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martedì 31 marzo 2026

Bolla Loves Bruno: Armageddon - Giudizio finale (1998)


Aiuto, non so più quanti mesi sono passati dall'ultima volta che ho scritto un post per la rubrica Bolla Loves Bruno, ma non me la sono dimenticata, giuro! Oggi parliamo di Armageddon - Giudizio finale (Armageddon), diretto nel 1998 dal regista Michael Bay.

Trama

Quando la Terra viene minacciata da un asteroide simile a quello che aveva condannato i dinosauri all'estinzione, la NASA compie una scelta disperata e decide di mandare in orbita una squadra di trivellatori per farlo esplodere dall'interno...

RECENSIONE

Non mi sono dimenticata né della rubrica né di Bruce Willis, anche se pensare a lui mi fa talmente male che ogni giorno approccio i social con diffidenza, per paura che arrivi la ferale notizia che non voglio neppure mettere nero su bianco. Purtroppo, tra challenge, uscite recenti, Oscar e recuperi horror, è difficile riuscire a trovare anche il tempo per la filmografia del nostro, e promettere di essere più costante serve a poco. Sia come sia, oggi siamo arrivati a uno dei suoi film più famosi, ironicamente girato come "punizione" per quella storiaccia con Broadway Brawler. Armageddon esce nel 1998, costa 140 milioni di dollari e ne incassa più di 500 in tutto il mondo, segnando un colpaccio allucinante per la Touchstone Pictures e Michael Bay, regista già sulla cresta dell'onda dopo Bad Boys e The Rock. E' un film di merda, capiamoci, e lo dico con tutto l'amore di chi se l'è guardato, nella vita, almeno 3 o 4 volte, odiandolo fin dalla prima visione. Se non siete vissuti su Marte finora e quindi non vi è mai capitato di guardare Armageddon, il perché del mio odio potete immaginarlo, ed è lo stesso motivo che mi porta a fare una smorfia di disprezzo ogni volta che mi compare davanti Ben Affleck (benché, negli anni, lo abbia rivalutato come attore e autore). Documentandomi un po' per il post, ho peraltro scoperto che il mio odio era giustificato fin dall'età di 17 anni: in origine il film doveva essere "duro e puro", al limite focalizzarsi più sul personaggio di Dan Truman, mentre dopo l'uscita di Titanic (altro film che, all'epoca, avevo detestato) i produttori hanno deciso di inserire a forza il mielosissimo, terrificante subplot della storia d'amore tra A.J. e Grace. Sì, sono sempre stata un'adolescente strana e sì, io volevo solo vedere Bruce Willis "fare Bruce Willis" e coprirsi di gloria, altro che saltare in aria e farmi soffocare in pianti straziati ogni maledetta volta. Ma non è solo questo il motivo per cui, razionalmente e a fronte di ogni regola che determina i capolavori cinematografici, Armageddon è un film di merda. Armageddon è l'emblema della faciloneria e dell'orgoglio ammeregano, dove qualsiasi scappato di casa, se ha cuore e un sogno, può salvare il mondo (pazienza se nel frattempo i Paesi "minori" sono già stati spazzati via dai detriti spaziali) e ricoprirlo di bandierine a stelle e strisce; è un film con dialoghi invecchiati malissimo e personaggi imbarazzanti (povero Steve Buscemi...), che appena inciampa in un "maccosa?" lo cancella con un'esplosione, un'esibizione di "celodurismo" o una scena in cui A.J. e Grace limonano/si pastrugnano in un'atmosfera da videoclip zuccheroso. 

Eppure, ciò nonostante, Armageddon è quel genere di film che ti fermi a guardare fino alla fine, volente o nolente, quando lo passano in TV, emozionandoti, tifando per i protagonisti (ovviamente indignandoti per quei pochi americani cattivi che non capiscono i principi base della land of the free e agiscono, guarda un po', come un Trump qualsiasi), commuovendoti come un cretino e diventando, per un paio d'ore, Americano onorario. Il merito ce l'hanno gli attori, ovviamente, il meglio di quello che poteva offrire la fine degli anni '90. Se Bruce Willis si palleggia le battute e le pose cult migliori, affermandosi come esempio massimo di carisma e di duro dal cuore tenero, Will Patton gli fa da ragionevole spalla e Billy Bob Thornton da rispettabile controparte (sempre per la solita storia, anch'essa tipicamente USA, della contrapposizione tra working class hero e colletto bianco); il resto è un delirio di caratteristi al massimo della loro forma, tra i quali spiccano il folle Steve Buscemi, un Peter Stormare sopra le righe, il dolcissimo Michael Clarke Duncan e il buffo Owen Wilson, i quali surclassano senza problema alcuno Ben Affleck, messo lì solo per essere figo pur avendo meno presenza scenica di uno dei satelliti, e Liv Tyler, messa lì solo per essere incredibilmente fregna e attirare papino Steven, assicurando al film la ballad più famosa e strappalacrime degli Aerosmith. Guardando Armageddon dopo quasi 30 anni, c'è da dire che gli effetti speciali non sono invecchiati di un giorno e che qualsiasi sequenza di morte e distruzione, realizzata nel solito, roboante stile di Michael Bay, per quanto sia improbabile appare comunque realistica. Di Bay si può dire quello che si vuole, ma non che non abbia il senso del "ritmo", nemmeno quando ci si dovrebbe ragionevolmente fare due palle cubiche (per esempio durante gli interminabili briefing della NASA), perché persino le sequenze più statiche e introspettive contengono quel dettaglio capace di tenere desta l'attenzione e coinvolgere lo spettatore, anche a costo di infilarci dentro la nota melodrammatica a tradimento oppure la battuta improbabile e di cattivo gusto. Anche questa è arte, signore e signori, ma permettetemi di dire che a me Armageddon ha sempre fatto male, male, male da morire, perché dotato di un finale orribile e ingiusto. #TeamStamper dal 1998, #FuckAJ .

CAST

Di Bruce Willis (Harry S. Stamper), Billy Bob Thornton (Dan Truman), Ben Affleck (A.J. Frost), Liv Tyler (Grace Stamper), Will Patton (Chick), Steve Buscemi (Rockhound), William Fichtner (Colonnello Willie Sharp), Owen Wilson (Oscar), Michael Clarke Duncan (Bear), Peter Stormare (Lev Andropov), Keith David (Generale Kimsey), Jason Isaacs (Ronald Quincy), Grace Zabriskie (Dottie), Udo Kier (Psicologo), Shawnee Smith (Rossa) e Charlton Heston (la voce narrante a inizio film) ho parlato ai rispettivi link.
  • Michael Bay è il regista del film. Americano, ha diretto film come The Rock, Pearl Harbor e tutta la recente saga Transformers. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 60 anni. 

CURIOSITà

Neve Campbell ha dovuto rinunciare al ruolo di Grace Stamper perché impegnata sul set del telefilm Cinque in famiglia. Se Armageddon vi fosse piaciuto recuperate Deep Impact e Independence Day. ENJOY! 



martedì 4 agosto 2015

Cut Bank (2014)

Curiosando su Imdb mi è saltato all'occhio il recente Cut Bank, diretto nel 2014 dal regista Matt Shakman e così dal nulla ho deciso di guardarlo, ispirata dalla marea di attori famosi presenti.


Trama: il giovane Dwayne sogna di abbandonare per sempre Cut Bank, la cittadina dov'è cresciuto e dov'è costretto a rimanere a causa del padre invalido. Un giorno, lui e la sua ragazza registrano per caso con una telecamera l'omicidio del postino del paese e si ritrovano coinvolti in un'intricata e sanguinosa storia...


Nonostante l'incipit di cui sopra, non mi aspettavo troppo da Cut Bank. Il regista si è fatto le ossa in TV ma è praticamente alla prima esperienza in campo cinematografico, la pellicola ha richiesto due anni per venire girata, Liam Hemsworth è belloccio ma incapace di intrigarmi e troppo spesso i film che puntano su grandi nomi come John Malkovich e Billy Bob Thornton si rivelano delle mezze sciocchezzuole nelle quali questi attoroni compaiono sì e no per un paio di minuti (spesso facendoci anche una figura barbina). Date le premesse, ho cominciato la visione con un occhio molto critico che, a poco a poco, è diventato incapace di staccare gli occhi dallo schermo mentre un sorrisone mi si stampava sul volto e mi ritrovavo a pensare ai Coen e soprattutto all'adorato Fargo. Ora, non cominciate ad accusarmi di vilipendio al capolavoro, so benissimo che Cut Bank non potrà mai nemmeno arrivare a leccare la neve dalle scarpe di Fargo, tuttavia le dinamiche criminali portate avanti da dei perdenti, l'ambiente ristretto di una cittadina di provincia (la più fredda d'America, nientemeno!) e l'imprevedibilità della follia e dell'avidità umane sono molto simili e si intrecciano all'interno di una trama che avvince dall'inizio alla fine. A differenza di Fargo, Cut Bank strizza maggiormente l'occhio ad un pubblico di giovani che potrebbero riconoscersi nelle ambizioni e nell'insofferenza di Dwayne e Cassandra, non a caso interpretati da due bellissimi idoli cinematografici per teenagers, inoltre la vicenda fa distinzione tra buoni e cattivi e in qualche modo "punisce" chi se lo merita lasciando un importante insegnamento a chi ha deviato dalla cattiva strada perché accecato dalla disperazione, mentre il film dei Coen era ben più cinico e spietato; tuttavia, l'ironia e un paio di personaggi altamente caricaturali sono molto simili e Cut Bank si districa abilmente dai cliché riuscendo a divertire e interessare lo spettatore nonostante un paio di soluzioni troppo "comode", soprattutto sul finale.


Oltre alla trama intrigante, fortunatamente Cut Bank risulta valido anche sotto quegli aspetti che mi incutevano tanto timore. Il regista Matt Shakman non sarà mai (torno a ripetermi!) uno dei Coen, ma sicuramente non è nemmeno un dilettante che non ha mai tenuto in mano una cinepresa e riesce a governare il timone di una vicenda violenta e sanguinosa dando al tutto un piglio classico e quasi rilassato, un aspetto che viene enfatizzato da una fotografia brillante che, soprattutto all'inizio, ci illude della sonnolenta tranquillità di Cut Bank con un'incredibile panoramica di fiori gialli da cartolina. Per quanto riguarda gli attori, è vero che John Malkovich, Billy Bob Thornton e Bruce Dern non compaiono tantissimo ma hanno tutti e tre dei ruoli fondamentali e ben definiti e soprattutto Malkovich non è costretto ad interpretare il solito personaggio malvagio o completamente pazzo che sembra essergli così congeniale negli ultimi tempi. Chi è un po' sprecato, a dirla tutta, è un attore che a me piace molto come Oliver Platt ma la delusione è stata compensata da una nuova (almeno per me!) scoperta come Michael Stuhlbarg, nascosto dietro un paio di giganteschi occhialoni a fondo di bottiglia e fiaccato da una gravissima balbuzie che lo rende molto ma molto ingannevole. L'unico neo della pellicola, se vogliamo, è il fatto che Liam Hemsworth non sia un protagonista abbastanza carismatico da tenere sulle spalle l'intero film e che spesso e volentieri gli altri personaggi eclissino il belloccio ma insipido Dwayne e la sua fidanzata sciocchina ma il "contorno" è abbastanza interessante da far passare in secondo piano questo difetto. In conclusione, se vi piacciono le crime story insolite e state aspettando che i Coen si palesino con un altro film, provate a dare una chance a Cut Bank, potrebbe rivelarsi una gradita sorpresa!


Di Liam Hemsworth (Dwayne McLaren), John Malkovich (Sceriffo Vogel), Billy Bob Thornton (Big Stan) e Oliver Platt (Joe Barrett) ho già parlato ai rispettivi link.

Matt Shakman è il regista della pellicola. Americano, ha diretto episodi di serie come Six Feet Under, Kitchen Confidential, Ugly Betty, Weeds, Dr. House e Fargo. Anche attore e produttore, ha 40 anni e sarà lui a dirigere il primo episodio della serie Heroes Reborn.


Teresa Palmer interpreta Cassandra. Australiana, ha partecipato a film come Wolf Creek, The Grudge 2 e Warm Bodies. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 29 anni e sei film in uscita.


Bruce Dern interpreta Georgie Wits. Americano, ha partecipato a film come Marnie, Il grande Gatsby, Giù le mani dal mio periscopio, Ancora vivo, Small Soldiers, Haunting - Presenze, Django Unchained, Nebraska e a serie come CSI: NY. Ha 79 anni e due film in uscita tra cui The Hateful Eight.


Michael Stuhlbarg interpreta Derby Milton. Americano, ha partecipato a film come A Serious Man, Hugo Cabret, Men in Black 3, 7 psicopatici, Lincoln, Hitchcock, Blue Jasmine e a serie come Ugly Betty e Broadwalk Empire. Ha 47 anni e quattro film in uscita.


Se Cut Bank vi è piaciuto recuperate il pluricitato Fargo, L'uomo che non c'era, Burn After Reading e Soldi sporchi. ENJOY!

venerdì 20 febbraio 2015

The Judge (2014)

Il recupero pre-Oscar non lascia passare indenni neppure le più “piccole” nomination, come quella di Robert Duvall migliore attore non protagonista in The Judge, diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista David Dobkin.


Trama: Hank Palmer è un avvocato di successo che si è lasciato alle spalle le sue origini di “ragazzo di campagna”. Dopo la morte della madre è però costretto a tornare a casa e ad affrontare l’inesistente rapporto col padre, stimato giudice accusato di aver ucciso un uomo finito sotto il suo giudizio moltissimi anni prima…



Guardare The Judge è come fare un salto indietro nel tempo di almeno una ventina d’anni, quando andavano di moda i drammi giuridici mescolati a problemi familiari irrisolti. Il film racconta la solita storia del giovinotto scapestrato che scappa dalla campagna, diventa uno spregiudicato cittadino dopo aver tagliato tutti i ponti col passato e si ritrova dopo anni a dover riaffrontare la sua disagiata famiglia con un bel malloppo di cinismo e nuove, strabilianti abilità perlopiù sconosciute ai poveri zoticoni che ancora si cullano nella loro ingenua ignoranza. Queste situazioni di solito si risolvono in uno scontro cultural-generazionale e finiscono spesso a tarallucci e vino; The Judge non fa eccezione per quel che riguarda il primo punto ma strappa un bel po’ di lacrimoni (nonostante la prevedibilità del tutto) per quanto riguarda il secondo, seppellendo i personaggi con tante di quelle tragedie e situazioni irrisolte da far invidia ad un episodio di Candy Candy. La cosa incredibile è che The Judge è leggero, simpatico e molto ironico per almeno metà della sua durata e questi momenti più ilari vanno serenamente a braccetto con delle mazzate sotto lo sterno non da poco, che lasciano lo spettatore spiazzato a chiedersi il perché di questo continuo alternarsi di registri. La storia personale del protagonista Hank e di suo padre, il giudice del titolo originale, procede di pari passo con la loro vicenda giudiziaria, in un susseguirsi di deposizioni, scelte di giurati, arringhe ed interrogatori che potrebbero fare la felicità di ogni appassionato del genere e che, in effetti, hanno appassionato anche me, spingendomi a fare il tifo per il giudice sperando che vincesse la causa in barba all’azzimato avvocato dell’accusa e a tutti i familiari redneck della vittima.


Sicuramente, se la trama di The Judge riesce in qualche modo a catturare lo spettatore il motivo non risiede né nella sceneggiatura né nella realizzazione della pellicola, entrambe abbastanza mediocri, bensì nell’indubbio carisma degli interpreti principali e nell’azzeccata scelta dei caratteristi. Robert Downey Jr., affascinante come sempre, sembra nato per essere un avvocato sbruffone e senza scrupoli; Robertino brilla nei momenti più leggeri e patisce un po’ in quelli drammatici, risultando forse un po’ poco credibile, ma in generale è sempre piacevole vederlo muoversi e parlare sullo schermo. D’altra parte, Robert Duvall merita la nomination di quest'anno perché impegnato in un personaggio non facile, molto poco simpatico e tuttavia capace di accattivarsi a tratti la tenerezza del pubblico, accettando di caricarsi sulle spalle l'ingrato compito di mostrare buona parte degli aspetti negativi (e anche imbarazzanti) della vecchiaia e della malattia con incredibile dignità e sensibilità. I duetti tra i due Robert sono i momenti più interessanti, commoventi e riusciti di tutto il film ma anche i personaggi secondari sono ben caratterizzati; a Vera Farmiga basta essere bellissima, potrebbe anche non aprire bocca e riuscire comunque a dare dei punti con la sua sola presenza a tante mocciose di belle speranze con la metà dei suoi anni, mentre Vincent D'Onofrio e Jeremy Strong spiccano sugli altri interpreti maschili nonostante anche i due fratelli Dale e Glen non siano proprio dei mostri di simpatia o carisma. A The Judge avrebbero probabilmente giovato venti minuti e un po' di retorica in meno ma, come spesso succede davanti a film "classici" nell'impianto e nella bravura degli attori, è difficile non lasciarsi trasportare e goderseli fino in fondo, un po' come se ormai fossero insediati profondamente nel nostro DNA: The Judge non sarà il filmone del 2014 ma merita sicuramente una visione!


Di Robert Downey Jr. (Hank Palmer), Robert Duvall (Joseph Palmer), Vera Farmiga (Samantha Powell), Billy Bob Thornton (Dwight Dickham), David Krumholtz (Mike Kattan), Grace Zabriskie (Mrs. Blackwell) e Denis O'Hare (Doc Morris) ho già parlato ai rispettivi link.

David Dobkin è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come 2 cavalieri a Londra e 2 single a nozze. Anche produttore, ha 45 anni.


Vincent D'Onofrio interpreta Glen Palmer. Americano, lo ricordo per film come Full Metal Jacket, Mystic Pizza, JFK - Un caso ancora aperto, Ed Wood, Men in Black e The Cell - La cellula, inoltre ha partecipato a serie come Miami Vice. Anche produttore, sceneggiatore e regista, ha 55 anni, sette film in uscita tra cui Jurassic World e dovrebbe interpretare Wilson Fisk nell'imminente serie Daredevil.


Jeremy Strong interpreta Dale Palmer. Americano, ha partecipato a film come E venne il giorno, Lincoln, Zero Dark Thirty e Parkland. Ha un film in uscita.


Nonostante Robert Duvall sia stato giustamente candidato all'Oscar per la sua interpretazione, per il ruolo di Joseph Palmer c'erano in lizza anche Jack Nicholson e Tommy Lee Jones mentre Elizabeth Banks è arrivata a contendersi con la Farmiga la parte di Samantha. Detto questo, se The Judge vi fosse piaciuto recuperate Music Box - Prova d'accusa, Conflitto di classe e Il verdetto. ENJOY!


martedì 3 dicembre 2013

Parkland (2013)

Il 26 novembre si commemoravano i 50 anni della morte di John Fitzgerald Kennedy e io mi sono schiaffata davanti alla TV a vedere Parkland, film a tema diretto dal regista Peter Landesman e presentato proprio quest'anno alla Mostra del Cinema di Venezia.


Trama: il film racconta gli istanti successivi all’attentato di JFK, a partire dal vano ricovero nell’ospedale di Parkland, passando poi per il famoso video girato dal signor Zapruder, con uno sguardo sui servizi segreti, Harvey Lee Oswald e la sua famiglia.


Ma da quando alla Mostra del cinema di Venezia sono diventati così lassisti per quel che riguarda i film da presentare al pubblico? Parkland è davvero solo una pellicola buona per una serata davanti alla TV visto che è un mix tra una puntata di E.R. – Medici in prima linea e qualche epigono di 24 con l’aggiunta di un nutrito gruppetto di attori che definire sprecati è dir poco. Non è che il film non sia piacevole da guardare, intendiamoci, ma scorre come l’acqua e alla vicenda Kennedy non aggiunge nulla di diverso da quello che si potrebbe imparare da qualsiasi servizio televisivo o documentario, con l’attenzione dello sceneggiatore che si concentra poco su tutti i coinvolti, così da fornire allo spettatore un affresco ampio ma, in fin dei conti, superficiale e freddo. Nel corso di Parkland ci vengono presentati diversi personaggi che vengono toccati (e cambiati) in qualche modo dalla morte del Presidente ma, tranne forse per quel che riguarda Robert Oswald, fratello del famigerato attentatore e l'elemento più interessante dell’intera pellicola, non c’è mai un vero approfondimento psicologico perché ogni sequenza viene presentata col piglio distaccato del "così è, punto".


Come ho detto, è un peccato, perché nel cast figurano moltissimi attori che, normalmente, farebbero girare la testa a più di un appassionato. I due che si salvano nella mischia sono Paul Giamatti, con il suo personaggio di uomo "della strada" che, all'improvviso, si ritrova addosso gli occhi di tutti ed è combattuto tra il desiderio di portare rispetto al presidente defunto e quello di ricavare un minimo di successo dalla tragedia, e la rivelazione James Badge Dale con il suo umano e tristissimo Robert Oswald, altro uomo "comune" additato come mostro solo per la parentela con l'assassino di Kennedy. Billy Bob Thornton e Jackie Earle Haley toccano forse il nadir della loro carriera ormai relegata a ruoli da caratteristi d'eccezione (viene tristezza se si pensa agli esordi di entrambi...) mentre gli altri interpreti compaiono troppo poco per attirare davvero l'attenzione e consentire allo spettatore di dare un giudizio. E con queste ultime considerazioni si conclude il post perché sull'argomento non c'è davvero nient'altro da dire: Parkland si è rivelato un film senza infamia né lode, che rischia tuttavia di deludere chi è veramente interessato all'argomento e di annoiare chi invece non è appassionato di storia americana moderna. In una parola, evitabile.


Di Zac Efron (Dr. Charles "Jim" Carrico), Paul Giamatti (Abraham Zapruder), James Badge Dale (Robert Oswald), Billy Bob Thornton (Forrest Sorrels) e Jackie Earle Haley (Padre Oscar Huber) ho già parlato ai rispettivi link.

Peter Landesman è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, è al suo primo film come regista. E' anche produttore.


Marcia Gay Harden interpreta l'infermiera Doris Nelson. Americana, la ricordo per film come Spia e lascia spiare, Flubber - Un professore tra le nuvole, Vi presento Joe Black, Pollock (Oscar come migliore attrice non protagonista), Mystic River e The Mist. Ha 54 anni e sei film in uscita.


Ron Livingston (Ronald Joseph Livingston) interpreta James Hosty. Americano, ha partecipato a film come Il ladro di orchidee, L'evocazione - The Conjuring e a serie come Band of Brothers, Sex and the City, Dr. House, Incubi e deliri e Broadwalk Empire. Come doppiatore, ha lavorato ne I Griffin American Dad!. Anche produttore, ha 46 anni e un film in uscita.


Nella miriade di facce conosciute impegnate in ruoli più o meno minori spuntano l'ex Superman di Smallville Tom Welling (una delle guardie del presidente, al secolo Roy Kellerman), un invecchiato Gil Bellows che in Le ali della libertà interpretava il giovane Tommy, Colin Hanks (Dr. Malcom Perry), figlio di Tom Hanks che, tra parentesi, è uno dei produttori del film, e sicuramente tanti e tanti altri caratteristi famosi che non sono riuscita ad identificare ma, giuro, ce n'è una marea. Detto questo, se Parkland vi fosse piaciuto, non mancate ovviamente di guardare JFK - Un caso ancora aperto. ENJOY!

martedì 8 ottobre 2013

L'uomo che non c'era (2001)

In questi giorni ho riguardato, dopo un sacco di anni, L'uomo che non c'era (The Man Who Wasn't There), diretto nel 2001 da Joel ed Ethan Coen. La recensione che segue sarà un po' atipica e vi spiegherò meglio il perché...


Trama: Ed Crane, un silenzioso barbiere sposato ad una moglie infedele, per ottenere denaro ricatta l'amante di lei e mette in moto una serie di tragici eventi...


Prima di cominciare la recensione dovete sapere che io, tutte le mattine, mi concedo mezz'ora di film da guardare mentre faccio colazione. Vivendo ancora con i miei, capita che mmadree sia ancora a letto mentre io sono già in piedi e ovviamente tengo basso il volume per non disturbare. La decisione, inoltre, di acquistare DVD in Inghilterra a causa del prezzo notevolmente più basso e l'assenza di spese di spedizione fa sì che, spesso, la traccia audio preveda solo la lingua inglese e, ahimé, l'assenza di sottotitoli. Questo è stato il caso di L'uomo che non c'era, di cui ho ovviamente capito gli aspetti salienti della trama perdendo però almeno il 50% del costante monologo del protagonista Ed Crane, che accompagna come nella migliore tradizione noir le immagini della pellicola. Premesso che, prima o poi, riguarderò per la terza volta L'uomo che non c'era in condizioni migliori, l'inconveniente mi ha fatta però concentrare sulle tre cose che rendono questo film l'ennesimo capolavoro dei Fratelli Coen e cioé la bellezza delle immagini, la delicatezza della colonna sonora e l'incredibile bravura di un Billy Bob Thornton praticamente perfetto.


L'uomo che non c'era è un bellissimo omaggio al cinema degli anni '50, girato in un bianco e nero talmente nitido che ogni dettaglio risalta alla perfezione, dai capelli tagliati dal barbiere al fumo di sigaretta che avvolge costantemente Ed Crane, sia nelle riprese esterne, che siano notturne o diurne, sia in quelle girate in interni. La colonna sonora è composta da una semplice ma intensa partitura per pianoforte, che comincia ad insinuarsi maggiormente nelle orecchie dello spettatore dopo l'arrivo di Birdy, la ragazzina pianista interpretata da una giovanissima Scarlett Johansson, mescolandosi alla voce roca e monocorde del protagonista e sottolineando i momenti più amaramente tragici e riflessivi della vicenda. Come quasi tutte le opere dei Coen, infatti, il film racconta la tragica banalità delle quotidiane vicende umane e quello che accade quando persone prive di nerbo decidono (o si trovano costrette a) di cambiare, seppur brevemente, il loro modo di essere: quando Crane, il laconico, passivo e rassegnato Crane decide di investire soldi in quella che è palesemente una fregatura "moderna", mette in moto eventi ampiamente prevedibili e per questo ancora più grotteschi e a loro modo tristi, sanguinosi. L'assurdità dell'intera faccenda viene sottolineata da riferimenti costanti a quei terribili giornaletti come Life magazine, a credenze popolari legate agli alieni e da personaggi sopra le righe come l'avvocato di Tony Shalhoub, profittatore e pieno di sé, perfetta incarnazione di una giustizia a dir poco kafkiana.


Billy Bob Thornton, come ho detto, è perfetto e avrebbe meritato l'Oscar. Sono ben pochi i moti di sorpresa o dolore che donano espressività al volto del suo personaggio, che diventa così un perfetto "Uomo che non c'era": Crane è inesistente sia per la moglie, una scazzata e bravissima Frances McDormand, sia per il logorroico cognato, sia per il padre di Birdy che si assopisce in sua presenza come se non avesse nessuno in salotto, sia per l'avvocato che non crede alla sua confessione di colpevolezza. Le uniche tre persone che si accorgeranno della presenza di Crane (tra le quali spicca il mio adorato James Gandolfini) saranno, molto ironicamente, quelle che poi lo porteranno alla rovina definitiva, chi in un modo chi in un altro... ma la verità è che, come tutti i perdenti del cinema dei Coen, Crane era già destinato ad una vita (o una morte) come minimo insignificante o insoddisfacente. L'uomo che non c'era, dunque, è un film particolare, forse uno dei più assurdi e di difficile interpretazione dei fratelli Coen ma anche uno dei più belli ed eleganti, dei più tristi e definitivi. Recuperatelo e, magari, ascoltate bene i dialoghi, non fate come me!


Dei registi e sceneggiatori Joel ed Ethan Coen ho già parlato qui mentre Billy Bob Thornton (Ed Crane), Frances McDormand (Doris Crane), Michael Badalucco (Frank), Scarlett Johansson (Birdy Abundas), Richard Jenkins (Walter Abundas) e Tony Shalhoub (Freddy Riedenschneider) li trovate ai rispettivi link.

James Gandolfini (vero nome James Joseph Gandolfini Jr.) interpreta Big Dave Brewster. Grandissimo attore purtroppo prematuramente scomparso, ha raggiunto il successo con la serie I Soprano ma lo ricordo anche per film come L’ultimo boyscout – Missione sopravvivere, Una vita al massimo, Get Shorty, She’s So Lovely – Così carina, Mezzanotte nel giardino del bene e del male, Il tocco del male, 8MM – Delitto a luci rosse, The Mexican, Il castello, Cogan – Killing Them Softly e Zero Dark Thirty. Anche produttore, è morto quest’anno all’età di 51 anni ma ha ancora un film in uscita. 


Jon Polito (vero nome John Polito) interpreta Creighton Tolliver. Americano, lo ricordo per film come Highlander – L’ultimo immortale, Il corvo – The Crow, Il grande Lebowski, Stuart Little – Un topolino in gamba e Gangster Squad, inoltre ha partecipato alle serie Miami Vice, La signora in giallo, Innamorati pazzi, NYPD, Pappa e ciccia, Millennium, Nash Bridges, Una mamma per amica, Scrubs, Tutto in famiglia, Desperate Housewives, Masters of Horror, Medium, Ghost Whisperer, Two and a Half Men e Monk. Ha 63 anni e due film in uscita tra cui Big Eyes, l’ultima pellicola di Tim Burton.


Nel cast figura anche, nei panni di Ann Brewster, l’attrice Katherine Borowitz, moglie di John Turturro. Il film, candidato all’Oscar per la miglior fotografia, è stato girato a colori e poi virato in bianco e nero ma, per errore, ne era stata distribuita una copia “non trattata” che è finita poi, in alcuni Paesi, nell’edizione speciale del DVD. A prescindere da questa curiosità, se L’uomo che non c’era vi fosse piaciuto consiglio la visione di Sin City, Blood Simple e l’originale Il postino suona sempre due volte. ENJOY!

sabato 24 dicembre 2011

Babbo Bastardo (2003)

Finalmente. Finalmente l'ho visto anche io. Amici e colleghi a parlarmi di Babbo Bastardo (Bad Santa), diretto nel 2003 da Terry Zwigoff, e io che ero costretta a chinare la testa con vergogna ammettendo di non sapere neppure di cosa stessero parlando. Ma ieri sera, grazie ad una stranamente buona programmazione di Italia Uno, ho colmato la lacuna... perché chi c**** ha detto che a Natale dobbiamo tutti essere più buoni?


Trama: Willie è un ladro ubriacone propenso all'autolesionismo che, ogni Natale, si mette d'accordo col nano Marcus per derubare un centro commerciale dopo averci lavorato come Babbo Natale. Complice anche una guardia corrotta e un bambino solitario, questa volta il colpo non sarà facile...


Babbo Bastardo è davvero una m****. Cioé, è un bel film e fa ridere tantissimo, ma Billy Bob Thornton è davvero uno schifuomo laido e sucido come ce ne sono pochi (durante i titoli di coda si legge di bere vodka responsabilmente, ma l'attore ha ammesso che durante le riprese era davvero parecchio devastato). E il suo Willie è un personaggio disgustoso, patetico, sfigato e per questo assolutamente esilarante. Questa pellicola è l'ideale per le feste natalizie, anche se non riuscirà ad intaccare la mia Top 5, per un semplice motivo: a modo suo è colma di spirito natalizio nonostante i realizzatori, tra cui i fratelli Coen, non chinino il capo davanti al facile buonismo e alla tradizione. Sì, perché anche se Babbo Bastardo si piscia nei pantaloni con i bambini in grembo, bestemmia, insulta le minoranze, si scopa le ciccione nei camerini e passa il suo tempo ad ubriacarsi, nel corso del film riesce in qualche modo a redimersi ma senza snaturarsi, creando un piccolo bastardo tosto e stronzo quanto lui e rendendolo anche felice. D'altronde, la felicità è relativa quanto la bellezza, eh.


Passando agli aspetti più tecnici, Babbo Bastardo può vantare la presenza di ottimi attori a sostegno di una storia grottesca. A fare da "spalla" al protagonista c'è un geniale Tony Cox che, nei panni del nano infame, gli ruba spesso e volentieri la scena (la lotta sul ring a colpi di calci nelle palle e il confronto con Gin sono da antologia...), il ragazzino ciccione è un piccolo gatto di marmo adattissimo al ruolo che ha e persino Bernie Mac, che di solito odio, riesce ad essere simpaticissimo ed indispensabile. L'unica che non riesce davvero a piacermi è quella cretinetti di Lauren Graham, perché in ogni film rifà sempre il solito personaggio di Una mamma per amica, dolce, scemetta e ingenua (ma quale donna la darebbe subito al primo tizio alcoolizzato e travestito da Babbo Natale che ti capita nel bar? Orrore!!!). Per fortuna si vede poco quindi è una presenza sopportabile. Grandiosi anche il personaggio del compianto John Ritter ("uno di voi due ha, um... fornicato nel camerino delle taglie forti?") e la colonna sonora con le classiche carole natalizie in versione distorta. Se, come me, apprezzate il cinismo e non ne potete più di vedere allegri film natalizi in TV o al cinema, allora questa è la pellicola che fa per voi!!


Di Billy Bob Thornton (Willie) ho già parlato qui, mentre John Ritter (Bob Chipeska), alla cui memoria è dedicato il film, lo trovate qua.

Terry Zwigoff è il regista della pellicola. Americano, ha diretto l'interessante Ghost World. Anche sceneggiatore e produttore, ha 62 anni.


Tony Cox interpreta Marcus. Americano, ha partecipato a film come Il ritorno dello Jedi, Balle Spaziali, Beetlejuice - Spiritello porcello, Willow, Il silenzio dei prosciutti, Leprechaun 2 e Io me & Irene. Anche stuntman e regista, ha 53 anni e due film in uscita, tra cui Oz: The Great and Powerful di Sam Raimi.


Lauren Graham interpreta Sue. Diventata famosa come mammina amorevole dell'ammorbante serie Una mamma per amica, la ricordo per film come Nightwatch - Il guardiano di notte e Un'impresa da Dio; inoltre ha partecipato alla serie Una famiglia del terzo tipo e doppiato un episodio de I Griffin. Anche produttrice, ha 44 anni.


Bernie Mac (vero nome Bernard Jeffrey McCullough) interpreta Gin. Comico americano famoso per il suo The Bernie Mac Show, ha partecipato a film come Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco, Charlie's Angels: più che mai, Ocean's Twelve e Ocean's Thirteen. Anche sceneggiatore e produttore, è morto nel 2008 per una malattia ai polmoni, all'età di 50 anni.


Brett Kelly, ovvero il ragazzino ciccione, ha partecipato anche al film Trick'r Treat, sempre nei panni di un ciccionetto ma stavolta molto più bastardo, mentre Lauren Tom, che interpreta la fidanzata cinese di Marcus, in originale doppia la Amy di Futurama. All'inizio doveva essere Bill Murray ad interpretare Willie, ma ha rinunciato in favore di Lost in Translation, mentre un altro attore molto interessato, ovvero Jack Nicholson, era già impegnato con le riprese di Tutto può succedere. Del film si sta pensando di fare uscire un seguito, ma nell'attesa vi consiglio di gustarvi il meno natalizio (ma altrettanto esilarante) Burn After Reading - A prova di spia. ENJOY e buon Natale!!!

giovedì 22 dicembre 2011

Il gatto con gli stivali (2011)

Ay ay ay…. Primi giorni di Natale, prima delusione del periodo cinematografico. Quel Gatto con gli stivali (Puss in Boots) che tanto desideravo andare a vedere, diretto dal regista Chris Miller, si è rivelato un cuccioletto dagli artigli spuntati.


Trama: il Gatto con gli Stivali si ritrova coinvolto dal vecchio amico d’infanzia Humpty Dumpty nella ricerca dei Fagioli Magici che, come tutti sanno, portano ad un castello tra le nuvole dove vive un’oca magica che fa le uova… d’oro.


Che sòla, gente. Il gatto con gli stivali è davvero il film più debole dell’intera franchise di Shrek, forse poco migliore del terzo capitolo ma niente di più. Tutte le grassissime risate che speravo di farmi grazie al personaggio più geniale della saga si sono trasformate in risolini a denti stretti seppelliti da fin troppa melassa e da comprimari non all’altezza del protagonista. E sì che l’inizio, dove il Gatto si presenta come “amante piccante e chupacabras” mi ha fatta praticamente svenire sulla poltrona. Ma a parte questa dichiarazione d’intenti, un paio di gag come la tutina d’oro di Humpty Dumpty, quella dei minimuffins, quella dei tatuaggi e gli occhioni enormi del Gatto c’è davvero poca roba e neppure l’animazione, “sostenuta” da un 3D più inutile del solito, è granché.


In tutto il film, infatti, c’è solo una sequenza davvero bella e mozzafiato, quella della crescita del fagiolo magico. Anche la sfida danzante tra i due gatti non è male, grazie alla colonna sonora veramente azzeccata (l’unica cosa davvero bella dell’intera pellicola) e l’espediente dello split screen è un omaggio ai film di genere sempre gradito, ma alla Dreamworks hanno dimostrato di saper fare molto di meglio. Quanto ai nuovi personaggi, Humpty Dumpty è troppo patetico e stronzo per essere davvero divertente, la “fidanzatina” di El Gato, Kitty Zampe di Velluto, è simpatica ma non è neppure troppo utile all’economia della storia e i due cattivi Jack & Jill (presi paro paro da una delle filastrocche inglesi di Mamma Oca, attenzione: il vero Jack della pianta di fagioli è quel vecchietto stordito che si vede nella prigione) fanno ridere ma fino ad un certo punto. E quindi, cosa rimane da salvare del film? A dire il vero poco o nulla, salvo solo il grandioso doppiaggio di Banderas, visto che anche la storia è debole. Ma lasciamo parlare i bambini, il cartone animato d’altronde dovrebbe essere dedicato a loro. Nella fattispecie, lascio la parola al bimbetto di 5/6 anni seduto qualche sedia più in là nella mia stessa fila: “Papà, quando arriva mezzanotte?? Quando finisce?”. Queste due domande il pargolo le ha ripetute da metà del film più o meno ininterrottamente, fino alla fine. Fate due conti, gente, risparmiate che è meglio. E, per Dio, portate i bambini al cinema quando sono un po’ più grandini!!!


Di Antonio Banderas, doppiatore del Gatto, ho già parlato qui. Salma Hayek doppia Kitty Zampe di Velluto e la trovate qua, mentre Zack Galifianakis, Humpty Dumpty, lo trovate qui. Tra gli altri doppiatori originali figura persino il regista Guillermo Del Toro, qui in veste di produttore. Aggiungo in questo spazio una nota di demerito all’edizione italiana, i cui realizzatori hanno letteralmente rovinato i titoli di coda cancellando i nomi dei doppiatori originali integrati nell’animazione, come già accadeva nel primo Shrek.

Chris Miller è il regista della pellicola. Americano, ha già diretto Shrek Terzo. Anche attore, sceneggiatore, animatore e produttore, ha 36 anni.


Billy Bob Thornton (vero nome William Robert Thornton) in originale doppia Jack. Americano, lo ricordo per film come Proposta indecente, Sfida tra i ghiacci, Armageddon, il bellissimo Soldi sporchi, L’uomo che non c’era, Bandits e Babbo bastardo, inoltre ha prestato la voce per la versione inglese di Princess Mononoke. Anche sceneggiatore, regista e produttore, ha 56 anni e due film in uscita. Ha vinto un Oscar per la sceneggiatura del film Lama tagliente.


Amy Sedaris presta la voce a Jill. Americana, ha partecipato a film come Sei giorni sette notti, The School of Rock, Elf e Jennifer’s Body, oltre ad aver già doppiato Cenerentola in Shrek Terzo. Ha prestato la voce anche per le serie American Dad!, Spongebob Squarepants e partecipato ad episodi di Sex and the City e My Name is Earl. Anche sceneggiatrice, ha 40 anni.


Se siete fan del Gatto e di Shrek recuperate almeno i primi due capitoli, e se avete voglia di vedere un bel cartone animato “moderno” buttatevi sulla trilogia di Toy Story ma mi raccomando non spendete 10 euro per questa roba. Come cadeau natalizio vi trascrivo la nursery rhyme Jack & Jill così come viene tramandata nei paesi anglosassoni: “Jack and Jill went up the hill To fetch a pail of water. Jack fell down and broke his crown, And Jill came tumbling after. Up Jack got, and home did trot, As fast as he could caper, To old Dame Dob, who patched his nob With vinegar and brown paper”. ENJOY!

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