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mercoledì 12 febbraio 2025

2025 Horror Challenge: Quando chiama uno sconosciuto (1979)

Non penso teniate conto dei progressi della challenge horror ma, nel caso ve lo stiate chiedendo, non ho saltato un giorno: la settimana scorsa si richiedeva la visione di un corto trasformato in lungometraggio, mentre oggi la challenge chiedeva di guardare il lungometraggio in questione. La scelta è caduta su Quando chiama uno sconosciuto (When A Stranger Calls), diretto e co-sceneggiato nel 1979 dal regista Fred Walton proprio a partire dal suo primo corto, The Sitter.


Trama: Jill viene assunta come babysitter da un facoltoso medico. La prima sera di lavoro viene però bersagliata dalle insistenti telefonate di un maniaco...


Il corto The Sitter lo trovate alla pagina che vi ho linkato, ma non è fondamentale per la visione di Quando chiama uno sconosciuto. Anzi, siccome i primi venti minuti di lungometraggio, attori a parte, sono una riproposizione quasi identica del corto (a sua volta ispirato dalla leggenda metropolitana La babysitter e l'uomo al piano di sopra, che risale ad una decina di anni prima e che aveva già ispirato la trama di Un Natale rosso sangue), vi conviene non guardarlo proprio, altrimenti vi rovinereste la parte migliore del film. In realtà, anche il terzo atto non è male, perché ritorna alle atmosfere horror e quasi surreali delle sequenze di apertura, con un paio di jump scare ben piazzati che mi hanno fatta letteralmente saltare dalla sedia. La parte centrale della pellicola, invece, sembra messa lì solo per allungare il brodo e risulta abbastanza noiosa, quasi l'episodio di una serie poliziesca che cerca di spaventare un po' di più gli spettatori. Si tratta, infatti, di un blando thriller dove una donna viene seguita da uno stalker scappato dal manicomio, mentre un detective privato cerca di acciuffarlo. La suspence deriva interamente da ciò che si sa dello stalker e possibile killer, perché, in effetti, Curt Duncan, all'interno della parentesi "cittadina" che lo vede incapricciarsi della badassissima Tracy, sembra più un poveraccio con qualche problema di comunicazione e cervello, più che una bestia assassina, e si aspetta solo il momento in cui le cure d'urto alle quali è stato sottoposto in manicomio smettano di fare effetto spingendolo nuovamente ad uccidere a mani nude. Oppure che qualcuno, per mera pietà umana, si prenda cura di questo cristiano e lo faccia rinsavire.   


Anche per quanto riguarda la regia, Quando chiama uno sconosciuto sembra un patchwork di stili. L'inizio e la fine sono tesi, magistralmente diretti, impreziositi dall'incredibile prova attoriale di Carol Kane, un crogiolo di ansia nervosa, le cui urla spezzerebbero il cuore a un sasso. Soprattutto la prima, lunga sequenza gioca brutalmente coi nervi dello spettatore, in un susseguirsi di primi piani alternati della babysitter e del telefono, mentre all'interno della villa le ombre sembrano muoversi, trasformandola in una trappola fatta di nascondigli perfetti per un eventuale killer (chi ha visto Scream potrà riconoscere il modello a cui si sono ispirati Craven e Williamson per una delle scene di apertura più belle di sempre). Fortunatamente, la parte centrale è nobilitata da attori molto bravi, un po' distanti dai cliché del genere. Prendete la damsel in distress, per esempio. Ha il volto caparbio e selvatico di Colleen Dewhurst, che rende il personaggio di Tracy terribilmente interessante, nonostante di lei non venga rivelato praticamente nulla. Il killer è interpretato da Tony Beckley, che sarebbe morto poco dopo la fine delle riprese e che quindi già manifestava gli ultimi sintomi di una malattia terminale. L'impressione che si ha, quando Duncan segue Tracy o quando cerca di fuggire al detective Clifford, è di un uomo agli sgoccioli, solo coi fantasmi della sua mente malata, perseguitato da qualcosa che lo terrorizza e che non capisce, e nonostante l'orribile delitto di cui il personaggio si macchia all'inizio (per non parlare del completo distacco dalla realtà che lo muove sul finale, o delle inquietanti registrazioni dell'ospedale), a volte si riesce persino a provare pietà per lui. Ammetto che questi motivi, probabilmente, saranno un po' pochi per consigliare un film come Quando chiama uno sconosciuto (che, nell'anno del Signore 2025, rischia di annoiare più di uno spettatore scafato) ma a me è comunque piaciuto, quindi vi invito a recuperarlo, se non lo avete mai visto.


Di Carol Kane, che interpreta Jill Johnson, ho già parlato QUI.

Fred Walton è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Pesce d'aprile e episodi di serie quali Alfred Hitchcock presenta e Miami Vice. Anche attore, ha 83 anni.


Charles Durning
interpreta John Clifford. Americano, ha partecipato a film come La stangata, Quel pomeriggio di un giorno da cani, Fury, Ecco il film dei Muppets, Tootsie, Dick Tracy, Mister Hula Hoop, Spia e lascia spiare, Fratello dove sei?. Come doppiatore ha lavorato ne I Griffin. E' morto nel 2012.


Rachel Roberts
interpreta la dottoressa Monk. Americana, ha partecipato a film come Assassinio sull'Orient Express e Picnic ad Hanging Rock. E' morta nel 1980.


Colleen Dewhurst,
che interpreta Tracy, era Henrietta Dodd nel film La zona morta. Il film ha un seguito per la TV, sempre diretto da Fred Walton, intitolato Lo sconosciuto alla porta e dedicato alla memoria di Tony Beckley, e un remake omonimo del 2006. Se Quando chiama uno sconosciuto vi fosse piaciuto recuperateli, e aggiungete Un Natale rosso sangue. ENJOY! 


mercoledì 6 novembre 2019

La famiglia Addams 2 (1993)

Finalmente. Finalmente sono riuscita a riguardare La famiglia Addams 2 (Addams Family Values), uno dei miei film preferiti di sempre, diretto nel 1993 dal regista Barry Sonnenfeld.


Trama: la famiglia Addams si ingrandisce grazie all'arrivo del piccolo Pubert. A causa dell'odio dei due fratelli, Mercoledì e Pugsley, i genitori decidono di procurarsi una babysitter e la scelta ricade su Debbie, affascinante bionda che tuttavia mira al patrimonio dello zio Fester...


Esiste un film di cui conosco le battute a memoria? Sì, ragazzi, ed è La famiglia Addams 2. Che poteva essere una copia carbone del primo film e in parte lo è anche (il ballo, splendido, di Morticia e Gomez, la discesa nella disperazione di quest'ultimo per colpa del fratello Fester, le sequenze dedicate alle performance di Mano) ma, in realtà, racchiude due anime meravigliose che lo portano a svettare anni luce sopra l'originale. E' brutto dire che il piccolo Pubert, il nuovo nato degli Addams, è tanto carino quanto inutile, un mero escamotage per costringere gli Addams ad avere bisogno di una babysitter, ma è la verità: le cose che più contano all'interno de La famiglia Addams 2 sono il Campo Chippewa e, soprattutto, la stupefacente Debbie, esempio di come i personaggi secondari siano talmente ben scritti e caratterizzati da non temere il confronto con i titolari storici, partoriti dalla fantasia di Charles Addams. Partiamo dal campo Chippewa e lasciamo il meglio come dessert. Il campo Chippewa, con i suoi partecipanti tutti biondissimi e wasp, è l'estensione perfetta di quella recita da incubo mostrata nel primo La famiglia Addams, e rende di fatto la caustica Mercoledì una dei protagonisti più interessanti della pellicola, soprattutto quando la ragazzina è costretta a sfoderare tutte le sue arti oscure, la sua intelligenza e la perfidia per contrastare lo strapotere degli esilaranti, stupidissimi "Grangers" e dell'odiosa Amanda, reginetta del campo e futura attrice. Lo stile deliziosamente eccentrico della Famiglia Addams cozza contro l'accozzaglia di luoghi comuni e l'ipocrisia di chi è buono e bravo solo a parole ma in realtà arriva a ghettizzare chi non risponde ai canoni di perfezione imposti da un campo per ricconi, per non parlare poi della farsa tragicomica dello spettacolo a tema "Ringraziamento", pieno di inesattezze storiche e parole offensive mascherate da termini urbani, e l'applauso durante le sequenze di ribellione scatta in automatico.


E mentre Mercoledì e Pugsley hanno il loro bel da fare a riportare coi piedi per terra Gary Granger e i suoi adepti, tentando di sopravvivere al terribile "capanno dell'amicizia", lo zio Fester si innamora della folle Debbie, bionda gold digger (non a caso disseppellisce l'anello di fidanzamento di mammà) e psicopatica all'ultimo stadio. La cosa buffa è che Debbie, come direbbe Mercoledì, è solo maldestra, altrimenti sarebbe un perfetto membro della famiglia Addams, pazza e criminale com'è. Purtroppo per Fester, Debbie ha la stessa mentalità egoista ed elitaria dei partecipanti al campo Chippewa e ciò che vede degli Addams è solo un branco di mostri assurdi, NONOSTANTE l'incredibile tenerezza di un Fester che sbocconcella il pane per condividerlo con lei o si infila lunghissime carote nel naso, durante uno degli appuntamenti più belli della storia del cinema; da par suo, il povero Fester si trasforma in uno zerbino imparruccato color pastello, tra un "biscottino" e gli esilaranti tentativi della novella moglie di ucciderlo, a rischio di condannare l'intera famiglia all'annichilimento. Se dovessero puntarmi una pistola alla testa e chiedermi quale sia il ruolo migliore di Joan Cusack, da cinèfila dovrei dire Cheryl Lang (ma non vedo lo splendido Arlington Road da più di dieci anni, quindi...) ma il mio cuore palpita per Debbie, nemmeno fossi lo Zio Fester. Le smorfiette dell'attrice, i flash di rozzissima follia (ah, ma lei era una Barbie ballerina. Piena di grazia!), l'atteggiamento da first lady presidenziale e la danza al ritmo di Macho Man sono semplicemente meravigliosi e io non posso non amarla. E sì, questo alla fine non era un post normale ma solo un modo per mettere finalmente nero su bianco la mia adorazione perenne per La famiglia Addams 2, alla faccia della sciatteria degli anni '90!


Del regista Barry Sonnenfeld, che interpreta anche Mr.Glicker, ho già parlato QUI. Di Anjelica Huston (Morticia Addams), Raul Julia (Gomez Addams),  Christopher Lloyd (Zio Fester), Joan Cusack (Debbie Jellinsky), Christina Ricci (Mercoledì Addams), Carol Kane (Nonna), Carel Struycken (Lurch), David Krumholtz (Joel Glicker), Dana Ivey (Margaret Addams), Peter MacNicol (Gary Granger), Christine Baranski (Becky Martin-Granger), Mercedes McNab (Amanda), Nathan Lane (poliziotto) e Cynthia Nixon (Heather) ho parlato ai rispettivi link.


Se il film vi fosse piaciuto, ovviamente, recuperate La famiglia Addams. ENJOY!


martedì 18 giugno 2019

I morti non muoiono (2019)

Sabato sera sono emigrata a Genova per riuscire a vedere I morti non muoiono (The Dead Don't Die), diretto e sceneggiato dal regista Jim Jarmusch.


Trama: in una cittadina pacifica i morti cominciano a risorgere a causa degli sconvolgimenti climatici.


Sono passati due giorni dalla visione de I morti non muoiono e sinceramente non ho ancora capito se questo film mi è piaciuto oppure no. Cioè, per essere più precisi non ho ancora capito se ho visto un'opera geniale o una fantozziana "cagata pazzesca" che aggiunge poco o nulla al mito dello zombi romeriano, non a caso citato anche nei ringraziamenti finali. Sarà che di Jarmusch ho visto proprio pochissimo e non conosco la poetica, se ce n'è una, del regista? Può essere. Partiamo dalle cose che ho sicuramente apprezzato de I morti non muoiono. Innanzitutto, l'ironia. Non poteva essere altrimenti, con un protagonista come Bill Murray, quell'umorismo che col tempo si è fatto sempre più malinconico, così come si è fatta più accentuata la sua aria distaccata dalla realtà, un "se per caso cadesse il mondo io mi sposto un po' più in là": qui abbiamo l'apice dello scazzo Murrayano, concretizzato in un poliziotto che due anni prima doveva andare in pensione e che, d'un tratto, si ritrova a combattere un'invasione di zombi in una cittadina dove il massimo del criminale è un eremita che forse ruba dei polli. E se Murray, anche in un'occasione come questa, si sposta un po' più in là, ad affiancarlo c'è un Adam Driver esilarante perché ANCORA più scazzato, piagato dall'onniscienza. In mezzo ai due, la povera Chloe Sevigny, innocente ed umana, giustamente sconvolta all'idea che i morti non muoiano mentre i suoi due colleghi paiono contemplare la questione con distacco. Poi, ovviamente, ci sono i morti (che non muoiono), che come gli zombi di Romero tornano a fare quello che facevano in vita come se nulla fosse successo, spinti da un cervello ormai in pappa e da una fame che li porta a mangiare, mangiare e ancora mangiare. Sotto gli occhi dell'eremita Bob, che della città e dei cittadini conosce pregi (pochi) e difetti (molti) si svolge quindi una storia estrema ma vecchia come il mondo, tanto che il finale è già scritto e risaputo, insito com'è nel DNA di una società egoista e di un'umanità che si è auto condannata a morte, beatamente inconsapevole delle implicazioni globali delle azioni del singolo, concentrato nella sua becera quotidianità. E' così che, a rimetterci, sono i cattivi (lo splendido Steve Buscemi col suo "make America white again") ma anche i buoni o i medi, spazzati via senza aver avuto la possibilità di brillare nemmeno una volta.


Ne I morti non muoiono, infatti, non ci sono eroi, solo gente clueless che quando riesce a sopravvivere ai famelici zombi deve tutto alla fortuna (alla sceneggiatura?), non certo all'abilità. Anzi, di abilità non si parla proprio, ché persino i poliziotti se la sentono colare e decidono di non intervenire, ognuno per motivi tutti suoi. Ci sarebbe un deus ex machina, in effetti, sul quale non vi spoilererò nulla, ma è nulla più che un'"aggiunta", una meteora che passa e se ne va, come se non valesse la pena salvare tanta mediocrità concentrata in una cittadina e, per estensione, nel mondo. Un ripensamento, quasi, e in generale (forse è questo che non ho apprezzato granché) un work in progress incompiuto come alcune parti del film. Per esempio, quelle interferenze televisive che sembrano così importanti, tanto da venire introdotte già nei titoli di testa, a cosa portano poi?  I personaggi dei ragazzini imprigionati all'interno del riformatorio hanno un qualche significato, salvo quello di aumentare gli attori presenti? E infine: c'è qualcosa di più, celato dietro un omaggio ironico e ben realizzato agli storici film di Romero? Sinceramente, non saprei rispondere a questa domanda ma ripensandoci, per quanto non sia uscita entusiasta dalla proiezione quanto avrei voluto, I morti non muoiono è comunque un film che sono contenta di aver visto perché è zeppo di momenti memorabili e personaggi sopra le righe, di dialoghi che apparentemente non vanno da nessuna parte ma regalano grande gioia, quasi quanto vedere facce conosciute dietro gli zombi. Quella gioia, ahimé, che non regala l'adattamento italiano, particolarmente sciatto e svogliato, tanto che le parole ossessivamente ripetute dagli zombi a volte vengono tradotte, altre no (giocattoli va bene, coffee non lo traduciamo, non ci va), per non parlare di quel riferimento metacinematografico iniziale tradotto in maniera così farraginosa che probabilmente il 90% degli spettatori se lo perderà. Della serie, i morti non muoiono ma nemmeno la mala adaptación, ahimé.


Del regista e sceneggiatore Jim Jarmusch ho già parlato QUI. Bill Murray (Capo Cliff Robertson), Adam Driver (Agente Ronnie Peterson), Tom Waits (Eremita Bob), Chloe Sevigny (Agente Mindy Morrison), Steve Buscemi (Fattore Frank Miller), Danny Glover (Hank Thompson), Caleb Landry Jones (Bobby Wiggins), RZA (Dean), Larry Fessenden (Danny Perkins), Carol Kane (Mallory O'Brien), Tilda Swinton (Zelda Swinton) e Selena Gomez (Zoe) li trovate invece ai rispettivi link.


Dietro al trucco da zombi ci sono musicisti come Iggy Pop, Sturgill Simpson (autore della canzone che da il titolo al film) e Charlotte Kemp Muhl, anche modella; purtroppo avremmo potuto avere anche Bruce Campbell ma niente, non aveva voglia di partecipare a un altro horror a quanto pare. Se I morti non muoiono vi fosse piaciuto recuperate i film di Romero dedicati agli zombi e aggiungete Shaun of the Dead e Benvenuti a Zombieland. ENJOY!


venerdì 5 dicembre 2014

Bad Girls! - Amiche cattive (1999)


Dopo la rassegna contro la violenza nei confronti delle donne vediamo cosa succede quando è proprio il gentil sesso a mostrare denti ed unghie e a diventare... cattivo! Su proposta di Arwen noi blogger ci siamo riuniti per parlare delle Bad Girls cinematografiche e a me è subito venuto in mente un guilty pleasure visto tanti anni fa, Amiche Cattive (Jawbreaker), scritto e diretto nel 1999 dal regista Darren Stein. ENJOY!


Trama: quando la reginetta del liceo compie diciassette anni le sue tre migliori amiche decidono di imbavagliarla, rapirla, chiuderla in un bagagliaio e portarla a festeggiare. La bravata però si conclude con la morte della ragazza...



Amiche Cattive è la versione thriller del mio guilty pleasure per eccellenza, Ragazze a Beverly Hills. A riguardarlo oggi è semplicemente imbarazzante ma se dicessi che non vado matta per questa sagra della cattiveria gratuita liceale, che nel finale cita persino Carrie - Lo sguardo di Satana, mentirei. E pensare che tutto quello che succede dopo lo sconvolgente inizio ha del surreale, la trama di Amiche Cattive è talmente pretestuosa ed incoerente da rasentare la follia. Courtney, Julie e Foxy ammazzano senza volerlo la loro migliore amica, la reginetta del liceo Liz Purr (detta Miao, nientemeno), perché Courtney ha la brillante idea di rapirla tappandole la bocca con un'enorme caramella dura e tonda detta "spaccamascelle" (da cui il titolo originale); fin qui tutto bene, se non fosse che, dopo aver scoperto di aver ucciso Liz, in 30 secondi Courtney si dimentica di essere stata una delle sue migliori amiche e diventa la versione femminile del Governatore di The Walking Dead mentre le altre due decidono in automatico di non essere colpevoli, perlomeno del reato di stupidità congenita, ed entrambe scaricano ogni responsabilità sulla squilibrata Courtney sgravandosi così le coscienze. A complicare le cose ci si mette la sfigata della scuola, Fern Mayo (detta Maionese), che ovviamente sgama le tre furbone mentre riportano Liz in camera e cercano di simulare una violenza sessuale finita male, salvo poi decidere di non raccontare l'accaduto quando Courtney le offre di farla diventare popolare come loro in cambio del suo silenzio. Da lì in poi ogni pretesa di coerenza va a farsi benedire, tra Fern che prende il nome di Vylette e si finge una nuova studentessa senza che né la preside né nessun altro professore si chiedano a) che fine abbia fatto Fern e b) perché mai una tizia sconosciuta all'improvviso decida di seguire dei corsi al liceo, Courtney che diventa sempre più malvagia (ove per malvagità si intende "dare aria alla bocca e minacciare a vanvera" oppure darla a Marilyn Manson) e Julie che, riscoperta una coscienza pur rimanendo convinta della propria estraneità verso i fatti, decide di consacrare la sua esistenza non già a consegnare Courtney alla polizia, bensì a sputtanarla davanti a tutta la scuola.


Eppure, nonostante tutto questo bailamme di incoerenza, amo Amiche Cattive. Lo amo innanzitutto per la sfacciataggine con cui Darren Stein pretende di darci a bere tutte le vaccate di cui sopra e poi per lo stile trash tipico degli anni '90 con cui le mette in scena. Scene al ralenti, visioni, flashback inquietanti, momenti di esasperante cattivo gusto e, soprattutto, dei colori vivacissimi sono gli elementi distintivi della pellicola, che potrebbero condensarsi nelle terrificanti mise delle protagoniste (soprattutto nella cofana finale di Courtney e nei completini rossi di Vylette) e nell'ossessiva immagine dello spaccamascelle, tanto colorato e pop all'esterno quanto duro ed ostico all'interno. Quanto alle protagoniste, io le adoro ma vogliamo stendere un velo pietoso? Innanzitutto le attrici erano tutte quasi sulla trentina ed interpretavano delle diciassettenni (palese, ennesimo omaggio a Carrie - Lo sguardo di Satana) poi la loro recitazione è davvero imbarazzante: tra tutte si salvano giusto, e per un pelo, Rebecca Gayheart e Judy Greer (la Greer in particolare, forse per la metamorfosi a cui va incontro il personaggio), mentre Julie Benz è di una pochezza terribile e Rose McGowan gigioneggia in modo indegno senza esserne in grado (alla McGowan voglio bene ma non è mai stata un'attrice, al limite un sex symbol...) ma perlomeno si porta dietro l'allora fidanzato Marilyn Manson come bonus, per di più con mustacchio da pedofilo. Ah, ovviamente amo Amiche Cattive anche per l'omaggio tarantiniano alla stupenda Pam Grier, ingaggiata come tostissima e minacciosa ispettrice... e per la colonna sonora adolescenziale, non dimentichiamolo! Se volete passare una serata "cattiva" e ad alto tasso di ignoranza anni '90 dovete assolutamente recuperare questo Amiche cattive... e proseguire leggendo i cattivissimi post dei miei colleghi blogger! ENJOY!


Oggi in rete trovate già i post di La Fabbrica dei Sogni e Pensieri Cannibali, nel bellissimo banner che segue ci sono invece gli altri imperdibili appuntamenti dei prossimi giorni!





mercoledì 8 febbraio 2012

La storia fantastica (1987)

Altro post dedicato ad un altro mito della mia infanzia. A dire il vero meno “mitico” di altri, poiché ho avuto meno occasioni di vederlo, ma pur sempre bello. Sto parlando del film La storia fantastica (The Princess Bride), diretto nel 1987 dal regista Rob Reiner e tratto dal romanzo La principessa sposa di William Goldman.


Trama: il nonno di un bambino costretto a letto da un’influenza decide di leggergli la storia della principessa Bottondoro e del suo amato Westley, legati da un vincolo di vero amore che rischia di spezzarsi quando quest’ultimo scompare in mare e Bottondoro viene chiesta in sposa dal viscido principe Humperdink…


La storia fantastica può essere visto come il giusto precursore di quel genere che poi sarebbe ritornato a spopolare in tempi recenti grazie all’orco Shrek. E’ una fiaba, è vero. Ci sono giganti, spadaccini, principesse (qualche bacio, con buona pace del piccolo costretto a letto), incantesimi e pirati, ma il tutto è riletto in chiave decisamente ironica, prendendo in giro i cliché del genere e mostrandolo allo spettatore attraverso il racconto di un nonno, spesso interrotto dalle rimostranze o dai dubbi di un nipotino “moderno”, smaliziato e assuefatto ai videogiochi che, suo malgrado, verrà alla fine catturato dalla storia di Westley e Bottondoro. Vista la simpatia e la particolarità dei personaggi coinvolti, lo spettatore non può che venire catturato a sua volta, e non c’è da stupirsi se chi, come me, lo ha visto in televisione per anni, ricorda ancora i nomi dei protagonisti e le loro battute.


Al di là di Bottondoro che, come tutte le principesse, aspetta solo di essere salvata (anche se è un bel peperino e anche un po’ stronzetta), è impossibile dimenticarsi del loquace Westley e, soprattutto, dei personaggi di “contorno”, a partire dal trio formato da Vizzini, Inigo e Fezzik: il primo, uno scaltro e malvagio siciliano (doppiato con doveroso ed esilarante accento nella versione italiana), il secondo, uno spadaccino di origini spagnole che ricerca ossessivamente la vendetta per il padre ucciso vent’anni prima e infine il terzo, un gigante buono amante delle rime. I continui battibecchi tra i tre personaggi e le successive scene dove Westley deve affrontarli sono le più riuscite ed esilaranti del film, ma anche il vanesio Humperdink, il torturatore albino e il vecchietto dei miracoli non scherzano. Purtroppo, bisogna ammettere che La storia fantastica risente un po’ dell’usura del tempo; per fortuna, però, è costruito in modo che il suo “cuore” possa comunque resistere inalterato, nonostante la parte avventurosa della pellicola sia effettivamente datata (un esempio su tutti: l’imbarazzante ratto della palude palesemente interpretato da un mimo, quasi quasi peggiore delle bestie presenti in The Killer Shrews!). Per gli amanti dell’horror, risulta inoltre decisamente simpatico vedere Cary Elwes legato e torturato in una meravigliosa segreta à la Saw, come gli succederà poi in tempi più recenti. Postilla nerd a parte, La storia fantastica è un film che merita molto, anche per le musiche di Mark Knopfler. Quindi, se non lo avete visto a suo tempo, rimediate!


Del regista Rob Reiner ho già parlato qui. Tra gli attori già citati sul Bollalmanacco segnalo invece Chris Sarandon (il principe Humperdink) e Wallace Shawn (Vizzini).

Cary Elwes (vero nome Ivan Simon Cary Elwes) interpreta Westley. Per me, questo attore inglese rimarrà per sempre Robin Hood – Un uomo in calzamaglia, ma ha partecipato ad altri film come Hot Shots!, Dracula di Bram Stocker, Mowgli – Il libro della giungla, Bugiardo bugiardo, L’ombra del vampiro, Saw – L’enigmista e a serie come Hercules, Oltre i limiti, X – Files e Law & Order. Attivo anche come doppiatore, ha prestato la voce per un episodio di Pinky and the Brain e ha doppiato il Pilota in Le avventure di Tin Tin: il segreto dell’unicorno. Anche produttore, ha 49 anni e nove film in uscita.


Mandy Patinkin (vero nome Mandel Bruce Patinkin) interpreta Inigo Montoya. Assurto al ruolo di “idolo australiano” dopo aver visto le pubblicità di Criminal Minds nella terra dei canguri, ha partecipato al film Dick Tracy, a un episodio della serie Hercules e ne ha doppiato uno de I Simpson. Ha 59 anni.


Robin Wright (vero nome Robin Virginia Gayle Wright) interpreta Bottondoro. Americana, ex moglie di Sean Penn, la ricordo per film come Forrest Gump, Toys – Giocattoli, Tre giorni per la verità, She’s so lovely – Così carina, Bugie baci bambole e bastardi, Unbreakable – Il predestinato e l’orrendo Beowulf, oltre che per la soap opera Santa Barbara. Anche produttrice, ha 44 anni e tre film in uscita, tra cui l’imminente Millenium: uomini che odiano le donne, dove interpreterà la giornalista Erika Berger.


Peter Falk intepreta il nonno. Famosissimo per il suo ruolo di Tenente Colombo nell’omonima serie, ha partecipato anche a film come Angeli con la pistola (che gli è valso la sua seconda nomination all’Oscar come migliore attore non protagonista, mentre la prima era arrivata l’anno precedente con Sindacato assassini) e Invito a cena con delitto, oltre a serie come Alfred Hitchcock presenta e Ai confini della realtà. Anche produttore, regista e sceneggiatore, è morto per colpa dell’Alzheimer proprio l'anno scorso, all’età di 83 anni.


Carol Kane (vero nome Carolyn Laurie Kane) interpreta la vecchia Valerie. Americana, ha partecipato a film come Quel pomeriggio di un giorno da cani, Io & Annie, il geniale S.O.S. Fantasmi, La famiglia Addams 2, Mosche da bar e Amiche cattive, oltre a serie come Two and a Half Men e Ugly Betty. Ha anche doppiato il corto Kung Fu Panda: Secrets of the Furious Five ed episodi delle serie Tiny Toon Adventures, Aladdin e I Griffin. Ha 59 anni e due film in uscita.


Billy Crystal (vero nome William Jacob Crystal) interpreta il vecchio e miracoloso Max. Uno dei più famosi comici americani, lo ricordo per film come Getta la mamma dal treno, Harry, ti presento Sally, Scappo dalla città – La vita, l’amore e le vacche, Hamlet, Harry a pezzi, I perfetti innamorati; ha inoltre prestato la voce per i film Monsters & Co., Il castello errante di Howl, Cars – Motori ruggenti e partecipato alle serie Love Boat e Friends. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 63 anni e quattro film in uscita, tra cui I Muppet e il prequel di Monsters & Co., Monsters University.


André The Giant, che interpreta Fezzik, è stato un grandissimo campione di wrestling e ha rivaleggiato nientemeno che con il mitico Hulk Hogan, mentre il piccolo Fred Savage lo potete ritrovare in Austin Powers in Goldmember nei panni dell’agente segnato dall’infame… booozzo!!! A proposito di André the Giant, pare che il suo ruolo fosse stato “concupito” da un esordiente e allora sconosciuto Arnold Schwarznegger, che se ne era incapricciato dopo aver letto il romanzo di William Goldman, da cui è stato appunto tratto il film. Peccato che, nel momento in cui la realizzazione della pellicola si era concretizzata, Schwartzy era diventato troppo famoso e la produzione non poteva più permettersi di pagare il suo cachet, quindi si è ripiegato sul gigante scandinavo. Per finire, se La storia fantastica vi fosse piaciuto, consiglio la visione (e la lettura) dei bellissimi Stardust e Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi. ENJOY!

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