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martedì 24 novembre 2020

Visioni dal Torino Film Festival 2020 (parte I)

In quest'anno un po' "così" anche il Torino Film Festival è diventato online: la programmazione potete trovarla QUI così come tutte le informazioni per fruire dei vari film in concorso e non: nel weekend sono riuscita a vederne ben quattro (tra cui The Dark and the Wicked di Bryan Bertino, di cui ho parlato QUA), il che per me è un miracolo, quindi ve ne parlerò in un post cumulativo. ENJOY!


The Evening Hour di Braden King (2020)

Tratto dal romanzo omonimo di Carter Sickels, inedito in Italia, il film è uno sguardo su un'America ai margini, dove l'ignoranza e lo squallore la fanno da padroni e dove per tirarsi un po' su si ricorre agli antidolorifici spacciati con garbo da un giovane infermiere impiegato in una casa di riposo. Quando il passato tornerà a mordere i calcagni del ragazzo, sotto forma di vecchio amico dal q.i. assimilabile a quello di una trota di lago ma con ambizioni di gran spacciatore, il mondo idilliaco del protagonista finirà in pezzi assieme alla sua vita. The Evening Hour è un film che fa delle atmosfere e dei paesaggi, sia naturali che urbani, il suo punto di forza, e priva lo spettatore di qualsiasi desiderio di vivere in America, soprattutto non nei luoghi descritti all'interno della pellicola. Gli attori sono tutti assai bravi, la storia in alcuni punti è un po' farraginosa (perché Cole non possa prendere a sberle Terry e cacciarlo subito a pedate dal paese con l'ausilio del ras di zona è qualcosa che mi sfugge) ma nel complesso è un film assai godibile.

For Sama di Waad Al-Ketab e Edward Watts (2019)

Di solito non guardo documentari ma di questo ne parlavano tutti così bene che domenica mattina mi sono accinta alla visione e sono stata felicissima della scelta. Felicissima ma distrutta, perché For Sama è talmente crudele e doloroso che ci si chiede come sia possibile vivere nelle condizioni di Waad e di tutti i suoi compaesani, assediati in una Aleppo sempre più piccola e pericolosa; come sia possibile ridere, mettere al mondo figli, trovare una nicchia di normalità. Soprattutto, ci si chiede come sia possibile che, nell'epoca "moderna", si permetta l'esistenza di aberrazioni come il regime siriano. Come ho scritto su Facebook, vergognatevi di parlare di "dittatura sanitaria" quando vi sentite depressi per il mancato aperitivo o perché siete costretti a portare la mascherina, e magari cominciate anche a smetterla di urlare che "nessuno in Italia pensa ai bambini": vedere una donna al colmo della felicità perché il marito le ha regalato un caco oppure un bambino chiedere a Dio di perdonare i suoi amici che lo hanno abbandonato ad Aleppo sono due ottimi punti di partenza per ringraziare il destino di averci concesso praticamente tutto e per ricominciare un po' a mettere le cose nella giusta prospettiva. E se volete saperne di più e magari dare una mano: https://www.actionforsama.com/

Wildfire di Cathy Brady (2020)

Un altro film che parla di piccoli paesi e grande disagio, stavolta ambientato in un'Irlanda che non ha dimenticato il suo recente passato di divisioni, terrorismo e morte. La storia di Wildfire è quella di due sorelle, Lauren e Kelly; quest'ultima è stata data per dispersa per un anno e quando torna a casa stravolge la vita della sorella, scoperchiando un passato fatto di dolore, follia latente, crimini e cose che gli abitanti vorrebbero dimenticare per comodità. Wildfire si regge sulle interpretazioni delle protagoniste (il film è dedicato alla memoria della giovane Nika McGuigan, morta di cancro nel 2019) e sull'angoscia che deriva dal vedere una realtà all'apparenza solida sgretolarsi sotto il peso di una crescente disperazione, con violenza e senza possibilità di mettere un freno. Come The Evening Hour, nemmeno Wildfire è un film entusiasmante o memorabile al 100 % ma è sicuramente un'altra visione interessante.  



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