Buon giovedì a tutti! Ormai questa rubrica potrebbe cominciare ad intitolarsi "Odio il Multisala Diana di Savona" visto che OGNI SETTIMANA quel covo di turpitudine riesce a lasciare nel limbo film come The Neon Demon e persino una belinata come Friend Request, che pur sempre horror è quindi meritevole di visione. Bestemmiando perché non troverò anima viva ad accompagnarmi nella trasferta che mi potrebbe portare a Genova a vedere l'ultimo film di Refn, vediamo cos'è rimasto per noi poveri plebei... ENJOY!
Now You See Me 2
Reazione a caldo: E vabbé XD
Bolla, rifletti!: Dopo la disfatta del primo capitolo sono ancora indecisa se andare a vedere il sequel della pellicola di Leterrier. Visto che solo questo passa al convento potrei anche immolarmi e andare al cinema... vedremo.
L'uomo che vide l'infinito
Reazione a caldo: Con tutto il dovuto rispetto...
Bolla, rifletti!: ... programmate questo che probabilmente andranno a vedere in SEI e non The Neon Demon? Al diavolo! Volete mettere un biopic su un matematico indiano (ma da quando la gente è così interessata a scienziati e matematica? Da quando esiste The Big Bang Theory??) rispetto a un horror ambientato nel mondo della moda? Volete che muoro?
E siccome questa settimana il cinema d'élite ferma la programmazione cinematografica per il Festival Internazionale di poesia, che vede tra gli ospiti il regista Peter Greenaway proprio il giorno in cui io sono fuori Savona (sì, ho una sfiga epica!), ci aggiorniamo giovedì prossimo!
giovedì 9 giugno 2016
mercoledì 8 giugno 2016
Bolle di Ignoranza: Now You See Me - I maghi del crimine (2013)
Vi mancavano le recensioni sconclusionate targate "Bolle di Ignoranza", vero? Lo so ma oggi tornano e lo fanno con il film Now You See Me - I maghi del crimine (Now You See Me), diretto nel 2013 dal regista Louis Leterrier e foriero di talmente tanto abbiocco che non me la sono sentita di ingannarvi e far finta di averlo guardato...
Trama: quattro maghi vengono contattati da un misterioso individuo e si uniscono in una serie di spettacoli durante i quali vengono rubati ingenti somme di denaro. Due poliziotti indagano ma non sarà facile acciuffare i "Quattro Cavalieri" della magia...
All'epoca non ero andata a vedere Now You See Me, eppure me ne ero pentita, avendone in seguito letto ottime cose. Con l'arrivo in sala del secondo capitolo della saga ho deciso di recuperarlo assieme al Bolluomo, convinta che mi sarei trovata davanti un live action di Lupin avente per protagonisti dei maghi, con conseguente profluvio di magie, trucchi e stupore perpetuo. E in effetti il film inizia bene, vengono presentati i quattro protagonisti, tra i quali indubbiamente quello che si fa notare di più è il simpatico e cialtrone "mentalista" interpretato da Woody Harrelson, dopodiché si assiste al primo furto della banda, che incuriosisce in quanto gli autori si impegnano a lasciare allo spettatore il dubbio tra la natura realmente magica di ciò che scorre sullo schermo e la spiegazione razionale, legata a qualche artificioso barbatrucco. A seguito di questo primo, interessante furto, vengono introdotti anche dei nuovi personaggi, nella fattispecie Nelson Mandela (un Morgan Freeman particolarmente logorroico e antipatico), Hulk (Mark Ruffalo nei panni dell'investigatore scazzato e iracondo), Shosanna (Mélanie Laurent in versione ispettrice Clouseau dell'Interpol) e Michael Caine, ognuno legato in modo diverso al quartetto di ladri, ognuno un po' nemico un po' alleato, a seconda dei momenti. Ora, sarà che i personaggi sono quasi tutti tagliati con l'accetta e privi di personalità, sarà che il mio interesse si è focalizzato principalmente sull'esito del rapporto tra Hulk e Shosanna, sarà che il film abbonda di spiegoni, sarà che alla vista di Michael Caine il mio cervello ha urlato "NOlan!" e si è spento, sarà che ho cominciato la visione alle 22.30... da quel momento in poi ho dormito, risvegliandomi a sprazzi e perdendomi il secondo furto (di tre), per poi scazzarmi davanti all'ennesimo colpo di scena gestito col chiulo e trasformatosi per magia in colpo di sonno e ritrovarmi a chiedere un resumen dell'accaduto al Bolluomo. Il quale, molto candidamente, tra un "Mandela", un "Hulk" e un "vecchiaccio" (tolta Shosanna, i nomi che ho fatto sopra li ha tirati fuori lui il quale, bontà sua, è ancora abbastanza savio da non ricordare i nomi degli attori di tutti i film che l'ho costretto a guardare da quando sta con me) ha ammesso di non averci capito una mazza e di stare continuando la visione di Now You See Me per inerzia, in quanto troppo lento e complesso. Il finale l'ho guardato per una sorta di orgoglio personale e vi posso assicurare che da quel che ho capito tutto torna, spiegoni, flashback e barbatrucchi compresi, tuttavia la pellicola di Leterrier mi è sembrata di una loffieria e di un'inutilità anche troppo elevate, considerata la natura di blockbuster del titolo. Che dite, sarà meglio evitare il seguito oppure devo pentirmi della poca attenzione prestata al primo capitolo ed espiare andando al cinema?
Trama: quattro maghi vengono contattati da un misterioso individuo e si uniscono in una serie di spettacoli durante i quali vengono rubati ingenti somme di denaro. Due poliziotti indagano ma non sarà facile acciuffare i "Quattro Cavalieri" della magia...
All'epoca non ero andata a vedere Now You See Me, eppure me ne ero pentita, avendone in seguito letto ottime cose. Con l'arrivo in sala del secondo capitolo della saga ho deciso di recuperarlo assieme al Bolluomo, convinta che mi sarei trovata davanti un live action di Lupin avente per protagonisti dei maghi, con conseguente profluvio di magie, trucchi e stupore perpetuo. E in effetti il film inizia bene, vengono presentati i quattro protagonisti, tra i quali indubbiamente quello che si fa notare di più è il simpatico e cialtrone "mentalista" interpretato da Woody Harrelson, dopodiché si assiste al primo furto della banda, che incuriosisce in quanto gli autori si impegnano a lasciare allo spettatore il dubbio tra la natura realmente magica di ciò che scorre sullo schermo e la spiegazione razionale, legata a qualche artificioso barbatrucco. A seguito di questo primo, interessante furto, vengono introdotti anche dei nuovi personaggi, nella fattispecie Nelson Mandela (un Morgan Freeman particolarmente logorroico e antipatico), Hulk (Mark Ruffalo nei panni dell'investigatore scazzato e iracondo), Shosanna (Mélanie Laurent in versione ispettrice Clouseau dell'Interpol) e Michael Caine, ognuno legato in modo diverso al quartetto di ladri, ognuno un po' nemico un po' alleato, a seconda dei momenti. Ora, sarà che i personaggi sono quasi tutti tagliati con l'accetta e privi di personalità, sarà che il mio interesse si è focalizzato principalmente sull'esito del rapporto tra Hulk e Shosanna, sarà che il film abbonda di spiegoni, sarà che alla vista di Michael Caine il mio cervello ha urlato "NOlan!" e si è spento, sarà che ho cominciato la visione alle 22.30... da quel momento in poi ho dormito, risvegliandomi a sprazzi e perdendomi il secondo furto (di tre), per poi scazzarmi davanti all'ennesimo colpo di scena gestito col chiulo e trasformatosi per magia in colpo di sonno e ritrovarmi a chiedere un resumen dell'accaduto al Bolluomo. Il quale, molto candidamente, tra un "Mandela", un "Hulk" e un "vecchiaccio" (tolta Shosanna, i nomi che ho fatto sopra li ha tirati fuori lui il quale, bontà sua, è ancora abbastanza savio da non ricordare i nomi degli attori di tutti i film che l'ho costretto a guardare da quando sta con me) ha ammesso di non averci capito una mazza e di stare continuando la visione di Now You See Me per inerzia, in quanto troppo lento e complesso. Il finale l'ho guardato per una sorta di orgoglio personale e vi posso assicurare che da quel che ho capito tutto torna, spiegoni, flashback e barbatrucchi compresi, tuttavia la pellicola di Leterrier mi è sembrata di una loffieria e di un'inutilità anche troppo elevate, considerata la natura di blockbuster del titolo. Che dite, sarà meglio evitare il seguito oppure devo pentirmi della poca attenzione prestata al primo capitolo ed espiare andando al cinema?
martedì 7 giugno 2016
Il cacciatore e la regina di ghiaccio (2016)
Ogni tanto ci sono quelle sere in cui si guarda quel che passa al convento e, in questo caso, è toccato a Il cacciatore e la regina di ghiaccio (Huntsman: Winter's War), diretto dal regista Cedric Nicolas-Troyan, riempire il vuoto.
Trama: molti anni prima della nascita di Biancaneve, la matrigna cattiva Ravenna viveva con la sorella Freya. Quest'ultima un giorno è stata tradita dall'amore e ha scatenato i suoi gelidi poteri, rapendo tutti i bambini dei villaggi conquistati onde crescerli come "cacciatori". Questo destino è capitato ad Eric e alla moglie Sara, dapprima uniti e poi separati proprio dalla crudeltà di Freya...
Correva l'anno 2012 e gli schermi di tutto il mondo venivano ammorbati da una ciofeca quale Biancaneve e il cacciatore, buona solo per gli effetti speciali e per la bellezza fuori scala di una Charlize Theron in formissima. I difetti principali della pellicola in questione, a parte quello macroscopico di avere un merluzzo al posto dell'eroina principale, era l'incredibile nonché gotica serietà con la quale Rupert Sanders aveva affrontato il progetto, l'eccesso di effetti speciali bessonico/ghibliani e la quasi totale assenza di umorismo, cosa questa che rendeva il film più pesante del necessario. Sinceramente, dal sequel mi aspettavo gli stessi, fatali nei (meno il merluzzo, ovvio) e invece sono rimasta sorpresa da una pellicola non bella, questo no per carità, ma perlomeno divertente e capace di intrattenere. Fermo restando che Frozen ha fatto più danni del colera e che ora qualsiasi regina dalla morale ambigua e dai poteri magici deve avere per forza dei legami col ghiaccio, il seguito di Biancaneve e il cacciatore si sofferma sul passato del Cacciatore Eric e su quella moglie che nel primo film era solo nominata, partendo da un lungo flashback che a un certo punto diventa il proseguimento della storia che conoscevamo tutti: Ravenna è stata sconfitta ma lo specchio è rimasto e sta mandando fuori di testa il Merluzzo, quindi il regale consorte, rimasto nel frattempo mollo come la panissa, sceglie di affidare al Cacciatore l'ingrato compito di distruggerlo. Dei sette nani ne è rimasto soltanto uno, Nick Frost, l'unico che ha avuto il coraggio di ri-sputtanarsi in guisa di nanetto e, per completare l'opera, ne vengono aggiunti altri tre, un maschio logorroico e due femmine bruttarelle ma mai quanto Kristen Stewart. Come eroina principale abbiamo Jessicona Chastain, talmente bella e brava da riuscire a rendere gradevole un personaggio che è un banalissimo compendio di tutte le donne forti presenti nel cinema fantasy d'azione, a partire da Eowyn per arrivare alla sciacquetta, là, Katniss, e c'è da dire che le sue interazioni col cacciatore bonazzo non sono proprio adatte ad un pubblico di bambini.
Il cacciatore e la regina di ghiaccio procede dunque innocuo tra una battuta fatta dal cacciatore particolarmente piacionetto e guascone (ma solo io lo ricordo come un musone insopportabile nel primo film?) per spezzare la tensione, approcci amorosi naneschi ed esempi di inusitata crudeltà verso bambini bruciati e persone impalate, scorrendo lieve e vagamente privo di emozioni finché non ricompare lei, la Divina. Charlize Theron è una gnocca imperiale, quando è in scena la perfida Ravenna persino l'effetto speciale più scrauso scompare davanti alla sua assurda bellezza; impossibile non tifare per un personaggio stronzo ma infinitamente carismatico, capace di cancellare con un gesto la presenza della trascurabile Emily Blunt dal cuoricino di ghiaccio, di espellere dal corpo lance nere o fondersi in un tripudio di scaglie d'oro. La carta vincente che potrebbero giocare i realizzatori di un eventuale (e, ahimé, abbastanza probabile) terzo capitolo sarebbe quella di mandare al diavolo cacciatori e nani e raccontare la vita di Ravenna ma poi la saga diventerebbe un horror softcore e il pubblico di ragazzine e pargoletti dove finirebbe? Così, stavolta bisogna accontentarsi di un ex-tecnico degli effetti speciali ed aiuto-regista che viene chiamato a tenere le redini del discorso, cosa che ha depersonalizzato lo stile già abbastanza derivativo di Biancaneve e il cacciatore per lasciare spazio ad una cosa più blanda e terra terra, più videogame che fantasy dark, mentre il budget per gli effetti speciali è stato giustamente concentrato sulla spettacolarità dei poteri delle due regine. Per il resto, direi che Il cacciatore e la regina di ghiaccio è un film senza infamia e senza lode, salvato dalla simpatia degli interpreti e da quel senso di "leggerezza" che può provocare solo chi non desidera dare una svolta "autoriale" a delle belinate buone giusto per una serata di relax.
Di Chris Hemsworth (Eric, il cacciatore), Charlize Theron (Ravenna), Jessica Chastain (Sara), Emily Blunt (Freya) e Nick Frost (Nion) ho già parlato ai rispettivi link.
Cedric Nicolas-Troyan (vero nome Cedric Gabriel Fernand Nicolas) è il regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Francese, è conosciuto soprattutto come tecnico degli effetti speciali, che ha curato per film come One Hour Photo, The Ring, La maledizione della prima luna, Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma e Biancaneve e il cacciatore. Anche sceneggiatore, ha 47 anni e un film in uscita, il futuro remake di Highlander.
Se, come me, vi foste chiesti cosa ci faccia un'attrice brillante e sulla cresta dell'onda come Jessica Chastain in quella che è fondamentalmente una belinata fantasy, sappiate che la povera Jessicona è stata obbligata a partecipare per contratto, dopo aver preso parte a Crimson Peak, anch'esso distribuito dalla Universal; quanto a Charlize Theron, in seguito all'hakeraggio delle mail della Sony si è scoperto che l'attrice sarebbe stata pagata molto meno di Chris Hemsworth e ha giustamente rifiutato di firmare il contratto finché i due "stipendi" non sono stati equiparati. Si dice invece che Kristen Stewart non sia stata contemplata nel progetto, che pur nelle intenzioni iniziali dei produttori avrebbe dovuto essere un seguito di Biancaneve e il cacciatore, perché la signorina aveva avuto una relazione con Rupert Sanders, regista del primo film (ed estromesso dal sequel/prequel per lo stesso motivo); sempre rimanendo in tema di registi, l'ha scampata bella anche Frank Darabont, che ha abbandonato il progetto in fase di pre-produzione, anche per quel che riguarda la sceneggiatura. Detto questo, se Il cacciatore e la regina di ghiaccio vi fosse piaciuto recuperate ovviamente Biancaneve e il cacciatore. ENJOY!
Trama: molti anni prima della nascita di Biancaneve, la matrigna cattiva Ravenna viveva con la sorella Freya. Quest'ultima un giorno è stata tradita dall'amore e ha scatenato i suoi gelidi poteri, rapendo tutti i bambini dei villaggi conquistati onde crescerli come "cacciatori". Questo destino è capitato ad Eric e alla moglie Sara, dapprima uniti e poi separati proprio dalla crudeltà di Freya...
Correva l'anno 2012 e gli schermi di tutto il mondo venivano ammorbati da una ciofeca quale Biancaneve e il cacciatore, buona solo per gli effetti speciali e per la bellezza fuori scala di una Charlize Theron in formissima. I difetti principali della pellicola in questione, a parte quello macroscopico di avere un merluzzo al posto dell'eroina principale, era l'incredibile nonché gotica serietà con la quale Rupert Sanders aveva affrontato il progetto, l'eccesso di effetti speciali bessonico/ghibliani e la quasi totale assenza di umorismo, cosa questa che rendeva il film più pesante del necessario. Sinceramente, dal sequel mi aspettavo gli stessi, fatali nei (meno il merluzzo, ovvio) e invece sono rimasta sorpresa da una pellicola non bella, questo no per carità, ma perlomeno divertente e capace di intrattenere. Fermo restando che Frozen ha fatto più danni del colera e che ora qualsiasi regina dalla morale ambigua e dai poteri magici deve avere per forza dei legami col ghiaccio, il seguito di Biancaneve e il cacciatore si sofferma sul passato del Cacciatore Eric e su quella moglie che nel primo film era solo nominata, partendo da un lungo flashback che a un certo punto diventa il proseguimento della storia che conoscevamo tutti: Ravenna è stata sconfitta ma lo specchio è rimasto e sta mandando fuori di testa il Merluzzo, quindi il regale consorte, rimasto nel frattempo mollo come la panissa, sceglie di affidare al Cacciatore l'ingrato compito di distruggerlo. Dei sette nani ne è rimasto soltanto uno, Nick Frost, l'unico che ha avuto il coraggio di ri-sputtanarsi in guisa di nanetto e, per completare l'opera, ne vengono aggiunti altri tre, un maschio logorroico e due femmine bruttarelle ma mai quanto Kristen Stewart. Come eroina principale abbiamo Jessicona Chastain, talmente bella e brava da riuscire a rendere gradevole un personaggio che è un banalissimo compendio di tutte le donne forti presenti nel cinema fantasy d'azione, a partire da Eowyn per arrivare alla sciacquetta, là, Katniss, e c'è da dire che le sue interazioni col cacciatore bonazzo non sono proprio adatte ad un pubblico di bambini.
Il cacciatore e la regina di ghiaccio procede dunque innocuo tra una battuta fatta dal cacciatore particolarmente piacionetto e guascone (ma solo io lo ricordo come un musone insopportabile nel primo film?) per spezzare la tensione, approcci amorosi naneschi ed esempi di inusitata crudeltà verso bambini bruciati e persone impalate, scorrendo lieve e vagamente privo di emozioni finché non ricompare lei, la Divina. Charlize Theron è una gnocca imperiale, quando è in scena la perfida Ravenna persino l'effetto speciale più scrauso scompare davanti alla sua assurda bellezza; impossibile non tifare per un personaggio stronzo ma infinitamente carismatico, capace di cancellare con un gesto la presenza della trascurabile Emily Blunt dal cuoricino di ghiaccio, di espellere dal corpo lance nere o fondersi in un tripudio di scaglie d'oro. La carta vincente che potrebbero giocare i realizzatori di un eventuale (e, ahimé, abbastanza probabile) terzo capitolo sarebbe quella di mandare al diavolo cacciatori e nani e raccontare la vita di Ravenna ma poi la saga diventerebbe un horror softcore e il pubblico di ragazzine e pargoletti dove finirebbe? Così, stavolta bisogna accontentarsi di un ex-tecnico degli effetti speciali ed aiuto-regista che viene chiamato a tenere le redini del discorso, cosa che ha depersonalizzato lo stile già abbastanza derivativo di Biancaneve e il cacciatore per lasciare spazio ad una cosa più blanda e terra terra, più videogame che fantasy dark, mentre il budget per gli effetti speciali è stato giustamente concentrato sulla spettacolarità dei poteri delle due regine. Per il resto, direi che Il cacciatore e la regina di ghiaccio è un film senza infamia e senza lode, salvato dalla simpatia degli interpreti e da quel senso di "leggerezza" che può provocare solo chi non desidera dare una svolta "autoriale" a delle belinate buone giusto per una serata di relax.
Di Chris Hemsworth (Eric, il cacciatore), Charlize Theron (Ravenna), Jessica Chastain (Sara), Emily Blunt (Freya) e Nick Frost (Nion) ho già parlato ai rispettivi link.
Cedric Nicolas-Troyan (vero nome Cedric Gabriel Fernand Nicolas) è il regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Francese, è conosciuto soprattutto come tecnico degli effetti speciali, che ha curato per film come One Hour Photo, The Ring, La maledizione della prima luna, Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma e Biancaneve e il cacciatore. Anche sceneggiatore, ha 47 anni e un film in uscita, il futuro remake di Highlander.
Se, come me, vi foste chiesti cosa ci faccia un'attrice brillante e sulla cresta dell'onda come Jessica Chastain in quella che è fondamentalmente una belinata fantasy, sappiate che la povera Jessicona è stata obbligata a partecipare per contratto, dopo aver preso parte a Crimson Peak, anch'esso distribuito dalla Universal; quanto a Charlize Theron, in seguito all'hakeraggio delle mail della Sony si è scoperto che l'attrice sarebbe stata pagata molto meno di Chris Hemsworth e ha giustamente rifiutato di firmare il contratto finché i due "stipendi" non sono stati equiparati. Si dice invece che Kristen Stewart non sia stata contemplata nel progetto, che pur nelle intenzioni iniziali dei produttori avrebbe dovuto essere un seguito di Biancaneve e il cacciatore, perché la signorina aveva avuto una relazione con Rupert Sanders, regista del primo film (ed estromesso dal sequel/prequel per lo stesso motivo); sempre rimanendo in tema di registi, l'ha scampata bella anche Frank Darabont, che ha abbandonato il progetto in fase di pre-produzione, anche per quel che riguarda la sceneggiatura. Detto questo, se Il cacciatore e la regina di ghiaccio vi fosse piaciuto recuperate ovviamente Biancaneve e il cacciatore. ENJOY!
domenica 5 giugno 2016
High-Rise (2015)
In questi giorni mi è capitato di sentire parlare di High-Rise, diretto nel 2015 dal regista Ben Wheatley e tratto dal romanzo Il condominio di James G. Ballard, quindi ho deciso di recuperarlo.
Trama: nell'Inghilterra degli anni '70, il dottor Lain si trasferisce in un condominio di quaranta piani, fornito di ogni comfort, all'interno del quale esistono tuttavia delle discriminazioni sociali per cui gli abitanti dei piani più bassi godono di assai meno privilegi rispetto a quelli dei piani alti. Quando cominciano a mancare acqua ed elettricità, i precari equilibri tra inquilini iniziano a rompersi, generando un caos incontrollabile...
Al terzo film ho scoperto che io, Ben Whitley e sua moglie Amy Jump non andiamo molto d'accordo. O, meglio, che loro sono "troppo cerebrali per capire che si può star bene senza complicare il pane", come diceva Bersani (non lo smacchiaghepardi, l'altro). Intendiamoci, High-Rise non è un brutto film, assolutamente; è anzi molto stuzzicante e grottesco, intriso di nero umorismo e situazioni paradossali, oltre che di una buona dose di claustrofobico orrore, tuttavia ne ho patito la lunghezza eccessiva e il modo in cui viene sopravvalutato lo spettatore, al quale vengono gettate in pasto situazioni folli senza soluzione di continuità e senza motivazioni troppo chiare (contate che guardare un film simile alle 22 è un po' un autogol ma non ho altri momenti in cui farlo). Prendiamo per esempio il personaggio di Lain, il protagonista. High-Rise è ambientato in un condominio di quaranta piani, all'interno del quale c'è non solo ogni genere di servizio, dalla piscina, alla sauna al supermercato, ma soprattutto c'è parecchia maretta tra gli abitanti ricchi e snob dei piani alti e quelli più "proletari" dei piani inferiori; Lain va a collocarsi nel mezzo ma le sue mosse nei confronti degli altri inquilini non sono proprio chiarissime. C'è chi lo snobba, nonostante sia dottore, in quanto abitante intorno al ventesimo piano, chi lo tiene in altissima considerazione proprio per la sua professione, mentre lui, in generale, appare freddo e scostante con tutti, salvo quando cede ai piaceri della carne stuzzicato dall'affascinante Charlotte oppure quando cerca di ingraziarsi l'Architetto del luogo. Quando scatta il casino, ovvero quando l'edificio di quaranta piani comincia a soffrire interruzioni continue di acqua e corrente, le mosse di Lain diventano ancora più ambigue e la pellicola si trasforma in un delirio di visioni, incubi, paranoie e reale guerriglia "casalinga", all'interno della quale ognuno si abbandona ai desideri più turpi e alle bestialità più inenarrabili e, in generale, non c'è un solo personaggio (salvo forse il figlio di Charlotte e la gravida Helen), verso il quale si riesca ad empatizzare. Forse avrei dovuto leggere il libro di Ballard prima, eh? Ma no, perché? E' tanto bello vivere nell'ignoranza.
Digiuna della lettura pregressa del romanzo da cui High-Rise è tratto e nonostante l'amore per le situazioni complicate mostrato da Wheatley ho apprezzato moltissimo il già citato senso di claustrofobia che si respira per tutta la pellicola e la scelta di "umanizzare" il condominio al punto di renderlo un'entità malvagia capace di ottundere quasi del tutto la forza di volontà degli inquilini. La cosa che mi ha stupita guardando il film è che il Condominio è sicuramente isolato dalla città in cui i protagonisti vanno a lavorare e dove, ipoteticamente, dovrebbero avere dei legami, tuttavia non è chiuso ermeticamente; sono le persone che lo abitano a scegliere consapevolmente di rinchiudersi dentro fino a perdere il senso del tempo e della propria autoconsapevolezza, tanto che quando le comodità iniziano a venire meno anche loro si "rompono", convinti che non esista più nulla al di fuori delle quattro, altissime mura che le circondano e, soprattutto, dei "privilegi" acquisiti in anni di feste esclusive, favori sessuali alle persone giuste e quant'altro. L'idea di un disinteresse verso il prossimo che si espande come un virus è assolutamente intrigante, tanto quanto la scelta di ambientare High-Rise negli anni '70, aumentando così il senso di sfasamento provato dallo spettatore, che a tratti si convince di stare assistendo alle vicende di un luogo senza tempo, cristallizzato nelle idee decadenti di un Architetto vecchio e malato, incapace di governare al meglio la sua stessa creazione (o forse interamente disinteressato all'argomento. I dialoghi sono molto importanti ma seguirli tutti con attenzione è bello tosto, sappiatelo); a tal proposito, costumi e scenografie sono quasi più importanti del lavoro degli attori, comunque tutti bravissimi e completamente dedicati a ruoli difficili e poco simpatici, a cominciare da Tom Hiddleston per arrivare all'incredibile Luke Evans, forse il migliore del film (nonché, a detta dei personaggi, il più savio). Si ripropone dunque lo schema di Kill List: Wheatley e signora, vi capisco poco ma continuo a pensare ai vostri film anche a distanza di giorni, flagellandomi nell'ignoranza e cercando di capire. E anche questo è amore.
Del regista Ben Wheatley ho già parlato QUI. Tom Hiddleston (Lain), Sienna Miller (Charlotte) e Luke Evans (Wilder) li trovate invece ai rispettivi link.
Jeremy Irons interpreta Royal. Inglese, lo ricordo per film come Mission, Inseparabili, Il mistero Von Bulow (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista), La casa degli spiriti, Die Hard - Duri a morire, Io ballo da sola, Lolita, La maschera di ferro, La corrispondenza e Batman vs Superman: Dawn of Justice; inoltre, ha lavorato come doppiatore per film come Il re leone e serie come I Simpson. Anche regista e produttore, ha 68 anni e tre film in uscita, tra cui The Justice League Part One, in cui dovrebbe interpretare il maggiordomo Alfred.
Elisabeth Moss interpreta Helen. Americana, ha partecipato a film come Cose dell'altro mondo, Una cena quasi perfetta, Mumford e a serie come Grey's Anatomy, Medium, Ghost Whisperer; inoltre, ha lavorato come doppiatrice per serie quali Batman, Animaniacs, Freakazoid! e I Simpson. Anche produttrice, ha 34 anni e quattro film in uscita.
High-Rise era un sogno nel cassetto del produttore Jeremy Thomas da decenni ma il romanzo di Ballard era sempre stato ritenuto infilmabile e, prima che subentrasse Wheatley, tra i registi papabili c'era Vincenzo Natali. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate Il demone sotto la pelle! ENJOY!
Trama: nell'Inghilterra degli anni '70, il dottor Lain si trasferisce in un condominio di quaranta piani, fornito di ogni comfort, all'interno del quale esistono tuttavia delle discriminazioni sociali per cui gli abitanti dei piani più bassi godono di assai meno privilegi rispetto a quelli dei piani alti. Quando cominciano a mancare acqua ed elettricità, i precari equilibri tra inquilini iniziano a rompersi, generando un caos incontrollabile...
Al terzo film ho scoperto che io, Ben Whitley e sua moglie Amy Jump non andiamo molto d'accordo. O, meglio, che loro sono "troppo cerebrali per capire che si può star bene senza complicare il pane", come diceva Bersani (non lo smacchiaghepardi, l'altro). Intendiamoci, High-Rise non è un brutto film, assolutamente; è anzi molto stuzzicante e grottesco, intriso di nero umorismo e situazioni paradossali, oltre che di una buona dose di claustrofobico orrore, tuttavia ne ho patito la lunghezza eccessiva e il modo in cui viene sopravvalutato lo spettatore, al quale vengono gettate in pasto situazioni folli senza soluzione di continuità e senza motivazioni troppo chiare (contate che guardare un film simile alle 22 è un po' un autogol ma non ho altri momenti in cui farlo). Prendiamo per esempio il personaggio di Lain, il protagonista. High-Rise è ambientato in un condominio di quaranta piani, all'interno del quale c'è non solo ogni genere di servizio, dalla piscina, alla sauna al supermercato, ma soprattutto c'è parecchia maretta tra gli abitanti ricchi e snob dei piani alti e quelli più "proletari" dei piani inferiori; Lain va a collocarsi nel mezzo ma le sue mosse nei confronti degli altri inquilini non sono proprio chiarissime. C'è chi lo snobba, nonostante sia dottore, in quanto abitante intorno al ventesimo piano, chi lo tiene in altissima considerazione proprio per la sua professione, mentre lui, in generale, appare freddo e scostante con tutti, salvo quando cede ai piaceri della carne stuzzicato dall'affascinante Charlotte oppure quando cerca di ingraziarsi l'Architetto del luogo. Quando scatta il casino, ovvero quando l'edificio di quaranta piani comincia a soffrire interruzioni continue di acqua e corrente, le mosse di Lain diventano ancora più ambigue e la pellicola si trasforma in un delirio di visioni, incubi, paranoie e reale guerriglia "casalinga", all'interno della quale ognuno si abbandona ai desideri più turpi e alle bestialità più inenarrabili e, in generale, non c'è un solo personaggio (salvo forse il figlio di Charlotte e la gravida Helen), verso il quale si riesca ad empatizzare. Forse avrei dovuto leggere il libro di Ballard prima, eh? Ma no, perché? E' tanto bello vivere nell'ignoranza.
Digiuna della lettura pregressa del romanzo da cui High-Rise è tratto e nonostante l'amore per le situazioni complicate mostrato da Wheatley ho apprezzato moltissimo il già citato senso di claustrofobia che si respira per tutta la pellicola e la scelta di "umanizzare" il condominio al punto di renderlo un'entità malvagia capace di ottundere quasi del tutto la forza di volontà degli inquilini. La cosa che mi ha stupita guardando il film è che il Condominio è sicuramente isolato dalla città in cui i protagonisti vanno a lavorare e dove, ipoteticamente, dovrebbero avere dei legami, tuttavia non è chiuso ermeticamente; sono le persone che lo abitano a scegliere consapevolmente di rinchiudersi dentro fino a perdere il senso del tempo e della propria autoconsapevolezza, tanto che quando le comodità iniziano a venire meno anche loro si "rompono", convinti che non esista più nulla al di fuori delle quattro, altissime mura che le circondano e, soprattutto, dei "privilegi" acquisiti in anni di feste esclusive, favori sessuali alle persone giuste e quant'altro. L'idea di un disinteresse verso il prossimo che si espande come un virus è assolutamente intrigante, tanto quanto la scelta di ambientare High-Rise negli anni '70, aumentando così il senso di sfasamento provato dallo spettatore, che a tratti si convince di stare assistendo alle vicende di un luogo senza tempo, cristallizzato nelle idee decadenti di un Architetto vecchio e malato, incapace di governare al meglio la sua stessa creazione (o forse interamente disinteressato all'argomento. I dialoghi sono molto importanti ma seguirli tutti con attenzione è bello tosto, sappiatelo); a tal proposito, costumi e scenografie sono quasi più importanti del lavoro degli attori, comunque tutti bravissimi e completamente dedicati a ruoli difficili e poco simpatici, a cominciare da Tom Hiddleston per arrivare all'incredibile Luke Evans, forse il migliore del film (nonché, a detta dei personaggi, il più savio). Si ripropone dunque lo schema di Kill List: Wheatley e signora, vi capisco poco ma continuo a pensare ai vostri film anche a distanza di giorni, flagellandomi nell'ignoranza e cercando di capire. E anche questo è amore.
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| Momento fanservice per tutte le Hiddlestoners che passeranno di qui! |
Jeremy Irons interpreta Royal. Inglese, lo ricordo per film come Mission, Inseparabili, Il mistero Von Bulow (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista), La casa degli spiriti, Die Hard - Duri a morire, Io ballo da sola, Lolita, La maschera di ferro, La corrispondenza e Batman vs Superman: Dawn of Justice; inoltre, ha lavorato come doppiatore per film come Il re leone e serie come I Simpson. Anche regista e produttore, ha 68 anni e tre film in uscita, tra cui The Justice League Part One, in cui dovrebbe interpretare il maggiordomo Alfred.
Elisabeth Moss interpreta Helen. Americana, ha partecipato a film come Cose dell'altro mondo, Una cena quasi perfetta, Mumford e a serie come Grey's Anatomy, Medium, Ghost Whisperer; inoltre, ha lavorato come doppiatrice per serie quali Batman, Animaniacs, Freakazoid! e I Simpson. Anche produttrice, ha 34 anni e quattro film in uscita.
High-Rise era un sogno nel cassetto del produttore Jeremy Thomas da decenni ma il romanzo di Ballard era sempre stato ritenuto infilmabile e, prima che subentrasse Wheatley, tra i registi papabili c'era Vincenzo Natali. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate Il demone sotto la pelle! ENJOY!
venerdì 3 giugno 2016
Bollalmanacco On Demand: Mysterious Skin (2004)
Torna il Bollalmanacco On Demand e, per l'occasione, torna anche Gregg Araki con Mysterious Skin, da lui diretto e sceneggiato nel 2004 a partire dal romanzo omonimo di Scott Heim. Il prossimo film On Demand sarà Requiem for a Dream. ENJOY!
Trama: Brian è un ragazzo convinto di essere stato rapito dagli alieni quando era bambino, Neil alla stessa età aveva scoperto di essere gay e ora passa le giornate prostituendosi. Questi due ragazzi così diversi scopriranno di avere un devastante evento passato in comune...
L'idea migliore che ho avuto da quando ho aperto il Bollalmanacco è senza dubbio quella di aver creato l'On Demand. Senza di esso probabilmente non avrei mai dato una seconda chance a Gregg Araki, che col suo Doom Generation non mi aveva entusiasmata moltissimo, e di conseguenza mi sarei persa una meraviglia come Mysterious Skin, film che invece mi ha lasciata in lacrime, a frignare come una mocciosa sui titoli di coda. E' difficile, infatti, restare indifferenti davanti alle storie parallele di Brian e Neil, due ragazzi rovinati dal marciume della provincia americana e dall'indifferenza dei genitori, al punto da diventare due creature allo stesso tempo sgradevoli eppure degne di ogni goccia di umana pietà; cosa accomuni i due sarebbe peccato mortale rivelarlo, sebbene purtroppo divenga dolorosamente palese mano a mano che il film prosegue e gli indizi aumentano, vi basti sapere che sia Brian che Neil affrontano a modo loro un evento particolarmente scioccante legato alla loro infanzia in base alla forza d'animo con la quale sono nati e in base all'ambiente in cui sono cresciuti. Brian, che da bambino era un timido frugoletto occhialuto e malaticcio, è diventato col tempo un adolescente timido ed impacciato, isolato dai suoi coetanei a causa della convinzione di essere stato rapito dagli UFO, e l'evento terribile che gli ha segnato l'infanzia è diventato col tempo un incubo dalle sfumature fantastiche, troppo grande per poterne sopportare la dolorosa realtà. Tra i due è lui il personaggio più "debole", proprio perché colpito dall'orrore nella fase più delicata della sua vita, coincidente tra l'altro con lo sfascio della famiglia. Neil invece, omosessuale fin dalla comparsa delle prime pulsioni sessuali, ha vissuto l'estate degli otto anni come il coronamento di un suo grandissimo desiderio, senza capirne le implicazioni, e ha scelto di sprecare l'adolescenza ricercando l'illusoria sensazione di essere amato, di essere speciale, nelle squallide camere di qualche albergo a ore; bellissimo ed affascinante, spalleggiato da due amici e una madre che lo adorano, Neil ha tuttavia avvolto il suo cuore in un involucro di fredda indifferenza, che lo rende incapace di avvicinarsi agli altri e men che meno di amare sé stesso.
Questa terribile storia di solitudine, traumi ed autodistruzione viene affrontata da Gregg Araki con un gusto per la provocazione e l'eccesso che tuttavia non è privo di grazia. La maggior parte delle scene è molto esplicita e a tratti incredibilmente fastidiosa, tuttavia non ho avuto quella sensazione di provocazione vuota ed inutile che mi aveva colta guardando Doom Generation, perché ogni colpo nello stomaco che viene inferto allo spettatore durante la visione di Mysterious Skin è purtroppo necessario e funzionale alla trama. Inoltre, queste sequenze fortemente realistiche, segno inequivocabile di un'innocenza strappata troppo presto e di una realtà che non perdona i deboli o gli incauti, vengono talvolta bilanciate da alcune scene oniriche (bellissima quella in cui Neil e Wendy, davanti ad uno schermo bianco, chiamano Dio mentre le loro figure cominciano a venire avvolte dalla neve) che sembrano quasi degli afflati di speranza, in netto contrasto con gli incubi che infestano le notti di Brian. Dal punto di vista degli attori, se i tre protagonisti di Doom Generation erano semplicemente tre bei manzetti inespressivi, qui abbiamo un Joseph Gordon-Levitt che non si risparmia e mette tutta la sua fisicità al servizio di una trama scomoda, capace probabilmente di scoraggiare attori molto più esperti di lui; il bel Neil, di fatto considerato dalla maggior parte dei personaggi solo un bel corpo e un bel visetto, nasconde nelle espressioni e nello sguardo un mare di dolore e di vergogna, che si riversano come vomito sullo spettatore impossibilitato a distogliere l'attenzione da quello che accade sullo schermo, silenzioso testimone di qualcosa che dovrebbe, di regola, essere troppo terribile per poterlo raccontare o vedere. Si può solo sperare che dopo i titoli di coda, dopo gli abbracci e le lacrime, qualche pia divinità si sia premurata di cancellare dalla mente di Brian e Neil tutte le brutture, facendoli rinascere come persone nuove e pronte a sperare di poter innamorarsi e vivere ancora, ma quel magone che ancora mi stringe la gola mentre scrivo e ripenso a Mysterious Skin mi fa capire che sarebbe più probabile vedere un UFO solcare il cielo.
Del regista e co-sceneggiatore Gregg Araki ho già parlato QUI. Elisabeth Shue (Mrs. McCormick), Bill Sage (Coach), Joseph Gordon-Levitt (Neil) e Billy Drago (Zeke) li trovate invece ai rispettivi link.
Chris Mulkey interpreta Mr. Lackey. Americano, lo ricordo per film come Rambo, 48 ore, L'alieno, The Fan - Il mito, North Country, Cloverfield, La notte del giudizio e Whiplash, inoltre ha partecipato a serie come MASH, Charlie's Angels, Chips, Hazzard, Magnum P.I., Ai confini della realtà, I segreti di Twin Peaks, La signora in giallo, Blossom, Walker Texas Ranger, CSI: Miami, Lost, Cold Case, Criminal Minds, CSI: NY, 24 e CSI - Scena del crimine. Anche produttore, sceneggiatore, regista e compositore, ha 68 anni e otto film in uscita.
Michelle Trachtenberg interpreta Wendy. Ovviamente la ricordo per il ruolo di Dawn nella serie Buffy l'ammazzavampiri ma l'attrice americana ha partecipato anche a film come Inspector Gadget, Black Christmas - Un Natale rosso sangue e ad altre serie come Six Feet Under, Dr. House, Weeds e Criminal Minds; come doppiatrice, ha lavorato per la serie Robot Chicken. Anche produttrice, ha 31 anni e un film in uscita.
Brady Corbet (vero nome Brady James Monson Corbet) interpreta Brian. Americano, ha partecipato a film come Funny Games, Melancholia, Forza maggiore, Sils Maria e a serie come 24. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 28 anni.
Nel film compare anche un mocciosetto dai capelli rossi al quale Neil offre delle caramelle in premio: se vi siete chiesti dove l'avete già visto, come di fatto è successo a me, sappiate che lo stesso anno è finito nel cast di Desperate Housewives per interpretare Parker, uno dei figli di Lynette. Se vi siete invece chiesti dove avete già visto la casa addobbata per Halloween, sappiate che Tarantino l'ha riutilizzata come abitazione di Vernita Green in Kill Bill. Se, infine, Mysterious Skin vi fosse piaciuto recuperate Sleepers, Mystic River e American Beauty. ENJOY!
Trama: Brian è un ragazzo convinto di essere stato rapito dagli alieni quando era bambino, Neil alla stessa età aveva scoperto di essere gay e ora passa le giornate prostituendosi. Questi due ragazzi così diversi scopriranno di avere un devastante evento passato in comune...
L'idea migliore che ho avuto da quando ho aperto il Bollalmanacco è senza dubbio quella di aver creato l'On Demand. Senza di esso probabilmente non avrei mai dato una seconda chance a Gregg Araki, che col suo Doom Generation non mi aveva entusiasmata moltissimo, e di conseguenza mi sarei persa una meraviglia come Mysterious Skin, film che invece mi ha lasciata in lacrime, a frignare come una mocciosa sui titoli di coda. E' difficile, infatti, restare indifferenti davanti alle storie parallele di Brian e Neil, due ragazzi rovinati dal marciume della provincia americana e dall'indifferenza dei genitori, al punto da diventare due creature allo stesso tempo sgradevoli eppure degne di ogni goccia di umana pietà; cosa accomuni i due sarebbe peccato mortale rivelarlo, sebbene purtroppo divenga dolorosamente palese mano a mano che il film prosegue e gli indizi aumentano, vi basti sapere che sia Brian che Neil affrontano a modo loro un evento particolarmente scioccante legato alla loro infanzia in base alla forza d'animo con la quale sono nati e in base all'ambiente in cui sono cresciuti. Brian, che da bambino era un timido frugoletto occhialuto e malaticcio, è diventato col tempo un adolescente timido ed impacciato, isolato dai suoi coetanei a causa della convinzione di essere stato rapito dagli UFO, e l'evento terribile che gli ha segnato l'infanzia è diventato col tempo un incubo dalle sfumature fantastiche, troppo grande per poterne sopportare la dolorosa realtà. Tra i due è lui il personaggio più "debole", proprio perché colpito dall'orrore nella fase più delicata della sua vita, coincidente tra l'altro con lo sfascio della famiglia. Neil invece, omosessuale fin dalla comparsa delle prime pulsioni sessuali, ha vissuto l'estate degli otto anni come il coronamento di un suo grandissimo desiderio, senza capirne le implicazioni, e ha scelto di sprecare l'adolescenza ricercando l'illusoria sensazione di essere amato, di essere speciale, nelle squallide camere di qualche albergo a ore; bellissimo ed affascinante, spalleggiato da due amici e una madre che lo adorano, Neil ha tuttavia avvolto il suo cuore in un involucro di fredda indifferenza, che lo rende incapace di avvicinarsi agli altri e men che meno di amare sé stesso.
Questa terribile storia di solitudine, traumi ed autodistruzione viene affrontata da Gregg Araki con un gusto per la provocazione e l'eccesso che tuttavia non è privo di grazia. La maggior parte delle scene è molto esplicita e a tratti incredibilmente fastidiosa, tuttavia non ho avuto quella sensazione di provocazione vuota ed inutile che mi aveva colta guardando Doom Generation, perché ogni colpo nello stomaco che viene inferto allo spettatore durante la visione di Mysterious Skin è purtroppo necessario e funzionale alla trama. Inoltre, queste sequenze fortemente realistiche, segno inequivocabile di un'innocenza strappata troppo presto e di una realtà che non perdona i deboli o gli incauti, vengono talvolta bilanciate da alcune scene oniriche (bellissima quella in cui Neil e Wendy, davanti ad uno schermo bianco, chiamano Dio mentre le loro figure cominciano a venire avvolte dalla neve) che sembrano quasi degli afflati di speranza, in netto contrasto con gli incubi che infestano le notti di Brian. Dal punto di vista degli attori, se i tre protagonisti di Doom Generation erano semplicemente tre bei manzetti inespressivi, qui abbiamo un Joseph Gordon-Levitt che non si risparmia e mette tutta la sua fisicità al servizio di una trama scomoda, capace probabilmente di scoraggiare attori molto più esperti di lui; il bel Neil, di fatto considerato dalla maggior parte dei personaggi solo un bel corpo e un bel visetto, nasconde nelle espressioni e nello sguardo un mare di dolore e di vergogna, che si riversano come vomito sullo spettatore impossibilitato a distogliere l'attenzione da quello che accade sullo schermo, silenzioso testimone di qualcosa che dovrebbe, di regola, essere troppo terribile per poterlo raccontare o vedere. Si può solo sperare che dopo i titoli di coda, dopo gli abbracci e le lacrime, qualche pia divinità si sia premurata di cancellare dalla mente di Brian e Neil tutte le brutture, facendoli rinascere come persone nuove e pronte a sperare di poter innamorarsi e vivere ancora, ma quel magone che ancora mi stringe la gola mentre scrivo e ripenso a Mysterious Skin mi fa capire che sarebbe più probabile vedere un UFO solcare il cielo.
Del regista e co-sceneggiatore Gregg Araki ho già parlato QUI. Elisabeth Shue (Mrs. McCormick), Bill Sage (Coach), Joseph Gordon-Levitt (Neil) e Billy Drago (Zeke) li trovate invece ai rispettivi link.
Chris Mulkey interpreta Mr. Lackey. Americano, lo ricordo per film come Rambo, 48 ore, L'alieno, The Fan - Il mito, North Country, Cloverfield, La notte del giudizio e Whiplash, inoltre ha partecipato a serie come MASH, Charlie's Angels, Chips, Hazzard, Magnum P.I., Ai confini della realtà, I segreti di Twin Peaks, La signora in giallo, Blossom, Walker Texas Ranger, CSI: Miami, Lost, Cold Case, Criminal Minds, CSI: NY, 24 e CSI - Scena del crimine. Anche produttore, sceneggiatore, regista e compositore, ha 68 anni e otto film in uscita.
Michelle Trachtenberg interpreta Wendy. Ovviamente la ricordo per il ruolo di Dawn nella serie Buffy l'ammazzavampiri ma l'attrice americana ha partecipato anche a film come Inspector Gadget, Black Christmas - Un Natale rosso sangue e ad altre serie come Six Feet Under, Dr. House, Weeds e Criminal Minds; come doppiatrice, ha lavorato per la serie Robot Chicken. Anche produttrice, ha 31 anni e un film in uscita.
Brady Corbet (vero nome Brady James Monson Corbet) interpreta Brian. Americano, ha partecipato a film come Funny Games, Melancholia, Forza maggiore, Sils Maria e a serie come 24. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 28 anni.
Nel film compare anche un mocciosetto dai capelli rossi al quale Neil offre delle caramelle in premio: se vi siete chiesti dove l'avete già visto, come di fatto è successo a me, sappiate che lo stesso anno è finito nel cast di Desperate Housewives per interpretare Parker, uno dei figli di Lynette. Se vi siete invece chiesti dove avete già visto la casa addobbata per Halloween, sappiate che Tarantino l'ha riutilizzata come abitazione di Vernita Green in Kill Bill. Se, infine, Mysterious Skin vi fosse piaciuto recuperate Sleepers, Mystic River e American Beauty. ENJOY!
giovedì 2 giugno 2016
(Gio)WE, Bolla! del 2/6/2016
Buon giovedì a tutti! Siccome oggi è il 2 giugno la settimana cinematografica è loffia e comincia prima ma forse qualcosa di salvabile c'è... ENJOY!
Warcraft
Reazione a caldo: Ma che è 'stammm...?
Bolla, rifletti!: Ci credete che ho dovuto leggere la trama per sapere di cosa parlava questo film? Orchi e umani che si mazzuolano come nel videogame da cui la pellicola è tratta? Ma basta, crescete!
Miami Beach
Reazione a caldo: Questa perlomeno è Mmmm...dda conosciuta!
Bolla, rifletti!: Carlo Vanzina!! Che bello, come stai? Ma non dovevi spuntare a Natale, tu, come il panettone indigesto propinato dai parenti zecca? Ma basta, cresci pure tu!!
The Nice Guys
Reazione a caldo: Apperò!
Bolla, rifletti!: Laddove "apperò", al netto del fatto che il film farà probabilmente pena, è essenzialmente rivolto ai due piacioni protagonisti, cosa che spedisce The Nice Guys dritto al primo posto per una serata ad alto tasso di cutrettolaggine femminile. Magari martedì prossimo...
Al cinema d'élite si continua a respirare aria di Cannes...
Fiore
Reazione a caldo: Che ad Albissola è il nome di una pizzeria...
Bolla, rifletti!: Lo so, sono una cinofila più che una cinefila ma la realtà è che il "cinema verité" con attori presi dalla strada è qualcosa che aborro, tanto più se gli attori sono giovani. Mi spiace, ma questa storia di amore tra le sbarre ve la lascio tutta!
Warcraft
Reazione a caldo: Ma che è 'stammm...?
Bolla, rifletti!: Ci credete che ho dovuto leggere la trama per sapere di cosa parlava questo film? Orchi e umani che si mazzuolano come nel videogame da cui la pellicola è tratta? Ma basta, crescete!
Miami Beach
Reazione a caldo: Questa perlomeno è Mmmm...dda conosciuta!
Bolla, rifletti!: Carlo Vanzina!! Che bello, come stai? Ma non dovevi spuntare a Natale, tu, come il panettone indigesto propinato dai parenti zecca? Ma basta, cresci pure tu!!
The Nice Guys
Reazione a caldo: Apperò!
Bolla, rifletti!: Laddove "apperò", al netto del fatto che il film farà probabilmente pena, è essenzialmente rivolto ai due piacioni protagonisti, cosa che spedisce The Nice Guys dritto al primo posto per una serata ad alto tasso di cutrettolaggine femminile. Magari martedì prossimo...
Al cinema d'élite si continua a respirare aria di Cannes...
Reazione a caldo: Che ad Albissola è il nome di una pizzeria...
Bolla, rifletti!: Lo so, sono una cinofila più che una cinefila ma la realtà è che il "cinema verité" con attori presi dalla strada è qualcosa che aborro, tanto più se gli attori sono giovani. Mi spiace, ma questa storia di amore tra le sbarre ve la lascio tutta!
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mercoledì 1 giugno 2016
Tag (2015)
Spinta da un paio di gif viste in rete ho deciso di cercare in questi giorni Tag (リアル鬼ごっこ - Riaru Onigokko), diretto e sceneggiato nel 2015 dal regista Sion Sono partendo dal romanzo Real Onigokko di Yusuke Yamada.
Trama: durante una gita in pullman assieme alle compagne, Mitsuko si ritrova ad essere l'unica sopravvissuta ad un attacco di vento omicida che ha letteralmente diviso in due le altre studentesse. Questo evento traumatico è però solo l'inizio di un incubo ben più complesso di quanto non appaia...
Di Tag avevo già visto qualcosina l'anno scorso, quando avevano cominciato a circolare in rete delle gif basate sulla scena clou della pellicola, quella dell'autobus tagliato in due, un trionfo di sangue e corpi mozzati; qualche giorno fa mi è capitato di vedere il trailer nella sua interezza e, se è vero che la sequenza in questione rimane la più sconvolgente ed importante, nel corso del breve filmato ero più o meno riuscita ad evincere che l'argomento del film fosse una sorta di "caccia alle studentesse" portata avanti da un'entità misteriosa. In realtà, senza fare ovviamente spoiler, durante la visione di Tag mi sono resa conto che la questione è un bel po' più complicata e che guardare la pellicola di Sono non è proprio come approcciarsi ad un banale horror splatter nipponico. Purtroppo, non ho mai avuto modo di leggere il romanzo di Yusuke Yamada, anche perché è reperibile solamente in lingua giapponese, tuttavia pare che il regista ne abbia ripreso solo il titolo e poi sia andato un po' per i fatti suoi; se non ho capito male (purtroppo ci sono pochissime recensioni del romanzo in rete) la storia originale racconta di un futuro distopico in cui alcune persone unite da una caratteristica comune, per esempio lo stesso cognome, vengono uccise durante un "tag game", più o meno il nostro "ce l'hai", come da titolo giapponese. In realtà, separando il kanji di oni e l'hiragana di gokko, il titolo potrebbe anche suonare come "la finzione del demone" e Sion Sono pare aver scelto proprio questa seconda sfumatura per approcciarsi al film, costantemente immerso in una dimensione quasi onirica all'interno della quale è difficilissimo, se non impossibile, comprendere cosa sia reale e cosa no. La vita stessa della protagonista viene messa in discussione, non tanto per le minacce di morte che le incombono sulla capoccetta ma proprio per il modo in cui Mitsuko si accorge, ad un certo punto, di non riconoscere più dei volti e delle situazioni che dovrebbero invece esserle familiari, a cominciare dal suo stesso viso riflesso in uno specchio.
Sfruttando il punto di partenza "horror" offerto da Yamada, il regista realizza una critica alla società giapponese che vorrebbe tutti incasellati (nel bene e nel male, ci mancherebbe) e quindi prevedibili e controllabili, a cominciare dalle donne. Studentessa modello, moglie devota, donna di successo, nel corso del film Mitsuko diventa tutte queste cose e nessuna di esse, in quanto la decisione di cosa essere non dipende da lei, bensì da una volontà esterna che può essere sì quella di un fantomatico "demone", ma soprattutto della società intera, che plasma le persone attraverso una libertà illusoria e in definitiva le spersonalizza. Sono, soprattutto all'inizio, si concentra parecchio sulle "marachelle" di Mitsuko e delle sue amiche ma non c'è nulla di spontaneo in quello che fa questo gruppetto di studentesse giapponese sui generis, tanto che sia la regia che la colonna sonora sono le stesse che potrebbero venire usate in uno sceneggiato televisivo nipponico; in un trionfo di mutandine intraviste, sorrisini e urletti gioiosi, Mitsuko e le altre giocano e corrono innocenti ma basterebbe un unico gesto inaspettato per mandare in frantumi l'illusione di una giornata (e di una vita) perfette. Lo sporadico utilizzo di scene gore e surreali piazzate ad hoc tra una sequenza e l'altra rappresenta, a mio avviso, proprio tutto il marciume nascosto dietro l'ostentata apparenza e il rispetto delle aspettative sociali e tradisce l'animo corrotto ed impietoso dei grandi poteri capaci di dirigere anche le vite più banali ed insignificanti, non solo in Giappone ovviamente. Seguendo il filo di questo ragionamento, devo dire che ho trovato il finale di Tag molto debole rispetto a tutto quello che viene mostrato e suggerito prima o, meglio, ho trovato debole la "rivelazione finale" (se i nipponici non ricorrono a un po' di sano trash non sono contenti, pare) mentre le ultime scene chiudono alla perfezione il cerchio della pellicola, con una poesia che non mi sarei mai aspettata di trovare dopo aver visto i trailer. In definitiva, Tag è sicuramente un film da recuperare e mi ha fatto venire voglia di conoscere meglio Sion Sono.
Sion Sono è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Giapponese, ha diretto film come Suicide Club, Noriko's Dinner Table, Exte: Hair Extensions, Love Exposure, Cold Fish, Themis, Guilty of Romance e Why Don't You Play in Hell?. Anche attore, compositore e produttore, ha 55 anni e un film in uscita.
Dal romanzo Real Onigokko di Yusuke Yamada sono stati tratti già altri film, ovvero The Chasing World, The Chasing World 2 (entrambi diretti da Issei Shibata), The Chasing World 3, The Chasing World 4, The Chasing World 5 (diretti da Mari Asato) e la miniserie televisiva del 2013 Real Onigokko: The Origin; se Tag vi fosse piaciuto recuperateli e aggiungete As the Gods Will e magari Battle Royale. ENJOY!
Trama: durante una gita in pullman assieme alle compagne, Mitsuko si ritrova ad essere l'unica sopravvissuta ad un attacco di vento omicida che ha letteralmente diviso in due le altre studentesse. Questo evento traumatico è però solo l'inizio di un incubo ben più complesso di quanto non appaia...
Di Tag avevo già visto qualcosina l'anno scorso, quando avevano cominciato a circolare in rete delle gif basate sulla scena clou della pellicola, quella dell'autobus tagliato in due, un trionfo di sangue e corpi mozzati; qualche giorno fa mi è capitato di vedere il trailer nella sua interezza e, se è vero che la sequenza in questione rimane la più sconvolgente ed importante, nel corso del breve filmato ero più o meno riuscita ad evincere che l'argomento del film fosse una sorta di "caccia alle studentesse" portata avanti da un'entità misteriosa. In realtà, senza fare ovviamente spoiler, durante la visione di Tag mi sono resa conto che la questione è un bel po' più complicata e che guardare la pellicola di Sono non è proprio come approcciarsi ad un banale horror splatter nipponico. Purtroppo, non ho mai avuto modo di leggere il romanzo di Yusuke Yamada, anche perché è reperibile solamente in lingua giapponese, tuttavia pare che il regista ne abbia ripreso solo il titolo e poi sia andato un po' per i fatti suoi; se non ho capito male (purtroppo ci sono pochissime recensioni del romanzo in rete) la storia originale racconta di un futuro distopico in cui alcune persone unite da una caratteristica comune, per esempio lo stesso cognome, vengono uccise durante un "tag game", più o meno il nostro "ce l'hai", come da titolo giapponese. In realtà, separando il kanji di oni e l'hiragana di gokko, il titolo potrebbe anche suonare come "la finzione del demone" e Sion Sono pare aver scelto proprio questa seconda sfumatura per approcciarsi al film, costantemente immerso in una dimensione quasi onirica all'interno della quale è difficilissimo, se non impossibile, comprendere cosa sia reale e cosa no. La vita stessa della protagonista viene messa in discussione, non tanto per le minacce di morte che le incombono sulla capoccetta ma proprio per il modo in cui Mitsuko si accorge, ad un certo punto, di non riconoscere più dei volti e delle situazioni che dovrebbero invece esserle familiari, a cominciare dal suo stesso viso riflesso in uno specchio.
Sfruttando il punto di partenza "horror" offerto da Yamada, il regista realizza una critica alla società giapponese che vorrebbe tutti incasellati (nel bene e nel male, ci mancherebbe) e quindi prevedibili e controllabili, a cominciare dalle donne. Studentessa modello, moglie devota, donna di successo, nel corso del film Mitsuko diventa tutte queste cose e nessuna di esse, in quanto la decisione di cosa essere non dipende da lei, bensì da una volontà esterna che può essere sì quella di un fantomatico "demone", ma soprattutto della società intera, che plasma le persone attraverso una libertà illusoria e in definitiva le spersonalizza. Sono, soprattutto all'inizio, si concentra parecchio sulle "marachelle" di Mitsuko e delle sue amiche ma non c'è nulla di spontaneo in quello che fa questo gruppetto di studentesse giapponese sui generis, tanto che sia la regia che la colonna sonora sono le stesse che potrebbero venire usate in uno sceneggiato televisivo nipponico; in un trionfo di mutandine intraviste, sorrisini e urletti gioiosi, Mitsuko e le altre giocano e corrono innocenti ma basterebbe un unico gesto inaspettato per mandare in frantumi l'illusione di una giornata (e di una vita) perfette. Lo sporadico utilizzo di scene gore e surreali piazzate ad hoc tra una sequenza e l'altra rappresenta, a mio avviso, proprio tutto il marciume nascosto dietro l'ostentata apparenza e il rispetto delle aspettative sociali e tradisce l'animo corrotto ed impietoso dei grandi poteri capaci di dirigere anche le vite più banali ed insignificanti, non solo in Giappone ovviamente. Seguendo il filo di questo ragionamento, devo dire che ho trovato il finale di Tag molto debole rispetto a tutto quello che viene mostrato e suggerito prima o, meglio, ho trovato debole la "rivelazione finale" (se i nipponici non ricorrono a un po' di sano trash non sono contenti, pare) mentre le ultime scene chiudono alla perfezione il cerchio della pellicola, con una poesia che non mi sarei mai aspettata di trovare dopo aver visto i trailer. In definitiva, Tag è sicuramente un film da recuperare e mi ha fatto venire voglia di conoscere meglio Sion Sono.
Sion Sono è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Giapponese, ha diretto film come Suicide Club, Noriko's Dinner Table, Exte: Hair Extensions, Love Exposure, Cold Fish, Themis, Guilty of Romance e Why Don't You Play in Hell?. Anche attore, compositore e produttore, ha 55 anni e un film in uscita.
Dal romanzo Real Onigokko di Yusuke Yamada sono stati tratti già altri film, ovvero The Chasing World, The Chasing World 2 (entrambi diretti da Issei Shibata), The Chasing World 3, The Chasing World 4, The Chasing World 5 (diretti da Mari Asato) e la miniserie televisiva del 2013 Real Onigokko: The Origin; se Tag vi fosse piaciuto recuperateli e aggiungete As the Gods Will e magari Battle Royale. ENJOY!
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