Visualizzazione post con etichetta teresa palmer. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta teresa palmer. Mostra tutti i post

mercoledì 25 maggio 2022

The Twin (2022)

Recentemente è uscito su Shudder The Twin, diretto e co-sceneggiato dal regista Taneli Mustonen, e stranamente sono riuscita a vederlo senza lasciar passare troppo tempo.


Trama: dopo la morte del figlio Nathan, Rachel si trasferisce in Finlandia col marito e il gemello di Nathan, Elliot, che tuttavia comincia a comportarsi in maniera inquietante...


The Twin è stata una bella ed inaspettata sorpresa, realizzata non a caso da un regista, Taneli Mustonen, che già con Lake Bodom aveva dimostrato di saperci fare con l'horror, di conoscerne bene i cliché e di poter giocare con essi regalando allo spettatore opere assai pregevoli. A tal proposito, non sarà facilissimo parlare di The Twin senza fare spoiler, ma ci proviamo. L'incipit è simile a quello di mille altri horror: dopo un incidente stradale che ha causato la morte di uno dei due figli, Rachel e il marito tentano di ricominciare una nuova vita e vanno nella casa d'infanzia di lui, in Finlandia, dove però il bambino superstite comincia a comportarsi in maniera strana e a parlare col gemello scomparso. Conseguenza di ciò, è che l'atmosfera di The Twin, almeno all'inizio, è quella tipica di un film ambientato in una casa infestata. La nuova magione dei protagonisti è zeppa di foto inquietanti, di stanze vuote (o presumibilmente tali, in quanto spesso e volentieri le inquadrature sono realizzate apposta perché non si capisca), di sussurri misteriosi e di specchi, questi ultimi indispensabili veicoli per l'entità che tenta di impossessarsi di Elliot sfruttando il vuoto creato dal suo gemello; il terrore di essere "il bambino non voluto", l'idea che i genitori avrebbero preferito morisse Elliot invece che Nathan, fanno il paio con la costante inquietudine di Rachel, che teme di venire privata anche dell'altro figlio e che, piagata da atroci incubi e costretta a stare in un Paese a lei sconosciuto, non riesce a pensare ad altro che alla salute del piccolo, ignorando completamente il legame col marito e la propria felicità.  


La natura di horror sovrannaturale a base di possessioni e case infestate, a un certo punto del film, si dirama arricchendosi di strati che lo rendono sempre più interessante e coinvolgente, sui quali sarebbe tuttavia male spendere troppe parole. Sappiate solo che, da un certo punto in poi, The Twin si contamina con suggestioni folk horror a tratti assai crudeli, con una paranoia strisciante che guarda ad esempi alti quali Rosemary's Baby o A Venezia un dicembre rosso... shocking! e poi, verso il finale, vira ulteriormente chiudendosi in un cerchio perfetto quanto quelle figure che, a un certo punto, pensiamo di vedere da tutte le parti. Certo, come in quelle figure, qualche difetto c'è. Nonostante tutto sul finale torni, alcune domande rimangono aperte e l'idea che gli sceneggiatori a un certo punto abbiano un po' perso il filo di tutto ciò che hanno imbastito in effetti mi si è insinuata in testa, tuttavia The Twin è così ben curato a livello di atmosfere (la scena più "folk horror" del film gela il sangue nelle vene ed è bellissima a livello di regia e fotografia) e così ben recitato (Teresa Palmer e Barbara Marten sono davvero molto brave, soprattutto la prima) che personalmente sono riuscita a sorvolare su alcune cose che mi hanno fatto storcere il naso. The Twin è dunque uno di quei film che consiglio, sperando arrivi ad essere presto disponibile in Italia, e che riguarderei col senno di poi, per godere di tanti piccoli dettagli che sicuramente a una prima visione mi saranno sfuggiti.


Del regista e co-sceneggiatore Taneli Mustonen ho già parlato QUI mentre Teresa Palmer, che interpreta Rachel, la trovate QUA.


Se The Twin vi fosse piaciuto recuperate Hereditary, Rosemary's Baby, Midsommar e A Venezia un dicembre rosso... shocking. ENJOY!

mercoledì 8 febbraio 2017

La battaglia di Hacksaw Ridge (2016)

Forte delle sue sei nomination all'Oscar (Miglior Film, Andrew Garfield Miglior Attore Protagonista, Miglior Regia, Miglior Montaggio, Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro), è stato anticipato dalla distribuzione italiana e la settimana scorsa è approdato nel Bel Paese La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge), diretto nel 2016 dal regista Mel Gibson.


Trama: durante la seconda guerra mondiale, Desmond Doss si arruola nell'esercito americano come medico, rifiutando tuttavia di portare con sé un fucile o di uccidere i nemici. Nonostante le rimostranze dei superiori, il soldato riuscirà comunque ad andare in guerra ad Okinawa e a tenere fede alle sue convinzioni...


Strana la storia di Desmond Doss. Uno pensa che gli obiettori di coscienza non desiderino andare in guerra e ritengano sia meglio mettersi al servizio della comunità in altri modi, rimanendo comunque sul suolo patrio, invece questo ragazzo della Virginia aveva un enorme desiderio di affiancare i suoi compatrioti in battaglia e provava un enorme senso di colpa all'idea di restarsene al sicuro. Come conciliare dunque le fortissime credenze religiose di un Avventista del settimo giorno e le necessità dell'esercito? Semplice: andando in guerra senza fucile, come medico, rischiando la propria vita e molto probabilmente anche quella degli altri. Solo che la scelta di Desmond Doss è stata tutt'altro che semplice, come potete immaginare, e il film di Mel Gibson ce la racconta senza eccessi di retorica né elogi del superuomo (anzi, pare che nell'ultima battaglia prima di venire congedato il soldato Doss, benché ferito dalle schegge di una mina, abbia lasciato il posto sulla barella ad un suo commilitone e abbia aspettato i soccorsi per alcune ore, episodio che Gibson ha scelto di non mostrare perché "difficilmente il pubblico ci avrebbe creduto"), focalizzando l'attenzione sul Credo inflessibile di un ragazzo al tempo stesso patriota ed altruista, sicuramente ingenuo ma anche molto coraggioso, con una prima parte di pellicola dedicata al difficile periodo passato da Desmond in un campo d'addestramento dell'esercito e una seconda in cui l'orrore della guerra viene sbattuto in faccia allo spettatore con la crudezza di cui solo il regista australiano è capace. Benché sia stato tacciato di fascismo, il bello de La battaglia di Hacksaw Ridge è che non elogia la guerra, anzi. La figura di Tom Doss, padre di Desmond, potrà anche sembrare un personaggio aggiunto tanto per dare colore e un trauma infantile al protagonista, eppure è palese come questo reduce disperato, alcoolizzato e desideroso di morire ribadisca l'inutilità dei conflitti armati e l'enorme prezzo pagato da chi, ferito nel fisico o nell'animo, non riesce più a vivere un'esistenza normale. Al limite, si può discutere della valenza di un personaggio ambiguo come quello di Desmond ma qui dipende dalla soggettività dello spettatore e dalla sua disponibilità ad accettare l'esistenza di un uomo che ha effettivamente vissuto le esperienze descritte nel film e compiuto determinate scelte.


E' indubbio, infatti, che Mel Gibson celebri Desmond Ross e renda omaggio al primo obiettore di coscienza decorato con la Medal of Honor, tuttavia non si può negare che le azioni di questo soldato fossero paradossali, come viene più volte sottolineato nel corso della pellicola. Andare in guerra come medico, benché giurando di non uccidere nessuno e di salvare vite umane, significa comunque appoggiare le azioni di chi combatte e chiudere gli occhi davanti alla morte di migliaia di individui, amici o nemici che siano, senza contare il rischio di diventare un ulteriore peso per i commilitoni che non possono venire difesi e che, in qualche modo, devono comunque difendere il medico. Certo, questo è il ragionamento di chi vive nel 2016 e non ha mai provato sulla pelle un conflitto armato, mentre è chiaro che la seconda guerra mondiale è stato uno sconvolgimento capace di mandare a gambe all'aria retorica, pacifismi e buonismi, quindi tanto di cappello a chi ha avuto il coraggio di "fare il suo dovere nei confronti del proprio Paese" e salvare quante più persone possibili (alla fine del film ci sono dei filmati originali che mostrano Desmond Ross in tempi recentissimi; al netto della follia religiosa, mi fossi trovata davanti quest'uomo lo avrei abbracciato come un nonno, altro che apologia del fascismo). Tanto di cappello anche a Mel Gibson, che è riuscito a girare un film interessante, pieno di momenti in qualche modo toccanti e con delle sequenze di battaglia realistiche, ben definite, a tratti difficili da sostenere ma incredibilmente belle dal punto di vista della regia. L'incubo (altro che battaglia) di Hacksaw Ridge è degno di un Train to Busan, con i giapponesi che escono a frotte, come ratti o zombie, dai tunnel sotterranei e cominciano a falciare soldati senza pietà, mentre a noi spettatori non resta che sentire sulla pelle ogni goccia di sangue, il fango, il sudore e il dolore di questi esseri umani ridotti a sacchi sanguinolenti, impossibilitati a contrastare un nemico che mette davanti al proprio benessere quello del paese (anche la scena del seppuku è parecchio impressionante). Quindi bravissimo Mel Gibson e bravo anche Andrew Garfield, molto intenso nei panni di Desmond Doss, nonostante come attore continui a preferirgli altri. La battaglia di Hacksaw Ridge non è magari un film di guerra all'altezza del più volte citato Full Metal Jacket (Vince Vughn dev'esserselo guardato più di una volta in preparazione al ruolo del Sergente Howell) ma è comunque un grande film che merita almeno una visione, possibilmente su grande schermo per godere appieno dell'orribile spettacolo della guerra.


Del regista Mel Gibson ho già parlato QUI. Andrew Garfield (Desmond Doss), Hugo Weaving (Tom Doss), Rachel Griffiths (Bertha Doss), Teresa Palmer (Dorothy Schutte), Vince Vaughn (Sergente Howell) e Sam Worthington (Capitano Glover) li trovate invece ai rispettivi link.


Se La battaglia di Hacksaw Ridge vi fosse piaciuto recuperate American Sniper, Salvate il soldato Ryan e l'immancabile Full Metal Jacket. ENJOY!

martedì 9 agosto 2016

Lights Out: Terrore nel buio (2016)

La calda stagione ha menato seco un paio di horror estivi e se l'intento era quello di mandare il Bollalmanacco in vacanza per un po' è anche vero che mi sarebbe dispiaciuto non parlare di Lights Out: Terrore nel buio (Lights Out), diretto dal regista David F. Sandberg ed "espansione" del suo corto omonimo.


Trama: Rebecca è una ragazza che ha deciso di tagliare tutti i ponti con la sua famiglia. Un giorno viene contattata dalla scuola del fratello minore a causa di alcuni disturbi mostrati dal ragazzino e si ritrova costretta ad affrontare non solo la follia della madre ma anche un mostro che striscia nel buio con intenti omicidi...


Da qualche anno a questa parte, James Wan si sta dando da fare non solo come regista e sceneggiatore ma anche e soprattutto come produttore (da qui al 2017 dovrebbero uscire il quarto capitolo di Insidious, Saw: Legacy e gli spin-off  The Nun e Annabelle oltre ad un Mortal Kombat e alla serie McGyver). Non pago di aver riportato in auge i topoi della casa invasa da demoniache presenze e aver ridefinito il concetto di scare jump, il buon Wan sta cominciando a prendere sotto la sua ala protettiva anche registi come David F. Sandberg, il quale è riuscito così a sviluppare l'idea base di un suo corto diventato praticamente virale su internet e girare un film che in pochissimo tempo ha superato il budget investito per realizzarlo. Buon per noi, perché Lights Out è un agevole ed onesto horror che offre momenti di genuino terrore senza perdersi in baracconate e spiegoni senza fine, attingendo a piene mani all'atavica paura del buio che ancora oggi molti di noi provano e che magari è stata rinfocolata in anni non sospetti dal vecchio Mana Cerace di Dylandoghiana memoria (a me è successo, ahimé). La struttura semplicissima di Lights Out, basata interamente sull'unica regola ferrea "cerca di tenere accese le luci o sono caSSi tuoi", un po' come accadeva nel meno riuscito Al calar delle tenebre con quella maledetta Fata Dentina, va ad intrecciarsi con suggestioni psicologiche che strizzano parecchio l'occhio allo stupendo The Babadook; al di là della presenza ovvia del mostro, il motore sotterraneo dell'intera vicenda è il senso di colpa di una madre che non riesce ad essere tale e che a causa della sua debolezza, pur avendo già allontanato da sé la figlia maggiore dopo averle fatto passare un'infanzia terribile, mette in pericolo la salute fisica e mentale del figlio più piccolo.


Anche questa volta innestare il dramma familiare alla tipica ghost story si è rivelata dunque una scelta vincente, capace di rendere i protagonisti più umani e, di conseguenza, il pubblico più partecipe. C'è da dire che gli attori di Lights Out sono bravi ed espressivi, su tutti le due protagoniste Teresa Palmer e Maria Bello, quest'ultima molto adatta ad interpretare il ruolo della madre che ha superato da parecchio l'orlo di una crisi di nervi, e anche il bimbo che interpreta Martin, pur non avendo la faccetta meravigliosamente tenerella di Jacob Tremblay, riesce a conquistarsi un pezzettino del cuore dello spettatore. Dal punto di vista tecnico, Lights Out gioca ovviamente molto sulle luci e le ombre, quindi più che la regia (la quale punta molto sulle inquadrature volutamente ambigue di oggetti e luoghi in ombra, appena fuori dalla visione dei protagonisti) svolge un ruolo importantissimo la fotografia, nitida e pulita anche nelle sequenze illuminate da oggetti come torce e candele; sul finale, i realizzatori potevano sfruttare all'osso la psichedelia di una luce al neon blu causando così allo spettatore nausea e mal di testa a non finire, invece fortunatamente il regista non è un cane e ha scelto un approccio più classico, salvando di conseguenza le cornee del pubblico pagante. Infine, lodi sperticate alla scelta di ridurre al minimo la CGI e di affidarsi a manichini (bastardi, maledettissimi manichini, vi odio quasi quanto le bambole e i clown!), attori e all'arte di Matthew W. Mungle, creatore del terrificante trucco della perfida Diana, mille volte meglio rispetto ad un pupazzone ricreato con l'ormai abusata computer graphic. Insomma, motivi per apprezzare questo film ce ne sono, quindi se riuscite a trovare un cinema aperto che proietti Lights Out gettatevi a pesce, ne vale la pena!


Di Teresa Palmer (Rebecca), Maria Bello (Sophie) e Billy Burke (Paul) ho già parlato ai rispettivi link.

David F. Sandberg è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Svedese, al suo primo lungometraggio, è anche compositore, produttore, attore e animatore. Ha 34 anni e sta girando Annabelle 2.


Lights Out: Terrore nel buio avrebbe dovuto mostrare la solita scena post-credit in grado di dare il la ad un eventuale seguito ma fortunatamente gli screening test hanno registrato reazioni negative e non se n'è fatto nulla. Niente sequel di Lights Out quindi, almeno per ora, ma se il film vi fosse piaciuto recuperate il corto omonimo e aggiungete il già citato Al calar delle tenebre. ENJOY!

venerdì 11 dicembre 2015

Il Bollalmanacco On Demand: L'apprendista stregone (2010)

Non poteva durare, lo sapevo. Dopo un paio di cult ecco che qualcuno, nella fattispecie la brava Sabrina (QUI c'è il suo canale Youtube), mi chiede una roba come L'apprendista stregone (The Sorcerer's Apprentice), diretto nel 2010 dal regista Jon Turtletaub. Il prossimo film On Demand sarà invece The Divide. ENJOY!



Trama: dopo la morte di Merlino per mano di Morgana e dei sui adepti, il mago Balthazar si mette alla ricerca di un possibile successore del grande stregone e un giorno trova dopo secoli il piccolo Dave. Per una serie di circostanze, Balthazar rimane imprigionato per dieci anni in un vaso assieme al malvagio morganiano Horvath e Dave nel frattempo cresce, diventando un complessato e sfigatissimo aspirante fisico...


Secondo me ci sono due modi di affrontare un film come L'apprendista stregone, quello serio e quello meritatamente imbecille. Nel primo caso, L'apprendista stregone diventa automaticamente il film più brutto di sempre, un'accozzaglia di effetti speciali senz'anima e attori pessimi, un affronto alla Settima Arte le cui bobine meriterebbero di bruciare da qui all'eternità; nel secondo caso ci si può fare del gran ridere e fortunatamente il mio animo era ben disposto e propenso all'imbecillità quando ho deciso di guardare il film di Turtletaub. "Tratto" dall'omonima ballata di Goethe ma, detto più onestamente, basato sul più famoso ed infantile episodio del primo Fantasia, L'apprendista stregone è la weirdissima storia di un ragazzo che cresce per affrontare il proprio destino nonostante la vita e l'infanzia gli siano state rovinate da un mago con le sembianze di Nicolas Cage, portandolo a perseguire studi scientifici. Ma, indovinate un po', nell'universo de L'apprendista stregone la magia è fondamentalmente un'estensione della fisica, governata dalle stesse regole, quindi il buon Nicolas è a cavallo, alla faccia di quell'irresponsabile di Harry Potter e dei suoi Giratempo, e riesce comunque a fare del giovane Dave il proprio "studente" nonché successore di Merlino! A questo canovaccio "formativo", la sceneggiatura aggiunge inoltre un paio di storie d'aMMore per venire incontro anche ad un pubblico di ragazzine, alcuni villain "terribili" ai quali fa capo nientemeno che fata Morgana e qualche riferimento a streghe/stregoni realmente vissuti e reputati tali per accontentare i palati più esigenti (quali??), cercando di affascinare gli spettatori con mirabolanti manifestazioni di potere condite da un pizzico di umorismo ma, in definitiva, imbroccando una strada troppo zamarra per poter conquistare davvero.


Turteltaub, con la sua solita finezza tutta aMMeregana, crea un film a misura di Cage ove non esistono sottigliezze magiche, bensì devastanti incantesimi a base di lampi, fuoco, uccelli giganti, specchi pronti a portare i malcapitati in un'altra dimensione, lupi famelici e prigioni in guisa di orrende matriosche oppure vasi. Gli abbondanti effetti speciali, spettacolari quanto volete ma fin troppo invasivi, sopperiscono sia alla trama banalotta e superficiale sia ad un cast non proprio di prima scelta: che Alfred Molina e Nicolas Cage si siano divertiti come dei pazzi a gigioneggiare nei panni di stregoni scafati è palese ma le mise del secondo (che, peraltro, ha prestato anche la sua Rolls Royce per le scene in cui Balthazar è al volante) sono al limite dell'imbarazzante e non parlo solo di quel parrucchino in stile "Modello abbronzatissimo anni '90 un po' svuncio e un po' zamarro" ripreso paro paro dal ben più riuscito Con Air. Jay Baruchel è simpatico e se la cavicchia, lo stesso vale per la bellina Teresa Palmer, mentre Toby Kebbell nei panni del mago corrotto dal successo è più improbabile del Mago Forrest e la nostrana Monica Bellucci è sempre una gnocca da paura ma, ahilei, si ostina a volersi doppiare con risultati miserrimi (la riunione finale tra lei Cage vorrebbe essere commovente ma lei è inascoltabile, ogni minima parvenza di sentimento o magia viene spazzata via dalla sua orrida dizione). Incredibile, infine, la dose di product placement presente nella pellicola, che va dal palese "omaggio" a Magic the Gathering al marchio di gelati Ben & Jerry messo talmente in primo piano da eclissare i protagonisti presenti nella scena, senza contare le marchette destinate a Mc Donald's, Pepsi, Nokia ecc. ecc. Insomma, L'apprendista stregone è un'infima operazione commerciale Disneyana e dovete prenderla come tale, un prodotto senza cervello progettato a tavolino per un pubblico di adolescenti senza pretese. Se non rientrate in questa categoria stategli lontani!


Di Nicolas Cage (Balthazar), Jay Baruchel (Dave), Alfred Molina (Horvath), Teresa Palmer (Becky), Monica Bellucci (Veronica) e Alice Krige (Morgana) ho già parlato ai rispettivi link.

Jon Turteltaub (vero nome Jonathan Charles Turteltaub) è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Phenomenon, Instinct - Istinto primordiale, Faccia a faccia, Il mistero dei templari e Il mistero delle pagine perdute. Anche produttore e sceneggiatore, ha 52 anni e tre film in uscita.


Toby Kebbell interpreta Drake Stone. Inglese, ha partecipato a film come Alexander, Match Point, War Horse, The Counselor - Il procuratore, Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie, Fantastic 4 - Fantastici 4 e a serie come Black Mirror. Ha 33 anni e cinque film in uscita.


Se L'apprendista stregone vi fosse piaciuto recuperate la saga di Harry Potter e magari anche Eragon. ENJOY!

martedì 4 agosto 2015

Cut Bank (2014)

Curiosando su Imdb mi è saltato all'occhio il recente Cut Bank, diretto nel 2014 dal regista Matt Shakman e così dal nulla ho deciso di guardarlo, ispirata dalla marea di attori famosi presenti.


Trama: il giovane Dwayne sogna di abbandonare per sempre Cut Bank, la cittadina dov'è cresciuto e dov'è costretto a rimanere a causa del padre invalido. Un giorno, lui e la sua ragazza registrano per caso con una telecamera l'omicidio del postino del paese e si ritrovano coinvolti in un'intricata e sanguinosa storia...


Nonostante l'incipit di cui sopra, non mi aspettavo troppo da Cut Bank. Il regista si è fatto le ossa in TV ma è praticamente alla prima esperienza in campo cinematografico, la pellicola ha richiesto due anni per venire girata, Liam Hemsworth è belloccio ma incapace di intrigarmi e troppo spesso i film che puntano su grandi nomi come John Malkovich e Billy Bob Thornton si rivelano delle mezze sciocchezzuole nelle quali questi attoroni compaiono sì e no per un paio di minuti (spesso facendoci anche una figura barbina). Date le premesse, ho cominciato la visione con un occhio molto critico che, a poco a poco, è diventato incapace di staccare gli occhi dallo schermo mentre un sorrisone mi si stampava sul volto e mi ritrovavo a pensare ai Coen e soprattutto all'adorato Fargo. Ora, non cominciate ad accusarmi di vilipendio al capolavoro, so benissimo che Cut Bank non potrà mai nemmeno arrivare a leccare la neve dalle scarpe di Fargo, tuttavia le dinamiche criminali portate avanti da dei perdenti, l'ambiente ristretto di una cittadina di provincia (la più fredda d'America, nientemeno!) e l'imprevedibilità della follia e dell'avidità umane sono molto simili e si intrecciano all'interno di una trama che avvince dall'inizio alla fine. A differenza di Fargo, Cut Bank strizza maggiormente l'occhio ad un pubblico di giovani che potrebbero riconoscersi nelle ambizioni e nell'insofferenza di Dwayne e Cassandra, non a caso interpretati da due bellissimi idoli cinematografici per teenagers, inoltre la vicenda fa distinzione tra buoni e cattivi e in qualche modo "punisce" chi se lo merita lasciando un importante insegnamento a chi ha deviato dalla cattiva strada perché accecato dalla disperazione, mentre il film dei Coen era ben più cinico e spietato; tuttavia, l'ironia e un paio di personaggi altamente caricaturali sono molto simili e Cut Bank si districa abilmente dai cliché riuscendo a divertire e interessare lo spettatore nonostante un paio di soluzioni troppo "comode", soprattutto sul finale.


Oltre alla trama intrigante, fortunatamente Cut Bank risulta valido anche sotto quegli aspetti che mi incutevano tanto timore. Il regista Matt Shakman non sarà mai (torno a ripetermi!) uno dei Coen, ma sicuramente non è nemmeno un dilettante che non ha mai tenuto in mano una cinepresa e riesce a governare il timone di una vicenda violenta e sanguinosa dando al tutto un piglio classico e quasi rilassato, un aspetto che viene enfatizzato da una fotografia brillante che, soprattutto all'inizio, ci illude della sonnolenta tranquillità di Cut Bank con un'incredibile panoramica di fiori gialli da cartolina. Per quanto riguarda gli attori, è vero che John Malkovich, Billy Bob Thornton e Bruce Dern non compaiono tantissimo ma hanno tutti e tre dei ruoli fondamentali e ben definiti e soprattutto Malkovich non è costretto ad interpretare il solito personaggio malvagio o completamente pazzo che sembra essergli così congeniale negli ultimi tempi. Chi è un po' sprecato, a dirla tutta, è un attore che a me piace molto come Oliver Platt ma la delusione è stata compensata da una nuova (almeno per me!) scoperta come Michael Stuhlbarg, nascosto dietro un paio di giganteschi occhialoni a fondo di bottiglia e fiaccato da una gravissima balbuzie che lo rende molto ma molto ingannevole. L'unico neo della pellicola, se vogliamo, è il fatto che Liam Hemsworth non sia un protagonista abbastanza carismatico da tenere sulle spalle l'intero film e che spesso e volentieri gli altri personaggi eclissino il belloccio ma insipido Dwayne e la sua fidanzata sciocchina ma il "contorno" è abbastanza interessante da far passare in secondo piano questo difetto. In conclusione, se vi piacciono le crime story insolite e state aspettando che i Coen si palesino con un altro film, provate a dare una chance a Cut Bank, potrebbe rivelarsi una gradita sorpresa!


Di Liam Hemsworth (Dwayne McLaren), John Malkovich (Sceriffo Vogel), Billy Bob Thornton (Big Stan) e Oliver Platt (Joe Barrett) ho già parlato ai rispettivi link.

Matt Shakman è il regista della pellicola. Americano, ha diretto episodi di serie come Six Feet Under, Kitchen Confidential, Ugly Betty, Weeds, Dr. House e Fargo. Anche attore e produttore, ha 40 anni e sarà lui a dirigere il primo episodio della serie Heroes Reborn.


Teresa Palmer interpreta Cassandra. Australiana, ha partecipato a film come Wolf Creek, The Grudge 2 e Warm Bodies. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 29 anni e sei film in uscita.


Bruce Dern interpreta Georgie Wits. Americano, ha partecipato a film come Marnie, Il grande Gatsby, Giù le mani dal mio periscopio, Ancora vivo, Small Soldiers, Haunting - Presenze, Django Unchained, Nebraska e a serie come CSI: NY. Ha 79 anni e due film in uscita tra cui The Hateful Eight.


Michael Stuhlbarg interpreta Derby Milton. Americano, ha partecipato a film come A Serious Man, Hugo Cabret, Men in Black 3, 7 psicopatici, Lincoln, Hitchcock, Blue Jasmine e a serie come Ugly Betty e Broadwalk Empire. Ha 47 anni e quattro film in uscita.


Se Cut Bank vi è piaciuto recuperate il pluricitato Fargo, L'uomo che non c'era, Burn After Reading e Soldi sporchi. ENJOY!

Se vuoi condividere l'articolo