Trama: Tilly torna al suo paese dopo anni di esilio imposto all'estero, durante i quali è diventata un'affascinante sarta. Decisa ad avere vendetta per la vita che le è stata rubata, Tilly comincia a "rivestire" molti abitanti della cittadina...
Se avessi dato retta al battage pubblicitario di The Dressmaker probabilmente non avrei mai guardato il film di Jocelyn Moorhouse. Erroneamente presentata come un emulo de Il diavolo veste Prada, se non peggio, questa pellicola è in realtà una particolare storia di vendetta introdotta quasi come un western, con una Singer al posto delle pistole, oltre che un film difficile da ascrivere ad un unico genere: se, infatti, l'inizio ricorda molto le tragicommedie corali di cui negli anni '90 era maestro Lasse Halstrom, la vicenda di Tilly a un certo punto svolta nel melò (vero ed unico punto debole di The Dressmaker, a mio avviso) e poi si inoltra nelle tinte sanguinose del grottesco, regalando un finale sorprendente. La trama, prima ancora della vendetta, prende in realtà in esame la ricerca della verità e il disperato tentativo della protagonista di riprendersi una vita che le è stata strappata senza che neppure lei sappia bene il perché. Mandata via del paese a seguito di una terribile tragedia che, a suo dire, l'ha "maledetta" per sempre, Tilly torna nella sua terra profondamente cambiata, almeno all'esterno, mentre a Dungatar il tempo pare essersi fermato, radicandosi in uno status quo di profondo squallore e piccineria mentale. Mentre la madre pare non avere memoria di lei, tutti gli abitanti di Dungatar sono concordi nel ritenere Tilly una disgrazia e soltanto le sue arti sartoriali li costringono a mettere da parte la diffidenza per puro interesse personale; gli abiti di Tilly trasformano letteralmente chi li indossa, mettendone a nudo la bellezza esteriore, ma così non è, purtroppo, per la bruttezza interiore, che rimane tale oppure peggiora. E' in questo modo che gli sceneggiatori giocano con lo spettatore, sfidandolo a capire quale direzione prenderà una storia che avrebbe tutte le carte in regola per sfociare in una perfetta morale Disneyana e in una liaison da sogno tra Tilly e il meraviglioso Teddy, se non fosse che la "maledizione" della protagonista risiede nella fondamentale cattiveria di tutti gli abitanti di Dungatar, falsi, ipocriti e meschini a tal punto che i protagonisti de Il seggio vacante della Rowling sono al confronto dei docili agnellini.
Ad affiancare una trama per la gran parte assai particolare ed interessante, c'è la fondamentale scelta di dotare Tilly di una Singer invece che di una pistola, cosa che rende The Dressmaker incredibilmente stiloso. Attenzione però, la pellicola della Moorhouse non è una robetta per donnine modaiole! I costumi sono un fondamentale veicolo per l'amara ironia di cui è permeata la pellicola, ambientata negli anni '50, e molte delle mise create da Tilly (per inciso, una più bella dell'altra) vengono utilizzate per sottolineare la natura ridicola dei personaggi, una su tutti la vanesia Gertrude che, con le sue pose da diva consumata, richiama più volte il contrasto vincente tra paesanotti e glitter che era uno dei punti chiave in Priscilla la regina del deserto. L'omaggio a questo stupendo caposaldo della cinematografia australiana si ripropone nella figura di uno Hugo Weaving nuovamente en travesti, l'unico personaggio positivo assieme a Teddy e alla madre di Tilly nonché, finalmente, un ruolo capace di svecchiare un attore che ormai si era abbonato a parti da impersonale malvagio; tra gli altri attori spiccano, oltre all'inedita Sarah Snook in versione bitch, una Kate Winslet magnifica, perfettamente a suo agio negli eleganti panni di una donna costretta a mostrarsi più forte di quanto non sia per sopravvivere ad una comunità che la vorrebbe vedere morta, e soprattutto Judy Davis, la quale nei panni della folle ed ubriaca Molly ruba spesso la scena alla bellissima (pure troppo!) coppia formata da Liam Hemsworth e la "vecchia" Kate. Le scenografie che mescolano suggestioni da western di frontiera a quello che, ahimé, è il reale paesaggio dell'outback australiano, unite ad una colonna sonora piacevole e ai già citati costumi da urlo, sono la ciliegina sulla torta di un film sorprendente, che vi consiglio di guardare in barba alla pubblicità ingannevole italiana... e per le donnine che ancora non fossero convinte, aggiungo in omaggio un Liam Hemsworth in mutande che è davvero tanta ma tanta roBBa!
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| Non ringraziatemi :) |
Jocelyn Moorhouse è la regista e co-sceneggiatrice della pellicola. Australiana, ha diretto film come Istantanee, Gli anni dei ricordi e Insieme per caso. Anche produttrice e attrice, ha 56 anni.
Kerry Fox, che interpreta la terribile Beulah Harridiene, era una dei tre protagonisti di Piccoli omicidi tra amici. Detto questo, se The Dressmaker vi fosse piaciuto guardate Chocolat oppure divertitevi con She Devil - Lei, il diavolo. ENJOY!






















