Ci siamo arrivati, finalmente. Oggi in America uscirà la prima puntata della nuova serie di Twin Peaks e io sono talmente in fibrillazione che ho deciso di festeggiare ripassando con Fuoco cammina con me (Twin Peaks: Fire Walk with Me), diretto e co-sceneggiato nel 1992 dal regista David Lynch.
Trama: nella città di Deer Meadows, due agenti dell'FBI indagano sulla morte della giovane Theresa Banks e uno dei due scompare misteriosamente. Un anno dopo, a Twin Peaks, Laura Palmer affronta gli angoscianti ultimi giorni della sua vita...
Pare che David Lynch abbia detto che Fuoco cammina con me sarà fondamentale per la terza stagione della sua creatura televisiva. Buono a sapersi, visto che io, alla veneranda età di 36 anni e al mio quarto recupero dell'intera serie, non avevo ancora avuto modo di guardare lo sfortunato film che fa da prequel all'intera vicenda. Perché dico sfortunato? Beh, perché nel 1992 se l'erano filato in pochi, di Laura Palmer non fregava più nulla a nessuno, per l'undicenne Bolla c'era un simpatico divieto ai minori di 14 anni a bloccare l'ingresso al cinema e al momento del passaggio televisivo i miei pensieri erano già lontani da una serie che avevo concluso solo "per sentito dire", troppo terrificante e complicata per una bambina delle elementari. All'età di 36 anni sono dunque arrivata vergine all'appuntamento con Fuoco cammina con me e me lo sono goduto tutto, dall'inizio alla fine, senza guide, teorie complottistiche, trattati sulle Logge, tomi dedicati a Lynch e quant'altro: me lo sono goduto come il pezzo mancante di una serie che ho imparato ad amare, al netto dei riferimenti Lynchiani e dello stile particolare del regista, cercando risposte a domande che mi porto dietro da più di vent'anni e rimanendo sconcertata davanti all'insorgere di nuovi dubbi. Che fine ha fatto l'agente Desmond? Chi diamine è Judy? E il gigante perché non c'era? Immagino che lo zoccolo duro di fan avrà una risposta a tutte queste domande e mi riderà dietro ma io non leggo da anni Il Diario segreto di Laura Palmer (dietro c'è una storia simpatica ma non voglio annoiarvi), non sono riuscita ad acquistare e leggere The Secret History of Twin Peaks e dubito, purtroppo e pur avendo la fighissima edizione bluray che comprende l'opera omnia TwinPeaksiana, di riuscire a guardare entro domenica Twin Peaks: The Missing Pieces, un'ora e mezza di scene eliminate da Fuoco cammina con me, quindi mi ritrovo persa come un tacchino (gobble, gobble) nel mais o nella garmonbozia, fate voi.
Il limite che, a mio avviso, ha segnato il flop di Fuoco cammina con me è semplicemente quello di essere stato realizzato esclusivamente per chi aveva seguito Twin Peaks all'epoca e di essere non tanto un film DI Lynch quanto un film SU Twin Peaks, impossibile da vedere come pellicola a sé stante e giustamente incomprensibile per lo spettatore occasionale. Siccome ho avuto pietà del Bolluomo e non gliel'ho fatto guardare non saprei definire il valore di Fuoco cammina con me slegato dalla serie televisiva. Probabilmente, preso da solo, come horror psicologico non varrebbe una cicca e risulterebbe, soprattutto nella parte introduttiva legata all'omicidio di Theresa Banks, un'accozzaglia di personaggi, visioni ed elementi inquietanti ma inutili, capaci di scoraggiare il 90% degli spettatori. La seconda parte, quella dedicata agli ultimi giorni di Laura Palmer, è invece più "coerente" e compatta, per quanto anch'essa zeppa di elementi che ad un non fan della serie rischiano di dire poco o nulla. Spogliato da tutti i suoi orpelli, Fuoco cammina con me verte sulla discesa all'inferno di una ragazza costretta a vivere ogni notte un trauma terribile, trascinata lentamente ma inesorabilmente verso un "lato oscuro" che la priva delle sue ultime vestigia di innocenza; Laura fa uso di cocaina, si prostituisce, beve, ferisce chi ama, perverte letteralmente il sogno della reginetta del paese diventando oggetto sessuale per quasi tutti gli uomini che hanno a che fare con lei, tutto per sfuggire a quell'oscurità che inesorabilmente la reclama a sé dall'età di dodici anni. Gli ultimi giorni della ragazza sono un tripudio di angoscia, costellati di goffi tentativi di chiedere aiuto (che piacere rivedere lo sfortunato Harold!) e vaghi attimi di lucidità in cui Laura cerca di allontanare da sé le uniche due persone innocenti che ancora le sono amiche, la fida Donna e l'amato James, troppo ingenui e "puri" per venire sporcati dal male che infesta il corpo e l'anima della bionda antieroina. Come già nella serie, la partita per l'anima di Laura viene giocata sia nella realtà tangibile sia nella misteriosa Loggia Nera, popolata da spiriti dagli scopi imperscrutabili che si nutrono del dolore umano, e queste due dimensioni spesso si incontrano e si annullano, così come accade al tempo e allo spazio, in un modo che solo pochi eletti (Cooper, la signora del ceppo, gli ospiti degli spiriti, solo per fare qualche nome) riescono a cogliere senza comprenderlo nella sua interezza. Ma qui, ovviamente, si sconfina nel lynchiano e nel territorio strettamente legato a Twin Peaks.
Come ho già detto, è durante la prima parte del film che lo spettatore occasionale rischia di arrendersi ed è lì che si annidano le domande più insidiose anche per chi ha seguito la serie. Le beghe interne all'FBI e i misteri che circondano Dale Cooper, Philip Jeffries e Chester Desmond sono apparentemente poco legati al cuore della storia di Laura Palmer (benché anche chi non conosce Twin Peaks possa facilmente intuire che il destino di Cooper andrà prima o poi a scontrarsi con quello della biondona) e rischiano di sembrare un riempitivo messo lì giusto per allungare il già corposo metraggio della pellicola. In realtà, tutto fa parte di un puzzle rimasto incompiuto, persino quel David Bowie che compare per pochissimo e che, da vero Uomo caduto sulla terra, è probabilmente rimasto preso nelle maglie della Loggia Nera così come il povero Chester Desmond, avvicinatosi troppo a misteri dai quali non è riuscito a proteggerlo neppure l'addestramento del peculiare Gordon Cole, agente dell'FBI criptico quanto il regista di cui è l'alter ego (o viceversa). Alter ego, doppi negativi (di personaggi o città, ho adorato come Deer Meadows fosse la versione maligna di Twin Peaks), luce vs tenebra, sogni e visioni, sono tutti temi cari a Lynch che tornano prepotenti in questo Fuoco cammina con me, anche se magari non proprio in maniera coerentissima o limpida, e rendono la pellicola un'opera affascinante benché imperfetta, tanto che alla fine delle due ore pare quasi di riemergere da un mondo altro, molto lontano ma anche incredibilmente vicino, ché il male si annida ove meno ci aspetteremmo. Dopo tutto quello che ho scritto vi parrà strano che abbia preferito la prima parte della pellicola alla seconda ma la verità è che adoro personaggi come Cole e Albert (Ciao Miguel, mi mancherai tantissimo...) e vedere un Kiefer Sutherland in versione Stanlio, timidino e pieno di tic, mi ha ricordato molto le atmosfere ironiche di Twin Peaks, atmosfere di cui questo cupissimo prequel difetta, inoltre per un attimo ho sperato in un bell'approfondimento degli spiriti che infestano la Loggia Nera (chi è la vecchia con la borsa del ghiaccio sull'occhio, tra l'altro?), Mrs. Tremond e nipote in primis. Di Laura Palmer o del suo desiderio di autodistruzione non me ne è mai potuto importare di meno, diciamo la verità, inoltre l'interpretazione di Sheryl Lee, con tutto il rispetto, fa spesso cadere le braccia e nella parte dedicata a Twin Peaks mancano troppi personaggi amatissimi, Audrey Horne e Garland Briggs in primis. Unica nota positiva per quel che riguarda il cast è la sostituzione di Laura Flynn Boyle, che ho sempre trovato inadatta al ruolo di Donna Hayward, con Moira Kelly dai grandi occhi innocenti, perfetta per incarnare l'ingenuità un po' invidiosa e un po' sognatrice della migliore amica di Laura. Avendo già scritto un papiro mi fermo qui anche se ci sarebbero mille altre cose da dire: aspetto di recuperare i Missing Pieces e mi preparo spiritualmente per domenica, magari facendo un po' di meditazione alla Dale Cooper! Daje, Coop!
Del regista e sceneggiatore David Lynch, che interpreta anche Gordon Cole, ho già parlato QUI. Sheryl Lee (Laura Palmer), Ray Wise (Leland Palmer), Mädchen Amick (Shelly Johnson), Dana Ashbrook (Bobby Briggs), David Bowie (Philip Jeffries), Miguel Ferrer (Albert Rosenfeld), Heather Graham (Annie Blackburn), Jürgen Prochnow (l'uomo del legno), Harry Dean Stanton (Carl Rodd), Kiefer Sutherland (Sam Stanley), Grace Zabriskie (Sarah Palmer) e Kyle MacLachlan (Dale Cooper) li trovate invece ai rispettivi link.
James Marshall interpreta James Hurley. Americano, ha partecipato a film come Codice d'onore e a serie quali La signora in giallo, Genitori in blue jeans e CSI - Scena del crimine. Anche produttore, ha 50 anni ed è uno dei membri del cast che tornerà anche nella nuova serie di Twin Peaks.
Frances Bay interpreta Mrs Tremond. Canadese, la ricordo per film come Terrore in cima alle scale, Velluto blu, I gemelli, Cuore selvaggio, Aracnofobia, Il pozzo e il pendolo, Critters 3, Il seme della follia e Inspector Gadget, inoltre ha partecipato a serie quali Il tenente Kojak, I Jefferson, Hazzard, Happy Days, Casa Keaton, Saranno famosi, Santa Barbara, ALF, I racconti della cripta, I segreti di Twin Peaks, Hunter, X-Files, La signora in giallo, Clueless, Seinfeld, E.R. Medici in prima linea, Streghe, Tutto in famiglia, Hannah Montana e Grey's Anatomy. E' morta nel 2011, all'età di 92 anni.
Fuoco cammina con me avrebbe dovuto essere il primo di una serie di film atti ad esplorare la mitologia della Loggia Nera ma lo scarso successo della pellicola (e lo scarso entusiasmo degli attori, visto che persino MacLachlan ha tentennato a presenziare nei panni di Cooper mentre Sherilyn Fenn, Lara Flynn Boyle e Richard Beymer hanno direttamente dato forfait) ha portato Lynch ad abbandonare il progetto. Come ho già accennato nel post, Fuoco cammina con me può essere considerato il prequel di Twin Peaks quindi, se vi fosse piaciuto, recuperate I segreti di Twin Peaks, gli altri film di David Lynch e... preparatevi, che da stasera si ricomincia!! ENJOY!
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domenica 21 maggio 2017
domenica 6 luglio 2014
The Night Flier (1997)
Dopo millemila post dedicati agli anime torniamo all'horror che, ovviamente, non deve mancare per rinfrescare l'estate, soprattutto se va a pescare nelle opere del Re. Oggi parlerò quindi di The Night Flier, diretto nel 1997 dal regista Mark Pavia e tratto dal racconto Il volatore notturno, pubblicato sulla raccolta Incubi e Deliri di Stephen King.
Trama: un reporter senza scrupoli viene mandato ad indagare sul fantomatico Volatore Notturno, che si sposta tra i piccoli aeroporti mietendo vittime che vengono ritrovate decapitate e prive di sangue..
Che bestia strana è questo The Night Flier. Diretto da un regista praticamente sconosciuto che poi non ha più girato nulla, nato come pellicola cinematografica ma andato in onda sulla HBO in anteprima, come un qualsiasi film per la TV, popolato di caratteristi e attori quasi sconosciuti o comunque dimenticati: sulla carta, avrebbe dovuto essere una schifezza cosmica, invece è una delle migliori trasposizioni di un'opera di Stephen King e non ha perso freschezza nemmeno dopo quasi vent'anni. Francamente, non ho idea di come sia possibile, sta di fatto che The Night Flier è una gemma oscura in grado di mettere una paura del diavolo e di far comunque divertire sia il fan del Re che lo spettatore meno scafato. La tensione viene gradualmente costruita dal momento in cui ogni dettaglio della vicenda si svela mano a mano che viene scoperto dal protagonista, favorendo l'immedesimazione dello spettatore con Dees nonostante quest'ultimo sia un personaggio incredibilmente cinico e antipatico; il punto della questione, infatti, non è la natura del Volatore Notturno, facilmente intuibile fin dall'inizio, ma il modo in cui Dees passa dall'essere uno scafato giornalista a psicolabile ossessionato, da predatore a preda, con tutto quello che ne consegue. Il Volatore non si vede fino alla fine, ci sono solo le orribili foto delle sue vittime e le testimonianze di chi lo ha intravisto ad alimentare la nostra ansia e la nostra immaginazione, tuttavia sappiamo che quest'essere C'E' e che non ama essere spiato o seguito, che la sua pericolosità non si limita al commettere brutali omicidi ma arriva al punto di insinuarsi come un morbo nella mente delle sue vittime, causandone la follia. Lo squallido mondo dei giornaletti alla Cronaca Vera e il sensazionalismo a tutti i costi vengono così messi alla berlina in modo spietato e la presa in giro serve comunque da monito per chi è troppo credulone o suggestionabile, tanto da arrivare a crearsi dei mostri immaginari o dei complotti inesistenti, una lezione valida tanto vent'anni fa come oggi visto quello che si legge su Facebook e internet.
La bellezza di The Night Flier risiede dunque nel modo in cui il già bel racconto di Stephen King (dotato peraltro di un "seguito", Popsy) è stato trasformato in una storia dalle molte sfumature, lontana dal semplice slasher, dove anche le citazioni Kinghiane (leggetevi tutti i titoli degli articoli sulla copertina dei giornali appesi in redazione e ascoltate con attenzione gli aneddoti di Dees...) hanno il loro perché e sono funzionali allo sviluppo della trama. A reggere tutta questa intrigante costruzione c'è l'indispensabile Miguel Ferrer, che mette anima e corpo nell'interpretazione di Dees e mangia letteralmente la scena ad ogni apparizione: scostante, sboccato, cinico, antipatico, merda come pochi altri personaggi, il giornalista con la sua bastardaggine innata conquista subito l'attenzione dello spettatore e lo porta inevitabilmente ad interessarsi tanto alla sua vicenda (dis)umana che a quella del Volatore, soprattutto grazie al sembiante un po' "viscido" di Ferrer, che riesce a renderlo ancora più realistico e plausibile. Il resto della pellicola è pervaso da una piacevole aura di "ingenuità" tipica degli horror anni '90, con abbondanza di effetti speciali artigianali, scene cimiteriali da manuale, caratteristi talmente bifolchi e "tipici" che verrebbe voglia di abbracciarli e portarseli a casa, riprese in interno e incubi notturni in grado di mettere comunque i brividi, anche nella loro prevedibile banalità. Non manca poi quel non so che di "stridente", quei dettagli della trama che non servono ad altro che a trasmettere un senso di inquietudine, magari anche ridicoli o pretestuosi lì per lì (come la vecchia svampita, il boss che se la ride, il cane che soffia come fosse un puma, l'incidente stradale) e che poi, invece, sono quelli che si infilano come un uncino nella mente, che a modo loro impreziosiscono la pellicola e fanno venire voglia di vedere e rivedere il film per trovare loro un senso o anche solo per convincersi di NON stare guardando uno splendido horror. Come un'ossessione, appunto. Recuperate assolutamente The Night Flier e cercate di non rimanere invischiati anche voi!
Di Miguel Ferrer, che interpreta Richard Dees, ho già parlato qui.
Mark Pavia è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, che è il suo primo e finora unico film a parte il corto Drag. Americano, dovrebbe avere una 50ina d'anni.
Dan Monahan interpreta Merton Morrison. Americano, è stato l' indimenticabile Pipino dei film Porky's - Questi pazzi pazzi porcelloni!, Porky's 2 - Il giorno dopo e Porky's III - La rivincita. Ha 59 anni.
Julie Entwisle, che interpreta Katherine "Jimmy" Blaire, è la moglie di Mark Pavia. Avrebbe dovuto partecipare anche Stephen King in uno dei suoi graditissimi camei ma, purtroppo, il Re era impegnato a promuovere libri in giro per l'America, molto probabilmente il quarto volume de La torre nera, La sfera del buio. Dopo questa postilla da King addicted aggiungo solo che, se The Night Flier vi fosse piaciuto, potete recuperare anche Vampires, Dal tramonto all'alba, Ammazzavampiri, La metà oscura, The Mangler - La macchina infernale (di cui parlerò prossimamente nella Notte Horror Blogger Edition!) e magari anche Il seme della follia. ENJOY!
Trama: un reporter senza scrupoli viene mandato ad indagare sul fantomatico Volatore Notturno, che si sposta tra i piccoli aeroporti mietendo vittime che vengono ritrovate decapitate e prive di sangue..
Che bestia strana è questo The Night Flier. Diretto da un regista praticamente sconosciuto che poi non ha più girato nulla, nato come pellicola cinematografica ma andato in onda sulla HBO in anteprima, come un qualsiasi film per la TV, popolato di caratteristi e attori quasi sconosciuti o comunque dimenticati: sulla carta, avrebbe dovuto essere una schifezza cosmica, invece è una delle migliori trasposizioni di un'opera di Stephen King e non ha perso freschezza nemmeno dopo quasi vent'anni. Francamente, non ho idea di come sia possibile, sta di fatto che The Night Flier è una gemma oscura in grado di mettere una paura del diavolo e di far comunque divertire sia il fan del Re che lo spettatore meno scafato. La tensione viene gradualmente costruita dal momento in cui ogni dettaglio della vicenda si svela mano a mano che viene scoperto dal protagonista, favorendo l'immedesimazione dello spettatore con Dees nonostante quest'ultimo sia un personaggio incredibilmente cinico e antipatico; il punto della questione, infatti, non è la natura del Volatore Notturno, facilmente intuibile fin dall'inizio, ma il modo in cui Dees passa dall'essere uno scafato giornalista a psicolabile ossessionato, da predatore a preda, con tutto quello che ne consegue. Il Volatore non si vede fino alla fine, ci sono solo le orribili foto delle sue vittime e le testimonianze di chi lo ha intravisto ad alimentare la nostra ansia e la nostra immaginazione, tuttavia sappiamo che quest'essere C'E' e che non ama essere spiato o seguito, che la sua pericolosità non si limita al commettere brutali omicidi ma arriva al punto di insinuarsi come un morbo nella mente delle sue vittime, causandone la follia. Lo squallido mondo dei giornaletti alla Cronaca Vera e il sensazionalismo a tutti i costi vengono così messi alla berlina in modo spietato e la presa in giro serve comunque da monito per chi è troppo credulone o suggestionabile, tanto da arrivare a crearsi dei mostri immaginari o dei complotti inesistenti, una lezione valida tanto vent'anni fa come oggi visto quello che si legge su Facebook e internet.
La bellezza di The Night Flier risiede dunque nel modo in cui il già bel racconto di Stephen King (dotato peraltro di un "seguito", Popsy) è stato trasformato in una storia dalle molte sfumature, lontana dal semplice slasher, dove anche le citazioni Kinghiane (leggetevi tutti i titoli degli articoli sulla copertina dei giornali appesi in redazione e ascoltate con attenzione gli aneddoti di Dees...) hanno il loro perché e sono funzionali allo sviluppo della trama. A reggere tutta questa intrigante costruzione c'è l'indispensabile Miguel Ferrer, che mette anima e corpo nell'interpretazione di Dees e mangia letteralmente la scena ad ogni apparizione: scostante, sboccato, cinico, antipatico, merda come pochi altri personaggi, il giornalista con la sua bastardaggine innata conquista subito l'attenzione dello spettatore e lo porta inevitabilmente ad interessarsi tanto alla sua vicenda (dis)umana che a quella del Volatore, soprattutto grazie al sembiante un po' "viscido" di Ferrer, che riesce a renderlo ancora più realistico e plausibile. Il resto della pellicola è pervaso da una piacevole aura di "ingenuità" tipica degli horror anni '90, con abbondanza di effetti speciali artigianali, scene cimiteriali da manuale, caratteristi talmente bifolchi e "tipici" che verrebbe voglia di abbracciarli e portarseli a casa, riprese in interno e incubi notturni in grado di mettere comunque i brividi, anche nella loro prevedibile banalità. Non manca poi quel non so che di "stridente", quei dettagli della trama che non servono ad altro che a trasmettere un senso di inquietudine, magari anche ridicoli o pretestuosi lì per lì (come la vecchia svampita, il boss che se la ride, il cane che soffia come fosse un puma, l'incidente stradale) e che poi, invece, sono quelli che si infilano come un uncino nella mente, che a modo loro impreziosiscono la pellicola e fanno venire voglia di vedere e rivedere il film per trovare loro un senso o anche solo per convincersi di NON stare guardando uno splendido horror. Come un'ossessione, appunto. Recuperate assolutamente The Night Flier e cercate di non rimanere invischiati anche voi!
Di Miguel Ferrer, che interpreta Richard Dees, ho già parlato qui.
Mark Pavia è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, che è il suo primo e finora unico film a parte il corto Drag. Americano, dovrebbe avere una 50ina d'anni.
Dan Monahan interpreta Merton Morrison. Americano, è stato l' indimenticabile Pipino dei film Porky's - Questi pazzi pazzi porcelloni!, Porky's 2 - Il giorno dopo e Porky's III - La rivincita. Ha 59 anni.
Julie Entwisle, che interpreta Katherine "Jimmy" Blaire, è la moglie di Mark Pavia. Avrebbe dovuto partecipare anche Stephen King in uno dei suoi graditissimi camei ma, purtroppo, il Re era impegnato a promuovere libri in giro per l'America, molto probabilmente il quarto volume de La torre nera, La sfera del buio. Dopo questa postilla da King addicted aggiungo solo che, se The Night Flier vi fosse piaciuto, potete recuperare anche Vampires, Dal tramonto all'alba, Ammazzavampiri, La metà oscura, The Mangler - La macchina infernale (di cui parlerò prossimamente nella Notte Horror Blogger Edition!) e magari anche Il seme della follia. ENJOY!
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venerdì 10 maggio 2013
Iron Man 3 (2013)
Non c'è il due senza tre e il quattro vien da sé, dicono. A me basterebbe che venisse a trovarmi Robert Downey Jr. ma, nel frattempo, sono andata a vedere per l'appunto Iron Man 3, diretto dal regista Shane Black.
Trama: dopo aver sgominato dei ed invasioni aliene il povero Tony Stark è comprensibilmente scosso, ma le cose peggioreranno ancora con l'arrivo del Mandarino e di un pericoloso personaggio legato al passato del genio miliardario...
Che bello. Andare in sala e guardare gli Iron Man con Robert Downey Jr. è come ritrovare un vecchio amico. Un vecchio amico figo ed incredibilmente carismatico. Credo che potrebbero mettere delle scimmie a girare la pellicola e dei paguri a sceneggiarla, tanto basterebbe l'attore a reggere e a rendere credibile da solo l'intero film. Non a caso, stavolta il grassissimo Jon Favreau si è ritirato e ha lasciato il timone a Shane Black ma, siamo sinceri, a parte per gli interessantissimi e visionari video del Mandarino si nota la differenza? Sì, forse Iron Man 3 è un po' meno scanzonato rispetto ai precedenti film, ma per il resto è lo stesso tanta roba e, cosa molto importante, riesce a mantenere una sorta di equilibrio tra effetti speciali ed elemento "umano": abbiamo un fottìo di armature per far fremere nerd e fan, ci sono i soldati indistruttibili che prendono fuoco e si rigenerano, ma ci sono anche moltissime sequenze che ci mostrano come Iron Man sia innanzitutto un uomo di nome Tony Stark che deve capire come essere forte e superare le sue paure anche senza nascondersi dentro ad un guscio ipertecnologico.
In Iron Man 3 si gioca molto sul concetto di "maschera" e immagine. Non preoccupatevi, non c'è nulla di troppo cervellotico o psicologico, ma il ragionamento alla base del film è molto interessante e, oltre a riaffermare il tema della tecnologia come valido aiuto e contemporaneamente possibile strumento negativo, da il la ad un maggiore approfondimento del personaggio di Tony Stark (collegando direttamente le vicende del film a quelle di The Avengers e rafforzando così l'idea di una continuity cinematografica Marvel) e ad un paio di twist assai interessanti che colgono lo spettatore di sorpresa soprattutto per quanto riguarda i villain. Non sto ovviamente a fare spoiler ma, credetemi, conoscendo vagamente la storia fumettistica dei personaggi al momento delle rivelazioni concernenti il Mandarino ho dovuto raccogliere da terra la mascella e fare un plauso agli sceneggiatori... che peraltro hanno trovato il modo di mostrare il più possibile Robert Downey Jr. senza armatura e conciato con delle mise un po' streppone ma sicuramente adattissime all'attore, che non mi pento di definire uno gnocco della Madonna e... sì, scusate, sto divagando.
Dicevamo, gli attori. Finalmente la Pepper Potts di Gwyneth Paltrow ottiene lo spazio che avrebbe sempre meritato e ci regala delle sequenze finali da favola, Ben Kingsley nei panni del Mandarino è semplicemente favoloso e imprevedibile, infine Guy Pearce è un villain convincente e un trasformista da paura (il make up è sicuramente fatto bene ma lui ci mette del suo). La palma d'oro per i due migliori gatti di marmo la vincono invece Don Cheadle, incapace di reggere i duetti con Robertino adorato e meno espressivo persino di War Machine, e la povera Rebecca Hall, costretta in un personaggio la cui utilità è pari a quella dell'ubiquo Stan Lee, che compare ormai incartapecorito nel solito cammeo più o meno a metà film. Di Robert Downey Jr. potrei invece tessere le lodi per almeno 1000 post, quest'uomo passa dall'essere un esilarante cialtrone a un eroe sofferente in tempo zero e sempre in modo convincente e che non vi venga in mente di andarvene prima della fine dei lunghissimi titoli di coda perché rischiereste di perdervi una chicca che ve lo renderà ancora più simpatico. Insomma, non sto a farla più lunga del necessario, Iron Man 3 è tutto quello che ci si può aspettare: azione, ironia, suspance, Eiffel 65 (non sto scherzando, l'inizio truzzo è una delle cose più trash e meravigliose del film!) e, soprattutto, Robert. Robert, Robert, Robert. Sia lodato il giorno in cui hai accettato il ruolo di Tony Stark, bello mio.
Di Robert Downey Jr. (Tony “Iron Man” Stark), Gwyneth Paltrow (Pepper Potts), Don Cheadle (Colonnello James Rhodes), Guy Pearce (Aldrich Killian), Rebecca Hall (Maya Hansen, ruolo che avrebbe dovuto andare a Jessica Chastain che però ha dovuto rinunciare per impegni pregressi), Jon Favreau (Happy Hogan), Ben Kingsley (il Mandarino), Paul Bettany (la voce di Jarvis) e William Sadler (il presidente) ho già parlato ai rispettivi link.
Shane Black è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Prima di Iron Man 3 ha diretto solo un altro film, Kiss Kiss Bang Bang e pare che stia per cimentarsi nel remake USA di Death Note. Americano, anche attore e produttore, ha 52 anni.
James Badge Dale (vero nome James Badgett Dale) interpreta Savin. Americano, ha partecipato a film come Il signore delle mosche, The Departed – Il bene e il male, Shame, Flight e alle serie 24, CSI – Scena del crimine, CSI: Miami e CSI: NY. Ha 35 anni e tre film in uscita, tra cui gli imminenti World War Z e The Lone Ranger.
Miguel Ferrer interpreta il vice presidente. Caratterista americano dalla faccia conosciutissima, lo ricordo innanzitutto per Twin Peaks e poi per film come RoboCop, L’albero del male, Fuoco cammina con me, Hot Shots! 2, L’ombra dello scorpione, Stephen King’s Shining, The Night Flier, Mr. Magoo e Traffic. Ha inoltre partecipato alle serie Magnum P.I., Chips, Miami Vice, E.R. Medici in prima linea, Will e Grace, Una famiglia del terzo tipo, CSI – Scena del crimine, Lie to Me, Desperate Housewives e, come doppiatore, ha lavorato in Mulan e nelle serie Hercules, Robot Chicken e American Dad!. Anche regista, ha 58 anni.
Jon Favreau, regista dei primi due Iron Man, ha rinunciato all’offerta di dirigere il terzo capitolo per dedicarsi a Magic Kingdom e Jersey Boys, due film che ancora non hanno né un cast né una data d’uscita. Aspettando che Tony Stark ritorni, come annunciato alla fine dei credits, se Iron Man 3 vi fosse piaciuto consiglio intanto il recupero dei primi due capitoli della saga e di The Avengers. ENJOY!!
Trama: dopo aver sgominato dei ed invasioni aliene il povero Tony Stark è comprensibilmente scosso, ma le cose peggioreranno ancora con l'arrivo del Mandarino e di un pericoloso personaggio legato al passato del genio miliardario...
Che bello. Andare in sala e guardare gli Iron Man con Robert Downey Jr. è come ritrovare un vecchio amico. Un vecchio amico figo ed incredibilmente carismatico. Credo che potrebbero mettere delle scimmie a girare la pellicola e dei paguri a sceneggiarla, tanto basterebbe l'attore a reggere e a rendere credibile da solo l'intero film. Non a caso, stavolta il grassissimo Jon Favreau si è ritirato e ha lasciato il timone a Shane Black ma, siamo sinceri, a parte per gli interessantissimi e visionari video del Mandarino si nota la differenza? Sì, forse Iron Man 3 è un po' meno scanzonato rispetto ai precedenti film, ma per il resto è lo stesso tanta roba e, cosa molto importante, riesce a mantenere una sorta di equilibrio tra effetti speciali ed elemento "umano": abbiamo un fottìo di armature per far fremere nerd e fan, ci sono i soldati indistruttibili che prendono fuoco e si rigenerano, ma ci sono anche moltissime sequenze che ci mostrano come Iron Man sia innanzitutto un uomo di nome Tony Stark che deve capire come essere forte e superare le sue paure anche senza nascondersi dentro ad un guscio ipertecnologico.
In Iron Man 3 si gioca molto sul concetto di "maschera" e immagine. Non preoccupatevi, non c'è nulla di troppo cervellotico o psicologico, ma il ragionamento alla base del film è molto interessante e, oltre a riaffermare il tema della tecnologia come valido aiuto e contemporaneamente possibile strumento negativo, da il la ad un maggiore approfondimento del personaggio di Tony Stark (collegando direttamente le vicende del film a quelle di The Avengers e rafforzando così l'idea di una continuity cinematografica Marvel) e ad un paio di twist assai interessanti che colgono lo spettatore di sorpresa soprattutto per quanto riguarda i villain. Non sto ovviamente a fare spoiler ma, credetemi, conoscendo vagamente la storia fumettistica dei personaggi al momento delle rivelazioni concernenti il Mandarino ho dovuto raccogliere da terra la mascella e fare un plauso agli sceneggiatori... che peraltro hanno trovato il modo di mostrare il più possibile Robert Downey Jr. senza armatura e conciato con delle mise un po' streppone ma sicuramente adattissime all'attore, che non mi pento di definire uno gnocco della Madonna e... sì, scusate, sto divagando.
Dicevamo, gli attori. Finalmente la Pepper Potts di Gwyneth Paltrow ottiene lo spazio che avrebbe sempre meritato e ci regala delle sequenze finali da favola, Ben Kingsley nei panni del Mandarino è semplicemente favoloso e imprevedibile, infine Guy Pearce è un villain convincente e un trasformista da paura (il make up è sicuramente fatto bene ma lui ci mette del suo). La palma d'oro per i due migliori gatti di marmo la vincono invece Don Cheadle, incapace di reggere i duetti con Robertino adorato e meno espressivo persino di War Machine, e la povera Rebecca Hall, costretta in un personaggio la cui utilità è pari a quella dell'ubiquo Stan Lee, che compare ormai incartapecorito nel solito cammeo più o meno a metà film. Di Robert Downey Jr. potrei invece tessere le lodi per almeno 1000 post, quest'uomo passa dall'essere un esilarante cialtrone a un eroe sofferente in tempo zero e sempre in modo convincente e che non vi venga in mente di andarvene prima della fine dei lunghissimi titoli di coda perché rischiereste di perdervi una chicca che ve lo renderà ancora più simpatico. Insomma, non sto a farla più lunga del necessario, Iron Man 3 è tutto quello che ci si può aspettare: azione, ironia, suspance, Eiffel 65 (non sto scherzando, l'inizio truzzo è una delle cose più trash e meravigliose del film!) e, soprattutto, Robert. Robert, Robert, Robert. Sia lodato il giorno in cui hai accettato il ruolo di Tony Stark, bello mio.
Di Robert Downey Jr. (Tony “Iron Man” Stark), Gwyneth Paltrow (Pepper Potts), Don Cheadle (Colonnello James Rhodes), Guy Pearce (Aldrich Killian), Rebecca Hall (Maya Hansen, ruolo che avrebbe dovuto andare a Jessica Chastain che però ha dovuto rinunciare per impegni pregressi), Jon Favreau (Happy Hogan), Ben Kingsley (il Mandarino), Paul Bettany (la voce di Jarvis) e William Sadler (il presidente) ho già parlato ai rispettivi link.
Shane Black è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Prima di Iron Man 3 ha diretto solo un altro film, Kiss Kiss Bang Bang e pare che stia per cimentarsi nel remake USA di Death Note. Americano, anche attore e produttore, ha 52 anni.
James Badge Dale (vero nome James Badgett Dale) interpreta Savin. Americano, ha partecipato a film come Il signore delle mosche, The Departed – Il bene e il male, Shame, Flight e alle serie 24, CSI – Scena del crimine, CSI: Miami e CSI: NY. Ha 35 anni e tre film in uscita, tra cui gli imminenti World War Z e The Lone Ranger.
Miguel Ferrer interpreta il vice presidente. Caratterista americano dalla faccia conosciutissima, lo ricordo innanzitutto per Twin Peaks e poi per film come RoboCop, L’albero del male, Fuoco cammina con me, Hot Shots! 2, L’ombra dello scorpione, Stephen King’s Shining, The Night Flier, Mr. Magoo e Traffic. Ha inoltre partecipato alle serie Magnum P.I., Chips, Miami Vice, E.R. Medici in prima linea, Will e Grace, Una famiglia del terzo tipo, CSI – Scena del crimine, Lie to Me, Desperate Housewives e, come doppiatore, ha lavorato in Mulan e nelle serie Hercules, Robot Chicken e American Dad!. Anche regista, ha 58 anni.
Jon Favreau, regista dei primi due Iron Man, ha rinunciato all’offerta di dirigere il terzo capitolo per dedicarsi a Magic Kingdom e Jersey Boys, due film che ancora non hanno né un cast né una data d’uscita. Aspettando che Tony Stark ritorni, come annunciato alla fine dei credits, se Iron Man 3 vi fosse piaciuto consiglio intanto il recupero dei primi due capitoli della saga e di The Avengers. ENJOY!!
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