Domenica sera sono andata a vedere l'ultimo film diretto da Ben Affleck, quell'Argo che mi aveva attirata fin dai primi trailer. Per una volta, la speranza di vedere qualcosa di bello non è stata frustrata, anzi. (La frustrazione viene semmai dal non sapere se la connessione, NUOVAMENTE SALTATA, MALEDETTI IDIOTI DELLA TELECOM, verrà ripristinata prima che il film diventi ormai roba della passata stagione..)
Trama: nel 1979 l'ambasciata Americana in Iran viene assaltata dai seguaci dell'Ayatollah. Tutti coloro che si trovano sul posto vengono presi in ostaggio tranne sei dipendenti, che riescono a scappare e a trovare rifugio presso l'ambasciatore Canadese. Per liberarli, interviene l'agente CIA Tony Mendes, che con un piano a dir poco azzardato cerca di farli uscire dal paese facendoli passare per membri di una troupe intenzionata a girare Argo, un film di fantascienza.
E bravo Ben Affleck che, dopo il validissimo ma un po' ingenuo The Town, ha azzeccato un altro film e stavolta, almeno per quel che ho potuto percepire io, non ha sbagliato praticamente nulla! Se infatti il suo primo film da regista risentiva di una sceneggiatura a tratti un po' troppo da fotoromanzo, Argo è tratto invece da una storia vera che ha dell'incredibile, un segreto di stato portato allo scoperto solo in tempi recenti, una validissima commistione tra spy story, commedia, film drammatico e documentario in grado di tenere con il fiato sospeso anche lo spettatore che sa qual è stato il destino dei sei ostaggi. Affleck si ritaglia un ruolo importante ma non preponderante, riservandosi la parte del protagonista ma senza eclissare gli altri importantissimi personaggi e, soprattutto, le sconvolgenti e realistiche immagini della rivoluzione Iraniana, ispirate a foto d'epoca che vengono saggiamente riproposte durante i titoli di coda a mostrare quanto il film sia fedele agli eventi e alle situazioni realmente accorse. Neanche fosse un regista consumato, il buon Ben mantiene uno stile classico e fluido per tutta la pellicola, senza ricorrere a chissà quali virtuosismi o inquadrature azzardate, e nonostante questo riesce tuttavia a cambiare di continuo il ritmo del film, passando da momenti di tensione "sussurrata", ad atmosfere da commedia "slapstick" rese ancora più divertenti dalla presenza di due mostri sacri come John Goodman e Alan Arkin, per finire con sequenze talmente concitate e al cardiopalma da fare invidia alla maggior parte degli action americani.
Argo ha il pregio di intrattenere ed interessare, presentando gli eventi narrati allo spettatore che magari non li ricorda o non li conosce senza ricorrere a spiegoni o pompose parentesi dedicate ad intrighi socio-politici, ma introducendoli attraverso la voce narrante di una donna iraniana accompagnata da immagini molto esplicite ed immediate. Più che focalizzarsi sull'aspetto dell'intelligence, il regista si concentra ovviamente su quello che conosce maggiormente, ed ecco che il film diventa anche un'ironica critica al sistema hollywoodiano, fatto di wannabes, di produttori senza fiuto, di attricette di belle speranze, di giornalisti che per vendere una storia accetterebbero anche di parlare di un film di fantascienza trashissimo ed inverosimile, ispirato ai grandi successi dell'epoca, come Star Wars e Il pianeta delle scimmie. E per una volta la critica è comunque funzionale a presentare e far meglio comprendere una crisi tra le più terribili mai affrontate da degli esseri umani, incarcerati, terrorizzati e tenuti lontani da casa per un anno e mezzo, senza sapere se il giorno dopo sarebbero stati vivi o morti, una crisi globale nata dalla sete di potere e dagli interessi economici delle nazioni, una crisi in grado di generare tensioni, odio e cieco razzismo. Argo non è quindi il solito film americano patriottico o ignorante ma, ad una prima visione, parrebbe frutto di scelte ponderate e una documentazione approfondita.
Per finire, due parole sugli attori. Di John Goodman e Alan Arkin ho già parlato, inutile sottolineare come i due riconfermino ancora una volta la loro bravura; Ben Affleck offre una performance misurata e credibile, così come Bryan Cranston nei panni del suo superiore e il sempre valido Victor Garber in quelli, ahimé un po' poco sfruttati, dell'ambasciatore canadese. Personalmente, però, sono rimasta molto impressionata dalla bravura del gruppetto di sei attori che interpretano gli ostaggi, tra i quali spicca Clea DuVall, sia per l'incredibile sensibilità che hanno dimostrato nel rendere credibili e umani questi personaggi, sia per l'effettiva somiglianza di più di metà di loro con le persone realmente esistite, guardare i titoli di coda per credere! Insomma, per concludere, sebbene un tizio alle mie spalle abbia esclamato "Embé, è un film come un altro..." a fine visione, vi consiglio comunque di andare a vedere Argo perché è una delle poche pellicole recenti che non fanno rimpiangere di avere speso i soldi del biglietto, anzi. E aggiungo "forza Ben!, continua così!"
Di Ben Affleck (Tony Mendez, ma la prima scelta del regista era stata di farlo interpretare a Brad Pitt), Bryan Cranston (Jack O' Donnel), John Goodman (John Chambers), Victor Garber (Ken Taylor), Rory Cochrane (Lee Schatz), Kyle Chandler (Hamilton Jordan), Chris Messina (Malinov) e Bob Gunton (Cyrus Vance), potete trovarli ai rispettivi link.
Alan Arkin interpreta Lester Siegel. Americano, lo ricordo per film come Edward mani di forbice, Americani, Gattaca - La porta dell'universo, I perfetti innamorati, Little Miss Sunshine (per cui ha vinto l'Oscar come miglior attore non protagonista) e I Muppet, inoltre ha partecipato ad un episodio della serie Will & Grace. Anche regista, sceneggiatore e produtore, ha 78 anni e cinque film in uscita.
Clea DuVall (vero nome Clea Helen D'etienne DuVall) interpreta Cora Lijek. Americana, la ricordo per film come Giovani pazzi e svitati, The Faculty, The Astronaut's Wife, Identità, The Grudge e Zodiac, inoltre ha partecipato alle serie E.R. Medici in prima linea, Buffy the Vampire Slayer, CSI, Heroes, Grey's Anatomy, Numb3rs, Bones, Lie to Me, CSI: Miami e American Horror Story. Anche produttrice, ha 35 anni e un film in uscita.
In mezzo allo sterminato cast compaiono anche il mio aMMoro Tom Lenk nei panni di un reporter e un non accreditato Philip Baker Hall. E adesso un paio di curiosità che vanno a gettare nuova luce su un paio di domande che mi sono fatta durante il film: lo script di Argo, ovviamente mai realizzato, esiste davvero ed è stato tratto da un romanzo dal titolo Lord of Light di un certo Roger Zelazny che purtroppo non conosco, mentre gli storyboard che si vedono nel film, nella realtà erano stati disegnati nientemeno che da Jack Kirby, il co-creatore di gran parte dei personaggi storici dell'universo Marvel. Infine, il motivo per cui si vede una scritta "Hollywood" così disastrata, è perché all'epoca era davvero caduta in rovina a causa dell'incuria e sarebbe stata restaurata qualche tempo dopo grazie a "donatori" del calibro di Hugh Hefner ed Alice Cooper. Sinceramente, non saprei che film consigliarvi di guardare dopo aver visto Argo, quindi... ENJOY!
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mercoledì 14 novembre 2012
martedì 30 ottobre 2012
Love & Secrets (2010)
Sperando che i maledetti porci della Telecom subiscano ogni mio strale e maledizione consumando i soldi degli abbonati in cure contro la diarrea fulminante, mi metto a scrivere comunque un post che spero di riuscire a pubblicare. Oggi si parlerà del thriller Love & Secrets (All Good Things), diretto nel 2010 dal regista Andrew Jarekci e arrivato in Italia solo quest'anno.
Trama: David è il ricco erede di una famiglia che possiede metà degli edifici di New York. Il ragazzo si innamora di Katie e la sposa, ma dopo il matrimonio comincia a manifestare inquietanti turbe mentali...
Questo Love & Secrets (titolo italiano messo davvero lì a caso, potevano chiamarlo anche Money & Madness, tanto sarebbe stato uguale) mi aveva incuriosita ma, a dire la verità, non è nulla di che, sia come thriller che come film in generale. La confezione è molto più curata rispetto ad un prodotto televisivo, ma bene o male la trama non si discosta molto da quella di una pellicola destinata a finire nel ciclo Alta Tensione. Da spettatori, assistiamo al lento e progressivo sfaldarsi di un rapporto all'apparenza idilliaco, con una narrazione del passato intervallata da immagini di un processo in cui David, ormai vecchio, è imputato per crimini che conosceremo solo verso il finale (escamotage assurdo, peraltro, visto che il film è basato su fatti realmente accaduti e su un caso di persona scomparsa tuttora irrisolto). Purtroppo, questo "non sapere" non concorre a rendere Love & Secrets più interessante: dopo un inizio a modo suo brioso e accattivante, infatti, il film si affossa nel melodramma prevedibile perché possiamo benissimo immaginare quale sia il motivo per cui David è processato, e aspettiamo solo il momento in cui il suo crimine verrà palesato. Quest'attesa, tuttavia, viene resa noiosa e quasi inconcludente da sequenze patetiche, personaggi con i quali è praticamente impossibile relazionarsi e twist della trama abbastanza improbabili (soprattutto sul finale) e troppo simili a quelli di altri thriller meglio riusciti, come per esempio Psyco o persino Attrazione fatale.
Di questo ritmo un po' troppo lento, che va a rendere ancor più banale una storia già raccontata millemila volte, risentono anche gli attori coinvolti che, nonostante offrano prove di indubbia bravura, risultano sicuramente meno efficaci di quanto dovrebbero. L'adorabile Kirsten Dunst, sempre a suo agio nei ruoli un po' "vintage", è quella che se la cava meglio nonostante il personaggio faccia parecchie scelte che possono essere comprese e condivise solo da chi possiede una mentalità americana; Ryan Gosling non è mai rientrato molto nelle mie corde, con quella faccia da stordito perenne, ma per il ruolo del traumatizzato e represso David è praticamente perfetto (anche se verso il finale fa un po' senso, lo ammetto...); infine, il vecchio Frank Langella incombe su tutti i personaggi con la sua aura oscura da freddo manipolatore, a cui si possono ricondurre facilmente le tragedie che hanno reso la vita dei suoi "cari" un inferno. Accanto a questi tre personaggi principali ne vengono inoltre introdotti un paio verso la fine che, pur se ben interpretati, parrebbero quasi inseriti a forza nella trama, mossi da motivazioni quantomeno assurde e a loro modo pretestuose; con la loro presenza è come se il film si dividesse in due parti, la prima a modo suo interessante, la seconda quasi slegata dal resto della pellicola, come se fosse una storia a sé stante. Insomma, Love & Secrets è un film che potete perdervi tranquillamente, buono forse solo per i fan della Dunst e di Gosling, che rischiano però di rimanere delusi.
Di Ryan Gosling (David), Kirsten Dunst (Katie), Philip Baker Hall (Malvern) e Kristen Wiig (Lauren) ho già parlato nei rispettivi link.
Andrew Jarecki è il regista della pellicola. Americano, ha già diretto un documentario, Una storia americana - Capturing the Friedmans e un corto. E' anche produttore.
Frank Langella (vero nome Frank A. Langella Jr.) interpreta Sanford, il padre di David. Americano, lo ricordo per film come Dracula, I dominatori dell'universo, 1492 - La scoperta del paradiso, Body of Evidence - Il corpo del reato, Dave - Presidente per un giorno, Brainscan - Il gioco della morte, Junior, Corsari, Lolita, Small Soldiers, La nona porta, Red Dragon (era la voce del Drago in alcune scene eliminate), Good Night, and Good Luck., Superman Returns e Wall Street - Il denaro non dorme mai. Ha 74 anni e tre film in uscita.
Tra gli altri attori segnalo Lily Rabe, che interpreta la migliore amica di David e che è una delle protagoniste principali della meravigliosa seconda stagione dell'inquietante American Horror Story, serie che vi consiglio prontamente di recuperare. ENJOY!!
Trama: David è il ricco erede di una famiglia che possiede metà degli edifici di New York. Il ragazzo si innamora di Katie e la sposa, ma dopo il matrimonio comincia a manifestare inquietanti turbe mentali...
Questo Love & Secrets (titolo italiano messo davvero lì a caso, potevano chiamarlo anche Money & Madness, tanto sarebbe stato uguale) mi aveva incuriosita ma, a dire la verità, non è nulla di che, sia come thriller che come film in generale. La confezione è molto più curata rispetto ad un prodotto televisivo, ma bene o male la trama non si discosta molto da quella di una pellicola destinata a finire nel ciclo Alta Tensione. Da spettatori, assistiamo al lento e progressivo sfaldarsi di un rapporto all'apparenza idilliaco, con una narrazione del passato intervallata da immagini di un processo in cui David, ormai vecchio, è imputato per crimini che conosceremo solo verso il finale (escamotage assurdo, peraltro, visto che il film è basato su fatti realmente accaduti e su un caso di persona scomparsa tuttora irrisolto). Purtroppo, questo "non sapere" non concorre a rendere Love & Secrets più interessante: dopo un inizio a modo suo brioso e accattivante, infatti, il film si affossa nel melodramma prevedibile perché possiamo benissimo immaginare quale sia il motivo per cui David è processato, e aspettiamo solo il momento in cui il suo crimine verrà palesato. Quest'attesa, tuttavia, viene resa noiosa e quasi inconcludente da sequenze patetiche, personaggi con i quali è praticamente impossibile relazionarsi e twist della trama abbastanza improbabili (soprattutto sul finale) e troppo simili a quelli di altri thriller meglio riusciti, come per esempio Psyco o persino Attrazione fatale.
Di questo ritmo un po' troppo lento, che va a rendere ancor più banale una storia già raccontata millemila volte, risentono anche gli attori coinvolti che, nonostante offrano prove di indubbia bravura, risultano sicuramente meno efficaci di quanto dovrebbero. L'adorabile Kirsten Dunst, sempre a suo agio nei ruoli un po' "vintage", è quella che se la cava meglio nonostante il personaggio faccia parecchie scelte che possono essere comprese e condivise solo da chi possiede una mentalità americana; Ryan Gosling non è mai rientrato molto nelle mie corde, con quella faccia da stordito perenne, ma per il ruolo del traumatizzato e represso David è praticamente perfetto (anche se verso il finale fa un po' senso, lo ammetto...); infine, il vecchio Frank Langella incombe su tutti i personaggi con la sua aura oscura da freddo manipolatore, a cui si possono ricondurre facilmente le tragedie che hanno reso la vita dei suoi "cari" un inferno. Accanto a questi tre personaggi principali ne vengono inoltre introdotti un paio verso la fine che, pur se ben interpretati, parrebbero quasi inseriti a forza nella trama, mossi da motivazioni quantomeno assurde e a loro modo pretestuose; con la loro presenza è come se il film si dividesse in due parti, la prima a modo suo interessante, la seconda quasi slegata dal resto della pellicola, come se fosse una storia a sé stante. Insomma, Love & Secrets è un film che potete perdervi tranquillamente, buono forse solo per i fan della Dunst e di Gosling, che rischiano però di rimanere delusi.
Di Ryan Gosling (David), Kirsten Dunst (Katie), Philip Baker Hall (Malvern) e Kristen Wiig (Lauren) ho già parlato nei rispettivi link.
Andrew Jarecki è il regista della pellicola. Americano, ha già diretto un documentario, Una storia americana - Capturing the Friedmans e un corto. E' anche produttore.
Frank Langella (vero nome Frank A. Langella Jr.) interpreta Sanford, il padre di David. Americano, lo ricordo per film come Dracula, I dominatori dell'universo, 1492 - La scoperta del paradiso, Body of Evidence - Il corpo del reato, Dave - Presidente per un giorno, Brainscan - Il gioco della morte, Junior, Corsari, Lolita, Small Soldiers, La nona porta, Red Dragon (era la voce del Drago in alcune scene eliminate), Good Night, and Good Luck., Superman Returns e Wall Street - Il denaro non dorme mai. Ha 74 anni e tre film in uscita.
Tra gli altri attori segnalo Lily Rabe, che interpreta la migliore amica di David e che è una delle protagoniste principali della meravigliosa seconda stagione dell'inquietante American Horror Story, serie che vi consiglio prontamente di recuperare. ENJOY!!
martedì 10 luglio 2012
50 e 50 (2011)
Mi accade fin troppo spesso, complice la pessima distribuzione italiana o l’assenza di amici desiderosi di immolarsi, di perdere i pochi bei film che approdano nelle nostre sale cinematografiche. Per fortuna esiste l’opzione recupero, però, e in questi giorni sono riuscita a guardare il bellissimo 50 e 50 (50/50) diretto nel 2011 dal regista Jonathan Levine.
Trama: Adam è un ragazzo come tanti altri, ha un lavoro, un migliore amico completamente folle, una ragazza che lo ama e una famiglia. Un giorno scopre di avere una forma avanzata e gravissima di cancro, che gli offre solo il 50% di possibilità di sopravvivere…
Di solito evito i film che parlano di cancro o altre malattie più o meno gravi, perché sono molto ipocondriaca e mi basta sentire parlare di qualcosa per cominciare ad avvertire sintomi simili e vivere con l’ansia per almeno un mese, però questa volta ho fatto un’eccezione perché adoro Joseph Gordon – Levitt e perché di questo 50 e 50 avevo sentito parlare molto bene. Ora, ovviamente, avverto un leggero mal di schiena (cosa ci posso fare..? -.-), ma sono anche contenta di avere visto un film bellissimo, divertente e toccante allo stesso tempo. Il rischio di questo genere di pellicole, infatti, è quello di essere o dei drammoni insopportabili totalmente incentrati sul dolore e sul calvario del malato e dei suoi cari, oppure delle supercazzole superficiali e assolutamente inverosimili, mentre 50 e 50 riesce a trovare un miracoloso equilibrio tra questi due estremi.
La storia di Adam, basata su fatti purtroppo realmente accaduti, viene narrata attraverso un registro sicuramente “leggero” ma anche molto naturale, realistico, e alterna momenti di puro divertimento ad altri di sincera commozione. Si potrebbe dire che 50 e 50 è un film dolceamaro come la vita stessa, fatto di speranze e delusioni, piccole vittorie e grandi sconfitte, personaggi semplici ma dal cuore grande e altri purtroppo banalmente abietti nella loro bassa superficialità; lo sceneggiatore Will Reiser, che si è basato sulla propria esperienza personale per scrivere il film (ha scoperto di avere un cancro ed è stato proprio Seth Rogen ad aiutarlo a superare il dramma), non ci dipinge il cancro come una passeggiata, anzi, ma sceglie di concentrarsi di più sull’aspetto umano della malattia, sul modo in cui Adam e chi lo circonda riescono ad affrontarla o a soccombere alla sua gravità. 50 e 50 non ci mostra quindi “supereroi” o professoroni illuminati, ma esseri umani impacciati, impreparati ad affrontare una cosa devastante come il cancro, problematici e spesso egoisti, talmente vicini alla nostra natura che arriviamo ad affezionarci a loro senza nemmeno rendercene conto.
Le performance degli attori, accompagnate da una colonna sonora molto bella e per nulla “invasiva”, sono molto naturali e quasi mai sopra le righe: Joseph Gordon – Levitt offre un’interpretazione misurata, che incarna tutta la dignità, la paura, l’insicurezza di un ragazzo troppo giovane per avere il destino ormai segnato da una malattia incurabile, Bryce Dallas Howard si trova ormai estremamente a suo agio nei ruoli di algida stronza®, Anna Kendrick infine è la sua degna controparte, una giovanissima ed impacciata dottoressa che segue alla lettera il protocollo quando deve trattare con i suoi difficili pazienti. Ma il personaggio forse più sfaccettato e sicuramente di maggior impatto è Kyle, interpretato con maestria dal vulcanico Seth Rogen, perché è la fedelissima rappresentazione dell’amico coglione (e scusate il francese), apparentemente superficiale e anche profittatore, ma sicuramente instancabile ed insostituibile, l’unico che non smette di trattare Adam come una persona normale neppure per un istante e gli sta accanto fino alla fine; la faccia da babbalone dell’attore e il suo comico, meraviglioso vocione, offrono allo spettatore i momenti più esilaranti dell’intera pellicola e riescono a sdrammatizzare situazioni delicate come il momento in cui Adam decide di rasarsi a zero, il confronto con Rachael o l’operazione finale. Anche per questo motivo, 50 e 50 è un film che andrebbe assolutamente guardato soprattutto in lingua originale, perché da quando ho visto Paul non riesco assolutamente ad immaginarmi un degno doppiaggio italiano per Seth Rogen. Se non siete “anglofoni”, comunque, non preoccupatevi: l’importante è che riusciate a procurarvi e a guardare questa carinissima, divertente e commovente pellicola.
Di Joseph Gordon – Levitt (Adam), Seth Rogen (Kyle), Bryce Dallas Howard (Rachael) e Matt Frewer (Mitch) ho già parlato nei rispettivi link.
Jonathan Levine è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come All the Boys Love Mandy Lane e Fa la cosa sbagliata. Anche sceneggiatore, ha 36 anni e un film in uscita.
Anna Kendrick interpreta Katherine. Americana, ha partecipato a film come Twilight (con tutti i suoi seguiti) e Scott Pilgrim vs. the World, inoltre ha doppiato un episodio de I griffin. Ha 27 anni e sei film in uscita.
Anjelica Huston interpreta la madre di Adam, Diane. Sicuramente una delle mie attrici preferite, la ricordo per film come Qualcuno volò sul nido del cuculo, Il postino suona sempre due volte, L’onore dei Prizzi (film che le è valso l’Oscar come miglior attrice non protagonista), Chi ha paura delle streghe?, La famiglia Addams, La famiglia Addams 2, Tre giorni per la verità, I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Il treno per il Darjeeling; ha partecipato ad alcuni episodi della serie Medium e ne ha doppiato altri di American Dad!. Anche regista e produttrice, ha 61 anni.
Philip Baker Hall interpreta Alan. Americano, lo ricordo per film come Ghostbusters II, Il bacio della morte, The Rock, Air Force One, Boogie Nights – L’altra Hollywood, The Truman Show, Nemico Pubblico, Psycho, Magnolia, Il talento di Mr. Ripley, Una settimana da Dio, Amityville Horror, Zodiac e serie come MASH, Miami Vice, Casa Keaton, La signora in giallo e Millenium. Ha 81 anni e tre film in uscita.
James McAvoy avrebbe dovuto interpretare Adam, ma ha dovuto rinunciare poco prima delle riprese. E’ stato proprio Seth Rogen a proporre Joseph Gordon – Levitt come sostituto, e devo dire che ho preferito quest’opzione alla prima! Detto questo… ENJOY!
Trama: Adam è un ragazzo come tanti altri, ha un lavoro, un migliore amico completamente folle, una ragazza che lo ama e una famiglia. Un giorno scopre di avere una forma avanzata e gravissima di cancro, che gli offre solo il 50% di possibilità di sopravvivere…
Di solito evito i film che parlano di cancro o altre malattie più o meno gravi, perché sono molto ipocondriaca e mi basta sentire parlare di qualcosa per cominciare ad avvertire sintomi simili e vivere con l’ansia per almeno un mese, però questa volta ho fatto un’eccezione perché adoro Joseph Gordon – Levitt e perché di questo 50 e 50 avevo sentito parlare molto bene. Ora, ovviamente, avverto un leggero mal di schiena (cosa ci posso fare..? -.-), ma sono anche contenta di avere visto un film bellissimo, divertente e toccante allo stesso tempo. Il rischio di questo genere di pellicole, infatti, è quello di essere o dei drammoni insopportabili totalmente incentrati sul dolore e sul calvario del malato e dei suoi cari, oppure delle supercazzole superficiali e assolutamente inverosimili, mentre 50 e 50 riesce a trovare un miracoloso equilibrio tra questi due estremi.
La storia di Adam, basata su fatti purtroppo realmente accaduti, viene narrata attraverso un registro sicuramente “leggero” ma anche molto naturale, realistico, e alterna momenti di puro divertimento ad altri di sincera commozione. Si potrebbe dire che 50 e 50 è un film dolceamaro come la vita stessa, fatto di speranze e delusioni, piccole vittorie e grandi sconfitte, personaggi semplici ma dal cuore grande e altri purtroppo banalmente abietti nella loro bassa superficialità; lo sceneggiatore Will Reiser, che si è basato sulla propria esperienza personale per scrivere il film (ha scoperto di avere un cancro ed è stato proprio Seth Rogen ad aiutarlo a superare il dramma), non ci dipinge il cancro come una passeggiata, anzi, ma sceglie di concentrarsi di più sull’aspetto umano della malattia, sul modo in cui Adam e chi lo circonda riescono ad affrontarla o a soccombere alla sua gravità. 50 e 50 non ci mostra quindi “supereroi” o professoroni illuminati, ma esseri umani impacciati, impreparati ad affrontare una cosa devastante come il cancro, problematici e spesso egoisti, talmente vicini alla nostra natura che arriviamo ad affezionarci a loro senza nemmeno rendercene conto.
Le performance degli attori, accompagnate da una colonna sonora molto bella e per nulla “invasiva”, sono molto naturali e quasi mai sopra le righe: Joseph Gordon – Levitt offre un’interpretazione misurata, che incarna tutta la dignità, la paura, l’insicurezza di un ragazzo troppo giovane per avere il destino ormai segnato da una malattia incurabile, Bryce Dallas Howard si trova ormai estremamente a suo agio nei ruoli di algida stronza®, Anna Kendrick infine è la sua degna controparte, una giovanissima ed impacciata dottoressa che segue alla lettera il protocollo quando deve trattare con i suoi difficili pazienti. Ma il personaggio forse più sfaccettato e sicuramente di maggior impatto è Kyle, interpretato con maestria dal vulcanico Seth Rogen, perché è la fedelissima rappresentazione dell’amico coglione (e scusate il francese), apparentemente superficiale e anche profittatore, ma sicuramente instancabile ed insostituibile, l’unico che non smette di trattare Adam come una persona normale neppure per un istante e gli sta accanto fino alla fine; la faccia da babbalone dell’attore e il suo comico, meraviglioso vocione, offrono allo spettatore i momenti più esilaranti dell’intera pellicola e riescono a sdrammatizzare situazioni delicate come il momento in cui Adam decide di rasarsi a zero, il confronto con Rachael o l’operazione finale. Anche per questo motivo, 50 e 50 è un film che andrebbe assolutamente guardato soprattutto in lingua originale, perché da quando ho visto Paul non riesco assolutamente ad immaginarmi un degno doppiaggio italiano per Seth Rogen. Se non siete “anglofoni”, comunque, non preoccupatevi: l’importante è che riusciate a procurarvi e a guardare questa carinissima, divertente e commovente pellicola.
Di Joseph Gordon – Levitt (Adam), Seth Rogen (Kyle), Bryce Dallas Howard (Rachael) e Matt Frewer (Mitch) ho già parlato nei rispettivi link.
Jonathan Levine è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come All the Boys Love Mandy Lane e Fa la cosa sbagliata. Anche sceneggiatore, ha 36 anni e un film in uscita.
Anna Kendrick interpreta Katherine. Americana, ha partecipato a film come Twilight (con tutti i suoi seguiti) e Scott Pilgrim vs. the World, inoltre ha doppiato un episodio de I griffin. Ha 27 anni e sei film in uscita.
Anjelica Huston interpreta la madre di Adam, Diane. Sicuramente una delle mie attrici preferite, la ricordo per film come Qualcuno volò sul nido del cuculo, Il postino suona sempre due volte, L’onore dei Prizzi (film che le è valso l’Oscar come miglior attrice non protagonista), Chi ha paura delle streghe?, La famiglia Addams, La famiglia Addams 2, Tre giorni per la verità, I Tenenbaum, Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Il treno per il Darjeeling; ha partecipato ad alcuni episodi della serie Medium e ne ha doppiato altri di American Dad!. Anche regista e produttrice, ha 61 anni.
Philip Baker Hall interpreta Alan. Americano, lo ricordo per film come Ghostbusters II, Il bacio della morte, The Rock, Air Force One, Boogie Nights – L’altra Hollywood, The Truman Show, Nemico Pubblico, Psycho, Magnolia, Il talento di Mr. Ripley, Una settimana da Dio, Amityville Horror, Zodiac e serie come MASH, Miami Vice, Casa Keaton, La signora in giallo e Millenium. Ha 81 anni e tre film in uscita.
James McAvoy avrebbe dovuto interpretare Adam, ma ha dovuto rinunciare poco prima delle riprese. E’ stato proprio Seth Rogen a proporre Joseph Gordon – Levitt come sostituto, e devo dire che ho preferito quest’opzione alla prima! Detto questo… ENJOY!
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