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domenica 5 giugno 2016

High-Rise (2015)

In questi giorni mi è capitato di sentire parlare di High-Rise, diretto nel 2015 dal regista Ben Wheatley e tratto dal romanzo Il condominio di James G. Ballard, quindi ho deciso di recuperarlo.


Trama: nell'Inghilterra degli anni '70, il dottor Lain si trasferisce in un condominio di quaranta piani, fornito di ogni comfort, all'interno del quale esistono tuttavia delle discriminazioni sociali per cui gli abitanti dei piani più bassi godono di assai meno privilegi rispetto a quelli dei piani alti. Quando cominciano a mancare acqua ed elettricità, i precari equilibri tra inquilini iniziano a rompersi, generando un caos incontrollabile...


Al terzo film ho scoperto che io, Ben Whitley e sua moglie Amy Jump non andiamo molto d'accordo. O, meglio, che loro sono "troppo cerebrali per capire che si può star bene senza complicare il pane", come diceva Bersani (non lo smacchiaghepardi, l'altro). Intendiamoci, High-Rise non è un brutto film, assolutamente; è anzi molto stuzzicante e grottesco, intriso di nero umorismo e situazioni paradossali, oltre che di una buona dose di claustrofobico orrore, tuttavia ne ho patito la lunghezza eccessiva e il modo in cui viene sopravvalutato lo spettatore, al quale vengono gettate in pasto situazioni folli senza soluzione di continuità e senza motivazioni troppo chiare (contate che guardare un film simile alle 22 è un po' un autogol ma non ho altri momenti in cui farlo). Prendiamo per esempio il personaggio di Lain, il protagonista. High-Rise è ambientato in un condominio di quaranta piani, all'interno del quale c'è non solo ogni genere di servizio, dalla piscina, alla sauna al supermercato, ma soprattutto c'è parecchia maretta tra gli abitanti ricchi e snob dei piani alti e quelli più "proletari" dei piani inferiori; Lain va a collocarsi nel mezzo ma le sue mosse nei confronti degli altri inquilini non sono proprio chiarissime. C'è chi lo snobba, nonostante sia dottore, in quanto abitante intorno al ventesimo piano, chi lo tiene in altissima considerazione proprio per la sua professione, mentre lui, in generale, appare freddo e scostante con tutti, salvo quando cede ai piaceri della carne stuzzicato dall'affascinante Charlotte oppure quando cerca di ingraziarsi l'Architetto del luogo. Quando scatta il casino, ovvero quando l'edificio di quaranta piani comincia a soffrire interruzioni continue di acqua e corrente, le mosse di Lain diventano ancora più ambigue e la pellicola si trasforma in un delirio di visioni, incubi, paranoie e reale guerriglia "casalinga", all'interno della quale ognuno si abbandona ai desideri più turpi e alle bestialità più inenarrabili e, in generale, non c'è un solo personaggio (salvo forse il figlio di Charlotte e la gravida Helen), verso il quale si riesca ad empatizzare. Forse avrei dovuto leggere il libro di Ballard prima, eh? Ma no, perché? E' tanto bello vivere nell'ignoranza.


Digiuna della lettura pregressa del romanzo da cui High-Rise è tratto e nonostante l'amore per le situazioni complicate mostrato da Wheatley ho apprezzato moltissimo il già citato senso di claustrofobia che si respira per tutta la pellicola e la scelta di "umanizzare" il condominio al punto di renderlo un'entità malvagia capace di ottundere quasi del tutto la forza di volontà degli inquilini. La cosa che mi ha stupita guardando il film è che il Condominio è sicuramente isolato dalla città in cui i protagonisti vanno a lavorare e dove, ipoteticamente, dovrebbero avere dei legami, tuttavia non è chiuso ermeticamente; sono le persone che lo abitano a scegliere consapevolmente di rinchiudersi dentro fino a perdere il senso del tempo e della propria autoconsapevolezza, tanto che quando le comodità iniziano a venire meno anche loro si "rompono", convinti che non esista più nulla al di fuori delle quattro, altissime mura che le circondano e, soprattutto, dei "privilegi" acquisiti in anni di feste esclusive, favori sessuali alle persone giuste e quant'altro. L'idea di un disinteresse verso il prossimo che si espande come un virus è assolutamente intrigante, tanto quanto la scelta di ambientare High-Rise negli anni '70, aumentando così il senso di sfasamento provato dallo spettatore, che a tratti si convince di stare assistendo alle vicende di un luogo senza tempo, cristallizzato nelle idee decadenti di un Architetto vecchio e malato, incapace di governare al meglio la sua stessa creazione (o forse interamente disinteressato all'argomento. I dialoghi sono molto importanti ma seguirli tutti con attenzione è bello tosto, sappiatelo); a tal proposito, costumi e scenografie sono quasi più importanti del lavoro degli attori, comunque tutti bravissimi e completamente dedicati a ruoli difficili e poco simpatici, a cominciare da Tom Hiddleston per arrivare all'incredibile Luke Evans, forse il migliore del film (nonché, a detta dei personaggi, il più savio). Si ripropone dunque lo schema di Kill List: Wheatley e signora, vi capisco poco ma continuo a pensare ai vostri film anche a distanza di giorni, flagellandomi nell'ignoranza e cercando di capire. E anche questo è amore.

Momento fanservice per tutte le Hiddlestoners che passeranno di qui!
Del regista Ben Wheatley ho già parlato QUI. Tom Hiddleston (Lain), Sienna Miller (Charlotte) e Luke Evans (Wilder) li trovate invece ai rispettivi link.

Jeremy Irons interpreta Royal. Inglese, lo ricordo per film come Mission, Inseparabili, Il mistero Von Bulow (che gli è valso l'Oscar come miglior attore protagonista), La casa degli spiriti, Die Hard - Duri a morire, Io ballo da sola, Lolita, La maschera di ferro, La corrispondenza e Batman vs Superman: Dawn of Justice; inoltre, ha lavorato come doppiatore per film come Il re leone e serie come I Simpson. Anche regista e produttore, ha 68 anni e tre film in uscita, tra cui The Justice League Part One, in cui dovrebbe interpretare il maggiordomo Alfred.


Elisabeth Moss interpreta Helen. Americana, ha partecipato a film come Cose dell'altro mondo, Una cena quasi perfetta, Mumford e a serie come Grey's Anatomy, Medium, Ghost Whisperer; inoltre, ha lavorato come doppiatrice per serie quali Batman, Animaniacs, Freakazoid! e I Simpson. Anche produttrice, ha 34 anni e quattro film in uscita.


High-Rise era un sogno nel cassetto del produttore Jeremy Thomas da decenni ma il romanzo di Ballard era sempre stato ritenuto infilmabile e, prima che subentrasse Wheatley, tra i registi papabili c'era Vincenzo Natali. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate Il demone sotto la pelle! ENJOY!

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