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venerdì 1 settembre 2023

Bad Things (2023)

Tornando dalle ferie ho cercato di rimettermi in pari con gli horror potenzialmente interessanti usciti ad agosto e la prima scelta è stata Bad Things, film distribuito da Shudder, diretto e sceneggiato dalla regista Stewart Thorndike.

Trama: quattro amiche vanno a passare un weekend nell'hotel ereditato da Ruthie, e lì il loro rapporto si logorerà a poco a poco, tra visioni e bugie...


Inizierò il post con un'avvertenza. Bad Things è un film che potrebbe far saltare la mosca al naso a parecchie persone, perché la regista Stewart Thorndike ha scelto consapevolmente di farne una rilettura queer di Shining, omaggiando Kubrick a piene mani e mescolando le suggestioni del grande regista con uno spiccato gusto per il mumblegore. Detto proprio terra terra, nella prima parte del film "non succede nulla": le quattro protagoniste sono impegnate in un logorante rimpallo di speranze, bugie, frustrazioni e rimpianti che soverchiano i rari elementi perturbanti già presenti nel film di Kubrick, ovvero stanze misteriose dove sarebbe meglio non entrare e ospiti che non dovrebbero trovarsi in un albergo vuoto. Nella seconda parte, invece, succedono cose più "cattive" e l'irrealtà allucinata dell'hotel ereditato da Ruthie diventa tale da rendere difficile distinguerla dalla realtà oggettiva. Non stupitevi se, arrivati alla fine, ci saranno alcuni punti in sospeso che non avrete capito perché, se è vero che il plot twist è comprensibile e quasi banale, il finale è intriso di dettagli assurdi che portano a dubitare di ciò che si è visto fino a quel momento. La regista e sceneggiatrice Stewart Thorndike, oltre ad omaggiare platealmente Shining, ha dichiarato di avere avuto, come obiettivo, quello di affidare a un gruppo di personaggi queer quelle emozioni negative e la vena di follia tradizionalmente legate a uno stereotipo bianco e maschile (vedi, appunto, Jack Torrance ma anche, mi viene da pensare, al capofamiglia di Amityville, ma ce ne sono a bizzeffe), oltre a riflettere sull'importanza delle figure materne (in questo caso la mancanza delle stesse, nocciolo di tutte le insicurezze e fobie di Ruthie) e, ripensando a Bad Things alla luce di queste dichiarazioni, non posso che considerarlo un prodotto assai interessante e un'ottima rilettura di quello che è ormai diventato un classico dell'horror da smontare e ricostruire, non da plagiare. 


Ciò che mi ha colpito di più guardando Bad Things è comunque la bravura delle attrici, a cominciare da Hari Nef e Gayle Rankin. La Rankin è, fin dall'inizio, connotata come parte dell'albergo, perché è slavata (il suo biondo è assurdo, una sfumatura che ho percepito come malata, sporca) e sbiadita come tutto  ciò che compone l'arredo dell'hotel, in più il suo personaggio risulta sgradevole e ambiguo fin dall'inizio; viceversa, la Nef è pacatissima e quasi materna nel suo essere una persona innamorata al punto da concedere una seconda occasione nonostante il dolore, e brilla quando le "cose cattive" arrivano ad abbruttire anche lei. Annabelle Dexter-Jones e Rad Pereira sono un ottimo supporto che, alternativamente, contribuisce a rendere ancora più caotica ed angosciante la situazione o a risollevarla con leggerezza, e l'aggiunta di Molly Ringwald come donna d'affari/bombshell/figura materna è un tocco di classe. Certo, Bad Things è particolare ma non perfetto. La sensazione è quella che la regista abbia voluto mettere anche troppa carne al fuoco e che, a un certo punto, non abbia più saputo bene come gestire i diversi punti di vista dei personaggi e i vari tasselli del puzzle; in particolare, ci sono delle sequenze in cui Bad Things parrebbe prendere la via dello slasher tout court, una direzione che si perde dopo una decina di minuti per sparire come se non fosse mai esistita, e che per quanto mi riguarda poco aggiunge all'atmosfera già inquietante dell'albergo utilizzato come location. Ciò nonostante, se pensate di poter andare oltre l'avvertenza iniziale che ho messo nel post, Bad Things è un film particolarissimo e vi consiglierei di guardarlo, magari con una buona predisposizione all'attenzione e non dopo una giornata stancante!


Di Molly Ringwald, che interpreta Ms. Auerbach, ho già parlato QUI.

Stewart Thorndike è la regista e sceneggiatrice della pellicola. Americana, ha diretto un altro horror che non conosco, Lyle. E' anche attrice e produttrice.


Gayle Rankin interpreta Ruthie Nodd. Inglese, ha partecipato a film come Men e a serie quali GLOW. Ha 34 anni. 



Hari Nef interpreta Cal. Americana, ha partecipato a film come Assassination Nation e Barbie. Anche produttrice, ha 32 anni e un film in uscita. 





venerdì 1 luglio 2016

Jem e le Holograms (2015)

Nonostante la pioggia di guano lanciatagli addosso praticamente da qualsiasi blog e sito specializzato americano, in questi giorni ho deciso di farmi del male e guardare Jem e le Holograms (Jem and the Holograms), diretto nel 2015 dal regista Jon M. Chu.


Trama: Jerrica Benton, orfana ed ospite della zia Bailey insieme alla sorellina Kimber, viene scoperta come cantante grazie ad un video caricato su You Tube e presa sotto l'ala protettrice della discografica Erica Raymond. Assieme a Kimber e alle sorellastre Aja e Shana, la giovane Jerrica scala le classifiche col nome d'arte di Jem ma non è tutto oro quello che luccica...


Ho tanto male al cuore, dico davvero. Sì, questo sarà uno di quei post nostalgici e noiosi da trentenni che ormai si sono visti massacrare i miti d'infanzia in ogni modo possibile immaginabile, sopportate. Stavolta è toccato alla "Truly Outrageous" Jem e alle sue compagne Holograms, simpatico branco di strappone anni '80 con la passione per il rock alle quali bastava accedere al computer Synergy e toccare un paio di iconici orecchini per trasformarsi nella band del momento, venire completamente stravolte a beneficio di un pubblico di bimbiminkia che 99 su 100 non sentivano neppure la mancanza di un simile revival. Nella serie animata Jerrica Benton era un'orfana che cercava di riscattare la casa discografica del padre e contemporaneamente mantenere l'orfanotrofio da lui finanziato grazie appunto al successo come cantante ottenuto nei panni di Jem, identità segreta persino al suo fidanzato (che, guarda caso, ad un certo punto si innamorava di entrambe), e in ogni episodio c'erano scontri all'ultima nota col gruppo rivale, le Misfits, appoggiate dalla casa discografica del viscido Eric Raymond, intenzionato a rubare a Jerrica l'eredità del padre ed ex socio. Se gli sceneggiatori avessero mantenuto lo scheletro di questa semplicissima trama, magari buttando il tutto sul trash caciarone, sicuramente sarebbe venuta fuori una ciofeca perlomeno simpatica, invece hanno scelto di gettare tutto alle ortiche e creare un'apologia dei cantantucoli (qualcuno ha detto Justin Bieber?) che diventano fenomeni istantanei grazie a YouTube. Ora, io non dico che il mondo degli Youtubers sia una delle piaghe che affligge l'umanità moderna, sebbene lo pensi, però non è che adesso ogni strepponetta che si infila in testa una parrucca rosa, miagola al microfono accompagnandosi con una chitarra acustica e gioca con due luci in croce possa diventare automaticamente una star. Non è plausibile e non è un messaggio che deve passare alle ragazzine assetate di fama!! La vecchia Jem è stata sostituita da una mocciosa di provincia che un giorno si ritrova famosa in virtù di questo orrido video caricato su internet e, non si sa per quale motivo, riesce a diventare l'idolo pop di ogni singolo adolescente. La cosa potrebbe anche andarmi bene se non fosse che la mocciosa, di fatto, è capace solo di cantare tre canzonette gnegne in croce (lo stile è quello di una Taylor Swift d'accatto), per il resto fa tutto la cattiva della situazione, tale EricA Raymond, che le da soldi, trucco, parrucco, maestri di canto, coreografi, scenografi, stilisti e persino un figlio da limonare: alla faccia del talento di Jem e della cattiveria di Erica! Quindi se cercavate PERLOMENO un inno alla self-made woman cascate davvero male.


Ad aggiungersi a questo concentrato di Male puro, fatto di ragazzine orfane che cantano insieme in armonia come modo per sedare i litigi, cacce al tesoro strappalacrime effettuate infangando il buon nome di Synergy, carognate perdonate dopo due secondi, battute talmente vecchie da risalire nemmeno agli anni '80 ma direttamente ai '50, musiche di melma che si dimenticano dopo due minuti (per fortuna), umorismo d'accatto e attricette di rara bruttezza, c'è pure la beffa di NON vedere le Misfits asfaltare le Holograms a colpi di schitarrate punkabbestia o metallozze. No, dico, mi fai un film su Jem e releghi le Misfits ad inutile contentino finale e, peggio ancora, non usi neppure UNA delle canzoni dell'epoca, hit indimenticabili come Gimme!Gimme!Gimme! oppure Shrangri-La? Voi direte, ma almeno la regia? No, nulla. Essendo Jem e le Holograms un inno al vuoto cosmico e alla mancanza di neuroni, il regista John M. Chu ha pensato bene non solo di inserire riferimenti ai social praticamente ovunque, mescolando l'azione a testimonianze video riprese in soggettiva, al 90% realizzate sfruttando dei veri fan della serie Jem e le Holograms (quegli stessi fan che probabilmente dopo aver visto il film gli avranno bruciato la macchina), ma persino di sfruttare la musica creata dagli Youtubers per sottolineare alcuni passaggi del film, come per esempio gente che batte le mani a tempo per indicare momenti concitati e così via. Le parole non riescono a spiegare la bruttezza di questo espediente ma, fidatevi, è davvero una cosa orribile a vedersi. E capisco che il regista si sia fatto le ossa con roba tipo Step Up o i documentari sul già citato Justin Bieber ma affidare il progetto a gente più capace e meno votata allo stile bimbominkia pareva così brutto? Sulle attrici stendo un velo pietoso, vabbé. Il miscasting era evidente già nella scelta di mettere delle ragazzine al posto di un gruppo di ventenni magari più grintoso e meno imberbe ma arrivare a convincere il pubblico che quelle quattro sciacquettine dai capelli colorati possano avere anche solo che un briciolo di carisma è davvero una ilusion en vuestro pensamiento, scusate la citazione colta. Se la cava, ed è una frase azzardata, soltanto la povera Juliette Lewis la quale, giustamente, sceglie di caricare il personaggio di Erica Raymond fino all'inverosimile, rendendola grottesca quanto il risultato finale del film ma ben più gradevole e dignitosa, per quanto possa esserlo un'attrice ormai rovinata dalle droghe e dal chirurgo plastico. Per citare l'immortale bardo, quindi: "amo finito? Finito finito? .... Mavvaaaffff*** te, John M.Chu, la Hasbro e soprattutto Jem e le Holograms!".

Sì, selfati sto katso.
Di Juliette Lewis, che interpreta Erica Raymond, ho già parlato QUI.

Jon M. Chu è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Step Up 2 - La strada per il successo, Step Up 3D, G.I.Joe - La vendetta e Now You See Me 2. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 37 anni e dovrebbe dirigere il prossimo capitolo della saga Now You See Me.


Molly Ringwald interpreta zia Bailey. Americana, ha partecipato a film come Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare, Breakfast Club, Killing Mrs. Tingle e a serie come Il mio amico Arnold, L'ombra dello scorpione e Medium. Ha 48 anni.


Aubrey Peeples, che interpreta Jerrica, era stata la figlia di Fin nel primo Sharknado (a proposito, a fine luglio esce il quarto capitolo!!), prima di venire sostituita da Ryan Newman mentre Ryan Guzman, ovvero Rio, era nel cast della sfortunata Heroes Reborn nei panni di Carlos Gutierrez; nella scena post credit compare anche quella raffinatona di Kesha, fan della serie, nei panni di una Pizazz particolarmente tramp. Jem e le Holograms è talmente un film disgraziato che la creatrice della serie originale, Christy Marx, non è stata neppure interpellata prima della sua realizzazione ma in compenso sia lei che le doppiatrici del personaggio principale compaiono in dei piccoli camei. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto vergogna! e recuperate immantinente la serie del 1985. ENJOY!

In conclusione....

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