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martedì 24 agosto 2021

Evangelion: 3.0+1.01 Thrice Upon a Time (2021)

La sorpresa a tutti gli otaku d'Italia l'ha fatta Amazon Prime Video, che è riuscita ad accaparrarsi l'ultimo film della Rebuild of Evangelion, ovvero Evangelion: 3.0 + 1.01 Thrice Upon a Time (シン・エヴァンゲリオン劇場版), dei registi Hideaki Anno (ovviamente anche sceneggiatore), Mahiro Maeda, Katsuichi Nakayama e Kazuya Tsurumaki.


Trama: dopo che il Fourth Impact è stato scongiurato, Shinji, Asuka e Rei vengono salvati e condotti su Neo Tokyo 3, ma le macchinazioni di Gendo Ikari e della Nerv sono ben lontane dall'essersi concluse...


Vi rivelo un segreto, che è anche un po' una vergogna: ho guardato Evangelion: 3.0 + 1.01 Thrice Upon a Time senza aver fatto prima un ripasso generale degli altri tre film della Rebuild of Evangelion e, onestamente, ho rischiato che mi scoppiasse il cranio perché di essi, soprattutto del terzo, ricordavo davvero pochissimo. Ammetto di avere interrotto la visione più volte per andare a recuperare stralci di Wikipedia, soprattutto quando Asuka nominava cose come i Lilin e soprattutto quando hanno cominciato a spuntare fuori lance assortite dotate di svariati poteri. Miracolosamente, comunque, mi è parso di riuscire a capire tutto o quasi e, non vorrei sbagliare, ma mi è sembrato che Thrice Upon a Time fosse il capitolo più "semplice" dell'intera operazione, perlomeno quello più privo di pipponi filosofici. Certo, nonostante lo abbia trovato davvero bellissimo e molto emozionante, per godere appieno di Thrice Upon a Time bisogna superare una prima ora di Shinjitudine all'ennesima potenza, una roba che rischierebbe di far scappare la pazienza a un santo; se negli episodi precedenti Shinji era mollo come un'ameba, in questo lo ritroviamo direttamente catatonico, muto quando va bene, in lacrime ed isterico quando va male, affiancato da una sempre più "vitale" Rei la quale, caruccettissima eh, cerca di capire il senso della vita e dell'umanità, ma all'ennesima domanda pronunciata con quella vocetta fessa e monocorde il desiderio di impiccarmi si faceva sempre più pressante. Onestamente, se Anno rifacesse da capo Evangelion mettendo come protagoniste solo le deliziose, splendide, vivacissime Asuka e Mari, gli unici personaggi adolescenti del franchise dotati di spina dorsale e carisma, sarei molto più felice ma, che ci volete fare, tutto il cucuzzaro è nato come percorso di crescita sia per il vibrione Shinji che per il povero Anno, il quale nel frattempo è riuscito a liberarsi dalla depressione, e si vede.


Finalmente, infatti, nel quarto capitolo della serie si riesce a scorgere un afflato di speranza, la possibilità che la "normale", imperfetta umanità riesca a compiere un miracolo confidando in quella forza d'animo che spesso siamo tentati di ignorare, sopraffatti dalla paura, dall'incertezza, dall'odio e dall'egoismo; troppo facile desiderare di cancellare tutto, oppure di evitare il cambiamento perché "il passato era meglio", ancora più facile lasciarsi cullare dal dolore e sperare che qualcun altro possa fare il lavoro sporco per noi trincerandoci dietro la paura di crescere e assumerci le nostre responsabilità. Certo, amici e famiglia, ce lo dice lo stesso Anno, sono indispensabili, ma noi per primi dobbiamo costruire per loro un ambiente accogliente che li "convinca" a voler restare con noi e a darci una mano nei momenti di difficoltà, altrimenti il rischio è quello di rimanere per sempre soli, disperati e prede di un'oscurità che rischia di farci compiere errori ancora peggiori. Lungi da me apprezzare al 100% il finale deciso da Anno, ovviamente, nonostante la splendida idea di far confluire la realtà con la fantasia e "liberare", idealmente, i suoi bambini nel mondo (nella sua città natale, addirittura, se non ho inteso male). Il concetto di fondo è splendido quanto le animazioni e un paio di sequenze mozzafiato di cui parlerò tra poco, ma affidare tanto splendore e gioia di vivere a Shinji, che meritava soltanto sputi in faccia ed ignominia (ma mai, in effetti, quanto le due pazze isteriche Sakura e Midori, che nei panni di Misato avrei appeso all'arca lasciandole alla mercé di qualunque Eva pronto a sventrarle e mangiarle), mi è parso un po' esagerato nonché svilente per la povera Mari, la quale peraltro si porterà "nella tomba" parecchi misteri, mannaggia a lei.


Ma chissene di Shinji, via. Alla fine Evangelion è, ed è sempre stato, una gioia per gli occhi e per il cuore, zeppo di scelte coraggiose a livello di animazioni e regia, e anche Thrice upon a time non delude sotto questi aspetti. Come già nei due capitoli precedenti, ogni battaglia di Mari è un capolavoro di azione e colori, accompagnata da una colonna sonora tra l'esaltante e il solenne, e i momenti visionari della seconda parte, con l'enorme (inquietantissima, porca miseria!) testa di Rei a spiccare su realtà completamente stravolte e incubi semoventi, si sprecano. Ciò detto, nel mio cuore probabilmente resterà il progressivo smantellamento dell'opera "Evangelion", nemmeno ci si trovasse dentro un set giunto infine all'ultima rappresentazione teatrale, con tutti gli ambienti più iconici dell'anime fatti a pezzi dalla battaglia tra i due Ikari, assieme, nemmeno a dirlo, agli innumerevoli guizzi horror di cui l'opera di Anno fortunatamente non è mai priva. Che io non sia una superfan della saga è innegabile, perché nonostante sia arrivata alla fine di Thrice Upon a Time provata ed emozionata, non si è mai formato in gola quel magone che avrei sperato davanti ai mille momenti drammatici e persino teneri di cui è infarcito quest'ultimo capitolo, ma sono grata ad Anno per aver creato questo capolavoro di animazione capace di sorprendere ancora oggi dopo 26 anni da quel primo episodio in cui "cane bastonato" Shinji si infilava nel terrificante Eva sotto l'ancor più terrificante sguardo di Gendo "Padre dell'anno" Ikari. Adesso auguro al buon Hideaki di guardare avanti, di crescere ed essere libero dalla sua creatura più famosa e complessa, abbracciando tutta la felicità che merita!


Del co-regista e sceneggiatore Hideaki Anno ho già parlato qui.



Il film è il completamento della Rebuild of Evangelion che comprende Evangelion: You are (not) alone, Evangelion: You can (not) advance ed Evangelion: 3.0 You Can (not) Redo , ai quali consiglierei di aggiungere, se non l'avete mai vista, la serie Neon Genesis Evangelion. ENJOY!!

 

martedì 4 luglio 2017

Shin Godzilla (2016)

Da ieri e fino al 5 luglio viene distribuito in alcuni cinema italiani Shin Godzilla (シン ゴジラ - Shin Gojira), diretto nel 2016 dai registi Hideaki Anno, anche in veste di sceneggiatore, e Shinji Higuchi. Potevo non parlarne?


Trama: nelle acque della baia di Tokyo compare un inquietante e gigantesco mostro anfibio, battezzato Godzilla. Con la popolazione minacciata da distruzione e radiazioni, i vertici del governo devono trovare una soluzione per contenere o eliminare la creatura...


A costo di risultare impopolare, devo ammettere di non amare il genere kaiju. Credo infatti di avere visto soltanto il Godzilla originale almeno una ventina di anni fa e di avere evitato ogni cosa vagamente vicina all'argomento tranne Pacific Rim, inaspettatamente bello ed esaltante. Di fatto, mi sono avvicinata a questo Shin Godzilla solo perché alla regia e alla sceneggiatura c'era quel matto depresso di Hideaki Anno, quindi non aspettatevi un post imperniato su confronti o disamine della saga dedicata al mostrone radioattivo perché mi sono limitata a prendere questo film per quello che è, ovvero una pellicola in cui un mostro attacca Tokyo. Un mostro famoso, per carità, ma al quale non sono affezionata affatto quindi le emozioni che mi ha lasciato questo Shin Godzilla, per quanto nuovo e divino, si sono limitate ai pochi momenti Evangelion in cui la bestiola devasta Tokyo con una colonna sonora praticamente identica a quella dello storico anime, al punto che mancava solo Shinji alla guida di un EVA che combatteva la creatura per completare il quadro. Qui però, se kami vuole, manca quella pittima molla di Shinji e il vero nemico dei giapponesi non è tanto Godzilla o un Angelo, bensì la terrificante, pesantissima burocrazia nipponica. La critica sociale di Anno è spietata ed è l'elemento che più ho apprezzato all'interno della pellicola: Godzilla non si vede tantissimo, mentre invece l'80% del film è fatto di funzionari governativi che discutono, si passano la patata bollente da un ufficio all'altro, vanno avanti di autorizzazione in autorizzazione mentre il mostro lascia dietro di sé una scia di morte e distruzione che nessuno sa, vuole o può affrontare. Gli unici ad avere carta bianca (nei limiti) sono un gruppo di ricercatori e nerd prima ghettizzati perché incapaci di lavorare all'interno dello Stato e ora indispensabili proprio perché "indipendenti", persone costrette ad una terrificante corsa contro il tempo e contro Nazioni come gli USA il cui motto potrebbe tranquillamente essere "fatti, non pugnette": mentre infatti i giapponesi parlano e parlano, le Nazioni Unite decidono in quattro e quattr'otto, alle loro spalle, di sterminare Godzilla con una bella bomba atomica. Basta poco, che ce vo'?


Detto questo, non è che il divin Godzilla (o Gojira) non compaia, anzi. Quando lo fa il livello di tachicardia si alza pericolosamente, soprattutto (che cosa paradossale) quando il mostro è nella sua versione "pupazzotta" dell'inizio, quella con gli occhi scompagnati che lo fa sembrare finto come i soldi del Monopoli: qualcosa, in quello sguardo strabico, mi ha fatto venire la pelle d'oca quasi più di quando viene mostrato quel trionfo tamarrissimo di raggi laser radioattivi che devastano Tokyo partendo dalla schiena di Godzilla oppure le varie metamorfosi umanoidi sul finale, assai simili agli incubi di Giger. La cosa che ho particolarmente apprezzato dell'operazione di Anno e Higuchi è l'aver realizzato il mostro utilizzando la computer graphic ma cercando comunque di farlo sembrare un pupazzo, basando la sua realizzazione sulla tecnica della motion capture, quindi mantenendo una base di partenza umana come ai bei tempi di Honda; effettivamente, pur essendo ambientato nel 2011, anno del disastro di Fukushima con conseguente richiamo ai pericoli del nucleare, Shin Godzilla profuma di nostalgico e a tratti ricorda il genere Tokusatsu, come se ci trovassimo davanti una tamarrissima puntata dei Power Rangers. A differenza di un qualsiasi episodio della serie dedicata ai guerrieri colorati, però, Shin Godzilla porta anche a riflettere ed è ben radicato nella realtà del Giappone non solo odierno ma anche passato. Il ricordo dei bombardamenti della seconda guerra mondiale e la consapevolezza di cosa possa fare l'uso sconsiderato del nucleare sono sensazioni vive nel cuore di ogni Giapponese, così come quella naturale tendenza ad isolarsi e sfidare un po' la natura, due caratteristiche antitetiche di un popolo pieno di contraddizioni: in questo, Godzilla mi è sembrato una sorta di "paciere", né buono né cattivo, semplicemente il risultato della sconsideratezza umana e per questo destinato a diventare un monito perpetuo, un organismo malato con il quale convivere per riuscire forse, un giorno, a trovare una cura. Certo, visto l'ottimismo di Anno probabilmente questo giorno non arriverà mai, ma la speranza è sempre l'ultima a morire.


Del co-regista e sceneggiatore Hideaki Anno ho già parlato QUI mentre Shin'ya Tsukamoto, che interpreta un biologo, lo trovate QUA.

Shinji Higuchi è il co-regista della pellicola. Giapponese, ha diretto film come L'attacco dei giganti, L'attacco dei giganti: Il film: parte II - Le ali della libertà ed episodi di serie quali Nadia e il mistero della pietra azzurra. Anche tecnico degli effetti speciali, attore, animatore e sceneggiatore, ha 52 anni.


Hiroki Hasegawa interpreta Rando Yaguchi. Giapponese, ha partecipato a film come Why Don't You Play in Hell?, L'attacco dei giganti e L'attacco dei giganti: Il film: parte II - Le ali della libertà. Ha 40 anni.


Ren Ousugi interpreta il primo ministro. Giapponese, ha partecipato a film come Sonatine, Getting Any?, Hana-Bi - Fiori di fuoco, Audition, Brother, Dolls, Zebraman, Exte: Hair Extensions e a serie quali MPD Psycho; come doppiatore, ha lavorato nel film I cavalieri dello zodiaco - La leggenda del Grande Tempio. Ha 66 anni e un film in uscita.


Satomi Ishihara (vero nome Kuniko Ishigami) interpreta Kayoko Ann Patterson. Giapponese, ha partecipato a film come Sadako 3D, L'attacco dei giganti e L'attacco dei giganti: Il film: parte II - Le ali della libertà. Ha 31 anni.


Jun Kunimura interpreta il capo di gabinetto Masao Zaizen. Giapponese, ha partecipato a film come Black Rain - Pioggia sporca, Audition, Ichi the Killer, Kill Bill - Volume 1, Kill Bill - Volume 2, Why don't you play in hell?, L'attacco dei giganti: Il film: parte II - Le ali della libertà e The Wailing, inoltre ha lavorato come doppiatore nel film Si alza il vento. Ha 62 anni e tre film in uscita.


Se Shin Godzilla vi fosse piaciuto recuperate tutti i mille altri film dedicati al mostrone: il Godzilla del 1954, Il re dei mostri, Rodan il mostro alato, Mosura, Il trionfo di King Kong, Watang! Nel favoloso impero dei mostri, Ghidorah! Il mostro a tre teste, L'invasione degli astromostri, Il ritorno di Godzilla, Il figlio di Godzilla, Gli eredi di King Kong, Godzilla's Revenge, Godzilla - Furia di mostri, Godzilla contro i giganti, Ai confini della realtà, Godzilla contro i robot, Distruggete Kong! La Terra è in pericolo, Il ritorno di Godzilla, Godzilla contro Biollante, Godzilla contro King Ghidorah, Godzilla contro Mothra, Godzilla vs Mechagodzilla II, Godzilla vs SpaceGodzilla, Godzilla vs Destoroyah, Godzilla 2000: Millenium, Godzilla vs Megaguirus, Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack, Godzilla against MechaGodzilla, Godzilla: Tokyo S.O.S. Godzilla: Final Wars sono quelli giapponesi (spero ci siano tutti), ai quali potete aggiungere il Godzilla di Emmerich, quello di Gareth Edwards (al quale dovrebbe seguire nel 2019 un Godzilla: King of the Monsters) e per finire Pacific Rim! ENJOY!

mercoledì 25 settembre 2013

Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo (2012)

Gran parte dei miei lettori stasera saranno con le terga posate su comode poltroncine a guardare, durante il solito spettacolo unico sparso in tutta Italia tranne a Savona, il penultimo capitolo della tetralogia Rebuild of Evangelion, ovvero Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo (ヱヴァンゲリヲン新劇場版:Q - Evangerion Shin Gekijōban: Kyū) del regista Hideaki Anno. Ovviamente, giusto per non passare la serata rosicando, l'avevo già visto prima e mo' ve lo recensisco in diretta!


Trama: dopo gli eventi del secondo film Shinji si risveglia in un mondo che non conosce, sull'orlo della catastrofe e profondamente mutato. Di chi fidarsi dunque quando anche i suoi amici sembrano molto diversi da quelli che conosceva...?


Comincerò la recensione di Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo con un piccolo sfogo, concedetemelo, perché questa volta il problema è diventato talmente grande da inficiare, in parte ma pesantemente, il lavoro di Anno: Shinji Ikari non è solo baka (stupido) ma è anche e soprattutto mollo, pittima, caca*azzo, inutile, piagnone, ignorante come una capra di Biella, pesantemente abbulicciato e stronzo. Ma non nel senso di cattivo, proprio nel senso di "povero stronzo" idiota. Se Jon Snow "knows nothing", in confronto a Shinji Ikari la creatura di Martin è un pozzo di conoscenza; nel dizionario Ligure/italiano - Italiano/ligure sotto la definizione di "belino mollo" c'è la faccetta sfranta di Shinji; quando Candy Candy, Lovely Sara, Bun Bun e persino Remi incontrano Shinji Ikari per strada, prima si toccano poi lo ricoprono di sputi e insulti. Seguire le vicende di un protagonista così deficiente, scusate, è diventato non difficile: di più. E' come avere un incattivito Freddy Krueger appeso ai marroni. I pochi momenti in cui arrivano Asuka e Mari a ravvivare la situazione, desiderose di pigliare per il chiulo l'inetto bamboccio o frantumargli il coccige a calci, non bastano a risollevare l'atmosfera ammorbata da una ridda di comprimari che, se già nei primi due capitoli erano simpatici e angosciosi come una cacca nel letto, a 'sto giro battono ogni record: Gendo è inqualificabile come sempre, la povera Rei, la cui natura viene finalmente rivelata, ha la stessa vitalità di un bradipo morto, il nuovo arrivato Kaworu Nagisa sarebbe da prendere a schiaffi con un EVA e persino Misato si è arresa (e dalle torto!!) al clima di distesa serenità che avvolge tutti i personaggi diventando una bitch da primato. Lo spettatore afflitto da cotanta simpatia ha un bel daffare a seguire i pochi combattimenti e sviluppi che corollano la progressiva mutazione di Shinji da inutile stronzo a stronzo inutile, dannoso E catatonico.


Dopo questo sfogo, vi chiederete se Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo mi sia piaciuto. La risposta è nì. Un po’ per i motivi di cui sopra, un po’ perché la storia raccontata, completamente inedita, sembra una sorta di riempitivo o, se preferite, di preparazione a quello che dovrebbe essere un deflagrante finale ma, in definitiva, mette un sacco di carne al fuoco e chiarisce davvero poco. Il personaggio principale, come avrete capito, se nel secondo capitolo della saga aveva fatto qualche passo avanti verso la saggezza in questo terzo episodio retrocede invece come i gamberi e tutti i pipponi adolescenzial-divini del precisino Nagisa lasciano il tempo che trovano e si limitano a regalare solo una simpatica orchite allo spettatore. Per quanto riguarda il reparto tecnico invece, come al solito, chapeau. L’aspetto grafico di Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo, già pregevolissimo nella serie degli anni ’90, fa un ulteriore salto di qualità rinnovando il character design di alcuni personaggi (anche con pochi dettagli ma comunque molto azzeccati) e introducendo un paio di nuovi veicoli a dir poco mozzafiato per quanto sono dettagliati. Le sequenze clou sono ovviamente un trionfo e riescono a mettere i brividi, soprattutto quelle che vedono impegnate in combattimento le tostissime Mari e Asuka o quella che in Giappone costituiva il trailer del film, accompagnata dalle note de L’inno alla gioia del Ludovico Van e, come al solito, sono arricchite da quel tocco horror che non guasta mai. Resta ora da attendere il capitolo finale della saga dunque, sperando che Anno si decida finalmente a venire incontro anche agli spettatori ottusi come me… o ad uccidere Shinji una volta per tutte, a me andrebbe bene anche quello!!


Del regista e sceneggiatore Hideaki Anno ho già parlato qui.

Il film è ovviamente il seguito di Evangelion: You are (not) alone ed Evangelion: You can (not) advance; per completare la Rebuild of Evangelion i fan dovranno aspettare Evangelion: Final (titolo ovviamente temporaneo), che dovrebbe uscire in Giappone l’anno prossimo. Nell'attesa, recuperate queste prime parti della tetralogia e... ENJOY!!


mercoledì 4 settembre 2013

Evangelion Night

In occasione dell'imminente uscita di Evangelion 3.0: You Can (Not) Redo, stasera si svolgerà in quasi tutta Italia tranne a Savona la cosiddetta Evangelion Night ovvero la maratona che vede proiettati i primi due film della tetralogia Rebuild of Evangelion, una rivisitazione dell'anime Neon Genesis Evangelion. Alcuni spettatori italiani si spareranno quindi senza soluzione di continuità Evangelion 1.0: You Are (not) Alone (ヱヴァンゲリヲン新劇場版:序 - Evangerion shin gekijôban: Jo) del 2007 ed Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance (ヱヴァンゲリヲン新劇場版:破 - Evangerion shin gekijôban: Ha) del 2009, entrambi diretti da Hideaki Anno, Masayuki Yamaguchi e Kazuya Tsurumaki. Siccome il multisala savonese (non) partecipa all'operazione e siccome gradivo preservare la mia (non) sanità mentale, mi sono procurata i due film in questione e li ho guardati in due sere differenti...


Trama: i film raccontano la battaglia di un'umanità ormai quasi estinta per mano dei cosiddetti "Angeli", esseri mostruosi che, regolarmente, scendono sulla Terra per portare morte e distruzione. A combattere queste creature c'è la misteriosa organizzazione Nerv, che usa come arma gli EVA, dei robot ibridi pilotati da adolescenti problematici...


Evangelion 1.0: You Are (not) Alone condensa la prima parte dell'anime e ci presenta la "simpatica" figura di Shinji Ikari, il protagonista della saga nonché uno dei personaggi più molli, pipparoli, inetti e antipatici della storia dell'animazione che, sia ben chiaro, rimarrà piagnone e immaturo fino alla fine della pellicola, quindi scordatevi (almeno per ora) il classico romanzo di formazione. C'è anche da dire, poveraccio, che il padre l'ha abbandonato da bambino e, dopo anni passati a non farsi sentire, gli mette davanti una scelta ragionevole: "o sali su 'sto robot assassino che non hai mai visto, provato, conosciuto e senza nemmeno un'ora di addestramento o tornatene pure a casa, inutile figlio del menga". I comprimari, l'avrete quindi capito, non sono da meno: abbiamo, appunto, il già citato papà Gendo Ikari, uno stronzo manipolatore pronto letteralmente a sacrificare il figlio quando non è impegnato ad ignorarlo o a disprezzarlo e la "vivace" Rei Ayanami, un'adolescente dotata delle emozioni di un blocco di tufo nonché sogno erotico di ogni porco giapponese amante delle donnine sottomesse e silenziose. Questi due sono legati da qualcosa di non ben definito, lei morirebbe per lui e lui ha passato anni a pianificare il destino di lei e del figlio con l'avvallo di un silenzioso assistente, mentre nell'ombra tramava UN'ALTRA organizzazione misteriosa. Mah. A far da contraltare a queste tre piattole, per fortuna, c'è il capitano Misato Katsuragi, una donna con palle E sentimenti, in grado sia di svolgere il suo lavoro che di dialogare come un essere umano, a differenza del 90% dei personaggi della serie. Detta così, vi sembrerà che io abbia detestato il film e i primi sei/sette episodi dell'anime a cui esso si rifà, ma non è così. A parte che la regia e le idee di Anno, vero creatore della saga, sono qualcosa di incredibile e riescono a tenere desta l'attenzione dello spettatore anche davanti a protagonisti così camurriosi ma poi gli Angeli sono degni di un film dell'orrore tout court e hanno un design ancora oggi inquietantissimo: sinceramente, il resto degli eventi, almeno in questo Evangelion 1.0: You Are (not) Alone, impallidisce davanti ai tre devastanti attacchi degli Angeli e alla furia incontrollabile degli EVA, nonché a tutte le incredibili invenzioni tecnologiche mostrate nel corso dell'ora e mezza di pellicola. Anno e soci sono riusciti a confezionare un film fruibile sia dagli appassionati (tra cui, avrete capito, non rientro io) o da chi semplicemente seguiva la serie all'inizio del 2000 (presente!) che da chi di Evangelion non sapeva nulla, aggiungendo anche un paio misteri, mezze frasi e cliffhanger che invogliano a proseguire la visione e non solo nella speranza che, prima o poi, quell'idiota di Shinji schiatti tra atroci sofferenze portando seco il padre e la bambolina dagli occhi rossi.


Evangelion: 2.0 You Can (Not) Advance porta invece la storia decisamente su un altro livello. Innanzitutto, la colonna sonora è meravigliosa, un mix di musiche malinconiche, epiche e tragiche che accompagnano alla perfezione ogni sequenza. Inoltre, da metà pellicola in poi, Anno si scatena e inizia a dare veramente il bianco per quanto riguarda visionarietà e cattiveria, cominciando a svelare alcuni degli altarini nascosti da quel maneggione di Gendo e, finalmente, facendo evolvere (o trascendere?) quella pippa di Shinji. All'affresco già zeppo di personaggi se ne aggiungono altri ancora più folli e misteriosi (tra cui Makinami Illustrious Mari, creata apposta per la pellicola), si moltiplicano gli EVA e gli angeli diventano sempre più pericolosi e ben realizzati, mentre le contaminazioni horror e le implicazioni filosofiche della vicenda cominciano a non contarsi nemmeno più. E dire che l'intera prima parte del film sembra davvero uno shojo ad ambientazione scolastico/fantascientifica che non lascia assolutamente presagire la piega tragica che seguirà: l'arrivo della deliziosa e indisponente Asuka Shikinami Langley (non più Soryu), pilota dell'EVA 02, sancisce infatti la nascita di una sorta di triangolo amoroso tra lei, il mollo Shinji e la taciturna Rei, interamente improntato sulla competizione tra piloti e la capacità di rendere felice o risolvere i problemi dell'altro. Finalmente i due protagonisti della serie cominciano a rendersi se non più simpatici perlomeno più umani e facili da sopportare ed è inquietante per lo spettatore vedere che, mentre i personaggi diventano meno distaccati dalla realtà che li circonda, gli EVA da loro pilotati diventano per contro meno robot e più mostri incontrollabili in grado di privarli dell'umanità. L'incredibile cliffhanger finale (che, giuro, non rammento dalla serie ma considerate anche che l'ho vista solo una volta e ormai più di 10 anni fa), un capolavoro di suspance in grado di lasciare letteralmente a bocca aperta, viene solo in parte "smorzato" da un'ambigua scena post credit e dalle anticipazioni relative al terzo episodio. Anzi, a dire il vero fa salire una scimmia sulle spalle delle dimensioni di un Angelo, quindi non vedo l'ora di mettere le mie manine otaku anche sul penultimo film della tetralogia.


Riassumendo queste due mini-recensioni scritte a caldo dopo ciascuna visione direi che questo Rebuild of Evangelion al momento non delude affatto. Le sequenze del primo episodio le ricordavo quasi tutte e il film poco aggiunge alla serie, al limite condensa un paio di passaggi, mentre il secondo episodio spicca per la bellezza incredibile delle battaglie tra EVA e angeli e anche per la delicatezza con cui ci viene mostrata la vita prima del secondo arrivo di questi mostri semi-divini: la gita all'acquario dove i protagonisti vedono per la prima volta un mare blu invece che rosso e l'esperienza di Shinji in campagna contribuiscono a ispirare nello spettatore una partecipazione più reale verso le vicende narrate e lo preparano (molto subdolamente, maledetto Anno) a versare anche un paio di lacrimucce nei momenti più tragici del film. Onestamente, mi sembrava che la serie fosse molto più cerebrale ed incomprensibile di questi due film e per questo credo che la visione di Evangelion 1.0 e 2.0 sia fattibile per tutti gli amanti degli anime in particolare e dei disegni animati in generale. In fondo, c'è un motivo se la cupa creatura dello Studio Gainax ha ispirato e continua ad ispirare sia l'animazione giapponese (Madoka Magica ha delle atmosfere molto simili e d'altronde ha reinventato il genere maghette come Evangelion ha reinventato quello dei robottoni) che il cinema mondiale, si veda Guillermo Del Toro e il suo Pacific Rim. Ora, resta solo da aspettare, il 25 settembre, Evangelion 3.0: You Can (Not) Redo!

Hideaki Anno è il regista, supervisore e sceneggiatore delle due pellicole. Giapponese, ha diretto anche la splendida, indimenticabile serie Il mistero della pietra azzurra e ovviamente Neon Genesis Evangelion. Anche doppiatore e produttore, ha 53 anni e un film in uscita, l’ultimo capitolo della tetralogia previsto per il 2014.


Neon Genesis Evangelion nasce come serie e da essa sono stati tratti altri due lungometraggi, entrambi del 1997, Death & Rebirth e The End of Evangelion, quest'ultimo con un finale alternativo rispetto a quello dell'opera originale. Non mancano inoltre i manga: quello "ufficiale", Neon Genesis Evangelion, è stato scritto e disegnato dal character designer della serie, Yoshiyuki Sadamoto, mentre gli spin-off sono Evangelion Iron Maiden (shojo del 2004 pubblicato anche in Italia), Neon Genesis Evangelion The Shinji Ikari Raising Project (manga ad ambientazione scolastica del 2006, pubblicato anche in Italia), Evangelion: Cronache degli angeli caduti (altro shojo del 2008 che si distacca però parecchio dalla serie principale, pubblicato anche in Italia), Evangelion - Detective Shinji Ikari (manga del 2010 dove Shinji si reimprovvisa detective, pubblicato anche in Italia) e infine Petit EVA - Evangelion@School, parodia superdeformed del 2007 da cui è stato tratto anche un web-anime in 3D. Che dire, se la Evangelion Night vi è piaciuta roba da recuperare ne avete, quindi dico solo... ENJOY!!



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