Siccome questa settimana uscirà Mad Max: Fury Road ho deciso di fare un po' di ripasso e recuperare l'opera omnia di George Miller cominciando da Interceptor (Mad Max), da lui diretto e co-sceneggiato nel 1979.
Trama: Max è un poliziotto incaricato di pattugliare le enormi, selvagge strade australiane e impedire che branchi di teppisti drogati spadroneggino senza ritegno. Le cose si fanno però molto più pesanti quando a fare le spese della follia di questi teppisti sono il suo collega, la moglie e il figlio...
La prima cosa che mi è venuta in mente guardando Interceptor è stata... ehi, ma questo non è Mad Max!!111!1 Eh già, amici lettori che ora mi toglierete di sicuro il saluto, evidentemente io da piccola mi sono imbevuta come una spugna di spezzoni de Il guerriero della strada e Mad Max - Oltre la sfera del tuono ma ora posso tranquillamente e solennemente giurare di non avere mai visto il primo Interceptor fino ad oggi. Dio benedica i recuperi, dunque! Io infatti ricordavo omoni conciati come emuli di Ken il guerriero, terribili e sanguinosi futuri post-apocalittici, invece il primo Interceptor è incredibilmente "normale", un revenge movie dove l'aspetto selvaggio e futuristico è appena dietro l'angolo, in procinto di ghermire e sconvolgere per sempre la vita dei protagonisti ma non ancora ben riconoscibile. Toecutter e i suoi sgherri che infestano le strade australiane sono "strani", disturbanti, eppure non sono tanto loro a stonare all'interno della società rappresentata in Interceptor quanto, piuttosto, l'esistenza di una zona residenziale protetta, dei segnali stradali inquietanti, la necessità di un reparto speciale di polizia composto da velocissimi e spregiudicati piloti ognuno con il proprio compito specifico (i pursuiter e gli interceptor, per l'appunto); apparentemente, insomma, il mondo di Max è il nostro, situato in un futuro "non troppo lontano", una realtà dove esistono ancora gli avvocati, gli ospedali, il verde, la televisione e i giornali, eppure la gente non si sente sicura come dovrebbe e la follia comincia piano piano a prendere piede, cosa di cui purtroppo si renderà conto anche il protagonista che, povero lui, vorrebbe solo una normale vita vacanziera con moglie e figlio. La bellezza dell'opera prima di Miller, per quel che riguarda la sceneggiatura, sta tutta qui, in questa disperata battaglia per arginare un'inevitabile marea di imminente caos e mantenere la propria umanità in una realtà presa di mira da stupratori, assassini, pazzi che inneggiano al "knight rider" e bestie.
E poi, ovviamente, ci sono le macchine. Quella XB GT Ford Falcon Coupe, venduta esclusivamente in Australia e modificata apposta per il film, che è diventata un'icona mondiale, è la prima che salta all'occhio ma la vediamo molto avanti nel film; prima ancora, ci sono le macchine della polizia e le moto dei seguaci di Toecutter, ci sono camion e camper distrutti, c'è la costante e mortale minaccia di incidenti spettacolari e anche troppo realistici, di corpi che volano e strisciano sul caldo asfalto di Broken Hill quando va bene o che esplodono quando va male. Miller gode di questi inseguimenti ad alta velocità, spara nelle orecchie dello spettatore il rombo dei motori fino a farle sanguinare, indaga con la cinepresa le screpolature dell'asfalto e i dettagli di questi ammassi meccanici portatori di morte e distruzione, tanto che quando la telecamera si sposta negli interni oppure nei pochi paesaggi che non contemplino ettari di deserto sconfinato si riesce quasi a tirare un sospiro di sollievo. In ogni fotogramma, poi, si respira una passione incredibile e l'entusiasmo di affrontare un film sicuramente nuovo per il panorama cinematografico australiano con piglio artigianale e con un'inventiva che oggi non è più possibile ritrovare in nessuna produzione (l'arte di arrangiarsi di fine anni '70 era impareggiabile!). Per quel che riguarda gli attori, è buffo sapere che il ruolo del folle Toecutter sia stato affidato ad un attore di stampo shakespeariano ma è ancor più buffo pensare che Mel Gibson sia andato ai provini solo per accompagnare un suo amico, sia stato scelto per interpretare uno dei motociclisti perché quel giorno aveva i connotati scombinati da un incidente, e quando è tornato da Miller perfettamente guarito ha ottenuto la parte che lo ha consacrato ad icona. Diciamocelo però, a poco più di 20 anni Mel Gibson faceva quasi tenerezza con quell'aria da sbarbatello, altro che Mad Max, e anche questo ha contribuito a causarmi un senso di straniamento durante la visione di Interceptor... ciò non toglie, ovviamente, che stiamo comunque parlando di un cult con un sacco di pregi e un mucchio di potenziale che esploderà in quel Interceptor - Il guerriero della strada di cui parlerò nei prossimi giorni.
Del regista e co-sceneggiatore George Miller ho già parlato QUI mentre Mel Gibson, che interpreta Max, lo trovate QUA.
Hugh Keays-Byrne, che interpreta Toecutter, sarà presente anche in Mad Max: Fury Road e, per la cronaca, l'intero film è stato ridoppiato prima di essere immesso sul mercato USA, perché gli americani avevano difficoltà a capire l'accento australiano. A Interceptor hanno fatto seguito Interceptor - Il guerriero della strada, Mad Max oltre la sfera del tuono e Mad Max: Fury Road che esce proprio in questi giorni: se Interceptor vi fosse piaciuto recuperateli tutti. ENJOY!
domenica 10 maggio 2015
venerdì 8 maggio 2015
Jessabelle (2014)
So che è paradossale ma non c'è nulla di meglio di un bell'horror per rilassarsi e Jessabelle, diretto nel 2014 dal regista Kevin Greutert, rientra tranquillamente nel novero di quelli più gradevoli.
Trama: incinta e in procinto di andare a convivere col fidanzato, Jessie ha un incidente al quale sopravvive per miracolo. Costretta ad una lunga riabilitazione e all'uso temporaneo di una sedia a rotelle, Jessie torna quindi nella casa dov'è nata e dove ancora abita suo padre ma col suo arrivo cominciano anche ad accadere cose strane...
Jessabelle è uno di quegli horror che, pur non essendo innovativi né eclatanti, sono comunque molto piacevoli da vedere perché raccontano una storia e la raccontano bene, cosa di cui spesso tendiamo a dimenticare l'importanza. La trama del film è semplice e lineare, non ci sono spiegoni né tentativi di accattivarsi un pubblico disattento e l'orrore che è costretta ad affrontare Jessie affonda le radici nell'affascinante mitologia del voodoo e negli oscuri riti del bayou, rinomato luogo di misteri, paludi, superstizioni e demoni da sempre a me molto caro. Al piacere di scoprire cosa si nasconda dietro la misteriosa entità che perseguita la protagonista si aggiunge l'intelligente scelta di aumentare la naturale empatia nei confronti di quest'ultima confinandola in una sedia a rotelle, limitandone i movimenti e aumentando la sua dipendenza verso persone sconosciute sia a noi che a lei; Jesse non vede il padre da molti anni, quest'uomo è un inaffidabile ubriacone soggetto ad improvvisi scoppi d'ira che nasconde palesemente qualcosa alla figlia, le videocassette che mostrano la madre defunta si interrompono sempre sul più bello e infine l'ex fidanzatino si è ormai rifatto una vita eppure è disponibilissimo nei confronti di Jesse e, soprattutto, anche troppo informato sui misteri che nasconde il bayou. Pur essendo sicuramente più smaliziati di lei, noi spettatori viviamo quindi la storia assieme a Jesse e riusciamo in questo modo a perdonare ogni ingenuità sia a lei (la signorina non è esente da quella sorta di "noncuranza" per la propria incolumità tipica di tutti i protagonisti dei film horror) che alla trama non proprio originalissima.
Per quel che riguarda il raggiungimento di questa non facile empatia, buona parte del merito va a Sarah Snook, l'attrice che interpreta Jesse, sicuramente l'elemento migliore del film. La peculiare condizione del personaggio aveva tutte le potenzialità per fare di Jesse una ragazzetta sciocca e lamentosa oppure un'isterica senza speranza ma Sarah Snook la interpreta con misura ed equilibrio, anche grazie a un aspetto delicato che nasconde comunque una tempra forte e ad una bellezza non convenzionale che nel finale acquista un'ulteriore, sensualissima connotazione. Ho molto apprezzato anche la scelta di Kevin Greutert di non utilizzare i soliti, disgustosi effetti computerizzati per realizzare l'entità "infestante" e di limitarsi ad sfruttarli per cambiare i colori della fotografia e renderla più cupa ad ogni ingresso di questa "presenza" nella nostra realtà, anche perché l'elemento più perturbante e caratteristico di Jessabelle sono la scenografia e gli esterni e sarebbe stato un peccato rovinarli. Assieme alla naturale ed inquietante bellezza del bayou, infatti, è la casa dove si ritrova costretta a stare Jesse la seconda e fondamentale protagonista del film, un luogo dove il tempo si è letteralmente fermato (bellissima la scena in cui il padre di Jesse sposta l'armadio per rivelare una stanza chiusa ed inutilizzata da decenni, dove tutto è stato lasciato com'era), zeppa di oggetti vecchi e stranianti e dove ogni cosa viene filtrata attraverso il punto di vista di una ragazza spaventata, diffidente ed impossibilitata a salire delle scale che sembrano così ancora più minacciose ed ostili. Come avrete ormai capito, Jessabelle è un buon horror d'atmosfera, valido più per le suggestioni che offre piuttosto che per gli effettivi spaventi o per l'originalità. Guardandolo, mi è sembrato quasi di leggere un racconto sotto una copertina calda ed era esattamente quello che mi serviva sul momento: se anche voi vi trovate nello stesso stato d'animo dategli una chance!
Kevin Greutert è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Saw VI e Saw 3D - Il capitolo finale. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 50 anni e un film in uscita.
Sarah Snook interpreta Jesse. Australiana, ha partecipato a film come These Final Hours. Ha 28 anni e cinque film in uscita.
Mark Webber interpreta Preston. Americano, ha partecipato a film come Animal Factory, Broken Flowers, Scott Pilgrim vs. The World, 13 Sins e a serie come Medium. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 35 anni e tre film in uscita.
Se Jessabelle vi fosse piaciuto recuperate Oculus - Il riflesso del male, The Babadook, Sinister e The Skeleton Key. ENJOY!
Trama: incinta e in procinto di andare a convivere col fidanzato, Jessie ha un incidente al quale sopravvive per miracolo. Costretta ad una lunga riabilitazione e all'uso temporaneo di una sedia a rotelle, Jessie torna quindi nella casa dov'è nata e dove ancora abita suo padre ma col suo arrivo cominciano anche ad accadere cose strane...
Jessabelle è uno di quegli horror che, pur non essendo innovativi né eclatanti, sono comunque molto piacevoli da vedere perché raccontano una storia e la raccontano bene, cosa di cui spesso tendiamo a dimenticare l'importanza. La trama del film è semplice e lineare, non ci sono spiegoni né tentativi di accattivarsi un pubblico disattento e l'orrore che è costretta ad affrontare Jessie affonda le radici nell'affascinante mitologia del voodoo e negli oscuri riti del bayou, rinomato luogo di misteri, paludi, superstizioni e demoni da sempre a me molto caro. Al piacere di scoprire cosa si nasconda dietro la misteriosa entità che perseguita la protagonista si aggiunge l'intelligente scelta di aumentare la naturale empatia nei confronti di quest'ultima confinandola in una sedia a rotelle, limitandone i movimenti e aumentando la sua dipendenza verso persone sconosciute sia a noi che a lei; Jesse non vede il padre da molti anni, quest'uomo è un inaffidabile ubriacone soggetto ad improvvisi scoppi d'ira che nasconde palesemente qualcosa alla figlia, le videocassette che mostrano la madre defunta si interrompono sempre sul più bello e infine l'ex fidanzatino si è ormai rifatto una vita eppure è disponibilissimo nei confronti di Jesse e, soprattutto, anche troppo informato sui misteri che nasconde il bayou. Pur essendo sicuramente più smaliziati di lei, noi spettatori viviamo quindi la storia assieme a Jesse e riusciamo in questo modo a perdonare ogni ingenuità sia a lei (la signorina non è esente da quella sorta di "noncuranza" per la propria incolumità tipica di tutti i protagonisti dei film horror) che alla trama non proprio originalissima.
Per quel che riguarda il raggiungimento di questa non facile empatia, buona parte del merito va a Sarah Snook, l'attrice che interpreta Jesse, sicuramente l'elemento migliore del film. La peculiare condizione del personaggio aveva tutte le potenzialità per fare di Jesse una ragazzetta sciocca e lamentosa oppure un'isterica senza speranza ma Sarah Snook la interpreta con misura ed equilibrio, anche grazie a un aspetto delicato che nasconde comunque una tempra forte e ad una bellezza non convenzionale che nel finale acquista un'ulteriore, sensualissima connotazione. Ho molto apprezzato anche la scelta di Kevin Greutert di non utilizzare i soliti, disgustosi effetti computerizzati per realizzare l'entità "infestante" e di limitarsi ad sfruttarli per cambiare i colori della fotografia e renderla più cupa ad ogni ingresso di questa "presenza" nella nostra realtà, anche perché l'elemento più perturbante e caratteristico di Jessabelle sono la scenografia e gli esterni e sarebbe stato un peccato rovinarli. Assieme alla naturale ed inquietante bellezza del bayou, infatti, è la casa dove si ritrova costretta a stare Jesse la seconda e fondamentale protagonista del film, un luogo dove il tempo si è letteralmente fermato (bellissima la scena in cui il padre di Jesse sposta l'armadio per rivelare una stanza chiusa ed inutilizzata da decenni, dove tutto è stato lasciato com'era), zeppa di oggetti vecchi e stranianti e dove ogni cosa viene filtrata attraverso il punto di vista di una ragazza spaventata, diffidente ed impossibilitata a salire delle scale che sembrano così ancora più minacciose ed ostili. Come avrete ormai capito, Jessabelle è un buon horror d'atmosfera, valido più per le suggestioni che offre piuttosto che per gli effettivi spaventi o per l'originalità. Guardandolo, mi è sembrato quasi di leggere un racconto sotto una copertina calda ed era esattamente quello che mi serviva sul momento: se anche voi vi trovate nello stesso stato d'animo dategli una chance!
Kevin Greutert è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Saw VI e Saw 3D - Il capitolo finale. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 50 anni e un film in uscita.
Sarah Snook interpreta Jesse. Australiana, ha partecipato a film come These Final Hours. Ha 28 anni e cinque film in uscita.
Mark Webber interpreta Preston. Americano, ha partecipato a film come Animal Factory, Broken Flowers, Scott Pilgrim vs. The World, 13 Sins e a serie come Medium. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 35 anni e tre film in uscita.
Se Jessabelle vi fosse piaciuto recuperate Oculus - Il riflesso del male, The Babadook, Sinister e The Skeleton Key. ENJOY!
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giovedì 7 maggio 2015
(Gio) WE, Bolla! del 7/05/2015
Buon giovedì a tutti! Nell'attesa che la settimana prossima esplodano le sale con Mad Max: Fury Road oppure vengano elegantemente avvinte dall'atmosfera fiabesca del Racconto dei racconti (ma scommettete che qui non uscirà né l'uno né l'altro?), a Savona c'è davvero pochissima scelta e pure maffa: restano al palo Cake, potenzialmente molto interessante e con un'inedita Jennifer Aniston in versione drammatica e, neanche a dirlo, il Director's Cut di Blade Runner... ENJOY!
Doraemon il film - Le avventure di Nobita e dei cinque esploratori
Reazione a caldo: Ma bleah!!!
Bolla, rifletti!: Io che amo il Giappone detesto Doraemon. Mi ha sempre annoiata tantissimo, fin da piccola. L'entusiasmo davanti a questo film è quindi inferiore allo zero ma probabilmente ai piccoli fan del gatto-robot piacerà tantissimo.
The Gunman
Reazione a caldo: Hmm...
Bolla, rifletti!: Col popò di cast che si ritrova, questo film potrebbe essere potenzialmente una figata ma ultimamente le pellicole all-star sono proprio quelle che mi hanno delusa maggiormente. E Sean Penn lo vedo poco come attore action... Segno per un futuro recupero casalingo, comunque!
Al cinema d'élite arriva invece uno dei candidati come miglior film straniero agli ultimi Oscar...
Leviathan
Reazione a caldo: Bello!
Bolla, rifletti!: Questo film russo già mi aveva intrigata qualche mese fa, ora credo proprio sia giunto il momento del recupero. Oltre al Giappone, infatti, anche la Russia è un Paese che ha sempre avuto un fascino particolare ai miei occhi e questa storia di libertà individuale, corruzione statale e satira sociale sembra proprio fare al caso mio!
Doraemon il film - Le avventure di Nobita e dei cinque esploratori
Reazione a caldo: Ma bleah!!!
Bolla, rifletti!: Io che amo il Giappone detesto Doraemon. Mi ha sempre annoiata tantissimo, fin da piccola. L'entusiasmo davanti a questo film è quindi inferiore allo zero ma probabilmente ai piccoli fan del gatto-robot piacerà tantissimo.
The Gunman
Reazione a caldo: Hmm...
Bolla, rifletti!: Col popò di cast che si ritrova, questo film potrebbe essere potenzialmente una figata ma ultimamente le pellicole all-star sono proprio quelle che mi hanno delusa maggiormente. E Sean Penn lo vedo poco come attore action... Segno per un futuro recupero casalingo, comunque!
Al cinema d'élite arriva invece uno dei candidati come miglior film straniero agli ultimi Oscar...
Leviathan
Reazione a caldo: Bello!
Bolla, rifletti!: Questo film russo già mi aveva intrigata qualche mese fa, ora credo proprio sia giunto il momento del recupero. Oltre al Giappone, infatti, anche la Russia è un Paese che ha sempre avuto un fascino particolare ai miei occhi e questa storia di libertà individuale, corruzione statale e satira sociale sembra proprio fare al caso mio!
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mercoledì 6 maggio 2015
Orson Welles Day: Macbeth (1948)
Oggi ricorre il centenario della nascita di Orson Welles e noi folli blogger abbiamo deciso, spronati da Kelvin di Solaris, di celebrare il grand'uomo con qualche visione ad hoc. Nella mia solita, crassa ignoranza, il mio rapporto con Welles si è finora limitato a Quarto potere e L'infernale Quinlan e la solita lentezza che mi contraddistingue ha fatto sì che questi due film fossero già stati presi, così ho deciso di ripiegare su Macbeth, diretto da Orson Welles nel 1948 e tratto, ovviamente, dall'opera omonima di William Shakespeare. ENJOY!
Trama: di ritorno dalla guerra, un generale del re di Scozia, Macbeth, incontra tre streghe che gli profetizzano un futuro come Barone di Cawdor e come re. Galvanizzato dalla realizzazione della prima profezia, Macbeth, spinto dalla moglie, si macchierà di un delitto orribile pur di far sì che anche la seconda si avveri...
Povero, bistrattato Orson Welles. Noi oggi lo celebriamo ma nel 1948 questo Macbeth, da lui diretto, interpretato e persino scenografato (i set sono stati disegnati da lui e Dan O'Herlihy), è stato un insuccesso apprezzato solo dal pubblico non anglofono ed è stato costretto a scontrarsi col ben più blasonato Amleto di Sir Laurence Olivier, che lo stesso anno si è portato a casa ben quattro Oscar. Nella mia incredibile, indolente ignoranza, non ho mai visto questa versione dell'Amleto quindi non posso fare confronti ma il Macbeth di Welles non mi è sembrato così indegno, anzi. Il mastodontico Orson riporta fedelmente in scena l'opera Shakespeariana, prendendosi giusto la libertà di aggiungere una sorta di "sant'uomo" e di mettere sotto i riflettori lo scontro tra stregoneria e religione, ben più enfatizzato rispetto al discorso della follia che a poco a poco distrugge sia Macbeth che la sua Lady (l'ombra della croce si può cogliere in moltissimi fotogrammi, come a dire che nessun malvagio può sfuggire al giudizio divino) e il risultato è un film molto "teatrale", barocco ma comunque godibile, impreziosito nella versione italiana dal doppiaggio del grande Gino Cervi. Certo, oggi può far sorridere la megalomania con la quale Welles si eleva a protagonista della tragedia, ritagliandosi monologhi recitati dalla sua voce fuori campo che lo vedono muto ed immobile per almeno cinque minuti ripresi in primo piano, può far storcere il naso la staticità della messa in scena e la sostanziale mancanza di una reinterpretazione del testo Shakespeariano, tuttavia il Macbeth di Welles ha anche i suoi pregi ed alcune caratteristiche che lo rendono affascinante, come per esempio l'inquietantissima statuetta di argilla in forma umanoide forgiata dalle tre streghe all'inizio del film.
L'aspetto che più mi ha colpita della pellicola è il modo in cui viene reso il castello di Macbeth. Mentre il resto degli ambienti, soprattutto quelli esterni, sono spogli e quasi banali, il castello del protagonista sembra essere un tutt'uno con la montagna e da l'idea di un posto enorme, fiancheggiato da grandi spazi e costruito sopra un'infinita serie di grotte adibite a stanze o sale da pranzo; in tutto questo, paradossalmente i movimenti di macchina ci fanno percepire anche la sua natura fasulla e limitata, con i personaggi che percorrono enormi distanze con un solo passo, come se non potessero fuggire da quel set ricostruito e dalle inferriate in foggia di lama che sembrano sempre pronti a decapitarli, prefigurando un destino di morte. Si parlava di movimenti di macchina e mi è sembrato, per quanto poco me ne possa intendere, che Wells prediligesse inquadrature dal basso e complicati giochi di luci ed ombre, quasi volesse mostrarci dei protagonisti ben lontani dalla natura umana, dei giganti radicati in un'epoca antica e ormai mitologica, persone le cui passioni, paure e tormenti erano talmente forti da "uscire" e ricoprire il loro volto come delle maschere. Ho parlato della megalomania di Welles, della potenza di questo tragico Macbeth dallo sguardo allucinato, ma c'è da dire che il regista e attore aveva capito anche l'importanza di avere accanto una degna compagna, tanto da aver richiesto la presenza della bellissima e sensuale Vivien Leigh; anche qui, Laurence Olivier, allora marito dell'attrice, ci ha messo lo zampino e non ha permesso alla moglie di interpretare Lady Macbeth. L'ingrato compito è passato quindi a Jeannette Nolan, che ha dato vita ad una donna non tanto sensuale quanto glaciale, più maschile che femminile, dura come la roccia di cui è fatto il castello, un'interpretazione molto adatta ai tempi che non mi è affatto dispiaciuta e che è riuscita a non farsi eclissare dalla grandezza del festeggiato. Insomma, magari il Macbeth di Welles non dice nulla di nuovo sulla tragedia Shakespeariana, magari ormai è anche troppo datato e ci sono versioni più visionarie come quella di Polanski da recuperare (e mi dicono dalla regia che a breve dovrebbe uscire la versione con Fassbender e la Cotillard, sbav!!!) ma, sia come sia, io l'ho trovato una visione interessante e lo consiglio.
E se volete meglio approfondire la filmografia di Orson Welles vi rimando ai link dei miei compagni blogger! ENJOY!
Solaris
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martedì 5 maggio 2015
Bollalmanacco On Demand: Incubo sulla città contaminata (1980)
"Come ho potuto non pensare al condotto del carbone??"
Eh già. Come?
Eh già. Come?
Vi mancavano eh le richieste di b-movies per il Bollalmanacco On Demand? Tranquilli, dovevate solo aspettare che arrivasse
Aislinn a perorare la causa di Incubo sulla città contaminata, diretto dal
regista Umberto Lenzi nel 1980. Il prossimo film On Demand non sarà proprio un film ma un episodio della serie TV I giochi del Diavolo, ovvero La venere d'Ille. ENJOY!
Trama: A seguito di una fuga radioattiva alcune persone
vengono trasformate in violenti mostri assetati di sangue, apparentemente
indistruttibili, e cominciano ad attaccare gli inermi cittadini…
Incubo sulla città contaminata, conosciuto all’estero come
Nightmare City, è praticamente il seme da cui è nato Planet Terror di Robert Rodriguez e ciò deve dunque farvi capire quanto la pellicola di Lenzi abbia
fatto proseliti fuori dal nostro Paese. Io l’avevo già visto parecchio tempo fa (ma
sinceramente non ne ricordavo neppure un fotogramma) e riguardandolo in questi
giorni devo dire che, tra tutti i b-movie italiani che mi è toccato sorbirmi
per masochismo mio o sadismo altrui, non è neanche uno dei peggiori, anzi. Il
motivo va ricercato nel fatto che l’azione dei mostri (ma chiamiamoli pure
zombie, anche se non viene mai detto nel film, ché quello sono!) è talmente
serrata da non lasciare allo spettatore neppure il tempo di porre l’attenzione
su eventuali lacune logiche, sull’assurdità dei dialoghi o sulla pochezza della
realizzazione: all’urlo di “Oorgh!Aaargh!” i mostri lenziani si avventano sull’ignara
popolazione, portando nel giro di due giorni e mezzo (se non ho fatto male i
calcoli) l’umanità all’estinzione completa e mettendo in ginocchio polizia ed
esercito che non sanno letteralmente che pesci pigliare. Comprensibile dunque
il successo ottenuto tra il pubblico americano semplicione visto che Incubo
sulla città contaminata è praticamente un bignami dell’horror di serie Z, nel
quale il messaggio ecologista veicolato dalla noiosissima e pedante dottoressa
Anna si perde in una serie ininterrotta di violenze gore perpetrate soprattutto
ai danni di signorine poco vestite (il binomio tette e sangue è vincente, si
sa!). Alla fine c’è anche la zampata “autoriale”, è vero, ma quella piace
soltanto a gente rompipalle come me, che cerca l’elemento disturbante piuttosto
che accontentarsi di venire appagata da atrocità assortite.
![]() |
| Ma ciAAooo!!! |
Ma smettiamola di essere seri e di rendere lode a Incubo
sulla città contaminata e cominciamo un po’ a parlare delle “lacune logiche, l’assurdità
dei dialoghi e la pochezza della realizzazione”, tanto più divertente e
simpatico. I mostri della pellicola non parlano quindi da quel lato non possono
essere fonte di trash ma per il resto ci sarebbe da scrivere un romanzo! Gli
attori sepolti sotto un mix di fango, stoppia e cerone nero sono meravigliosi
per l’innocenza con cui saltano addosso alle vittime, succhiandole e facendo la
faccia cattiva, arrivando anche a protendere le manine per afferrarle meglio:
la maggior parte dei fendenti calati dai mostri però va a vuoto e gli attori
che interpretano gli esseri umani muoiono tutti un po’ prima che l’eventuale
lama arrivi anche solo a sfiorarli (probabilmente colpiti da un attacco fulminante di tartaro come il padre di Jean Claude) e ovviamente tra belluine urla di dolore e
smorfie degne di Mario Merola. I mostri potrebbero essere uccisi come gli
zombi, con un bel colpo inferto alla testa, ma di tutti i militari e poliziotti
che si vedono nella pellicola non ce n’è uno che tenti l’headshot come farebbe
un qualsiasi CaVVVlll di The Walking Dead, anzi, la maggior parte di loro si
limita a stringere di più il fucile e far la faccia spaventatissima. Non è
quindi così insolito che i mostri in un giorno si siano già moltiplicati come i
Gremlins, anche perché l’unico essere umano non interdetto è il protagonista che, prima di fuggire con la Ecto-2, ne abbatte uno a colpi di giacca. True story. A corollario
del tutto ci sono ovviamente un’infinità di scene Scult, come il balletto
iniziale che fa molto Heather Parisi, l’occhio e la tetta di pasta di mandorle
finemente tagliati via dalla donnina urlante, un chirurgo particolarmente abile nel lancio del bisturi, due imbecilli in camper che si
accorgono solo dopo ore di avere un cadavere mostruoso ad un metro dal loro
mezzo di locomozione, la parola “fumettaro” usata come epiteto dispregiativo,
gatti che si teletrasportano da una location all’altra e tante altre perle che
vi consiglio di scoprire guardando Incubo sulla città contaminata. Coraggio,
lanciatevi, ché avrete sicuramente visto di peggio!
Del regista Umberto Lenzi, che compare anche nei panni di un reporter, ho già parlato QUI.Mel Ferrer (vero nome Melchior Gaston Ferrer) interpreta Murchison. Americano, ha partecipato a film come Quel motel vicino alla palude, Mangiati vivi! e a serie come Colombo, Wonder Woman, Dallas, Fantasilandia, Love Boat e La signora in giallo. Anche regista, produttore e sceneggiatore, è morto nel 2008 all'età di 90 anni.
A quanto pare sia Franco Nero che Fabio Testi erano stati presi in considerazione come protagonisti ma alla fine il ruolo di Dean è andato a Hugo Stiglitz per rendere appetibile la pellicola anche al pubblico sudamericano (evidentemente all'epoca i nostri film venivano esportati principalmente lì!). A tal proposito, tanto è l'amore provato all'estero per Incubo sulla città contaminata che il buon Tom Savini sta cercando fondi per il remake, che dovrebbe uscire nel 2016: io ho tantissima fiducia in Tom e il progetto ha già raccolto abbastanza per poter partire ma se volete finanziarlo anche voi potete ancora andare su Indiegogo e versare l'obolo che vi renderà parte di quest'insana e meravigliosa follia. Nell'attesa, se Incubo sulla città contaminata vi fosse piaciuto recuperate La notte dei morti viventi (l'originale e il remake di Tom Savini) e il già citato Planet Terror. ENJOY!!
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domenica 3 maggio 2015
Le streghe son tornate (2013)
Noi italiani siamo fieramente indietro su ogni cosa, non solo in campo cinematografico. Rimanendo comunque in quest'ambito, è con incredibile orgoglioneria che un film diretto e sceneggiato da Alex de la Iglesia nel 2013 riesce ad uscire dopo due anni, distribuito malissimo e titolato ancora peggio: da Las Brujas de Zugarramurdi (Le streghe di Zugarramurdi) a Le streghe son tornate.
Trama: due uomini e un bambino rapinano un banco dei pegni di Madrid e fuggono su un taxi, diretti in Francia. Poco prima del confine si ritrovano però bloccati nella cittadina di Zugarramurdi, popolata da streghe...
Las Brujas de Zugarramurdi è uno dei film più esilaranti che abbia mai visto, una supercazzola paurosa, talmente ben diretta e così piena d'inventiva e delirio da riuscire ad elevarsi a cult dopo appena una visione. De la Iglesia, come al solito, affronta con coraggio e faccia tosta l'ardua commistione tra horror e commedia, danzando allegramente a braccetto col trash e riuscendo in qualche modo anche a strappare degli spunti di riflessione solo all'apparenza banali. In soldoni, Las Brugas de Zugarramurdi è la storia di tre uomini "castrati", tre servi della gleba che cercano a modo loro di andare in giro a testa alta perché, come dice il Bardo, sono stati ampiamente anestetizzati da una stronza; peccato che i tre siano uno più cretino dell'altro, tre fanfaroni zeppi di difetti, talmente incapaci a vivere da essere costretti a rapinare un banco dei pegni portandosi anche dietro un bambino che il padre spererebbe di mettere contro la madre. Dal punto di vista di questi tre genii le streghe, come giustamente sottolinea il titolo inglese Witching and Bitching, altro non sono che le donne in generale, sempre pronte a dare addosso a questi baldi esponenti del sesso "forte", subissandoli con richieste spesso irragionevoli e addirittura pretendendo a volte amore eterno senza poi magari offrire adeguate prestazioni sessuali. Ovviamente, ce n'è per l'asino e per chi lo mena e credo che anche De la Iglesia sia di questo avviso; vero è che quasi ogni dialogo di Las Brujas è una tirata contro il genere femminile, così come è vero che molti dei comportamenti delle Streghe si possono vedere tranquillamente riproposti nel quotidiano da un sacco di fidanzate, moglie e amiche, ma allo stesso tempo è anche impossibile dare retta a tre "narratori" inaffidabili come José, Antonio e Calvo, talmente machos ed impegnati a spararle grosse che quasi non ci credono nemmeno loro. Las Brujas è lo specchio di una Spagna che cambia, dove l'uomo conquistador e sicuro di sé deve fare i conti con donne ben più consapevoli e scafate di lui e dove il numero di coppie gay sta aumentando esponenzialmente, contribuendo a minare la leggenda del maschio iberico: questo scontro tra sessi viene declinato in chiave horror e fantastica, tra dialoghi al fulmicotone e sequenze visionarie, in una commistione di generi che unisce il road movie, la commedia, il classico horror dove la gente arriva nel posto sbagliato (ed isolato) al momento sbagliato e, ovviamente, l'horror satanico già caro a De la Iglesia fin dai tempi de Il giorno della bestia.
Il resto, ovviamente, è puro sbrago visivo, fantasia malata allo stato brado. Già solo l'idea di travestire uno dei ladri da Spongebob e un altro da Cristo colpisce lo spettatore con la forza di un maglio, facendolo stramazzare a terra scosso da risate incredule, ma ovviamente non è finita lì. Lo scontro tra uomini e donne viene concretizzato in una delle macellate più frivole mai viste sullo schermo, un trionfo di streghe che azzannano, mangiano, urlano ed artigliano dei poveri uomini inermi (con tutto il rispetto per l'uomo che deve andare a Badajoz) e sul finale arriva persino l'incarnazione della Venere di Willendorf a fare scempio dei malcapitati come una Godzilla mestruata; a onor del vero, i momenti che seguono il sabba coincidono con una sorta di "appiattimento" de Las Brujas, nel senso che De la Iglesia sembra un po' perdere il filo della narrazione e infilare nel film scontri, battaglie e urla per il solo gusto di farlo, ma non vorrei stare a spaccare il capello o negare di essermi divertita molto anche in quel frangente. Oltre al gusto visionario del regista, poi, a rendere più gustoso il tutto c'è la presenza di caratteristi a dir poco meravigliosi, con delle facce assurde come quella di Enrique Villén, dei corpi martoriati e sminchi come quello di Javier Botet (già Niña Medeiros della serie REC) o una presenza scenica come quella di Terele Pávez nei panni dell'anziana nonna... e poi, ovviamente, c'è una divertente e divertita Carmen Maura, in grado di dire le peggio cose cercando di mantenere un'esilarante parvenza di grazia altoborghese. Menzione d'onore, infine, per la demenziale filastrocca intonata dalle streghe nel sabba e per la scelta della location: Zugarramurdi è un paese che esiste sul serio e Las Brujas è stato girato proprio lì, in particolare nell'evocativa Cueva de los Aquelarres, la grotta dove si dice venissero celebrati davvero i sabba prima del periodo dell'Inquisizione, durante il quale sono state processate solo a Zugarramurdi trentanove persone, di cui dodici arse sul rogo. Realtà che si mescola con la fantasia, dunque, cosa che rende Las Brujas de Zugarramurdi ancora più interessante: mi sembra superfluo dire che guardarlo in italiano non è la stessa cosa che gustarselo in spagnolo ma andatelo assolutamente a vedere al cinema se avete la fortuna di abitare in una delle poche città dov'è stato distribuito!
Del regista e co-sceneggiatore Álex de la Iglesia ho già parlato QUI. Santiago Segura, che interpreta Miren, lo trovate invece QUI.
Carmen Maura (vero nome Carmen García Maura) interpreta Graciana. Spagnola, ha partecipato a film come Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, La legge del desiderio e Donne sull'orlo di una crisi di nervi. Ha 70 anni e due film in uscita.
Carolina Bang, che interpreta Eva, nella realtà è la moglie di Álex de la Iglesia e ha partecipato anche al suo film Ballata dell'odio e dell'amore mentre Terele Pávez, che interpreta Nonna Maritxu, e Enrique Villén, ovvero l'"inadaptado social", hanno partecipato sia a Ballata dell'odio e dell'amore che a Il giorno della bestia. Se Le streghe son tornate vi fosse piaciuto recuperate dunque Il giorno della bestia e tutti gli altri film di Álex de la Iglesia che, ahimé, devo ancora vedere! ENJOY!
Trama: due uomini e un bambino rapinano un banco dei pegni di Madrid e fuggono su un taxi, diretti in Francia. Poco prima del confine si ritrovano però bloccati nella cittadina di Zugarramurdi, popolata da streghe...
Las Brujas de Zugarramurdi è uno dei film più esilaranti che abbia mai visto, una supercazzola paurosa, talmente ben diretta e così piena d'inventiva e delirio da riuscire ad elevarsi a cult dopo appena una visione. De la Iglesia, come al solito, affronta con coraggio e faccia tosta l'ardua commistione tra horror e commedia, danzando allegramente a braccetto col trash e riuscendo in qualche modo anche a strappare degli spunti di riflessione solo all'apparenza banali. In soldoni, Las Brugas de Zugarramurdi è la storia di tre uomini "castrati", tre servi della gleba che cercano a modo loro di andare in giro a testa alta perché, come dice il Bardo, sono stati ampiamente anestetizzati da una stronza; peccato che i tre siano uno più cretino dell'altro, tre fanfaroni zeppi di difetti, talmente incapaci a vivere da essere costretti a rapinare un banco dei pegni portandosi anche dietro un bambino che il padre spererebbe di mettere contro la madre. Dal punto di vista di questi tre genii le streghe, come giustamente sottolinea il titolo inglese Witching and Bitching, altro non sono che le donne in generale, sempre pronte a dare addosso a questi baldi esponenti del sesso "forte", subissandoli con richieste spesso irragionevoli e addirittura pretendendo a volte amore eterno senza poi magari offrire adeguate prestazioni sessuali. Ovviamente, ce n'è per l'asino e per chi lo mena e credo che anche De la Iglesia sia di questo avviso; vero è che quasi ogni dialogo di Las Brujas è una tirata contro il genere femminile, così come è vero che molti dei comportamenti delle Streghe si possono vedere tranquillamente riproposti nel quotidiano da un sacco di fidanzate, moglie e amiche, ma allo stesso tempo è anche impossibile dare retta a tre "narratori" inaffidabili come José, Antonio e Calvo, talmente machos ed impegnati a spararle grosse che quasi non ci credono nemmeno loro. Las Brujas è lo specchio di una Spagna che cambia, dove l'uomo conquistador e sicuro di sé deve fare i conti con donne ben più consapevoli e scafate di lui e dove il numero di coppie gay sta aumentando esponenzialmente, contribuendo a minare la leggenda del maschio iberico: questo scontro tra sessi viene declinato in chiave horror e fantastica, tra dialoghi al fulmicotone e sequenze visionarie, in una commistione di generi che unisce il road movie, la commedia, il classico horror dove la gente arriva nel posto sbagliato (ed isolato) al momento sbagliato e, ovviamente, l'horror satanico già caro a De la Iglesia fin dai tempi de Il giorno della bestia.
Il resto, ovviamente, è puro sbrago visivo, fantasia malata allo stato brado. Già solo l'idea di travestire uno dei ladri da Spongebob e un altro da Cristo colpisce lo spettatore con la forza di un maglio, facendolo stramazzare a terra scosso da risate incredule, ma ovviamente non è finita lì. Lo scontro tra uomini e donne viene concretizzato in una delle macellate più frivole mai viste sullo schermo, un trionfo di streghe che azzannano, mangiano, urlano ed artigliano dei poveri uomini inermi (con tutto il rispetto per l'uomo che deve andare a Badajoz) e sul finale arriva persino l'incarnazione della Venere di Willendorf a fare scempio dei malcapitati come una Godzilla mestruata; a onor del vero, i momenti che seguono il sabba coincidono con una sorta di "appiattimento" de Las Brujas, nel senso che De la Iglesia sembra un po' perdere il filo della narrazione e infilare nel film scontri, battaglie e urla per il solo gusto di farlo, ma non vorrei stare a spaccare il capello o negare di essermi divertita molto anche in quel frangente. Oltre al gusto visionario del regista, poi, a rendere più gustoso il tutto c'è la presenza di caratteristi a dir poco meravigliosi, con delle facce assurde come quella di Enrique Villén, dei corpi martoriati e sminchi come quello di Javier Botet (già Niña Medeiros della serie REC) o una presenza scenica come quella di Terele Pávez nei panni dell'anziana nonna... e poi, ovviamente, c'è una divertente e divertita Carmen Maura, in grado di dire le peggio cose cercando di mantenere un'esilarante parvenza di grazia altoborghese. Menzione d'onore, infine, per la demenziale filastrocca intonata dalle streghe nel sabba e per la scelta della location: Zugarramurdi è un paese che esiste sul serio e Las Brujas è stato girato proprio lì, in particolare nell'evocativa Cueva de los Aquelarres, la grotta dove si dice venissero celebrati davvero i sabba prima del periodo dell'Inquisizione, durante il quale sono state processate solo a Zugarramurdi trentanove persone, di cui dodici arse sul rogo. Realtà che si mescola con la fantasia, dunque, cosa che rende Las Brujas de Zugarramurdi ancora più interessante: mi sembra superfluo dire che guardarlo in italiano non è la stessa cosa che gustarselo in spagnolo ma andatelo assolutamente a vedere al cinema se avete la fortuna di abitare in una delle poche città dov'è stato distribuito!
Del regista e co-sceneggiatore Álex de la Iglesia ho già parlato QUI. Santiago Segura, che interpreta Miren, lo trovate invece QUI.
Carmen Maura (vero nome Carmen García Maura) interpreta Graciana. Spagnola, ha partecipato a film come Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, La legge del desiderio e Donne sull'orlo di una crisi di nervi. Ha 70 anni e due film in uscita.
Carolina Bang, che interpreta Eva, nella realtà è la moglie di Álex de la Iglesia e ha partecipato anche al suo film Ballata dell'odio e dell'amore mentre Terele Pávez, che interpreta Nonna Maritxu, e Enrique Villén, ovvero l'"inadaptado social", hanno partecipato sia a Ballata dell'odio e dell'amore che a Il giorno della bestia. Se Le streghe son tornate vi fosse piaciuto recuperate dunque Il giorno della bestia e tutti gli altri film di Álex de la Iglesia che, ahimé, devo ancora vedere! ENJOY!
venerdì 1 maggio 2015
WE, Bolla! del 1/05/2015
Buon venerdì a tutti! Questa settimana il multisala da letteralmente il meglio di sé riuscendo, questa settimana, a perdersi per strada sia Las Brujas de Zugarramunri (Le streghe son tornate) di Alex De La Iglesia (di cui, alla faccia del Multisala, parlerò comunque appena possibile e nel frattempo vi invito a vederlo perché è spassosissimo!) sia Child 44, relegato altrove. ENJOY? Macché...
Run All Night
Reazione a caldo: Parmi una bella tamarrata!
Bolla, rifletti!: Dopo Daredevil credo guarderei persino la pubblicità dei biscotti Plasmon se avesse per protagonista Vincent D'Onofrio. Detto questo, Run All Night mi sembra un film troppo impersonale e sciapo per meritare addirittura una visione al cinema.
I 7 nani
Reazione a caldo: Signore, pietà! Cristo, pietà!
Bolla, rifletti!: Animazione tedesca con nani casinisti. Ennesima variazione sul tema fiabe con protagonista BOBO, il più piccolo dei sette nani (chiii???). Credo non porterei nemmeno un bambino di tre anni a vedere questa cosa.
Ritorno al Marigold Hotel
Reazione a caldo: E chi c'è mai andato?
Bolla, rifletti!: Essendomi persa il primo Marigold Hotel (uscito ormai tre anni fa) non credo andrò a vedere neppure questo ma dal trailer mi è venuta voglia di recuperare almeno la prima avventura di questi eleganti, britannici vecchietti!
Come ho detto, viene proiettato al cinema d'élite:
Child 44
Reazione a caldo: Eh, andate a cagare!!!
Bolla, rifletti!: Ma scusate, col battage pubblicitario che c'è stato, con attori del calibro di Tom Hardy, Noomi Rapace, Gary Oldman e Vincent Cassel, mi relegate questo thriller storico a un cinema che lo proietterà solo un paio di giorni e ovviamente in periodo di gite fuori porta eccetera? No comment. Mi consola soltanto il fatto che quello che si legge in rete del film non sia proprio positivissimo e, se tanto mi da tanto, il nome Ridley Scott di questi tempi non è una grandissima garanzia. Disse la volpe all'uva!
Run All Night
Reazione a caldo: Parmi una bella tamarrata!
Bolla, rifletti!: Dopo Daredevil credo guarderei persino la pubblicità dei biscotti Plasmon se avesse per protagonista Vincent D'Onofrio. Detto questo, Run All Night mi sembra un film troppo impersonale e sciapo per meritare addirittura una visione al cinema.
I 7 nani
Reazione a caldo: Signore, pietà! Cristo, pietà!
Bolla, rifletti!: Animazione tedesca con nani casinisti. Ennesima variazione sul tema fiabe con protagonista BOBO, il più piccolo dei sette nani (chiii???). Credo non porterei nemmeno un bambino di tre anni a vedere questa cosa.
Ritorno al Marigold Hotel
Reazione a caldo: E chi c'è mai andato?
Bolla, rifletti!: Essendomi persa il primo Marigold Hotel (uscito ormai tre anni fa) non credo andrò a vedere neppure questo ma dal trailer mi è venuta voglia di recuperare almeno la prima avventura di questi eleganti, britannici vecchietti!
Come ho detto, viene proiettato al cinema d'élite:
Child 44
Reazione a caldo: Eh, andate a cagare!!!
Bolla, rifletti!: Ma scusate, col battage pubblicitario che c'è stato, con attori del calibro di Tom Hardy, Noomi Rapace, Gary Oldman e Vincent Cassel, mi relegate questo thriller storico a un cinema che lo proietterà solo un paio di giorni e ovviamente in periodo di gite fuori porta eccetera? No comment. Mi consola soltanto il fatto che quello che si legge in rete del film non sia proprio positivissimo e, se tanto mi da tanto, il nome Ridley Scott di questi tempi non è una grandissima garanzia. Disse la volpe all'uva!
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