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mercoledì 1 aprile 2026

Whistle - Il richiamo della morte (2026)


A febbraio è uscito, come al solito in pochissime sale, Whistle - Il richiamo della morte (Whistle), diretto dal regista Corin Hardy.

Trama

Un gruppo di studenti entra in possesso di un fischietto azteco dotato del potere di evocare la morte...

RECENSIONE

Whistle è stato distribuito, come purtroppo spesso accade con la Midnight Factory, in pochissime sale italiane, ed è stato massacrato dalla critica, il che, immagino, non ha invogliato la gente a recuperarlo. In realtà, Whistle è un horror adolescenziale dignitoso, che mescola suggestioni à la Talk to Me e l'immortale Final Destination, imbroccando anche un paio di idee molto azzeccate. La storia è abbastanza classica. Un gruppo di studenti entra in possesso di un oggetto maledetto, nella fattispecie il "sciguellu della morte" (come da me ribattezzato a beneficio di un Bolluomo incuriosito): soffiandoci dentro, il manufatto azteco emette un suono da spaccare i timpani che richiama letteralmente la morte per tutti coloro che hanno avuto la sventura di udirlo. L'aspetto divertente, passatemi il termine, della questione è che, in virtù del potere del fischietto, la morte arriva prima di quanto determinato dal destino, ma uccide mantenendo le modalità previste. Quindi, chi dovesse morire di vecchiaia si ritroverebbe decrepito, chi dovesse crepare a causa di un vaso di fiori caduto in testa si ritroverebbe col cranio spaccato e così via. Per il resto, il film segue un pattern abbastanza regolare. La potenziale final girl ha un rapporto molto ravvicinato con la morte per via di un tragico passato, ma né lei né gli altri personaggi hanno una personalità particolarmente spiccata e, salvo giusto per uno dei protagonisti che mi faceva una tenerezza enorme, non c'è grande coinvolgimento emotivo nell'attesa che uno di loro ci lasci le penne. Come spesso accade in questo genere di film, una volta che i protagonisti capiscono di essere nella bratta fino al collo, spunta il personaggio in grado di fornire un abbozzo di soluzione al problema, che come spesso accade non è semplice e prevede che la questione si ingarbugli ulteriormente, mettendo alla prova la tempra e l'intelligenza dei sopravvissuti. Insomma, Whistle non è tanto diverso dal 90% degli horror che guardiamo dall'età della ragione, quindi cos'è che lo differenzia dalla marea di prodottucoli di genere minori?

C'è, per esempio, che Corin Hardy sa il fatto suo. Il regista non aspetta lo jump scare, non si appoggia esclusivamente alle solite inquadrature in cui il personaggio centrale è a fuoco mentre alle sue spalle si muove "qualcosa" sfocato, sullo sfondo, ma crea delle sequenze dinamiche e molto varie, alcune anche molto belle a vedersi, come quella del labirinto. La natura stessa delle morti dei personaggi, inoltre, offre il fianco ad alcune soluzioni visive molto fantasiose e ad un paio di splatterate di tutto rispetto (una, in particolare, mi fa comunque dubitare del finale "lieto", ché insomma, gente da mandare in terapia ce ne sarebbe in abbondanza, e che il tutto non abbia una risonanza mediatica a livello mondiale dà da pensare!), realizzate ovviamente con una CGI che, per una volta, non è posticcia né invasiva, ma si amalgama abbastanza bene agli elementi reali della scena, senza contare che anche il design del fischietto, nonostante sia pacchianissimo, è notevole. Anche gli attori sono molto in parte. Daphne Keen e Sophie Nélisse sono due protagoniste dolci e verosimili, anche in virtù di una scrittura che, finalmente, offre al pubblico una coppia dello stesso sesso "normale", senza drammi né timori persecutori, e i comprimari fanno il loro, pur venendo etichettati in base ad una determinata tipologia di studente cinematografico (la bella della scuola, il jock stronzo, il nerd sfigato), alla quale si sottrae giusto Percy Hynes White che, "chissà perché", è perfetto per il ruolo di leppego inquietante. Completa il tutto la presenza di Nick Frost, che si vede poco ma è sempre, comunque una garanzia di gioia. Quindi, non vi starò a dire che Whistle è il capolavoro horror dell'anno, ma è un'opera dignitosa e perfetta per il pubblico a cui è rivolto, un horror che rispetta tutte le regole del genere ed è piacevolissimo da guardare. A volte, basta solo questo!

CAST

Del regista Corin Hardy ho già parlato QUI Sophie Nélisse (Ellie Gains) e Nick Frost (Mr. Craven) li trovate invece ai rispettivi link. 

  • Percy Hynes White interpreta Noah Haggerty. Americano, lo ricordo per film come My Old Ass e serie come 22.11.63, The Gifted e Mercoledì. Ha 25 anni e un film in uscita. 

SE VI è PIACIUTO...

Se Whistle - Il richiamo della morte vi è piaciuto, recuperate la serie di film Final Destination, poi Talk to Me e It Follows. ENJOY!

martedì 4 febbraio 2025

Get Away (2024)

Sto per venire sepolta dall'annuale Oscar rush, quindi mi servono film pazzerelli e divertenti per sopravvivere. Rientra nella categoria Get Away, diretto nel 2024 dal regista Steffen Haars.


Trama: Richard e famiglia decidono di andare in vacanza su una sperduta isola svedese, proprio durante il festival che commemora la Karantan, l'evento più tremendo e sanguinoso del posto...


L'anno scorso ho capito che uno dei miei generi horror preferiti è "Nick Frost ricoperto di sangue". Ho avuto l'illuminazione guardando Krazy House al ToHorror e la conferma è arrivata con questo Get Away, distribuito da Shudder un paio di settimane fa. O forse potrei dire che mi ritrovo nell'umorismo dell'attore e in quello del regista Steffen Haars, olandese che non si fa pregare a mettere in scena le peggio mattanze, ricorrendo ad una comicità talmente "basic" e di cattivo gusto da far vergognare lo spettatore. Get Away, a differenza dell'iconoclasta e demenziale Krazy House, vede Nick Frost non solo nei panni di interprete, ma anche in quelli di sceneggiatore. Forse per questo è un po' più "classico" di Krazy House e dotato di uno humour capace di far presa su una fetta più ampia di pubblico, inoltre ha uno sviluppo meno surreale, che fa leva su moltissimi cliché del folk horror (Midsommar in primis) non solo per trasformarli in elementi comici, ma soprattutto per spingere lo spettatore a trarre determinate conclusioni. In Get Away facciamo la conoscenza di Richard, padre di famiglia bietolone, della vivace mogliettina Susan e dei due figli, i tipici Gen Z da prendere a smartphonate nella testa. Su suggerimento di Susan, i quattro decidono di passare le ferie su un'isola della Svezia, che ai tempi dei coloni inglesi (e per volontà di questi ultimi) era stata messa in quarantena per lunghissimo tempo, a causa di una presunta epidemia. A causa di ciò, gli abitanti avevano dovuto ricorrere al cannibalismo onde non morire di stenti e i discendenti degli sfortunati isolani, col tempo, hanno deciso di commemorare la tragedia con una rappresentazione chiamata Karantan. La famiglia di Richard si trova lì proprio per vedere Karantan, senza sapere che gli abitanti dell'isola non tollerano turisti in quell'occasione, soprattutto se inglesi, e non passerà molto prima che l'odio e il disagio si concretizzino in una volontà omicida sempre più tangibile. Benché la trama, come avete letto, sia molto banale, il mio consiglio è di non sottovalutare Get Away, perché la sceneggiatura di Nick Frost riserva più di una sorpresa, tra perversioni, segreti inconfessabili, killer ubriachi e quant'altro, messi in scena con un piglio giocoso e un delizioso gusto per il gore.


Rispetto a Krazy House, è molto più classica anche la messa in scena. Steffen Haars sfrutta gli elementi naturali, come la foresta e il mare, per veicolare l'indispensabile senso di isolamento, e combina alla perfezione le interessanti facce degli autoctoni con ambienti artificiali che mescolano squallidi ambienti pubblici, per la maggior parte fatti di legno, al comfort di un elegantissimo, particolare airbnb. Il regista non si concentra solo sulla famiglia protagonista, ma riesce anche a dare un'idea di cosa sia la lunghissima rappresentazione di Karantan (un'esilarante, puerile menata di palle assimilabile alla pièce teatrale del Ringraziamento vista in La famiglia Addams 2) e ad inserire immagini perturbanti tipiche del folk horror, come enormi maschere che richiamano l'Urlo di Munch oppure con costumi fatti di pellicce, piume e corna. Altro aspetto fondamentale della pellicola è la colonna sonora, che utilizza in maniera geniale la famosa Run to the Hills degli Iron Maiden, e inserisce qui e là allegri pezzi pop/folk in perfetto contrasto con le immagini raccapriccianti che scorrono sullo schermo. A tal proposito, la quantità di emoglobina presente nel film non è poca e viene fatto un ottimo utilizzo di armi bianche e altri oggetti impropri. Gli attori, infine, sono simpaticissimi. Nick Frost è ormai a suo agio nel ruolo un po' naif di padre di famiglia vessato e Aisling Bea, con la sua bellezza particolare e il piglio deciso, gli fa da ottimo contraltare. I figlioli regalano sorprese a non finire, Eero Milonoff nei panni di Matts è creepy quanto basta, e il mio personaggio preferito, la vecchia Klara di Anitta Suikkari, farebbe la felicità dei vecchiacci liguri che accolgono con una smorfia di disgusto ogni singolo turista. E' proprio il caso di dirlo: "Mandate i soldi e statevene a casa (magari a vedere questo divertentissimo Get Away!)!". 

 


Di Nick Frost, che interpreta Richard ed è anche sceneggiatore del film, ho già parlato QUI.

Steffen Haars è il regista della pellicola. Olandese, ha diretto il film Crazy House. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 45 anni. 



martedì 14 aprile 2020

Slaughterhouse Rulez (2018)

Su Netflix trovate un altro horror divertente con un sacco di cosette interessanti all'interno, Slaughterhouse Rulez, diretto e co-sceneggiato nel 2018 dal regista Crispian Mills.


Trama: Don viene ammesso alla Slaughterhouse, un esclusivo college inglese, proprio nel momento in cui, a causa di una scellerata attività di fracking, dal sottosuolo qualcosa comincia a strisciare nei boschi e nelle aule...


Slaughterhouse Rulez è una simpatica horror comedy, genere che come ben sapete piace tantissimo agli inglesi, che per più di metà della sua durata concede davvero poco all'orrore, salvo qualche leggenda misteriosa e un paio di indizi che rischiano di perdersi all'interno di quella che è, fondamentalmente, una critica sociale al sistema classista britannico frullata a un po' di ecologismo. Il film è ambientato in uno di quei college assurdi che paiono esistere solo nella vecchia albione, all'interno del quale gli alunni sono divisi in divinità e scarti, con ragazzi e ragazze rigorosamente separati e gli studenti di sesso maschile ulteriormente suddivisi in diverse fazioni; gli sfigati, nella fattispecie, sono gli Spartani e il protagonista di Slaughterhouse Rulez, costretto da mammà ad andare alla prestigiosa scuola in virtù del desiderio del defunto padre, si ritrova ovviamente in questa categoria, assieme ad una serie di altri personaggi più o meno interessanti tra i quali spicca Willoughby, l'unico dotato di un background un po' più elaborato. Oltre ad essere vessati dagli Dei e gestiti da un branco di insegnanti buffi e variamente incompetenti, i giovani virgulti sono anche costretti a subire gli effetti del fracking praticato da una compagnia che gestisce lo sfruttamento del gas ed è ovviamente in combutta col preside, il che ci porta alla parte prettamente horror del film, durante la quale vediamo materializzarsi leggende mostruose celate nel sottosuolo, pronte a fare scempio di studenti impegnati in "orge" latineggianti e quant'altro.


Slaughterhouse Rulez è tutto qui, un filmetto disimpegnato che a tratti è molto divertente, con una parte finale che accelera per non fermarsi più e una lunghissima introduzione fatta di momenti esilaranti ed altri un po' più mosci, soprattutto quando si concentra sul protagonista (effettivamente poco carismatico ed impegnato giusto a sbavare sulla biondina di turno, chissà perché a sua volta attratta dal tizio, con tutti gli altri studenti presenti nel college). Onestamente, ho guardato il film "solo" per la presenza degli adorati Simon Pegg e Nick Frost e non sono rimasta delusa: il primo ha un ruolo abbastanza importante ed è sempre adorabilmente sfigato anche quando si carica sulle spalle delle fisime che sarebbero state perfette per l'odioso Pete di Shaun of the Dead (I've got a splitting headache!), il secondo è invece sempre adorabilmente fattone e quel suo accento incomprensibile mi ha fatto venire voglia di abbracciarlo ancora di più. Se degli attori non ve ne frega nulla e siete qui solo per l'horror, sappiate che la parte finale del film è una simpatica macellata a base di schizzi di sangue, arti mozzati e gente pirla che ci rimette la ghirba nei modi più splatter possibili ed il design delle mordaci creature non è per nulla male anche se per la maggior parte del tempo possiamo soltanto intuirne la forma completa visto che il regista preferisce concentrarsi su muso e zanne. Quindi, se la pandemia vi è venuta a noia e vi sentite un po' giù, Slaughterhouse Rulez è un'ottima panacea, magari poco conosciuta e pompata da Netflix, il che è male. Fidatevi e guardatelo!


Di Margot Robbie (Audrey), Asa Butterfield (Willoughby Blake), Michael Sheen (Il Pipistrello), Simon Pegg (Meredith Houseman) e Nick Frost (Woody Chapman) ho già parlato ai rispettivi link.

Crispian Mills è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al secondo film dopo A Fantastic Fear of Everything. Inglese, leader del gruppo Kula Shaker, ha 47 anni.


Se Slaughterhouse Rulez vi fosse piaciuto recuperate Attack the Block. ENJOY!

martedì 7 giugno 2016

Il cacciatore e la regina di ghiaccio (2016)

Ogni tanto ci sono quelle sere in cui si guarda quel che passa al convento e, in questo caso, è toccato a Il cacciatore e la regina di ghiaccio (Huntsman: Winter's War), diretto dal regista Cedric Nicolas-Troyan, riempire il vuoto.


Trama: molti anni prima della nascita di Biancaneve, la matrigna cattiva Ravenna viveva con la sorella Freya. Quest'ultima un giorno è stata tradita dall'amore e ha scatenato i suoi gelidi poteri, rapendo tutti i bambini dei villaggi conquistati onde crescerli come "cacciatori". Questo destino è capitato ad Eric e alla moglie Sara, dapprima uniti e poi separati proprio dalla crudeltà di Freya...


Correva l'anno 2012 e gli schermi di tutto il mondo venivano ammorbati da una ciofeca quale Biancaneve e il cacciatore, buona solo per gli effetti speciali e per la bellezza fuori scala di una Charlize Theron in formissima. I difetti principali della pellicola in questione, a parte quello macroscopico di avere un merluzzo al posto dell'eroina principale, era l'incredibile nonché gotica serietà con la quale Rupert Sanders aveva affrontato il progetto, l'eccesso di effetti speciali bessonico/ghibliani e la quasi totale assenza di umorismo, cosa questa che rendeva il film più pesante del necessario. Sinceramente, dal sequel mi aspettavo gli stessi, fatali nei (meno il merluzzo, ovvio) e invece sono rimasta sorpresa da una pellicola non bella, questo no per carità, ma perlomeno divertente e capace di intrattenere. Fermo restando che Frozen ha fatto più danni del colera e che ora qualsiasi regina dalla morale ambigua e dai poteri magici deve avere per forza dei legami col ghiaccio, il seguito di Biancaneve e il cacciatore si sofferma sul passato del Cacciatore Eric e su quella moglie che nel primo film era solo nominata, partendo da un lungo flashback che a un certo punto diventa il proseguimento della storia che conoscevamo tutti: Ravenna è stata sconfitta ma lo specchio è rimasto e sta mandando fuori di testa il Merluzzo, quindi il regale consorte, rimasto nel frattempo mollo come la panissa, sceglie di affidare al Cacciatore l'ingrato compito di distruggerlo. Dei sette nani ne è rimasto soltanto uno, Nick Frost, l'unico che ha avuto il coraggio di ri-sputtanarsi in guisa di nanetto e, per completare l'opera, ne vengono aggiunti altri tre, un maschio logorroico e due femmine bruttarelle ma mai quanto Kristen Stewart. Come eroina principale abbiamo Jessicona Chastain, talmente bella e brava da riuscire a rendere gradevole un personaggio che è un banalissimo compendio di tutte le donne forti presenti nel cinema fantasy d'azione, a partire da Eowyn per arrivare alla sciacquetta, là, Katniss, e c'è da dire che le sue interazioni col cacciatore bonazzo non sono proprio adatte ad un pubblico di bambini.


Il cacciatore e la regina di ghiaccio procede dunque innocuo tra una battuta fatta dal cacciatore particolarmente piacionetto e guascone (ma solo io lo ricordo come un musone insopportabile nel primo film?) per spezzare la tensione, approcci amorosi naneschi ed esempi di inusitata crudeltà verso bambini bruciati e persone impalate, scorrendo lieve e vagamente privo di emozioni finché non ricompare lei, la Divina. Charlize Theron è una gnocca imperiale, quando è in scena la perfida Ravenna persino l'effetto speciale più scrauso scompare davanti alla sua assurda bellezza; impossibile non tifare per un personaggio stronzo ma infinitamente carismatico, capace di cancellare con un gesto la presenza della trascurabile Emily Blunt dal cuoricino di ghiaccio, di espellere dal corpo lance nere o fondersi in un tripudio di scaglie d'oro. La carta vincente che potrebbero giocare i realizzatori di un eventuale (e, ahimé, abbastanza probabile) terzo capitolo sarebbe quella di mandare al diavolo cacciatori e nani e raccontare la vita di Ravenna ma poi la saga diventerebbe un horror softcore e il pubblico di ragazzine e pargoletti dove finirebbe? Così, stavolta bisogna accontentarsi di un ex-tecnico degli effetti speciali ed aiuto-regista che viene chiamato a tenere le redini del discorso, cosa che ha depersonalizzato lo stile già abbastanza derivativo di Biancaneve e il cacciatore per lasciare spazio ad una cosa più blanda e terra terra, più videogame che fantasy dark, mentre il budget per gli effetti speciali è stato giustamente concentrato sulla spettacolarità dei poteri delle due regine. Per il resto, direi che Il cacciatore e la regina di ghiaccio è un film senza infamia e senza lode, salvato dalla simpatia degli interpreti e da quel senso di "leggerezza" che può provocare solo chi non desidera dare una svolta "autoriale" a delle belinate buone giusto per una serata di relax.


Di Chris Hemsworth (Eric, il cacciatore), Charlize Theron (Ravenna), Jessica Chastain (Sara), Emily Blunt (Freya) e Nick Frost (Nion) ho già parlato ai rispettivi link.

Cedric Nicolas-Troyan (vero nome Cedric Gabriel Fernand Nicolas) è il regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Francese, è conosciuto soprattutto come tecnico degli effetti speciali, che ha curato per film come One Hour Photo, The Ring, La maledizione della prima luna, Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma e Biancaneve e il cacciatore. Anche sceneggiatore, ha 47 anni e un film in uscita, il futuro remake di Highlander.


Se, come me, vi foste chiesti cosa ci faccia un'attrice brillante e sulla cresta dell'onda come Jessica Chastain in quella che è fondamentalmente una belinata fantasy, sappiate che la povera Jessicona è stata obbligata a partecipare per contratto, dopo aver preso parte a Crimson Peak, anch'esso distribuito dalla Universal; quanto a Charlize Theron, in seguito all'hakeraggio delle mail della Sony si è scoperto che l'attrice sarebbe stata pagata molto meno di Chris Hemsworth e ha giustamente rifiutato di firmare il contratto finché i due "stipendi" non sono stati equiparati. Si dice invece che Kristen Stewart non sia stata contemplata nel progetto, che pur nelle intenzioni iniziali dei produttori avrebbe dovuto essere un seguito di Biancaneve e il cacciatore, perché la signorina aveva avuto una relazione con Rupert Sanders, regista del primo film (ed estromesso dal sequel/prequel per lo stesso motivo); sempre rimanendo in tema di registi, l'ha scampata bella anche Frank Darabont, che ha abbandonato il progetto in fase di pre-produzione, anche per quel che riguarda la sceneggiatura. Detto questo, se Il cacciatore e la regina di ghiaccio vi fosse piaciuto recuperate ovviamente Biancaneve e il cacciatore. ENJOY!

domenica 15 marzo 2015

Boxtrolls - Le scatole magiche (2014)

Facendo due conti questo post uscirà quando gli Oscar saranno già stati assegnati e chissà se questo Boxtrolls - Le scatole magiche (The Boxtrolls), diretto nel 2014 dai registi Graham Annable e Anthony Stacchi e tratto dal romanzo Here Be Monsters! di Alan Snow, avrà vinto il premio come miglior film d'animazione...


Trama: Eggs, un orfano adottato da una comunità di mostriciattoli che vivono nel sottosuolo, si ritrova a dover difendere la sua famiglia adottiva da uno sterminatore che mira ad entrare nell'élite del paese.



Quando Boxtrolls era uscito la voglia di vederlo era davvero poca, visto che non mi ispiravano né la storia né il character design dei personaggi, nonostante l'utilizzo della stop motion e la firma della casa di produzione Laika. Un paio di recensioni positive lette qua e là sulla rete mi avevano convinta a dargli una chance quando ormai era troppo tardi quindi l'ho recuperato in occasione della notte degli Oscar e devo dire che ne sono rimasta soddisfatta. Senza gridare troppo al miracolo, Boxtrolls è un cartone assai particolare, ricco di umorismo nero e personaggi borderline, una favoletta piacevole per il pubblico infantile e divertente per i grandi; al di là del "solito" messaggio di incoraggiamento ad uscire fuori dagli schemi comportandosi secondo la propria indole, ho trovato particolarmente interessante il modo in cui il protagonista Eggs, un normalissimo essere umano, impara la tolleranza sentendosi diverso all'interno di una comunità di mostriciattoli che lo accetta nonostante quelli che lui percepisce come difetti (la capacità di parlare, l'impossibilità di adattarsi alla sua scatola, le orecchie) e anche la tremenda ottusità della gente di superficie, soprattutto del padre di Winnie. E' inusuale infatti che un cartone animato, soprattutto di questi tempi, palesi l'inadeguatezza di un genitore naturale o che la cosa venga rimarcata dal protagonista con due parole lapidarie ("Avevi detto che un papà ascolta sempre i suoi figli!") ed è altrettanto inusuale vedere i bambini togliere le castagne dal fuoco a degli adulti incapaci o, peggio, completamente pazzi. Eggs e Winnie sono completamente soli all'interno di due mondi, uno fatto di imbecilli e l'altro fatto di creature timorose e gentili, e perseguitati da un villain incredibilmente ironico e weird (dedito al travestitismo, nientemeno!) ma anche disgustoso ed abietto, un essere autolesionista in grado di spingersi a compiere le peggio nefandezze per ottenere un potere che puzza letteralmente di formaggio.


Boxtrolls non è il trionfo dell'originalità per quanto riguarda la trama, tuttavia ho apprezzato molto un paio di personaggi "di contorno", ovvero i tre scagnozzi del perfido villain: il primo, basso e mostruoso, è malvagio quanto il padrone, il secondo una via di mezzo e il terzo, poverino, non è proprio convinto di stare dalla parte dei buoni perché se è vero che, apparentemente, eliminare i Boxtroll dalle strade del paese è una buona azione, è altrettanto vero che questo compito viene portato avanti con mezzi non ortodossi e nasconde degli intenti palesemente malvagi. Agli ultimi due incerti collaboratori spetta, a tal proposito, il compito di riflettere sulla loro natura di possibili personaggi "inventati" e di consentire così allo spettatore paziente (cioè quello che ha voglia di aspettare fino alla fine dei titoli di coda) di godere di uno scorcio del certosino lavoro degli animatori e "burattinai" della Laika, impegnati nel realizzare l'ennesimo gioiellino in stop-motion. Giusto per rimanere in argomento, sono tante e belle le sequenze che compongono Boxtrolls, soprattutto quelle ambientate nel sottosuolo ricco di macchinari e scatole semoventi, o quelle in notturna che profumano di gotico, ma anche lo spettacolino in stile vaudeville e l'ingresso in società di Eggs sono da manuale e l'intero lungometraggio è accompagnato da un'ironica canzoncina in italiano che, fondamentalmente, fa il verso all'operetta nostrana ed elenca nomi di formaggi (l'effetto straniante che ne viene fuori, soprattutto alle orecchie di uno spettatore italiano che riderà dall'inizio alla fine, è un altro dei motivi per cui un cartone come questo andrebbe visto in lingua originale, by the way). L'aspetto tecnico, indubbiamente, è ciò che eleva Boxtrolls rispetto ad altre produzioni recenti e che mi spinge a consigliarne almeno una visione, tuttavia l'ho trovato meno valido ed entusiasmante rispetto a Coraline e la porta magica o Paranorman (sempre della Laika) e mi chiedo quindi se davvero non ci fossero candidati migliori da affiancare agli altri film d'animazione nominati per l'Oscar.


Di Ben Kingsley (voce originale di Archibald Snatcher), Jared Harris (Lord Portley-Rind), Nick Frost (Mr. Trout), Elle Fanning (Winnie), Toni Collette (Lady Portley-Rind) e Simon Pegg (Herbert Trubshaw) ho già parlato ai rispettivi link.

Graham Annable è il co-regista della pellicola. Americano, al suo primo lungometraggio, è anche animatore e sceneggiatore. Ha 43 anni.


Anthony Stacchi è il co-regista della pellicola. Americano, ha co-diretto il film Boog & Eliott a caccia di amici. E' anche animatore, tecnico degli effetti speciali e sceneggiatore.


Isaac Hempstead Wright, che presta la voce ad Eggs, interpreta Bran Stark nella serie Il trono di spade. Se Boxtrolls - Le scatole magiche vi fosse piaciuto recuperate Paranorman. ENJOY!






venerdì 27 settembre 2013

The World's End (2013)

Finalmente è arrivato il momento di vedere conclusa una delle trilogie “non ufficiali” più amate del mondo! La Blood and Cornetto Trilogy si congeda dai suoi fan con The World’s End, sempre diretto e co-sceneggiato, come i suoi fratellini, dal regista Edgar Wright. Segue recensione SENZA SPOILER, giuro.


Trama: il disadattato Gary riunisce, dopo 20 anni, lo storico gruppo di amici con i quali era quasi riuscito a fare il giro completo dei pub nel loro sonnolento paesino natale. Le cose però, dopo 20 anni, sono molto cambiate e quella che comincia come una serata normale diventa presto una corsa per la sopravvivenza…


I film che prevedono la collaborazione tra Wright, Pegg e Frost sono un po' l'antitesi del diludendo: ci può essere magari quello un pochino meno bello degli altri, ma in generale si sa che saranno delle pellicole favolose e The World's End non fa eccezione, collocandosi nella scala del Cornettometro appena sotto Shaun of the Dead e sopra Hot Fuzz. D'altronde, ormai la sinergia del trio è tale che sono loro i primi a divertirsi girando i film e, di conseguenza, lo spettatore non può fare a meno di rimanerne influenzato e apprezzare ogni gag, ogni riferimento agli altri due episodi della trilogia (ormai un marchio di fabbrica, assieme al Cornetto, il salto degli steccati), ogni battuta e ogni momento commovente, senza dimenticare di avere comunque davanti un film a sé stante. Che, in questo caso, pesca a piene mani dalla fantascienza maccartista e la mescola con quei film apocalittici che stanno andando tanto per la maggiore in questi ultimi anni, risultando però nettamente migliore nel descrivere la fine del mondo del titolo italiano. La sceneggiatura, scritta a quattro mani da Pegg e Wright, è infatti un cerchio perfetto dove ogni avvenimento o particolare insignificante non è messo a caso: The World's End andrebbe guardato almeno due volte solo per riuscire ad apprezzare appieno come, per esempio, tutto ciò che viene detto e fatto all'inizio prefiguri in qualche modo l'intero film, così come i nomi dei dodici pub dove il protagonista, Gary King (il Re affiancato da Cavaliere, Ciambellano, Paggio, Ministro e Principe), decide di prendersi l'epica sbronza e rinverdire i fasti di gioventù. The World's End è un film "di congedo", un'amara e malinconica riflessione sul tempo che passa impietoso, sul diventare adulti e sulle speranze infrante e, di conseguenza, un'ulteriore evoluzione dei due fancazzisti di Shaun of the Dead: lì Shaun ed Ed avevano una trentina d'anni (appena a inizio carriera?) ed erano ancora "recuperabili" mentre Gary è un triste e squallido quarantenne che ha deciso di non crescere e di rimanere ancorato all'ultimo giorno in cui si è sentito giovane, vivo ed invincibile.


Simon e Nick questa volta si scambiano quindi i ruoli e quello che un tempo era lo streppone Ed si ritrova oggi nei panni di un personaggio "antipatico" e precisino come il vecchio Pete, almeno per i primi 20 minuti. Il risultato è esilarante, Pegg con la tinta nera, i vestiti GGiovani e il viso pieno di rughe dell'adulto sfatto è divertentissimo ma allo stesso tempo triste e pietoso e tutti i comprimari che compongono il gruppo dei "cinque moschettieri" interagiscono tra loro in maniera divina. Tolti "i soliti due" (anche Nick Frost da il bianco e mi chiedo come abbia fatto a non farsi venire un infarto visto che corre di lungo!!), ho apprezzato molto la deliziosa, malinconica faccetta di un Eddie Marsan sempre più ubriaco e svampito mano a mano che il film prosegue e a tal proposito, prima di passare agli aspetti tecnici, vorrei spendere due parole sul doppiaggio. Mi rendo conto che in Italia le sale che proiettano i film in lingua originale sono mosche bianche (da me non è nemmeno arrivato doppiato...), tuttavia questo è il motivo per cui mi sarei comunque rifiutata di andare a vedere The World's End al cinema: ho conosciuto Pegg e Frost in Australia, non ho mai visto un loro film "di coppia" in italiano e questo vale soprattutto per quelli della Trilogia, quindi non riuscirei a sopportare la mancanza delle loro voci e il modo in cui si accompagnano alle loro espressioni (una su tutte: Simon Pegg spara una cazzata qualsiasi davanti alla ragazza e fa quell'incredibile smorfia da cagnetto bastonato, con la bocca piegata all'ingiù)... ma a maggior ragione in The World's End più i protagonisti si ubriacano più la loro parlata diventa biascicata, rapida, sincopata ed esilarante, per non parlare poi dei giochi di parole come "He was new! Like a baby! Like a man baby!" "Like a maybe". Quindi, ci siamo capiti, recuperatelo in lingua appena potete e preparatevi a ridere di più.


Delirio linguistico a parte, come gli altri due film della Trilogia anche The World's End è curatissimo per quel che riguarda regia ed effetti speciali. Devo ammettere che questi ultimi all'inizio mi hanno lasciata perplessa (non ricordo se nel trailer si vedevano, però il primo impatto è scioccante...) ma concorrono a dare al film un piglio più grottesco che risulta ancora più divertente a fronte di scene da combattimento veramente serie e ben fatte. Le entità contro cui devono combattere i nostri cinque moschettieri a tratti mettono davvero paura soprattutto per gli urlacci accompagnati da fasci di luce che ricordano tanto L'invasione degli ultracorpi e il finale, teso e mozzafiato, ha proprio poco da invidiare ai "veri" film di fantascienza. E detto questo, siccome ho promesso di non fare spoiler, conviene chiudere qui la recensione prima che il delirio e l'amore mi travolgano e vi racconti tutto questo spazialissimo, adorabile The World's End come avrei voglia di fare finché l'onda dell'entusiasmo, che dura ormai da due giorni e mi accompagnerà per mesi (lo riguarderei già ora!!!), è ancora lì a travolgermi. Correte in sala e ringraziate l'Inghilterra per averci dato questi tre geni e il loro assurdo modo di fare cinema!


Del regista e co-sceneggiatore della pellicola Edgar Wright ho già parlato qui. Simon Pegg (co-sceneggiatore, Gary King), Nick Frost (Andy Knightley), Martin Freeman (Oliver Chamberlain), Eddie Marsan (Peter Page), Pierce Brosnan (Guy Shephard) e Bill Nighy (in originale presta la voce al Network) ho già parlato nei rispettivi link. 

Paddy Considine interpreta Steven Prince. Inglese, ha partecipato a film come Cinderella Man, Hot Fuzz e The Bourne Ulimatum – Il ritorno dello sciacallo. Anche sceneggiatore e regista, ha 39 anni e due film in uscita.


Rosamund Pike interpreta Sam Chamberlain. Inglese, ha partecipato a film come La morte può attendere, The Libertine, Orgoglio e pregiudizio, La versione di Barney, Johnny English - La rinascita e Jack Reacher - La prova decisiva. Ha 34 anni e cinque film in uscita.


Tra gli altri attori, segnalo la presenza di David Bradley, ovvero l’uomo che ogni fan di Harry Potter conosce come Gazza, lo scorbutico custode di Hogwarts, qui nei panni del folle Basil. Anche Rafe Spall e i due protagonisti di Killer in viaggio compaiono come guest star, il primo ed Alice Lowe come avventori di un pub, mentre Steve Oram è riconoscibilissimo nei panni del poliziotto in moto. Infine, se il film vi fosse piaciuto (e non vedo come non potrebbe!!) consiglio il recupero di Shaun of the Dead e Hot Fuzz. ENJOY!!

lunedì 29 ottobre 2012

L'era glaciale 4 - Continenti alla deriva (2012)

Mercoledì sera ho dato prova di grande amicizia a due stordite che vedo troppo poco spesso per i miei gusti e assieme siamo andate a vedere non già Cogan – Killing Them Softly (maledette!! Me la pagherete!!!) bensì L’era glaciale 4 – Continenti alla deriva (Ice Age: Continental Drift), diretto da Steve Martino e Mike Thurmeier.


Trama: cercando di impossessarsi della sua amata ghianda, Scrat scatena la deriva dei continenti del titolo. Nel corso del cataclisma Manny, Diego, Sid e la nonna del bradipo si ritrovano separati dagli altri animali e bloccati su un pezzo di ghiaccio in mezzo all’oceano;  per poter tornare a casa dovranno combattere contro Capitan Sbudella e la sua ciurma di pirati…


Ci sono due modi di affrontare un film simile. Uno, come ho fatto io, è quello di andare con due dei vostri migliori amici, già predisposti ad una serata ad alto tasso di idiozia, pronti a ridere per un nonnulla e a fare gli imbecilli a rischio di farsi cacciare a pedate dall’enorme sala semideserta. Oppure, potete accingervi alla visione con animo critico e allora sugnu ‘azzi vostri. Visto con l’ottica del “degenero”, L’era glaciale 4 fa il suo porco dovere: innanzitutto, nonostante il design dei personaggi sia sempre quello un po’ goffo e rigido del primo film, la grafica al computer è semplicemente spettacolare e alcune sequenze sono mozzafiato, in particolare quella del naufragio di Manny e compagnia. Poi, vabbé, ovvio che chi va a vedere L’era glaciale lo fa soprattutto sperando nelle gag di Sid e Scrat. Lo scoiattolo, bontà sua, ci regala un’esilarante versione della fine di Atlantide mentre Sid, povero bradipo incompreso, viene quasi completamente eclissato dalla rincoglionitissima nonna, una sozza bradipa violacea senza denti e provvista persino di animaletto immaginario (forse…) che si rivolge a Diego chiamandolo “Signora”. Nelle ciurma di pirati, invece, spicca un coniglio feroce e completamente pazzo, mentre l’isolotto dove approdano i nostri eroi è pieno zeppo di dolci e paffute creaturine che potrebbero essere chipmunk, lemmings o chissà quali altre bestie dolciotte e pelose. E qui finiscono i pregi de L’era glaciale 4, in effetti.


Con tutta la buona volontà, infatti, non ci si può non rendere conto che si ride a denti stretti e troppo poco spesso per un film simile. La reiterata moraletta della famiglia che è meglio di un “branco” perché ci accetta a prescindere da quanto siamo strani e il monito a rimanere sempre e comunque sé stessi, senza cambiare per compiacere gli altri, perseguita lo spettatore per tutto il film, soprattutto attraverso la figlia di Manny, Pèsca (mi raccomando, vogliamo una dizione perfetta!), un tempo dolce batuffolotto di pelo e ora adolescente ribelle col chiulo enorme e il ciuffo piastrato, un po’ come l’80% delle ragazze che si vedono in giro. A questa camurrìa (alla fine, come ho detto, chi se ne frega degli altri personaggi? Noi vogliamo Manny, Sid, Diego e Scrat!!) si aggiunge il fatto che i personaggi nuovi non sono nulla di trascendentale, che non c’è più Leo Gullotta a doppiare Manny… e ci sono persino le canzoni!! Quella cantata da Capitan Sbudella sono riuscita ancora a sopportarla, ma quella accompagnata dal balletto nei titoli di coda è talmente imbarazzante che non avrebbe sfigurato in una puntata de Il mondo di Patty. In definitiva, ormai la serie sta perdendo mordente e si vede… L’era glaciale 4 potrebbe andare bene giusto per una serata in compagnia ma non sprecate soldi per vederlo al cinema e, soprattutto, in 3D; l'unica cosa che val la visione in sala è il delizioso corto che precede la pellicola, interamente dedicato a Maggie Simpson, dal titolo The Longest Daycare, a mio avviso molto ma molto più acuto e divertente di L'era glaciale 4!


Di Nick Frost (doppiatore originale del lamantino Flynn) Simon Pegg (che doppia Buck) Seann William Scott (Crash) e Patrick Stewart (Ariscratle) ho già parlato nei rispettivi link.

Steve Martino è coregista della pellicola. Ha già diretto Ortone e il mondo dei Chi e due corti dedicati a Scrat, inoltre ha in progetto un film sui Peanuts che dovrebbe uscire nel 2015.


Mike Thurmeier è coregista della pellicola. Canadese, ha codiretto L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri e tre corti dedicati a Scrat. Ha 47 anni.


Peter Dinklage è il doppiatore originale di Capitan Sbudella. Americano, lo ricordo per film come Elf e per la partecipazione a serie come Nip/Tuck e Il trono di spade. Anche produttore e stuntman, ha 43 anni e sei film in uscita.


Queen Latifah (vero nome Dana Elaine Owens) è la doppiatrice originale di Ellie. Americana, la ricordo per film come Sfera, Il collezionista di ossa, Al di là della vita, Chicago e Scary Movie 3 – Una risata vi seppellirà; ha doppiato personaggi di Pinocchio, L’era glaciale 2 – Il disgelo, L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri, un episodio de I fantagenitori e partecipato alla serie Willy, il principe di Bel Air. Anche produttrice, cantante e sceneggiatrice, ha 42 anni e un film in uscita.


Denis Leary è il doppiatore originale di Diego (doppiato, in italiano, da Pino Insegno). Americano, lo ricordo per film come Palle in canna, Demolition Man, Cuba Libre – La notte del giudizio, Small Soldiers e The Amazing Spider – Man; ha inoltre doppiato personaggi di A Bug’s Life – Megaminimondo, L’era glaciale, L’era glaciale 2 – Il disgelo e L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri. Anche sceneggiatore, produttore, compositore e regista, ha 55 anni.


John Leguizamo è il doppiatore originale di Sid (doppiato, in italiano, da Claudio Bisio). Colombiano, lo ricordo per film come 58 minuti per morire – Die Harder, Super Mario Bros., Carlito’s Way, A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar, The Fan – Il mito, Romeo + Giulietta, Spawn, Moulin Rouge!, La terra dei morti viventi e E venne il giorno; ha inoltre prestato la voce a personaggi dei film Il Dottor Dolittle, L’era glaciale, L’era glaciale 2 – Il disgelo e L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri e partecipato alle serie Miami Vice, E.R. - Medici in prima linea e My Name Is Earl. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 48 anni e cinque film in uscita, tra cui Kick - Ass 2.


Jennifer Lopez è la doppiatrice originale di Shira. Americana, più conosciuta come cantante dal culo più bello del mondo che come attrice, la ricordo per film come Blood and Wine, Anaconda, Out of Sight, The cell - La cellula e Jersey Girl; ha inoltre prestato la voce per "Z" la formica e partecipato alla serie How I Met Your Mother. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 44 anni e un film in uscita.


Tra gli altri doppiatori USA segnalo anche la rapper zamarrona Nicki Minaj nei panni di una delle elefantine sceme, Wanda Sykes, che doppia la nonnina di Sid, oltre ad essere una delle più grandi comiche americane aveva già catturato la mia attenzione tra i clienti di Clerks II e ovviamente non può mancare il regista Chris Wedge, storico regista del primo episodio, sempre impegnato nei versetti di Scrat. Nulla di fatto invece per Jeremy Renner, che avrebbe dovuto doppiare Capitan Sbudella ma ha abbandonato il progetto per altri impegni. Se il film vi fosse piaciuto, vi consiglio di recuperare tutti i prequel, L’era glaciale, L’era glaciale 2 – Il disgelo e L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri oltre a Madagascar e Alla ricerca di Nemo. ENJOY!!

mercoledì 18 luglio 2012

Biancaneve e il cacciatore (2012)

Galvanizzata dalla visione dell’incredibile, trashissimo, spacchiuso trailer di The Expendables 2, ieri sera mi sono sparata per intero Biancaneve e il cacciatore (Snow White and the Huntsman) di Rupert Sanders. Occhio agli SPOILER e alle inquietanti foto che corredano il post!


Trama: in un regno lontano, la malvagia strega Ravenna riesce a salire al trono uccidendo re Magnus dopo averlo sposato. La figlia di quest’ultimo, Biancaneve, viene rinchiusa in una torre, ma  al raggiungimento della maggiore età riesce a fuggire prima che la strega decida di ucciderla in quanto “più bella del reame”. Per evitare di venire sconfitta, Ravenna mette sulle tracce della fanciulla un cacciatore, che non tarderà a prendere le difese di Biancaneve…

Versione: merluzzo fresco di giornata sìori, venghino!
 Da questo Biancaneve e il cacciatore mi aspettavo le peggio cose. Le mie aspettative non sono state deluse, ovviamente, quindi non vi starò a consigliare di andarlo a vedere, ma prima di cominciare a lanciare strali lasciatemi spendere due righe sulle poche cose valide della pellicola. I motivi per cui Biancaneve e il cacciatore non merita di venire messo definitivamente al bando nemmeno fosse un Video Nasty sono essenzialmente cinque: Charlize Theron, i costumi, le scenografie, gli effetti speciali e le battaglie. Partendo dal fondo, gli scontri tra gli eserciti, soprattutto quello finale, sono a dir poco epici e molto ben coreografati, con poco da invidiare a, giusto per citare due titoli, quelli presenti in 300 o Il signore degli anelli. Anche gli scontri singoli non sono male, Chris Hemsworth ha sicuramente il phisique du role e anche l’abilità di arciere del Principe regala alcuni momenti di pura “arte guerriera”. Gli effetti speciali, inutile dirlo, rappresentano il cinquanta per cento del valore del film e non potrebbe essere altrimenti quando la trama contempla l’uso della magia. Le trasformazioni della strega Ravenna, i guerrieri fatti di frammenti di vetro nero, lo stesso Specchio che interagisce con la Regina come fosse un inquietante idolo dorato sono una gioia per gli occhi e sono talmente ben fatti da sembrare veri; ad incrementare ulteriormente la spettacolarità del tutto concorrono le splendide scenografie, che alternano scorci di paesaggi reali a dir poco mozzafiato ad ambienti creati ad hoc come l’inquietante Foresta Nera, e ovviamente gli incredibili costumi creati da Colleen Atwood, che si è sbizzarrita soprattutto per quanto riguarda gli abiti indossati da Charlize Theron. Per quanto riguarda quest’ultima, neanche a dirlo, voto UNDICI. Al di là del fatto che darei un braccio per essere bella anche solo la metà di quanto lo è lei in versione vecchia rugosa, il personaggio di Ravenna, nonostante il nome buffo per un pubblico italiano, è sicuramente il migliore e più sfaccettato dell’intera pellicola: a fronte della banalità di una fanciulla candida e pura, di un cacciatore ubriacone ma fondamentalmente buono, di nani burberi ma dal cuore tenero, di un principe mollo come la panissa, gli sceneggiatori offrono invece un’inedita rilettura del classico personaggio della Regina cattiva, trasformandola in una creatura segnata dal rancore verso gli uomini e consapevole del potere che la sua bellezza e femminilità possono esercitare su questi ultimi. E’ difficile non provare pietà per questa strega così crudele e invincibile ma anche, paradossalmente, così umana e fragile, segnata da un passato di morte e sopraffazione. Sicuramente come personaggio è molto più carismatico e affascinante di quello della protagonista, e con questo chiudiamo la parentesi positiva e ci sfoghiamo brutalmente condannando Biancaneve e il cacciatore all’oblio, come merita.

Versione berluscona, con le orecchie paraboliche
 Innanzitutto vi sorprenderò dicendo che Kristen Stewart (nonostante il servizio fotografico che, come vedete, le sto dedicando) non è il primo ed unico elemento che affossa definitivamente il film. Ovvio, ‘sta ragazza è un mostro, non si può guardare. Inespressiva ed assente come una sadopapera di gomma, come un merluzzo essiccato, come la drogata che chiede gli spicci all’angolo della stazione, la ragazzetta ha solo due modi di esprimere le mille emozioni che dovrebbero passare per la testolina di Biancaneve: sguardo scazzato e bocca semiaperta oppure, sul finale, sguardo talmente arrapato che Chris Hemsworth si è ritrovato stuprato senza nemmeno accorgersene. True story. Non esagero quando dico che durante i primi piani della Stewart mi giravo dall’altra parte allargando le braccia sconsolata, soprattutto quando il regista e i montatori, con il tatto di un branco di elefanti, pretendevano di alternare le sue immagini a quelle della Theron, roba da denunciarli per manifesta bastardaggine. Ma, come ho detto, ci sono cose ben più terribili di una protagonista sciapa. Per esempio, otto nani che nani non sono. Ma sant’Iddio, con tutti gli attori “diversamente alti” che ci sono perché prendere volti arcinoti del cinema, sacre icone come Bob Hoskins, Nick Frost e Toby Jones, solo per fare tre nomi, e rimpicciolirli deformandoli, creando così i nani più imbarazzanti e ridicoli della storia del cinema? Per la funzione poi che hanno ‘ste creature, poi… uno schiatta per la gioia dei puristi, lasciando Biancaneve con i canonici SETTE nani, gli altri si limitano ad incoronarla Regina del mondo, Prescelta, novella Gandalf, Fenice dei poveri, Lady Saori di ‘sta ceppa, insomma, mettete il nome di una figura mitica e carismatica a caso, tanto è la stessa, perché la storia mica contemplava una chissà quale dimensione cristologica o salvifica per la fanciulla, anzi: sapevate che nella fiaba originale Biancaneve non viene né avvelenata né risvegliata dal bacio del principe ma, più banalmente, soffoca perché le rimane un pezzetto di mela in gola che riuscirà poi a sputare quando la muoveranno con la bara? Immaginate quindi quanto sia plausibile che una così demente possa essere definita salvatrice del mondo intero anche solo per sbaglio…

Versione: drogata scappata di casa con l'impepata di cozze sullo stomaco, lì lì per smarmottare
 Riallacciandoci a questa immagine di eroina senza macchia e paura arriviamo al punto più basso, triste e camp dell’intera pellicola: l’orrenda parentesi bucolica durante la quale i personaggi si immergono in un mondo verde e fasullo come una moneta da 3 euro, zeppo di animaletti disneyani, fate, orridi esseri dalle orecchie puntute, farfalle, tartarughe fatte d’erba, cervi albini pluricornuti e chi più ne ha, più ne metta. Della serie, se l’incoronazione di Biancaneve a regina significa la nascita di un mondo simile, come effettivamente ci spiega Orbolo, il nano cieco, decapitatela subito e buonanotte. Ancora adesso, tra l’altro, mi chiedo se è peggio questa tremenda “pausa” dal generale clima gotico/bimbominkico/fantasy che permea Biancaneve e il cacciatore, lo sfacciato plagio della scena de La storia infinita in cui Atreiu perde il fido destriero nelle paludi della tristezza (tra l'altro: Biancaneve fuggendo dal castello trova l'unico cavallo bianco nel giro di kilometri che l'aspetta lì? E che poi schiatta nelle paludi solo per poi ricomparire alla fine come se niente fosse???), oppure gli osceni, banalissimi dialoghi messi in bocca ai personaggi nei due momenti chiave del film, ovvero quando il Cacciatore insegna a Biancaneve a uccidere i nemici (“Guardali negli occhi finché non vedi scomparire l’anima” – a cacciatò, mavvaaaaaffff…..!) e quando quest’ultima, dopo essere risorta in tutto il suo splend…mfgghggffbluargh…ore rifila all’adorante marmaglia in cortile uno spiegone totalmente privo di senso ed ispirazione per convincerli a seguirla in battaglia. Basta, finisco qui la recensione che non ne posso più di sprecare tempo per questa belinata. Chiudo gli occhi e mi ripeto come un mantra i titoli di tutte le belle cose che usciranno nei prossimi mesi: Django Unchained, Le belve, The Brave, Ralph Spaccatutto, Prometheus, The Man With the Iron Fists, Frankenweenie, The Expendables 2…. Uuh, mi sento già meglio! Via, via, camurrìa!

Versione: minchiaohcioé sto 'n bottissima...! Che, ce l'hai un saffi?
 Di Chris Hemsworth (il cacciatore), Bob Hoskins (il nano Muir), Ian McShane (il nano Beith), Ray Winstone (il nano Gort), Toby Jones (il nano Coll), Nick Frost (il nano Nion) e Noah Huntley (Re Magnus) ho già parlato nei rispettivi link.

Rupert Sanders è il regista della pellicola. Inglese, alla sua prima prova da regista, dovrebbe dirigere anche il seguito di Biancaneve e il cacciatore, annunciato ma ancora privo di una data di uscita.


Kristen Stewart interpreta Bianca Neve. Attrice (vabbé…) americana che non credevo sarebbe mai neppure entrata nelle mie solite “minimonografie” di fine blog, assurta al ruolo mondiale di divinità cinematografica e merluzzo.. ehm.. figa spaziale dopo l’insulso ruolo di Bella nell’insulsa saga di Twilight, ha partecipato anche ad altri film come Panic Room, The Messengers e Into the Wild. Anche produttrice, ha 22 anni e tre film in uscita, tra cui l’episodio conclusivo di quella minchiata dove i vampiri brillano e il probabile seguito di Biancaneve e il cacciatore.

Versione: un tamarro dietro un angolo voleva in***armi la Vespa
Charlize Theron interpreta Ravenna. Di origini Sudafricane, sicuramente una delle più belle e capaci attrici al mondo, la ricordo per film come L’avvocato del Diavolo, La moglie dell’astronauta, Le regole della casa del sidro, 15 minuti – Follia omicida a New York, La maledizione dello scorpione di Giada, The Italian Job, Monster, North Country (due film che le sono valsi, rispettivamente, la vittoria e la nomination all’Oscar come miglior attrice protagonista) e Prometheus, inoltre ha doppiato un episodio di Robot Chicken. Anche produttrice, ha 37 anni e quattro film in uscita tra cui, OMG, un nuovo episodio della serie Mad Max dal titolo provvisorio Mad Max: Fury Road

Oh specchio, ma dove ce li hai gli occhi??
Eddie Marsan (vero nome Edward Maurice Charles Marsan) interpreta il nano Duir. Inglese, ha partecipato a film come Gangster No. 1, Gangs of New York, V per vendetta, Mission: impossible III, Miami Vice, Sherlock Holmes e Sherlock Holmes – Gioco di ombre. Ha 44 anni e cinque film in uscita.  


Johnny Harris interpreta il nano Quert. Inglese, ha partecipato a film come Gangster No.1, Rocknrolla, Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il Diavolo, Dorian Gray e Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni. Ha 38 anni e due film in uscita.


L’ottavo nano, per citare una geniale trasmissione televisiva, è nientemeno che il figlio di Brendan Gleeson, Brian, mentre il principe William è interpretato da Sam Claflin, che in Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare interpretava il ragazzetto innamorato della sirena. Sempre rimanendo in tema di casting, vi interesserà sapere che sia Viggo Mortensen che Hugh Jackman erano stati interpellati per interpretare il Cacciatore ma hanno giustamente fatto una leva tanta all'intera produzione, mentre la carinissima Lily Collins è stata scartata in favore del merluzzo essiccato ma è poi finita ad interpretare Biancaneve nel sicuramente più trash ma tanto più simpatico e bello Mirror, Mirror di Tarsem Singh che, ovviamente, vi consiglio di recuperare! ENJOY!

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