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martedì 23 settembre 2025

2025 Horror Challenge: Il guardiano di notte (1994)

Ho traslato la horror challenge di qualche giorno per lasciare spazio a La valle dei sorrisi, e il risultato è che questa settimana ci saranno due post a tema. La scorsa settimana, la challenge proponeva di guardare un film in lingua non inglese. Ho dunque scelto il film danese Il guardiano di notte (Nattevagten), diretto e sceneggiato nel 1994 dal regista Ole Bornedal.


Trama: Martin, giovane studente di giurisprudenza, va a lavorare come guardiano di notte di un ospedale. Nei dintorni si aggira però un misterioso assassino di donne...


De Il guardiano di notte avevo visto solo il remake americano con Ewan McGregor, di cui non ricordo neppure un fotogramma, solo le parole della mia amica Nora che, ridendo dopo che ero tornata dalla pausa tra un tempo e l'altro con un minuto di ritardo, mi ha detto "Bolla, nel minuto che sei stata via è successo di tutto". E' quindi in stato di semi-ignoranza che ho guardato Il guardiano di notte, memore giusto di un paio di punti fermi, ovvero il lavoro del protagonista e il fatto che, a un certo punto, i cadaveri dell'ospedale assumevano un'importanza preponderante. Non ricordavo, invece (probabilmente perché nel remake non ci sono? Chissà) le sfide tra Martin e l'amico Jens, quest'ultimo insofferente all'idea di una vita "normale" e già tracciata, fatta di studio, lavoro, matrimonio, figli. In tutta onestà, alla fine del film non ho capito a cosa servissero questi inserti, che a me sono sembrati avulsi dalla struttura thriller-horror de Il guardiano di notte, ma potrebbero rappresentare una sorta di riflessione su come vita e morte vadano costantemente a braccetto, e la speranza di scuotere la quotidianità con dei colpi di testa atti a "rovinarla" sia solo un modo per evitare di pensare che, alla fine, ciò che ci aspetta è solo la morte. In realtà, una delle sfide, che coinvolge una prostituta, serve a Martin per capire di essere nelle mire di un serial killer, ma mentirei se non dicessi di avere trovato molto pesanti le interazioni tra il protagonista e l'insopportabile Jens. Assai diverso, invece, il clima che si "respira" all'interno dell'ospedale, e che consegna in toto un thriller come Il guardiano di notte alla sfera dell'horror. L'ospedale dove lavora Martin è l'equivalente di un tunnel degli orrori, un luogo claustrofobico di cui, ogni notte, il protagonista è costretto a percorrere i corridoi, trovando in ogni stanza e sala qualcosa di terrificante, che dà voce alle paure più ataviche dell'uomo. Le cose, ovviamente, peggiorano ulteriormente quando il serial killer comincerà a giocare con Martin, portando sia lui che il personale dell'ospedale a mettere in dubbio la sua sanità mentale.


Anche la regia de Il guardiano di notte richiama più l'horror che il thriller. Bornedal non lesina immagini scioccanti come quelle dei cadaveri della morgue, sia nascosti da un pietoso lenzuolo sia insanguinati o profanati da una mano sconosciuta, e le sequenze in cui Martin, da solo, si ritrova ad aver a che fare con ombre misteriose, luci che non si accendono, file di cadaveri tra cui passare in mezzo, morti che si muovono e resti umani messi in formaldeide, mettono un'angoscia terribile. Le paure di Martin sono un eco delle nostre e non è difficile immaginarsi nella stessa situazione, né partire per la tangente e pensare a qualcosa di sovrannaturale pronto a trascinare il poveretto nelle ombre o peggio. Non che la sequenza in cui Kalinka si trova a pochi passi dal serial killer sia una passeggiata di salute. Lì subentra anche un intelligente montaggio, che per un attimo ci convince che Kalinka farà un'inevitabile brutta fine, e un interessante uso della colonna sonora (utilizzata alla perfezione anche in tutto il resto del film, comunque), mutuato da un caposaldo del cinema di genere come M - Il mostro di Düsseldorf. Per i fan di Jaime Lannister, vedere un Nikolaj Coster-Waldau agli esordi, decisamente più implume e dall'immagine meno costruita rispetto a quella a cui siamo abituati oggi, potrebbe essere scioccante, ma l'attore è molto bravo ad interpretare Martin; probabilmente perché giovanissimo a sua volta, l'attore conferisce al personaggio una sfumatura sbruffona e ingenua, del bravo ragazzo di buona famiglia che vorrebbe fingersi più duro di quello che è, e fa quasi tenerezza vederlo coinvolto in una situazione terribile come quella descritta nel film. Se vi piacciono i thriller che vanno a stretto braccetto con l'horror, Il guardiano di notte è un ottimo film da recuperare, a patto di non lasciarvi scoraggiare dalla confezione un po' fredda e poco patinata, tipica delle produzioni danesi. 

 

Di Nikolaj Coster-Waldau, che interpreta Martin, ho già parlato QUI.

Ole Bornedal è il regista e sceneggiatore del film. Danese, ha diretto film come Nightwatch - Il guardiano di notte, The possession e Nightwatch - Demons are forever. Anche produttore e attore, ha 66 anni.


Sofie Gråbøl
, che interpreta Kalinka, era la madre della protagonista in Attachment. Kim Bodnia, che interpreta Jens, e Ulf Pilgaard, che interpreta Wormer, compaiono anche nel sequel Nightwatch - Demons are forever, che devo ancora vedere ma che vi consiglio di recuperare, se il film vi fosse piaciuto, assieme al remake Nightwatch - Il guardiano di notte. ENJOY!

domenica 17 settembre 2017

La fratellanza (2017)

Avrei tanto voluto parlarvi di Leatherface ma tant'è, qui non è uscito e in quanto anteprima italiana sarà difficile reperirlo ancora per un po'. Ho così ripiegato su un film arrivato in sala la settimana scorsa, ovvero La fratellanza (Shot Caller), diretto e sceneggiato dal regista Ric Roman Waugh.


Trama: un broker padre di famiglia viene condannato per omicidio stradale dopo aver fatto un incidente da ubriaco. L'uomo finisce in un carcere dove non c'è distinzione tra assassini recidivi e semplici vittime della sfortuna e, per sopravvivere, è costretto ad unirsi a una delle gang che lo popolano...


Immaginate di essere un riccastro dalla bella vita, con una moglie stupenda e un figlio piccolo e carino a rallegrarvi le giornate. Immaginate di uscire una sera con gli amichetti altrettanto abbienti, bere un bicchiere di troppo e fare un incidente d'auto mentre, invece di tenere gli occhi sulla strada e le mani al volante, vi distraete per dare il cinque al collega d'ufficio, causandone la morte. In America non vanno tanto per il sottile: che abbiate impugnato una pistola e compiuto una strage oppure abbiate commesso il peggiore errore della vostra vita il risultato è lo stesso, vi tocca il carcere duro assieme alla peggiore feccia della società. Ah, ma che gentili. Oh, magari poi succede così anche in Italia ma io del sistema carcerario nostrano conosco solo la realtà della sit-com Belli dentro (che vergogna...) quindi mi sono stupita del fatto che, già la prima sera di carcere, lo sfigatissimo Jacob, futuro Money, fosse costretto a condividere un enorme stanzone con novellini incaprettati da omaccioni villosi. Insomma, non dico di metterlo in una cella privata con la TV ma almeno fare distinzione tra i vari convitti ed impedire che persone innocenti fino al giorno prima si ritrovino chiuse assieme a dei mostri potrebbe essere una buona idea. Anche perché potrebbe succedere come ne La fratellanza, ovvero che il broker impegnato nell'unico esercizio fisico settimanale di una partita di basket tra colleghi si trasformi, onde sopravvivere, in una macchina da guerra capace di arrivare, nel giro di pochi anni, ai vertici della malavita carceraria. E senza nemmeno diventare il fidanzatino di qualcuno, guarda a volte la fortuna! La fratellanza parte quindi da questo assunto abbastanza sconvolgente per rappresentare il dramma umano di un uomo costretto a farsi mostro per non soccombere alle dure regole del carcere e anche per proteggere la famiglia che lo aspetta fuori, sacrificando ogni cosa per un bene superiore pur rimanendo fondamentalmente una brava persona, ancora in grado di distinguere i "buoni" dai "cattivi", per quanto possa essere assurda una simile distinzione nel mondo della malavita. Per fortuna, l'aspetto valido de La fratellanza è proprio il rifiuto di dividere i personaggi in categorie nette (per quanto alcuni stereotipi del genere vengano utilizzati, si veda lo sbirro corrotto) e di lasciarli invece gravitare all'interno di aree grigie più o meno cupe, moglie del protagonista compresa, senza concedere loro happy ending o redenzione. Il tutto mentre, sullo sfondo, assistiamo alla più classica trama da gangsta movie, tra scambi di armi, scontri tra gang, informatori, poliziotti duri e puri e boss della mala che muovono le loro pedine anche da dietro le sbarre.


A Ric Roman Waugh (già regista di un film a tema come Felon - Il colpevole) evidentemente l'ambientazione carceraria e il mondo di questi criminali incalliti devono piacere molto perché è palese il gusto con cui indugia su corpi quasi interamente tatuati, sudore, sporcizia e tanto, tanto sangue, spillato nel modo più brutale ed efficace possibile, mentre la cinepresa coglie ogni dettaglio del volto tormentato del protagonista, tra sguardi fuggenti, espressioni dove la disperazione fatica a rimanere nascosta e movimenti nervosi, come quelli di una tigre in gabbia. Lentamente ma inesorabilmente si arrivano così a provare pietà e anche una sorta di rispetto per il "Money" di Nikolaj Coster-Waldau, costretto da impietose esigenze di scena ad esibire sì un fisico della madonna e un disagio interiore che il buon vecchio Jamie Lannister si sognerebbe, ma anche un paio di baffi da Village People che fanno decisamente a pugni con l'ambiente "virile" dipinto nel film, zeppo di cosiddetti fratelli (da qui il titolo italiano) che in teoria dovrebbero dare la vita l'uno per l'altro. Nonostante quest'ultimo, inquietante dettaglio, c'è da dire che l'attore fa un lavoro ottimo e assieme ad un Jon Bernthal sempre più bravo e perfetto per i ruoli da carogna (aspettiamo The Punisher su Netflix, ovviamente!!) spicca su un cast composto da facce da galera terrificanti, gente che a vederla in giro comincerei a scappare a velocità WARP! per evitare di venire violentata o peggio. Diciamo che Waugh non indora affatto la pillola e non cerca neppure per un secondo di rendere affascinante il mondo in cui viene a trovarsi Money, sottolineandone la pericolosità in tutti i modi possibili, sia per quel che riguarda i malviventi che per quel che concerne i poliziotti, in primis quelli costretti a fare da "controllori" per i detenuti in libertà vigilata. Anche per questo motivo La fratellanza è un film magari non innovativo ma comunque assai apprezzabile, soprattutto se vi piace questo genere di pellicole. E anche se siete fan di Game of Thrones, perché no? Baffoni a parte, Coster-Waldau è sempre un bell'omino, lo dico dai tempi de La madre!


Di Jon Bernthal, che interpreta Frank, ho già parlato QUI mentre Holt McCallany, ovvero The Beast, lo trovate QUA.

Ric Roman Waugh è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Snitch - L'infiltrato. Anche stuntman, attore e produttore, ha 49 anni e un film in uscita.


Nikolaj Coster-Waldau interpreta Jacob. Danese, conosciuto per il ruolo di Jamie Lannister nella serie Game of Thrones, ha partecipato anche a film come Il guardiano di notte, La madre e ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore e sceneggiatore, ha 47 anni e un film in uscita.


Jeffrey Donovan interpreta Bottles. Americano, ha partecipato a film come Sleepers, Il libro segreto delle streghe: Blair Witch 2,  J. Edgar e a serie quali Millenium, Jarod il camaleonte, CSI: Miami, Monk e Fargo. Anche produttore e regista, ha 49 anni e un film in uscita.


Emory Cohen interpreta Howie. Americano, ha partecipato a film come Come un tuono, Brooklyn e War Machine. Ha 27 anni e due film in uscita.


Se La fratellanza vi fosse piaciuto recuperate Le ali della libertà e Animal Factory. ENJOY!


venerdì 29 marzo 2013

La madre (2013)

E finalmente è arrivato anche in Italia uno degli horror che più aspettavo, soprattutto dopo aver visto il corto da cui è stato tratto e il nome di Guillermo Del Toro tra i produttori. Sto ovviamente parlando di La madre (Mama), diretto dal regista Andrés "Andy" Muschietti.


Trama: una coppia di fidanzati accoglie in casa le nipotine di lui, due bimbette che hanno passato cinque anni in un bosco, apparentemente abbandonate a sé stesse. Purtroppo le pargole si sono portate dietro un pericoloso souvenir dalla terribile esperienza...


Come spesso accade, tutto ciò che viene lungamente bramato e atteso alla fine lascia una sensazione di fastidiosa insoddisfazione e mezza delusione e purtroppo La madre non fa eccezione. Intendiamoci, quello di Muschietti non è un brutto film, almeno per i canoni attuali del genere horror. Vero anche che la pellicola proprio horror non è, sembra più una favola nera di quelle, per l'appunto, che tanto affascinano Del Toro: ci sono due bimbe abbandonate in un bosco da un genitore debole e spaventato (e conseguentemente punito), una strega che "rapisce" i pargoli, la natura a farla da padrone e persino una sorta di racconto di formazione. Gli spaventi sono pochi, per quanto efficaci, circoscritti alla figura di questa "madre" e limitati alle sequenze in cui il mostro non viene visto nella sua interezza, bensì "immaginato" attraverso gli occhi spaventati o adoranti delle bambine protagoniste, oppure percepito grazie ad alcune scene magistrali, come quella in cui Lily parrebbe giocare con la sorella nella stanza finché all'interno dell'inquadratura non entra effettivamente la piccola Victoria ma in tutt'altro luogo. La madre in sé, per contro, non ha un design particolarmente accattivante e non fa paura, il suo look rimanda troppo ai fantasmi capelloni giapponesi e l'ingerenza della CG è particolarmente invadente e pesante.


Un altro difetto de La madre è ovviamente quello di essere un film tratto da un corto. L'opera originale, per quanto un po' banalotta, aveva dalla sua la capacità di condensare l'orrore nel breve tempo disponibile, sfruttando l'effetto sorpresa e la velocità dell'azione. Per ottenere un lungometraggio gli sceneggiatori ci hanno dovuto ricamare sopra e se, da un lato, hanno azzeccato alla perfezione l'intrigante inizio, il commovente finale e il percorso di crescita dell'interessantissimo personaggio interpretato dalla brava Chastain (una ragazza egoista e refrattaria alla maternità che, a poco a poco, impara il significato di amore e sacrificio), dall'altro hanno appesantito la trama con le inutili indagini di un odioso psichiatra e con i sogni "rivelatori" di Lucas, riuscendo a sovrapporre almeno tre modi diversi per riunire tutti i personaggi in un unico punto alla fine del film, quando ne bastava solo uno. Anche la storia imbastita nella sua totalità sa molto di già visto, perché a tratti La madre mi ha ricordato sia The Woman in Black che il meno conosciuto Shiver, mentre il rancore degli spettri non può far altro che rimandare a Ju-On.


Come ho detto, invece, originali e molto belli sia l'inizio che il finale. L'idea di mostrare Madre attraverso il punto di vista sfocato di una bambina senza occhiali è un trucco simpatico, così come sono gradevoli i titoli di testa, che raccontano attraverso i disegni delle piccole i loro cinque anni di vita nel bosco. Il finale, grazie anche al bellissimo ed evocativo score di Fernando Velásquez, mi ha strappato più di una lacrima per il modo in cui riesce a mescolare all'ovvia tensione anche un senso di ineluttabile tenerezza e grandissimo dolore, con un confronto tra madri per nulla scontato. Sinceramente, non posso commentare nulla riguardo alla regia o alla fotografia perché i mainati del multisala, dopo la prima mezz'ora, sono riusciti a proiettare La madre con l'immagine leggermente sfocata, cosa che ha inficiato l'intera visione, ma per quanto riguarda gli attori posso dire che la Chastain da letteralmente il bianco e che le due bimbe scelte per interpretare Victoria e Lily sono sufficientemente inquietanti e "cattive", soprattutto la piccola, protagonista di più di alcuni momenti decisamente spaventevoli. Cacca, infine, sull'adattamento italiano: le bambine hanno passato cinque anni in un bosco da sole, dove l'avrebbero imparato un appellativo forbito come "madre" quando in originale Lily si sgola urlando "mama"?  Metter loro in bocca un "mamma" vi faceva schifo? Tra l'altro, sentire dire "madre" mi provoca un accesso incontrollato di risa, occhio. In conclusione, La madre è un film simpatico e guardabile ma non troppo entusiasmante. Speriamo che i prossimi horror che aspetto siano migliori.



Di Jessica Chastain, che interpreta Annabel, ho già parlato qui.

Andrés “Andy” Muschietti è il regista e cosceneggiatore della pellicola. Argentino, è alla sua prima pellicola, preceduta da due corti, Nostalgia en la mesa 8 e Mama. Anche attore, dovrebbe avere una quarantina d’anni. 


Nikolaj Coster – Waldau interpreta sia Lucas che il fratello Jeffrey. Danese, ha partecipato a film come Il guardiano di notte, Black Hawk Down, Le crociate – Kingdom of Heaven e alla serie Il trono di spade. Anche produttore e sceneggiatore, ha 43 anni e tre film in uscita.


Daniel Kash interpreta il dottor Dreyfuss. Canadese, ha partecipato a film come Aliens – Scontro finale, Cabal, The Shipping News – Ombre dal profondo, Lo smoking, Le cronache dei morti viventi e alle serie Psi Factor e Piccoli brividi. Anche regista, ha 54 anni e tre film in uscita.


Megan Charpentier, che interpreta l’occhialuta Victoria, era già stata la piccola “controfigura” di Amanda Seyfried sia in Jennifer’s Body che in Cappuccetto Rosso Sangue, mentre, orrore!, la Mama del titolo originale è un uomo che nella vita è stato anche la Niña Medeiros della franchise Rec, Javier Botet. Se La madre vi è piaciuto, comunque, consiglierei la visione di Silent Hill, The Grudge e The Ring. ENJOY!!

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