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martedì 16 dicembre 2025

Lupin the IIIrd - The Movie - La stirpe immortale (2025)


Grazie all'infinita pazienza di Mirco, la settimana scorsa sono andata a vedere Lupin the IIIrd - The Movie - La stirpe immortale (LUPIN THE IIIRD THE MOVIE 不死身の血族), diretto dal regista Takeshi Koike.

Trama

Lupin e soci si recano su un'isola non segnata sulle mappe, per scoprire chi, da anni manda loro contro degli assassini per ucciderli. Scoprono così che l'isola è il regno di Muom, una creatura apparentemente immortale che ha deciso di eliminare dalla faccia della Terra Lupin e compagni...

RECENSIONE

Sono passati tredici anni da quando il nome di Takeshi Koike ha cominciato a fare capolino nel franchise di Lupin the IIIrd, nella fattispecie da quando era uscita quella meraviglia di La donna chiamata Fujiko Mine, di cui Koike era character designer e capo animatore. Il suo design "selvatico", che richiamava tantissimo lo stile pop di Monkey Punch, unito alle tematiche molto adulte e ad una punta di psichedelia, era la forza della serie e molte delle caratteristiche che l'avevano resa una boccata d'aria fresca all'interno di un franchise (ammettiamolo) ormai un po' stantio erano state trasposte in quell'altro capolavoro de La lapide di Jigen Daisuke. Mai avrei pensato, nel 2014, anno di uscita del mini-film dedicato a Jigen, che Koike ne avrebbe in seguito realizzati altri tre, ognuno avente per protagonista un diverso personaggio della saga, e che tutto ciò sarebbe culminato nella prima uscita cinematografica a tema Lupin dopo Lupin e le profezie di Nostradamus, ormai del 1995. E mai avrei pensato, detto in tutta sincerità, che la qualità dell'ambizioso progetto sarebbe andata via via scemando, sotto tantissimi aspetti, e mi sarei ritrovata alla fine de La stirpe immortale con un po' di amaro in bocca e la sensazione che persino Koike, col tempo, sia stato "addomesticato", vuoi per limiti di budget, di tempo o che so io. C'è da dire che La stirpe immortale non è un'opera compiuta, o meglio, offre delle risposte a tutti gli indizi che erano stati seminati nelle opere precedenti, ricollegandosi persino a La pietra della saggezza, del 1978, ma apre a tantissime domande, non ultima la fondamentale "chi o cosa cavolo è Lupin?". Un concetto astratto di "ladro", un'idea filosofica che può assumere mille incarnazioni e mille identità, come si ventilava nell'ardito Lupin III: Verde contro rosso e come aveva accennato, sia pur timidamente, la quinta stagione della serie regolare? Non lo sapremo mai, mentre forse prima o poi scopriremo se ci sarà un confronto diretto con il Mamo originale (a quanto pare, quello morto ne La pietra della saggezza era solo un clone, oppure è esattamente il contrario), visto che stavolta lo sceneggiatore Yuya Takahashi si limita a ciurlare nel manico come già ai tempi dell'orrenda Avventura italiana, sfidando i limiti psicofisici di Lupin e compagni mettendoli contro a un essere immortale, Moum, con velleità di ripulire il mondo dai "rifiuti", loro compresi.

Al solito, Takahashi introduce concetti interessanti, come avversari quasi sovrannaturali che spingono i personaggi sull'orlo della disperazione e generano mondi surreali, perfetti per la regia di Takeshi Koike, ma poi si perde. Tra dialoghi "elevati" che puzzano di aria fritta lontano un chilometro, e scontri ripetitivi con un personaggio imbattibile, in sostanza il film risulta un brodo allungato a dismisura con pochissimi elementi degni di nota, che forse avrebbero potuto venire sviluppati un po' meglio (carina la bimbetta inquietante ma risulta una mera pennellata di colore, interessante l'idea di una tribù di assassini "scartati", dal tempo limitato, anche se il veleno non agisce sempre in 24 ore, o come farebbero gli ex avversari di Jigen e Goemon ad essere lì sull'isola?, bellissimi la biblioteca sotterranea e il passaggio dorato che si apre ma, e quindi?, il personaggio dell'arciera che senso ha se me lo mostri in due scene e poi te ne dimentichi?), e si appoggia a un "non lo famo ma lo dimo" francamente irritante, soprattutto sul finale. Anche i rapporti tra i personaggi non sono gestiti meglio. Al di là del fortissimo legame di amicizia e rispetto vigente tra Jigen e Lupin, c'è poco altro, e anche quello scompare quando c'è da salvare la pellaccia, come dimostra la tremenda scena iniziale dell'aereo che precipita; lo stesso Zenigata, che nel prequel Zenigata e i due Lupin avrebbe ulteriormente cosparso di benzina il ladro gentiluomo nel caso di un incendio, qui si ammorbidisce al punto da diventare un alleato che si affida in toto alle parole di Lupin, senza mai metterle in dubbio. Fujiko e Goemon, poverini, rimangono a fare la carta da parati, soprattutto la prima, come se i due personaggi ormai non avessero più granché da dire, salvo mostrare le grazie nel primo caso e mostrare l'abilità con la katana nel secondo (ma ormai i bei tempi in cui Goemon tagliava qualsiasi cosa sono andati).

Purtroppo, assieme alla trama ambiziosa ma poco sostanziosa, c'è una cosa ancora peggiore, ovvero delle animazioni approssimative. Io non so se ricordo male la serie Una donna chiamata Fujiko Mine, se ormai sono arrivata a mitizzarla perché non la riguardo da qualche anno, ma salvo un paio di personaggi grotteschi a me pare che le animazioni e il character design fossero bellissimi. La stirpe immortale vanta un antagonista orrendo, con quelle mutande in mezzo alle chiappe che non si possono proprio guardare, e una sciatteria a livello di dettagli francamente imbarazzante. I volti dei personaggi sono molto basilari, le linee si sono ammorbidite avvicinandosi di più al design delle serie televisive recenti, persino i tratti sbozzati di Zenigata non hanno più la profondità delle opere precedenti di Koike e, spesso, le proporzioni dei personaggi travalicano il buon senso anatomico, sia presi da soli sia rapportati a mezzi o edifici. Qualcosina di interessante ancora c'è, come per esempio i colori allucinati dell'isola di Moum, tutte le animazioni che riguardano i disastri naturali legati alla rabbia del villain, oppure ciò che si nasconde nelle acque dell'isola e nel santuario di Moum, ma non c'è nulla di particolarmente memorabile o impressionante, che mi faccia dire ne sia valsa la pena di approfittare di un giro a Torino per vedere La stirpe immortale in sala. Ci sono solo due cose davvero positive del film, almeno per quanto mi riguarda. La prima è che Jigen è vestito in maniera davvero stilosa ed è spesso senza cappello, anche se avrei preferito la pettinatura de La lapide, ché quel ciuffo alla Elvis è un po' inguardabile; la seconda, è stato poter vedere il film in v.o., perché dopo decenni passati a liberarmi il cervello dal doppiaggio italiano, ci mancava solo di sorbirmi i nuovi doppiatori, con tutto il rispetto. Peccato, davvero, che un film atteso da anni si sia rivelato ben poca cosa! Koike, redimiti, fammi questo favore!

CAST

Del regista Takeshi Koike ho già parlato QUI.

SE VI è PIACIUTO...

Lupin the IIIrd - The Movie - La stirpe immortale segue direttamente il suo prequel "ufficiale", Lupin the IIIrd - Zenigata e i due Lupin, ed è il compimento di un percorso che comprende Lupin the IIIrd - La lapide di Jigen Daisuke, Lupin the IIIrd - Ishikawa Goemon getto di sangue e Lupin the IIIrd - La bugia di Fujiko Mine; per capire proprio tutto, però, vi consiglio anche il recupero di Lupin III - La pietra della saggezza. ENJOY!

giovedì 10 luglio 2025

Lupin the IIIrd: Zenigata to Futari no Rupan (2025)

Lo so, non si fa, ma non esiste che io aspetti per vedere Lupin the IIIrd: Zenigata to Futari no Rupan (LUPIN THE IIIRD 銭形と2人のルパン), ONA diretto dal regista Takeshi Koike.

EDIT: è notizia proprio di oggi che quest'autunno Anime Factory porterà in Italia sia questo ONA, con titolo Lupin III: Zenigata e i due Lupin, che verrà distribuito sulle principali piattaforme streaming, sia Lupin III: La stirpe immortale, che uscirà al cinema (spero non col solito sistema: 3 giorni in tre sale in tre città principali, o piangerò lacrime di sangue). Riguarderò molto volentieri Zenigata e i due Lupin, e spero di riuscire a veder proiettato La stirpe immortale anche dalle mie parti!


Trama: un aeroporto della Federazione di Robiet viene fatto saltare in aria da un terrorista che, sotto gli occhi di Zenigata, si palesa con lo stesso volto di Lupin III. Messosi a caccia del ladro, Zenigata scopre una terribile verità...


No, non mi sento in colpa. A casa ho due versioni de La donna chiamata Fujiko Mine e un cofanetto dedicato alla trilogia di Koike a dimostrare che acquisterò qualsiasi versione home video di Lupin the IIIrd: Zenigata to Futari no Rupan, quando riterranno opportuno distribuirlo finalmente in Italia, anche se ciò significasse avere in casa un altro cofanetto di bluray. Premesso questo, io lo avevo detto già nel 2017 che avrei voluto un "trattamento Koike" anche per Zenigata, e sebbene il regista, da buon vecchio marpione, abbia preferito dedicarsi prima alle bugie di Fujiko, ha infine esaudito il mio desiderio. E' valsa la pena aspettare così tanto? Sì, dai. Lupin the IIIrd: Zenigata to Futari no Rupan punta i riflettori sul bistrattato ispettore, rendendolo un integerrimo uomo di legge dal fascino hard boiled, un poliziotto che nella vita ha visto di tutto, ma si tiene ancora stretta un'integrità morale adamantina, quasi d'altri tempi. Il sentimento che Zenigata prova verso Lupin è un odio smisurato, a livello quasi istintivo, e non stupisce quindi che l'ispettore venga ingannato, all'inizio del film, dal terrificante attentato che spazza via un aeroporto e buona parte degli innocenti passeggeri che hanno avuto la sfortuna di transitare di lì per caso; il terrorista ha il volto di Lupin, Lupin normalmente è un ladro ma è comunque un criminale, quindi il colpevole DEVE essere Lupin. Quel rispetto diffidente che, nelle varie serie dell'anime, è diventato un rapporto assai simile a quello tra Tom e Jerry, con Zenigata costretto nelle vesti di comic relief, nell'universo di Koike non esiste, e ciò che arriva a legare i due personaggi alla fine di Lupin the IIIrd: Zenigata to Futari no Rupan è qualcosa di ancora diverso, ovvero un reciproco riconoscimento delle rispettive abilità che genera la consapevolezza di avere di fronte un avversario formidabile e pericoloso. 


Questo piccolo ma soddisfacente character study viene inserito all'interno di una trama dal sapore anni '70-'80, la quale si snoda in un Paese che richiama tanto l'Unione Sovietica dell'epoca (Robieto, potete pronunciarlo anche "Roviet", direi che l'assonanza è palese), in guerra aperta con gli Stati Uniti di Arka. Una metafora sottile come un tubo Innocenti e altrettanto leggera, ma le storie di Lupin ambientate nei climi da guerra fredda sono anche le migliori, e dovete tenere presente che le opere di Koike hanno sempre un sapore un po' vintaggio. Inoltre, ancor più dei tre film che lo hanno preceduto, Lupin the IIIrd: Zenigata to Futari no Rupan è asservito ad una trama generale che fa capo a un lungometraggio uscito da pochissimo in Giappone, ovvero Lupin the IIIrd the Movie: The Immortal Bloodline. I due Lupin del titolo originale sono, infatti, il vero Lupin e un folle dinamitardo che ha il suo stesso viso, il che ci porta direttamente al primo film dedicato al personaggio di Monkey Punch, che noi avremmo anche intitolato Lupin III e la pietra della saggezza, ma che in originale è "Lupin vs il Clone". L'ombra di Mamo (o di un personaggio che gli somiglia molto), d'altronde, si profila sinistra sin dalle immagini post credit di quel capolavoro di Lupin the IIIrd - La lapide di Jigen Daisuke, a proposito del quale mi sento di dire che l'unico, reale difetto di Lupin the IIIrd: Zenigata to Futari no Rupan è un Jigen sottoutilizzato, relegato un po' al ruolo di beone brontolone che, l'unica volta in cui tira fuori la pistola, è per farsi fregare da Zenigata. E' giusto e doveroso che i riflettori siano puntati sull'Ispettore, ma cosa deve fare una fangirl di Jigen, salvo lamentarsi e sperare in un altro film in solitaria?


Sto divagando, scusate. In realtà, all'inizio del post ho scritto " E' valsa la pena aspettare così tanto? Sì, dai.", quindi qualcosina che non va nell'ultimo ONA diretto da Takeshi Koike c'è, e non è tanto la poca attenzione dedicata a Jigen, quanto la solita tendenza alla sciatteria per quanto riguarda character design e animazioni. Questo stile più asciutto e meno barocco rispetto a La donna chiamata Fujiko Mine e La lapide di Jigen Daisuke era già un grosso difetto di Lupin the IIIrd - Ishikawa Goemon getto di sangue; anche in questo caso, nei campi lunghi e medi i personaggi risultano appena abbozzati, in contrasto con primi piani fatti di linee pesanti e chiaroscuri marcati, una scelta che, probabilmente, aiuta in primis a contenere il budget, ma che non ha mai incontrato il mio favore (per dire quanto disattenti sono animatori e disegnatori, c'è un corpo a corpo tra Jigen e Zenigata in cui il primo è privo del "pizzetto" distintivo di Koike, che parte subito sotto il labbro inferiore, e sembra senza barba, come potete vedere nell'immagine sotto). Chapeau invece alle scene d'azione, il cui montaggio trasforma ogni attentato del Lupin malvagio in uno jump scare coi fiocchi, e all'abbondanza di sangue e violenza che rende soddisfacente anche una scazzottata tra Lupin e Zenigata, al netto di favolose esagerazioni anatomiche che rendono i personaggi praticamente immortali. E, a proposito di "immortali", chiudo dicendo che non vedo l'ora che esca anche in Italia Lupin the IIIrd the Movie: The Immortal Bloodline, un film che aspetto quasi più di qualsiasi opera horror o d'autore, anche se segnerà la fine della collaborazione tra  Lupin e Takeshi Koike, l'unico autore capace di infondere nelle creature di Monkey Punch quel fascino underground e adulto che le rende affascinanti ancora oggi. Che la Koch Media mi ascolti, magari senza limitarsi a qualche evento speciale al Lucca Comics, al Far East Festival o alle solite proiezioni di tre giorni che dalle mie parti non si vedono nemmeno per sbaglio, grazie!
 
Ma cosa mi tocca vedere?

Del regista Takeshi Koike ho già parlato QUI.

Ma cosa mi tocca leggere??? O Takeshi!!! MA....!

Il mediometraggio è una prosecuzione degli special dedicati ai singoli comprimari del franchise (Lupin the IIIrd - La lapide di Jigen DaisukeLupin the IIIrd - Ishikawa Goemon getto di sangue Lupin the IIIrd - La bugia di Mine Fujiko), ed è il prequel di Lupin the IIIrd the Movie: The Immortal Bloodline, che dovrebbe essere uscito nelle sale giapponesi il 27 giugno e chissà se e quando arriverà mai da noi. Nell'attesa, le opere precedenti di Koike sono racchiuse in un ottimo cofanetto edito da Koch Media, che vi consiglio di recuperare, aggiungendo l'indimenticata serie Lupin the Third - La donna chiamata Fujiko Mine. ENJOY!

martedì 13 maggio 2025

Le rose di Versailles - Lady Oscar (2025)

Me l'avevano detto, si capiva già dal trailer, ma ho voluto comunque dare una chance a quel disastro annunciato di Le rose di Versailles - Lady Oscar (ベルサイユのばら - Versailles no Bara), diretto dalla regista Ai Yoshimura e tratto dal manga omonimo di Ryoko Ikeda.


Trama: la vita della Delfina di Francia, Maria Antonietta, e quella di Oscar François de Jarjayes, ragazza cresciuta come un uomo e Capitano delle guardie reali, si intrecciano alla corte di Versailles...


Cercherò di non scrivere la solita recensione boomer basata su infanzie stuprate e via dicendo. Ritengo che le opere famose possano e debbano essere aggiornate al gusto odierno, andare incontro alle nuove generazioni, abbracciare un'originalità che non le stravolga, ma ritengo anche che simili aggiornamenti siano molto difficili, e bisognerebbe eseguirli con intelligenza. Tenendo a mente ciò, ho provato a capire il senso di un'opera come Le rose di Versailles - Lady Oscar, ma sto avendo serie difficoltà ad individuare il target a cui è rivolta. Di sicuro, non è un anime per chi ha adorato la serie storica. Per quanto mi riguarda, e con tutto il rispetto per Ryoko Ikeda, grazie alla quale è nato un simile capolavoro di animazione nipponica, la serie è addirittura superiore al manga, e nessuno potrà mai convincermi del contrario. Il perché è presto detto. Il manga della Ikeda è accuratissimo storicamente, ma anche zeppo di elementi umoristici, con uno stile di disegno che, spesso, si rifà a quello di Osamu Tezuka, e rende i personaggi molto cartooneschi, anche nei momenti meno adatti. L'anime, in particolare dopo l'arrivo di Osamu Dezaki alla regia e grazie al character design di Shingo Araki, ha un taglio tragico, adulto, gode di sequenze indimenticabili e incredibilmente drammatiche proprio grazie al taglio delle inquadrature e all'uso dei chiaroscuri (vorrei ricordare, inoltre, le dettagliatissime "cartoline" coi fermo immagine, tipiche del regista), per non parlare poi delle splendide, dolorose melodie di Koji Makaino, che ancora oggi non riesco ad ascoltare, nemmeno fuori contesto, senza sciogliermi in lacrime. Le rose di Versailles - Lady Oscar, di questa drammaticità al limite del nichilismo e della depressione, non ne ha neppure un'oncia. Piallato dai brillantissimi, computerizzati colori tipici delle produzioni dello Studio NAPPA e, più in generale, di tutta l'animazione giapponese moderna (vedi il remake di Ranma 1/2 o Sailor Moon Crystal), Le rose di Versailles - Lady Oscar è intriso di levità dalla prima all'ultima scena e, salvo per i personaggi principali, è popolato da pupazzetti che si muovono su sfondi in CGI, che nessuna emozione suscitano nello spettatore, a prescindere che passeggino oziosi a Versailles o che muoiano per la Rivoluzione. Il character design è simile per quasi tutti i comprimari, in particolare a livello di struttura fisica, mentre quelli principali alternano un rispetto quasi filologico verso i disegni della Ikeda (i capelli di Oscar hanno le stesse onde tratteggiate del manga) a momenti di locura in cui Maria Antonietta sembra una bambolotta dagli occhioni giganteschi. 


Questi elementi grafici possono sicuramente essere accattivanti per un pubblico più giovane, ovviamente, così come la scelta di puntare molto sui numeri musicali, caratterizzati da una colonna sonora pop, ben lontana dall'epoca in cui è ambientato l'anime. Anzi, un paio di questi momenti "musical" hanno una regia splendida ed invenzioni grafiche che scaldano il cuore, come la sequenza che omaggia l'art nouveau (a mio parere, il momento più alto di un anime deludente; altri dettagli stupendi sono gli abiti di Maria Antonietta, dettagliatissimi, e le scenografie degli interni, che sembrano quasi quelli di un live action), ma anche il piccolo momento onirico sul finale, simbolo di una libertà e un amore che travalicano le convenzioni sociali e le catene di un destino imposto. Però, tutto ciò mi costringe a tornare al discorso che facevo all'inizio, quello del target. Un pubblico di giovani neofiti potrebbe rimanere deliziato dalle animazioni, apprezzare il messaggio di fondo e le due storie d'amore tormentato, ma dubito che qualcuno potrebbe appassionarsi a un'opera superficiale come questa, che trasforma la guerra tra Maria Antonietta e la Du Barry e il tristissimo ballo tra Oscar e Fersen in brevissime parentesi musicali, incomprensibili per chi non conosce la serie originale. Privato di sottotrame fondamentali (anche storicamente) e di ben tre rose (la nera, Jeanne, la gialla, la Contessa de Polignac, e il bocciolo, Rosalie), Le rose di Versailles - Lady Oscar è un bignami storico zeppo di buchi, e talmente rapido negli sviluppi delle storie d'amore che quasi non si capisce perché mai André, a un certo punto, sia così tanto innamorato di Oscar da decidere di commettere un omicidio-suicidio pur di non vederla sposata a Girodel. Né si capiscono il perché Oscar si infatui di Fersen, oppure il livello degli sperperi monetari di Maria Antonietta (la quale risulta molto più stupida ed infantile rispetto all'opera originale), la corruzione e la depravazione dei nobilastri di corte, tutto ciò che ha portato il popolo a ribellarsi in maniera sanguinosa per fuggire alla morte e alla povertà. L'unico approfondimento psicologico-sociale è riservato ad Oscar ma, purtroppo, arriva poco prima del finale ed è eccessivamente pedante, quasi noioso, e priva lo sventurato legame tra Oscar e André di tutto il pathos e la sofferenza che ha reso la loro una delle storie d'amore più belle di sempre. In sostanza, per me è no, anche perché il rischio è che, dopo la visione di Le rose di Versailles - Lady Oscar, i giovani spettatori perdano la voglia di approfondirne le vicende e di recuperare la serie, cosa gravissima. Se siete invece fan di Lady Oscar e deciderete di guardare questo inno alla mediocrità, premuratevi di farlo con un amico pronto a salvarvi la serata con pain au chocolat, macarons e cioccolato ruby allo champagne, che è ciò che ho fatto io. Altrimenti, vi sembrerà di avere buttato via due preziosissime ore!

Ai Yoshimura è la regista della pellicola. Giapponese, ha diretto la serie Ano Hana


Miyuki Sawashiro
, che doppia Oscar, è la voce di Fujiko Mine ormai dai tempi di Lupin III - Il sigillo di sangue, la sirena dell'eternità. Neanche a dirlo, se Le rose di Versailles - Lady Oscar vi fosse piaciuto (ma anche se vi ha fatto schifo), recuperate o riguardate per la trecentesima volta la serie Lady Oscar. ENJOY!

venerdì 5 gennaio 2024

Il ragazzo e l'airone (2023)

Il 2024 non poteva cominciare in maniera migliore visto che il primo gennaio sono corsa a vedere Il ragazzo e l'airone (君たちはどう生きるか - Kimi-tachi wa dō ikiru ka - E voi come vivrete?), diretto e sceneggiato da Hayao Miyazaki nel 2023.


Trama: qualche anno dopo aver perso la madre in un incendio causato dai bombardamenti a Tokyo, un ragazzo di nome Mahito si trasferisce col padre in un paese di campagna per andare a vivere con la sorella minore della madre. Lì, un airone gli spalancherà le porte di un mondo sconosciuto, ugualmente splendido e pericoloso...


Il ragazzo e l'airone potrebbe anche non essere il poetico addio del sensei Hayao Miyazaki all'animazione o un regalo finale per chi gli ha sempre voluto bene (d'altronde, lui stesso si è smentito dicendo di essere pronto per un altro film...) ma è di sicuro un'altra opera grandiosa, che fa riflettere sull'esistenza volando sulle ali della fantasia. Il film racconta le vicende di Mahito, figlio di un importante capitano d'industria, il quale, dopo avere perso la madre in un incendio causato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è costretto a trasferirsi in un paesino di campagna. Lì abita la sorella minore della defunta madre, che il padre ha designato come seconda moglie e che è già incinta; comprensibilmente turbato dai cambiamenti inattesi e dalla velocità con cui il padre ha "dimenticato" la precedente consorte, Mahito fatica ad ambientarsi, e le cose peggiorano quando un misterioso airone comincia a chiamarlo verso un mondo nascosto all'interno di una torre in rovina. La connotazione del titolo italiano sottolinea la natura avventurosa delle vicende narrate, designando giustamente l'airone come una delle guide (ma non l'unica) verso un mondo fantastico, una sorta di limbo tra vita e morte, dove i cinque elementi e la natura tanto cari a Miyazaki nascondono meraviglie e pericoli in egual misura e dove ci si può prendere una pausa dalla realtà per "curare" il proprio animo, capire se stessi e crescere mettendosi alla prova; tra amici/nemici dall'aspetto grottesco, ma umani nelle loro enormi imperfezioni e difetti, creature più affini al mondo degli spiriti, eroi dall'animo forte che tuttavia non posseggono le chiavi definitive per la vittoria, ed esseri con ben poco senno, condannati a soffrire per le scelte egoistiche di altri, il mondo nascosto della torre è un compendio di poetica "Ghibliana" e riscalda l'animo dei fan, che possono ritrovare tutti gli elementi che hanno decretato il successo del Maestro. 


Ma è importante anche la traduzione letterale del titolo, mutuata da uno dei romanzi più famosi del Giappone, E voi come vivrete? di Genzaburo Yoshino. Il libro in questione è un lascito della madre a Mahito, "da leggere quando sarai più grande", ed è un'opera che prende per mano gli adolescenti, mettendoli di fronte a diverse problematiche legate alla vita scolastica e alla società, spingendoli a ragionare e confrontarsi con chi è più saggio per riuscire, infine, a capire "come vivere", eticamente e consapevolmente. A Mahito, dalla morte della madre, manca una guida: il padre è un uomo buono ma sanguigno, pronto a far valere il proprio nome importante e la propria integrità a ragione o a torto, e da giapponese dedito al lavoro non riesce a capire né la tristezza ed il senso di tradimento del figlio né, tantomeno, il disagio di una seconda moglie molto giovane, che non si sente accettata dal figliastro. Il ragazzo e l'airone mostra quindi proprio il percorso di crescita di Mahito, il quale supera la visione di se stesso come fulcro dell'universo, come ragazzino privilegiato e tradito nell'orgoglio, e arriva a scegliere di affrontare la vita senza più nascondersi o prendere vie facili, rinunciando persino alla possibilità di creare un mondo apparentemente perfetto, dove non esistono guerre; il finale dolceamaro celebra la natura prosaica e passeggera dell'esistenza, da godersi nel bene e nel male senza fare affidamento sull'attesa di miracoli, divinità o magie fallaci, che rischiano di diventare mere stampelle di un carattere debole. E' una concezione della vita assai complessa, sicuramente frutto di una mente acuta e, di conseguenza, non particolarmente incline alla positività (Miyazaki non è mai stato un allegrone, lo sappiamo), anche per questo Il ragazzo e l'airone è un film non proprio ideale per un pubblico infantile, nonostante l'abbondanza di momenti ironici e personaggi strampalati. 


A livello artistico, Il ragazzo e l'airone è un balsamo per gli occhi. I fotogrammi si riempiono della bellezza degli elementi e se fuoco ed acqua, con la loro furia, mettono spesso soggezione, i paesaggi verdissimi delle campagne giapponesi, tratteggiati col tocco delicato che da sempre caratterizza le opere dello studio Ghibli, assieme al volo delle creature d'aria, fanno battere il cuore, in un'alternarsi di aneliti di liberà e desiderio di immergersi in quei luoghi tranquilli ed incantati. Anche le architetture dei vari edifici sono sorprendenti, non solo le linee solenni ed i decori esoterici della parte interna della torre, ma anche la bellezza della labirintica casa di Natsuko (sia la parte tradizionale, sia quella occidentale) e delle fiabesche abitazioni di Himi e Kiriko, per non parlare del delirio del regno dei parrocchetti giganti, ai quali devo per forza collegarmi per parlare delle creature che popolano Il ragazzo e l'airone. Onestamente, ricordavo l'amore di Miyazaki per il volo in generale e non mi è mai sembrato che quest'uomo avesse un odio per gli uccelli (anche se le streghe dei suoi film spesso ne prendono le sembianze), ma la sua ultima opera è popolata da volatili da incubo, che solo sul finale strappano un sorriso: l'airone sembra uscito da un manga di Junji Ito, i pellicani fanno paurissima e gli abominevoli parrocchetti sono tanto colorati quanto infami, anche se le gag migliori sono affidate alla loro fame atavica. D'altra parte, ci sono però anche creature capaci di intenerire e fare sognare, in primis i delicati warawara, protagonisti delle sequenze più poetiche del film, e una serie di volti bellissimi e familiari, tipici degli eroi Ghibli, per i quali è impossibile non fare il tifo dall'inizio alla fine, neanche fossero amici che conosciamo da sempre. Come ho scritto all'inizio, mi sembra di aver capito che il sensei non abbia minimamente voglia di ritirarsi, se le forze glielo consentiranno, quindi posso solo sperare che Il ragazzo e l'airone non sia la sua ultima opera... ma, anche fosse, è un commiato splendido, che vi consiglio di non perdere. Poi ditemi se anche voi non vorreste una serie di piccole vecchiette in legno a proteggervi durante il sonno!


Del regista e sceneggiatore Hayao Miyazaki ho già parlato QUI.


Se Il ragazzo e l'airone vi fosse piaciuto recuperate La città incantata, Il castello errante di Howl e La principessa Mononoke. ENJOY!

martedì 19 dicembre 2023

Belle (2021)

Volevo già vederlo alla sua uscita cinematografica, ma sapete che a Savona non arriva praticamente nulla, quindi è solo grazie a Netflix che sono riuscita a recuperare Belle (竜とそばかすの姫 - Ryu to Sobakasu no Hime - Il drago e la principessa lentigginosa), diretto e sceneggiato nel 2021 dal regista Mamoru Hosoda.


Trama: Suzu è una ragazza schiva, che vive sola col padre in un paesino di montagna. Quando una compagna di classe la incoraggia ad iscriversi a "U", mondo virtuale dalla tecnologia futuristica, Suzu riscopre la gioia del canto nei panni di Belle, arrivando ad ottenere un successo mondiale. Tutto cambia, però, dopo l'incontro con un violento drago...


Nonostante avessi adorato le precedenti opere di Hosoda, Wolf Children in primis, ho fatto un po' fatica ad entrare nel mood di Belle e ad apprezzarlo nella sua totalità. Premesso che qualunque opera "minore" di Hosoda rientra tranquillamente nella definizione di capolavoro, rapportata a buona parte dell'animazione che arriva sui nostri schermi, quello che mi è risultato un po' fastidioso è che, almeno fino a metà film, Belle sembra non portare da nessuna parte e complica inutilmente una storia semplice e delicata, infarcendola di tecnicismi nerd che rallentano tantissimo il ritmo dell'opera. La direzione che intraprende il film, infatti, è simile a quella di un anime majokko, con la protagonista malinconica e segnata da un passato tragico, incapace di allacciare rapporti di amicizia o di comunicare col padre, che all'interno di un mondo virtuale diventa la splendida Belle, misteriosa principessa dotata di una voce celestiale. Il giorno di un concerto planetario, lo spettacolo viene rovinato dall'arrivo di un drago, considerato dagli utenti del programma come un elemento dannoso e per questo ricercato dalla sicurezza di "U", eppure Belle sembra prendere a cuore il mostro ricoperto di lividi e, come nella migliore tradizione de La bella e la bestia, cerca di avvicinarsi a lui e di comprenderlo, sia nel mondo virtuale che in quello reale. Se Belle fosse stato "solo" questo, ammetto che il mio giudizio sull'opera sarebbe stato ben diverso. Invece, la risoluzione del mistero del drago si allontana dalla banalità di un cliché sentimentale e offre all'autore l'occasione di parlare di un aspetto particolarmente orribile della società, e del coraggio necessario per prendere la vita tra le mani ed affrontare tutto il male e la tristezza, cercando di aprire il proprio cuore agli altri anche quando sembra avere smesso di battere (o, peggio, quando pensiamo che non meriti di battere, che la nostra sola esistenza sia una vergogna o un disturbo per coloro a cui vogliamo bene). Hosoda ci dice che, tante volte, siamo noi a precluderci la felicità, qualunque essa sia, perché non siamo capaci a fidarci né degli altri né di noi stessi; Suzu riesce a cantare solo quando è Belle, protetta dall'anonimato di un avatar, ma da sempre le canzoni sono un veicolo per esprimere pensieri e sentimenti nascosti, da qui l'importanza fondamentale della musica nel film, potente e malinconica come solo la melodia nata da un animo incredibilmente sensibile può essere.


Ciò detto, le due anime del film non mi sono sembrate particolarmente amalgamate. Il segreto del drago occupa il terzo atto di Belle ma risulta quasi difficile empatizzare per questa figura approfondita giusto nel giro di un paio di minuti, e il finale lascia sospesa una situazione impossibile da risolvere solo con un singolo atto di coraggio e un abbraccio. Anche il mondo di "U", a mio avviso, è poco approfondito. Al di là dei tecnicismi di cui parlavo su, molto poco viene spiegato su ciò che è realmente questo mondo virtuale: l'AI crea un personaggio in base a ciò che nascondono realmente i cuori degli utenti, ma com'è possibile, quindi, che non esista un corpo di polizia ufficiale (ci sono solo degli avatar che decidono di elevarsi a tutori della legge) quando tanti rischierebbero di nascondere un animo da depravati, criminali o psicopatici? Forse il programma li scarta automaticamente senza farli nemmeno entrare? Chissà. A parte tutto (e a parte la presenza del buon Toto, che, durante la visione, si è impegnato a rovinare ogni minima oncia di sentimentalismo impedendomi persino di piangere le mie usuali lacrime di commozione) Belle è visivamente un'opera stupenda, che unisce lo stile classico del character design di Hosoda a un mondo virtuale dove, neanche a dirlo, oltre a un delirio di creature kawaii, un omaggio ambulante al genere tokusatsu e a squarci di architettura reale, impera lo stile del rinascimento Disney, tanto che moltissime sequenze sono omaggi fotogramma per fotogramma al mio lungometraggio animato preferito, La bella e la bestia: gli occhioni di Belle sono i medesimi della sua omonima disneyana, il balcone dove si incontrano i due personaggi, la scena del ballo, persino il modo in cui il drago si accascia, disperato, prima che la protagonista fugga spaventata da lui, mettono i brividi per il modo in cui riprendono e riaggiornano il film di Gary Trousdale e Kirk Wise. Anche le canzoni, che sono la spina dorsale del film, sono notevoli, per quanto forse un po' "pesantine" a livello emotivo, e soprattutto il pezzo finale, A Million Miles Away, fa venire il magone sia per l'intensità della situazione in cui viene cantato che per la bellezza della voce di Kaho Nakamura. In definitiva, Belle è un altro splendido tassello della filmografia di un autore mai banale, un film che merita una seconda visione "col senno di poi", probabilmente anche per apprezzare alcuni dettagli che rischiano di fuggire la prima volta.


Del regista e sceneggiatore Mamoru Hosoda ho già parlato QUI.


Se Belle vi fosse piaciuto recuperate La bella e la bestia, Paprika e Summer Wars. ENJOY!

martedì 21 marzo 2023

Akira (1988)

Per festeggiare il suo 35simo anniversario, Akira (アキラ), diretto e sceneggiato nel 1988 dal regista Katsuhiro Otomo a partire dal suo stesso manga, è tornato al cinema e io l'ho guardato per la prima volta (non nella versione 4K su grande schermo ma su Netflix, ahimé).


Trama: nel 2019, dopo la terza guerra mondiale, Tokyo è diventata una metropoli dove spadroneggiano bande di motociclisti in un clima di povertà e violenza. Kaneda e Tetsuo, due sbandati amici fin dall'infanzia, hanno la sventura di incrociare i loro cammini con degli scienziati del governo e la leggendaria macchina di distruzione denominata Akira...


Comincerò il post facendo outing, ma promettete di non odiarmi, per favore. Nonostante conoscessi, di fama, Akira da almeno una ventina d'anni, non ho mai letto il manga di Katsuhiro Otomo finché non è uscita nel 2021 l'edizione spacchiusissima in 6 volumi edita da Planet Manga. Avendo sempre sentito parlare di Akira come di un capolavoro totale dei manga, mi sono ovviamente approcciata al materiale con tantissime aspettative, che si sono ahimé scontrate col mio scarso amore per la fantascienza e con preferenze più orientate verso gli shoujo, le opere horror o manga meno "filosofici" o "criptici", se vogliamo definire Akira tale. Ovviamente, non sono una profana e capisco benissimo la portata di un'opera grandiosa e complessa (sia a livello di trama che di disegni) come quella di Otomo, di cui non a caso ho riscontrato tantissime influenze all'interno dei fumetti USA che leggevo a inizio millennio, ed oggettivamente ne riconosco il valore, perché ognuna di quelle tavole è una piccola opera d'arte, eppure, lo stesso, non ha fatto breccia nel mio cuore: sono felicissima di averlo finalmente letto ma non è qualcosa che ritirerei fuori dallo scaffale a breve, ecco. Lo stesso vale per la versione anime, realizzata da Otomo quando la serializzazione del manga doveva ancora concludersi (pertanto diversa in alcuni punti chiave, più "asciutta" e priva di alcuni personaggi), un film che probabilmente avrei dovuto guardare negli anni '90 per trasformarlo in cult, non fosse che all'epoca le mie letture erano orientate su altro e non avevo neppure idea di fosse Katsuhiro Otomo. Ciò detto, anche dopo 35 anni e persino visto su uno schermo televisivo, Akira colpisce per la sua freschezza e le idee innovative, distanti anni luce dall'animazione occidentale di quegli anni, ed è una visione che ritengo necessaria, soprattutto se amate il genere. Se pensate che è stato realizzato negli anni '80, rimarrete stupiti dalla triste attualità di una società allo sbando, dove governicchi pesantemente militarizzati manipolano a loro insaputa presunti rivoluzionari per creare caos e mantenere il potere (rimettendoci la ghirba, ovviamente, per stupidi deliri di onnipotenza ed ignoranza), dove i giovani vengono impilati all'interno di scuole che sembrano pollai, dove non esiste futuro che non sia incerto, cupo e spaventoso, e dove persino i bambini sono costretti ad abbandonare la loro innocenza facendosi carico di responsabilità incomprensibili. Un'altra particolarità del film è che Akira, poverino, nonostante sia il titolare del film si vede sì e no per cinque minuti. Colpevole ma soprattutto vittima, fonte di ogni devastazione ma anche deus ex machina di qualcosa di nuovo e che "non può essere fermato", la sua valenza è quella di un totem ma l'attenzione di Otomo è concentrata principalmente sugli umanissimi Kaneda e Tetsuo, sulle emozioni che portano il primo a rimanere testardamente e spavaldamente attaccato alla vita mentre il secondo perde la strada e diventa un mostro, letteralmente inghiottito da invidia, desiderio di rivalsa e paura. 


Anche a livello di animazioni Akira non è invecchiato di un giorno e posso solo invidiare chi ha avuto la fortuna di andarlo a vedere al cinema in 4K. La sequenza iniziale della sfida tra la banda di Kaneda e quella dei clown, coi violenti scontri in sella a moto dal design ormai leggendario (quello della moto di Kaneda è uno spettacolo diventato un'icona inconfondibile) che lasciano dietro di loro le scie dei fari posteriori, mozza il fiato vista anche nel 2023 su uno schermo piccolo, e la quantità di sangue, violenza e dinamismo presenti in ogni singola scena ha dello sconvolgente. Personalmente, sono rimasta molto colpita dai molti momenti horror che costellano il film, dalle allucinazioni di un Tetsuo che arriva persino a credere di perdere gli intestini, passando per i "tenerissimi" mostri creati psichicamente dai bambini per fermarlo, senza dimenticare ovviamente un finale che avrebbe commosso non solo Cronenberg ma anche il Peter Jackson di Splatters - Gli schizzacervelli. Non si evince, guardando Akira, la sciatteria (a livello di character design ma anche di proporzioni di ciò che magari rimane sullo sfondo, personaggi inclusi) che caratterizza molta dell'animazione giapponese recente, che sacrifica la qualità a beneficio della quantità, e l'impressione generale che si ha guardandolo è quella di un prodotto molto curato, su cui è stata giustamente investita una discreta quantità di soldi per avvalersi delle migliori tecniche di animazione, tra le quali una pionieristica ma gradevolissima (perché non troppo invasiva) computer grafica. Altro punto di forza di Akira è la colonna sonora composta da Shōji Yamashiro e realizzata da Geinoh Yamashirogumi, che sembra quasi volere contrastare l'immagine futuristica e distopica di Neo Tokyo con dei ritmi tribali che si mescolano a melodie più tradizionali e quasi "religiose", raggiungendo un risultato allo stesso tempo evocativo ed inquietante, diverso da qualsiasi cosa abbia mai ascoltato guardando un anime. Quindi sì, hanno ragione quelli che considerano Akira un capolavoro, e il fatto che io preferisca altri generi ed altre opere non deve assolutamente privare di valore un'opera seminale come questa che, tra l'altro, mi sento di dovere ringraziare, perché se l'Occidente ha cominciato a venire invaso da manga e anime, il merito è in buona parte suo. 

Katsuhiro Otomo è il regista e sceneggiatore della pellicola. Giapponese, ha diretto film come World Apartment Horror, Memories, Steamboy ed episodi di serie quali Le bizzarre avventure di Jojo. Anche animatore e produttore, ha 69 anni. 


Nozomu Sasaki, la voce originale di Tetsuo, è diventato il doppiatore ufficiale di Yusuke Urameshi nel cartone Yu Yu Hakusho, mentre Mami Koyama, che interpreta Kei, è la voce di personaggi storici come la maghetta Minki Momo (in Italia, Benvenuta Gigi), Arale e la Lunch di Dragonball. Da anni si parla sia di una serie che di un live action basati su Akira, ma entrambi i progetti sembrano ancora lontani dal realizzarsi, anche se pare che Taika Waititi sia molto interessato, eventualmente, a dirigere il film. Nell'attesa, che credo sarà lunga, se Akira vi fosse piaciuto recuperate Ghost in the Shell e Nausicaa della Valle del Vento. ENJOY!

martedì 31 gennaio 2023

Lupin III VS Cat's Eye (2023)

 Venerdì è uscito su Amazon Prime Video il film Lupin III VS Cat's Eye (ルパン三世VSキャッツ・アイ), diretto dai registi Hiroyuki Seshita, Kôbun Shizuno e Keisuke Ide. Potevo forse lasciarmelo scappare?


Trama: quando un'organizzazione neo nazista prende di mira le opere del pittore Michael Heinz, gli obiettivi di Lupin III e della banda Occhi di Gatto li portano a uno scontro frontale...


Lupin III VS Cat's Eye
è un'opera creata appositamente per il mercato dello streaming, nata per festeggiare sia i 50 anni "televisivi" della creatura di Monkey Punch che i 40 anni delle gattine create da Tsukasa Hojo. Che io sappia (ma potrei sbagliarmi, in quanto sono più vecchia delle Cat's Eye e ormai la mia memoria fa cilecca) i due gruppi di personaggi non si erano mai incontrati, almeno nei media animati, però l'idea non è poi così peregrina, visto che si tratta, in entrambi i casi, di ladri. Certo, le Cat's Eye hanno sempre un obiettivo ben preciso, ovvero rubano solo le opere del pittore Michael Heinz, il papà delle tre belle fanciulle, mentre Lupin e soci non fanno favoritismi e rubano qualunque cosa capiti loro a tiro ma, poiché pare che questo Heinz fosse un pittore piuttosto famoso, nonché prolifico, era destino che, prima o poi, i cammini delle due bande si sarebbero incrociati. Ebbene, questo incontro è avvenuto negli anni '80, epoca in cui è ambientato Lupin III VS Cat's Eye e, senza addentrarmi troppo nello spoiler per chi non avesse ancora guardato il film, l'oggetto del contendere è un trittico di Heinz che nasconde più di un segreto e che per questo viene bramato anche da un'organizzazione neo nazista i cui trascorsi sono legati non solo al pittore, ma anche al passato di Lupin III. A livello di trama, la sceneggiatura del semi-esordiente Shuji Kuzuhara riesce in qualche modo ad unire i due universi narrativi senza troppe sbavature e senza snaturare le personalità dei singoli personaggi, creando un'avventura dinamica e divertente, dalle caratteristiche comuni a entrambe le serie, e utilizzando come trait d'union non già Sheila/Hitomi, come si evincerebbe dalla locandina, quanto piuttosto Tati/Ai. Quest'ultima viene letteralmente messa al posto delle mille ragazzine (Clarice, Letizia, Ami, ecc.) diventate co-protagoniste di alcune delle opere più conosciute legate al franchise di Lupin III e, come accade ogni volta, serve a smussare un po' la natura criminale di Lupin fornendogli un'obiettivo più "nobile", più da "Superhero"; non è uno spoiler né una sorpresa, infatti, scrivere che il "VS" del titolo originale diventerà un "feat." nel giro di mezz'ora di film, di conseguenza non servirebbe nemmeno parlare di occasione sprecata anche se, diciamolo pure senza troppi peli sulla lingua, trattasi proprio di questo.


Lasciando perdere il fatto che Lupin III VS Cat's Eye si concentra più sui personaggi di Hojo che su quelli di Monkey Punch, con conseguente riduzione del tempo di presenza di questi ultimi (Jigen, Goemon e Fujiko compariranno in totale mezz'oretta scarsa), ciò che da fan mi ha urtata a dismisura è vedermi agitare davanti agli occhi la promessa di una versione più hard boiled di Lupin e soci, come dimostra il tesissimo confronto finale col villain di turno, e scoprirla ridotta a un "non lo famo ma lo dimo" rappresentato dalla comparsa di Jigen e Goemon completamente coperti di sangue dopo una battaglia mai mostrata (!!!). Qui lo dico e qui lo nego, Lupin III VS Cat's Eye a livello di gente ferita male è quasi al pari di un'opera di Koike, e tutta questa potenzialità sprecata solo per ridurre Lupin a un rottame, quasi a mo' di punizione per essere "cattivo" mentre le Cat's Eye sono buone, mi ha messo addosso un dispiacere impossibile da sedare solo con la consapevolezza che, finalmente, Zenigata ha il ruolo di intraprendente e capace ispettore che gli spetterebbe da tempo (mentre Matthew/Toshio ci fa la figura del minchione. Ma nei miei ricordi non era tanto diverso...). A tal proposito, mi avrebbe fatto inoltre piacere che le caratteristiche ed abilità delle singole sorelle Kitsugi andassero ad amalgamarsi/cozzare con quelle dei membri della banda di Lupin, mentre invece l'interazione tra i due gruppi, al di fuori di Lupin e Ai, è praticamente nulla e se non è uno spreco questo non so davvero cosa sia! Un'altra cosa che personalmente non ho apprezzato, ma lì trattasi di gusti e quindi passabili di venire contestati con facilità, è il character design. Riconosco che sia mille volte meglio un design comune a tutti i personaggi piuttosto che quell'orribile accozzaglia di stili che mi sono subita guardando i crossover con Detective Conan, però mi fa impressione vedere Lupin e soci con quei nasi a patata e quei busti e braccia tagliati con l'accetta; tanto quanto, Goemon mi diventa ancora più belloccio, non fosse per quei pettorali alla Toriyama, ma Lupin è davvero improponibile e Fujiko, per quanto bella bella in modo assurdo, non sembra nemmeno lei. Quanto a Jigen, l'unica cosa che ho apprezzato di questa rigida e sciapa versione senza personalità del mio amato pistolero, è l'elegante gilet. Altro punto dolente, almeno per me, le animazioni, ma anche qui vale il gusto personale, visto che non amo la freddezza derivante dalla combinazione di animazioni computerizzate e disegni tradizionali, in quanto mi comunicano lo stesso senso di rigidità del character design di cui sopra. Insomma, immaginavo che Lupin III VS Cat's Eye non avrebbe incontrato i miei gusti a livello "visivo", ma non che sarei rimasta con l'amaro in bocca pensando a tutte le cose potenzialmente belle che vengono solo accennate e poi lasciate cadere a livello di trama, quindi per quanto mi riguarda il giudizio è una bocciatura con tristezza annessa e la speranza che, in futuro, possano riproporre un crossover come questo con tutti gli aggiustamenti del caso. I want to believe!

Hiroyuki Seshita è il co-regista della pellicola. Giapponese, ha diretto film come Blame! e Godzilla - Il pianeta dei mostri. Anche produttore, ha 56 anni.


Kôbun Shizuno
è il co-regista della pellicola. Giapponese, ha diretto film come Ken il guerriero - La leggenda del vero salvatore, Ken il guerriero - La leggenda di Toki, Detective Conan: L'undicesimo attaccante, Godzilla - Il pianeta dei mostri e serie quali Elfen Lied. Anche animatore, ha 50 anni. 


Keisuke Ide
è il co-regista della pellicola. Giapponese, anche animatore, ha diretto episodi della serie Levius



mercoledì 18 gennaio 2023

Il Bollodromo #96: Lupin Zero (2022)

Poiché uno dei punti d'onore del mio Blog è quello di avere un Progetto Lupin III che, non si sa come, sono più o meno riuscita a tenere aggiornato salvo per le prime quattro serie (chissà, magari quando sarò in pensione...), mi sembra giusto scrivere due righe anche su Lupin Zero, serie animata uscita direttamente su internet nel dicembre del 2022 a cui, onestamente, non avrei dato un euro. Questo è uno dei motivi per cui non mi sono impegnata a fare l'ormai tradizionale recensione episodio per episodio, ed è un peccato, perché Lupin Zero è davvero uno spin-off carinissimo! Al momento la serie non è stata ancora adattata per il mercato italiano ma Anime Factory ha annunciato che la farà uscire anche da noi in futuro, quindi aguzzate occhi e e orecchie e, nel frattempo, leggete i miei affettuosi pensieri in merito. ENJOY!

AGGIORNAMENTO AL 18/01/2023: mi è appena arrivato un comunicato di Anime Factory dove si dice che da oggi, 18/01/2023, tutti gli episodi sono disponibili in lingua originale sottotitolata, in attesa della versione doppiata che arriverà a pochi mesi di distanza. È possibile guardare tutti i 6 episodi della miniserie di LUPIN ZERO su Amazon Prime Video, tramite il seguente link: https://bit.ly/LupinZero_PrimeVideo


Di cosa parla?

Lupin Zero è una sorta di prequel della serie principale e vede Lupin e Jigen in un'inedita ambientazione scolastica che serve giusto da sfondo e per contestualizzare più o meno gli anni in cui accadono le vicende narrate (gli anni '60, direi). Fulcro delle sei puntate sono i tentativi del giovane Lupin, non ancora divenuto "terzo", di trovare un cammino alternativo rispetto a quello che vorrebbero per lui il nonno, Lupin I, e il padre, Lupin II, oltre alla nascita e il consolidarsi del rapporto di amicizia tra il ragazzo e Jigen. 


Cose che mi sono piaciute

Come ho scritto all'inizio, temevo che Lupin Zero fosse una cretinata della peggior specie, invece è riuscita ad infondere al franchise un po' della freschezza che era andata perdendosi nella sesta serie, quella sì molto deludente. Vedere Lupin e Jigen alle medie è stato uno shock da cui mi sono ripresa abbastanza facilmente, considerato che le avventure che li vedono protagonisti sono incentrate essenzialmente su furti e bravate commessi da due ragazzini scapestrati, il che rende la serie molto divertente e ne vivacizza parecchio il ritmo; in sei puntate, inoltre, i realizzatori sono riusciti anche ad imbastire un'interessante trama orizzontale, legata a un paio di episodi del manga originale, e creare l'inizio di una mitologia del "terzo", un Lupin indipendente dai suoi predecessori (ma più simile al "secondo" di quanto si possa pensare). Da amante di Jigen ho trovato ovviamente molto interessante l'idea di un lupo solitario cresciuto da un padre mercenario, sballottato in giro per il mondo e costretto a crescere molto più in fretta rispetto ai suoi coetanei, che in Lupin riesce a trovare non solo un alleato ma anche una scintilla della fanciullezza perduta e uno sprone a lottare per ottenere quello che gli fa battere il cuore, a prescindere dalla sua natura (la quinta puntata mi ha commossa e mi ha messo i brividi, sono sincera). Le animazioni sono nella norma per il genere di produzione, senza infamia e senza lode, viceversa la sigla iniziale e finale sono una spettacolare botta vintaggia, soprattutto per noi italiani che non le conoscevamo, per così dire: la prima è una versione riarrangiata della storica Afro "Lupin '68", tema portante della prima serie che avrete sentito mille volte, la seconda è un po' meno conosciuta e trattasi di Rupan Sansei shudaika II, quella in cui Fujiko corre su una moto al tramonto per intenderci, una roba meravigliosa che grida "anni '60" in ogni nota. 


Cose che non mi sono piaciute

Non c'è nulla che mi abbia fatto storcere particolarmente il naso, salvo forse che avrei voluto qualche puntata in più. Dopo i 26 inutili episodi della sesta serie, averne una dozzina di Lupin Zero non mi avrebbe fatto schifo per niente. Al limite, cambiando argomento, avrei delle perplessità sulla scelta di lasciare a Jigen e Lupin, più o meno, le stesse identiche personalità delle serie ufficiali, senza grandi differenze che potessero lasciare spazio a degli sviluppi; inoltre, non ho idea di quanti anni dovrebbe avere Jigen qui (Lupin dovrebbe essere tredicenne e Jigen ripetente, forse, quindi un sedici/diciassette anni, considerato che il canon lo vorrebbe più vecchio rispetto al protagonista?), ma vederlo fumare come una ciminiera mi ha perplessa.


E quindi?

E quindi spero, per il pubblico italiano, che Lupin Zero approdi presto da noi, possibilmente senza troppe censure (sperate che rimanga fuori da Mediaset o probabilmente Lupin I lo vedrete in scena giusto per 5 minuti, tra donne nude, violenza e "sospetti" di bisessualità, mentre la puntata del condotto zeppo di whisky rischia di trasformarsi in un episodio sul the alla pesca) perché è un'opera piccolina ma deliziosa che merita di essere guardata e che potrebbe regalare delle gioie ai fan!



martedì 29 marzo 2022

Il Bollodromo #95: Lupin III - Parte 6 - Episodio 24

Causa Oscar, l'appuntamento con Lupin III - Parte 6 è stato traslato ad oggi, e vi parlerò del season finale della serie, 悪党が愛すもの  (Akutō ga aisu mono - L'amore del cattivo).



Nell'ex magione di famiglia, un Lupin ormai privo di volontà propria e già vittima di una ferita semi-mortale è costretto a scontrarsi con Matja, decisa a ucciderlo. Un colpo di pistola seda i bollori dei due e preannuncia l'arrivo di Jigen, Goemon e Fujiko, i quali giustamente vorrebbero capire se il loro amico è definitivamente ammattito e pronto ad abbandonarli per Tomoe, che funge da sorridente spettatrice. Mentre Goemon tiene a tiro di spada Matja, Fujiko si trasforma in Megumi (o Duenote) de L'incantevole Creamy e comincia a schiaffeggiare Lupin manco fosse Shingo (o Pentagramma), finché il ladro non si scogliona e non le chiede di piantarla con la messinscena, visto che era già rinsavito prima e i nostri lo sapevano. Lupin era riuscito a sottrarsi alla suggestione ipnotica di Tomoe grazie a quei piccoli "dettagli" che, all'interno delle visioni, gli richiamavano alla mente i suoi amici; dalle parole di Lupin, inoltre, si evince che Tomoe non è mai stata sua madre e che a rubare la famosa scatoletta contenente la prova dal caveau del nonno era stato proprio Lupin, ipnotizzato dalla donna. Tomoe, impazzita, non fa in tempo a minacciare il suo "boyo" dicendogli che troverà di nuovo il modo per farlo suo, non importa quante altre ragazze dovrà manipolare per riuscirci, che Lupin le spara in petto levandosela per sempre dalle balle. 


Matja, dal canto suo, si trasforma in Sidney Prescott, la final girl che sa benissimo come i mostri vadano pugnalati almeno 300 volte altrimenti si rialzeranno, e usa Tomoe a mo' di puntaspilli per vendicarsi dell'infanzia passata a fare da assassina per la vecchiaccia. Lupin la ferma alla ventordicesima coltellata, offrendosi di fare da capro espiatorio, nel caso Matja fosse così cretina da non cambiare vita o da continuare ad accusarlo di averle rovinato la vita per conto terzi; il confronto tra i due (con gli altri che si tengono cavallerescamente in disparte) si svolge sul tetto della magione, e vede Lupin vittorioso nonostante Matja abbia coltelli ovunque e nonostante lui abbia una ferita che gli trapassa il torace più o meno all'altezza del cuore. Matja si convince a lasciar perdere nel momento in cui arriva Zenigata, che la arresta dopo averle comunicato che Arianna è ancora viva, e Lupin è libero così di andare nel caveau della magione con gli amici per recuperare la scatoletta, invano in quanto arrivati nel caveau il sistema di allarme li scaraventa in giardino. E' Jigen a scuotere l'amico che non sa più che pesci pigliare, al grido di "Tu pensi troppo e persino Goemon vince contro di te a poker!", cosa che porta Lupin a cercare la scatoletta addosso al cadavere di Tomoe. Trovata la scatoletta, per ringraziamento Lupin da fuoco a Tomoe e alla magione e, una volta presa visione del contenuto, getta tutto nelle fiamme, con sommo scorno dei suoi soci che mai sapranno quale sia il segreto di Lupin, se mai ce n'è uno.


Tutto torna alla normalità. Le partite a carte per decidere chi cucinerà, Zenigata attaccato alle costole, i nostri sono pronti per tornare a imperversare nel mondo e le fanciulle plagiate da Tomoe (quelle ancora in vita, ciao Hazel!) tornano alle loro esistenze, tra chi entra in prigione come Matja e chi evade come Mercedes, sulle note della commovente Bitter Rain, che chiude a mo' di chiosa tutta la stagione. Sulla quale, che dire... posso permettermi di parlare di "diludendo" e nemmeno troppo piccolo? Al di là della qualità tecnica dei singoli episodi, alcuni dei quali davvero bruttini a livello di animazioni, è proprio la storia in sé che non sa di nulla. Il tanto pubblicizzato Lupin vs Holmes ha tenuto banco per un paio di puntate iniziali in cui l'investigatore si è mostrato davvero un osso duro per tutti, ma il personaggio è stato ben poco utilizzato in seguito e la trama ha lasciato parecchie cose in sospeso. Due su tutte: cosa stava macchinando Albert? Perché Moriarty è stato introdotto come futuro del crimine quando poi non è stato più utilizzato? Guardare Lupin III - Parte 6 è stato come guardare l'ultima, orribile stagione di American Horror Story, divisa in due parti, con l'aggravante che almeno lo show americano non si è perso in filler inutili ed è andato dritto al punto; nel caso della serie animata, la seconda parte è stata sì meglio della prima, più interessante e particolare a livello di trama principale, ma mentre nella quinta serie il disagio dei vari personaggi è stato portato avanti con coerenza per quasi tutte le puntate, qui Lupin ha perso e ripreso il controllo nel giro di due (pur interessantissimi) episodi, mentre sarebbe stato molto più entusiasmante una lenta discesa dentro la follia, con i superstiti costretti a cercare l'aiuto di Holmes, Albert e Moriarty, cosa che avrebbe legato i due story arc. Cari amici della TMS, se mi pagate in gadget di Jigen giuro che vi metto a posto io le trame e le sceneggiature, non sarete nemmeno costretti ad ospitarmi in Giappone né darmi un solo yen, perché se la settima parte (sperando che prima arrivi un altro film di Takeshi Koike a rallegrarmi) sarà come questa avrete sulla coscienza la mia depressione!



Ecco le altre puntate di Lupin III - Parte 6:

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