martedì 20 ottobre 2026

Nuovi Incubi Halloween Challenge Day 20: Office Killer (1997)


Il tema della Nuovi Incubi Halloween Challenge di oggi è Lavorare è un horror. Con questa saggia massima in mente ho guardato Office Killer, diretto e co-sceneggiato nel 1997 dalla regista Cindy Sherman.

Trama

Dorine lavora nella redazione di un giornale in crisi, dove molti dipendenti, lei compresa, si sono visti dimezzare l'orario da un giorno all'altro. Quando un suo collega muore all'improvviso, proprio nella sua postazione di lavoro, Dorine decide di portarsi il cadavere a casa...

Recensione

Office Killer era un altro di quei film che avevo nella mia ormai infinita watchlist su Letterboxd, senza neppure sapere come ci fosse finito. Se dovessi definire Office Killer, parafraserei la storica citazione di Balto: "non è un horror, non è una commedia. Sa soltanto quello che non è". Questo perché il film della Sherman non prende mai una posizione netta sulla sua doppia natura e il risultato è un'opera senza particolare nerbo, poco divertente e con parecchie inibizioni per quanto riguarda la parte horror. Di sicuro è un film che mette tantissima carne al fuoco, tuttavia la affronta con superficialità. La trama, infatti, tocca temi come la riduzione dei posti di lavoro in favore di una tecnologia che, all'epoca, si stava cominciando ad affacciare, timidamente ma inesorabilmente, nelle nostre vite quotidiane; la conseguente alienazione legata al lavoro da remoto; i rapporti meno che idilliaci all'interno dei posti di lavoro, con arrivismo e servilismo messi sempre prima dell'oggettiva competenza del singolo; i problemi mentali legati a traumi infantili di natura sessuale, e il conseguente senso di colpa unito al desiderio, comunque, di "appartenere" a un luogo, a un gruppo di persone. Tutto ciò passa per la figura di Dorine, topolino spaventato che fa parte della redazione da decenni, eppure ancora è come se non esistesse. Timida ed impacciata, Dorine vive con la madre paralitica, con la quale condivide un rapporto di amore e odio, e viene generalmente disprezzata dai colleghi. Qualcosa, nella sua mente, scatta quando, costretta a lavorare fino a tardi con un laido redattore, senza volerlo ne causa la morte facendogli prendere la scossa. Dorine chiama la polizia, ma mette subito giù il telefono e si porta a casa il cadavere del collega, sistemandolo nel seminterrato. Da lì, la donna comincia a mettere in piedi l'ufficio"ideale", facendo fuori sempre più colleghi (e non solo!) e affinando le proprie conoscenze per quanto riguarda le nuove tecnologie, usandole al meglio per coprire i propri misfatti. Il film è tutto qui, e procede per accumulo di morti, tra persone che continuano a vedere Dorine come una povera fessacchiotta limitata, e la collega Kim che, invece, comincia a nutrire pesantissimi sospetti; la critica social-lavorativa è chiara, e i personaggi rappresentati sono riconoscibilissimi e tutti mediamente sgradevoli, Dorine in primis, nulla che non sia stato raccontato meglio prima o dopo Office Killer.

C'è da dire che, leggendo dichiarazioni e interviste, è venuto fuori che Cindy Sherman, al suo primo lungometraggio di "fiction" come regista, non avesse assolutamente idea di come procedere, e lasciasse moltissima libertà agli attori. L'approccio, ahimé, si vede; da una parte, ciò consente ai membri del cast, soprattutto quello femminile, di brillare, mentre altri sembrano un po' spersi, e pare che non sappiano di preciso quale direzione avrebbe preso il film, di conseguenza come impostare la propria interpretazione. Carol Kane nei panni di Dorine regge da sola tutta la baracca, mettendo anima e corpo in un personaggio che non è difficile immaginare all'interno di qualsiasi realtà lavorativa (l'approccio è simile a quello iniziale di Rachel McAdams in Send Help), socially awkward al punto che, anche ricorrendo a tutta l'empatia disponibile, verrebbe voglia di scrollarlo per svegliarlo un po'; l'attrice, però, fin dall'inizio si assicura anche di mostrare la doppiezza di Dorine, il suo essere anaffettiva a causa di un trauma subito durante l'infanzia, persino la caparbietà con cui la donna intende raggiungere il proprio obiettivo, per quanto allucinante e perverso. Molly Ringwald e Jeanne Tripplehorn le fanno da ottime spalle, ognuna esprimendo al meglio i lati negativi dell'arrivismo lavorativo, che non guarda in faccia neppure amici o fidanzati, e Barbara Sukowa nei panni della capa Virginia è semplicemente un mostro. Gusto puramente personale, ovviamente, ma credo che Office Killer sarebbe potuto diventare un capolavoro di humour nero, un po' come La signora ammazzatutti, per intenderci, se solo la Sherman non avesse avuto timore di spingere sul pedale dell'horror, perché, per esempio, la sequenza in cui Norah si risveglia nello scantinato di Dorine ha tutte le caratteristiche di un incubo disgustoso, ed è una delle migliori del film, assieme alla morte del primo collega. Purtroppo, così non è stato, e Office Killer, per quanto sicuramente "strano" e particolare, rimane un prodotto deboluccio, non particolarmente memorabile.

Cast

Di Carol Kane (Dorine Douglas), Molly Ringwald (Kim Poole), Jeanne Tripplehorn (Norah Reed), Michael Imperioli (Daniel Birch) ed Eric Bogosian (non accreditato, interpreta Peter Douglas) ho già parlato ai rispettivi link.

  • Cindy Sherman è la regista e co-sceneggiatrice del film, al suo primo e unico lungometraggio. Anche attrice, ha 72 anni. 

Se vi è piaciuto...

Se Office Killer vi è piaciuto recuperate May ed Excision. ENJOY!

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