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venerdì 19 giugno 2026

2026 Horror Challenge: La furia dei Baskerville (1959)


Il tema della challenge horror settimanale era "Classic Hammer Horror" e, siccome era incluso nell'abbonamento Prime Video, ho optato per La furia dei Baskerville (The Hound of the Baskervilles), diretto dal regista Terence Fisher nel 1959.

Trama

Sherlock Holmes viene incaricato di proteggere Sir Henry Baskerville, ultimo erede di una famiglia vittima di una maledizione che ne vuole i membri cacciati e uccisi da un mastino infernale...

RECENSIONE

Dovete sapere che, per scegliere i film della challenge, incrocio i suggerimenti di chi l'ha creata con i film presenti nella mia watchlist, ed è per questo che, invece di opere più "calzanti" come Le spose di Dracula o La maschera di Frankenstein, giusto per fare due esempi, è uscito questo La furia dei Baskerville. Il film di Terence Fisher doveva essere il primo di una serie di film dedicati a Sherlock Holmes prodotti dalla Hammer, ma il pubblico non ha apprezzato granché una produzione priva di mostri e ha condannato l'esperimento al fallimento. Pur non essendo un horror tout court, Il mastino dei Baskerville contiene però tutta una serie di elementi che lo avvicinano parecchio al genere gotico e, fino alla fine, sia i protagonisti che gli spettatori sono comunque portati a credere all'esistenza di una maledizione e di un mastino infernale. D'altronde, i motivi per esserne convinti ci sono tutti. I Baskerville muoiono misteriosamente di notte, nella brughiera solitaria, e vengono talvolta ritrovati mutilati da quello che parrebbe essere un grosso animale; ci sono prove di una sorta di culto, in primis il ritrovamento di quello che parrebbe un pugnale rituale, sporco di sangue; c'è una magione con stanze misteriose e illuminate fiocamente da una candela, da dove provengono lamenti assimilabili a quelli di un'anima in pena; ci sono quadri che scompaiono misteriosamente, come se la magione fosse abitata dai fantasmi; nella brughiera si aggira un evaso condannato per violenti omicidi, una sorta di Jack lo squartatore. All'interno di questo ambiente così fecondo per la nascita di storie di demoni e maledizioni, si muove il razionale Sherlock Holmes, il quale a poco a poco, com'è ovvio, smonterà ogni spiegazione sovrannaturale, ma questa è una consapevolezza che arriva solo alla fine del film, la cui storia viene appunto raccontata come un horror gotico CON detective annesso. La trama e la regia, infatti, lavorano in sinergia per mantenere un'atmosfera di inquietante incertezza fino alla rivelazione finale, dando allo spettatore l'illusione che Holmes, Watson e il povero Sir Henry siano minacciati da qualche entità malevola che sfugge alle loro percezioni terrene.

Terence Fisher
, che all'epoca aveva già realizzato due grandi successi della Hammer, La maledizione di Frankenstein e Dracula, gioca con le sinistre atmosfere delle brughiere inglesi, fatte di boschi infidi, nebbia persistente e paludi capaci di trascinare le persone sul fondo, e con tutti gli elementi tipici delle abitazioni gotiche, che danno vita ad un interessante mix di eleganza e orrore, grazie anche a quegli splendidi colori che rendono inconfondibili le produzioni Hammer dell'epoca. Dai grandi horror del periodo, inoltre, deriva anche il cast all star. Peter Cushing è un Holmes acuto e dai modi spicci, con uno sguardo che sembra voler penetrare nell'animo degli interlocutori; non conosco granché il personaggio, perché ho bazzicato poco i libri e i vari adattamenti delle opere di Arthur Conan Doyle, ma mi è parso che Cushing ne abbia colto appieno la natura. Il Watson di André Morell, per contro, è diverso dalla tipica figura dell'ingenuo e bonario dottore zittito dall'acume di Holmes, anzi, la prima parte del film è interamente concentrata sulle sue ricerche e deduzioni, che lo portano a mettere la sua stessa vita in pericolo. La cosa che mi ha sconcertata di più, però, è stata vedere Christopher Lee in un ruolo stranamente "positivo". Non è che Sir Henry sia proprio la simpatia fatta a persona, ma è comunque la vittima designata della maledizione dei Baskerville, e nonostante il suo indubbio carisma è costretto a farsi da parte e lasciare i riflettori a Cushing e Morell. Questo trittico di attori magnifici viene completato da un parterre di caratteristi di tutto rispetto, con una menzione speciale al vescovo ubriacone di Miles Malleson, ottimo comic relief funzionale alla risoluzione dell'intera vicenda. Al momento della pubblicazione del post potete trovare La furia dei Baskerville su Prime Video, miracolosamente anche in lingua originale coi sottotitoli, quindi se vi ho incuriosito recuperatelo, perché è davvero un film piacevole! 

CAST

Del regista Terence Fisher ho già parlato QUI. Peter Cushing (Sherlock Holmes), André Morell (Dottor Watson) e Christopher Lee (Sir Henry) li trovate invece ai rispettivi link.

CURIOSITà

Del romanzo esistono almeno 30 adattamenti cinematografici e televisivi, quindi segnalo giusto quelli più famosi: Il mastino dei Baskerville del 1939, con Basil Rathbone nei panni di Holmes e la parodia di Paul Morissey intitolata Il cagnaccio dei Baskervilles. ENJOY!

mercoledì 11 dicembre 2019

La lunga notte dell'orrore (1966)

Siccome nel programma del Torino Film Festival di quest'anno c'erano una marea di interessantissimi horror d'antan, ho passato la mattinata del secondo giorno guardando La lunga notte dell'orrore (The Plague of the Zombies), diretto nel 1966 dal regista John Gilling.



Trama: in un villaggio sperduto della Cornovaglia la gente muore senza un perché. Richiamato dalla lettera di un vecchio studente ora divenuto medico, Sir James Forbes parte con la figlia alla volta del villaggio e rimane coinvolto in una terribile vicenda di riti voodoo...



Gli horror anni '60 e quelli della Hammer hanno sempre un loro fascino ma purtroppo li conosco davvero poco. Ammetto infatti l'ignoranza di non aver mai sentito parlare, prima della settimana scorsa, di La lunga notte dell'orrore, che viene considerato una delle fonti di ispirazione de La notte dei morti viventi di Romero e che, nonostante la presenza di riti voodoo all'interno della trama, effettivamente presenta un'idea di "morto vivente" assai vicina a quella moderna sebbene gli zombi del film non mangino né contagino la gente. E' più una questione visiva, soprattutto per quanto riguarda un paio di sequenze oniriche ambientate all'interno di un cimitero, dove i morti scavano per risalire in superficie e vengono inquadrate mani protese e fameliche, pronte a ghermire i malcapitati del tutto privi di una via di uscita e circondati da mostri implacabili pronti a ucciderli, perché per il resto l'orrore e il gore vengono "confinati" in una efferata decapitazione tramite badile, un paio di vilipendi di cadavere e in un'apparizione tanto scioccante quanto inaspettata, che immagino all'epoca avrà fatto saltare sulla sedia più di uno spettatore. In realtà, però, La lunga notte dell'orrore è più una "lunga notte del mistero" e i protagonisti sono impegnati non tanto a sopravvivere quanto ad indagare su quanto sta accadendo in un villaggetto della Cornovaglia dove la gente muore di una malattia sconosciuta e dove spadroneggia una banda di bulli mal gestita dallo squire del luogo, Sir Clive Hamilton, inspiegabilmente ricco e molto affascinante. E' la lettera di un giovane dottore disperato a richiamare in Cornovaglia l'eroe del film, l'attempato Sir James Forbes, che giunge al villaggio accompagnato dalla volitiva figlia, ex compagna di classe della moglie del dottorino, e che comincia a impiegare tutta la sua esperienza e il suo acume per liberare il luogo dal male che lo affligge.


Mi perdonino i puristi e i fan se oso scrivere che La lunga notte dell'orrore ricorda molto un episodio di Scooby Doo dove gli zombi sono veri e il malvagio è realmente dotato di poteri oscuri, perché molto del minutaggio del film viene impiegato per sviscerare i ragionamenti dell'irreprensibile James Forbes, l'uomo giusto al momento giusto, l'esponente principe di una razza inglese dai nervi saldi, l'eleganza innata e un fortissimo senso dell'ordine e dell'onore, un "detective per caso" che non se la fa menare da nessuno e che avrebbe meritato una serie di film a lui dedicati (anzi, probabilmente se all'epoca fosse esistita Netflix ciò sarebbe accaduto!). E' proprio Forbes, e l'interpretazione che ne da André Morell, il punto forte del film; Forbes non è figo come Indiana Jones ma a tratti parrebbe davvero di guardare un antesignano de Il tempio maledetto vista l'ironia serpeggiante nei dialoghi, la cura infusa nel rendere la psicologia del personaggio principale e della figlia (testarda e intraprendente, non la classica damsel in distress), per i quali gli spettatori arrivano realmente a fare il tifo, e vista anche l'aura di fascino che ammanta il villain, capace di ipnotizzare le sue vittime femminili non solo grazie alle sue arti magiche ma anche per quel modo di fare da elegante marpione. Gli zombi, salvo la già citata sequenza onirica, rimangono un po' sullo sfondo, poverini, ma l'impegno da parte di regista, costumisti e scenografi nel rendere un'atmosfera di orrore esotico e sanguinoso c'è e, nonostante un paio di ingenuità (le sequenze notturne sono palesemente girate di giorno), La lunga notte dell'orrore è anche un bello spettacolo per gli occhi o forse sono io che adoro gli horror in costume e la bellezza vintage di attrici come Diane Clare e Jacqueline Pearce. Comunque sia, il mio consiglio è di recuperare La lunga notte dell'orrore: non so se sia realmente introvabile, come diceva qualcuno in fila al TFF, ma nel caso merita una ricerca approfondita.

John Gilling è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film a me sconosciuti come La gente gamma, La baia dei pirati, I pirati del fiume rosso, Le jene di Edimburgo, La morte arriva strisciando e Il sudario della mummia. Anche sceneggiatore e produttore, è morto nel 1984 all'età di 72 anni.


André Morell interpreta Sir James Forbes. Inglese, ha partecipato a film come Il ponte sul fiume Kwai, Ben-Hur, Il sudario della mummia, Barry Lyndon e a serie come Doctor Who, inoltre ha lavorato come doppiatore ne Il signore degli anelli. Anche, è morto nel 1978 all'età di 69 anni.


Se il film vi fosse piaciuto recuperate La notte dei morti viventi e Il serpente e l'arcobaleno. ENJOY!

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