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mercoledì 24 dicembre 2025

2025 Horror Challenge: Take Shelter (2011)


Ultima settimana di challenge horror per il 2025, portata miracolosamente a compimento! Oggi toccava a un film non horror ma con elementi tipici del genere, quindi ho scelto Take Shelter, diretto e sceneggiato nel 2011 dal regista Jeff Nichols. Con questo film "allegrissimo", vi auguro Buon Natale e vi do appuntamento alla prossima settimana, con le consuete classifiche 2025!

Trama

Le notti di Curtis sono funestate da incubi apocalittici, che lo lasciano terrorizzato e preda di un'ansia costante. Per questo, l'uomo decide di cominciare a costruire un rifugio sotterraneo per proteggere sé stesso e la sua famiglia...

RECENSIONE

Take Shelter era un altro di quei film di cui avevo sentito parlare benissimo ma, come al solito, non avevo ancora avuto occasione di recuperare. Come da indicazioni della challenge, Take Shelter non è un horror tout court, ma ne contiene moltissimi elementi, perché la trama parte dagli incubi, terrificanti e assai realistici, del protagonista. Ogni notte, Curtis sogna l'arrivo di una tempesta, alla quale segue un'apocalisse in cui, apparentemente, persone ed animali perdono il senno, travolti da istinti omicidi o, comunque, violenti. La luce del giorno non riesce a dissipare l'inquietudine di Curtis, il quale comincia a vedere segni di un'imminente apocalisse anche durante la veglia, il che lo induce ad ampliare e rendere abitabile il rifugio antiatomico già annesso alla sua abitazione. Take Shelter parte da una situazione surreale, da quelli che il protagonista considera lampi di chiaroveggenza, per raccontare una discesa nella follia connotata da elementi realistici, la quale manda in frantumi una "vita che va bene", come viene detto nel dialogo più iconico del film, magari non perfetta, ma comunque equilibrata. Curtis ha un lavoro che gli consente di mantenere dignitosamente la famiglia e di avere una copertura assicurativa per le cure della figlioletta sorda, ha una moglie che lo ama, una bella casa e degli amici; il tarlo che comincia a rodergli la mente, a ragione o a torto, lo instrada verso la perdita di tutto questo, allontanandolo in primis dalla moglie Samantha, alla quale l'uomo decide di non rivelare il motivo del suo turbamento, preferendo affrontare la situazione "da maschio", senza neppure consultarla quando si tratta di estendere mutui in banca e rivoltare il cortile come un calzino. La crisi di Curtis, quindi, viene raccontata attraverso due punti di vista diversi. Da una parte abbiamo la ferma convinzione dell'uomo il quale, pur terrorizzato da un passato familiare di malattie mentali, non riesce ad impedirsi di sacrificare la propria stabilità (affettiva, economica e sociale) sull'altare di visioni e sensazioni che per lui diventano prioritarie; dall'altra, abbiamo la reazione di chi si ritrova impreparato ad affrontare un comportamento incomprensibile e vede ogni certezza sgretolarsi per mano di una persona amata. La narrazione di Nichols non da ragione a Curtis oppure a Samantha, né offre risposte certe, perché i punti di vista si alternano impercettibilmente senza che ce ne sia mai uno preponderante. 

Il regista gioca con i registri dell'horror, ma racconta anche una storia di ordinaria umanità, fatta di persone con alle spalle lo spettro dell'indigenza, che vivono in un ambiente anche un po' squallido, la tipica America proletaria, ignorante e diffidente. Nichols mette alla prova lo spettatore abboccato magari al genere Shyamalano, lo sfida a prendere completamente le parti di Curtis quando il suo comportamento non è proprio cristallino, presentando il punto di vista razionale di una persona pacata e, soprattutto, preoccupata come Samantha, e a un certo punto il problema è che arriviamo a temere non tanto l'arrivo dell'apocalisse, quanto il fatto che Curtis possa sbagliarsi, il che porterebbe a conseguenze nefaste per lui e la sua famiglia. Lo stesso finale è ambivalente, lasciato all'interpretazione dello spettatore, ma come tutto il film assesta una bella botta emotiva, nonostante Nichols abbia scelto di utilizzare un ritmo lento, una narrazione classica e priva di sensazionalismi, che si affida più alla recitazione degli attori che ai pochi, validi effetti speciali. Tutto il film è racchiuso, infatti, nel volto e nello sguardo di Michael Shannon, attore solitamente camaleontico che qui si spoglia di ogni maschera ed incarna l'uomo "normale" messo di fronte a un orrore che potrebbe anche non venire da fuori, bensì da un'incontrollabile follia. Eppure, anche in questo caso, Shannon si scatena solo in una scena, quella della cena sociale, e lascia che il personaggio affronti l'ignoto con gesti pratici, trattenuti, o con un'intima disperazione riservata solo alla famiglia. Jessica Chastain gli fa da degno supporto, rifuggendo l'isterismo che ci si aspetterebbe davanti ad una simile situazione per veicolare la sacrosanta rabbia e la paura di Samantha in una forza d'animo che commuove e spinge lo spettatore ad empatizzare totalmente con il personaggio. La challenge horror 2025 è finita così, nel migliore dei modi, con un film che, molto probabilmente, non avrei mai guardato, sacrificato a novità recenti o altri recuperi irrinunciabili. E' il motivo per cui, tempo permettendo, continuerò anche nel 2026, rimediando ad una lacuna enorme già nella prima settimana. Se volete compiere il mio stesso percorso, trovate la challenge per il nuovo anno QUI. Non vedo l'ora di sapere quali altri gioielli mi porterà a scoprire!

CAST

Del regista e sceneggiatore Jeff Nichols ho già parlato QUI. Michael Shannon (Curtis), Jessica Chastain (Samantha), Shea Whigham (Dewarte) e Robert Longstreet (Jim) li trovate invece ai rispettivi link.

venerdì 17 marzo 2017

Loving (2016)

E' uscito ieri in tutta Italia il film Loving, diretto e sceneggiato nel 2016 dal regista Jeff Nichols nonché candidato all'Oscar per la Migliore Attrice Protagonista.


Trama: Mildred e Richard, lei nera e lui bianco, si sposano a Washington D.C. contravvenendo tuttavia alle leggi razziali dello Stato in cui vivono, la Virginia. Condannati a venticinque anni di esilio dallo stato, i coniugi Loving cominciano un calvario fatto di cause legali che li farà arrivare fino alla Corte Suprema...



Normalmente, ormai lo avrete capito, non sono cattiva con i film che non lo meritano. Per venire stroncato dalla sottoscritta un film dev'essere una trashata invereconda, recitato da bestie, oppure non essere all'altezza del regista e degli interpreti coinvolti. Ormai dovreste anche sapere che mi piacciono molto le pellicole basate su vicende realmente accadute, soprattutto quando dette vicende raccontano aspetti della storia americana, così piena di contraddizioni da non smettere di affascinarmi. Come si intrecciano queste due premesse così diverse all'ultimo film di Jeff Nichols?Loving, incentrato su un importantissimo capitolo della lotta americana per i diritti civili, avrebbe dovuto per logica coinvolgermi tantissimo, commuovermi, farmi giustamente infuriare per il destino toccato ai poveri Mildred e Richard, coppia interrazziale costretta a fuggire dalle leggi di uno Stato che riteneva illegale un matrimonio legalmente contratto. Invece, e mi fa male dirlo visto che nutrivo molte aspettative e che Jeff Nichols è un autore che mi piace molto, ho passato due ore e fischia immersa nel tedio più assoluto e conseguentemente ne risentirà anche il tono del post, che non sarà una stroncatura ma nemmeno un apprezzamento della pellicola in questione. Diciamo che, dal mio ignorantissimo punto di vista, a Loving avrebbe innanzitutto giovato una durata più breve, in quanto i concetti di ingiustizia e amore vengono espressi alla perfezione già in un paio di dialoghi ed inquadrature, non serviva dilatare i tempi fino ad abbattere lo spettatore; solitamente non soffro i film lunghi ma ritrovarmi, à la Homer Simpson, a pensare alle scimmiette ballerine durante la visione di Loving è stato indicativo dello scarso interesse provato. Le parentesi legate al mondo dei motori tanto amato da Richard (meccanico e "massacan", cosa volere di più?), le cause legali intentate per telefono, gli interminabili scorci di campagna atti ad enfatizzare la semplicità dei protagonisti e la natura del paese retrogrado ma bellissimo in cui sono nati e cresciuti appesantiscono un film già trascinato sull'orlo del baratro da un casting valido ma, a posteriori, infelice.


Parliamo un attimo di Joel Edgerton. Per carità di Dio, sicuramente Richard Loving sarà stato uno di quegli uomini taciturni, ignoranti ma di buon cuore, gretti e musoni ma esemplari come lavoratori e padri di famiglia, quelli che si vedono spesso nei paesini di campagna e che non esiterei a definire "liguri" in qualche modo, quindi l'interpretazione di Joel Edgerton è oggettivamente perfetta, davvero. Però, consentitemi di dire, pesante ed invalidante come una palla al c***o. Già il film è lungo come la quaresima e Nichols è riuscito a farmi percepire cinque ore invece di due, in più devo continuamente vedere sbiascicare Edgerton con quella faccia sconfitta e i capelli biondi tagliati a spazzoletta, che a momenti sembra un reduce de Il villaggio dei dannati? Anche no, vi prego. L'unica gioia del film è Ruth Negga, della quale potrei stare a magnificare le lodi per ore (magari non quando interpreta Tulip in Preacher ma la colpa lì è degli sceneggiatori). Anche lì, non è che il personaggio abbia chissà quale aura carismatica, però la Negga ha il fascino di un'attrice anni '20, ha una bellezza particolarissima e la sua interpretazione trattenuta conferisce ancora più forza d'animo alla figura di Mildred, donna che ha rinunciato alla famiglia, agli amici e alle sue radici per amore e ha sopportato per anni una situazione terribile, con una dignità ed un contegno a dir poco strabilianti. Se non fosse stato per Ruth Negga, unica stella fulgida di una pellicola senza infamia né lode e non a caso fonte dell'unica candidatura per gli Academy Awards, forse non avrei neppure finito di guardare Loving. Ma, considerata l'accoglienza ricevuta a Cannes e nei circoli cinefili, molto probabilmente sono io che non capisco una cippa quindi non datemi retta e se doveste trovarlo distribuito in qualche cinema vicino andate a vederlo.


Del regista e sceneggiatore Jeff Nichols ho già parlato QUI. Joel Edgerton (Richard), Marton Csokas (Sceriffo Brooks) e Michael Shannon (Grey Villet) li trovate invece ai rispettivi link.

Ruth Negga interpreta Mildred. Nata in Etiopia, ha partecipato a film come World War Z e a serie quali Misfits, Agents of S.H.I.E.L.D. e Preacher. Ha 35 anni.


Nick Kroll interpreta Bernie Cohen. Americano, ha partecipato a film come Vi presento i nostri; come doppiatore, ha lavorato nei film Sausage Party - Vita segreta di una salsiccia, Sing e nelle serie American Dad!, I Griffin e I Simpson. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 39 anni e un film in uscita.


La storia dei coniugi Loving è stata raccontata in un documentario del 2011, The Loving Story, da cui sono stati tratti buona parte dei dialoghi presenti nel film di Nichols, e in un film TV del 1996, Mr. and Mrs. Loving, con Timothy Hutton nella parte di Richard Loving. Se Loving vi fosse piaciuto potreste recuperare entrambi e aggiungere Selma - La strada per la libertà, Una moglie per papà e Lontano dal paradiso. ENJOY!

domenica 7 settembre 2014

Mud (2012)

Proseguendo col recupero dei film usciti la settimana scorsa arriviamo al pregevole Mud, diretto e sceneggiato nel 2012 (giusto per farvi capire a che livelli di distribuzione siamo in Italia...) dal regista Jeff Nichols.


Trama: due ragazzini incontrano su un'isola uno sconosciuto di nome Mud. Affascinati dai suoi racconti e dal sentimento d'amore che lo lega alla bellissima Juniper, i due ragazzi decideranno di aiutarlo a uscire da una situazione assai pericolosa...


Mud è un film particolarissimo che, a tratti, mi ha ricordato le atmosfere degli ultimi romanzi di Joe Lansdale, una strana storia di formazione che non si lascia andare ad eccessiva indulgenza nei confronti dei due giovani protagonisti né punta all'happy ending forzato. Tutto ruota attorno a Mud, un uomo misterioso, imbevuto di strane superstizioni, con lo stesso background dei due ragazzi che un giorno se lo trovano davanti su un'isola, armato di pistola e con una storia da raccontare che mescola amore e morte; impossibile, per Ellis e Neckbone, non rimanere affascinati da questo adulto così diverso da tutti gli altri, ancora in qualche modo bambino ma avvolto da quell'aura mitica che solo gli eroi, i criminali e i gatti randagi possono avere. A rimanere colpito da Mud è soprattutto Ellis, il vero protagonista della vicenda nonché vittima di una situazione familiare che a poco a poco si sta sfaldando. Sua madre e suo padre non si amano più come dovrebbero ed Ellis sta cominciando a capire che nulla è per sempre, che l'amore non è necessariamente eterno così come non lo sono la fanciullezza e i luoghi dove viene vissuta; di fronte a questa incombente consapevolezza il ragazzo si aggrappa a Mud e al sentimento profondo che lo lega a Juniper, donna bellissima e volubile, e si convince che aiutando i due innamorati anche la sua vita troverà il giusto binario e si riaggiusterà come per magia. Jeff Nichols confeziona una pellicola dolceamara, pregna di nostalgia e dal sapore antico, con personaggi che sembrano usciti da un film di Sam Pekimpah e che a tratti sembrano quasi irreali, come se fossero fantasmi del passato per nulla interessati ad adattarsi alla realtà moderna, mentre la vicenda dei due ragazzi ha lo stesso sapore dei libri che leggevamo da bambini, dove l'avventura poteva trovarsi persino nell'angolo subito dietro casa e serbava trionfi e pericoli in egual misura.


Visivamente, quello che colpisce di Mud è una fotografia splendida che racchiude in sé tutti i colori di una fine estate in un luogo di confine che dovrebbe essere l'Arkansas e che invece somiglia tanto alla Louisiana, col sole abbacinante che filtra tra gli alberi e si riflette sulle acque dei fiumi e sulle pelli dei serpenti. Jeff Nichols e la sua macchina da presa celebrano quest'incredibile natura attraverso immagini grandiose (stupenda quella degli uccelli in volo) che si mescolano a quelle più "squallide" dei motel, dei bar e dei piccoli paesi tipici della provincia americana o delle baracche galleggianti dove vivono Ellis e Neckbone, pronte a venire crivellate da colpi di fucile o inghiottite dal progresso che avanza inesorabilmente. Questa commistione di antico e nuovo viene mantenuta da un cast praticamente perfetto. Ai visi freschi ed accattivanti dei due giovani protagonisti si affiancano infatti quelli segnati e in qualche modo irreali di un Matthew McConaughey bello, scapestrato e cialtrone, una Reese Witherspoon talmente "stravolta" nel suo essere bionda e all-american da risultare quasi irriconoscibile e da un pugno di caratteristi schivi, violenti e perfetti, figure leggendarie anche nel loro essere fondamentalmente degli uomini sconfitti dalla vita (come il padre di Ellis, un favoloso Ray McKinnon). Jeff Nichols con Mud era stato nominato nel 2012 per la Palma d'oro a Cannes ed è un peccato che un film simile non abbia vinto questo o altri prestigiosi premi perché sicuramente ciò gli avrebbe concesso una distribuzione migliore e più rapida mentre ora, a ridosso dell'estate, rischia di non essere guardato che da un manipolo di spettatori. Siccome di film così ben fatti ed emozionanti se ne vedono ormai pochi cercate di fiondarvi nei cinema che lo proiettano o recuperatelo per una visione casalinga perché Mud merita davvero!


Di Matthew McConaughey (Mud), Reese Witherspoon (Juniper) e Sarah Paulson (Mary Lee) ho parlato ai rispettivi link.

Jeff Nichols è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto anche il film Take Shelter. Anche produttore e attore, ha 36 anni e un film in uscita.


Sam Shepard (vero nome Samuel Shepard Rogers) interpreta Tom. Americano, ha partecipato a film come I giorni del cielo, Fiori d'acciaio, Il rapporto Pelican, Codice: Swordfish, Cogan - Killing Them Softly, I segreti di Osage County e Il fuoco della vendetta. Anche sceneggiatore e regista, ha 71 anni e due film in uscita.


Ray McKinnon interpreta Senior. Americano, ha partecipato a film come A spasso con Daisy, Sommersby, Cose preziose, Un mondo perfetto, L'ombra dello scorpione, Apollo 13, Fratello dove sei?, Take Shelter e a serie come Roswell, Jarod il camaleonte, Nash Bridges, N.Y.P.D., X-Files e Sons of Anarchy. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 57 anni.


Michael Shannon interpreta Galen. Americano, ha partecipato a film come Ricomincio da capo, Perl Harbour, Vanilla Sky, 8 Mile, World Trade Center, Take Shelter e L'uomo d'acciaio. Ha 40 anni e un film in uscita.


Tye Sheridan, che interpreta Ellis, era già stato figlio di Brad Pitt in The Tree of Life. Se Mud vi fosse piaciuto recuperate anche Re della terra selvaggia e Stand By Me - Ricordo di un'estate. ENJOY!

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