Trama: le tre commesse del negozio di abiti Free Eden spadroneggiano all'interno del centro commerciale ma l'arrivo di una quarta ragazza, Pumpkin, sconvolgerà i delicati equilibri del trio...
Avevo aspettative altissime per questo Forbidden Fruits, che era stato salutato dalla stampa di genere come una versione moderna di Giovani streghe, uno dei miei film preferiti. Questo potrebbe essere il motivo per cui Forbidden Fruits non mi ha convinta al 100%, anche se l'ho trovato divertente e, a tratti, anche interessante per il modo in cui rappresenta le quattro protagoniste. Forbidden Fruits parte come una qualsiasi commedia alla Mean Girl, Ragazze a Beverly Hills o Schegge di follia. Ci sono tre ragazze, Apple, Cherry e Fig, che sono in cima alla catena alimentare del centro commerciale, tre commesse dell'esclusivo negozio di abiti Free Eden. Ognuna di esse è bellissima, desiderabile e, ovviamente, irraggiungibile e tutte vengono ugualmente adorate dalla plebe che popola il tristissimo centro commerciale. Un giorno, si presenta alle tre una quarta ragazza, Pumpkin, che dopo un minimo di reticenza viene introdotta all'interno della piccola cerchia. Pumpkin scopre così che le commesse sono anche una congrega di streghe guidate dalla carismatica Apple la quale, in cambio di promesse di sorellanza, sostegno reciproco e crescita, pretende fedeltà assoluta e il rispetto di alcune regole fondamentali. Un'oscurità sottesa, insomma, che nasconde segreti terribili e un'insofferenza in grado di mandare in frantumi l'"Eden libero" con poche azioni mirate, trasformando così i toni dell'opera da satira sociale a commedia nera con abbondanti pennellate di horror. Questa varietà di registri, per quanto mi riguarda, è un po' il problema di Forbidden Fruits. Il film intavola un discorso interessante sulle magagne del femminismo "interessato", sulla sorellanza ipocrita che vira verso l'estremismo, e fa un ritratto complesso di almeno due delle protagoniste, ovvero Apple e Cherry. La prima è connotata come la villain (la Nancy) del gruppo, furiosa verso una vita che l'ha privata degli affetti e conseguentemente dedita a un controllo totale degli altri, ma è impossibile non provare talvolta pietà per gli effetti che ha avuto su di lei la profonda solitudine; Cherry, d'altra parte, viene dipinta come la tipica bimbo bionda, ma la sua è una tragica maschera che cela senso di colpa e il disperato desiderio di appartenere ancora a qualcosa, o a qualcuno. Le altre due protagoniste, purtroppo, non sono così bene caratterizzate (Fig dovrebbe essere la più intelligente ma verso il finale diventa scema come un tacco, Pumpkin, pur con tutte le sue ragioni, cambia personalità da una sequenza all'altra), e sono un'ottima espressione di quella mancanza di coesione che lamentavo qualche riga fa. Forbidden Fruits, infatti, introduce tante suggestioni quante ne lascia cadere e non sfrutta al meglio tutte le cartucce che ha al suo arco, in primis quella della congrega di streghe, che a un certo punto diventa poco più di una nota di colore che poco apporta alla risoluzione della vicenda. Lo stesso, purtroppo, vale per buona parte di qualsiasi avvenimento del film esuli dalla progressiva disgregazione del gruppo, tra tornado, indagini, daddy issues e un quinto elemento, Pickle, che si porta via gli aspetti più intriganti della sceneggiatura.
Al di là delle mie perplessità per quanto riguarda la scrittura del film, Forbidden Fruits ha dalla sua un comparto visivo di tutto rispetto che, ovviamente, segue le regole non scritte dei modelli a cui fa riferimento. Abbiamo quindi una colonna sonora accattivante e zeppa di pezzi da vere "bitch", ad accompagnare sequenze introduttive di gruppo atte a sottolineare la natura cool ed esclusiva della congrega. Per chi, come me, è una fashionista wannabe (ovvero, adora la moda estrosa e sexy ma non ha capacità, fisico e coraggio per vestirsi in quel modo), gli outfit di ognuna delle ragazze, studiato appositamente per sottolinearne le caratteristiche individuali, sono uno più bello dell'altro, e ho apprezzato anche il fatto che gli abiti delle protagoniste si facciano via via più anonimi col progressivo disgregarsi della loro amicizia. Altra cosa apprezzabilissima è il modo in cui gli scenografi hanno unito l'atmosfera girlie e modaiola di Free Eden alle necessarie suggestioni gotiche veicolate dall'idea di una congrega di streghe, creando un antro stiloso ma inquietante, dove non stona affatto l'immagine di uno stivale da cowboy utilizzato al posto di un classico calice o di un calderone. E poi, naturalmente, ci sono le attrici. Victoria Pedretti mi aveva già rubato il cuore come membro della Flanagan Family, grazie ad una sensibilità e una fragilità in grado di commuovere, ma qui dimostra anche di avere tempi comici perfetti e dà vita ad una maschera tragicomica più complessa di quanto non appaia (e grazie, Victoria, per essere una gnocca da primato in un corpo normale, che osa perfino mostrare un accenno di cellulite. Grazie!). Non guardando Riverdale non conoscevo affatto Lili Reinhart ed è stata una splendida sorpresa. La sua Apple è carismatica da morire, oltre che bellissima, e l'attrice si lascia trasportare in toto dall'intensità del personaggio che interpreta, sia nel "bene" di un controllo maniacale che nel male di una follia che esplode incontrollabile, rimanendo sempre e comunque affascinante e sexy. Alexandra Shipp, in mezzo alle due, è un po' l'ago della bilancia che raramente sconfina in un'interpretazione sopra le righe, mentre purtroppo Lola Tung si lascia divorare dal carisma delle altre, indebolendo quello che dovrebbe rappresentare il punto di vista esterno e razionale, più vicino allo spettatore, e conseguentemente l'empatia verso Pumpkin. A prescindere dagli indubbi difetti, probabilmente derivanti dall'inesperienza e dal troppo entusiasmo (o ansia da prestazione) tipici delle opere prime, Forbidden Fruis è un film che merita più di una visione. Sono troppo vecchia perché diventi un cult personale, ma magari potrebbe folgorare qualche ragazzina sedicenne, com'era successo a me con Giovani streghe!
Meredith Alloway è la regista e co-sceneggiatrice del film, al suo primo lungometraggio. Americana, è anche attrice e produttrice.
Lili Reinhart interpreta Apple. Americana, famosa per aver partecipato alla serie Riverdale, ha lavorato come doppiatrice ne I Simpson. Anche produttrice, ha 30 anni e due film in uscita.
Victoria Pedretti interpreta Cherry. Americana, la ricordo per film come C'era una volta a... Hollywood, Shirley e, soprattutto, per serie quali Hill House, The Haunting of Bly Manor e Something Very Bad Is Going to Happen. Anche regista e produttrice, ha 31 anni e tre film in uscita.
Se Forbidden Fruits vi fosse piaciuto recuperate Amiche cattive, Schegge di follia, Jennifer's Body, Giovani streghe e Bodies, Bodies, Bodies. ENJOY!







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