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mercoledì 3 settembre 2025

Hallow Road (2025)

Nella sfera social horror che conta, la settimana scorsa si è fatto un gran parlare di Hallow Road, diretto dal regista Babak Anvari, quindi ho deciso di recuperarlo il prima possibile.


Trama: Maddie e Frank ricevono una telefonata dalla figlia, rimasta coinvolta in un incidente. I due partono in macchina per andare ad aiutarla, ma cominciano a succedere cose strane...


Hallow Road
è uno di quei film che, forse, non sarebbero da definire horror tout court. La maggior parte degli spettatori, infatti, potrebbero lamentarsi perché, nel corso del film, "non succede nulla", non si vede niente di spaventoso, non ci sono scene splatter né jump scares. Eppure, Hallow Road, per quanto mi riguarda, E' un horror, perché è interamente giocato su atmosfere più che angoscianti e sfrutta il non visto per spalancare un abisso di terrificanti possibilità interamente immaginate o, ancor peggio, ragionate a seguito della visione. Purtroppo, per chi apprezza solo le opere chiare dall'inizio alla fine, Hallow Road non offre risposte né soluzioni, ed ha un finale definitivo ma aperto, che non spiega, di preciso, cosa sia successo ad Alice durante la fatidica notte raccontata nel film. Hallow Road si apre con una lenta carrellata su un sottobosco notturno, che si conclude con l'immagine di una scarpa da ginnastica insanguinata, dopodiché presenta un'altra lenta carrellata, questa volta di una sala da pranzo in cui una cena è stata lasciata a metà e durante la quale si è rotto un bicchiere. E' passato del tempo dalla cena, perché Maddie e Frank, i padroni di casa, dormono entrambi e vengono prima svegliati dall'allarme antincendio scattato senza apparente motivo e, poi, costretti ad uscire dalla telefonata della figlia Alice, che comunica di avere avuto un incidente. La trama del film, scritta da William Gillies, verte interamente sul dialogo telefonico tra Alice e i suoi genitori, e l'unica cosa certa, per lo spettatore, è ciò che accade all'interno della macchina, durante il viaggio verso Hallow Road; ciò che invece accade nel luogo in cui si trova Alice, che noi non vediamo mai, è affidato interamente alle parole di una narratrice inaffidabile (giovane, preda dello shock, probabilmente alterata da sostanze stupefacenti) e agli inevitabili limiti del mezzo telefonico, tra linee che cadono e utenti irraggiungibili, atti a creare ancora più buchi all'interno di una storia di cui non è facilissimo rimettere insieme i pezzi. A un certo punto, poi, subentrano eventi inspiegabili a scombinare ancor più le carte, e l'orrore, che prima faceva affidamento sul montaggio e sulla bravura degli interpreti, diventa un incubo sonoro, fatto di violenti suoni scricchiolanti, da fare accapponare la pelle, e voci misteriose ma stranamente familiari.


Ricamare ulteriormente sulla trama di Hallow Road sarebbe un po' un delitto ma, oltre all'inquietudine legata alla comprensione di ciò che è accaduto ad Alice, c'è anche l'angoscia di vedere due esseri umani che, messi in condizioni di profondo stress, vomitano tutto ciò che li tormenta, nascosto a loro stessi e alla famiglia, mostrandosi nudi di fronte a verità dolorose e rendendosi conto, tragicamente, che il male, troppo spesso, ce lo attiriamo addosso con i nostri silenzi, la testardaggine e la diffidenza. In questo, Hallow Road non funzionerebbe senza l'incredibile bravura dei due attori principali. Rosamund Pike si riconferma un'attrice impressionante, un mostro di controllo che, a poco a poco, si sgretola rivelando una fragilità tristemente umana; Matthew Rhys le tiene testa nei panni di un uomo buono, ma disabituato al vedere andare all'aria i suoi progetti, pronto ad arrivare a conseguenze estreme pur di non deviare dal percorso stabilito per sé o per gli altri. Ai due grandissimi attori è consentito brillare grazie alla sinergia tra il regista Babak Anvari e il montaggio di Laura Jennings, la quale scandisce alla perfezione il ritmo della vicenda con tantissimi, importanti stacchi in grado di rendere incredibilmente vario quello che, potenzialmente, avrebbe rischiato di essere un noioso film ridotto ad un singolo ambiente, per di più buio. Invece, regia e montaggio catturano l'interesse dello spettatore alimentandone l'ansia (la sequenza della rianimazione cardiopolmonare è magistrale, spinge proprio a seguire le istruzioni di Maddie, muovendosi a ritmo con le sue mani esperte), dirigendo lo sguardo verso dettagli inquietanti, creando un importantissimo legame con una persona che non vediamo mai se non in foto, e per quanto mi riguarda questo è grande cinema. Ho un paio di teorie sul finale e, in generale, sull'intera vicenda, ma se volete ne parliamo nei commenti. Intanto, vi consiglio di recuperare appena possibile questo film (lo trovate a noleggio su tutte le piattaforme di streaming legale), tenendo in conto però che vi aspetta una serata all'insegna dell'ansia!


Del regista Babak Anvari ho già parlato QUI. Rosamund Pike (Maddie/voce della signora gentile) e Matthew Rhys (Frank/voce dell'uomo gentile) li trovate invece ai rispettivi link.



martedì 2 maggio 2023

Cocainorso (2023)

Siccome era un altro di quei film che aspettavo con parecchio entusiasmo, ho recuperato anche Cocainorso (Cocaine Bear), diretto dalla regista Elizabeth Banks.


Trama: dopo essersi mangiato della cocaina persa da un corriere, un orso comincia a fare strage di viandanti più o meno ignari...


Se vi capitasse di andare a Lexington, nel Kentucky... no, un momento. Perché mai dovreste andare in Kentucky, quando le attrazioni maggiori che hanno sono il pollo fritto del Generale Saunders e il museo del DERBY, santo cielo?? Ehm, dicevo. Vi capitasse, PER SBAGLIO, di finire nel Fun Mall Kentucky for Kentucky di Lexington, vi trovereste all'interno la salma imbalsamata di una creatura dotata di nomi pittoreschi come Pablo Eskobear (o Escobear) o Cokey the Bear, il quale altri non è che il Cocaine Bear dalla cui storia "vera" è nato il film Cocainorso. C'è chi dice che quello di Lexington non sia il vero Cocaine Bear morto per ingestione di cocaina in Georgia, nonostante il suo cadavere imbalsamato sia effettivamente stato rubato (roba che, forse, meriterebbe un film a sé) dal rifugio del parco dove viveva la bestiola, ma che vi importa? Considerato che, in virtù delle particolari leggi del Kentucky, Pablo Escobear può persino legarvi nel vincolo del matrimonio a patto che voi CREDIATE che possa averne l'autorità, si può anche credere non solo che l'orso in questione sia quello vero, ma anche che la storia sia andata proprio come l'ha girata Elizabeth Banks. Anzi, con quest'idea del matrimonio fresca in mente, direi che la Banks e lo sceneggiatore Jimmy Warden si sono persino trattenuti per quanto riguarda le sonore meenchiate da riportare sul grande schermo, e mentirei se non dicessi che mi sarei aspettata molta più follia durante la visione di Cocainorso. Soprattutto, la mia delusione deriva dal fatto che l'amena bestiola fa tutto ciò che faceva già negli anni '70 Grizzly, l'orso che uccide, e ben poche delle cose assurde che mi aspetterei da un plantigrado strafatto di bamba; in più, Cocainorso sembrerebbe quasi più una scusa in grado di far interagire personaggi già di loro divertenti, e al posto suo avrebbero potuto esserci gli alieni, il bigfoot, il fantasma di Elvis, quello che volete, a legare l'una all'altra le loro personali, tragicomiche storie.


Dicendo così, sembrerebbe quasi che Cocainorso non mi sia piaciuto. Sicuramente, avevo l'asticella dell'entusiasmo troppo alta e ciò ha influito sul giudizio finale, più tiepido di quanto avrei sperato, ma durante la visione mi sono divertita moltissimo. Elizabeth Banks ha l'occhio giusto per confezionare un film scoppiettante e pieno di citazioni, che fila come un treno sia nei momenti più splatter e concitati dove l'orso la fa da padrone, sia in quelli più umoristici, in cui i personaggi si palleggiano battute e situazioni debitrici di atmosfere vagamente Coeniane o Tarantiniane, senza mai raggiungere l'omaggio smaccato e fastidioso; la sceneggiatura riesce a gestire bene i tempi comici e in alcuni momenti si ride di vero cuore, al limite l'unico neo è che non si prova mai un attimo di ansia rispetto a ciò che potrebbe fare l'orso e che, verso il finale, il ritmo forsennato rallenta un po'. Benché il protagonista dovrebbe essere l'orso, la creatura in CGI è dimenticabile e a tratti bruttina, così come molti degli effetti speciali, anche troppo posticci, ma per fortuna questi difetti vengono compensati da un cast validissimo, che alla fine fa quasi venire voglia di continuare a seguire le vicende dei personaggi anche fuori dal bosco. La mia adorata Moonee è cresciuta per diventare una bellissima ragazza, e ciò mi ha riempito il cuore di gioia, mentre la sola visione di Ray Liotta mi ha causato un magone grosso come una casa, però gli attori che mi hanno realmente strappato l'applauso sono Alden Ehrenreich, Aaron Holliday (le cui interazioni con O'Shea Jackson Jr. sono spettacolari), la strepitosa Margo Martindale e il piccolo, ma già cazzutissimo, Christian Convery. Non va proprio benissimo che un film di nome Cocainorso rischi di farsi ricordare più per gli attori che per l'animaletto protagonista, ma tant'è; si tratta comunque di un film simpatico, che merita una visione per passare una serata divertente, quindi tranquilli, non sprecherete il vostro tempo se doveste decidere di guardarlo!


Della regista Elizabeth Banks ho già parlato QUI. Keri Russell (Sari), Alden Ehrenreich (Eddie), Ray Liotta (Syd White), Margo Martindale (Ranger Liz) e Matthew Rhys (Andrew C. Thornton II) li trovate invece ai rispettivi link.

Isiah Whitlock Jr. interpreta il detective Bob Springs. Americano, ha partecipato a film come Gremlins 2 - La nuova stirpe, Quei bravi ragazzi, La 25ma ora, 1408, Europa Report, BlacKkKlansman e I Care a Lot; come doppiatore, ha lavorato in BoJack Horseman e Lightyear - La vera storia di Buzz. Anche sceneggiatore, ha 69 anni. 


Brooklynn Pierce interpreta Dee Dee. Americana, la ricordo per film come Un sogno chiamato Florida e The Turning - La casa del male. Anche regista, ha 13 anni e un film in uscita. 


Tantissime le guest star riconoscibili per gli aficionados delle varie serie TV e "da piattaforma": il piccolo Christian Convery (Henry) è il protagonista di Sweet Tooth, Jesse Tyler Ferguson (Peter) fa parte del cast di Modern Family mentre Kristofer Hivju (Olaf) è stato il Tormund de Il trono di spade. Se Cocainorso vi fosse piaciuto recuperate Arac Attack, Crawl - Intrappolati, Anaconda, Snakes on a Plane (tutti disponibili a noleggio su varie piattaforme) il già citato Grizzly l'orso che uccide e Lo squalo (disponibile con abbonamento Netflix e Prime). ENJOY!

venerdì 6 marzo 2020

Un amico straordinario (2019)

Dimenticato dalla distribuzione italiana pre-Oscar, e sacrificato sull'altare della crisi Coronavirus, sarebbe dovuto uscire ieri Un amico straordinario (A Beautiful Day in the Neighborhood), diretto nel 2019 dalla regista Marielle Heller, ma chissà quando lo vedremo in Italia (probabilmente uscirà nei prossimi mesi straight-to-video, senza passare sul grande schermo).


Trama: Il giornalista Lloyd Vogel deve realizzare un breve articolo su Fred Rogers, conosciuto da tutti gli americani, grandi e piccoli, come Mister Rogers, amatissimo conduttore di una serie televisiva per bambini.


Mister Rogers, questo sconosciuto. Se dovessi trovargli un corrispettivo italiano direi che non esiste, forse giusto i conduttori de L'albero azzurro (ma chi se li ricorda?), perché di fatto Bonolis e gli altri, ai tempi di Bim Bum Bam, non erano educativi ma solo protagonisti di sketch divertenti. Invece, in America tutti conoscono Mister Rogers e tutti lo amano, perché sono cresciuti con lui e col Mister Rogers' Neighborhood, un programma televisivo dedicato ai bambini in età prescolare all'interno del quale venivano trattati una miriade di temi, domande, problemi, curiosità con l'ausilio di filmati, pupazzi, personaggi ricorrenti e, soprattutto, con l'ausilio della santa pazienza di Mister Rogers. Un uomo talmente buono, talmente coerente con la sua missione di voler educare i bambini e con l'idea che ognuno di loro, nessuno escluso, è speciale e meritevole di tutte le attenzioni del mondo, da essere irreale; ve lo giuro, ho provato a cercare su Wikipedia qualcosa che desse adito anche solo a sospettare un piccolissimo episodio oscuro nella vita di Fred Rogers, ma non c'è stato verso. Quell'uomo era serafico sia nella vita privata che in quella pubblica, amichevole e disponibile con tutti, e più non è necessario dimandare. Lo dimostra il fatto che Un amico straordinario non parla, in effetti, della vita di Mister Rogers, quanto (ispirandosi all'articolo pubblicato su Esquire da Tom Junod dal titolo Can You Say Hero...?) piuttosto dell'impatto avuto sull'esistenza di Lloyd Vogel, giornalista cinico e con una storia familiare disastrata, modellato per l'appunto su Junod, dopo aver ricevuto l'incarico di intervistare un'icona nazionale. Da intervistatore, Vogel diventa l'intervistato, subendo il fascino di Mister Rogers e cedendo al desiderio di essere aiutato ed ascoltato, di tornare un bambino desideroso di imparare a vivere e a gestire emozioni complicate attraverso l'ausilio di un uomo la cui unica missione nella vita pare essere ascoltare e consigliare il prossimo, senza mai giudicare oppure essere impositivo e ricordandosi sempre, sempre di ringraziare per tutte le cose condivise, belle o brutte che siano.


Onestamente, ho trovato questo Mister Rogers straniante e vagamente inquietante e la mia mente deviata, davanti alla voce cordiale ed attenta di Tom Hanks, i suoi occhi gentili, si è ritrovata spesso a pensare a quanto sarebbe stato meraviglioso un personaggio simile in un horror, roba da far impallidire Pennywise il Clown. Eppure, l'articolo di Tom Junod esiste, l'ho letto, ed apre il cuore ad un dispiacere enorme all'idea che un uomo come Fred Rogers sia morto, perché servirebbero molte più persone così al mondo; è un senso di perdita che il film non trasmette, ahimé, per quanto sia ben realizzato, perché la storia di Vogel segue un percorso di rovina e redenzione da manuale, e sembra irreale quanto il deus ex machina Rogers, pronto a salvare il giornalista arrabbiato e colmo di rancore nei confronti del papà. Sembra tutto finto quanto le deliziose sequenze di raccordo tra una location e l'altra del film (coi fondali posticci e le macchinine finte che si muovono), i momenti onirici in cui Vogel si ritrova pupazzo all'interno del regno di Make-Believe, e l'intera cornice che trasforma il film in un lungo episodio di Mister Rogers' Neighborhood, con tanto di video informativo su come si realizza una rivista, eppure è tutto vero: a noi spettatori viene consentito di tornare bambini ed imparare senza pedanteria dal nuovo amico di Mister Rogers, mentre Tom Hanks e la regista Marielle Heller rompono la quarta parete in un modo finissimo ed inaspettato, chiedendoci un minuto di silenzio attraverso un lungo sguardo rivolto in camera. In quel minuto di silenzio si possono trovare tante cose che abbiamo dimenticato (o siamo troppo cinici per vedere ed apprezzare), così come nella mezz'oretta che vi servirà a leggere QUESTO articolo. Basta solo stare al gioco, e godersi questa pellicola deliziosa, se mai uscirà nel nostro Paese.


Della regista Marielle Heller ho già parlato QUI. Tom Hanks (Fred Rogers) e Chris Cooper (Jerry Vogel) li trovate invece ai rispettivi link.

Matthew Rhys interpreta Lloyd Vogel. Inglese, ha partecipato a film come Elizabeth, Titus, Deathwatch - La trincea del male, The Post e ha lavorato come doppiatore in Bojack Horseman. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 46 anni.


Joanne Rogers e David Newell, rispettivamente la vedova di Fred Rogers e l'attore che interpretava Mr. McFeely, compaiono nella scena al ristorante cinese. Se Un amico straordinario vi fosse piaciuto potreste recuperare il documentario Won't You Be my Neighbor?, più centrato su Fred Rogers. ENJOY!

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