E' uscito ieri in tutta Italia il film Loving, diretto e sceneggiato nel 2016 dal regista Jeff Nichols nonché candidato all'Oscar per la Migliore Attrice Protagonista.
Trama: Mildred e Richard, lei nera e lui bianco, si sposano a Washington D.C. contravvenendo tuttavia alle leggi razziali dello Stato in cui vivono, la Virginia. Condannati a venticinque anni di esilio dallo stato, i coniugi Loving cominciano un calvario fatto di cause legali che li farà arrivare fino alla Corte Suprema...
Normalmente, ormai lo avrete capito, non sono cattiva con i film che non lo meritano. Per venire stroncato dalla sottoscritta un film dev'essere una trashata invereconda, recitato da bestie, oppure non essere all'altezza del regista e degli interpreti coinvolti. Ormai dovreste anche sapere che mi piacciono molto le pellicole basate su vicende realmente accadute, soprattutto quando dette vicende raccontano aspetti della storia americana, così piena di contraddizioni da non smettere di affascinarmi. Come si intrecciano queste due premesse così diverse all'ultimo film di Jeff Nichols?Loving, incentrato su un importantissimo capitolo della lotta americana per i diritti civili, avrebbe dovuto per logica coinvolgermi tantissimo, commuovermi, farmi giustamente infuriare per il destino toccato ai poveri Mildred e Richard, coppia interrazziale costretta a fuggire dalle leggi di uno Stato che riteneva illegale un matrimonio legalmente contratto. Invece, e mi fa male dirlo visto che nutrivo molte aspettative e che Jeff Nichols è un autore che mi piace molto, ho passato due ore e fischia immersa nel tedio più assoluto e conseguentemente ne risentirà anche il tono del post, che non sarà una stroncatura ma nemmeno un apprezzamento della pellicola in questione. Diciamo che, dal mio ignorantissimo punto di vista, a Loving avrebbe innanzitutto giovato una durata più breve, in quanto i concetti di ingiustizia e amore vengono espressi alla perfezione già in un paio di dialoghi ed inquadrature, non serviva dilatare i tempi fino ad abbattere lo spettatore; solitamente non soffro i film lunghi ma ritrovarmi, à la Homer Simpson, a pensare alle scimmiette ballerine durante la visione di Loving è stato indicativo dello scarso interesse provato. Le parentesi legate al mondo dei motori tanto amato da Richard (meccanico e "massacan", cosa volere di più?), le cause legali intentate per telefono, gli interminabili scorci di campagna atti ad enfatizzare la semplicità dei protagonisti e la natura del paese retrogrado ma bellissimo in cui sono nati e cresciuti appesantiscono un film già trascinato sull'orlo del baratro da un casting valido ma, a posteriori, infelice.
Parliamo un attimo di Joel Edgerton. Per carità di Dio, sicuramente Richard Loving sarà stato uno di quegli uomini taciturni, ignoranti ma di buon cuore, gretti e musoni ma esemplari come lavoratori e padri di famiglia, quelli che si vedono spesso nei paesini di campagna e che non esiterei a definire "liguri" in qualche modo, quindi l'interpretazione di Joel Edgerton è oggettivamente perfetta, davvero. Però, consentitemi di dire, pesante ed invalidante come una palla al c***o. Già il film è lungo come la quaresima e Nichols è riuscito a farmi percepire cinque ore invece di due, in più devo continuamente vedere sbiascicare Edgerton con quella faccia sconfitta e i capelli biondi tagliati a spazzoletta, che a momenti sembra un reduce de Il villaggio dei dannati? Anche no, vi prego. L'unica gioia del film è Ruth Negga, della quale potrei stare a magnificare le lodi per ore (magari non quando interpreta Tulip in Preacher ma la colpa lì è degli sceneggiatori). Anche lì, non è che il personaggio abbia chissà quale aura carismatica, però la Negga ha il fascino di un'attrice anni '20, ha una bellezza particolarissima e la sua interpretazione trattenuta conferisce ancora più forza d'animo alla figura di Mildred, donna che ha rinunciato alla famiglia, agli amici e alle sue radici per amore e ha sopportato per anni una situazione terribile, con una dignità ed un contegno a dir poco strabilianti. Se non fosse stato per Ruth Negga, unica stella fulgida di una pellicola senza infamia né lode e non a caso fonte dell'unica candidatura per gli Academy Awards, forse non avrei neppure finito di guardare Loving. Ma, considerata l'accoglienza ricevuta a Cannes e nei circoli cinefili, molto probabilmente sono io che non capisco una cippa quindi non datemi retta e se doveste trovarlo distribuito in qualche cinema vicino andate a vederlo.
Del regista e sceneggiatore Jeff Nichols ho già parlato QUI. Joel Edgerton (Richard), Marton Csokas (Sceriffo Brooks) e Michael Shannon (Grey Villet) li trovate invece ai rispettivi link.
Ruth Negga interpreta Mildred. Nata in Etiopia, ha partecipato a film come World War Z e a serie quali Misfits, Agents of S.H.I.E.L.D. e Preacher. Ha 35 anni.
Nick Kroll interpreta Bernie Cohen. Americano, ha partecipato a film come Vi presento i nostri; come doppiatore, ha lavorato nei film Sausage Party - Vita segreta di una salsiccia, Sing e nelle serie American Dad!, I Griffin e I Simpson. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 39 anni e un film in uscita.
La storia dei coniugi Loving è stata raccontata in un documentario del 2011, The Loving Story, da cui sono stati tratti buona parte dei dialoghi presenti nel film di Nichols, e in un film TV del 1996, Mr. and Mrs. Loving, con Timothy Hutton nella parte di Richard Loving. Se Loving vi fosse piaciuto potreste recuperare entrambi e aggiungere Selma - La strada per la libertà, Una moglie per papà e Lontano dal paradiso. ENJOY!
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venerdì 17 marzo 2017
mercoledì 3 agosto 2016
Il Bollodromo #26: Preacher - Stagione 1
Tempo d'estate, tempo di serie TV. Non ne parlo molto perché non ho tempo di guardarne ma potevo forse esimermi dal recuperare almeno Preacher, attesissima serie tratta dal capolavoro omonimo di Garth Ennis e Steve Dillon scritta, prodotta e diretta da due figuri come Seth Rogen ed Evan Goldberg? Non potevo. E infatti mi sono innamorata subito! ENJOY!
Di cosa parla?
"Era il tempo del predicatore..." Così cominciava l'epica saga a fumetti di Ennis e Dillon, imperniata sulla figura di Jesse Custer, ministro di Dio nella sonnolenta cittadina di Annville che un giorno viene posseduto da un'entità chiamata Genesis e si ritrova col potere del Verbo, ovvero quello di piegare la volontà delle persone, costringendole a fare tutto ciò che dice. A complicare la faccenda ci sono Tulip, l'ex fidanzata di Jesse decisa a riportarlo sulla cattiva strada, e Cassidy, un vampiro irlandese dipendente da droghe e alcool...
Cose che mi sono piaciute
Dopo una favolosa puntata iniziale in cui venivano introdotti i personaggi, devo ammettere che la serie mi aveva un po' spiazzata, almeno finché non ho capito che i dieci episodi di cui è composta non erano altro che una sorta di prequel del fumetto. La prima stagione di Preacher non si concentra sulla ricerca di Dio di Jesse, bensì sul periodo passato ad Annville e sugli strani abitanti della cittadina, uno più vizioso e folle dell'altro; prendendo vagamente spunto da alcuni personaggi creati da Ennis (l'immancabile Arseface, lo sceriffo Hugo Root e un Odin Quincannon preso di peso da un altro arco narrativo ma caratterizzato alla perfezione da un favoloso Jackie Earl Haley) ed aggiungendone altri che non stonano affatto nel contesto, gli sceneggiatori si sono divertiti a mostrare un protagonista tormentato, palesemente inadatto al ruolo di guida spirituale e corrotto dal potere di Genesis nonostante l'intenzione di usarlo per il bene degli abitanti di Annville. La natura weird dei comprimari va di pari passo con una buona dose di violenza, scene di macellate da manuale (lo scontro con l'angelo femmina, l'introduzione di Cassidy e l'inferno del Santo degli Assassini non me li toglierò mai più dalla testa, regia, fotografia e montaggio della serie sono curatissimi) e un'ironia cattivissima che, nonostante sia inevitabilmente più contenuta rispetto a quella iconoclasta e blasfema dell'opera originale, non risparmia niente e nessuno, ma nel corso della serie ci sono anche momenti genuinamente scioccanti e commoventi. La palma del personaggio migliore va ovviamente al vampiro Cassidy, già incredibilmente fuori scala nel fumetto ed interpretato magistralmente da quel gran sgnoccolone strafatto di Joseph Gilgun ma danno grandissime soddisfazioni, soprattutto in ambito comico, gli angeli Fiore e DeBlanc interpretati rispettivamente da Tom Brooke e Anatol Yusef e, passando a comprimari più "seri", il Santo degli Assassini di Graham McTavish. Per chi non ha letto il fumetto probabilmente la serie non sarà di facile o immediata comprensione, soprattutto per le domande lasciate in sospeso alla fine di ogni episodio, ma con il season finale i realizzatori sono riusciti a tirare le fila del 90% dei discorsi introdotti, lasciandone altri, inevitabilmente, per la seconda stagione, che l'anno prossimo vedrà un terzetto molto particolare impegnato in un viaggio on the road dai risultati imprevedibili.
Cose che non mi sono piaciute
Paradossalmente, proprio la caratterizzazione di Jesse e Tulip, soprattutto della seconda. Dominic Cooper e Ruth Negga sono bravissimi ma il Jesse della serie è privo del senso dell'onore da texano old style che lo rende unico nel comic (al padre John è andata peggio, però, vince la palma come peggior adattamento della serie, fortuna che è comparso poco) mentre Tulip è semplicemente una pazza umorale e i realizzatori si sono concentrati solo sull'aspetto badass del personaggio, senza approfondirne la psicologia. Speriamo che nella seconda serie i due protagonisti vengano trattati meglio, anche perché il triangolo Jesse/Cassidy/Tulip ha potenzialità esplosive.
E quindi?
E quindi niente, a parte qualche trascurabile difetto mi sono innamorata di Joseph G... ehm... di Preacher e sono già in crisi d'astinenza nell'attesa spasmodica della seconda serie e, ovviamente, di personaggi quali Herr Starr, gli orridi abitanti di Angelville (appena intravisti nel corso dei dieci episodi) e persino Jesus DeSade. Intanto che incrocio le dita vi consiglio di recuperare l'opera di Ennis e Dillon prima di tuffarvi in una delle serie più belle dell'anno!
Di cosa parla?
"Era il tempo del predicatore..." Così cominciava l'epica saga a fumetti di Ennis e Dillon, imperniata sulla figura di Jesse Custer, ministro di Dio nella sonnolenta cittadina di Annville che un giorno viene posseduto da un'entità chiamata Genesis e si ritrova col potere del Verbo, ovvero quello di piegare la volontà delle persone, costringendole a fare tutto ciò che dice. A complicare la faccenda ci sono Tulip, l'ex fidanzata di Jesse decisa a riportarlo sulla cattiva strada, e Cassidy, un vampiro irlandese dipendente da droghe e alcool...
Cose che mi sono piaciute
Dopo una favolosa puntata iniziale in cui venivano introdotti i personaggi, devo ammettere che la serie mi aveva un po' spiazzata, almeno finché non ho capito che i dieci episodi di cui è composta non erano altro che una sorta di prequel del fumetto. La prima stagione di Preacher non si concentra sulla ricerca di Dio di Jesse, bensì sul periodo passato ad Annville e sugli strani abitanti della cittadina, uno più vizioso e folle dell'altro; prendendo vagamente spunto da alcuni personaggi creati da Ennis (l'immancabile Arseface, lo sceriffo Hugo Root e un Odin Quincannon preso di peso da un altro arco narrativo ma caratterizzato alla perfezione da un favoloso Jackie Earl Haley) ed aggiungendone altri che non stonano affatto nel contesto, gli sceneggiatori si sono divertiti a mostrare un protagonista tormentato, palesemente inadatto al ruolo di guida spirituale e corrotto dal potere di Genesis nonostante l'intenzione di usarlo per il bene degli abitanti di Annville. La natura weird dei comprimari va di pari passo con una buona dose di violenza, scene di macellate da manuale (lo scontro con l'angelo femmina, l'introduzione di Cassidy e l'inferno del Santo degli Assassini non me li toglierò mai più dalla testa, regia, fotografia e montaggio della serie sono curatissimi) e un'ironia cattivissima che, nonostante sia inevitabilmente più contenuta rispetto a quella iconoclasta e blasfema dell'opera originale, non risparmia niente e nessuno, ma nel corso della serie ci sono anche momenti genuinamente scioccanti e commoventi. La palma del personaggio migliore va ovviamente al vampiro Cassidy, già incredibilmente fuori scala nel fumetto ed interpretato magistralmente da quel gran sgnoccolone strafatto di Joseph Gilgun ma danno grandissime soddisfazioni, soprattutto in ambito comico, gli angeli Fiore e DeBlanc interpretati rispettivamente da Tom Brooke e Anatol Yusef e, passando a comprimari più "seri", il Santo degli Assassini di Graham McTavish. Per chi non ha letto il fumetto probabilmente la serie non sarà di facile o immediata comprensione, soprattutto per le domande lasciate in sospeso alla fine di ogni episodio, ma con il season finale i realizzatori sono riusciti a tirare le fila del 90% dei discorsi introdotti, lasciandone altri, inevitabilmente, per la seconda stagione, che l'anno prossimo vedrà un terzetto molto particolare impegnato in un viaggio on the road dai risultati imprevedibili.
Cose che non mi sono piaciute
Paradossalmente, proprio la caratterizzazione di Jesse e Tulip, soprattutto della seconda. Dominic Cooper e Ruth Negga sono bravissimi ma il Jesse della serie è privo del senso dell'onore da texano old style che lo rende unico nel comic (al padre John è andata peggio, però, vince la palma come peggior adattamento della serie, fortuna che è comparso poco) mentre Tulip è semplicemente una pazza umorale e i realizzatori si sono concentrati solo sull'aspetto badass del personaggio, senza approfondirne la psicologia. Speriamo che nella seconda serie i due protagonisti vengano trattati meglio, anche perché il triangolo Jesse/Cassidy/Tulip ha potenzialità esplosive.
E quindi?
E quindi niente, a parte qualche trascurabile difetto mi sono innamorata di Joseph G... ehm... di Preacher e sono già in crisi d'astinenza nell'attesa spasmodica della seconda serie e, ovviamente, di personaggi quali Herr Starr, gli orridi abitanti di Angelville (appena intravisti nel corso dei dieci episodi) e persino Jesus DeSade. Intanto che incrocio le dita vi consiglio di recuperare l'opera di Ennis e Dillon prima di tuffarvi in una delle serie più belle dell'anno!
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