mercoledì 20 maggio 2026

Blue Moon (2025)

Per la serie "recuperi pre-Oscar", oggi vi parlo di Blue Moon, diretto nel 2025 dal regista Richard Linklater e candidato a due Oscar, quello per Miglior attore protagonista e quello per Miglior sceneggiatura originale.


Trama: il paroliere Lorenz Hart, la sera del trionfo del suo socio storico, si ritrova in un bar ad attendere Elizabeth, la sua protetta...


Mi ero chiesta come mai, nel corso dei miei soliti recuperi, non fosse ancora arrivata la classica biografia di un personaggio (a me) sconosciuto e finalmente Blue Moon ha esaudito il mio "desiderio". Il film di Richard Linklater ci offre, infatti, uno scorcio degli ultimi anni del paroliere Lorenz Hart, colui che, assieme al compositore Richard Rodgers, ha dato vita a canzoni come Blue Moon, appunto, e spettacoli quali A Connecticut Yankee, più volte nominato nel corso della vicenda. Il focus della sceneggiatura di Robert Kaplow è una serata ben precisa, quella in cui il musical Oklahoma! ha aperto a Brodway per la prima volta, decretandone non solo il clamoroso successo, ma anche la nascita di un nuovo sodalizio artistico, quello tra Richard Rodgers e Oscar Hammerstein. L'inizio della fine, insomma, per Hart, il quale si ritrova, solo ed amareggiato, al bar dove l'ex socio sta per arrivare a festeggiare lo spettacolo, ad attendere sua protetta, l'aspirante poetessa Elizabeth. Che il destino di Hart non sarà felice, il film lo chiarisce fin dalle prime scene, ma Blue Moon cristallizza un commovente, delicato momento di consapevolezza, in cui Hart capisce di essere ormai "superato", intrappolato in un passato di gloria che lui stesso, complice l'alcolismo e un carattere intemperante, ha contribuito a distruggere. La presa di consapevolezza arriva graduale, rallentata dalla natura affabulatoria del protagonista, il quale mescola continuamente verità ed illusioni alimentate da una passata grandezza, aneddoti che lo vedono protagonista, sogni di gloria per il futuro e tantissime pennellate di umorismo nero, citazioni più o meno colte e una buona dose di malizia, che rendono i dialoghi particolarmente vivaci ma non meno "patetico", passatemi il termine, il povero Hart. Il modo in cui il protagonista apre gli occhi alla triste realtà, tra la freddezza malinconica di Rodgers e i fiumi di parole di un'adolescente in fregola che ha occhi solo per sé stessa e per le sue "crush" (tra le quali, ahimé, Hart non rientra) è una doccia fredda per lo spettatore, il quale si ritrova impossibilitato a provare altro che simpatia per lui, e la sciocca speranza che le carte possano tornare a girare in suo favore. 


L'impianto di Blue Moon è giustamente teatrale come il mondo in cui è ambientato, caratterizzato da un'intima unità di luogo, una serie di lunghi monologhi e qualche importante dialogo tra Hart e tutta una serie di co-protagonisti ed "extras", con un paio di gag imperniate su personaggi che sarebbero diventati importantissimi per la scena culturale americana. Il film è lo one man show di Ethan Hawke, aiutato giusto da un paio di trucchetti tecnici a riprodurre la fisicità di Hart (a volte il trucco riesce, altre meno; le poltrone, per esempio, sembrano innaturalmente grandi, ma le inquadrature atte a mostrare Hawke più basso di tutti gli altri attori sono perfette) ma, per il resto, impegnato nella performance della vita. L'attore ripropone tutti i vezzi di Hart, il suo modo di parlare e la sua ambiguità di fondo, profondendosi in un riuscito mix di poesia e trivialità, senza mai risultare macchiettistico, anzi; il suo personaggio acquista profondità nel tempo e se, all'inizio, Hart sembra solo un buffo fanfarone, verso il finale si avverte proprio il peso della vecchiaia, delle occasioni perdute, una malinconia che prelude ad una resa e che dona ulteriore profondità agli sguardi e ai gesti dell'attore. Il dialogo all'interno del deposito degli abiti è una delle mie sequenze preferite, per la verosimiglianza con cui un cuore colmo di amore e speranza si ritrae, si rimpicciolisce davanti allo spietato fulgore di una sincerità ingenua e crudele, affidata all'impossibile bellezza di Margaret Qualley, sempre più splendida ed irraggiungibile. Guardando quella scena, sfido chiunque ad ignorare il magone, a ricordare tutte le volte in cui ci si è sentiti stupidi, umiliati di fronte all'incapacità di capire che il nostro tempo era passato e, per certi versi, forse non era neppure mai arrivato. Lo ammetto, arrivata alla fine di Blue Moon non ero molto convinta di quello che avevo visto, forse perché da Richard Linklater non mi aspettavo qualcosa di così "tradizionale". Eppure, passata la notte che porta consiglio, ho scoperto di non riuscire a smettere di pensare alle emozioni dolceamare lasciate dal film, un'opera delicata e poetica alla quale vi consiglierei di dare una chance. 


Del regista Richard Linklater ho già parlato QUI. Ethan Hawke (Lorenz Hart), Bobby Cannavale (Eddie), Andrew Scott (Richard Rodgers) e Margaret Qualley (Elizabeth Weiland) li trovate invece ai rispettivi link.



 

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