venerdì 15 maggio 2015

Forza maggiore (2014)

Spinta dai pareri positivi di alcuni "colleghi" ben più cinefili e preparati della sottoscritta, ho deciso di recuperare Forza maggiore (Turist), diretto e sceneggiato nel 2014 dal regista Ruben Östlund e uscito in Italia proprio la settimana scorsa.


Trama: in vacanza sulle Alpi francesi, una famiglia svedese si trova a tu per tu con una valanga. L'esperienza, fortunatamente, non fa vittime, tuttavia lascia degli strascichi che rischiano di distruggere i legami che li tiene uniti...


A seguito della visione di Forza maggiore ci sarebbe da aprire non un post ma un blog intero su tutto quello che ho provato e pensato dopo che la provvidenziale valanga è arrivata a minacciare non già la vita dei protagonisti, ma la loro unità familiare. Lo so che non bisognerebbe definire "provvidenziale" un evento potenzialmente mortale ma vi posso assicurare che non c'è stato un solo minuto in cui non avrei voluto vedere Tomas, Ebba e i loro due figlioli sepolti sotto metri e metri di neve, cancellando la loro fastidiosissima e finta famiglia dalla faccia della Terra. Forza maggiore è un film bellissimo ma terrificante perché ci sbatte sul muso tutti i nostri limiti e tira fuori il peggio di noi senza essere né un horror né una commedia grottesca: nella fattispecie, dopo averlo visto mi sono resa conto che non avrò mai figli e che ci penserò molto ma molto bene prima di sposarmi. Non in questa società, perlomeno. Sono due idee che, ovviamente, non sono nate durante la visione di Forza maggiore ma questa pellicola svedese mi ha ancora più convinta della loro bontà, almeno per il momento. Facciamo un passo indietro e partiamo dall'evento scatenante le dinamiche del film, ovvero la valanga. Il "problema" è che, mentre metri di neve venivano giù dalla montagna, il pater familias Tomas se l'è data a gambe d'istinto, lasciando moglie e figli davanti a morte probabile ma avendo la presenza di spirito di recuperare guanti (indispensabili, sia mai ci si freddi le manine in montagna!) e I-Phone. Da questo evento, giustamente, la moglie Ebba trae le conclusione che forse il marito non è così attaccato alla famiglia come dovrebbe e, altrettanto giustamente, comincia a porsi delle domande su sé stessa e sull'uomo che credeva di conoscere e amare nonostante i suoi mille difetti. A onor del vero, noi spettatori capiamo fin da subito che Ebba non aspettava altro che una scusa per mettere in discussione tutta la sua esistenza come moglie e madre ed è per questo che, pur trovando comprensibilissime la sua rabbia e la sua delusione, l'avrei presa volentieri a ceffoni: dagli illuminanti dialoghi con un'amica "libera" traspare infatti la mentalità della donna che, pur desiderando palesemente altro, si costringe ad essere quello che la società e le convenzioni le richiedono, annullandosi totalmente e reprimendo dolore e frustrazione per tutelare la felice ignoranza di marito e figli. Che è poi la stessa fastidiosissima mentalità condivisa da buona parte delle donne che mi capita di incrociare, sempre a lamentarsi della mancanza di libertà, di "me time", pronte a viziare i figli per il senso di colpa di essere costrette a lavorare sottraendo loro tempo prezioso ma altrettanto pronte a smollarli ai nonni davanti al miraggio di un aperitivo con le amiche. Donne che aspettano solo una valanga che dia loro la scusa per mandare al diavolo tutto, insomma.


E siccome ce n'è per l'asino e per chi lo mena, vogliamo mica lasciare Tomas impunito? L'uomo senza palle, quello che "basta una vacanza per rinsaldare il rapporto", il povero belinone che non riesce a capire la gravità di lasciare moglie e figli in balìa di una valanga e si chiede anche perché mai la sua donna sia incazzata come una bestia, l'anello talmente debole da non essere neppure capace di leggere le motivazioni che stanno sotto i costanti capricci dei figli (non ci riesce neanche Ebba, ci mancherebbe. La differenza è che i bambini hanno capito che lei, nonostante l'istinto da chioccia inculcatole dalla società, forse sotto sotto li vorrebbe vedere morti, mentre in lui vedrebbero un padre-bambino con il quale confidarsi, se solo fosse un pelo più ricettivo ed intelligente) e che, messo alle strette, piange senza vergogna, come un vitello davanti alla mannaia. Perfetto, in tal senso, l'attore Johannes Kuhnke, belloccio e sufficientemente virile, con lo sguardo di chi non sta capendo un cavolo e non sa come recuperare l'affetto e la stima di una moglie che non ha neppure più voglia di fare l'amore con lui e pensa solo a proteggere i figli dai discorsi "scomodi"; di fronte all'inevitabile rottura, la sua ultima arma sono le lacrime o, peggio ancora, la ricerca "machissima" del pericolo, quell' "andiamo in mezzo alla bufera e alla neve tanto vi proteggo io", decisamente inopportuno e fuori tempo massimo. Un modo perfetto, tra l'altro, per rischiare di togliere definitivamente i figli dalla scacchiera condannandoli a morte quasi certa, quei due bellissimi bambini ai quali, pur comprendendo i motivi del loro comportamento (poverini, vederli piangere soli in camera mi spezzava il cuore), avrei fatto saltare i dentini a ceffoni perché, Cristo, ci vuole anche un po' di educazione maledetti Svedesi! Non è che solo perché i bambini vivono una situazione difficile (per colpa vostra tra l'altro, genitori di m****!) li si può lasciare urlare, dare ordini (quel gå! urlato dalla figliola con in mano il tablet e l'insistente Mama!! mentre il padre piange mi ha scatenato una sindrome da Erode incredibile) e quant'altro! Ribadisco, la vedo dura avere figli. Anche perché, come ci chiarisce molto elegantemente Ruben Östlund, la vita familiare è un susseguirsi di valanghe imminenti, una strada piena di curve che noi ci ostiniamo a percorrere in comodi autobus quando probabilmente servirebbe una monoposto oppure, ancor meglio, una bella passeggiata a piedi, aiutandosi l'un l'altro per tentare di arrivare fino in fondo, è una fredda fotografia di ostentata felicità che nasconde il disagio dietro le porte chiuse di un hotel di lusso, dietro il miraggio di una vacanza serena, sepolto sotto metri di candida neve: uno stile di vita per molti, insomma, ma non per tutti. Come diceva la buona Cristina, "per fare questo viaggio ci vuol tanto coraggio" e, soprattutto, quella fiducia, quella forza e quel rispetto di sé stessi che i personaggi di Forza maggiore sembrano avere perso o non avere mai avuto.

Ruben Östlund è il regista e sceneggiatore della pellicola. Svedese, prima di Forza maggiore ha diretto tre film (credo tutti inediti in Italia) e alcuni corti. Anche produttore, ha 41 anni.


La Fox Searchlight ha acquistato i diritti di Forza maggiore ed è quindi già in cantiere un remake USA della pellicola, con buone chance che Julia Louis-Dreyfuss interpreti la protagonista. Staremo a vedere! ENJOY!

29 commenti:

  1. E' lì che mi aspetta. La prima sera in cui non crollo dal sonno lo affronto a testa bassa.
    Sono molto curioso.

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    1. Guarda, io stranamente non mi sono appisolata nemmeno un secondo, tanto ero curiosa di sapere se la famiglia avrebbe resistito al post-valanga (e sperando che non ci sarebbero riusciti... XD)

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  2. Di uomini senza palle che fanno figli solo perchè pensano sìano una specie di giocattolo il mondo purtroppo è pieno,come di donne che fanno figli perchè la società glielo impone e non importa(quasi) con chi.O perchè l'orologio biologico incomincia a ticchettare e quindi bisogna sbrigarsi e tutto quello che non va nella famiglia poi si scopa sotto il tappeto.Personalmente,non avendo mai avuto a disposizione un uomo che parlasse di diventare padre come bisognerebbe parlarne,sono contenta di non averne fatti.Tutta la mia ammirazione a chi ha il coraggio di mettere al mondo dei figli e sopratutto,di crescerli come si deve.

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    1. E' quello il problema. Troppo spesso sento dire "uh, io voglio bene ai miei figli eh, però...": però cosa? A me quello fa paura, che quel PERO' diventi poi la priorità e che, per nascondere, come dici tu, sotto il tappeto quel però, si rincoglionisca i bambini a furia di vizi ecc., solo per sedare il senso di colpa. Ho troppi amici insegnanti e tutto quello che raccontano di bambini che si comportano già come piccoli adulti onnipotenti solo perché hanno dei genitori svogliati, senza palle ed accondiscendenti mi mette i brividi...

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  3. mi ispira proprio tanto ....lo devo vedere tipo...subito...

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  4. e' lì che aspetta...certo che uno che molla baracca e burattini e scappa con iphone e guanti io mica lo riprendo indietro dopo...

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    1. No ma il bello è che lui davvero non capisce. Non se ne capacita XD Un genio!

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  5. Ero il classico titolo che avrei ignorato, mi state facendo salire la fotta per vederlo, ottimo commento, spero di riuscire a vedere il film presto a questo punto ;-) Cheers!

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    1. Guardalo, è un po' diverso dalla nostra "solita" filmografia :)

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  6. Un film tanto odioso, quanto godurioso e riuscito.
    E loro sono la famiglia più insopportabile dell'anno. Manca solo Alba Rohrwacher... :)

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    1. Ahahah sarebbe stato un bel carico a coppe! XD

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  7. Basta che non siamo come "Alive - Sopravvissuti": che quel film da bamboccio mi sconvolse XD

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    1. Assolutamente no, tranquillo! Nonostante quello che erroneamente si dice in giro, la valanga è solo un pretesto per raccontare una storia completamente diversa!

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  9. Anche a me è piaciuto molto, però ho provato una certa empatia per i personaggi, che pur nel loro essere deboli e odiosi sono incredibilmente umani. Io non mi sono mai trovata, per fortuna, in situazioni in cui la mia vita potesse essere in pericolo, ma chi può dire come reagirei se capitasse? Lì entra in gioco l'istinto, e credo che nessuno possa dirsi certo che reagirebbe in modo diverso da Tomas, pensando solo a salvare la pellaccia.
    Così come non so biasimare le donne che si sentono intrappolate da una vita familiare che magari hanno iniziato felici, e si è poi rivelata più dura di quanto credessero. Certo, fare dei figli implica responsabilità per tutta la vita, ma non so se sia giusto che la società imponga l'idea (quasi solo sulle donne) che debbano essere il centro assoluto della vita, e si debba rinunciare ai propri desideri come individuo per prendersi cura si loro. Il discorso è complesso, e anche io come te ho seri dubbi sul mio futuro come madre.
    Per "l'angolo delle differenze culturali", gli svedesi non picchiano mai i figli, neanche quando per noi sarebbe accettabile una sculacciata, anzi si è passibili di denuncia. *ok ok la smetto di fare la saputella* :)

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    1. L'empatia, nonostante il tono ironico del mio post, l'ho provata anche io, soprattutto nei confronti della "madre". Davanti alla valanga forse anche io avrei agito come Tomas ma ciò non toglie che, messa davanti alle mie responsabilità, avrei chinato il capo vergognandomi invece di accampare tremila scuse o minimizzare l'accaduto solo perché nessuno si è fatto male.
      E le differenze culturali sono davvero una brutta bestia XD

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    1. Molto, soprattutto se ci si mette nei panni dei personaggi!

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  11. Molto bello, altro che. Lascia aperte a delle riflessioni interessanti

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    1. Esatto, ecco perché è uno dei film più belli che ho visto di recente.

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  12. Un titolo che non mi ispirava per nulla e di cui tutti parlano bene. L'interesse sale...

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    1. Guardalo, merita assolutamente una visione!

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  13. Gran film visto al Torino Film Festival, dove era passato come "Turist"...
    un argomento "peso" ma trattato in maniera intelligente, e tu sei lì ad aspettare che scoppi quel dramma che sembra sempre in agguato...

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    1. Esatto. In due ore e con quattro personaggi in croce solleva quell'interesse che manca alle soap-opera zeppe di famiglie disagiate!

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  14. Film che mi è piaciuto molto, sia nella resa dei personaggi, sia nel suo rendere tutto così "ovattato", con tutto quel bianco, quasi a isolare i protagonisti nella loro incomunicabilità...
    Solo in finale, sto ancora cercando di capire se è giusto, o buonista, con Ebba che al primo imprevisto, si comporta esattamente come si era comportato suo marito, che lei tanto aveva criticato. Sembra quasi una sorta di "redenzione" dell'uomo, che comunque non era necessaria, perché comunque sottintesa nel contesto del film...Ci devo riflettere ancora un po'...

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    1. Effettivamente il finale è ambiguo, però non l'ho visto come una redenzione dell'uomo quanto come l'ennesima conferma di come serve scendere a compromessi per avere delle relazioni e, soprattutto, una famiglia. Ma magari mi sbaglio!

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  15. Io invece sono rimasta abbastanza intrigata fino ad un ceto punto, ma poi parte per la tangente e il finale è incomprensibile. Tematica interessante, ma aveva bisogno di essere raccontata con una struttura più solida secondo me. :)

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    1. Ti dirò che, come spesso mi succede, sono rimasta tanto coinvolta dalla vicenda che alla struttura ho fatto davvero poco caso :)

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