sempre un po’ timorosa quando devo affrontare la recensione di un film che mi è piaciuto particolarmente, perché penso sempre che quello che scrivo non sia nemmeno lontanamente degno di parlare di qualcosa di bello. Quindi è questo lo stato d’animo con cui recensirò il bellissimo Il sesto senso, diretto nel 1999 dal regista M. Night Shyamalan.



Trama: Malcom Crowe è uno psichiatra infantile di fama riconosciuta, che si ritrova a dover aiutare il piccolo Cole, un ragazzino i cui problemi nascono dalla sua capacità di vedere i fantasmi.



Il sesto senso è senza ombra di dubbio l’unico film veramente bello girato dal sopravvalutatissimo regista Shyamalan (o Sciabadà. A me piace chiamarlo così). Quest’uomo ci ha fatto i miliardi speculando sull’unica, vera, interessante idea “ad effetto” che gli è venuta, e negli anni ha provato a ricreare qualcosa di simile, propinandoci uomini – supereroi, villaggi sperduti nei boschi, incurabili virus, persino ninfe acquatiche che compaiono nelle piscine altrui per scassare i cabasisi al prossimo. Il mio consiglio spassionato è quello di chiudere gli occhi di fronte a tanta immondizia e concentrarsi soltanto su Il sesto senso, facendo attenzione a che nessuno sia così bastardo da rivelarvi il finale se non lo avete mai visto. In tal caso, siete autorizzati a spedire l’eventuale chiacchierone di turno dritto dritto nelle schiere di fantasmi che il piccolo Cole dice di vedere.



Non mi sarà facile, quindi, recensire questo film senza scendere nei particolari e rimanendo molto vaga sulla trama. Facendola breve, Il sesto senso ha tutto. La sua sceneggiatura è un perfetto meccanismo ad orologeria, dove ogni singolo dettaglio, anche il più insignificante, acquista significato con il proseguire della storia e arricchisce il film di rinnovata bellezza anche dopo numerose visioni. Il colore rosso, le ferite di Cole, i silenzi, gli sguardi, sono tutti elementi che concorrono a svelare nuovi aspetti della vicenda e a creare contemporaneamente ulteriori misteri, aumentando incertezze ed inquietudine. Anche l’aspetto sovrannaturale de Il sesto senso è dosato con parsimoniosa furbizia. Gli spiriti dei morti incombono più come una presenza silenziosa o violenta, raramente si vedono perché il regista preferisce mostrarci gli effetti del loro passaggio e le reazioni che questo suscita su coloro che non li percepiscono. E quando i morti si mostrano sono sempre raccapriccianti e spaventosi, nonostante la loro intenzione sia semplicemente quella di comunicare; per questo non possiamo fare altro che rimanere terrorizzati assieme a Cole, un bimbo dalla situazione familiare disagiata, ulteriormente oppresso da quello che, più che un dono, è una maledizione.



Come avrete capito, quindi, l’aspetto umano è fondamentale per Il sesto senso. Ben lontano dall’essere un semplice horror, infatti, la pellicola è una riflessione sulla vita, sull’importanza dei legami familiari e sulla necessità di superare ed elaborare il lutto. Essenziale, quindi, la presenza di attori eccellenti. Se devo dire la verità, in questo film Bruce Willis è bravo e a tratti la sua interpretazione è toccante, ma viene completamente eclissato dalle performance di Haley Joel Osment e Toni Collette. Il primo regala un’interpretazione straordinaria, considerata anche la giovanissima età, riuscendo a passare dall’inquietante, al commovente, al divertente, persino all’irritante, senza mai risultare fasullo o irreale. E’ impossibile, infatti, non provare pena per il piccolo Cole o rabbia per la stupidità delle persone che lo circondano e che lo etichettano come mostro. Impossibile anche ignorare la forza che Toni Collette infonde al personaggio di Lynn, una madre single provata dalla vita con un figlio che vede soffrire senza riuscire ad intuirne il motivo, combattuta tra l’amore che prova per lui e la razionalità che le impedisce di capire i mille, inequivocabili segni lasciati dalle invisibili presenze che tormentano Cole. Rileggendo la recensione mi rendo conto di avere detto troppo. Fate come Cole, abbiate fiducia e guardate Il sesto senso, anche se avete paura di quel che potrete vedere. Non ve ne pentirete.

 

Di Bruce Willis, che interpreta il Dr. Crowe, ho già parlato qui, mentre un trafiletto su Toni Collette (che interpreta Lynn, la madre di Cole, ruolo che le è valso la nomination all’Oscar come miglior attrice non protagonista), lo trovate qua.

M. Night Shyamalan (vero nome Manoj Nelliyattu Shyamalan) è il regista della pellicola ed interpreta anche il dottore che visita Cole. Vorrei mettere agli atti il fatto che, pur detestandolo con forza, ho visto praticamente ogni suo film, e questo non depone a favore della mia sanità mentale. Indiano, è il responsabile (e sottolineo la parola responsabile) di film come Unbreakable – Il predestinato, Signs, The Village, Lady in The Water e E venne il giorno. Anche sceneggiatore e produttore (il già recensito Devil alla fine è completamente o quasi farina del suo sacco), ha 41 anni.



Haley Joel Osment interpreta Cole, ruolo che gli è valso la nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista. Sicuramente l’attore prodigio più bravo della sua generazione, anche se di lui si sono ora un po’ perse le tracce, lo ricordo per film come Forrest Gump, Bogus l’amico immaginario, il lacrimevole Un sogno per il domani e A.I. Intelligenza artificiale. Ha inoltre doppiato La Bella e la Bestia: un magico Natale, un episodio dei Griffin e partecipato alle serie Walker Texas Ranger, Jarod il camaleonte e Ally McBeal. Americano, anche produttore, ha 23 anni e due film in uscita.



Olivia Williams interpreta la moglie di Malcom, Anna. Inglese, la ricordo per film come Rushmore, Peter Pan e X – Men – Conflitto finale, inoltre ha partecipato alle serie Friends e Dollhouse. Ha 43 anni e tre film in uscita.



Donnie Wahlberg interpreta Vincent. Americano, lo ricordo per film come l’orrendo L’acchiappasogni, Saw II – La soluzione dell’enigma, Saw III  - L’enigma senza fine e Saw IV. Anche sceneggiatore e produttore, ha 42 anni.  



Tra gli altri interpreti segnalo la partecipazione di Mischa Barton, la sgallettata protagonista dell’orrida serie televisiva The O.C., nei panni della piccola Kyra. Se Il sesto senso vi fosse piaciuto, vi consiglio di cercare e guardare l’altrettanto bello The Others. E ora... sdrammatizziamo! Non vi lascio al trailer del film, a quello di un oscuro capolavoro del thriller... Il sesto scemo.... ENJOY!!

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