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mercoledì 16 agosto 2017

Annabelle: Creation (2017)

Nonostante la chiusura estiva del multisala non potevo certo perdere Annabelle: Creation, diretto dal regista David F. Sandberg. Come sarà andato l'ennesimo appuntamento con la pupazza più bastarda del cinema horror recente? (Male. Malissimo.)


Trama: anni dopo la morte della figlioletta, un fabbricante di bambole e la moglie ospitano in casa un gruppo di orfane e la suora loro tutrice. Inizialmente felici davanti a tanta fortuna, le ragazzine e la suora scopriranno che avrebbero fatto meglio a rimanere senza un tetto sulla testa...


Come si fa a scrivere un post su un film che non ho visto? Io ricordo benissimo che il primo Annabelle non era nulla di che sia per quel che riguarda la regia che la trama eppure mi aveva spaventata parecchio; nel caso di Annabelle: Creation, però, parliamo di vero terrore, di un'ora e 49 minuti di tensione costante, di maschi che urlavano in sala come Solange dopo una manicure sbagliata, di bestemmie volanti, di un sollievo devastante alla comparsa della scritta "fine primo tempo", della sensazione di avere corso i 100 metri piuttosto che essere rimasta seduta in poltrona al cinema. Davanti a un film durante il quale più volte ho ribadito al mio amico "non ce la faccio più, basta, andiamo via!" prima di mettermi a strillare incurante della natura pubblica di un cinema, come posso parlare con cognizione di causa della regia (che a me è sembrata valida, con movimenti di macchina strani e una cura del dettaglio molto piacevole ma considerate il fatto che esisteva il terribile "filtro mano" quindi la particolarità percepita poteva anche semplicemente derivare dal modo contorto in cui stavo seduta in poltrona...), degli effetti speciali o degli interpreti? Annabelle: Creation è sicuramente derivativo, stiamo pur sempre parlando del quarto capitolo di una franchise, però non è stupidello come Annabelle, che a tratti sembrava la versione poveraccia di Rosemary's Baby, bensì è permeato di una cattiveria tale da far tremare i polsi persino a Ouija: L'origine del male. Benché, infatti, il bodycount finale sia esiguo, la sceneggiatura di Gary Dauberman (il quale ha evidentemente imparato dagli errori di Annabelle) non ha un solo momento morto e sfrutta ogni topos legato a bambole assassine, possessioni demoniache, case infestate, patti col demonio e malvagio pupazzame assortito per far letteralmente ca*are in mano lo spettatore, agendo in sinergia con un regista particolarmente amante del buio e di ciò che in esso si nasconde.


Tolta infatti la cattivissima faccia da ca**o di Annabelle (che vorrei capire quale bambina sana di mente vorrebbe averla in casa o anche solo sfiorarla e 'sto cretino di fabbricante ne avrebbe costruite ben CENTO, mica una, Cristo!) quello che fa più paura è ciò che non viene mostrato: corridoi bui, palline che vengono scagliate nell'oscurità, pozzi profondi, angoli morti dove potrebbe nascondersi la qualunque, lampadine che si svitano o esplodono lasciando la vittima inerme a pregare tutte le inutili divinità del creato, stanze enormi dove qualcosa si muove appena oltre la messa a fuoco della cinepresa, specchi che mostrano ombre inquietanti, sono tutti elementi visivi che annichiliscono lo spettatore rendendolo incapace di prevedere il jump scare perché, di fatto, Annabelle: Creation è uno jump scare continuo. Come ho detto, non c'è un attimo di tregua e persino il finale, che si collega direttamente ad Annabelle, è un'ultima zampata di cagarella sicura. Diretta conseguenza di questa scelta di "non mostrare" è l'aria molto artigianale di Annabelle: Creation, che si appoggia a pochi effetti speciali di ottima fattura, incentrati soprattutto sulla figura del demone nascosto all'interno della bambolaccia, e a delle scenografie molto belle ed evocative, zeppe di croci più o meno rovesciate ed elementi horror nascosti qua e là. Detto questo, io avevo già subodorato la morte per attacco cardiaco dopo aver visto la faccetta inquietante della piccola Lulu Wilson, nuova reginetta dell'horror che già aveva dato molte soddisfazioni in Ouija: L'origine del male, ma diciamo che anche tutti gli altri attori (a parte le due mocciose anonime messe giusto per far numero) hanno il loro perché e non sembrano dei pezzi di carne da macello che aspettano solo l'arrivo di Annabelle a farli morire d'ansia. Poi, per carità, può anche darsi che mi sia inventata tutto e che Annabelle: Creation sia un film orribile e per nulla pauroso: tanto, chi l'ha visto?


Del regista David F. Sandberg ho già parlato QUI. Miranda Otto (Esther Mullins) e Anthony LaPaglia (Samuel Mullins) li trovate invece ai rispettivi link.

Stephanie Sigman interpreta Sorella Charlotte. Messicana, ha partecipato a film come il bellissimo Miss Bala, Spectre, Once Upon A Time in Venice e alla serie Narcos. Ha 30 anni.


Nella foto delle suore in Romania, quella che Sorella Charlotte fa vedere al Sig. Mullins, si intravede una suora in penombra: quella suora non è altro che l'entità malvagia di cui parlerà The Nun, girato proprio in Romania ed ennesimo spin-off della saga iniziata con L'evocazione e continuata con The Conjuring - Il caso Enfield, dove la suora compare per la prima volta; The Nun dovrebbe uscire l'anno prossimo mentre The Conjuring 3 al momento è in fase di sceneggiatura e ci sono voci persino sulla realizzazione di un film relativo all'Uomo Storto del secondo The Conjuring. Inutile dire che converrebbe recuperaste tutta la franchise e ovviamente Annabelle se questo Annabelle: Creation vi fosse piaciuto. ENJOY!



venerdì 10 ottobre 2014

A Good Marriage (2014)

Non posso farne a meno, lo sapete. Quando sento dire "tratto da un racconto di Stephen King" mi butto a pesce. Seguendo questa massima ho deciso di guardare A Good Marriage, diretto dal regista Peter Askin e sceneggiato dal Re partendo dall'omonimo racconto contenuto nella raccolta Notte buia, niente stelle.


Trama: Darcy e Bob sono sposati da 25 anni e il loro, come da titolo, è un bel matrimonio. Una sera in cui Bob è fuori per lavoro Darcy scoprirà però qualcosa che manderà in frantumi tutte le sue convinzioni...


Per parlare degnamente di A Good Marriage bisognerebbe partire dal racconto da cui è tratto, ovviamente con tutta l'onestà possibile. E' necessario quindi che io indossi un dolorosissimo cilicio e ammetta, senza troppi giri di parole, che A Good Marriage NON è il racconto migliore scritto da Stephen King o, meglio, si legge bene proprio perché la scritto lui, con i suoi tic, la sua capacità di rendere vivi i personaggi, le sue adorabili lungaggini e i suoi sproloqui ma il "succo" del racconto è troppo inconsistente per poterne trarre un film degno di questo nome. Non posso e non voglio togliere alcuna sorpresa a chi non avesse mai letto Un bel matrimonio, tuttavia devo per forza specificare che il racconto funziona essenzialmente in virtù della sua natura letteraria, che porta il lettore a vivere diversamente i tempi ristretti della vicenda e ad angosciarsi assieme ad una protagonista che, di punto in bianco, vede la sua vita sprofondare in un'oscurità terribile ed inaspettata senza avere l'impressione di leggere una grottesca sceneggiata. Ovviamente, trasponendo Un bel matrimonio su pellicola il gioco non regge e spuntano fuori tutti i limiti di una storia che, privata di ogni vezzo Kinghiano, diventa la versione triste dei peggiori thriller del ciclo Alta Tensione, con l'aggravante di avere per protagonista un pirla e una povera sfigata. Anzi, no. La cosa più grave è che sia stato King stesso a scrivere la sceneggiatura, dimostrando ancora una volta come il mio Re non riesca ad utilizzare al meglio il mezzo cinematografico, un'incapacità congenita che lo porta ad distruggere le sue stesse opere con clamorosi passi falsi (l'introduzione iniziale, per esempio, rivela subito il twist alla base dell'intero racconto, quanto al finale mi chiedo come sia possibile far passare per accidentale una caduta non dalle scale, ma dalla balaustra in cima alle stesse...) che sicuramente non invogliano dei neofiti a recuperare i suoi romanzi!


Siccome non voglio dire altro sulla trama, passo subito alla realizzazione, sebbene ci sia pochissimo da aggiungere. La regia di Peter Askin è piatta e televisiva (non televisiva a livello Breaking Bad ma a livello Il segreto), tanto che le scene più paurose non sono quelle "thriller", che sono poche e di una banalità sconcertante, bensì quelle delle feste a cui partecipano i due coniugi, tristi come solo i ricevimenti USA all'interno dei telefilm possono essere. Parlando dei due protagonisti, Joan Allen non è male, anzi, è perfetta per il ruolo di una normalissima signora benestante di mezz'età e bell'aspetto, non particolarmente intelligente né forte (è molto carina e credibile quando si ingozza di caramelle o quando crea l'"atmosfera" in camera da letto coprendo la lampada con un foulard rosso...) e, fortunatamente, la sua presenza sullo schermo è preponderante rispetto a quella del co-protagonista Anthony LaPaglia. Mollo, inespressivo e leppego, l'attore australiano è veramente terribile a vedersi e a sentirsi, anche perché quei dialoghi che funzionavano così bene su carta, ascoltati in un film risultano terribilmente sciocchi e banali. L'inquietante riflessione sulla banalità del male, sullo "specchio oscuro" della borghesia e del matrimonio, sui misteriosi meccanismi che regolano la vita coniugale, tutto viene inghiottito dal tedio e trasformato in uno scontatissimo thriller privo di emozione alcuna. Evitate A Good Marriage senza remore, datemi retta!


Di Kristen Connolly, che interpreta Petra, ho già parlato QUI mentre Stephen Lang, che interpreta il detective Holt Ramsey, lo trovate QUA.

Peter Askin è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Una spia per caso e il documentario Trumbo. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 74 anni.


Joan Allen interpreta Darcy. Americana, ha partecipato a film come Manhunter - Frammenti di un omicidio, Peggy Sue si è sposata, Gli intrighi del potere - Nixon, Tempesta di ghiaccio, Face/Off, Pleasantville, Hachiko - Il tuo migliore amico e a serie come Ai confini della realtà. Anche produttrice, ha 58 anni.


Anthony LaPaglia interpreta Bob. Australiano, ha partecipato a film come Amore all'ultimo morso, Il cliente, Mosche da bar e a serie come Magnum P.I., Ai confini della realtà, Hunter, Racconti di mezzanotte, Frasier, CSI - Scena del crimine e Senza traccia. Anche produttore e sceneggiatore, ha 56 anni e cinque film in uscita.


Piccola curiosità: quella di A Good Marriage è la seconda sceneggiatura scritta direttamente da Stephen King partendo da un suo romanzo, la prima è stata Pet Sematary che, decisamente, gli è venuta meglio! ENJOY!

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