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martedì 5 aprile 2016

La tigre e il dragone (2000)

Siccome mi spiace far vedere al Bolluomo sempre e solo film che 99 su 100 rischiano di piacere soltanto a me, qualche tempo fa gli ho proposto di guardare La tigre e il dragone (臥虎藏龍 - Wo Hu Cang Long), diretto nel 2000 dal regista Ang Lee.


Trama: nell'antica Cina, il guerriero Li Mu Bai decide di abbandonare la propria spada affidandola all'amica Yu Shu Lien affinché la porti ad un conoscente comune. Il prezioso oggetto viene però rubato dal misterioso discepolo di Volpe di Giada, antica nemesi di Li Mu Bai...



Erano molti anni che non guardavo La tigre e il dragone, film all'epoca assai famoso non solo per la marea di Oscar che si era portato a casa ma anche perché è stato il precursore di una serie di film "d'arti marziali" (la parola wuxia era sulla bocca di tutti a quei tempi) che per qualche tempo hanno invaso il panorama cinematografico occidentale conquistando i gusti di tutti, anche di chi non bazzicava molto il genere. D'altronde, per un profano di questo tipo di film ma comunque amante del cinema, pellicole come La tigre e il dragone erano qualcosa di particolarissimo, una boccata d'aria fresca fatta di eleganti combattimenti aerei, leggiadre acrobazie che rendevano i protagonisti un incrocio tra esperti di arti marziali e spiriti volanti, ardite soluzioni registiche capaci di far risaltare ancor più non solo i movimenti degli attori ma anche la bellezza dei costumi e delle scenografie, elementi che colpivano lo spettatore assai più della trama. Riguardando La tigre e il dragone ho scoperto in effetti di aver praticamente dimenticato la storia ma di ricordare perfettamente ogni mossa, sguardo e "tic" dei personaggi, forse perché la vicenda narrata è di una semplicità disarmante e nel tempo si è confusa con quelle degli altri wuxia visti in seguito. In pratica, alla base de La tigre e il dragone ci sono due modi diversi di concepire l'amore e l'approccio alle arti marziali: da una parte c'è la coppia "matura" formata da Li Mu Bai e Yu Shu Lien, dall'altra i giovani ed impetuosi Jen Yu e Lo. I primi due hanno "sprecato" il tempo che avrebbero potuto passare insieme cercando di fuggire dai reciproci sentimenti per questioni di onore e doveri nei confronti dei loro maestri, finendo per diventare due persone incapaci non solo di abbandonarsi alla passione ma persino di comunicare; la seconda coppia invece si è lasciata trasportare da un sentimento travolgente, in barba a tutto e tutti, senza pensare alle implicazioni di un'unione improbabile se non quando era ormai troppo tardi. Questi diversi modi di affrontare la vita si rispecchiano nello stile di combattimento di ogni personaggio e diventano così l'indispensabile, per quanto un po' melensa, ossatura sulla quale vengono costruiti gli scontri tra gli stessi.


Il vero agente del caos de La tigre e il dragone è però l'anziana Volpe di giada, personaggio la cui indole malvagia non viene messa in dubbio e tuttavia capace di attirarsi anche le simpatie dello spettatore in virtù dello scontro di classe in cui la villainess diventa vittima delle ambizioni, della sconsideratezza e della superiorità culturale di quello che avrebbe dovuto essere il suo rispettoso allievo. In un mondo pieno di "tigri acquattate e dragoni nascosti", tutti hanno da insegnare qualcosa a qualcun altro, nel bene o nel male, e persino la fiducia cieca riposta nel proprio maestro può diventare un terribile veleno capace di far marcire l'anima, costringendo le persone a prendere il cammino più improbabile: succede a Volpe di Giada, diventuta malvagia a causa di un "maestro" che la vedeva solo come trastullo sessuale, succede a Jen Yu, che proprio a causa dei racconti colmi di risentimento della sua maestra non riesce a fidarsi di Li Mu Bai, altrettanto incapace a rapportarsi col prossimo, soprattutto se di sesso opposto. Schiacciati da queste fortissime emozioni negative, sembra  quasi assurdo che i personaggi de La tigre e il dragone riescano a librarsi nell'aria come fossero delle piume e la forma rigorosa con la quale sono stati coreografati tutti i combattimenti presenti nel film, accompagnati dall'evocativa musica di Tan Dun, pare quasi fare a pugni col violento turbinio di sentimenti che muove ciascun guerriero. Dopo tanti anni, La tigre e il dragone rimane ancora, e proprio per questo, innanzitutto un piacere per gli occhi e la bellezza e l'eleganza dei grandissimi attori coinvolti (Zhang Ziy in primis, semplicemente perfetta) fanno il paio con quelle splendide scenografie che non si limitano a fare da mero sfondo, ma diventano una parte fondamentale delle spettacolari battaglie tra Maestri di arti marziali. Se vi piace il genere o volete cominciare ad approcciarlo con qualcosa di un po' più vicino al gusto occidentale, La tigre e il dragone è sempre un ottimo punto di partenza!


Del regista Ang Lee ho già parlato QUI. Chow Yun-Fat (Maestro Li Mu Bai) e Michelle Yeoh (Yu Shu Lien) li trovate invece ai rispettivi link.

Zhang Ziyi interpreta Jen Yu. Cinese, la ricordo per film come Colpo grosso al Drago Rosso - Rush Hours 2, Hero, La foresta dei pugnali volanti, 2046, Memorie di una geisha e The Grandmaster. Anche produttrice, ha 37 anni.


Chen Chang interpreta Lo. Nato a Taiwan, ha partecipato a film come Happy Together, 2046 e The Grandmaster. Ha 40 anni.


La tigre e il dragone ha vinto ben quattro Oscar: Miglior Fotografia, Miglior Colonna Sonora Originale, Miglior Scenografia e Miglior Film Straniero. La pellicola è l'adattamento del quarto libro di una pentalogia scritta dal romanziere Du Lu Wang e conosciuta in Cina come Pentalogia della Gru/Ferro; gli altri libri che la compongono (all'interno dei quali, peraltro, Li Mu Bai e Yu Shu Lien sono personaggi secondari che acquistano importanza solo in seguito) sono La gru terrorizza Kunlun, Spada preziosa, fermaglio dorato, La forza della spada, la lucentezza della perla e Cavaliere di ferro, vaso d'argento. Per finire, Jet Li avrebbe dovuto interpretare Li Mu Bai ma ha rinunciato al ruolo per partecipare a Romeo deve morire (un furbone!). Se La tigre e il dragone vi fosse piaciuto, sappiate che proprio quest'anno è uscito il seguito La tigre e il dragone 2: La spada del destino, che vede tornare Michelle Yeoh nei panni di Yu Shu Lien; non l'ho ancora visto ma nell'attesa posso consigliarvi il recupero di Touch of Zen - La fanciulla cavaliere errante, La foresta dei pugnali volanti, Hero e Fearless. ENJOY!




giovedì 16 aprile 2009

Dragonball Evolution (2009)

La scorsa settimana il buon Dio si è vendicato. Il giorno del Venerdì Santo invece di andare alla Via Crucis come tutti i bravi bambini timorati del Signore sono andata a vedere Dragonball Evolution (2009) di James Wong… e uno dei Bolla Wannasee si è trasformato in un Bolla WannaPUKE.

 


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Andiamo con ordine… la trama: in un’epoca e in una città imprecisata vive uno sbarbatello sfigato di nome Goku, i cui unici interessi sono le ragazze e le arti marziali che il nonno Gohan gli insegna. Il giorno del suo compleanno il nonno gli regala una delle Sfere del Drago che, si dice, riuscirebbero a sconfiggere Lord Piccolo in caso tornasse dopo aver quasi distrutto la Terra epoche addietro ed essere stato imprigionato grazie ad un incantesimo. Peccato che Piccolo ha trovato modo di liberarsi e si rimette a cercare anche lui le Sette Sfere, cominciando intanto a far secco il buon nonno. Parte così per Goku la ricerca delle Sfere, della vendetta e delle donne all’urlo di “Sii te stesso”, con apparizioni più o meno speciali di Bulma, Muten, Yamcha e Chi Chi.


 


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Diceva il buon Kurtz in Apocalypse Now: “Aah… l’orrore. L’orrore.”. E l’orrore è l’unica sensazione che rimane dopo aver visto questo film senza né capo né coda, senza rispetto per l’opera del buon Toriyama che da buon giapponese tamarro non ha capito una mazza di come si costruisce un buon film d’azione e senza rispetto per gli spettatori che han dovuto spendere soldi per questa ciofeca. Analizziamo il film a partire dalla trama che, seppur semplice, ha più buchi che il groviera. Innanzitutto gli sceneggiatori si sono guardati troppe puntate di OC e troppi pochi episodi di Dragonball. Goku non toccherebbe una donna nemmeno ne andasse della sua stessa esistenza, è un campagnolo burino, ignorante e buzzurro con la sola fissa del cibo e delle arti marziali. Nel film il buon Goku cosa fa? Smania per aver la ragazzetta, va a scuola (!) e la sua vita prosegue identica a quella di Peter Parker finché non compare Chichi che lo attizza in mille e più modi (sapevate che la Kamehameha aumenta di potenza di pari passo con l’eccitazione sessuale? No? Sapevatelo, su Rieduchescional Channel!).


Tutto cambia quando compare di nuovo Lord Piccolo. Domanda: come ha fatto a tornare? Chi rammenta bene la saga sa che il colpo Ma Fu Ba (imbottiglia il Demone) viene utilizzato da Dio in persona per imbottigliare Piccolo in una boccetta. Al di là del fatto che qui il Ma Fu Ba viene eseguito su una teiera di ghisa da un certo Si Fu Norris (bonzo nero di origini indiane col un cognome affatto casuale… ma come si fa?!) il bello è che non viene spiegato come fa Piccolo a liberarsene. Forse è stato tirato fuori dalla zoccolona senza nome che lo accompagna? Mistero della fede. Alla fine lo spettatore verrà a scoprire chi è il demone mai sentito nominare che accompagnava Piccolo prima di venire imprigionato, ma è un colpo di scena che porta i fan a rivoltarsi sulle poltrone e tuttora non spiega la liberazione del nostro amatissimo Namecciano (sapevate che i Namecciani sono una razza GUERRIERA che minacciava di distruggere la Terra? No? Sapevatelo, su Rieduchescional Channel!).


Ma torniamo alla morte di Gohan e alle Sfere del Drago: queste sono diventati dei Palantir di Tolkeniana memoria, fanno vedere presente, passato e futuro e ci collegano anche al regno dei morti. Meglio di Sky! Ovviamente si possono trovare col Dragon Radar creato da una Bulma che ha imparato pure ad usare le armi manco fosse un agente segreto. Peccato che questo Dragon Radar trovi le sfere quando ne ha voglia: se un secondo prima lei e Goku provavano a trovare Muten cercando l’indirizzo sull’elenco telefonico, un secondo dopo, immobili nello stesso posto, sentono suonare il radar che indica loro in una botta sola casa di Muten e sfera posseduta dal vecchiaccio. Ora, a meno che la Sfera non goda di vita propria non poteva essersi mossa. Ma, al di là di questo, come diamine fai a non trovare l’unico demente che vive in un Castello diroccato su un isolotto al centro esatto di una città futuristica? Almeno nel manga viveva su un’isola sperduta nell’oceano..


Ma la scena assolutamente più allucinante è quella in cui Piccolo, incarognito a bestia, decide di punire i nostri con dei mostri creati col suo sangue. Premesso che questi mostri non si vedono ma si intuiscono (maledizioni del low budget?), l’unico loro utilizzo è quello di far da passerella di cadaveri affinché Goku possa attraversare la lava di un vulcano al centro del quale si trova la sfera. Peccato che lo sbattimento del nostro eroe si rivela inutile visto che, una volta presa la Sfera, ritorna dai suoi amici… seguendo un sentiero? Volando? Teletrasporto? Ma se è così pippa che non riesce nemmeno a sparare la Kamehameha.. (ah, sapevate che la Kamehameha viene usata anche come defibrillatore e pacemaker? No? Sapevatelo, su Rieduchescional Channel!).


 


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I personaggi e gli attori sono delle barzellette. Justin Chatwin, ovvero Goku, è un bamboccio monoespressivo, mollo come la panissa, incapace di opporsi al nonno e al Maestro Muten (dialogo tipo, ripetuto almeno 10 volte nel film assieme alla frase fatta Credi in te stesso: “Eh, Goku, tu dovresti usare la Kamehameha… ma no, non sei ancora pronto” “….va bene.”). Quest’ultimo è ovviamente ridicolo. Al di là del fatto che Chow Yun Fat è troppo giovane per la parte ma tutta la carica maniaca e porcella di Muten è andata a farsi friggere, inoltre le mosse per richiamare la Kamehameha e quelle per attuare la Masenko fanno schifo, nemmeno Japino avrebbe coreografato cose così trash per la Carrà! Joon Park, che interpreta Yamcha, è forse l’essere più orrendo sulla faccia della Terra, l’unico uomo al mondo con le labbra naturalmente bordeaux. Come direbbe Elio, un tamarro dietro un angolo che voleva in***armi la Sfera del Drago. Sorvolerò sul fatto che Emmy Rossum ha un bozzo sulla faccia grande quanto il Monte Fuji e che gli altri comprimari femminili hanno il carisma di due bambole gonfiabili per concentrarmi su lui: Piccolo!! Niente antenne, un verde che pare più tendente al vomito che ad altro, un trucco orrendo che lascia intravedere sotto la calotta di gomma usata per simulare una testa pelata i capelli di James Marsters.. che poverino, è fico, d’accordo. Ma me lo fanno vedere solo 10 minuti in tutto il film e pure male!! Cacca su di loro!


 


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Cacca: la parola chiave per indicare la fotografia e gli effetti speciali. Un mal di testa continuo con quel vizio maledetto di creare sfondi e nebbie al computer, tutto caotico e sfocato. Dell’orrendo trucco ho già parlato, così come degli inutili mostri che non si vedono ma ci sono. Ma è interessante vedere che in un film che dovrebbe essere di arti marziali queste ultime non ci sono, e le coreografie delle battaglie sono qualcosa di raccapricciante, roba da far rimpiangere i vecchi film con Bud Spencer e Terence Hill (almeno lì si picchiavano…). Bella la scena finale della trasformazione, l’arrivo di Shenron e l’utilizzo improprio che viene fatto delle famose Capsule, che diventano degli enormi oggetti contundenti, ma questi sprazzi di bellezza impallidiscono di fronte alla battaglia finale tra Piccolo e Goku: come ben ha detto il mio compagno di sventura, “Sembra che sia scoppiata una fabbrica di fuochi d’artificio a Napoli” ed infatti c’è uno scambio pressoché ininterrotto di scintille colorate e fischianti, che si conclude in una sboronata conclusiva luminosa difficile da sopportare. Del finale “aperto” tenuto per dopo i titoli di coda non parlo, perché sarebbe come sparare sulla croce rossa. Simpatico il regista, che spera di poter avere un seguito a quest’immondizia. Così simpatico che dopo avervi consigliato di non vedere il film andrò a pregare la Morte affinché lo perseguiti e infine lo colga come nel film Final Destination… sperando che ad Eiichiro Oda non venga mai in mente di lasciare agli americani un’eventuale trasposizione cinematografica di One Piece e confidando che lo Yattaman di Takashi Miike mi mostri un raggio di luce.


James Wong è il regista di codesta ciofeca. Oddio, non che la sua carriera sia stata sfolgorante, ma alcuni suoi film non sono male. Non ho mai visto The One, con Jet Li, ma Final Destination non era male (anche se il terzo episodio, sempre diretto da lui, mi manca.) Ha diretto anche un episodio di X-Files. Nato ad Hong Kong, ha 50 anni ed è anche produttore e sceneggiatore.


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Justin Chatwin interpreta Goku. Poveraccio, il ragazzo è pessimo, ma non a caso è reduce da piccole particine, comparsate insignificanti, seppur in grandi produzioni televisive e cinematografiche americane. Tra i suoi film figurano Identità violateLa guerra dei Mondi, mentre per il piccolo schermo ha lavorato in Taken, Lost, Weeds e Smallville. Ha 28 anni e un film in uscita. 


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James Marsters... è figo, ed interpreta Piccolo. Per me costui rimarrà sempre quel grand'uomo di Spike in Buffy The Vampire Slayer, vampiro sexy e tamarro come pochi, da bava alla bocca ancora adesso a riguardar le puntate. Non che il resto della sua carriera sia stata così fortunata, anche lui perso in piccole particine. Tra i suoi film rammento Il mistero della casa sulla collina mentre per la tv ha partecipato a Millenium, Angel, Senza traccia, Smallville, Numb3rs. Ha 46 anni e due film in uscita.


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Chow Yun - Fat interpreta il Maestro Muten. Nato ad Hong Kong, è uno dei più famosi interpreti del cinema d'azione asiatico ed internazionale, ed è un peccato vederlo così sacrificato. Tra i suoi film ricordo The Killer, Anna and The King, La tigre e il dragone, Il monaco, Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo. Ha 54 anni e tre film in uscita.


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Emmy Rossum interpreta Bulma. Un vero peccato che la Christine de Il Fantasma dell'Opera si sia abbassata a fare questo filmetto che la sgrazia un totale. L'attrice Newyorchese ha recitato anche nello splendido Mystic River e in L'alba del giorno dopo. Ha 22 anni.


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Joon Park lo nomino solo per mostrare ai fedeli lettori la faccia orrenda con cui interpreta Yamcha. Ha partecipato solo a Speed Racer per ora, è cresciuto in America, ha 30 e se Dio vuole nessun altro film in uscita. Si prega di confrontare la bellezza di un cartone animato con la mostruosità di un essere vivente...


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E ora, dopo siffatto scempio, gustatevi il VERO combattimento tra Goku e Piccolo. La finale del Torneo Tenkaichi, e la sconfitta del verde e meraviglioso Namecciano. ENJOY! soprattutto voi che, come me, avete avuto la sfiga di vedere l'Evolution!



 



mercoledì 28 gennaio 2009

Bolla Wannasee: Dragonball Evolution

Ultimamente non sono troppi i film che vorrei vedere, sia perché sono tutti più o meno uguali (vedi Il Mai Nato oppure Il Sussurro del Diavolo, solo per citarne due di prossima uscita dai trailer ispiranti ma che già temo siano banali e già visti…) sia perché in effetti nessuno merita di essere discusso.



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Ma Dragonball Evolution, in uscita questa primavera beh… promette di essere abbastanza trash e contemporaneamente attesissimo!

Per chi non conoscesse il manga Dragonball di Akira Toriyama e la serie televisiva che ne è nata, lunga come la Quaresima e replicata su Italia Uno ininterrottamente dai lontani anni ’90, composta da Dragonball, Dragonball Z e relativo orrendo spin-off Dragonball GT, questa è, in breve, la trama, possibilmente priva di spoiler: Son Goku è un bambino dotato di coda da scimmia e una forza sovraumana. Dopo la morte del nonno adottivo incontra una ragazza di nome Bulma, alla ricerca di sette oggetti misteriosi chiamati Sfere del Drago (Dragonball appunto). La leggenda narra che queste sette sfere riunite tutte assieme possano richiamare il Drago ed esaudire un desiderio.. e da questo semplice presupposto nasce una trama che si sviluppa tra ricerche, pericoli, duelli, arti marziali, eserciti, mostri, alieni e quant’altro, seguendo la crescita di Goku, Bulma e degli altri personaggi che a mano a mano verranno introdotti.






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Premesso che a partire dalla Saga dei Sayan quello delle sfere e del Drago diventa un mero pretesto per raccontare una storia di guerrieri esperti in arti marziali, la prima parte del manga/anime è fresca ed innocente come può essere la mente fantasiosa di un bambino. E dal trailer che ho visto mi pare che il periodo che gli sceneggiatori hanno deciso di mostrare al pubblico USA sia questo, a partire dall’incontro con Bulma. Un’introduzione, quindi, sebbene Goku sia già adulto (sarebbe stato assurdo, a mio avviso, fare il film con un bambino…) o comunque ragazzo, che mescola i primi episodi del manga agli ultimi della prima serie, con l’avvento di un Grande Mago Piccolo in gran forma e giovine, interpretato nientemeno che da quel gran pezzo di Ubaldo che è James Marsters (Spike in Buffy The Vampire Slayer).






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Il cast, oltre al suddetto gran fico, conta attori del calibro di Chow Yun Fat nel ruolo del maestro Roshi (il Genio delle Tartarughe? Un po’ troppo giovane…), dragonball-fat-roshiEmily Rossum, ovvero la Christine del Phantom Of The Opera diretto da Joel Shumacher, sarà una Bulma con le extention e senza capelli color acquamarina. untitled

Nei panni di Goku uno sbarbatello semisconosciuto che risponde al nome di

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mentre il regista è James Wong, che ci ha già regalato Final Destination e il suo terzo seguito. Tra gli altri personaggi presenti e presi paro paro dal manga ci sono Chi Chi, Yamcha e il nonno di Goku, mentre mancano gli animaletti Pual e Olong, così come il fido Crilin.

 

La cosa buona è che costumi e make up sono stati aggiornati al buongusto comune e resi meno pacchiani, come già è successo per gli X-Men, Spiderman, Fantastici 4 ecc., a differenza del vecchio Dragonball – Il film (Dragonball: The Magic Begins), una produzione taiwanese del 1989 che prima o poi recensirò perché davvero trash… vedere per credere!!







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Insomma un film che attendo con trepidazione, se non altro per farmi due risate. A voi il trailer… ENJOY!




 

giovedì 31 maggio 2007

Pirates of the Caribbean (2003-2007)

E' finita, purtroppo, una delle più belle saghe cinematografiche degli ultimi anni. Ieri sera ho visto Pirati dei Caraibi - Ai Confini del Mondo e devo dire che il livello qualitativo dell'intera Saga si è mantenuto alto fino alla fine, almeno per chi come me ha sempre adorato i film d'avventura, i pirati, le storie di cappa e spada e, ovviamente, Johnny Depp.

E pensare che è nato tutto da un'attrazione di Eurodisney che nessuno si filava, la versione francese dei nostri Cosari a Gardaland. Un film affidato a Gore Verbinski, quello del Topolino sotto sfratto, e di altri film non proprio memorabili fino al 2003. A farci ben caso, il primo Pirates of the Caribbean doveva essere a sé stante, tanto che potrebbe venir benissimo slegato dagli altri due, grazie anche all'ottusa distribuzione italiana che ha titolato il primo La maledizione della prima luna e solo dal secondo in poi ha cominciato ad usare il Pirati dei Caraibi.


Non saprei onestamente cos'ha garantito il successo mondiale di queste tre pellicole, posso solo dire cosa ne penso io:



Il primo film, La maledizione della Prima Luna, presenta già tutti gli elementi che caratterizzeranno la saga, ovvero avventura a palate, effetti speciali spettacolari, una regia di ferro, ironia, personaggi ben caratterizzati e soprattutto il Jack Sparrow di Johnny Depp, un cialtrone con le movenze da Fabius, influenzato dal look rock di Keith Richards, che in originale fa ancor più sbellicare. Ovviamente il primo film getta solo le basi della saga, e a riguardalo è ingenuo e fresco nella sua semplicità, e i personaggi riflettono bene questo. C'è la principessa innamorata dell'ingenuo garzone, il pirata svanito e buffone, privo di qualsiasi onore, e un villain perfetto, privo di qualsivoglia pietà. Il film d'avventura per eccellenza, con un eccellente happy ending. 



Il secondo film, La maledizione del forziere fantasma, segna la svolta della trilogia, ed è molto più adulto e cupo del primo,continuando tuttavia a mantenere quell'ironia e quelle gag che sono tipiche del capostipite.
Nonostante solitamente le trilogie peggiorino invece di migliorare, il secondo film non si limita a scopiazzare il primo. Innanzitutto montaggio e regia, così come gli effetti speciali, progrediscono in maniera impressionante, inoltre i protagonisti maturano. Elisabeth, la principessa ingenua, cresce e conosce il dolore, l'amore non è più puro e semplice ma i sentimenti che prova per Will vengono messi in discussione, anche dalla palese attrazione che la ragazza prova per Jack Sparrow. Inoltre, il cattivo di turno, Davy Jones (un incrocio tra una seppia, un granchio e il Fantasma dell'Opera) e' molto piu' complesso e romantico di quanto non appaia in realta'. Vecchi personaggi tornano e vengono usati in modo completamente nuovo, e i nuovi personaggi aggiungono freschezza al tutto e serviranno per porre le basi della terza pellicola, oltre ad aggiungere interessanti elementi alla trama ( Tia Dalma è un personaggio splendidamente affascinante e sentirla parlare in originale con quell'assurdo
patois è da urlo).


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Quest'ultimo (forse) capitolo della Trilogia, Ai confini del mondo, mantiene la complessità e le atmosfere cupe del secondo film, aggiungendo una vena di misticismo e sequenze che definire oniriche è dir poco, visto che sono veri e propri deliri psichici. Vengono riprese e risolte tutte le questioni lasciate in sospeso nel secondo film, i personaggi incontrano il destino che si erano preparati e vengono mostrati altri nuovi ed interessanti pirati. La scena iniziale è un capolavoro di ironia e azione (in alcuni punti sembra un omaggio tuttavia a La città incantata di Hayao Miyazaki), Jack Sparrow se possibile è anche più assurdo e incomprensibile del solito, gli intrighi a base di inganni, macchinazioni nascoste e vendette più o meno palesi sono portati all'ennesima potenza e la sequenza del matrimonio in battaglia e del Maelstrom entreranno sicuramente negli annali, perché sono un capolavoro. Il tutto viene scandito dalle note della ballata piratesca, e si sente aleggiare quella tipica malinconia di un'epoca alla conclusione; il fil rouge del film è libertà e ritorno all'innocente avventura. Certo, ci sono alcuni buchi nella trama e potenzialità sprecate (la Dea Calypso per esempio serve solo a faci vedere Davy Jones al naturale: sarebbe stato molto più interessante un flashback) ma si perdono nella grandiosità di un film che finalmente, per la gioia dei fans tutti, ci regala la vista di Keith Richards nei panni del papà di Jack.


Il regista della trilogia è lo stesso per tutti i film, Gore Verbinski. La sua filmografia è tutta recentissima, non proprio eccelsa. Ha esordito nel 1997 con il divertente Topolino sotto sfratto, proseguito con il deprimente (nonostante uno splendido James Gandolfini) The Mexican e girato il dignitoso remake americano di The Ring. Ha 43 anni, per ora nessun film in uscita.



Johnny Depp è Capitan Jack Sparrow, il cuore della pellicola e probabilmente uno degli ingredienti principali del suo successo, nonché uno degli attori più versatili ed abili degli ultimi decenni, se non il migliore.



Il buon vecchio Johnny ha esordito nel lontano 1984 con un film ormai cult, Nightmare dal profondo della notte, ove interpretava il ragazzo della protagonista Nancy e veniva ucciso in un modo talmente spettacolare che se non avete il DVD non riuscirete MAI a vederlo a causa della censura (peraltro tornerà in un cameo nell'orrido Nightmare 6 - La fine come Oprah Noodlemantra). Da allora, il ruolo in 21Jump Street e una marea di film splendidi, soprattutto come musa di Tim Burton con il quale ha girato Edward mani di forbice, Ed Wood, Il mistero di Sleepy Hollow e Charlie e la fabbrica di cioccolato, oltre ad aver dato voce e fattezze a Victor ne La sposa cadavere. Tra le sue pellicole più belle ricordo Donnie Brasco, Paura e delirio a Las Vegas, Chocolat, From Hell, C'era una volta in Messico. Ha 44 anni e cinque film in progetto, tra cui il nuovo musical di Burton, Sweeney Todd e, pare, i due seguiti di Sin City.



Geoffrey Rush è Capitan Barbossa, il nemico per eccellenza di Capitan Jack Sparrow, nonché villain della prima pellicola.


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L' attore australiano, ha vinto  un oscar come miglior protagonista per Shine,  che gli ha donato fama internazionale. Tra i suoi film Elisabeth, Shakespeare in Love, Il mistero della casa sulla collina: inoltre ha prestato la voce a Nigel in Alla ricerca di Nemo. Ha 56 anni e un film in uscita.


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Orlando Bloom interpreta Will Turner, il bel garzone innamorato di Elisabeth. Non sto a mettere foto del prima e dopo perché essenzialmente il ragazzone non cambia. Il successo internazionale dell'Orlando deriva da un'altra trilogia, quel Signore degli Anelli dove ha fatto sbavare milioni di ragazzette allupate nei panni dell'elfo Legolas, anche se aveva già avuto una particina in Wilde. Dopodiché ha partecipato ad altre innominabili superproduzioni in costume, e l'unico film che vale la pena di citare per me è Elizabethtown. Ha un film in uscita e 30 anni.



Keira Knightley interpreta la contesissima Elisabeth Swann, destinata a diventare pirata e combattente. L'attrice inglese è stata coprotagonista dell'inquietantissimo The Hole, e del successo inaspettato Sognando Beckam. Ha 22 anni e 3 film in uscita.



Chow Yun-Fat interpreta Sao Feng, uno dei nuovi pirati introdotti nella pellicola, quello dove si recano all'inizio i protagonisti. L'attore di Hong Kong, dopo miriadi di film mai arrivati sul mercato italiano, ha recitato anche in produzioni internazionali come Anna e il Re e La Tigre e il dragone. Ha 42 anni e due film in uscita.


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Citare tutti gli altri bravissimi attori coinvolti mi prenderebbe un post lungo kilometri, quindi, finisco in breve con due attori che stimo per vari motivi.Jonathan Pryce interpreta il Governatore Swann (per una biografia di costui si veda il post su Qualcosa di Sinistro sta per Accadere). Bill Nighy, che interpreta Davy Jones, è stato il patrigno PHILIP in Shaun of the Dead.


 


Ed ora ecco l'attrazione di Eurodisney che ha ispirato il film.... con un ospite d'eccezione!!


 



Ah, ricordate: rimanete fino alla fine dei titoli di coda in tutti e tre i film. C'è sempre una bella sorpresa in agguato!

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