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venerdì 26 giugno 2026

2026 Horror Challenge: Le cinque chiavi del terrore (1965)


Il tema della challenge horror settimanale oggi è "Amicus production"! La mia scelta è ricaduta su Le cinque chiavi del terrore (Dr. Terror's House of Horrors), diretto nel 1965 dal regista Freddie Francis.

Trama

Nella carrozza di un treno si incontrano sei uomini. Uno di loro si presenta come Dr. Schreck e comincia a leggere il futuro agli altri con un mazzo di tarocchi...

RECENSIONE

Erano dieci anni che non guardavo uno dei "portmanteau" prodotti dalla Amicus, che avevo ricominciato a recuperare dopo averne letto sul saggio Danse Macabre di Stephen King. Quello in cui sono incappata grazie al tema della challenge di oggi è proprio il film che ha inaugurato il genere tanto caro alla casa di produzione britannica. Se non sapete cosa sia un "portmanteau", altro non è che un film a episodi tenuti assieme da una cornice; in questo caso, Le cinque chiavi del terrore utilizza come filo conduttore un viaggio in treno durante il quale il misterioso Dr. Schrek (interpretato da un Peter Cushing magnetico e molto affascinante, uno dei pochi punti di forza del film) offre agli altri cinque passeggeri della carrozza di leggere loro il futuro con un mazzo di tarocchi. Il buon dottore invita ognuno dei cinque a "bussare" tre volte sul mazzo e, una volta uscite quattro carte, ad ascoltare il loro terribile destino, offrendo anche una scappatoia finale attraverso un'ultima carta estratta. Quello di Schrek è già un episodio a sé e, dovessi dire, è anche uno dei migliori all'interno di un film non particolarmente entusiasmante, nonostante copra più o meno tutti i temi horror che andavano di moda all'epoca. Si comincia con Werewolf, che coinvolge appunto i lupi mannari, e che vede come protagonista un architetto chiamato a ristrutturare la vecchia casa dei suoi avi. Nonostante il colpo di scena finale simpatico, e la ricchezza degli ambienti utilizzati, Werewolf ha un metraggio troppo breve per sfruttare al meglio una storia di antiche maledizioni e personaggi che sembrerebbero nascondere oscuri segreti, e risulta un antipasto frettoloso e dimenticabile. Non va meglio a Creeping Vine, eco-horror penalizzato da effetti speciali non all'altezza che spingono alla risata compulsiva più che all'ansia. Anche in questo caso, il finale sospeso ed inquietante è ciò che salva tutta la baracca, ma siccome per liberarsi della minaccia sarebbe bastato un falò o un po' di diserbante, la mia sospensione dell'incredulità non ce l'ha fatta e ha commesso suicidio. Aggiungo che, purtroppo, in entrambi questi primi due episodi gli attori non sono particolarmente carismatici, per tacere delle povere attrici assimilabili a dei gatti di marmo.

Le cose non migliorano col terzo episodio, Voodoo. Roy Castle, che interpreta il protagonista, era un comico e musicista e si vede, perché dà vita a un personaggio sicuramente scoppiettante, ma non particolarmente convincente se messo di fronte a una maledizione voodoo. C'è anche da dire che la maledizione stessa è parecchio loffia, e da uno come Damballah, colui che sarebbe poi diventato la "musa" del bambolotto Chucky, mi sarei aspettata una vendetta ben più eclatante. Chi ama il jazz e la musica, però, avrà sicuramente da divertirsi, perché nonostante la breve durata dell'episodio ci sono ben tre numeri musicali, persino notevoli. Si comincia a fare sul serio al quarto tentativo, Disembodied Hand. L'episodio in questione è caratterizzato da una profonda dose di cattiveria, in primis psicologica, per mano di due personaggi (uno spietato critico d'arte e un artista che non ha molta voglia di farsi prendere per i fondelli) che ingaggiano una gara di screditamento reciproco senza esclusione di colpi, fino a raggiungere terrificanti conseguenze. Sia Christopher Lee, a dir poco odioso, che Michael Gough, con la sua faccia di gomma, sono fenomenali e danno vita a due figure a dir poco tragiche nella loro "piccineria" umana, e rimangono quasi più impressi della mano del titolo, che pure fa la sua egregia figura. Meno bello, ma ugualmente interessante, è Vampire, con un allora sconosciuto Donald Sutherland. Vampire è una storia di amore "contrastato" con un ironico, cupissimo twist finale, che prende per il naso lo spettatore (e non solo lui) proprio sfruttando tutti i cliché legati alla figura del vampiro. A differenza di Werewolf, che introduce troppi elementi inutili senza sviscerarli, Vampire è asciutto e colpisce dritto il bersaglio, come una di quelle battute di spirito ben raccontate. E' un peccato che Le cinque chiavi del terrore si tenga il meglio per il finale, conclusione della cornice compresa; se il film avesse mantenuto lo stesso livello qualitativo in tutti gli episodi, sarebbe stato un esordio col botto per la Amicus. Invece, dei tre portmanteau visti finora, questo mi è sembrato il peggiore. E' comunque un divertissement che consiglio di recuperare, se vi piace il genere!

CAST

Del regista Freddie Francis ho già parlato QUI. Peter Cushing (Dr. Terror), Christopher Lee (Franklyn Marsh), Michael Gough (Eric Landor) e Donald Sutherland (Dr. Bob Carroll) li trovate invece ai rispettivi link. 

CURIOSITà

Bernard Lee, che interpreta Hopkins, è stato M in sei film della serie 007. Se Le cinque chiavi del terrore vi fosse piaciuto, recuperate Racconti dalla tomba e La morte dietro il cancello. ENJOY!

venerdì 19 giugno 2026

2026 Horror Challenge: La furia dei Baskerville (1959)


Il tema della challenge horror settimanale era "Classic Hammer Horror" e, siccome era incluso nell'abbonamento Prime Video, ho optato per La furia dei Baskerville (The Hound of the Baskervilles), diretto dal regista Terence Fisher nel 1959.

Trama

Sherlock Holmes viene incaricato di proteggere Sir Henry Baskerville, ultimo erede di una famiglia vittima di una maledizione che ne vuole i membri cacciati e uccisi da un mastino infernale...

RECENSIONE

Dovete sapere che, per scegliere i film della challenge, incrocio i suggerimenti di chi l'ha creata con i film presenti nella mia watchlist, ed è per questo che, invece di opere più "calzanti" come Le spose di Dracula o La maschera di Frankenstein, giusto per fare due esempi, è uscito questo La furia dei Baskerville. Il film di Terence Fisher doveva essere il primo di una serie di film dedicati a Sherlock Holmes prodotti dalla Hammer, ma il pubblico non ha apprezzato granché una produzione priva di mostri e ha condannato l'esperimento al fallimento. Pur non essendo un horror tout court, Il mastino dei Baskerville contiene però tutta una serie di elementi che lo avvicinano parecchio al genere gotico e, fino alla fine, sia i protagonisti che gli spettatori sono comunque portati a credere all'esistenza di una maledizione e di un mastino infernale. D'altronde, i motivi per esserne convinti ci sono tutti. I Baskerville muoiono misteriosamente di notte, nella brughiera solitaria, e vengono talvolta ritrovati mutilati da quello che parrebbe essere un grosso animale; ci sono prove di una sorta di culto, in primis il ritrovamento di quello che parrebbe un pugnale rituale, sporco di sangue; c'è una magione con stanze misteriose e illuminate fiocamente da una candela, da dove provengono lamenti assimilabili a quelli di un'anima in pena; ci sono quadri che scompaiono misteriosamente, come se la magione fosse abitata dai fantasmi; nella brughiera si aggira un evaso condannato per violenti omicidi, una sorta di Jack lo squartatore. All'interno di questo ambiente così fecondo per la nascita di storie di demoni e maledizioni, si muove il razionale Sherlock Holmes, il quale a poco a poco, com'è ovvio, smonterà ogni spiegazione sovrannaturale, ma questa è una consapevolezza che arriva solo alla fine del film, la cui storia viene appunto raccontata come un horror gotico CON detective annesso. La trama e la regia, infatti, lavorano in sinergia per mantenere un'atmosfera di inquietante incertezza fino alla rivelazione finale, dando allo spettatore l'illusione che Holmes, Watson e il povero Sir Henry siano minacciati da qualche entità malevola che sfugge alle loro percezioni terrene.

Terence Fisher
, che all'epoca aveva già realizzato due grandi successi della Hammer, La maledizione di Frankenstein e Dracula, gioca con le sinistre atmosfere delle brughiere inglesi, fatte di boschi infidi, nebbia persistente e paludi capaci di trascinare le persone sul fondo, e con tutti gli elementi tipici delle abitazioni gotiche, che danno vita ad un interessante mix di eleganza e orrore, grazie anche a quegli splendidi colori che rendono inconfondibili le produzioni Hammer dell'epoca. Dai grandi horror del periodo, inoltre, deriva anche il cast all star. Peter Cushing è un Holmes acuto e dai modi spicci, con uno sguardo che sembra voler penetrare nell'animo degli interlocutori; non conosco granché il personaggio, perché ho bazzicato poco i libri e i vari adattamenti delle opere di Arthur Conan Doyle, ma mi è parso che Cushing ne abbia colto appieno la natura. Il Watson di André Morell, per contro, è diverso dalla tipica figura dell'ingenuo e bonario dottore zittito dall'acume di Holmes, anzi, la prima parte del film è interamente concentrata sulle sue ricerche e deduzioni, che lo portano a mettere la sua stessa vita in pericolo. La cosa che mi ha sconcertata di più, però, è stata vedere Christopher Lee in un ruolo stranamente "positivo". Non è che Sir Henry sia proprio la simpatia fatta a persona, ma è comunque la vittima designata della maledizione dei Baskerville, e nonostante il suo indubbio carisma è costretto a farsi da parte e lasciare i riflettori a Cushing e Morell. Questo trittico di attori magnifici viene completato da un parterre di caratteristi di tutto rispetto, con una menzione speciale al vescovo ubriacone di Miles Malleson, ottimo comic relief funzionale alla risoluzione dell'intera vicenda. Al momento della pubblicazione del post potete trovare La furia dei Baskerville su Prime Video, miracolosamente anche in lingua originale coi sottotitoli, quindi se vi ho incuriosito recuperatelo, perché è davvero un film piacevole! 

CAST

Del regista Terence Fisher ho già parlato QUI. Peter Cushing (Sherlock Holmes), André Morell (Dottor Watson) e Christopher Lee (Sir Henry) li trovate invece ai rispettivi link.

CURIOSITà

Del romanzo esistono almeno 30 adattamenti cinematografici e televisivi, quindi segnalo giusto quelli più famosi: Il mastino dei Baskerville del 1939, con Basil Rathbone nei panni di Holmes e la parodia di Paul Morissey intitolata Il cagnaccio dei Baskervilles. ENJOY!

martedì 28 luglio 2015

Notte Horror 2015: The Devil Rides Out (1968)


Buona serata, zombetti!! Ormai dovrete avere già capito che la Notte Horror On the Blog è tornata, più in forma che mai! Quest'anno abbiamo deciso di unire alla giusta goliardia estiva anche un doverosissimo omaggio al buon Christopher Lee, che tanto lustro ha donato alla causa horrorifica e cinematografica: la mia scelta è caduta quindi sull'inedito (almeno in Italia) The Devil Rides Out, diretto nel 1968 da Terence Fisher a partire dal romanzo Il battesimo del Diavolo di Dennis Wheatley. A farmi compagnia in questa satanica notte sarà Mr. Ford in persona, che alle 23 parlerà del meraviglioso Candyman - Terrore dietro lo specchio su Whiterussian. ENJOY!


Trama: il Duca di Richleau e l'amico Rex scoprono che un loro protetto, il giovane Simon, è stato coinvolto in una setta satanica a cui fa capo il terribile Mocata. I due si coalizzano per salvare il ragazzo ed impedire che venga battezzato nel nome di Satana...


The Devil Rides Out non risponde all'idea un po' cialtrona e anni '80 della Notte Horror che ricordo dall'infanzia e temo di essere andata un po' fuori tema guardando questo film in occasione della rassegna. D'altra parte l'omaggio a Christopher Lee era necessario e non mi andava di scegliere un film su Dracula quindi ho puntato su questa pellicola che si ispira vagamente al capolavoro di Tourneur La notte del demonio. Dico vagamente perché, sebbene si respiri aria sulfurea dall'inizio alla fine, il film di Terence Fisher è anche troppo didascalico e "semplice" nel suo dipanarsi. Fin da subito, infatti, lo spettatore non ha dubbio di trovarsi davanti ad una vicenda demoniaca e non sperimenta l'inquietudine di assistere ad eventi allo stesso tempo plausibili ed inspiegabili; piuttosto, quasi ogni accadimento viene sviscerato e spiegato dal nobile "tuttologo" interpretato proprio da Christopher Lee e il film diventa così una sorta di Sherlock Holmes ambientato nel mondo dell'occulto. The Devil Rides Out è la storia di una sfida tra intelletti, tra il Duca di Richleau che conosce, rispetta e teme la magia (bianca e nera ovviamente) e il pericoloso Mocata che invece non si fa scrupolo ad usare i poteri della mente per soggiogare gli animi facilmente plagiabili e persino ad evocare il Demonio, che più volte compare nel film in guisa di Beruscao dagli occhi giallastri (alto tasso di trashume) oppure di Bafometto dal volto caprino. Il bello di The Devil Rides Out è che nel corso di questa sfida l'atmosfera si altalena tra momenti di cinica strafottenza durante i quali il "bene" è convintissimo della propria vittoria contro il "male" ed altrettanti attimi di profondo sconforto in cui il potere di Mocata sembra davvero invincibile: il personaggio del Duca, in particolare, nella prima metà del film da quasi fastidio per come viene rappresentato saccente ed imperioso nei confronti non solo dei suoi sottoposti, ma anche e soprattutto di amici e parenti, mentre nella seconda parte lo vediamo stanco, disperato e in un caso persino orribilmente rinunciatario. Purtroppo questa è la particolarità ma anche il limite di The Devil Rides Out, che, nonostante un finale cervellotico che sfrutta un paio di paradossi spazio-temporali, non riesce mai a fare paura o a mettere ansia e risulta anche troppo datato.


Come particolare ibrido tra investigazione e horror The Devil Rides Out potrebbe essere anche una piacevole scoperta vintage, purtroppo bisogna però dire che il tempo non è stato granché clemente con il film di Fisher, soprattutto per quel che riguarda gli effetti speciali. Alcune scelte di sceneggiatura infatti sono molto ambiziose e avrebbero richiesto una tecnologia all'altezza: se le già citate apparizioni del Diavolo e di Baphomet sono ancora abbastanza sorprendenti, ciò non si può dire della comparsa dell'Angelo della Morte (la ripresa ripetuta del cavallo che si impenna oggi fa sorridere) oppure del ragno che dovrebbe essere gigante ma che spesso risulta essere palesemente una schifida tarantola di dimensioni normali. Più interessante è invece il modo in cui Fisher orchestra i sabba, sebbene appaiano quasi "trattenuti" forse per la censura vigente all'epoca, e il modo in cui la regia e la coloratissima fotografia indugiano (soprattutto all'inizio) nell'allettare lo spettatore con un incredibile dispiego di aristocratica eleganza, contestualizzando la vicenda demoniaca all'interno di una ristretta cerchia di ricchi annoiati. Per quanto riguarda gli attori, spicca il confronto "a distanza" (ché i due personaggi quasi non si incontrano) tra due villain nati come Christopher Lee e Charles Gray. In The Devil Rides Out il grande Lee è impegnato in uno dei suoi rari ruoli positivi all'interno di un horror ma, come ho detto, il suo personaggio non è l'emblema della bontà e della ragionevolezza e sembra quasi più satanico lui che tutto il resto degli adoratori del Dimonio, mentre Charles Gray, col suo pacato accento inglese e i meravigliosi occhi di ghiaccio, non fatica a ghermire ed affascinare la mente dello spettatore così come Mocata fa con le sue vittime. Il resto del cast lascia un po' il tempo che trova e le performance dei vari attori non sono così entusiasmanti ma del resto la cosa, come avrete capito, vale per tutto il film: The Devil Rides Out manca del weird e dell'ironia necessari a sopperire ad una cronica mancanza di atmosfere inquietanti, cosa che mi spinge a consigliarlo solo se siete degli inguaribili fan di Lee o della casa di produzione Hammer.


Di Christopher Lee, che interpreta il Duca di Richleau, ho già parlato QUI.

Terence Fisher è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come La maschera di Frankenstein, Dracula il vampiro, La vendetta di Frankenstein, La furia dei Baskerville, La mummia, Le spose di Dracula, Il fantasma dell'Opera, Lo sguardo che uccide, Dracula principe delle tenebre, La maledizione dei Frankenstein, Distruggete Frankenstein! e Frankenstein e il mostro dell'inferno. Anche sceneggiatore, è morto nel 1980 all'età di 76 anni.


Charles Gray (vero nome Donald Marshall Gray) interpreta Mocata. Indimenticabile Criminologo del Rocky Horror Picture Show, ha partecipato ad altri film come Agente 007 - Si vive solo due volte, Agente 007 - Una cascata di diamanti, Oscar insanguinato e Shock Treatment. Inglese, è morto nel 2000 all'età di 71 anni.


In America il film è stato distribuito col titolo The Devil's Bride perché The Devil Rides Out ricordava troppo un western. Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate anche il già citato La notte del demonio e aggiungete Rosemary's Baby, Il presagio e Il giorno della bestia. ENJOY!

E se ancora non avete ricevuto abbastanza consigli, vi rimando all'appuntamento Fordiano e al recupero di quei film in rassegna di cui hanno già parlato i miei colleghi, come
Il conte Dracula
The Wicker Man
Cujo
La mosca
e, a seguire, ecco il programma fino a settembre!!



giovedì 11 giugno 2015

Christopher Lee (1922 - 2015)



Addio, elegante Principe delle Tenebre.
Credevo davvero fossi immortale.

venerdì 20 giugno 2014

Il signore degli anelli - Le due torri (2002)

Dopo aver parlato de La compagnia dell'anello oggi si prosegue con Il signore degli anelli - Le due torri (The Lord of the Rings - The Two Towers), seconda parte della trilogia diretta nel 2002 dal regista Peter Jackson.


Trama: la Compagnia dell'anello si è divisa. Mentre Frodo e Sam incontrano Gollum e si dirigono verso Mordor per distruggere l'Anello, Pipino e Merry vengono salvati dal misterioso Barbalbero; Aragorn, Gandalf, Legolas e Gimli vengono invece coinvolti in un'epica battaglia tra le forze del malvagio Saruman e gli abitanti del regno di Rohan.



Le due torri, di fatto una sorta di raccordo tra il primo e il terzo capitolo de Il signore degli anelli, è la parte di trilogia che meno preferisco, sebbene la versione estesa sia molto più completa e piacevole da vedere rispetto a quella che era passata nei cinema italiani. All'epoca l'avevo trovata eccessivamente lunga e lievemente tediosa perché il fulcro della sceneggiatura è l'epica battaglia finale al Fosso di Helm, una mezz'ora buona di frecce, esplosioni, orchi e cavalli che, nonostante fosse stata realizzata in maniera impeccabile, al limite della commozione, non era riuscita comunque ad entusiasmarmi come avrebbe dovuto. Altra pecca della pellicola (ma lì la "colpa" risiede nella natura del personaggio, ereditata dai libri di Tolkien) è l'introduzione del noiosissimo Ent Barbalbero, un'enorme quercia semovente amante degli spiegoni e incarnazione dello spirito ecologista che anima questa parte della pellicola, quasi interamente imperniata sulla battaglia tra tradizione e progresso, natura e industria. Il crudele Saruman, ormai completamente asservito a Sauron, non esita a distruggere foreste o deviare fiumi, affidandosi totalmente all'"industria" del fuoco, del metallo e della magia nera per ottenere il potere portando morte ed oscurità nella Terra di Mezzo, mentre invece gli sparuti membri della Compagnia dell'Anello continuano a preferire la comunione con la Natura e l'unione "corretta" delle forze, ottenuta attraverso la difficile ricostruzione di vecchie alleanze. Se la grandiosa battaglia al Fosso di Helm, diretta conseguenza di questi scontri, è la parte più importante dell'Opera, non bisogna comunque dimenticare che il successo della missione di Frodo e Sam è ciò da cui dipende la vittoria del bene o del male e ne Le due torri le vicende dei due Hobbit compiono un importantissimo passo avanti grazie soprattutto all'arrivo di Gollum.


Gollum è uno dei tre personaggi nuovi introdotti nel secondo capitolo della trilogia e, neanche a dirlo, è uno dei migliori della saga. Interpretata magistralmente da un Andy Serkis completamente nascosto da un sembiante digitale, questa creatura è il terribile esempio del potere dell'Anello, un essere tormentato dalla bramosia, dalla sete di vendetta e da una follia che lo sdoppia in due distinte personalità, da una parte l'infantile e timoroso Smeagol e, dall'altra, il freddo e crudele Gollum, che compirebbe ogni sorta di nefandezza per rimettere le zampe sul Tessoro. Gollum ovviamente rappresenta ciò che potrebbe diventare Frodo se si lasciasse sedurre dalle lusinghe dell'Anello ed è quindi inevitabile che tra i due si instauri una connessione da cui il povero Sam rimane escluso; ed ecco che, di fatto, diventa  proprio Samvise Gamgee il lato fondamentale di questo particolare triangolo, l'unico ad essere riuscito a mantenere una dimensione umana, una mentalità semplice in grado di toccare il cuore e l'animo di persone ormai troppo immerse nel dolore e nell'odio, come si può vedere nello splendido, commovente dialogo tra lui e Faramir. L'altro stupendo personaggio a venire introdotto è Eowyn, femminile e forte allo stesso tempo, la "dama sfortunata" che rischia di perdere l'amato zio Theoden a causa delle macchinazioni di Saruman (e della new entry Vermilinguo, meravigliosamente interpretato da un viscidissimo Brad Dourif) e che, per quanto si sforzerà, non potrà mai essere alla pari dell'elfa Arwen e scalzarla dal cuore di Aragorn; sarà perché sono donna e perché la mia dose di due di picche immotivati me la sono presa ma ogni volta che Eowyn compare mi viene voglia di prendere a ceffoni sul coppino l'erede di Isildur per il modo in cui si ostina a rendere triste la poveretta, già segnata da mille sofferenze. Questi personaggi nuovi, ai quali aggiungo anche Faramir e re Theoden, sono talmente ben tratteggiati da riuscire tranquillamente a rivaleggiare con quelli conosciuti nel primo capitolo (sicuramente surclassano Gimli e Legolas) e saranno a dir poco fondamentali per il terzo, ovviamente.


Tecnicamente parlando, anche Le due torri è un capolavoro. Barbalbero, per quanto risulti odioso come personaggio, è comunque realizzato in maniera divina e sembra davvero che porti in spalla di due hobbit quando cammina ma l'olifante che si vede ad un certo punto non è da meno e, ovviamente, Gollum è qualcosa di inimmaginabile. Per quel che riguarda le sequenze invece, il fiore all'occhiello della pellicola è sicuramente la delirante battaglia al fosso di Helm, che ha richiesto mesi di riprese e innumerevoli aggiustamenti fatti al computer (tanto che il cast alla fine portava delle magliette con su scritto "I survived Helm's Deep") per poter essere completata al meglio, tuttavia io sono molto più affezionata alla vertiginosa carrellata che, finalmente, svela quale inferno si nasconda sotto la torre di Saruman e a due sequenze "statiche" che mi mettono sempre i brividi: una è il primo piano del viso di Vermilinguo solcato da una singola lacrima, peraltro vera e frutto dell'abilità di Brad Dourif, mentre l'altra mostra una solitaria Eowyn che si staglia contro Edoras, disperata e vulnerabile ma allo stesso tempo fiera, mentre il vento porta via la bandiera con lo stemma della sua casata e l'evocativa musica di Howard Shore riempie le orecchie e il cuore dello spettatore. Per quel che riguarda il cast, fortunatamente, valgono le stesse parole dette nel post precedente. Si vede che tutti gli attori tenevano particolarmente alla riuscita della trilogia e l'atmosfera di amicizia ed intesa, reciproca e rivolta verso il regista Peter Jackson, traspare da ogni gesto, sguardo o fotogramma del film. Mi rendo conto di aver scritto un papiro che farebbe invidia a Tolkien, quindi concludo qui lo sproloquio relativo a Le due torri e mi preparo perché domenica tocca a Il ritorno del re!!


Del regista e co-sceneggiatore Peter Jackson (che compare anche durante la battaglia al Fosso di Helm) ho già parlato qui. Elijah Wood (Frodo Baggins), Sean Astin (Samwise "Sam" Gamgee), Sean Bean (Boromir), Cate Blanchett (Galadriel), Orlando Bloom (Legolas), Billy Boyd (Peregrino "Pipino" Tuc), Brad Dourif (Grima Vermilinguo), Bernard Hill (Theoden), Christopher Lee (Saruman), Ian McKellen (Gandalf il grigio), Dominic Monaghan (Meriadoc "Merry" Brandybuck), Viggo Mortensen (Aragorn), John Rhys-Davies (Gimli ma da anche la voce a Barbalbero), Andy Serkis (Gollum), Liv Tyler (Arwen), Karl Urban (Eomer), Hugo Weaving (Elrond) e David Wenham (Faramir) li trovate invece ai rispettivi link.

Miranda Otto interpreta Eowyn. Australiana, ha partecipato a film come La sottile linea rossa, Le verità nascoste, Il signore degli anelli - Il ritorno del Re, La guerra dei mondi, Locke & Key, I, Frankenstein e a serie come The Flying Doctors. Ha 47 anni e un film in uscita.


Il film ha vinto due Oscar, uno per il miglior sonoro e uno per i migliori effetti speciali; a tal proposito, purtroppo, Andy Serkis non ha potuto ricevere una meritata nomination per gli Oscar perché il suo personaggio era stato generato al computer. Per quanto riguarda invece i nuovi personaggi introdotti in questo secondo capitolo, il ruolo di Eowyn era stato offerto a Kate Winslet, che già aveva lavorato con Peter Jackson nel meraviglioso Creature del cielo; addirittura, durante le prime fasi di pre-produzione si era pensato ad Uma Thurman per il ruolo di Eowyn e a Ethan Hawke per quello di Faramir. Le due torri segue La compagnia dell'anello e precede Il ritorno del re quindi, se vi fosse piaciuto, recuperate il primo capitolo della trilogia, proseguite col terzo, leggete assolutamente Il Signore degli anelli cartaceo e, se vi va, proseguite guardando i primi due episodi della trilogia de Lo Hobbit. ENJOY!

mercoledì 18 giugno 2014

Il signore degli anelli - La compagnia dell'anello (2001)

E' arrivato il momento di "affrontare" una delle trilogie chiave del nuovo millennio, quella de Il signore degli anelli. Cominciamo oggi con La compagnia dell'anello (The Fellowship of the Ring), diretto e co-sceneggiato nel 2001 da Peter Jackson e tratto dalle opere di J.R.R. Tolkien.


Trama: nel giorno del suo compleanno, l'hobbit Bilbo Baggins decide di andare via dalla Contea. Al cugino prediletto Frodo lascia in eredità un anello trovato anni prima durante un'avventura con lo stregone Gandalf e proprio quest'ultimo scopre, dopo qualche tempo, che il monile non è altro che l'Anello del Potere forgiato dal malvagio Sauron, in grado di soggiogare l'intera Terra di Mezzo e farla sprofondare nelle Tenebre. Saputo che i servi di Sauron hanno cominciato a cercare l'Anello, Frodo è costretto a fuggire assieme al fido giardiniere Sam e agli amici Pipino e Merry, cominciando così un viaggio disperato e periglioso..



Il mio rapporto con Il signore degli Anelli comincia durante l'infanzia, grazie ad un libro ereditato da qualche cugino più grande che raccontava, attraverso immagini e didascalie, le vicende mostrate nel film di Ralph Bakshi del 1978. Di quel libro (e quanto vorrei averlo sottomano ora!!) ricordo solo l'orrida figura di Gollum e il senso di inquietudine e disgusto che mi provocava; un ricordo che, probabilmente, assieme al titolo dell'opera era rimasto comunque in attesa di venire richiamato perché molti anni dopo, alle superiori, trovai nella libreria della madre di una compagna di classe l'imponente tomo Tolkieniano e, incuriosita, chiesi alla gentile signora di poterlo leggere. In tempo zero ero rimasta conquistata dalle vicende di Frodo e compagnia, affascinata dalla grandezza degli Elfi, dalla saggezza di Gandalf, dalla dolcezza e dal coraggio di Sam. Immaginate quindi l'incredibile gioia quando, nel 2001, ho saputo dell'uscita de La compagnia dell'Anello, riproduzione fedelissima della prima parte di quella storia che avevo tanto amato, solo con qualche piccolo "aggiustamento" per renderla più scorrevole e adatta a un pubblico che, presumibilmente, non aveva mai avuto il coraggio di affrontare un romanzo così ponderoso. Nel primo film di una (necessaria, questa sì, non come quella de Lo Hobbit) trilogia il regista ci prende per mano e ci introduce all'universo di Tolkien, alla terribile storia dell'Anello e ai personaggi che, volenti o nolenti, entreranno in contatto con questo potentissimo artefatto: gli hobbit Frodo, Sam, Pipino e Merry, il saggio ed enigmatico stregone Gandalf, il misterioso e nobile Aragorn, gli audaci Legolas e Gimli, il tormentato Boromir. Nonostante ci sia tanta di quella carne al fuoco da farci barbeque per 13 generazioni, gli sceneggiatori riescono a rendere la storia comprensibilissima senza perdersi in spiegoni eccessivi e, soprattutto, riescono a scolpire in tempo zero ogni personaggio nel cuore dello spettatore, che non può fare a meno di entusiasmarsi e volerne sapere di più, tifando spudoratamente per la riuscita della perigliosa impresa e struggendosi davanti alle poche, necessarie morti, anche dopo averne letto sui libri di Tolkien. I toni della pellicola si alternano, come in una perfetta sinfonia, tra i momenti divertenti e bucolici ambientati nella Contea, le concitate fughe dai terribili servi di Sauron, la maestosità degli incontri con gli Elfi, le epiche battaglie nel ventre di Moria, i terribili ed umanissimi momenti di dubbio e terrore dei protagonisti, granelli di sabbia davanti ad una tempesta impossibile da fermare.


Al rispetto profondo per l'opera di Tolkien, Jackson aggiunge una perizia tecnica da far tremare i polsi e un'incredibile conoscenza del territorio neozelandese, indispensabile per ricreare una perfetta Terra di mezzo fatta di verdi colline, sterminate pianure e maestosi fiumi, un ambiente in grado di diventare protagonista alla pari degli esseri umani (e non) che lo attraversano. Poi, ovviamente, ci sono gli immancabili, preziosissimi effetti speciali della WETA, capaci di creare dal nulla sequenze e personaggi ormai rimasti nell'immaginario cinematografico collettivo come la terribile battaglia tra Gandalf e il Balrog e, ovviamente, la creatura Gollum che, a dire il vero, ne La compagnia dell'anello rimane un po' sullo sfondo, deciso a lasciare spazio alla bravura degli attori in carne ed ossa. Tra tutti gli interpreti spiccano, neanche a dirlo, il meraviglioso Ian McKellen e il bellissimo Viggo Mortensen (ah quanti sospiri all'epoca, altro che quegli elfi effemminati!!!), due mostri di incredibile bravura favoriti anche da due personaggi scritti benissimo in partenza; si collocano appena sotto di loro il tormentato, ormai iconico Boromir di Sean Bean che da il meglio di sé durante il terribile confronto con Frodo e, neanche a dirlo, l'ex goonie Sean Astin che, per quel che mi riguarda, col suo ciccionissimo Sam da vita al personaggio più sfaccettato e reale dell'intera saga. A distanza di anni invece (e purtroppo) devo dire che Elijah Wood non mi fa impazzire nei panni di un Frodo quasi monoespressivo (Ian Holm compare solo per pochi minuti e se lo mangia letteralmente) e che anche i personaggi di Legolas, Gimli, Merry e Pipino sembrano messi lì a mo' di riempitivi e, soprattutto in questo primo episodio della saga, non riescono ad bucare lo schermo, rimanendo monodimensionali. Quisquilie che, ovviamente, vengono cancellate dalla meraviglia di vedere portato su schermo un mondo antico e magico, come se gli elfi stessi avessero infuso la loro luce nell''intera pellicola, trasformandola per magia nell'ultima, grande saga epica della storia del Cinema. Imperdibile, che siate o meno amanti di Tolkien in particolare e del fantasy in generale.


Del regista e co-sceneggiatore Peter Jackson (che compare anche nei panni dell'hobbit che sgranocchia una carota a Brea) ho già parlato qui. Elijah Wood (Frodo Baggins), Sean Astin (Samwise "Sam" Gamgee), Sean Bean (Boromir), Cate Blanchett (Galadriel), Orlando Bloom (Legolas), Marton Csokas (Celeborn), Ian Holm (Bilbo Baggins), Christopher Lee (Saruman), Andy Serkis (Gollum), Ian McKellen (Gandalf il grigio), Dominic Monaghan (Meriadoc "Merry" Brandybuck), Viggo Mortensen (Aragorn), Liv Tyler (Arwen) e Hugo Weaving (Elrond) li trovate invece ai rispettivi link.

Billy Boyd (vero nome William Boyd) interpreta Peregrino "Pipino" Tuc. Scozzese, ha partecipato a film come Il signore degli anelli - Le due torri, Master and Commander - Sfida ai confini del mare, Il signore degli anelli - Il ritorno del re e Il figlio di Chucky. Anche produttore, ha 46 anni e un film in uscita.


John Rhys-Davies interpreta Gimli. Inglese, lo ricordo per film come I predatori dell'arca perduta, Victor Victoria, Sahara, 007 - Zona pericolo, Indiana Jones e l'ultima crociata, Il signore degli anelli - Le due torri Il signore degli anelli - Il ritorno del re, inoltre ha partecipato a serie come Chips, La signora in giallo I viaggiatori. Come doppiatore, ha lavorato in episodi di Animaniacs, Gargoyles, Freakazoid!, Pinky and the Brain, Spongebob Squarepants e per il film Aladdin e il re dei ladri. Anche sceneggiatore e produttore, ha 70 anni e sei film in uscita.


I retroscena alla base della trilogia di Jackson sono infiniti, ovviamente, quindi riporterò solo quelli che mi hanno colpita di più. Per esempio, Christopher Lee è stato l'unico membro del cast ad avere incontrato Tolkien, con cui ha mantenuto persino una corrispondenza mentre era in vita: è stato lo stesso Tolkien ad averlo designato come Gandalf nel caso di una trasposizione cinematografica de Il signore degli anelli, tuttavia alla fine a Lee è stata offerta la parte di Saruman e, piuttosto che rischiare di rimanere fuori dalla produzione, l'attore si è dovuto rassegnare (e ha dovuto anche sopportare il fatto che il ruolo di Gandalf, ambito anche dal padre di Sean Astin, John, fosse stato offerto a Sean Connery che, però, aveva rifiutato perché "non capiva la storia". Brutta cosa l'Alzheimer). Nulla di fatto anche per Stuart Townsend, scritturato per il ruolo di Aragorn (nonostante le prime scelte per la parte fossero Russel Crowe, Daniel Day-Lewis e, orrore! Nicolas Cage) e mandato a stendere dopo pochi giorni di riprese perché Jackson si era reso conto che sarebbe stato meglio utilizzare un attore più "anziano". Il giovane Orlando Bloom aveva invece fatto il provino per Faramir e alla fine è stato richiamato per interpretare Legolas mentre, rimanendo in tema di elfi, sia Lucy Lawless che Uma Thurman hanno dovuto rinunciare a partecipare al film (la prima come Galadriel e la seconda come Arwen e poi Eowyn) a causa della loro improvvisa gravidanza mentre si dice che David Bowie sarebbe stato molto interessato al ruolo di Elrond, mannaggia! Per quanto riguarda gli hobbit invece, Jake Gyllenhaal aveva fatto il provino per il ruolo di Frodo, a cui peraltro ambiva anche Dominic Monaghan. La compagnia dell'anello, lo sanno anche i sassi, è il primo film di una trilogia che include Le due torri e Il ritorno del re; quindi, se vi fosse piaciuto, continuate nella visione, leggete assolutamente Il Signore degli anelli cartaceo e, se vi va, proseguite guardando i primi due episodi della trilogia de Lo Hobbit. ENJOY!

martedì 22 ottobre 2013

The Wicker Tree (2011)

Dopo aver guardato e amato The Wicker Man potevo forse esimermi dal vedere The Wicker Tree, diretto nel 2011 dal regista Robin Hardy e tratto dal suo racconto Cowboy for Christ? No, ovviamente, ma per stavolta sarebbe stato meglio se avessi fatto un’eccezione, ed effettivamente anche l'app Muze è stata abbastanza fredda in quanto a calcolo della compatibilità...


Trama: due ragazzi, cattolici “rinati”, partono dall’America e vanno in Scozia per convertire gli autoctoni. Lì metteranno in discussione la loro fede e rischieranno la vita…

 
Sono sconcertata, perplessa e DIlusa. Tanto The Wicker Man è originale, inquietante e bello, tanto The Wicker Tree è noioso, piatto e banale. Robin Hardy, stavolta anche sceneggiatore, non realizza un seguito diretto della sua opera più famosa ma ne riprende alcuni elementi proseguendo nell’analisi della lotta tra religione cristiana e miti ancestrali, tra dèi pagani e Dio. Detto così andrebbe anche bene, ma problema è che, innanzitutto, i due protagonisti mancano della fervida, immutabile certezza che animava il Sergente Howie e gli consentiva di rimanere saldo nei suoi principi fino all’ultimo e lo spettatore, per tutta la durata del film, deve sopportarsi le paranoie, l’ipocrisia e le vocette gnegne di questi due decerebrati, rispettivamente un’ex cantante zoccoletta e un ex giocatore d’azzardo, che pretendono di imporre le loro Flanderiane fisime al popolo bue. Popolo bue che, purtroppo, non inquieta nemmeno un po’. Innanzitutto perché, fin dall’inizio, si capisce benissimo la fine che rischiano di fare i due santerellini e poi perché i paesanotti sono talmente caricaturali da far sorridere: laddove la Willow di Britt Ekland seduceva con la danza, qui abbiamo una volgarissima bagassa che si monta il poliziotto italiano all’urlo di “Orlando orgasmissimo” (anche in lingua originale, eh!) oppure dei servi che starebbero benissimo in una commedia goldoniana ma che non mettono ansia per nulla, soprattutto non quando gettano gatti di pezza nei cestini della rumenta.

Orlando orgasmissimo
Si vede che Hardy ha cercato di ricreare le atmosfere della sua "creatura" ma in The Wicker Tree le canzoni (quasi tutte eseguite dalla giovane Britannia Nicols, qui al suo primo e finora unico film) sono eccessive e noiose, prive di mordente, messe lì giusto a mo' di omaggio gratuito. Un paio di idee e sequenze azzeccate ci sono, nella fattispecie quella della stanza delle "bambole", quella in cui viene decretato il destino del Laddie o il fiammeggiante finale (sebbene l'"albero" di vimini non possa competere nemmeno lontanamente con l'uomo), ma in generale sembra di guardare un horror come tanti altri, fatto di idee riciclate, cliché vecchi come la morte e, peggio, incredibili forzature della trama: laddove la gente di Summerisle, negli anni '70 e in un isolotto rurale, si dedicava al sacrificio umano perché i raccolti erano inesistenti, qui il "capovillaggio" riesce a convincere, nel 2011 badate bene, che il motivo della sterilità degli abitanti non è da ricercarsi negli scarti della sua fabbrica nucleare che si riversano nei fiumi, bensì nel fatto che gli dei sono adirati. E certo. Va bene essere circondati da paesanotti scemi, ma molti di loro hanno meno di 40 anni, che tutti quanti si bevano questa colossale mussa è troppo anche per un horror. Il mio consiglio dunque è quello di tenersi lontani da questo noiosissimo, stupido film e rimanere con l'indelebile ricordo del suo bellissimo antenato.

Del regista e sceneggiatore Robin Hardy ho già parlato qui mentre Christopher Lee, che interpreta il padre (o nonno?) di Lord Morrison lo trovate qua.

Graham McTavish interpreta Lachlan Morrison. Scozzese, ha partecipato a film come Lara Croft: Tomb Raider - La culla della vita, King Arthur, John Rambo, Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato e a serie come Numb3rs, Lost, CSI: Miami, Prison Break, Ghost Whisperer e 24. Ha 52 anni e cinque film in uscita tra cui Lo Hobbit - La desolazione di Smaug e Lo Hobbit - Racconto di un ritorno.


Clive Russell interpreta Beame. Inglese, ha partecipato a film come King Arthur, Sherlock Holmes, Wolfman, Sherlock Holmes – Gioco d’ombre, Thor: The Dark World e a serie come Zorro e Game of Thrones. Ha 67 anni e due film in uscita.


Robin Hardy aveva creato il personaggio di Sir Lachlan Morrison per Christopher Lee ma purtroppo il grande attore si era fatto male girando un altro film e il ruolo è passato a Graham McTavish, che invece era stato scritturato per interpretare Beame. L’incidente ha così impedito anche a Joan Collins, che avrebbe dovuto affiancare Lee nei panni di Lady Morrison, di prendere parte al film perché troppo vecchia rispetto a McTavish. Peccato, forse il film sarebbe stato migliore con questi due mostri sacri a gigioneggiare sullo schermo! Comunque, se The Wicker Tree vi è piaciuto non perdetevi ovviamente The Wicker Man. ENJOY!

domenica 20 ottobre 2013

Bollalmanacco On Demand: The Wicker Man (1973)

Torna, inaspettatamente presto, il Bollalmanacco On Demand. Oggi accontento il cugino Mauro che, giustamente, stufo di vedermi recensire horror maffi mi ha proposto di guardare il cult The Wicker Man, diretto nel 1973 dal regista Robin Hardy. Il prossimo film su richiesta sarà invece Invito a cena con delitto. ENJOY!


Trama: un probo e religiosissimo poliziotto si reca sull’isola di Sommerisle per cercare una bambina scomparsa da mesi. Lì scoprirà che gli abitanti dell’isola venerano antiche divinità e si dedicano a riti pagani, non tutti innocui…


Che dire, cospargo il capo di cenere per non avere mai visto prima quello che, a ragione, viene considerato uno dei migliori horror della storia del Cinema, ma a mia discolpa posso dire che si tratta di un gioiellino censurato sia in Inghilterra sia in Italia, dove pare sia stato trasmesso per la prima ed unica volta nel 2004 e sul satellite. E se la censura nel Paese d’origine del film è dovuta a svariate scene di nudo e qualche accenno all’educazione sessuale di ragazzini, molto probabilmente in Italia il film è stato “bandito” per il suo essere nemmeno tanto velatamente blasfemo. Buona parte della trama, infatti, è incentrata sullo scontro tra il puritano Howie, ciecamente devoto a Dio e a Cristo, morigerato fino a rasentare il ridicolo, e la comunità di Summerisle, dove i giovani vengono iniziati alle gioie del sesso da una moderna Afrodite, le persone fanno l'amore nelle strade e gli antichi Dei vengono omaggiati per propiziare il successo dei raccolti. Il sinistro e retrò Lord Summerisle si fa portavoce dei riti e delle credenze della Comunità, asserendo ad un certo punto che "Dio è morto. Non può lamentarsi, ha avuto la sua chance e, come si dice oggigiorno, se l'è giocata"; tutto molto ragionevole da un punto di vista moderno e ad una prima occhiata parrebbe che lo sceneggiatore Anthony Shaffer parteggi spudoratamente per la gente di Summerisle, ma la verità è che c'è molto di più: nonostante l'inquietante finale, The Wicker Man mette in scena l'ignoranza che deriva dall'isolamento, fisico o mentale che sia, il rifiuto di accettare ciò che viene da fuori e che porta alla disfatta, all'inevitabile sterilità e infine alla morte.


The Wicker Man, a maggior ragione, non può essere semplicemente definito horror. La pellicola parte infatti come un classico "poliziesco", interamente basato sulle indagini del sergente Howie, ma è contaminata da suggestioni erotiche e da svariati numeri musicali ed è solo a poco a poco che viene a crearsi quell'atmosfera che esplode in horror poco prima del finale; lo spettatore non può fare altro che lasciarsi trascinare (e ingannare, non dimentichiamolo!) da tutti questi elementi apparentemente discordanti tra loro e farsi avvolgere dalla sottile inquietudine che penetra la mente anche quando gli occhi vedono, essenzialmente, la bellezza di un'isola immersa nel sole e nella primavera o luoghi sicuri ed accoglienti come taverne e negozi di dolciumi. Summerisle diventa così un luogo arcaico, dove la vita viene scandita dal ritmo di licenziose ballate (la sequenza della seduzione di Howie è una delle più belle mai girate) e dove nulla è quello che sembra. Le aspettative dello spettatore, anche quello più scafato, vengono alimentate ed eluse in un gioco continuo di tira e molla tanto che, nonostante Howie non sia il personaggio più simpatico ed accattivante della storia dell'horror, non possiamo fare a meno di empatizzare con le sue paranoie e i suoi pregiudizi, facendoci fuorviare e fomentare finché la rivelazione finale non ci abbatte come agnelli. O lepri, se preferite.


Gli attori ingaggiati per creare questa raffinata pellicola riescono a dar vita a personaggi che si fissano indelebili nella mente dello spettatore e spiccano nonostante l'abbondanza di abitanti dell'isola. A partire dal primo dei vecchietti all'ultima delle maschere, tutti gli isolani tormenteranno lo spettatore per molto tempo e il grandioso Christopher Lee, demoniaco ed ambiguo come sempre, per una volta non spicca sui suoi colleghi in grandiosità ma viene degnamente affiancato dalla bellissima Britt Ekland e da un Edward Woodward in grado di passare dall'essere un indefesso ed autorevole bigotto bacchettone all'essere un povero credente sperduto e surclassato dai "peccatori". Le scenografie sono molto belle e ricordano quelle dei migliori film della Hammer ma quello che mi ha più colpita sono le musiche, uno splendido e a suo modo inquietante mix di Nursery Rhymes (c'è persino Black Sheep!!), canzoni tradizionali e musiche originali che evocano lo stile irlandese, scozzese e inglese e si sposano magnificamente con ogni singola sequenza del film. E poi, ovviamente, c'è lo spaventoso, terribile wicker man, l'uomo di vimini. Che, nonostante sia ormai diventato un'icona conosciuta anche da chi non ha mai avuto modo di vedere la pellicola, non lascia assolutamente indifferenti con la sua repentina, devastante comparsa. A me si è fermato il respiro. Se credete di avere visto troppi horror perché qualcosa possa ancora sorprendervi o scioccarvi, date un'occhiata a The Wicker Man, non ve ne pentirete. A Mauro che l'ha richiesto posso solo dire "grazie"!


Di Christopher Lee, che interpreta Lord Summerisle, ho già parlato qui.

Robin Hardy è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto altri due film, The Fantasist e The Wicker Tree. Anche sceneggiatore, attore e produttore, ha 84 anni.


Edward Woodward (vero nome Edwart Albert Arthur Woodward) interpreta il sergente Howie. Inglese, ha partecipato a film come Hot Fuzz e alle serie Alfred Hitchcock presenta e Nikita. Anche produttore, è morto nel 2009 all’età di 79 anni.


Britt Ekland (vero nome Britt-Marie Eklund) interpreta Willow. Svedese, ha partecipato a film come Carter, Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro e a serie come Love Boat. Anche regista e sceneggiatrice, ha 71 anni. 


Ingrid Pitt (vero nome Ingoushka Petrov) interpreta la bibliotecaria. Polacca, ha partecipato a film come Il dottor Zivago, Vampiri amanti, La morte va a braccetto con le vergini, Octopussy - Operazione piovra e a serie come Doctor Who. Anche sceneggiatrice, è morta nel 2010 all'età di 73 anni.


Robin Hardy avrebbe voluto nientemeno che Michael "Basil Exposition" York per il ruolo del Sergente Howie ma, purtroppo, l'attore non era disponibile e, per qualche tempo, si era dunque pensato a David Hemmings prima che la parte venisse infine data a Woodward. Ah, e nonostante all'inizio del film vengano ringraziati Lord Summerisle e i suoi isolani, l'isola è un luogo interamente fittizio. The Wicker Man è stato rifatto nel 2006 e distribuito in Italia col titolo Il prescelto; per questo "capolavoro", che presto guarderò, Nicolas Cage è stato candidato ai Razzie Award quindi già pregusto le risate che mi farò durante la visione. Nel 2011 invece Robin Hardy è tornato dietro la macchina da presa e ha diretto una sorta di seguito o, meglio, un film che riprende le tematiche dell'originale, il debole The Wicker Tree (a cui, chissà quando, dovrebbe seguire The Wrath of Gods, l'ultimo capitolo di un'ideale trilogia). Non ve lo consiglio, sinceramente. Se The Wicker Man dovesse piacervi, cercate piuttosto Rosemary's Baby o magari anche Sentinel. ENJOY!!

mercoledì 19 dicembre 2012

Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato (2012)

Lunedì mi sono gettata a capofitto nella visione (che doveva essere alle 21 ma è stata spostata alle 22,15 CON occhialetto 3D della morte, mannaggia al multisala!!!) de Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato, la pellicola che ha segnato il ritorno del regista Peter Jackson nella Terra di Mezzo creata da Tolkien.


Trama: 60 anni prima degli eventi narrati ne Il Signore degli Anelli, troviamo un giovane Bilbo Baggins alle prese con una spedizione organizzata dal mago Gandalf e da un pugno di Nani che desiderano riprendersi la loro dimora, usurpata dal feroce Drago Smaug.


"Ma... sei emozionata??". Questa la prima domanda postami all'inizio del film dal buon Toto, che ha accettato di buon grado di accompagnarmi a vedere Lo Hobbit. La risposta è giunta naturalissima: sì!! E non per una questione di amore nerd o incredibile passione per i film della trilogia dedicata al Signore degli Anelli, ma per l'inspiegabile sensazione che mi ha presa nel vedere la primissima inquadratura della casa di Bilbo, accompagnata dalla meravigliosa musica "della Contea" che inevitabilmente associo alla paciosa, coraggiosissima e splendida figura di Samvise Gamgee: è stato come incontrare nuovamente degli amici che non vedevo da tempo o, meglio, andare a casa loro, una casa che è rimasta esattamente come me la ricordavo. Per questo non crederei mai ad una recensione scritta da una persona che, dopo aver visto la trilogia e averla amata, arrivasse a dire che Lo Hobbit è un brutto film oppure "non è come Il Signore degli Anelli". Perché non è davvero cambiato nulla per quanto riguarda attori, colonna sonora, regia ed effetti speciali: parliamo di un prodotto confezionato al meglio, che annienta lo spettatore con splendide riprese di paesaggi naturali a dir poco mozzafiato, lo incanta con battaglie epiche ed effetti speciali all'avanguardia, lo diverte con personaggi destinati a diventare icone, lo commuove con canti e musiche in grado di sottolineare alla perfezione il momento per cui sono stati scritti (il canto iniziale dei Nani mette i brividi) e, infine, mette sullo stesso piano sia i fan del libro che quelli della trilogia Jacksoniana, consentendo ai primi di godere di un adattamento minuziosissimo de Lo Hobbit e ai secondi di trovare alcuni dei personaggi più amati dei "vecchi" film e maggiori riferimenti all'epico tomo Il Signore degli Anelli.


Infatti, l'unica critica che si può muovere all'ex ciccione neozelandese è: bimbo bello, ma come hai potuto tirare fuori due ore e mezza di film dalle prime pagine di un romanzo che ne conterrà si e no quattrocento?? Eh, come si dice, "volere è potere". La struttura de Lo Hobbit viene rispettata dall'inizio alla fine, ma regista e sceneggiatori si sono presi, pur senza snaturare troppo il materiale di partenza, parecchie libertà, prendendo spunto dalle Appendici de Il Signore degli Anelli e ricollegando il nuovo film a quelli vecchi: la caduta del regno dei Nani viene narrata con un intensissimo e drammatico flashback iniziale (dove Smaug viene prefigurato, in maniera deliziosa, da un aquilone a forma di Drago...), l'avventura di Bilbo viene introdotta da un'intera sequenza nella quale compare anche Frodo, riusciamo finalmente a vedere il mago Radagast il bruno nonché un indizio della nascita di Sauron, assistiamo a un conciliabolo tra Gandalf, Saruman, Galadriel ed Elrond di cui ne Lo Hobbit non si fa affatto menzione ma che serve comunque a costituire una sorta di "prequel" dei tre film precedenti. Il materiale nuovo non stona con quello originale e l'inserimento non risulta forzato ma, sicuramente, osservandolo con un occhio disincantato si vede che è stato messo per allungare parecchio il brodo e giustificare una nuova trilogia. Tuttavia, personalmente, mi sento di perdonare l'avidità di Peter Jackson e di tutti i coinvolti, perché le quasi tre ore di film sono passate in un lampo.


D'altronde, è impossibile non farle passare, soprattutto in modo assolutamente soddisfacente. Ammetto che l'inizio, nonostante l'innegabile simpatia dei personaggi (e la bellezza del nano Thorin, porca misera, non me l'aspettavo!!!), il film risulta un po' troppo lento e che l'apparizione di Radagast, con la sua slitta trainata da conigli, sfiora i limiti del trash ma, a parte questi due aspetti, il resto del film è un trionfo. Assolutamente epiche la fuga dal sotterraneo dei Goblin e la battaglia tra i giganti di pietra, mozzafiato il volo finale delle aquile, splendide le scenografie che rappresentano Gran Burrone. I personaggi nuovi sono ben caratterizzati e la trama del primo film mira a concludere un percorso di formazione per il giovane hobbit Bilbo e anche per il nano Thorin: il primo deve cercare di diventare parte integrante di un gruppo in cui è stato inserito con l'inganno (a fin di bene, ma pur sempre inganno) e di aprire gli occhi sul mondo che lo circonda e sulle proprie, enormi potenzialità, mentre il secondo deve imparare a diventare un vero re e una guida a prescindere dalla sua forza morale e fisica, mettendo da parte pregiudizi e diffidenze legate ai torti passati e a un distorto senso di superiorità razziale. Ovvio, il punto più alto della pellicola si tocca con l'apparizione di Gollum, con il solito Andy Serkis che, pur nascosto dall'orrido sembiante della creatura (e il film abbonda di bestie inguardabili, a cominciare dal Re dei Goblin dotato di pappagorgia mastodontica!), riesce a mangiarsi in un sol boccone tutti gli altri bravissimi interpreti con un'interpretazione magistrale, inquietante e pietosa allo stesso tempo. Roba che mette i brividi, son sincera. E per concludere, altrettanto sinceramente e come lo direbbe Gandalf, vi dico: andate a vedere Lo Hobbit, sciocchi!!


Del regista Peter Jackson ho già parlato qui, mentre Martin Freeman (il giovane Bilbo), James Nesbitt (Bofur), Ian Holm (il vecchio Bilbo), Hugo Weaving (Elrond), Christopher Lee (Saruman) ed Andy Serkis (Gollum) ho già parlato nei rispettivi link.

Ian McKellen interpreta Gandalf, ruolo ripreso dalla trilogia de Il Signore degli Anelli. Grandissimo attore inglese, lo ricordo anche per film come The Last Action Hero - L'ultimo grande eroe, L'uomo ombra, Demoni e dei, L'allievo, X-Men, X-Men 2, Il codice Da Vinci, X-Men - Conflitto finale e Stardust. Anche sceneggiatore e produttore, ha 73 anni e film in uscita, tra cui i seguiti di Lo Hobbit e X-Men - Giorni di un futuro passato, dove riprenderà il ruolo di Erik "Magneto" Lehnsherr.


Richard Armitage interpreta Thorin. Inglese, ha partecipato a film come Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma e Capitan America – Il primo vendicatore.  Ha  42 anni e  tre film in uscita, tra cui ovviamente i due seguiti di Lo Hobbit.


Ken Stott interpreta Balin. Scozzese, ha partecipato a film come Piccoli omicidi tra amici, King Arthur Le Cronache di Narnia: il principe Caspian. Ha 57 anni e due film in uscita, i seguiti di Lo Hobbit.


Elijah Wood interpreta Frodo, ruolo che lo ha reso famoso per la trilogia de Il Signore degli Anelli. Americano, lo ricordo per Ritorno al futuro – Parte II, Affari sporchi, Amore per sempre, L’innocenza del diavolo, Tempesta di ghiaccio, Deep Impact, The Faculty, Se mi lasci ti cancello e Sin City, inoltre ha doppiato episodi delle serie American Dad! e Robot Chicken. Anche produttore e assistente alla regia, ha 31 anni e otto film in uscita, tra cui i due seguiti di Lo Hobbit.


Cate Blanchett interpreta Galadriel, ruolo ripreso dalla trilogia de Il Signore degli Anelli. Splendida e assai capace attrice australiana, la ricordo per film come Elizabeth, Il talento di Mr. Ripley, The Gift - Il dono, The Shipping News - Ombre dal profondo, Le avventure acquatiche di Steve Zissou, The Aviator (ruolo che le è valso l'Oscar per la miglior attrice non protagonista), Hot Fuzz, Elizabeth: The Golden Age, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo e Il curioso caso di Benjamin Button; inoltre, ha doppiato Granmamare nella versione USA di Ponyo sulla scogliera e un episodio de I Griffin. Anche produttrice e regista, ha 44 anni e nove film in uscita, tra cui i due seguiti di Lo Hobbit.


Jed Brophy, che interpreta Nori, aveva già partecipato alla trilogia del Signore degli Anelli e ad altri film di Peter Jackson come Splatters – Gli schizzacervelli e Creature dal cielo, mentre Sylvester McCoy, che interpreta il bizzarro stregone Radagast, è stato il settimo Dottor Who. Per chi, come me, non conosce benissimo l’universo Tolkieniano, aggiungo che questo Radagast viene solo citato nella versione cartacea de Lo Hobbit, ma compare nel libro Il Signore degli Anelli  come ingenua pedina di Saruman e nel Silmarillion; l’orco Azog, invece, che passa per eterna nemesi del nano Thorin, viene appena menzionato in un’appendice de Il signore degli anelli nella quale si racconta di come l’orco sia stato decapitato da Dain Piediferro come vendetta per l’uccisione di Thror, nonno appunto di Thorin. Probabilmente non ci avrete capito una mazza, ma vi consiglio comunque di leggere questi libri perché sono un capolavoro della letteratura fantasy e non... inoltre, se Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato vi fosse piaciuto, nell'attesa che escano Lo Hobbit: La desolazione di Smaug nel 2013 e Lo Hobbit: Andata e ritorno nel 2014 vi consiglio di riguardare la trilogia de Il signore degli anelli. ENJOY!

  


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