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domenica 7 novembre 2021

Antlers - Spirito insaziabile (2021)

Purtroppo, per questioni di programmazioni e lentezza mia nello scrivere, rischiate di non trovarlo più in sala nel momento in cui uscirà questo post, ma se per miracolo dovesse esserci ancora, non mancate di andare a vedere Antlers - Spirito insaziabile (Antlers), diretto e co-sceneggiato dal regista Scott Cooper a partire dal racconto The Quiet Boy di Nick Antosca.


Trama: in una sperduta cittadina dell'Oregon, un'insegnante cerca di dare una mano a un suo studente solitario, schivo e terrorizzato, ma i segreti che il piccolo nasconde rischiano di mettere in pericolo tutti gli abitanti...


Quello di Nick Antosca è un nome che ormai gli appassionati di horror conoscono bene, soprattutto grazie alla bella serie antologica Channel Zero, che gli ha aperto perfino le porte di Netflix, dove troviamo l'autore con la terrificante (e schifosetta, ma molto affascinante) New Cherry Flavour. Non mi ritengo un'esperta di Antosca, assolutamente, ma il fil rouge delle sue opere è quello di ambientare storie horror particolarmente efferate e cupe all'interno di cittadine sperdute oppure quartieri ai margini delle grandi città importanti, coinvolgendo i protagonisti, di solito già non equilibratissimi di loro e fiaccati da traumi passati più o meno profondi, in vicende di notevole spietatezza che devono affrontare fondamentalmente da soli; molti di questi elementi si ritrovano anche in Antlers, uno degli horror "commerciali" più cupi usciti di recente, che non lascia granché spazio alla speranza. Anche in questo caso, abbiamo persone che vivono ai margini di piccoli paesi, nella fattispecie un bambino costretto ad affrontare un orrore enorme senza che nessuno lo noti o si preoccupi di aiutarlo, ché i figli dei drogati di solito diventano drogati anche loro, e di base insegnanti, polizia e assistenti sociali svogliati mica possono sporcarsi troppo le mani, per carità di Dio. Sono la solitudine del piccolo Lucas, il terrore che è costretto a sopportare ogni giorno, così come il disprezzo che gli viene tributato da coetanei e adulti, a fare paura e disgusto prima ancora che subentri l'elemento sovrannaturale, a schiacciare con un'atmosfera di pesantezza assoluta che porta il cuore a volare verso quel bambino scarno, dallo sguardo spaurito, e anche a risultare gli elementi vincenti di Antlers


Non che la parte horror non sia da togliersi il cappello. Antlers fa paura, ha delle sequenze degne della migliore delle favole nere, dosa i jump scare senza però frenarsi nel gore e nell'orrore, avvalendosi di effetti speciali validissimi e dello splendido design del mostro "titolare", protagonista di un confronto finale che, per una volta, non sa di essere umano vs bamboccetto posticcio ma è fotografato, montato e diretto alla perfezione. Tuttavia, difetti in questo film ce ne sono e nascono probabilmente da un metraggio che non si confà né allo stile di Antosca né alla natura di racconto breve di The Quiet Boy. Risulta assai sfilacciata, in particolare, la scrittura dei personaggi "di supporto" più importanti, come l'insegnante che si occupa di aiutare Lucas e il fratello sceriffo (Jesse Plemons non è mai stato così clueless, terribile), i quali, nonostante ci si impegni a dotarli di un background fatto di traumi familiari pesantissimi, non consentono mai allo spettatore di empatizzare con loro, così che le loro vicende risultano dei riempitivi messi giusto per allungare il metraggio e indeboliscono un po' una storia che dovrebbe invece colpire come un maglio. Nulla di troppo grave, né motivo per evitare di guardare il film, anche se personalmente avrei preferito un po' più di approfondimento sulla figura del Wendigo, che dopo quel capolavoro de L'insaziabile non ha più trovato un'altra pellicola che gli rendesse davvero giustizia.


Del regista e co-sceneggiatore Scott Cooper ho già parlato QUI. Keri Russell (Julia Meadows), Jesse Plemons (Paul Meadows), Graham Greene (Warren Stokes) e Rory Cochrane (Daniel Lecroy) li trovate invece ai rispettivi link.

Amy Madigan interpreta la Preside Ellen Booth. Americana, ha partecipato a film come Due volte nella vita, L'uomo dei sogni, Io e zio Buck, La metà oscura, The Hunt e a serie quali Chips, Criminal Minds, E.R. Medici in prima linea e Gray's Anatomy. Anche produttrice, ha 61 anni.


Se Antlers - Spirito insaziabile vi fosse piaciuto recuperate The Empty Man, The Wretched e The Badadook. ENJOY! 

domenica 18 ottobre 2015

Black Mass - L'ultimo gangster (2015)

Nonostante il post sia slittato per "colpa" di Suburra, durante la Festa del Cinema sono andata a vedere anche Black Mass - L'ultimo gangster (Black Mass), diretto dal regista Scott Cooper e tratto dal libro Black Mass: The True Story of an Unholy Alliance Between the FBI and the Irish Mob di Dick Lehr e Gerard O'Neill.


Trama: il boss della mala irlandese James "Whitey" Bulger comincia a lavorare come informatore dell'FBI, sfruttando questa posizione privilegiata per consolidare ed aumentare il suo potere come criminale...


Non è un mistero che io adori le pellicole di stampo "mafioso", soprattutto quelle che si concentrano sull'ascesa e la caduta delle famiglie criminali o di una banda di malviventi in particolare. E' quindi con un certo gusto che ho guardato Black Mass, zeppo di tutti quegli stilemi che adoro, nonostante fosse anche un po' superficiale e abbastanza derivativo, privo di quei tocchi di stile che avrebbero potuto renderlo non dico un capolavoro ma perlomeno un film memorabile. La pellicola di Scott si concentra sull'attività di James "Whitey" Bulger, figura di spicco realmente esistita all'interno della criminalità bostoniana, e sugli anni in cui il boss ha funto da informatore per l'FBI, desideroso di mettere le mani sui vertici della malavita italoamericana; gli sceneggiatori hanno scelto di concentrarsi molto sia sull'ambivalenza di Bulger, che passava in tempo zero dall'essere fine stratega a folle pronto ad uccidere al minimo sospetto di tradimento, sia sul marcio presente all'interno degli uffici federali, calcando la mano sul legame apparentemente indissolubile tra uomini nati nello stesso quartiere e cresciuti con gli stessi valori nonostante siano finiti dalle parti opposte della barricata. Questa parte della vita di Bulger viene ricostruita partendo dagli interrogatori dei suoi collaboratori storici, segmenti che introducono i punti salienti della vicenda come se Black Mass fosse una sorta di documentario, e il quadro generale che se ne ricava è quello tipico di un boss che, col tempo, è arrivato a perdere di vista la realtà sicura della malavita di  "quartiere" per calcare sentieri sempre più violenti, sanguinosi e ovviamente pericolosi, per quanto remunerativi; lo stesso, ovviamente, vale per l'agente dell'FBI John Connolly, la cui vita scorre in parallelo a quella di Bulger e che diventa sempre più corrotto mano a mano che il suo "protetto" nonché informatore si espande nell'attività criminale, con ovvie conseguenze.


A fronte quindi di una storia vera ed interessante, quello che manca a Black Mass sono un po' di personalità e "sentimento" che avrebbero potuto rendere la vicenda di Bulger molto più coinvolgente e memorabile. La regia di Scott Cooper non regala sequenze particolarmente d'impatto e la scelta di raccontare la storia come un mosaico di flashback introdotti da un interrogatorio ricorda molto la prima stagione di True Detective. Nel reparto attori andiamo invece molto meglio ma bisogna precisare un paio di cosette. Johnny Depp per la prima volta dopo anni offre un'interpretazione fortunatamente distante da quelle macchiette zeppe di smorfie a cui ci aveva abituati fin da La maledizione della prima luna ma, diciamo le cose come stanno, non porta a casa la performance del secolo e, di fatto, al posto suo avrebbe potuto esserci qualsiasi altro attore mediamente bravo o col phisique du role, Ray Liotta in primis. Molto meglio, almeno per quel che mi riguarda, Joel Edgerton alle prese con un personaggio scomodo e a costante rischio cliché, un Benedict Cumberbatch che finalmente ha trovato un ruolo che non lo facesse apparire un povero minus habens ai miei occhi e perfetto Rory Cochrane, l'unico personaggio negativo in grado di coinvolgermi un minimo, soprattutto verso il finale (nonostante il suo ruolo nella morte di Deborah Hassey sia stato romanzato per esigenze di copione, quindi sono stata colpita da una delle cose "false" raccontate nella pellicola). Molto interessanti, inoltre, i sempre graditi compendi informativi pre-titoli di coda, che "svelano" le condanne francamente discutibili (mi pare che Steve Flemmi si sia beccato l'ergastolo mentre John Martorano, che nel film viene dipinto praticamente come un serial killer, abbia fatto solo 14 anni...) dei coinvolti, e le vere immagini di repertorio che accompagnano i credits. In definitiva, se amate il genere biografico-mafioso, Black Mass è un film perfetto per passare una serata senza cedere alla noia neppure per un istante ma non aspettatevi un capolavoro.


Di Johnny Depp (James "Whitey" Bulger), Joel Edgerton (John Connolly), Benedict Cumberbatch (Billy Bulger), Kevin Bacon (Charles McGuire), Peter Sarsgaard (Brian Halloran), Rory Cochrane (Steve Flemmi), Corey Stoll (Fred Wyshak), Julianne Nicholson (Marianne Connolly) e Juno Temple (Deborah Hassey) ho già parlato ai rispettivi link.

Scott Cooper è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Crazy Heart e Out of the Furnace - Il fuoco della vendetta. Anche attore, sceneggiatore e produttore, ha 45 anni.


Dakota Johnson interpreta Lindsey Cyr. Americana, ha partecipato a film come Pazzi in Alabama, The Social Network e, soprattuttamente, Cinquanta sfumature di grigio. Ha 26 anni e film in uscita tra cui, ossignoreuccidimi, il remake di Suspiria e ovviamente i seguiti di Cinquanta sfumature di grigio, dove la squinzia dovrebbe riprendere il ruolo di Anastasia Steele.


W. Earl Brown interpreta John Martorano. Americano, ha partecipato a film come Fuoco assassino, Nightmare - Nuovo incubo, Vampiro a Brooklyn, Scream - Chi urla muore, Tutti pazzi per Mary, Essere John Malkovich, Lost Souls - La profezia, Vanilla Sky, The Master, The Lone Ranger e a serie come La signora in giallo, Il mio amico Alf, Più forte ragazzi, Angel, Streghe, X-Files, Six Feet Under, Cold Case, CSI: Miami, Numb3rs, CSI - Scena del crimine, American Horror Story, Bates Motel, Grey's Anatomy e True Detective. Anche sceneggiatore e produttore, ha 52 anni e un film in uscita, inoltre dovrebbe interpretare lo sceriffo Hugo Root nel pilot di Preacher.


Inizialmente, avrebbe dovuto essere Guy Pearce ad impersonare James Bulger ma l'attore ha abbandonato il progetto e gli è subentrato Johnny Depp che, tra l'altro, per un po' a sua volta ha rinunciato al ruolo per questioni salariali. La povera Sienna Miller invece, che ha girato parecchie scene nei panni di Catherine Greig, storica fidanzata di Bulger, è rimasta vittima del montaggio che ha tagliato interamente la sua parte (altrimenti il film sarebbe durato più o meno tre ore). Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate Quei bravi ragazzi, Casino, Donnie Brasco. ENJOY!

venerdì 6 giugno 2014

Oculus - Il riflesso del male (2013)

Con il post dedicato a Oculus - Il riflesso del male (Oculus), diretto nel 2013 dal regista Mike Flanagan, dovrei essermi rimessa in pari con tutti gli horror persi durante il periodo vacanziero e, se posso dire, come conclusione di questa forsennata maratona mi è sembrata decisamente valida!


Trama: l'infanzia dei fratelli Tim e Kaylie è stata funestata da alcuni misteriosi eventi che hanno visto loro padre impazzire ed assassinare la madre, prima di venire ucciso proprio da Tim, rinchiuso poi in manicomio. Il ragazzo, finalmente, viene dimesso ma la sorella Kaylie lo attende all'uscita per costringerlo a rivivere quei terribili eventi...


Di Oculus avevo letto benissimo in varie recensioni e devo dire che come horror non è dispiaciuto neppure a me ed è anche riuscito, a tratti, a mettermi una discreta strizza. Pur non essendo troppo innovativo (lo specchio come veicolo di demoni, il pater familias che impazzisce come un novello Jack Torrance, i sopravvissuti che tornano a "stuzzicare" l'entità quando potevano farsi i fatti loro e campare altri 100 anni...), Oculus riesce a giostrarsi bene tra i vari cliché su cui si basa la sua struttura ed intrattiene molto, soprattutto all'inizio: ho trovato particolarmente divertente, infatti, il piglio "scientifico" con cui la protagonista decide di dimostrare la natura sovrannaturale e maligna dello specchio, arrivando a creare un sistema di difesa virtualmente impenetrabile e, soprattutto, mai visto in nessun altro film di genere (se non contiamo Oculus: Chapter 3 - The Man with the Plan, corto da cui è stata tratta la pellicola). Gli eventi narrati alternano il presente, il passato e le visioni dei due fratelli senza soluzione di continuità né particolari cambiamenti di stile che faciliterebbero la comprensione dello spettatore e questo è un altro punto a favore di una pellicola che gioca molto sui diversi punti di vista, le prospettive (splendide le inquadrature riprese dal punto di vista dello specchio) e le atmosfere, sfruttando con intelligenza le nuove tecnologie senza tuttavia abusarne, rimanendo più nell'ambito di quel genere di ghost story classiche che centellinano i momenti spaventevoli da "salto sulla sedia".


Non che l'horror tout court sia stato bandito da Oculus, anzi. La pellicola di Mike Flanaghan è una delle più bastarde tra quelle viste in tempi recenti perché lascia che il sangue venga sparso goccia dopo goccia attraverso una serie di piccole torture che colpiscono i punti più sensibili del corpo umano (altro non aggiungo perché mi sta venendo la pelle d'oca a scriverne!!), mentre l'abbondanza di ombre, suggestioni e colpi di scena interrotti sul più bello riescono ad alimentare l'ansia molto più di quanto sia in grado di fare il solito paio di mostri ricreati in CG che sembrerebbero ormai quasi inevitabili in questo genere di film. Per quel che riguarda gli attori, non ci si può lamentare. Annalise Basso, Karen Gillian e Katee Sackhoff, rispettivamente figlia da piccola, figlia da grande e madre, offrono tre validissime interpretazioni e soprattutto la terza subisce, nel corso del film, una metamorfosi psicologica che la rende quasi irriconoscibile; personalmente, ho molto apprezzato anche Rory Cochrane che forse, sentendosi sul collo il fiato del Jack Torrance di Jack Nicholson, si è rifugiato in un'interpretazione misurata e perfettamente in linea con la "follia della porta accanto" richiesta dal personaggio. Un po' sottotono, ahimé, il secondo protagonista Brenton Thwaites (il che mi fa temere per The Giver e il personaggio di Jonas, soprattutto dopo il disastroso Filippo di Maleficent, di cui parlerò a giorni), con la faccia inespressiva ma sopraccigliata di chi non sta capendo una benemerita mazza. Insomma, se cercate un horror innovativo forse Oculus non è il film che fa per voi ma, indubbiamente, se cercate una bella ghost story che, per una volta, non stordisce lo spettatore con spiegoni, retroscena o riprese da mockumentary ma, anzi, procede crudele, classica ed implacabile, avete trovato pane per i vostri denti!


Di Rory Cochrane, che interpreta Alan, ho già parlato qui.

Mike Flanagan è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Ghosts of Hamilton Street, Absentia e, ovviamente, il corto da cui è stato tratto Oculus, ovvero Oculus: Chapter 3 - The Man with the Plan. Anche produttore, attore e tecnico degli effetti speciali, ha 36 anni e un film in uscita.


Brenton Thwaites interpreta Tim. Australiano, ha partecipato a film come Laguna blu: il risveglio, Maleficent e alla soap Home and Away. Ha 25 anni e quattro film in uscita, tra cui l'imminente The Giver, dove interpreterà Jonas.


Katee Sackhoff (vero nome Kathryn Ann Sackhoff) interpreta Marie. Americana, famosa per la serie Battlestar Galactica, ha partecipato a film come Halloween - La resurrezione e ad altre serie come E.R. Medici in prima linea, Cold Case, Nip/Tuck (lo strano caso di miscasting per cui Teddy, moglie di Sean, è stata prima interpretata da lei poi sostituita da Rose McGowan, ugualiugualiuguali, eh!), 24, The Big Bang Theory e CSI; come doppiatrice, ha lavorato in alcuni episodi di Futurama, The Cleveland Show e Robot Chicken. Anche produttrice, ha 34 anni e due film in uscita.


Karen Gillan, che interpreta Kaylie, ha partecipato alla serie Doctor Who e la ritroveremo nell'imminente I guardiani della galassia nei panni di Nebula. Per concludere, se Oculus - Il riflesso del male vi fosse piaciuto recuperate il corto che lo ha originato, Oculus: Chapter 3 - The Man with the Plan e altre pellicole come Shining, Amityville Horror, Riflessi di paura e Mirror Mirror. ENJOY!

mercoledì 14 novembre 2012

Argo (2012)

Domenica sera sono andata a vedere l'ultimo film diretto da Ben Affleck, quell'Argo che mi aveva attirata fin dai primi trailer. Per una volta, la speranza di vedere qualcosa di bello non è stata frustrata, anzi. (La frustrazione viene semmai dal non sapere se la connessione, NUOVAMENTE SALTATA, MALEDETTI IDIOTI DELLA TELECOM, verrà ripristinata prima che il film diventi ormai roba della passata stagione..)


Trama: nel 1979 l'ambasciata Americana in Iran viene assaltata dai seguaci dell'Ayatollah. Tutti coloro che si trovano sul posto vengono presi in ostaggio tranne sei dipendenti, che riescono a scappare e a trovare rifugio presso l'ambasciatore Canadese. Per liberarli, interviene l'agente CIA Tony Mendes, che con un piano a dir poco azzardato cerca di farli uscire dal paese facendoli passare per membri di una troupe intenzionata a girare Argo, un film di fantascienza.


E bravo Ben Affleck che, dopo il validissimo ma un po' ingenuo The Town, ha azzeccato un altro film e stavolta, almeno per quel che ho potuto percepire io, non ha sbagliato praticamente nulla! Se infatti il suo primo film da regista risentiva di una sceneggiatura a tratti un po' troppo da fotoromanzo, Argo è tratto invece da una storia vera che ha dell'incredibile, un segreto di stato portato allo scoperto solo in tempi recenti, una validissima commistione tra spy story, commedia, film drammatico e documentario in grado di tenere con il fiato sospeso anche lo spettatore che sa qual è stato il destino dei sei ostaggi. Affleck si ritaglia un ruolo importante ma non preponderante, riservandosi la parte del protagonista ma senza eclissare gli altri importantissimi personaggi e, soprattutto, le sconvolgenti e realistiche immagini della rivoluzione Iraniana, ispirate a foto d'epoca che vengono saggiamente riproposte durante i titoli di coda a mostrare quanto il film sia fedele agli eventi e alle situazioni realmente accorse. Neanche fosse un regista consumato, il buon Ben mantiene uno stile classico e fluido per tutta la pellicola, senza ricorrere a chissà quali virtuosismi o inquadrature azzardate, e nonostante questo riesce tuttavia a cambiare di continuo il ritmo del film, passando da momenti di tensione "sussurrata", ad atmosfere da commedia "slapstick" rese ancora più divertenti dalla presenza di due mostri sacri come John Goodman e Alan Arkin, per finire con sequenze talmente concitate e al cardiopalma da fare invidia alla maggior parte degli action americani.


Argo ha il pregio di intrattenere ed interessare, presentando gli eventi narrati allo spettatore che magari non li ricorda o non li conosce senza ricorrere a spiegoni o pompose parentesi dedicate ad intrighi socio-politici, ma introducendoli attraverso la voce narrante di una donna iraniana accompagnata da immagini molto esplicite ed immediate. Più che focalizzarsi sull'aspetto dell'intelligence, il regista si concentra ovviamente su quello che conosce maggiormente, ed ecco che il film diventa anche un'ironica critica al sistema hollywoodiano, fatto di wannabes, di produttori senza fiuto, di attricette di belle speranze, di giornalisti che per vendere una storia accetterebbero anche di parlare di un film di fantascienza trashissimo ed inverosimile, ispirato ai grandi successi dell'epoca, come Star Wars e Il pianeta delle scimmie. E per una volta la critica è comunque funzionale a presentare e far meglio comprendere una crisi tra le più terribili mai affrontate da degli esseri umani, incarcerati, terrorizzati e tenuti lontani da casa per un anno e mezzo, senza sapere se il giorno dopo sarebbero stati vivi o morti, una crisi globale nata dalla sete di potere e dagli interessi economici delle nazioni, una crisi in grado di generare tensioni, odio e cieco razzismo. Argo non è quindi il solito film americano patriottico o ignorante ma, ad una prima visione, parrebbe frutto di scelte ponderate e una documentazione approfondita.


Per finire, due parole sugli attori. Di John Goodman e Alan Arkin ho già parlato, inutile sottolineare come i due riconfermino ancora una volta la loro bravura; Ben Affleck offre una performance misurata e credibile, così come Bryan Cranston nei panni del suo superiore e il sempre valido Victor Garber in quelli, ahimé un po' poco sfruttati, dell'ambasciatore canadese. Personalmente, però, sono rimasta molto impressionata dalla bravura del gruppetto di sei attori che interpretano gli ostaggi, tra i quali spicca Clea DuVall, sia per l'incredibile sensibilità che hanno dimostrato nel rendere credibili e umani questi personaggi, sia per l'effettiva somiglianza di più di metà di loro con le persone realmente esistite, guardare i titoli di coda per credere! Insomma, per concludere, sebbene un tizio alle mie spalle abbia esclamato "Embé, è un film come un altro..." a fine visione, vi consiglio comunque di andare a vedere Argo perché è una delle poche pellicole recenti che non fanno rimpiangere di avere speso i soldi del biglietto, anzi. E aggiungo "forza Ben!, continua così!"


Di Ben Affleck (Tony Mendez, ma la prima scelta del regista era stata di farlo interpretare a Brad Pitt), Bryan Cranston (Jack O' Donnel), John Goodman (John Chambers), Victor Garber (Ken Taylor), Rory Cochrane (Lee Schatz), Kyle Chandler (Hamilton Jordan), Chris Messina (Malinov) e Bob Gunton (Cyrus Vance), potete trovarli ai rispettivi link.


Alan Arkin interpreta Lester Siegel. Americano, lo ricordo per film come Edward mani di forbice, Americani, Gattaca - La porta dell'universo, I perfetti innamorati, Little Miss Sunshine (per cui ha vinto l'Oscar come miglior attore non protagonista) e I Muppet, inoltre ha partecipato ad un episodio della serie Will & Grace. Anche regista, sceneggiatore e produtore, ha 78 anni e cinque film in uscita.


Clea DuVall (vero nome Clea Helen D'etienne DuVall) interpreta Cora Lijek. Americana, la ricordo per film come Giovani pazzi e svitati, The Faculty, The Astronaut's Wife, Identità, The Grudge e Zodiac, inoltre ha partecipato alle serie E.R. Medici in prima linea, Buffy the Vampire Slayer, CSI, Heroes, Grey's Anatomy, Numb3rs, Bones, Lie to Me, CSI: Miami e American Horror Story. Anche produttrice, ha 35 anni e un film in uscita.


In mezzo allo sterminato cast compaiono anche il mio aMMoro Tom Lenk nei panni di un reporter e un non accreditato Philip Baker Hall. E adesso un paio di curiosità che vanno a gettare nuova luce su un paio di domande che mi sono fatta durante il film: lo script di Argo, ovviamente mai realizzato, esiste davvero ed è stato tratto da un romanzo dal titolo Lord of Light di un certo Roger Zelazny che purtroppo non conosco, mentre gli storyboard che si vedono nel film, nella realtà erano stati disegnati nientemeno che da Jack Kirby, il co-creatore di gran parte dei personaggi storici dell'universo Marvel. Infine, il motivo per cui si vede una scritta "Hollywood" così disastrata, è perché all'epoca era davvero caduta in rovina a causa dell'incuria e sarebbe stata restaurata qualche tempo dopo grazie a "donatori" del calibro di Hugh Hefner ed Alice Cooper. Sinceramente, non saprei che film consigliarvi di guardare dopo aver visto Argo, quindi... ENJOY!





giovedì 25 gennaio 2007

A Scanner Darkly - Richard Linklater (2006)

Ieri sera mi è capitato di vedere questo particolarissimo film di Richard Linklater....


Particolarissimo ovviamente per chi, come me, non aveva mai visto l'altro film del suddetto regista, Waking Life.

La trama è apparentemente lineare: Fred Arctor, agente della narcotici sette anni nel futuro (un bravissimo Keanu Reeves), infiltrato all'interno di un gruppo di consumatori della cosiddetta droga "M" , si ritrova costretto ad indagare su... sè stesso. Egli infatti è talmente allucinato ed assuefatto alla droga da non capire più chi sia in realtà, anche a causa di una tuta "deinvidualizzante" che protegge la sua identità.

Premesso che non ho nemmeno mai letto il libro di Philip K. Dick da cui il film è tratto, devo dire che sono stata colpita da due cose:

Primo, la tecnica utilizzata per girare il film, detta del rotoscopio computerizzato. Per chi non avesse mai visto un simile film,  in pratica esso viene girato dal vivo, con tecnica normale, poi in seguito, grazie ad un programma al computer, le immagini reali vengono trasformate in un cartone animato, creando uno strano effetto di irrealtà al contempo plausibile.. Questa tecnica è molto valida all'interno di un film che mostra il progressivo deterioramento mentale del protagonista, che non riesce più a distinguere dove finisca l'alluicinazione e dove cominci la realtà. Inoltre, una caratteristica della tuta "deindividualizzante" indossata da Arctor, è quella di cambiare connotati fisici ogni secondo, per impedire che le persone possano riconoscere l'agente infiltrato.. "Terribile" come dice appunto Reeves durante il film, tuttavia impossibile da rendere un continuo cambiamento di corpo e viso senza una tecnica simile...


Un altra caratteristica particolare del film è che non è la solita opera di fantascienza: non avendo mai letto il libro non posso fare paragoni, ma guardando il film, in più di un' occasione si ride per il cinismo e l'umorismo che sono presenti a piene dosi soprattutto durante le scene con i compagni tossici di Reeves, ovvero il divino Robert Downey Junior, Woody Harrelson e Rory Cochrane, al quale viene riservata la disgustosa scena di apertura in cui viene ricoperto da afidi che vede solo lui, esilarante e al contempo inquietante specchio dell'effetto della droga.

Insomma a tratti quest'opera potrebbe risultare tarantiniana per i dialoghi acuti e divertenti, soprattutto quelli messi in bocca all'assurdo tossico interpretato da Downey Junior (ma perchè non lo uitilizzano più spesso?), e a tratti filosofici (quelli di Keanu Reeves, che a volte pare ripiombare in atmosfera Buddhista Bertolucciana..), che rendono il film ancor più gradevole...


Senza contare che la trama alla fine è comprensibile, anche se tortuosa, e ciò non sempre accade in un film di fantascienza imperniato sull'uso di droghe...

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