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martedì 5 aprile 2016

La tigre e il dragone (2000)

Siccome mi spiace far vedere al Bolluomo sempre e solo film che 99 su 100 rischiano di piacere soltanto a me, qualche tempo fa gli ho proposto di guardare La tigre e il dragone (臥虎藏龍 - Wo Hu Cang Long), diretto nel 2000 dal regista Ang Lee.


Trama: nell'antica Cina, il guerriero Li Mu Bai decide di abbandonare la propria spada affidandola all'amica Yu Shu Lien affinché la porti ad un conoscente comune. Il prezioso oggetto viene però rubato dal misterioso discepolo di Volpe di Giada, antica nemesi di Li Mu Bai...



Erano molti anni che non guardavo La tigre e il dragone, film all'epoca assai famoso non solo per la marea di Oscar che si era portato a casa ma anche perché è stato il precursore di una serie di film "d'arti marziali" (la parola wuxia era sulla bocca di tutti a quei tempi) che per qualche tempo hanno invaso il panorama cinematografico occidentale conquistando i gusti di tutti, anche di chi non bazzicava molto il genere. D'altronde, per un profano di questo tipo di film ma comunque amante del cinema, pellicole come La tigre e il dragone erano qualcosa di particolarissimo, una boccata d'aria fresca fatta di eleganti combattimenti aerei, leggiadre acrobazie che rendevano i protagonisti un incrocio tra esperti di arti marziali e spiriti volanti, ardite soluzioni registiche capaci di far risaltare ancor più non solo i movimenti degli attori ma anche la bellezza dei costumi e delle scenografie, elementi che colpivano lo spettatore assai più della trama. Riguardando La tigre e il dragone ho scoperto in effetti di aver praticamente dimenticato la storia ma di ricordare perfettamente ogni mossa, sguardo e "tic" dei personaggi, forse perché la vicenda narrata è di una semplicità disarmante e nel tempo si è confusa con quelle degli altri wuxia visti in seguito. In pratica, alla base de La tigre e il dragone ci sono due modi diversi di concepire l'amore e l'approccio alle arti marziali: da una parte c'è la coppia "matura" formata da Li Mu Bai e Yu Shu Lien, dall'altra i giovani ed impetuosi Jen Yu e Lo. I primi due hanno "sprecato" il tempo che avrebbero potuto passare insieme cercando di fuggire dai reciproci sentimenti per questioni di onore e doveri nei confronti dei loro maestri, finendo per diventare due persone incapaci non solo di abbandonarsi alla passione ma persino di comunicare; la seconda coppia invece si è lasciata trasportare da un sentimento travolgente, in barba a tutto e tutti, senza pensare alle implicazioni di un'unione improbabile se non quando era ormai troppo tardi. Questi diversi modi di affrontare la vita si rispecchiano nello stile di combattimento di ogni personaggio e diventano così l'indispensabile, per quanto un po' melensa, ossatura sulla quale vengono costruiti gli scontri tra gli stessi.


Il vero agente del caos de La tigre e il dragone è però l'anziana Volpe di giada, personaggio la cui indole malvagia non viene messa in dubbio e tuttavia capace di attirarsi anche le simpatie dello spettatore in virtù dello scontro di classe in cui la villainess diventa vittima delle ambizioni, della sconsideratezza e della superiorità culturale di quello che avrebbe dovuto essere il suo rispettoso allievo. In un mondo pieno di "tigri acquattate e dragoni nascosti", tutti hanno da insegnare qualcosa a qualcun altro, nel bene o nel male, e persino la fiducia cieca riposta nel proprio maestro può diventare un terribile veleno capace di far marcire l'anima, costringendo le persone a prendere il cammino più improbabile: succede a Volpe di Giada, diventuta malvagia a causa di un "maestro" che la vedeva solo come trastullo sessuale, succede a Jen Yu, che proprio a causa dei racconti colmi di risentimento della sua maestra non riesce a fidarsi di Li Mu Bai, altrettanto incapace a rapportarsi col prossimo, soprattutto se di sesso opposto. Schiacciati da queste fortissime emozioni negative, sembra  quasi assurdo che i personaggi de La tigre e il dragone riescano a librarsi nell'aria come fossero delle piume e la forma rigorosa con la quale sono stati coreografati tutti i combattimenti presenti nel film, accompagnati dall'evocativa musica di Tan Dun, pare quasi fare a pugni col violento turbinio di sentimenti che muove ciascun guerriero. Dopo tanti anni, La tigre e il dragone rimane ancora, e proprio per questo, innanzitutto un piacere per gli occhi e la bellezza e l'eleganza dei grandissimi attori coinvolti (Zhang Ziy in primis, semplicemente perfetta) fanno il paio con quelle splendide scenografie che non si limitano a fare da mero sfondo, ma diventano una parte fondamentale delle spettacolari battaglie tra Maestri di arti marziali. Se vi piace il genere o volete cominciare ad approcciarlo con qualcosa di un po' più vicino al gusto occidentale, La tigre e il dragone è sempre un ottimo punto di partenza!


Del regista Ang Lee ho già parlato QUI. Chow Yun-Fat (Maestro Li Mu Bai) e Michelle Yeoh (Yu Shu Lien) li trovate invece ai rispettivi link.

Zhang Ziyi interpreta Jen Yu. Cinese, la ricordo per film come Colpo grosso al Drago Rosso - Rush Hours 2, Hero, La foresta dei pugnali volanti, 2046, Memorie di una geisha e The Grandmaster. Anche produttrice, ha 37 anni.


Chen Chang interpreta Lo. Nato a Taiwan, ha partecipato a film come Happy Together, 2046 e The Grandmaster. Ha 40 anni.


La tigre e il dragone ha vinto ben quattro Oscar: Miglior Fotografia, Miglior Colonna Sonora Originale, Miglior Scenografia e Miglior Film Straniero. La pellicola è l'adattamento del quarto libro di una pentalogia scritta dal romanziere Du Lu Wang e conosciuta in Cina come Pentalogia della Gru/Ferro; gli altri libri che la compongono (all'interno dei quali, peraltro, Li Mu Bai e Yu Shu Lien sono personaggi secondari che acquistano importanza solo in seguito) sono La gru terrorizza Kunlun, Spada preziosa, fermaglio dorato, La forza della spada, la lucentezza della perla e Cavaliere di ferro, vaso d'argento. Per finire, Jet Li avrebbe dovuto interpretare Li Mu Bai ma ha rinunciato al ruolo per partecipare a Romeo deve morire (un furbone!). Se La tigre e il dragone vi fosse piaciuto, sappiate che proprio quest'anno è uscito il seguito La tigre e il dragone 2: La spada del destino, che vede tornare Michelle Yeoh nei panni di Yu Shu Lien; non l'ho ancora visto ma nell'attesa posso consigliarvi il recupero di Touch of Zen - La fanciulla cavaliere errante, La foresta dei pugnali volanti, Hero e Fearless. ENJOY!




lunedì 25 febbraio 2013

Oscar 2013

Argo Vaffanculo!! Parte spontanea la celebrazione per la vittoria di Argo, la sorpresa che ha sbaragliato il favoritissimo Lincoln all’Oscar di quest’anno. Sono molto contenta sia stato scelto come miglior film nonostante tifassi (ovviamente e spudoratamente) per Django Unchained e avessi l’ovvia consapevolezza che il bellissimo Re della terra selvaggia non avrebbe mai potuto ambire a tanto. L’ultimo lavoro di Ben Affleck mescola sapientemente metacinema, quelle patriottiche storie che piacciono tanto agli aMMericani e una non disprezzabile dose di umorismo (non a caso porta a casa anche la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale oltre a quella per il montaggio) e a quanto pare ciò è bastato per conquistare i cuori di spettatori ed Academy. Bravo Ben! E bravo anche Ang Lee, che invece ha conquistato l’Oscar per la miglior regia con il suo stupendo Vita di Pi. Una gioia per gli occhi prima ancora che per la mente, sicuramente un validissimo esempio di come il Cinema sia nato per essere una porta sui Sogni e sulla Meraviglia. Passiamo ora agli altri ambitissimi premi…


Scontata la vittoria di Daniel Day-Lewis come miglior attore protagonista. La sua interpretazione di Lincoln è a dir poco perfetta, come sempre l’attore riesce ad annullarsi nel personaggio come nessun altro. Siccome ho guardato il film in lingua italiana, urge adesso un recupero in originale per poter apprezzare ancor di più il lavoro del buon Daniel che, tra l’altro, ha salvato Lincoln dall’ignominia e dal rischio di portarsi a casa solo l’Oscar tecnico per la miglior scenografia.


Jennifer Lawrence vince invece come miglior attrice protagonista per Il lato positivo e anche per miglior premiata spalmata sul palco (altro che Ragazza di Fuoco!). Forse questo era l’unico premio davanti al quale non avevo le idee precise, visto che non ho ancora guardato né il film che vede la Lawrence protagonista, né Zero Dark Thirty, Amour, The Impossible. In compenso mi sono innamorata della piccola Quvenzhané Wallis, che era candidata per Re della terra selvaggia, e non nascondo che avrei sperato in una sua vittoria. Il lato positivo dovrebbe uscire la settimana prossima in Italia, quindi per adesso sospendo il giudizio, nel frattempo sappiate che la Lawrence tornerà presto a duettare con Bradley Cooper nell’imminente Serena e che la rivedremo interpretare due dei personaggi che l’hanno consacrata, ovvero Mystica e Katniss, nei film X-Men – Giorni di un futuro passato e Hunger Games – La ragazza di fuoco.


Da brava tarantiniana, gli unici premi che mi hanno resa felice e gli unici che, a dirla tutta, mi interessano davvero sono quelli andati a Christoph Waltz come miglior attore non protagonista e a Quentin per la miglior sceneggiatura originale. Django Unchained meritava molto di più, ovviamente, ma già solo il fatto che la mano santa di Tarantino, l’incommensurabile bravura attoriale di Christoph e l’incredibile bellezza di un personaggio come il Dottor Schultz siano state riconosciute basta a rendermi felice! Al prossimo film mio cicciosissimo aMMoro!!

No amore mio, l'inchino va a te!
Al pari di quello vinto da Waltz, l'Oscar per la miglior attrice protagonista poteva andare solo ad una persona. La Fantine di Anne Hathaway compare in Les Misérables per pochi minuti scarsi ma vedere l'attrice cantare sulle note di I've Dreamed a Dream è un'esperienza mistica, da standing ovation. Lodi alla brava Anne, dunque, mentre il film di Tom Hooper mette in saccoccia solo un paio di Oscar tecnici, miglior Make-Up e miglior Missaggio Sonoro.


Passiamo adesso ai premi "minori" che minori non sono. Scontata la vittoria di Amour come miglior film straniero e scandalosa quella di Ribelle - The Brave per il miglior lungometraggio animato; non sono riuscita a vedere Ralph Spaccatutto, ma Frankenweenie era sicuramente una spanna sopra rispetto alla pur bella storia della rossa e coraggiosa eroina. Presto lo onorerò degnamente con una recensione. Il superfavorito Zero Dark Thirty porta invece a casa un miserrimo premio per il miglior montaggio audio e gli tocca pure dividerlo con Skyfall, premiato anche grazie alla bellissima e omonima canzone di Adele. Se Anna Karenina si è beccato poi l'Oscar per i migliori costumi (e non fatico a capire il perché, visto il magnifico trailer), Vita di Pi fa man bassa di tutti i rimanenti Oscar, ovvero miglior Fotografia, Colonna Sonora ed Effetti Speciali, consacrandosi così come film più premiato di questa notte degli Oscar e facendo storcere il naso a quelli che mal hanno sopportato la storia di Piscine Molitor Patel e della tigre Richard Parker. Io mi dichiaro invece soddisfatta per un buon 80% e, chinandomi nuovamente a baciare i piedi a Quentin e Christoph, vi auguro un buon proseguimento d'anno cinematografico! ENJOY!

Yeah, Quentin, YEAAAAHH!!!! *____*



venerdì 28 dicembre 2012

Vita di Pi (2012)

Il 2012 è quasi finito (e per fortuna, direi)! Nell'attesa che arrivi gennaio 2013, mese che passerò per intero al cinema vista la quantità di film da me attesissimi e tutti concentrati in quel periodo, ieri sera ho varcato la soglia della sala per l'ultima volta quest'anno e sono andata a vedere Vita di Pi (Life of Pi), l'ultimo film del talentuosissimo regista Ang Lee, tratto dall'omonimo libro dello scrittore canadese Yann Martell.


Trama: Piscine Molitor Patel, detto Pi, si ritrova orfano e naufrago dopo una tremenda tempesta in mezzo all'oceano. Con il solo ausilio di una scialuppa di salvataggio, il ragazzo dovrà cercare di sopravvivere alla catastrofe... e alla compagnia della feroce tigre Richard Parker.


Il mio anno cinematografico non poteva finire meglio. Nonostante i dubbi che mi avevano attanagliata fin dall'uscita del trailer e la (strana) mancanza del 3D nella sala dove sono andata a vedere la pellicola, Vita di Pi si è rivelato un film splendido, emozionante e commovente, una gioia soprattutto per gli occhi ma anche un racconto che tocca  temi profondi come la religione, la famiglia, il valore dell'amicizia e l'innata capacità dell'uomo di conservare la speranza e la fede, in sé stesso o in qualcosa di più "elevato". Ang Lee si riconferma un maestro nel raccontare attraverso le immagini, un artista più che un semplice regista, perché ogni sequenza di Vita di Pi è un capolavoro di equilibrio, colori, movimento; i titoli di testa, che ci mostrano la vita degli animali dello zoo gestito dai genitori di Pi, la terribile, caotica e quasi insostenibile scena del naufragio, l'oceano illuminato di luci fluorescenti e il salto della balenottera, il tramonto che si riflette sull'acqua finché cielo e oceano paiono una cosa sola, le visioni sottomarine di Pi, la pianura affollata di suricate e l'isola a forma di essere umano sono immagini bellissime ed emblematiche, in grado di racchiudere una gamma incredibile di emozioni e simbologie e varrebbero da sole il prezzo del biglietto. La grande e palese abbondanza di effetti speciali e computer graphic viene messa, per una volta, al servizio di una Natura rappresentata in tutta la sua grandiosità, il suo splendore e la sua pericolosità, sia per quanto riguarda i paesaggi che per quello che riguarda gli animali che condividono la scialuppa col povero Pi.


Ma Vita di Pi non è fatto solo di splendide immagini, ovviamente. La storia raccontata ha dell'incredibile e, soprattutto all'inizio, parrebbe un incrocio tra Il favoloso mondo di Amélie e gli spaccati di assurda umanità tanto cari a Wes Anderson. Davanti ad uno stupefatto scrittore in crisi d'ispirazione, infatti, il protagonista della pellicola racconta le origini del suo strano nome e le ancor più strane circostanze della sua nascita, della scoperta delle religioni e dell'amore. Tutto questo non è che un preludio al cuore del racconto, incentrato soprattutto sul naufragio, ma è qualcosa che ci da la chiave per provare a comprendere questa storia così particolare. Pi, in fin dei conti, è l'essere umano "ideale" o, meglio, racchiude in sé gli aspetti più universali dell'umanità ed è per questo che possiamo tranquillamente identificarci con lui che, nonostante sia dotato comunque di grande intelligenza, riesce a sopravvivere soprattutto grazie alla curiosità, alla sete di conoscenza, alla speranza e alla segreta convinzione di essere "unico" e quindi guardato e protetto da Dio o dagli Dei. La zattera, la tigre, l'oceano sconfinato e la misteriosa isola che nasconde la morte e l'oblio (e che potrebbe essere lo stesso Visnù che, come detto all'inizio, dorme nell'oceano cosmico sognando l'universo) non sono altro che simboli delle difficoltà spesso insormontabili che, molto prosaicamente, siamo costretti ad affrontare ogni giorno, illudendoci di poter magari essere degli eletti che sopravviveranno comunque o di avere infine conquistato l'amicizia della tigre fino ad arrivare a cambiarne la natura. La storia di Pi potrebbe essere vera o potrebbe essere la poetica fantasia di un ragazzino che ha vissuto un'esperienza traumatizzante ed ancor più orribile... ma chi siamo noi (o gli altri, se per questo) per decidere cosa sia vero e cosa sia falso? Alla fine, ognuno può vedere o non vedere Dio, credere o non credere ai miracoli, ma l'importante è quello che consente al singolo di sopravvivere e continuare a sperare. Io non so se credo in Dio, ma credo di sicuro nel Cinema e nella sua capacità di meravigliare, far riflettere ed emozionare. E Vita di Pi, consentitemelo, è GRANDE Cinema.


Di Rafe Spall (scelto al posto di Tobey Maguire per interpretare lo scrittore) ho già parlato qui.

Ang Lee è il regista della pellicola. Originario di Taiwan, ha diretto film come Ragione e sentimento, Tempesta di ghiaccio, La tigre e il dragone, Hulk e I segreti di Brokeback Mountain, che gli è valso l'Oscar come miglior regista. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 58 anni.


Irrfan Khan (vero nome Sahabzade Irrfan Ali Khan) interpreta Pi da adulto. Indiano, ha partecipato a film come Il treno per il Darjeeling, The Millionaire e The Amazing Spider-Man. Anche produttore e regista, ha 50 anni e sette film in uscita.


Gérard Depardieu (vero nome Gérard Marcel Xavier Depardieu) interpreta il cuoco. Grandissimo, immenso e sanguigno attore francese, lo ricordo per film come Novecento, L'ultimo metrò, Cyrano di Bergerac, Green card - matrimonio di convenienza, Mio padre, che eroe!, 1492 - La scoperta del paradiso, Germinal, Ma dov'è andata la mia bambina?, Bogus l'amico immaginario, L'agente segreto, Hamlet, La maschera di ferro, Asterix & Obelix contro Cesare, la miniserie televisiva Il conte di Montecristo, Vatel, la miniserie televisiva I miserabili, Vidocq e la geniale, trashissima miniserie televisiva La maledizione dei templari. Anche produttore e regista, ha 64 anni e dieci film in uscita.


Vita di Pi (che avrebbe dovuto essere diretto da, orrore!, Shyamalan) ha già ricevuto tre nomination agli ultimi Golden Globe per il miglior regista, miglior film drammatico e miglior colonna sonora originale. Non mi pronuncio in merito, anche perché tra gli avversari del film c'è nientemeno che Django Unchained (che devo ancora vedere ma che metto già come vincitore del mio cuore sulla fiducia) e ovviamente come regista il mio amore Quentin, ma se la pellicola vi fosse piaciuta consiglierei la visione di Cast Away, sebbene come film non valga davvero una cippa di mmm..... ops! ENJOY!!

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